{"id":14542,"date":"2015-10-22T00:23:29","date_gmt":"2015-10-22T00:23:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=14542"},"modified":"2015-10-22T00:23:29","modified_gmt":"2015-10-22T00:23:29","slug":"la-patria-degli-italiani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=14542","title":{"rendered":"La patria degli Italiani"},"content":{"rendered":"<p class=\"western\" style=\"text-align: justify;\"><em>di <strong>GIAN RINALDO CARLI<\/strong> (economista, storico e scrittore; 1720-1795)<\/em><\/p>\n<p class=\"western\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Sono nelle citt\u00e0 le botteghe del caff\u00e8 ci\u00f2 che sono nella umana macchina gl&#8217;intestini: cio\u00e8 canali destinati alle ultime e pi\u00f9 grosse separazioni della natura, ne&#8217; quali ordinariamente per qualche poco tempo quelle materie racchiudonsi, che se in porzione qualunque obbligate fossero alla circolazione, tutto il sistema fisico si altererebbe. In queste botteghe adunque si digeriscono i giuocatori, gli oziosi, i mormoratori, i discoli, i novellisti, i dottori, i commedianti, i musici, gl&#8217;impostori, i pedanti, e simil sorta di gente, la quale se tal vasi escretori non ritrovasse, facilmente nella societ\u00e0 s&#8217;introdurrebbe, e questa ne soffrirebbe un notabile pregiudizio. Tale per\u00f2, almeno in alcune ore del giorno, non \u00e8 la bottega del nostro Demetrio, in cui se talvolta qualche essere eterogeneo vi s&#8217;introduce, per ordinario di persone di spirito e di colto intelletto \u00e8 ripiena, le quali scopo delle loro meditazioni e de&#8217; loro discorsi si fanno la verit\u00e0 e l&#8217;amore del pubblico bene; che sono le due sole cose, per le quali, asseriva Pitagora, che gli uomini divengono simili agli Dei. <\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"western\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">In questa bottega s&#8217;introdusse ier l&#8217;altro un Incognito, il quale nella sua presenza e fisonomia portava seco quella raccomandazione, per la quale esternamente lampeggiano le anime sicure e delicate; e fatti i dovuti offizi di decente civilt\u00e0, si pose a sedere chiedendo il caff\u00e8. V&#8217;era sfortunatamente vicino a lui un giovine Alcibiade, altrettanto persuaso e contento di s\u00e9 quanto meno persuasi e contenti sono gli altri di lui. Vano, decidente e ciarliere a tutta prova. Guarda egli con un certo sorriso di superiorit\u00e0 l&#8217;Incognito; indi gli chiede s&#8217;era egli forestiere. Questi con un&#8217;occhiata da capo a&#8217; piedi, come un baleno squadra l&#8217;interrogante, e con una certa aria di composta disinvoltura risponde: \u201cNo Signore\u201d. \u201cE&#8217; dunque Milanese?\u201d riprese quegli. \u201cNo Signore, non sono Milanese\u201d, soggiunse questi. A tale risposta atto di maraviglia fa l&#8217;interrogante; e ben con ragione, perch\u00e9 tutti noi colpiti fummo dall&#8217;introduzione di questo dialogo. <\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"western\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Dopo la maraviglia e dopo la pi\u00f9 sincera protesta di non intendere, si ricerc\u00f2 dal nostro Alcibiade la spiegazione. \u201cSono Italiano\u201d, risponde l&#8217;Incognito, \u201ce un Italiano in Italia non \u00e8 mai forestiere come un Francese non \u00e8 forestiere in Francia, un Inglese in Inghilterra, un Olandese in Olanda, e cos\u00ec discorrendo\u201d. Si sforz\u00f2 in vano il Milanese di addurre in suo favore l&#8217;universale costume d&#8217;Italia di chiamare col nome di forestiere chi non \u00e8 nato e non vive dentro il recinto d&#8217;una muraglia; perch\u00e9 l&#8217;Incognito interrompendolo con franchezza soggiunse: \u201cFra i pregiudizi dell&#8217;opinione v&#8217;\u00e8 in Italia anche questo; n\u00e9 mi maraviglio di ci\u00f2, se non allora che abbracciato lo veggo dalle persone di spirito, le quali con la riflessione, con la ragione e col buon senso dovrebbero aver a quest&#8217;ora trionfato dell&#8217;ignoranza e della barbarie. Questo pu\u00f2 chiamarsi un genio mistico degl&#8217;ltaliani, che gli rende inospitali e inimici di lor medesimi, e d&#8217;onde per conseguenza ne derivano l&#8217;arenamento delle arti, e delle scienze, e impedimenti fortissimi alla gloria nazionale, la quale mal si dilata quando in tante fazioni, o scismi viene divisa la nazione. Non fa (seguit\u00f2 egli), certamente grande onore al pensare italiano l&#8217;incontrare, si pu\u00f2 dire ad ogni posta, viventi persuasi d&#8217;essere di natura e di nazione diversi da&#8217; loro vicini, e gli uni cogli altri chiamarsi col titolo di forestieri; quasicch\u00e9 in Italia tanti forestieri si ritrovassero quanti Italiani\u201d. <\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"western\" style=\"text-align: justify;\">\u201c<span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Da questo genio di emulazione, di rivalit\u00e0, che dai Guelfi e Ghibellini sino a noi fatalmente discese, ne viene la disunione, e dalla disunione il reciproco disprezzo. Chi \u00e8 quell&#8217;Italiano, che abbia coraggio di apertamente lodare una manifattura, un ritrovato, una scoperta, un libro d&#8217;Italia, senza il timore di sentirsi tacciato di cieca parzialit\u00e0, e di gusto depravato e guasto?\u201d. A tale interrogazione un altro caffettante, a cui fe&#8217; eco Alcibiade, esclam\u00f2 che la natura degli uomini era tale di non tenere mai in gran pregio le cose proprie. \u201cSe tale \u00e8 la natura degli uomini\u201d riprese l&#8217;Incognito, \u201cnoi altri Italiani siamo il doppio almeno pi\u00f9 uomini degli altri, perch\u00e9 nessun oltremontano ha per la propria nazione l&#8217;indifferenza che noi abbiamo per la nostra\u201d. \u201cBisogna certamente che sia cos\u00ec\u201d, io risposi. \u201cAppare Newton nell&#8217;Inghilterra, e lui vivente l&#8217;isola \u00e8 popolata da&#8217; suoi discepoli, da&#8217; astronomi, da&#8217; ottici, e da&#8217; calcolatori`, e la nazione difende la gloria del suo immortale maestro contro gli emoli suoi. Nasce nella Francia Des Cartes, e dopo sua morte i Francesi pongono in opera ogni sforzo per sostenere le ingegnose e crollanti sue dottrine. Il Cielo fa dono all&#8217;Italia del suo Galileo, e Galileo ha ricevuti pi\u00f9 elogi forse dagli estranei a quest&#8217;ora, che dagli Italiani\u201d. <\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"western\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Fattasi allora comune, in cinque ch&#8217;eravamo al caff\u00e8, la conversazione, e riconosciuto l&#8217;Incognito per uomo colto, di buon senso, e buon patriota, da tutti in vari modi si declam\u00f2 contro la infelicit\u00e0 a cui da un pregiudizio troppo irragionevole siam condannati di credere che un Italiano non sia concittadino degli altri Italiani, e che l&#8217;esser nato in uno piuttosto che in altro di quello spazio &#8220;Che Appennin parte, il Mar circonda e l&#8217;Alpe&#8221; confluisca pi\u00f9 o meno all&#8217;essenza, o alla condizione della persona. Fu allora che rallegratosi un poco l&#8217;Incognito cominci\u00f2 a ragionare in tal guisa: \u201cDacch\u00e9 convinti i Romani della gran massima attribuita al primo dei loro re di avere gli uomini in un sol giorno nemici prima, e poi cittadini, si determinarono per la salvezza della repubblica ad interessare tutta Italia nella loro conservazione, passo passo tutti gl&#8217;Italiani ammisero all&#8217;amministrazione della repubblica: il perch\u00e9 non vi fu pi\u00f9 distinzione di Quiriti, di Latini, di Provinciali, di colonie, di municipi; ma dal Varo dell&#8217;Arsa tutti i popoli divennero in un momento Romani\u201d. Ora tutti sono Romani, parlando degli Italiani, dice Strabone. Tutti adunque partecipi degli onori di Roma, e tutti ridotti alla medesima condizione con la sola distinzione del censo, cio\u00e8 di patrizi e di plebe. <\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"western\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Se le nazioni dovessero gareggiar fra di esse per la nobilt\u00e0, noi Italiani certamente non la cediamo a nessun&#8217;altra nazione d&#8217;Europa; perch\u00e9 trattone alcune colonie e la posteriore indulgenza degli imperadori, allorch\u00e9 spento era il vigor de&#8217; Romani, erano tutte alla condizione di provincia rette da&#8217; magistrati italiani e da regolata milizia tenuti in dovere; nel tempo che l&#8217;Italia rerum domina si chiamava, come prima dicevasi la sola Roma\u201d. <\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"western\" style=\"text-align: justify;\">\u201c<span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">In cotesti tempi crediamo noi che un patrizio, italiano fosse pi\u00f9 o meno d&#8217;un altro, o fosse forestiero in Italia? No certamente; se persino la suprema di tutte le dignit\u00e0, cio\u00e8 il consolato, comune sino agli ultimi confini d&#8217;Italia si rese. Siamo stati dunque tutti simili in origine; che origine di nazione io chiamo quel momento in cui l&#8217;interesse e l&#8217;onore la unisce e lega in un corpo solo e in un solo sistema. Vennero i barbari, approfittando della nostra debolezza, ad imporci il giogo di servit\u00f9, non rimanendo se non che in Roma un geroglifico della pubblica libert\u00e0 nella esistenza del Senato romano. Sotto a&#8217; Goti pertanto siamo tutti caduti nelle medesime circostanze e alla medesima condizione ridotti. Le guerre insorte fra Goti e Greci, la totale sconfitta di quelli e la sopravenienza` de&#8217; Longobardi han fatto che l&#8217;Italia in due porzioni rimanesse divisa. La Romagna, il Regno di Napoli e l&#8217;Istria sotto i Greci; e tutto il rimanente sotto de&#8217; Longobardi. Una tal divisione non alter\u00f2 la condizione degl&#8217;Italiani, se non in quanto che quelli, che sotto a Greci eran rimasti, seguirono a partecipare degli onori dell&#8217;Impero trasferito in Costantinopoli, memorie certe ne&#8217; documenti essendosi conservate di Romagna, d&#8217;Istria e di Napoli, dei tribuni e degli ipati o consoli; nel tempo che l&#8217;altra parte d&#8217;Italia sotto il tiranno governo dei duchi e dei re barbari si perdeva. Ma rinovato l&#8217;Impero in Carlo Magno, eccoci di nuovo riuniti tutti in un sistema uniforme. Questo fu lo stato d&#8217;Italia per lo spazio di undici secoli; e questo non basta a persuader gl&#8217;Italiani d&#8217;esser tutti simili fra di loro, e d&#8217;esser tutti Italiani\u201d. <\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"western\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Qui dolcemente interrog\u00f2 un caffettante, pi\u00f9 per piacere che la conversazione progredisse pi\u00f9 oltre, che per vaghezza di opporsi; s&#8217;egli credesse che dopo tali tempi gl&#8217;Italiani patito avessero sproporzionatamente qualche deliquio, o alterazione di stato, o sia di condizione e di dignit\u00e0? \u201cDopo tali tempi\u201d il nostro Incognito prontamente soggiunse, \u201c\u00e8 noto ad ognuno cosa accadesse. La distanza degl&#8217;Imperadori, la loro debolezza, e la gara fra i concorrenti all&#8217;Impero diede comodo agli Italiani di risvegliare e porre in moto i sopiti spiriti di libert\u00e0; e ciascheduna citt\u00e0 dal canto suo tent\u00f2 di scuotere un giogo che non aveva origine da verun diritto, ma bens\u00ec dalla forza sola, e che per la tirannia era divenuto insopportabile. Allora fu che modificandosi in varie guise questo originario e perdonabile trasporto di obbedire alle leggi, e non all&#8217;altrui volont\u00e0, alcune delle citt\u00e0 si eressero, e, per meglio dire, ritornarono ai propri princ\u00ecpi d&#8217;un governo repubblicano; ed alcune altre sotto a&#8217; propri capi, o ecclesiastici o secolari, esperienza fecero delle proprie forze. <\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"western\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Quindi ne venne che alcuni Italiani delle proprie citt\u00e0 divenissero padroni, o sovrani; ed alcune altre nella condizione di repubblica si mantenessero. Felice l&#8217;Italia se questo comune genio di libert\u00e0 sparso per tutta questa superficie fosse stato diretto ad un solo fine, cio\u00e8 all&#8217;universale bene della nazione! Ma i diversi partiti del sacerdozio e dell&#8217;Impero tale veleno negli animi degl&#8217;Italiani introdussero che non solo citt\u00e0 contro citt\u00e0, ma cittadino contro cittadino, e padre contro figlio si vide fatalmente dar mano all&#8217;armi. Allora alcune citt\u00e0, merc\u00e9 l&#8217;industria e il commercio, della debolezza delle altre s&#8217;approfittarono; n\u00e9 la Pace di Costanza altro produsse che, fomentando la disunione, preparar le citt\u00e0 quasi tutte a perdere interamente la libert\u00e0 per quella medesima via per la quale credevano di ricuperarla. Ora ci\u00f2 posto, qual differenza ritrovar si pu\u00f2 mai fra Italiano e Italiano, se uguale \u00e8 l&#8217;origine, se uguale il genio, se ugualissima la condizione? E se non v&#8217;\u00e8 differenza, per qual ragione in Italia tale indolenza, per non dire alienazione, regnar deve fra noi da vilipenderci` scambievolmente, e di credere straniero il bene della nazione?\u201d.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"western\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Ma il nostro Alcibiade riscosso come da un sonno e come se nulla avesse inteso del segu\u00ecto ragionamento, prendendo con una certa tal quale impazienza il risultato di esso, cio\u00e8 le ultime parole, esclam\u00f2 : \u201cSe le vostre massime si rendessero comuni, non vi sarebbe pi\u00f9 distinzione fra citt\u00e0 e citt\u00e0, fra nobile e nobile, e inutili ornamenti sarebbero i contrassegni d&#8217;onore e le decorazioni che ci vengono dalle mani dei principi\u201d. <\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"western\" style=\"text-align: justify;\">\u201c<span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">E che male ci trovereste voi\u201d soggiunse l&#8217;Incognito, \u201cin tal sistema? Una muraglia, che chiuda e cinga trentamila case, ha forse per qualche magia acquistata prerogativa maggiore d&#8217;un&#8217;altra, che non ne cinge che mille; quando tanto nell&#8217;una che nell&#8217;altra il popolo sia della medesima origine e della medesima condizione? Non nego io gi\u00e0 che, dati i pregiudizi e gli scismi presenti, non dobbiamo anche a questi donar qualche cosa e distinguere le citt\u00e0 che non sono ad altre leggi soggette che alle proprie; e dopo queste distinguere ancora le citt\u00e0 di primo e di secondo rango, cio\u00e8 quelle che sono state partecipi della maggiore di tutte le nobilt\u00e0, vale a dire della romana, che nel tempo di mezzo ritornarono allo stato repubblicano e che capitali sono di provincia, o di considerabile territorio; da quelle altre che origine hanno meno lontana e che in provincia sono ridotte. <\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"western\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Rispettabili altres\u00ec sono i personali distintivi caratteri degli individui, come pubbliche testimonianze dei loro merito, sia per uffizi e dignit\u00e0 ch&#8217;essi coprono, sia per onori d&#8217;opinione onde sono cos\u00ec coperti, cosicch\u00e9 venerabili sono le insegne tutte dai quadrupedi ai volatili sino all&#8217;ultima stella della coda dell&#8217;Orsa Minore, e da queste alle intellettuali sostanze dell&#8217;Empireo: ma non per questo si dir\u00e0 mai che un Italiano sia qualche cosa di pi\u00f9 o di meno d&#8217;un Italiano, se non da quelli a&#8217; quali manca la facolt\u00e0 di penetrare al di l\u00e0 del confine delle apparenze e che pregiano una pancia dorata e inargentata pi\u00f9 che un capo ripieno di buoni sensi ed utilmente ragionatore. Alziamoci pertanto un poco e risvegliamoci alla fine per nostro bene. <\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"western\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Il Creatore del tutto nel sistema planetario pare che ci abbia voluto dare un&#8217;idea del sistema politico. Nel fuoco dell&#8217;elissi sta il Sole. Pianeti, o globi opachi, che ricevono il lume da lui, vi si aggirano intorno nel tempo medesimo che sopra i propri assi eseguiscono le loro rivoluzioni. Una forza che gli spinge per linea dritta contro un&#8217;altra che al Sole medesimo gli attrae, fa che un moto terzo ne nasca; onde secondo le reciproche loro distanze e grandezze mantengano intorno al centro comune il loro giro. Alcuni di questi globi intorno di s\u00e9 hanno de&#8217; globi pi\u00f9 piccoli, che con le medesime leggi si muovono. Alcuni altri sono soli e isolati. <\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"western\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Trasportiamo questo sistema alla nostra nazionale politica. Grandi, o picciole sieno le citt\u00e0, sieno esse in uno, o in altro spazio situate, abbiano esse particolari leggi nelle rivoluzioni sopra i propri assi, siano fedeli al loro natural sovrano ed alle leggi, abbiano pi\u00f9 o meno di corpi subalterni: ma bench\u00e9 divise in dom\u00ecni diversi, e ubbidienti a diversi sovrani, formino una volta per i progressi delle scienze e delle arti un solo sistema; e l&#8217;amore di patriotismo, vale a dire del bene universale della nostra nazione, sia il Sole che le illumini e che le attragga. Amiamo il bene dovunque si ritrovi; promoviamolo ed animiamolo ovunque rimane sopito o languente; e lungi dal guardare con l&#8217;occhio dell&#8217;orgoglio e del disprezzo chiunque per mezzo delle arti, o delle scienze tenta di rischiarare le tenebre, che l&#8217;ignoranza, la barbarie, l&#8217;inerzia, l&#8217;educazione hanno sparso fra di noi, sia nostro principale proposito d&#8217;incoraggiarlo e premiarlo. Divenghiamo pertanto tutti di nuovo Italiani, per non cessar d&#8217;esser uomini\u201d . <\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"western\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Detto questo s&#8217;alz\u00f2 improvvisamente l&#8217;Incognito, ci salut\u00f2 graziosamente e part\u00ec, lasciando in tutti un ardente desiderio di trattare pi\u00f9 a lungo con lui e di godere della verit\u00e0 dei di lui sentimenti.<\/span><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di GIAN RINALDO CARLI (economista, storico e scrittore; 1720-1795) Sono nelle citt\u00e0 le botteghe del caff\u00e8 ci\u00f2 che sono nella umana macchina gl&#8217;intestini: cio\u00e8 canali destinati alle ultime e pi\u00f9 grosse separazioni della natura, ne&#8217; quali ordinariamente per qualche poco tempo quelle materie racchiudonsi, che se in porzione qualunque obbligate fossero alla circolazione, tutto il sistema fisico si altererebbe. 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