{"id":14425,"date":"2015-10-06T12:00:06","date_gmt":"2015-10-06T12:00:06","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=14425"},"modified":"2015-10-06T12:00:06","modified_gmt":"2015-10-06T12:00:06","slug":"immigrazione-e-ideologia-dominante-quando-le-cose-richiedono-piu-di-una-spiegazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=14425","title":{"rendered":"Immigrazione e ideologia dominante: quando le cose richiedono pi\u00f9 di una spiegazione"},"content":{"rendered":"<div id=\"js_2\" class=\"_5pbx userContent\" data-ft=\"{&quot;tn&quot;:&quot;K&quot;}\">\n<p><em>di <strong>RICCARDO PACCOSI<\/strong> (ARS Bologna)<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Faccio due esempi di altrettanti enunciati dell&#8217;ideologia dominante che, per essere confutati, necessitano di pi\u00f9 gradi d&#8217;argomentazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1)<br \/>\nIl primo enunciato-esempio recita: &#8220;gli italiani non fanno pi\u00f9 figli, dunque per sostenere il sistema previdenziale e sanitario, abbiamo bisogno di milioni di immigrati in pi\u00f9&#8221;.<br \/>\nDinanzi a questo slogan noi &#8211; working class e ceto medio impoverito &#8211; siamo tutti impotenti. Non perch\u00e9 lo slogan affermi il giusto ma perch\u00e9, al fine di confutarlo sul piano etico, sono necessari almeno due livelli di argomentazione.<br \/>\n&#8211; Primo livello: in effetti s\u00ec, negli ultimi quarant&#8217;anni si \u00e8 diffusa una cultura tendenzialmente ostile alla riproduzione e, per averne riprova, \u00e8 sufficiente fare un sondaggio presso i ventenni e quindi registrare in quale percentuale essi rispondano &#8220;non far\u00f2 mai figli nella vita&#8221;; si tratter\u00e0, difatti, d&#8217;una percentuale elevatissima.<br \/>\n&#8211; Secondo livello: eppure, malgrado quanto appena detto, \u00e8 anche vero che l&#8217;ingresso tardivo nel mondo del lavoro &#8211; e l&#8217;ancor pi\u00f9 tardivo passaggio dai &#8220;lavoretti&#8221; a una forma di precariato contrattualizzata &#8211; sottraggono desiderio, motivazione e possibilit\u00e0 concreta alla generazione di figli da parte dei giovani &#8211; e tutto questo fino ad et\u00e0 molto avanzata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">2)<br \/>\nIl secondo enunciato-esempio, invece, \u00e8 quello che recita &#8220;i migranti fanno i lavori che gli italiani non vogliono pi\u00f9 fare&#8221;.<br \/>\nAnche qui si \u00e8 impotenti, giacch\u00e9 la confutazione dello slogan richiede almeno due passaggi argomentativi.<br \/>\n&#8211; Primo passaggio: in effetti s\u00ec, per tutti gli anni &#8217;90 e buona parte del primo decennio dei Duemila, il settore col tasso di crescita percentuale pi\u00f9 elevato fra gli ingressi nel mercato del lavoro, \u00e8 stato quello dei mestieri creativi\/cognitivi a discapito dei lavori usuranti. Infatti, era l&#8217;epoca in cui si parlava di &#8220;economia della conoscenza&#8221;, &#8220;classe creativa&#8221; e altre categorie che poi si sarebbero rivelate &#8211; in seguito alla crisi 2007-2008 &#8211; nulla pi\u00f9 che suggestione poetica o, per dirla pi\u00f9 brutalmente, pura e semplice fuffa.<br \/>\n&#8211; Secondo passaggio: d&#8217;altro canto, la tesi degli &#8220;italiani che non vogliono pi\u00f9 fare certi lavori&#8221; pu\u00f2 essere s\u00ec considerata valida per i due decenni sopra citati, ma non \u00e8 pi\u00f9 &#8211; nella maniera pi\u00f9 assoluta &#8211; applicabile al contesto odierno. La situazione \u00e8 difatti mutata profondamente e, per averne riprova, \u00e8 sufficiente essere italiani, andare a cercare un lavoro &#8220;umile&#8221; e riscontrarne, quindi, l&#8217;evidente scarsit\u00e0 (ovviamente, chi scrive parla per esperienza diretta). Le uniche prestazioni che il mercato del lavoro oggi richiede &#8211; anzi, delle quali vi \u00e8 carenza &#8211; sono quelle tecnico-manuali a elevato grado di specializzazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">3)<br \/>\nConclusione: quando i fenomeni storico-sociali richiedono spiegazioni complesse, semplificare a fini comunicativi costituisce un errore strategico. Sul terreno della semplificazione, l&#8217;ideologia dominante vince sempre: vuoi per maggiore potenza di fuoco (controllo dei media), vuoi perch\u00e9 qualunque cosa suddetta ideologia enunci viene venduta come innovazione, come un &#8220;guardare avanti&#8221;; e tutto ci\u00f2 che si contrappone \u00e8 facilmente stigmatizzabile, grazie a questa retorica neo-moderna e neo-futurista, come un &#8220;guardare indietro&#8221;.<br \/>\nPertanto, occorre svolgere un lavoro lento e pedagogico che abitui le platee fisiche e telematiche alle argomentazioni pluristratificate, al ragionamento lungo e articolato, all&#8217;applicazione di rigore epistemologico nel momento in cui si deve assumere o confutare un dato concetto.<br \/>\nAltra strada, per combattere l&#8217;ideologia dominante, credo non sia percorribile<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di RICCARDO PACCOSI (ARS Bologna) &nbsp; Faccio due esempi di altrettanti enunciati dell&#8217;ideologia dominante che, per essere confutati, necessitano di pi\u00f9 gradi d&#8217;argomentazione. 1) Il primo enunciato-esempio recita: &#8220;gli italiani non fanno pi\u00f9 figli, dunque per sostenere il sistema previdenziale e sanitario, abbiamo bisogno di milioni di immigrati in pi\u00f9&#8221;. 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