{"id":14408,"date":"2015-09-30T00:23:09","date_gmt":"2015-09-30T00:23:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=14408"},"modified":"2015-09-30T00:23:09","modified_gmt":"2015-09-30T00:23:09","slug":"il-valore-della-sovranita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=14408","title":{"rendered":"Il valore della sovranit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>di <strong>PAOLO DI REMIGIO<\/strong> (ARS Teramo)<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Nelle rappresentazioni comuni lo stato appare come il limite delle libert\u00e0 individuali, la libert\u00e0 come arbitrio degli individui; quanto pi\u00f9 \u00e8 largo questo limite, quanto pi\u00f9 lo stato si ritrae dalla vita degli individui, tanto pi\u00f9 gli individui sono liberi \u2013 questa la rappresentazione liberale; quanto pi\u00f9 la gestione dello stato \u00e8 espressione degli individui, tanto pi\u00f9 gli individui e lo stato sono liberi \u2013 questa la rappresentazione democratica. Entrambe le rappresentazioni sono corrette, ma non nel senso comunemente inteso. Il senso comune presuppone infatti che gli individui siano il bene, lo stato il male. Ci\u00f2 contrasta per\u00f2 con il significato dei termini; l&#8217;individuo \u00e8 infatti il particolare, lo stato l&#8217;universale; il particolare (ossia ci\u00f2 che equivale al quantificatore \u00abqualche\u00bb) \u00e8 ci\u00f2 che \u00e8 opposto a un altro, l&#8217;universale (ci\u00f2 che equivale al quantificatore \u00abtutti\u00bb) \u00e8 ci\u00f2 in cui i differenti sono congiunti; ne segue che il particolare \u00e8 il disgregato, e corrisponde alla rappresentazione del male, l&#8217;universale \u00e8 l&#8217;unito, corrisponde dunque al bene. Perch\u00e9 la rappresentazione liberale e quella democratica siano corrette \u00e8 necessario che l&#8217;individuo sia non soltanto particolare, ma anche universale; rispetto all&#8217;individuo che sa coniugare il suo interesse con la cosa pubblica lo stato deve essere liberale e ritrarsi quanto \u00e8 possibile, cos\u00ec come lo stato deve essere democratico in quanto esprime individui che sanno la mediazione tra il loro interesse e l&#8217;interesse universale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La tradizione filosofica ha identificato la volont\u00e0 chiusa nel suo particolare con l&#8217;<em>arbitrio<\/em>, la volont\u00e0 che sa la mediazione tra il suo particolare e l&#8217;universale con la <em>libert\u00e0<\/em>. L&#8217;arbitrio \u00e8 la volont\u00e0 immatura, dispersa nel gioco degli impulsi naturali e dunque incapace di realizzarsi positivamente, la libert\u00e0 \u00e8 la volont\u00e0 <em>reale<\/em>; tra di loro non c&#8217;\u00e8 scelta, piuttosto: l&#8217;arbitrio \u00e8 la forma iniziale della volont\u00e0 che si sviluppa cos\u00ec da diventare volont\u00e0 libera. Rappresentare questo sviluppo \u00e8 l&#8217;obiettivo esplicito di ogni esposizione etica della filosofia hegeliana, non solo quella della <em>Fenomenologia<\/em>, anche di quella dei <em>Lineamenti della filosofia del diritto<\/em>; quella si riferisce all&#8217;individuo naturale che dalla bramosia arriva all&#8217;autocoscienza universale, questa si riferisce all&#8217;individuo socializzato che dalla propriet\u00e0 privata arriva al patriottismo. Percorreremo la prima di queste due vie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Iniziamo con l&#8217;esporre il nucleo del pensiero hegeliano. Al prezzo di una certa imprecisione lo si chiama \u00abdialettica\u00bb; ma ancora pi\u00f9 fuorviante \u00e8 l&#8217;espressione di \u00ablogica dialettica\u00bb; proprio come non esiste una matematica o una fisica dialettica, non esiste infatti una logica dialettica alternativa alla logica comune, questa in uso nella scienza della natura, quella raccomandata per l&#8217;indagine sociale; esiste un <em>metodo<\/em> dialettico-speculativo che si applica ai <em>principi<\/em> di tutte le scienze per verificarne la portata di verit\u00e0, che procede dunque oltre l&#8217;analisi e la sintesi cui ricorre l&#8217;esposizione scientifica. Analisi e sintesi sono procedimenti della conoscenza, non processi dell&#8217;oggetto<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>: vanno dal complesso dei teoremi al semplice dei principi e viceversa, cos\u00ec da comunicare al complesso l&#8217;evidenza che \u00e8 propria del semplice; la verit\u00e0 che assicurano \u00e8 dunque quella <em>soltanto<\/em> soggettiva dell&#8217;evidenza. Paghe dell&#8217;evidenza del semplice, non ne mettono in discussione la verit\u00e0, dunque delegano all&#8217;esperienza la decisione sulla verit\u00e0 della teoria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non c&#8217;\u00e8 nulla di semplice e l&#8217;evidente non \u00e8 il vero; la semplicit\u00e0 \u00e8 superstizione e l&#8217;evidenza ingenuit\u00e0: questo il credo del metodo dialettico-speculativo. Il suo compito \u00e8 criticare la verit\u00e0 dei principi; il suo contegno \u00e8 dunque quello dello <em>scetticismo<\/em> radicale che trova la contraddizione in ogni oggetto. A differenza dello scetticismo, che abbandona l&#8217;oggetto dopo averne mostrato la nullit\u00e0 e rivolge ad altro il suo potere corrosivo, la dialettica indugia sull&#8217;oggetto negato, fino a quando questa negazione non si mostra come oggetto positivo, come nuovo principio \u2013 questo mostrarsi di un nuovo principio, con cui lo scetticismo diventa scettico nei suoi stessi confronti, ci\u00f2 che Hegel chiama \u00abspeculazione\u00bb, \u00e8 la mediazione con cui i principi sono generati. Che l&#8217;avanzamento dialettico sia una confutazione ne fa un arretramento: il nuovo oggetto non \u00e8 una conseguenza del vecchio principio, \u00e8, anzi, principio, rispetto al quale quello vecchio \u00e8 solo un momento negato. Poich\u00e9 nell&#8217;avanzare retrocede, il metodo dialettico-speculativo compone in una superiore <em>circolarit\u00e0<\/em> logica i principi teorici e pratici<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Applicato alla storia, il metodo filosofico produce la conoscenza del processo per cui i principi storiografici sorgono ognuno nell&#8217;annullamento critico dell&#8217;altro, per comporsi infine come elementi conciliati nel moderno stato monarchico-costituzionale. La filosofia hegeliana della storia dunque, per quanto straordinariamente ricca di conoscenze, gran parte delle quali di una esattezza empirica che sfida ancora il tempo, \u00e8 estraneo allo storicismo, sia a quello che, in fuga dal presente, vuole immedesimarsi nel passato, sia a quello che cerca le leggi generali della necessit\u00e0 storica; il suo oggetto non \u00e8 la <em>storia<\/em>, ma la <em>verit\u00e0<\/em> della storia, la genesi speculativa dei suoi principi dalla reciproca confutazione dialettica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;uomo ha storia, cio\u00e8 si stacca dalla natura, perch\u00e9 ha il potere di inibire la bramosia naturale. Questo potere di inibizione \u00e8 il tema del secondo capitolo della <em>Fenomenologia<\/em>, sull&#8217;<em>autocoscienza<\/em>, cio\u00e8 sull&#8217;<em>io<\/em>. Mentre la coscienza \u00e8 la certezza della verit\u00e0 dell&#8217;<em>oggetto<\/em>, poich\u00e9 nel suo sviluppo questa verit\u00e0 si inabissa nelle contraddizioni e la coscienza \u00e8 negata, l&#8217;autocoscienza \u00e8 il significato positivo della nullit\u00e0 di quella certezza: non pi\u00f9 la certezza della verit\u00e0 dell&#8217;oggetto, ma la certezza della nullit\u00e0 dell&#8217;oggetto. In altri termini, nella sua forma iniziale, dunque naturale, l&#8217;io \u00e8 l&#8217;orgoglio infinito che ha di fronte oggetti che per lei sono nulli. Lo sviluppo di questo orgoglio, poich\u00e9 per il metodo lo sviluppo \u00e8 la completezza della confutazione, non \u00e8 che la dialettica della sua <em>punizione<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;oggetto si presenta di fronte all&#8217;autocoscienza; questa ne sa l&#8217;indipendenza come nulla, cos\u00ec procede a distruggerlo; la distruzione dell&#8217;oggetto ne conferma la nullit\u00e0 e insieme prova la verit\u00e0 dell&#8217;autocoscienza<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a>. Con un ardimento che ha confuso gli interpreti (molti dei quali omettono l&#8217;inizio dell&#8217;<em>autocoscienza<\/em>), Hegel chiama <em>bramosia<\/em> questa autocoscienza naturale che \u00e8 distruzione dell&#8217;indipendenza dell&#8217;oggetto, e il sentimento acquisito col realizzarsi della sua superiorit\u00e0 \u00e8 <em>soddisfazione<\/em>. Ma la bramosia \u00e8 contraddittoria: la sua soddisfazione implica l&#8217;annullamento dell&#8217;oggetto, l&#8217;annullamento dell&#8217;oggetto ne implica l&#8217;indipendenza; dunque la certezza della nullit\u00e0 dell&#8217;oggetto, nel fare esperienza della soddisfazione, ha fatto anche esperienza della verit\u00e0 dell&#8217;oggetto, dunque \u00e8 <em>in<\/em>soddisfatta nella stessa misura in cui \u00e8 soddisfatta. L&#8217;autocoscienza pu\u00f2 liberarsi di questa contraddizione solo se l&#8217;oggetto stesso annulla la propria indipendenza<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma questa condizione \u00e8 gi\u00e0 data: la distruzione dell&#8217;indipendenza non \u00e8 soltanto esterna all&#8217;oggetto; che questo sia di fronte a un&#8217;autocoscienza comporta che l&#8217;oggetto sia nullo in se stesso. Ora, l&#8217;oggetto che \u00e8 nullit\u00e0 dell&#8217;oggetto \u00e8 proprio quanto definisce l&#8217;autocoscienza. Ne segue che la certezza di s\u00e9 dell&#8217;autocoscienza pu\u00f2 trovare soddisfazione, ossia pu\u00f2 essere certezza confermata oggettivamente \u2013 verit\u00e0 \u2013, solo nel rapporto a un&#8217;altra autocoscienza, cio\u00e8 nel <em>riconoscimento<\/em>. Si \u00e8 verificato cos\u00ec un capovolgimento: l&#8217;avanzamento dialettico \u00e8 un retrocedere a un principio superiore: l&#8217;io \u00e8 soddisfatto non come bramosia, in quanto annulla l&#8217;oggetto, ma solo se \u00e8 onorato come io da un altro oggetto che egli onora come io.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il riconoscimento \u00e8 la forma elementare dello spirito, cio\u00e8 dell&#8217;identit\u00e0 nella diversit\u00e0; ma nella sua forma iniziale non \u00e8 libera dall&#8217;oggettivit\u00e0 perch\u00e9 la bramosia ve la tiene legata. Riconoscere l&#8217;altro come io e ottenerne il riconoscimento implica che le autocoscienze si mostrino superiori all&#8217;oggettivit\u00e0. Per farlo devono scegliere il pericolo, perch\u00e9 mettere in pericolo l&#8217;oggettivo \u00e8 come mostrarlo nullo. La scelta del pericolo le spinge alla lotta e la lotta mortale, per le autocoscienze ancora puramente negative in rapporto, \u00e8 l&#8217;unica forma disponibile di riconoscimento. In altre parole, che un oggetto possa onorarmi come io, che io possa onorarlo come io, implica, poich\u00e9 l&#8217;io \u00e8 la nullit\u00e0 dell&#8217;oggettivo, che la mia e la sua oggettivit\u00e0 siano per noi nulle, dunque che entrambi siamo capaci di mettere in pericolo la nostra oggettivit\u00e0, il nostro corpo, la nostra vita; ma solo nella lotta possiamo mostrare disprezzo per la nostra vita naturale. La prima forma di riconoscimento ha per oggetto il <em>coraggio<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche la lotta incontra per\u00f2 la sua dialettica: il pericolo conduce alla morte e il morto \u00e8 autocoscienza negata, semplice cosa. La lotta presenta dunque la contraddizione che mentre l&#8217;autocoscienza vi si realizza come disprezzo della cosa la cosa vi si impone come disprezzo dell&#8217;autocoscienza. La forma positiva di questa contraddizione in cui si inabissa la lotta \u00e8 il rapporto tra l&#8217;autocoscienza che \u00e8 negazione della cosa e l&#8217;autocoscienza negata dalla cosa, il rapporto tra il <em>signore<\/em> che conserva il suo orgoglio e il <em>servo<\/em> che considera essenziale la cosa, cio\u00e8 la propria vita, e la preferisce alla sua autocoscienza. Il servo \u00e8 l&#8217;autocoscienza che ha <em>paura<\/em> dell&#8217;autocoscienza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa contraddizione della servit\u00f9 acquisisce la sua forma positiva: come autocoscienza il servo annulla la cosa, come autocoscienza negata la conserva; si genera cio\u00e8 nel servo una distruttivit\u00e0 <em>inibita<\/em> che \u00e8 il <em>lavoro<\/em>. Attraverso il lavoro del servo il <em>signore<\/em> perde ogni rapporto con l&#8217;indipendenza della cosa che affliggeva la bramosia: egli si rapporta ora alla cosa prodotta dal servo cos\u00ec che la sua bramosia riceve una soddisfazione completa. Ma questa soddisfazione completa \u00e8 contraddittoria: \u00e8 l&#8217;oggettivit\u00e0 del signore, ma si realizza nella distruzione dell&#8217;oggettivit\u00e0, esattamente come la lotta d\u00e0 esistenza oggettiva all&#8217;autocoscienza solo in quanto essa va alla distruzione dell&#8217;oggettivit\u00e0: nel signore l&#8217;autocoscienza esiste soltanto come distruttivit\u00e0, come <em>morte<\/em>. Nel servo, invece, l&#8217;autocoscienza si d\u00e0 una realt\u00e0 positiva: la sua distruttivit\u00e0 inibita dalla paura \u00e8 elaborazione della cosa immediata, della natura, in <em>cosa coltivata<\/em>, nella quale la negativit\u00e0 dell&#8217;autocoscienza \u00e8 resa positiva come <em>forma<\/em> della cosa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa autocoscienza che si sente realizzata nella forma dell&#8217;oggettivit\u00e0 in quanto la servit\u00f9 la rende indifferente all&#8217;impulso sensibile \u00e8 la figura dello stoicismo. La realizzazione dell&#8217;autocoscienza stoica \u00e8 per\u00f2 astratta; la sua indipendenza \u00e8 negativa della sfera particolare: essa \u00e8 in verit\u00e0 scetticismo, e lo scetticismo \u00e8 la contraddizione di ottenere l&#8217;indipendenza imperturbabile solo attraverso la confutazione del particolare, cio\u00e8 perturbandosi. Questa contraddizione nella sua forma positiva \u00e8 la coscienza infelice. Nello sviluppo di questa figura l&#8217;autocoscienza, accettando di dipendere dal ministro di Dio, umilia radicalmente la propria indipendenza e con questo sforzo di assimilarsi alla cosa cessa il suo orgoglio, cessa di essere autocoscienza e diventa ragione: non pi\u00f9 certezza della nullit\u00e0 delle cose, ma certezza della propria identit\u00e0 con le cose.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Queste pagine sono difficili non solo per il metodo che seguono, per l&#8217;astrazione dei termini, ma soprattutto per il loro contenuto, che contrasta il senso comune. Esse iniziano dall&#8217;individuo, come fa il senso comune; ma questo non appare misurato nei suoi impulsi, gentile con gli altri, come appare nel senso comune; anzi, iniziare dall&#8217;individuo significa proiettarsi in uno scenario selvaggio in cui la sua superiorit\u00e0 dell&#8217;uomo sulle cose \u00e8 concepita nella forma elementare del distruggerle e il riconoscimento tra gli uomini \u00e8 concepito nella forma elementare della lotta. Tutto questo \u00e8 lontano dall&#8217;esperienza quotidiana. Infatti, senza che il senso comune se ne accorgiamo, l&#8217;esperienza quotidiana non risulta dall&#8217;interazione di autocoscienze naturali, ma da autocoscienze <em>asservite<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Attraverso la <em>servit\u00f9<\/em>, dunque, non nella sua purezza, l&#8217;autocoscienza entra nella ragione, cio\u00e8 nel vivere collettivo che fa da sfondo al senso comune. La vita collettiva \u00e8 l&#8217;autocoscienza che si realizza in un ordine positivo perch\u00e9 l&#8217;educazione (e l&#8217;educazione \u00e8 un asservimento) inibisce le sue bramosie e permette un riconoscimento senza lotta. Il risultato paradossale dello sviluppo dell&#8217;autocoscienza \u00e8 quindi che la libert\u00e0, ben lungi dall&#8217;essere l&#8217;altro della servit\u00f9, la presuppone. L&#8217;inizio dell&#8217;uomo, l&#8217;autocoscienza come bramosia che va senz&#8217;altro alla soddisfazione, \u00e8 una falsa partenza, che deve essere corretta; la libert\u00e0 inizia dopo che questa correzione, l&#8217;inibizione dell&#8217;immediatezza dell&#8217;autocoscienza, si \u00e8 gi\u00e0 verificata. Alla fine della preistoria e all&#8217;inizio della storia dell&#8217;umanit\u00e0, per quanto ci\u00f2 ferisca la credenza in un&#8217;anima bella originariamente armonica con il suo altro, c&#8217;\u00e8 la servit\u00f9, perch\u00e9 solo con la servit\u00f9 l&#8217;uomo si libera da un asservimento alla propria bramosia da cui potrebbe scaturire soltanto lo stato di natura, la condizione del perfetto orrore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo l&#8217;idea hegeliana, che lo stato inizi come asservimento dell&#8217;arbitrio (ossia della bramosia nella sua forma civilizzata), anzich\u00e9 condannare lo stato, fa dell&#8217;asservimento una necessit\u00e0 ineludibile. La storia lo presuppone quindi come suo inizio: essa \u00e8 lo sviluppo delle forme statali dal paternalismo alla monarchia costituzionale, in cui si restaurano i diritti della particolarit\u00e0. La restaurazione del particolare all&#8217;interno dell&#8217;asservimento dell&#8217;arbitrio, dunque l&#8217;organizzazione della libert\u00e0, sono realizzate dalla <em>sovranit\u00e0<\/em> dello stato progredito nella sua forma moderna. Sovranit\u00e0 significa che tutti gli individui si subordinano all&#8217;individuo collettivo. La loro libert\u00e0 \u00e8 garantita dalla negazione dell&#8217;arbitrio nell&#8217;ambito pubblico, dal fatto che l&#8217;ambito pubblico sia regolato da leggi generate da un processo di mediazione tra poteri differenti. \u00c8 questa mediazione che sopprime l&#8217;arbitrio dei governanti e realizza la sovranit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla fine della storia moderna lo stato assoluto \u00e8 abolito perch\u00e9 la sovranit\u00e0 si estende all&#8217;intero popolo, governati <em>e<\/em> governanti, e ci\u00f2 permette il dominio della legge e lo sviluppo della libera particolarit\u00e0. Solo a partire dall&#8217;umiliazione di <em>ogni<\/em> bramosia elementare (l&#8217;alienazione totale dei diritti naturali, secondo Rousseau) la volont\u00e0 particolare dell&#8217;individuo \u00e8 in grado di misurarsi e di comporsi con quella degli altri. Solo se si presuppone questo spegnersi dell&#8217;arbitrio nella sovranit\u00e0 diventano concepibili la sfera privata e la democrazia: il godimento della sfera privata \u00e8 condizionato dalla sicurezza, cio\u00e8 dalla fiducia nella soppressione della bramosia altrui; la democrazia presuppone nei singoli la percezione del proprio interesse subordinato all&#8217;interesse generale. Cos\u00ec, poich\u00e9 i diritti sono il riconoscimento della libert\u00e0 generale e la libert\u00e0 generale presuppone l&#8217;illegittimit\u00e0 dell&#8217;arbitrio, non ha senso riferire i diritti all&#8217;arbitrio, cio\u00e8 all&#8217;uomo al di fuori della sovranit\u00e0: i diritti dell&#8217;uomo sono un dovere degli stati, un effetto della loro sovranit\u00e0; la soppressione della sovranit\u00e0 \u00e8 dunque la soppressione di ogni diritto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il disprezzo della sovranit\u00e0 \u00e8 il primo articolo di fede dell&#8217;Unione Europea; mentre gli stati europei gliela cedevano, essa la rifiutava. In un discorso pronunciato all&#8217;universit\u00e0 di Stanford<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a> l&#8217;ex-presidente della Commissione Europea Barroso ha celebrato questo contegno proclamando che l&#8217;Unione Europea non \u00e8 \u00abn\u00e9 un super-stato n\u00e9 un&#8217;organizzazione internazionale\u00bb: l&#8217;Unione Europea da una parte sopprime la sovranit\u00e0 degli stati, in quanto non si limita a facilitarne il coordinamento, come farebbe un&#8217;organizzazione internazionale, ma \u00e8 loro <em>superiore<\/em>; d&#8217;altra parte <em>non<\/em> \u00e8 uno stato sovrano. Cos\u00ec la sovranit\u00e0 ceduta dagli stati europei non \u00e8 raccolta da un potere pubblico europeo, ma svanisce nel nulla. Lo svanire della sovranit\u00e0 non \u00e8 per\u00f2 l&#8217;avanzamento della libert\u00e0 in una nuova epoca filosofica, \u00e8 regressione nell&#8217;autocoscienza elementare, quindi nello smisurato della bramosia e nel rapporto tra signoria e servit\u00f9. Divenuti membri dell&#8217;Unione gli stati europei, anzich\u00e9 innalzare i loro popoli nel paradiso dei diritti, sul piano interno smantellano l&#8217;organizzazione dei poteri costituzionali, distruggono perfino l&#8217;apparenza di democrazia e si privano degli strumenti per gestire i problemi economici, sul piano esterno disarmano le loro capacit\u00e0 di difesa, cos\u00ec da porsi alla merc\u00e9 di ciechi interessi privati internazionali e dell&#8217;imperialismo di quegli stati dell&#8217;Unione che si sono avvantaggiati conservando la propria sovranit\u00e0 mentre gli altri l&#8217;abbandonavano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> Non sempre li si intende cos\u00ec: il Wittgenstein del <em>Tractatus<\/em> commette l&#8217;ingenuit\u00e0 di camuffare da ontologia il procedimento analitico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> Spesso, sulla traccia dei fraintendimenti di Luk\u00e1cs e di una lettura parziale di un passo della <em>Fenomenologia<\/em>, si dice che il metodo hegeliano consisterebbe nel concepire la verit\u00e0 come totalit\u00e0. La determinazione di totalit\u00e0 si presenta nella \u00abScienza della logica\u00bb, ma solo per incorrere nella sua dialettica, che la dissolve nella determinazione della forza; quindi non si presenta affatto come determinazione complessiva \u2013 che \u00e8 invece quella di <em>idea<\/em>. Se con <em>totalit\u00e0<\/em> intende la completezza delle parti, la concezione della verit\u00e0 come totalit\u00e0 fraintende Hegel, che concepisce invece la verit\u00e0 come circolo generato dal dissolversi degli estremi l&#8217;uno nell&#8217;altro: quella hegeliana \u00e8 insomma una totalit\u00e0 poco affollata, quella che raccoglie i due momenti negati nel processo di costituzione del circolo complessivo. Cos\u00ec il \u00absapere assoluto\u00bb con cui termina la <em>Fenomenologia<\/em> non \u00e8 affatto la stupida presunzione di sapere tutto, ma la coscienza la quale, avendo scoperto che l&#8217;estraneit\u00e0 inconciliata dell&#8217;oggetto nasce dalla <em>propria<\/em> inquietudine critica, nel saperlo differente lo riconosce anche identico a se stesso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a> Questo vale anche dell&#8217;autocoscienza naturale in senso ontogenetico, quella del bambino: egli si rapporta a un oggetto annullato, cio\u00e8 al giocattolo, e finisce col distruggerlo \u2013 cos\u00ec realizza la sua certezza di s\u00e9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a> Nel caso del bambino questo accade nel rapporto con la madre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a> J. M. Barroso, <em>Speech by President Barroso: \u00abGlobal Europe, from the Atlantic to the Pacific\u00bb<\/em>, discorso pronunciato all&#8217;Universit\u00e0 di Stanford il primo maggio 2014.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di PAOLO DI REMIGIO (ARS Teramo) Nelle rappresentazioni comuni lo stato appare come il limite delle libert\u00e0 individuali, la libert\u00e0 come arbitrio degli individui; quanto pi\u00f9 \u00e8 largo questo limite, quanto pi\u00f9 lo stato si ritrae dalla vita degli individui, tanto pi\u00f9 gli individui sono liberi \u2013 questa la rappresentazione liberale; quanto pi\u00f9 la gestione dello stato \u00e8 espressione degli individui, tanto pi\u00f9 gli individui e lo stato sono liberi \u2013 questa la rappresentazione democratica.&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":65,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[21,6],"tags":[4364],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-3Ko","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/14408"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/65"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=14408"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/14408\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=14408"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=14408"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=14408"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}