{"id":1436,"date":"2010-04-05T15:31:36","date_gmt":"2010-04-05T14:31:36","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=1436"},"modified":"2010-04-05T15:31:36","modified_gmt":"2010-04-05T14:31:36","slug":"morti-e-contenti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=1436","title":{"rendered":"Morti e contenti"},"content":{"rendered":"<p>dI <strong>Gianluca Freda<\/strong><\/p>\n<p>fonte<i> <\/i><a href=\"http:\/\/www.blogghete.blog.dada.net\">blogghete<\/a><\/p>\n<p>Io adoro il Partito Democratico. Mi fa sentire sicuro. In un mondo in cui tutto si trasforma alla velocit&agrave; della luce, in cui i parametri di riferimento di ieri mattina risultano obsoleti a mezzogiorno di oggi, &egrave; bello sapere che esistono cose che rimangono stabili nel tempo. Ad esempio le mazzate sonore che il PD busca ad ogni tornata elettorale. Ci sono momenti nella vita in cui si sente il bisogno di puntare il sestante verso una stella fissa mentre si &egrave; trascinati dai marosi dell&rsquo;esistenza. E i dirigenti del PD, questo meraviglioso enigma del creato, sono sempre l&igrave;, con le loro ossa rotte, i loro occhi pesti, le loro fratture multiple scomposte dopo ogni consultazione nazionale, provinciale o regionale per rassicurarti, per garantirti che nel mondo tutto cambia, tranne ci&ograve; che dovrebbe cambiare.<\/p>\n<p>\tAnche quando l&rsquo;impresa sembra impossibile, non ti deludono mai. Prendete le elezioni regionali della scorsa settimana. Avevo detto tristemente a me stesso: stavolta devo rassegnarmi. La loro rimonta &egrave; inevitabile. Neanche un merluzzo salato e bollito riuscirebbe a perdere le elezioni contro un centrodestra cos&igrave; disunito, sgangherato, sfilacciato, screditato, preagonico. Mettiamoci l&rsquo;animo in pace e arrendiamoci al fatto che anche il peggio pu&ograve; modificarsi in peggio. <\/p>\n<p>\tInvece, anche stavolta sono riusciti a compiere la loro magia. Hanno tirato fuori candidati anonimi e insulsi, pescati a caso nel loro ampio database di prodotti vegetali, per assicurarsi che anche gli elettori pi&ugrave; citrulli provassero disagio nell&rsquo;avvicinarsi alle urne. Nel Lazio, dove per ottenere una batosta contro un centrodestra incapace perfino di presentare le liste elettorali occorreva un deterrente pi&ugrave; forte della mera insussistenza politica, hanno intelligentemente schierato Emma Bonino, l&rsquo;orrenda virago pannelliana, filosionista, antipalestinese ed ansiosa di annettere ad Israele anche l&rsquo;Unione Europea insieme alle alture del Golan. Roba che neanche Barbabl&ugrave; e Darth Vader, facendosi coraggio a vicenda, sarebbero riusciti ad avvicinarsi al seggio. In Piemonte, dove Mercedes Bresso aveva gi&agrave; svolto cinque anni di ottimo lavoro per rendere evidente al mondo il disprezzo degli intrallazzieri del PD per i cittadini, facendo malmenare a pi&ugrave; riprese i manifestanti che si opponevano al mostruoso progetto della TAV, non c&rsquo;&egrave; stato bisogno di cambiare cavallo. E&rsquo; bastato suggerire all&rsquo;attempata manganellatrice di <a href=\"http:\/\/www.youtube.com\/user\/TAVPORTASFIGA\">sbeffeggiare ed insultare<\/a> un gruppo di suoi ex elettori venuti a chiederle ragione del tradimento ed il miracolo &egrave; stato compiuto. Con grande modestia, i dirigenti del PD hanno poi attribuito a Beppe Grillo il merito della trombatura, rafforzando ulteriormente quella sensazione di immutabilit&agrave; e sicurezza che il PD dona generosamente a chi lo ama. Se infatti &egrave; sufficiente un Beppe Grillo a levarci di torno uno dei pi&ugrave; coriacei e blindati candidati del PD alla presidenza regionale, allora anche la speranza in un mondo senza Errani non &egrave; del tutto perduta.<\/p>\n<p>\tE la cosa pi&ugrave; bella &egrave; che i vulcanici intellettuali del PD sono incessantemente al lavoro: non hanno ancora finito di mandar gi&ugrave; con lo sciacquone i trombati alle regionali che gi&agrave; lavorano con alacrit&agrave; alla catastrofe successiva. L&rsquo;altro giorno ho sentito Lucia Annunziata annunziare ad Annozero che le cause della randellata presa dal PD sono da ricercarsi nello spavento che le posizioni del partito hanno suscitato negli elettori moderati. Non si pu&ograve; darle torto. Ricordo benissimo che, nel corso della campagna elettorale, Bersani &egrave; comparso una volta in TV ricoperto, come sempre, di colla di pesce, gel fissante e gesso a presa rapida per apparire il pi&ugrave; imbalsamato possibile; ma ha mosso inavvertitamente un sopracciglio, suscitando con tale inconsulta alterazione della fisiognomica il panico e lo sconcerto pi&ugrave; assoluto negli elettori moderati, i quali si sono precipitati a votare per la Lega. In vista delle comunali del 2012, Bersani verr&agrave; esposto in video solo dopo essere stato&nbsp; sottoposto ad un meticoloso intervento di mummificazione, eseguita con tecniche egizie: gli verr&agrave; estratto il cervello dalle narici con un ferro ad uncino appositamente forgiato per agganciare piccoli oggetti, verr&agrave; deposto per tre settimane in una vasca di natron, ricoperto di resine profumate ed infine issato dai facchini dinanzi alle telecamere di Annozero. Ci&ograve; dovrebbe rassicurare l&rsquo;elettorato moderato, fatta salva l&rsquo;eventualit&agrave; di contrazioni nervose che spingano la salma ad allargare improvvisamente le braccia. <\/p>\n<p>\tDeliziosamente rassicurante &egrave; anche il tradizionale rito dell&rsquo;autocritica, con cui i giullari del PD, dopo ogni passata di bianco, interpellano aruspici, vati, sibille e pitonesse riguardo i motivi della sconfitta, traendone conclusioni cos&igrave; imbecilli da scoraggiare qualunque bookmaker che intenda risollevare le loro quotazioni per l&rsquo;appuntamento elettorale successivo. Ad esempio, dalla consueta analisi del volo delle rondini e del fegato di pecora seguita alla batosta regionale, alcuni maggiorenti del partito hanno desunto, come fanno dopo ogni mazziata, la necessit&agrave; di &ldquo;aprirsi al confronto&rdquo; con il centrodestra, di &ldquo;mettersi in gioco&rdquo;, di &ldquo;avviare una riflessione politica seria&rdquo;, di &ldquo;abbassare i toni&rdquo;. Una minoranza eretica dei loro elettori si &egrave; chiesta allibita in quale gioco costoro non si siano ancora infilati con tutti e due i piedi, quale tono possa essere pi&ugrave; basso del silenzio cimiteriale e soprattutto quale nuova zona della loro gi&agrave; devastata anatomia dovranno ancora aprire al &ldquo;confronto&rdquo; con le verghe della maggioranza. Ci&ograve; non &egrave; chiaro. Ma D&rsquo;Alema si &egrave; premurato di fornire alcune illuminanti indicazioni, del tipo: &ldquo;Dobbiamo riflettere sul presidenzialismo, perch&eacute; un partito come il nostro non pu&ograve; non avere una proposta per la riforma dello Stato&rdquo;. Che tradotto significa: queste elezioni siamo riusciti a perderle, ma difficilmente riusciremo a far vomitare gli elettori pi&ugrave; di cos&igrave;. Se vogliamo perdere anche le prossime, dobbiamo assolutamente diventare meri pappagalli del centrodestra e limitarci a ripetere le frasi che essi pronunciano, da &ldquo;proposta per la riforma&rdquo; a &ldquo;Loreto mangia biscotto&rdquo;. Gli ha fatto eco Walter Veltroni, dichiarando: &ldquo;Non si possono dire solo dei no al presidenzialismo&rdquo;. Veltroni &egrave; un esemplare raro, attualmente sottoposto allo studio di un&rsquo;equipe di biologi e naturalisti, con l&rsquo;intento di dimostrare che perfino i pappagalli possiedono i loro pappagalli. <\/p>\n<p>\tEsistono in natura alcune rocce basaltiche, come ad esempio la tholeiite e la basanite, in grado di elaborare con una certa compiutezza il concetto in base al quale se si desidera essere dei basalti occorre differenziarsi in qualche maniera da altri reperti minerali, ad esempio dalle andesiti. Alcuni ortaggi comuni, come la bietola rossa e la patata quarantina, possiedono consapevolezza sufficiente per comprendere che se si desidera essere coltivati e graditi dai commensali, occorre essere gustosi e che non basta accusare la zucca di Castellazzo di essere molto pi&ugrave; insipida. I platelminti, animali vermiformi appartenenti alla classe dei Turbellari, hanno coscienza del fatto che aprirsi al confronto con gli antiparassitari non &egrave; il sistema migliore per garantire la sopravvivenza della propria specie e rassicurare i membri della propria colonia. <\/p>\n<p>\tOra, io detesto gli insulti gratuiti e non mi permetterei mai di sostenere che l&rsquo;intelligenza di D&rsquo;Alema o quella di Veltroni sia inferiore a quella di un platelminta. Penso anzi che le loro intelligenze e quella di un animale vermiforme siano perfettamente compatibili (almeno a livello di elaborazione logica, ch&eacute; sul piano della strategia e dell&rsquo;organizzazione politica, i platelminti bisogna lasciarli stare). Ma allora chiediamoci: &egrave; davvero possibile che i dirigenti del PD non si rendano conto di ci&ograve; che un qualunque esponente del regno minerale, vegetale o animale in 16 anni di vita politica italiana sarebbe stato in grado di capire? E cio&egrave; che continuare a fondare schizofrenicamente la propria strategia sulla demonizzazione del nemico in campagna elettorale e poi, cinque minuti dopo la chiusura delle urne, sull&rsquo;avallo servile alle sue richieste &egrave; il modo pi&ugrave; sicuro per perdere credibilit&agrave; ed elezioni? Che non possedere un proprio progetto di governo, limitandosi a boicottare o sostenere quello dell&rsquo;avversario a seconda della convenienza, li rende indistinguibili da lui sul piano politico e molto pi&ugrave; vili, agli occhi dell&rsquo;elettorato, sul piano morale? Risposta: no, non &egrave; possibile che non sappiano questo. L&rsquo;unica spiegazione possibile del loro autolesionismo ormai quasi ventennale &egrave; che in realt&agrave; di guadagnare voti e vincere le elezioni non gliene freghi assolutamente niente e che essi vedano anzi questa eventualit&agrave; come una iattura. Se si adotta questo punto di vista si iniziano a capire molte cose della situazione politica dal 1993 ad oggi. <\/p>\n<p>\tL&rsquo;obiettivo che il PD e partitucoli di varia estrazione al seguito perseguono con pervicacia non &egrave; quello di governare il paese. Non hanno la pi&ugrave; pallida idea di come si faccia, non gli interessano i problemi del paese, non hanno la minima intenzione di rimediare al declino dell&rsquo;Italia e se anche lo volessero non distinguerebbero l&rsquo;Italia dalla tapezzeria del proprio salone delle feste. Ci&ograve; che gli interessa &egrave; amministrare il potere, lucrare sugli appalti pubblici, favorire i potentati finanziari e industriali nazionali e internazionali che garantiscono le loro rendite, assicurare a se stessi e ai propri referenti clientelari il completo dominio su ogni aspetto della vita italiana. Tutto questo si pu&ograve; fare comodamente standosene alla cosiddetta opposizione, senza il fastidio di troppi riflettori, con accordi politici che garantiscano la spartizione dei poteri locali con la maggioranza, la quale tiene per se stessa ricca parte del bottino, prendendosi per&ograve; anche le inutili maledizioni e gli impotenti improperi dei cittadini che sentono ogni giorno mancar loro il terreno sotto i piedi. Un accordo tra bande in piena regola, che garantisce ad entrambe le cosche la permanenza al potere, attraverso un sistema di sostegni reciproci occasionalmente mascherato da diafane conflittualit&agrave;, recitate nelle vigilie elettorali con poco interesse e sempre minore professionalit&agrave;.<\/p>\n<p>\tSi potr&agrave; obiettare che questo potrebbe essere per il PD un gioco rischioso. Le due cosche infatti, seppur alleate, non sono certo amiche e l&rsquo;eccessivo indebolimento dell&rsquo;una potrebbe portare ad una sua prematura eliminazione dai traffici del racket da parte della cosca vincente. In realt&agrave; questo rischio non esiste ed &egrave; essenziale che gli elettori capiscano il perch&eacute;.&nbsp; <\/p>\n<p>\tLe due cosche sono in realt&agrave; piccole ramificazioni locali di una cosca molto pi&ugrave; grande, che &egrave; quella del potere finanziario e industriale internazionale. Le loro sorti non dipendono che infinitesimalmente dal voto dei cittadini. Dipendono soprattutto dall&rsquo;ottemperanza alle direttive fornite loro dalle banche e dagli organismi finanziari e industriali internazionali. Se un settore pubblico (ad es. l&rsquo;acqua o la raccolta dei rifiuti) &egrave; lucrativo, esso va ridotto in frammenti e svenduto a chi fornisce alle cosche il supporto necessario per restare in sella. Se un altro settore (ad es. l&rsquo;istruzione), non &egrave; lucrativo, ma pu&ograve; essere utile a perseguire certe finalit&agrave; complementari (ad es. la formazione dei salariati e dei quadri dirigenti che dovranno servire a tenere in piedi l&rsquo;apparato confindustrial-finanziario) lo si riduce all&rsquo;osso e lo si destina agli scopi strettamente rispondenti alle necessit&agrave; dei dominanti. In cambio di questi servigi, le cosche locali ricevono ci&ograve; di cui hanno bisogno per preservare il proprio potere e continuare a prestare la propria opera: organi d&rsquo;informazione addomesticati che consentano loro di monopolizzare l&rsquo;attenzione, togliendo ogni spazio ai problemi reali e alla nascita di eventuali altre formazioni; sostegno e riconoscimento da parte dei dominanti e delle cosche locali di altre nazioni; possibilit&agrave; di carriera nell&rsquo;organigramma predisposto all&rsquo;uopo dagli ideatori del sistema; last but not least, sostegno militare da utilizzarsi nella remota eventualit&agrave; che masse ragguardevoli di cittadini dovessero prendere coscienza del meccanismo e provare a contrastarlo. <\/p>\n<p>\tTutto questo sistema, per poter funzionare con tranquillit&agrave;, ha bisogno della passivit&agrave; dei cittadini, che pu&ograve; essere di due tipi: imposta (ad esempio tramite un governo assolutista creato all&rsquo;uopo) o indotta (che &egrave; il sistema pi&ugrave; efficace e pi&ugrave; utilizzato). La passivit&agrave; indotta richiede che i cittadini non si sentano schiavi, ma abbiano l&rsquo;illusione di poter scegliere tra diverse proposte di governo. Occorre che si sentano attivi, che continuino a discutere e scontrarsi tra loro per la supremazia di formazioni politiche che differiscono tra loro solo per sfumature, oppure per i solenni princ&igrave;pi esposti nei rispettivi statuti, bench&eacute; puntualmente contraddetti alla prova dei fatti. E&rsquo; lo stesso principio elaborato negli anni &rsquo;20 dal Tavistock Center per la manipolazione delle masse attraverso i media: le vittime del lavaggio del cervello di massa non devono rendersi conto di trovarsi in un ambiente controllato; occorre dunque predisporre un ampio numero di scelte, i cui messaggi dovranno essere leggermente diversi, cos&igrave; da mascherare la sensazione di un controllo dall&rsquo;esterno. Applicato alla politica, questo stratagemma viene comunemente definito democrazia.&nbsp;&nbsp;&nbsp; <\/p>\n<p>\tE&rsquo; per questo che il PD non teme la propria estinzione, non si preoccupa minimamente di venire incontro alle aspettative dei suoi elettori (che non eleggono e non controllano niente, anche se non lo sanno). I suoi referenti gli hanno assegnato &ndash; nell&rsquo;ormai lontana stagione di &ldquo;mani pulite&rdquo; &#8211; il compito fondamentale di tenere ben oliato il sistema bipolare, che garantisce l&rsquo;apparenza di pluralismo e i lucrosi affari di chi realmente decide, dall&rsquo;esterno, l&rsquo;assetto economico e politico da impartire al paese. Il PD &egrave; una delle due pile che fanno funzionare questo orrendo giocattolo e non pu&ograve; essere eliminata senza essere sostituita da una batteria nuova. Deve solo occuparsi di equilibrare il sistema, evitando l&rsquo;eccessivo rafforzamento altrui, ma anche il proprio; il che si ottiene efficacemente indicando nell&rsquo;avversario il male assoluto (fase d&rsquo;offesa) e poi, subito dopo, sconcertando i propri sostenitori con l&rsquo;appoggio alle politiche degli stessi individui additati alla pubblica esecrazione pochi istanti prima (fase di difesa). I suoi avversari seguono ovviamente lo stesso copione, ma con alcune differenze su cui non star&ograve; a dilungarmi: essenzialmente consistono nel fatto di essere la parte &ldquo;controllata&rdquo; del sistema, non quella che controlla; e nel contare tra le proprie fila un personaggio (Berlusconi) che persegue i propri esclusivi interessi personali, spesso anche a scapito dei dominanti, il che crea la necessit&agrave; di approntare un sistema dissuasivo (attuato di solito attraverso la magistratura e gli attacchi mediatici) per tenerlo sotto controllo. <\/p>\n<p>\tGli unici crucci del PD, in questa granitica struttura che sembra garantire la sua sopravvivenza ad aeternum, attengono alla possibilit&agrave; di un&rsquo;alterazione irreversibile del meccanismo, che potrebbe essere prodotta da vari fattori. Ad esempio la nascita di una nuova e pi&ugrave; affidabile forza politica che si ponga a guardia del sistema, sostituendo i vecchi controllori. Tale eventualit&agrave; &egrave; assai remota e potrebbe verificarsi solo se il nuovo soggetto di controllo fosse ideato e finanziato dagli stessi progettisti del sistema. Altra iattura sarebbe la trasfigurazione dei rapporti di forza internazionali, ad esempio provocata dalla genesi (gi&agrave; in corso) di un contesto globale multipolare che sostituisca il vecchio assetto monocentrico dominato dalla finanza e dall&rsquo;economicismo statunitense. Tale prospettiva &egrave; realistica, perfino relativamente prossima, e richiederebbe che il PD, per poter sopravvivere, acquisisse la capacit&agrave; di adeguare i propri compiti e le proprie strutture al nuovo corso di potere, cosa che al momento non sembra minimamente in grado di realizzare. Proprio per questo non se ne preoccupa granch&eacute;. Si sa che a tutto c&rsquo;&egrave; rimedio tranne alla morte, alla quale, finch&eacute; si vive, &egrave; preferibile non pensare. Infine, l&rsquo;evento pi&ugrave; paventato ed esorcizzato, poich&eacute; prevedibile entro tempi umani e non storici, &egrave; la fine politica o biologica di Silvio Berlusconi, vero baricentro che garantisce stabilit&agrave; a tutto il leviatanico marchingegno di gestione della pubblica passivit&agrave;. E&rsquo; noto che pi&ugrave; basso &egrave; il baricentro, maggiore risulta la stabilit&agrave; di un corpo. E un baricentro pi&ugrave; basso del Silvio nazionale (in senso morale, pi&ugrave; che fisico) sar&agrave; difficilmente reperibile in tempi brevi. La sua sfacciata strafottenza verso qualunque cosa non gli garantisca un immediato profitto personale, la sua rozzezza umana, la sua palpabile impreparazione politica, il fastidio che la sua prepotenza suscita in chiunque sia stato educato ai valori solidaristici, lo hanno reso una nemesi perfetta, il male che ogni catechista insegna ai suoi discepoli a contrapporre al bene, l&rsquo;ideale secondo polo dell&rsquo;apparato di rimbecillimento e passivazione delle masse predisposto con cura dagli ingegneri della democrazia. La sua dipartita rappresenterebbe per il PD una catastrofe difficilmente rimediabile: non perch&eacute; sia complicato reperire personaggi di levatura cos&igrave; infima (nel PD e nei partiti ad esso affiliati ce ne sono in quantit&agrave; industriali), ma perch&eacute; non &egrave; facile che la bassezza morale in un individuo risulti cos&igrave; spontanea, naturale, immediatamente percepibile tanto dai sostenitori quanto dai detrattori. Un &ldquo;cattivo&rdquo; cos&igrave; appariscente non lo si trova neanche a crearlo a tavolino. L&rsquo;unica speranza dei dirigenti democratici, dinanzi all&rsquo;implacabalit&agrave; dell&rsquo;impermanenza politica e biologica degli esseri umani, &egrave; affidata alla fisica del karma o ai progressi della clonazione. Che il nume dei miserabili perdenti li aiuti in questo difficile momento.<br \/>\n\t&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>dI Gianluca Freda fonte blogghete Io adoro il Partito Democratico. Mi fa sentire sicuro. In un mondo in cui tutto si trasforma alla velocit&agrave; della luce, in cui i parametri di riferimento di ieri mattina risultano obsoleti a mezzogiorno di oggi, &egrave; bello sapere che esistono cose che rimangono stabili nel tempo. Ad esempio le mazzate sonore che il PD busca ad ogni tornata elettorale. 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