{"id":14414,"date":"2015-10-02T00:17:14","date_gmt":"2015-10-02T00:17:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=14414"},"modified":"2015-10-02T00:17:14","modified_gmt":"2015-10-02T00:17:14","slug":"dialettica-del-meticciato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=14414","title":{"rendered":"Dialettica del meticciato"},"content":{"rendered":"<p><em>di <strong>GIAMPIERO MARANO<\/strong> (ARS Varese)<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: large;\">Il VI capitolo della celebre monografia che Sallustio dedica a Catilina si apre con una breve rievocazione delle origini (<i>archaeologia<\/i>)<i> <\/i>dell&#8217;<i>urbs<\/i> romana. Secondo la tradizione accolta dall&#8217;autore, Roma nasce dalla fusione di due comunit\u00e0 molto diverse per stirpe, lingua e costumi: da una parte i Troiani guidati dall&#8217;eroe Enea, dall&#8217;altra gli Indigeni (\u201cAborigenes\u201d), che Catone il Vecchio, probabile fonte dello storico, considera Greci emigrati nel Lazio molte generazioni prima della guerra di Troia. Sallustio descrive gli Indigeni come un popolo rozzo, privo di leggi e di organizzazione politica (<i>imperium<\/i>) ma libero e indipendente: per contrasto, non \u00e8 difficile vedere nei Troiani i superstiti di una civilt\u00e0 urbana raffinata ma sconfitta e decaduta. <\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: large;\">Che cosa accade allora? Coabitando entro uno spazio ben delimitato, le mura di Roma (\u201cin una moenia convenere\u201d), i due popoli si mescolano con una facilit\u00e0 e una rapidit\u00e0 che hanno dell&#8217;incredibile: presto \u201cquella moltitudine dispersa e vagabonda\u201d di profughi e di nomadi diventa una nazione ricca e potente. Il miracolo \u00e8 potuto accadere \u201cgrazie alla concordia\u201d, osserva lo storico \u2013 ed \u00e8 una precisazione determinante -, cio\u00e8 sulla base del <i>pathos<\/i> dettato dalla condivisione di una condizione, di una visione, di un obiettivo, politico e non solo (qualche studioso sostiene che Roma, anche se Sallustio non lo dice, nascesse come citt\u00e0 santa). <\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: large;\">Il sinecismo di Troiani e Indigeni segna l&#8217;indispensabile transizione dall&#8217;incertezza esistenziale dell&#8217;esule e del selvaggio alla sedentariet\u00e0 e alla costruzione di un&#8217;etnicit\u00e0 dinamica, duttile, che fatalmente si nutrir\u00e0 fino all&#8217;ultimo di continue ibridazioni pi\u00f9 o meno dosate e, come dimostra l&#8217;intera storia romana, rivelatesi in fondo vincenti. Ancora nei momenti drammatici del tramonto saranno proprio due grandi generali \u201cmezzosangue\u201d, Stilicone ed Ezio, a difendere l&#8217;impero dai barbari.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: large;\">Di segno contrario \u00e8 il meticciato nomade imposto oggi dal capitale globalista e celebrato dalla retorica degli <i>united colours,<\/i> delle \u201crazze nuove\u201d &#8211; rappresentazione tanto ammiccante quanto falsa, perch\u00e9 trascura le inevitabili differenze e i punti di frizione nel rapporto fra nazionalit\u00e0 o civilt\u00e0 o fra aspetti particolari di nazionalit\u00e0 e civilt\u00e0. Qui, insomma, non \u00e8 in gioco la formazione di nessuna nuova <i>civitas<\/i> ma la demolizione teorica e pratica della categoria di \u201cpopolo\u201d. <\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: large;\">Il nomade, avverte minacciosamente Jacques Attali, sar\u00e0 l&#8217;archetipo umano del XXI secolo. Il ritorno in nuove forme allo stadio preistorico o prepolitico si sta realizzando con una sostanziale, tragica differenza rispetto agli Indigeni di Sallustio: il binomio libert\u00e0-indipendenza caro a Mazzini \u00e8 appannaggio delle sole <i>\u00e9lite<\/i> finanziarie mentre i popoli, schiavizzati, subiscono un devastante processo di svuotamento della memoria collettiva che rischia di sfociare in reazioni violente.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: large;\">Sia chiaro: il passato e l&#8217;identit\u00e0 non sono feticci da idolatrare. Il culto fanatico dei morti \u00e8 distruttivo come l&#8217;esaltazione del nuovo in quanto tale. Ma nella vita del popolo italiano, che gi\u00e0 nel Trecento (sostiene A. D. Smith) aveva sviluppato un sentimento di solidariet\u00e0 nazionale, la <i>longue dur\u00e9e<\/i> della tradizione ha un peso enorme e ogni tentativo di innesto di apporti allogeni deve tenerne conto. <\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: large;\">Non c&#8217;\u00e8 nessuna mutazione antropologica che tenga: <i>Italia non facit saltus<\/i>.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di GIAMPIERO MARANO (ARS Varese) &nbsp; Il VI capitolo della celebre monografia che Sallustio dedica a Catilina si apre con una breve rievocazione delle origini (archaeologia) dell&#8217;urbs romana. 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