{"id":14634,"date":"2015-11-01T21:32:56","date_gmt":"2015-11-01T21:32:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=14634"},"modified":"2015-11-01T21:32:56","modified_gmt":"2015-11-01T21:32:56","slug":"carmine-crocco-storia-di-un-criminale-in-carriera","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=14634","title":{"rendered":"Carmine Crocco, storia di un criminale in carriera"},"content":{"rendered":"<p><em>di <strong>ANGELO MARTINO<\/strong> (<a href=\"http:\/\/www.nuovomonitorenapoletano.it\">www.nuovomonitorenapoletano.it<\/a>)<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span class=\"content\">La biografia del brigante lucano Carmine Crocco, scritta da Ettore Cinnella, ex docente di Storia Contemporanea presso l\u2019Universit\u00e0 di Pisa, <em>Carmine Crocco. Un brigante nella grande Storia<\/em> non fa parte di quella recente pubblicistica, a volte di successo, che sta provando a riscrivere la storia della fine del Regno delle Due Sicilie attraverso tentativi revisionisti, spesso di esclusivo taglio giornalistico, ma si mostra pi\u00f9 che attenta ad inquadrare il brigantaggio in un serio contesto storico.<\/p>\n<p>Il libro utilizza la vasta produzione erudita e la memorialistica prodotte nella seconda met\u00e0 dell\u2019800, con la successiva, consistente, bibliografia sul brigantaggio. Il risultato \u00e8 un studio serio e documentato, che finalmente fa giustizia di tanti luoghi comuni che vengono ripetuti per attribuire loro un valore storico. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span class=\"content\">Quindi una lettura che appassiona, dato che, supportato da una documentazione rigorosa, il libro si fregia anche di un impianto metodologico che \u201clegge\u201d a sua volta la documentazione disponibile e i fatti con il necessario distacco che il secolo e mezzo trascorso impone agli eventi, soprattutto inquadrandoli in quella \u201cgrande storia\u201d che impedisce ogni abbandono a localismi di sorta e a idealizzazioni fuorvianti dei protagonisti. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span class=\"content\">Del resto Ettore Cinnella fa da decenni il mestiere di storico in maniera egregia. L\u2019autore affronta gi\u00e0 nelle prime pagine la tanto decantata questione di un brigante che da alcuni \u00e8 considerato un antesignano degli eroi protagonisti di una lotta di liberazione di stampo socialista, scrivendo a pag. 40 nel capitolo \u201cDa Pastore a Brigante\u201d: \u201cChi si \u00e8 detto sicuro della collocazione storica del pastore di Rionero, annoverandolo tra gli antesignani della rivoluzione sociale o socialista, non si \u00e8 nemmeno curato di appurare come davvero egli si chiamasse e ha scambiato il soprannome (Donatelli) con il cognome autentico. Eppure per non perpetuare l\u2019equivoco, sarebbe bastato leggere qualche documento originale, anzich\u00e9 copiare maldestramente da altri libri.\u201d<\/p>\n<p>Quindi Carmine Crocco detto Donatelli o Donatello dal nome del nome paterno Donato, gi\u00e0 disertore della milizia borbonica per aver assassinato un commilitone, divent\u00f2 un brigante nelle campagne della Basilicata. In questo periodo Crocco inizi\u00f2 ad avere i primi contatti con altri fuorilegge, costituendo una banda armata che visse di rapine e furti. Fu arrestato e rinchiuso nel bagno penale di Brindisi il 13 ottobre 1855, ricevendo una condanna di 19 anni di carcere. Il 13 dicembre 1859 riusc\u00ec ad evadere, nascondendosi tra i boschi di Monticchio e Lagopesole.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span class=\"content\"> \u201cNon si deve per\u00f2 credere \u2013 scrive Cinnella &#8211; che Crocco fosse gi\u00e0 divenuto un bandito di strada nel vero senso della parola. Le carte processuali ci descrivono piuttosto un ladruncolo casereccio\u201d. Nella sua autobiografia, Crocco ci parla del suo soccorso alla sorella Rosina, insidiata da Don Peppino, un signorotto di Rionero in Vulture, che il brigante ammazz\u00f2 per un delitto d\u2019onore. Ettore Cinnella, sulla base di riferimenti storici ben precisi, smonta tale invenzione di Crocco, dimostrando che tale vicenda del delitto d&#8217;onore sia completamente priva di fondamento. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span class=\"content\">Ciononostante, la storia del delitto d&#8217;onore \u00e8 stata presa sul serio, secondo lo storico Ettore Cinnella, poich\u00e9 per molto tempo si \u00e8 attinto alle ristampe successive dell&#8217;autobiografia di Crocco, senza le note e l&#8217;apparato critico a cura del capitano Massa che accompagnavano la prima edizione. Dunque, fuor di ogni leggenda, anche per lo scaltro pastore di Rionero Carmine Crocco (soprannominato Donatelli), figlio di un contadino e una cardatrice di lana, nessuna particolare angheria subita dai suoi familiari da parte di aristocratici locali. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span class=\"content\">La carriera di rapinatore e grassatore comincia con la brusca fine del suo servizio militare nel 1852, quando si d\u00e0 alla macchia probabilmente in seguito al regolamento di conti con un commilitone. Una carriera che comincia rocambolescamente con arresti, condanne ed evasioni che dureranno fino alla fatidica data del 1860. \u201cMentre Crocco si stava trasformando, a poco a poco, da piccolo malvivente di paese in pericoloso bandito di strada, eventi turbinosi e grandiosi si svolgevano nella provincia della Basilicata, fino allora la regione pi\u00f9 arretrata e sperduta del Regno delle Due Sicilie\u201d<\/p>\n<p>Come racconta nella sua autobiografia, partecip\u00f2 alla spedizione dei Mille del 1860, e per lui era un tentativo di riabilitarsi e accreditarsi, magari ritagliandosi un ruolo nel nuovo Stato. E\u2019 un momento storico in cui tratto peculiare della rivoluzione lucana del 1860 \u00e8 \u201cla partecipazione del Clero al movimento costituzionalista e poi a quello risorgimentale\u201d. Infatti a Rionero in Vulture, il paese di Crocco, vi fu una vera insurrezione prima dell\u2019arrivo delle truppe garibaldine.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span class=\"content\">Nella sua autobiografia, Crocco racconta di essersi unito ai battaglioni di Garibaldi, che provenivano dalle Calabrie, seguendo il generale fino a Santa Maria Capua Vetere, anche se l\u2019autore scrive che \u201cnulla si sa sulla partecipazione di Crocco alle battaglie garibaldine del 1860\u201d. Tuttavia alcune missioni gli furono conferite e conobbe il colonnello Boldoni, da cui ricevette l\u2019assicurazione del \u201cperdono\u201d delle sue azioni criminali, ma tali promesse si mostrarono fallaci e Crocco ritorn\u00f2 alla vita da brigante. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span class=\"content\">Fu il momento della delusione in quanto non si attuarono quelle riforme \u201crivoluzionarie\u201d, sociali che tanti contadini attendevano. Si scelse la strada del compromesso con Garibaldi che fu persuaso della bont\u00e0 dei Plebisciti, consegnando di fatto il Regno a Vittorio Emanuele e ritirandosi a Caprera. La reazione dei Borbone trov\u00f2 terreno fertile, e iniziarono le pi\u00f9 importanti campagne brigantesche del 1861, un misto di operazioni militari e di restaurazione legittimistica, in realt\u00e0 caratterizzate da innumerevoli rapine, saccheggi e omicidi, mentre le questioni demaniali, tensioni sociali, conflitti ideologici tra liberalismo e legittimismo, portavano nel Meridione una sorta di revanscismo riguardo al quale Ettore Cinnella \u00e8 chiaro: la dinastia borbonica seppe approfittare degli errori e della \u201cstolida politica vessatoria, messa in atto nelle contrade meridionali dai funzionari del governo di Torino\u201d reagendo in maniera dura e poliziesca. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span class=\"content\">\u201cSulla carta la causa borbonica disponeva di prestigiosi e devoti paladini, i quali per\u00f2 preferivano ai rischi della guerra la tranquillit\u00e0 e gli agi della Roma papalina (\u2026) A scendere in campo e a rischiare la vita (\u2026) furono per lo pi\u00f9, alcuni aristocratici e ufficiali stranieri\u201d sovente abbandonati a loro stessi. E non a caso, il fallimento di quel moto insurrezionale, mal organizzato e diretto, e l\u2019esecuzione di Don Jos\u00e9 Borges (Borjes), fecero cadere la \u201cfoglia di fico\u201d con cui la reazione colorava politicamente le gesta brigantesche di cui doveva forzatamente servirsi.\u201d<\/p>\n<p>Lo stesso Crocco ricorda nell\u2019autobiografia che i burattinai della sollevazione armata contro il nuovo governo andassero ricercati tra i notabili nostalgici del vecchio Regime, dal brigante definiti \u201c serpenti velenosi\u201d. Lo stesso Crocco, d\u2019altronde, era uno dei maggiori protagonisti dell\u2019insurrezione in combutta con i comitati borbonici locali, pur non lasciandosi completamente sedurre dalla causa borbonica. Come era avvenuto in relazione alla sua partecipazione alle vicende garibaldine, l&#8217;insurrezione contro il Nuovo Governo aveva poco di politico, di ideale. L\u2019autore la definisce \u201c disincantata\u201d . <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span class=\"content\">\u201cQuella mia condiscendenza alla distruzione, al saccheggio, era fornite per me di maggior forza l\u2019avvenire, l\u2019esempio del fatto bottino traeva dalla mia altri proseliti anelanti di guadagnar fortuna col sangue\u201d. Cos\u00ec Crocco divent\u00f2 il generale dei Briganti e il suo destino si incroci\u00f2 con quello di un generale vero, qual era Don Jos\u00e9 Borges, convinto sostenitore della causa legittimista fino alla morte , un rappresentante degli ideali della conservazione. Invece l\u2019etichetta della rivolta politica non si mostra calzante per Carmine Crocco e le sue bande.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span class=\"content\">Scrive Cinnella che \u201cl\u2019etichetta di &#8216;politico&#8217; si adatta ad alcuni episodi e situazioni locali\u201d, ma \u00e8 fuorviante attribuirlo a Carmine Crocco e alle sue bande. Lo stesso generale Borjes aveva evidenziato tale assenza. I rapporti \u201cburrascosi&#8221; tra Borjes e Crocco non riguardavano solo questioni di natura militare, ma \u201cil modo d\u2019intendere l\u2019azione brigantesca\u201d. Mentre per il generale spagnolo, la guerriglia partigiana brigantesca doveva essere intesa quale lotta partigiana, per il \u201ccapobrigante lucano rappresentava una splendida occasione di bottino e di fama\u201d.<br \/>\n<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span class=\"content\">A proposito del ruolo del brigante che primeggia su quello di carattere politico \u2013 sociale, \u00e8 lo stesso Crocco a scrivere nell\u2019autobiografia: \u201cI miei compagni anelanti di sangue e pi\u00f9 ancora di bottino, appena penetrati in paese cominciarono a scassinare porte per rubare tutto ci\u00f2 che di meglio capitava nelle case. Chi resisteva, chi rifiutava di consegnare il denaro od i gioielli, era scannato senza piet\u00e0.\u201d<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span class=\"content\">Cade l\u2019equivoco sulla guerriglia partigiana e lungi dal rivelare, successivamente, la sua natura di moto sociale, il brigantaggio resta a questo punto per quel che fu sempre nella mente dei suoi protagonisti: \u201cuna splendida occasione di bottino e di fama\u201d, pur nella consapevolezza che tanti errori erano stati commessi dai nuovi governanti, tante ingiustizie erano state perpetrate e il \u201c gattopardismo\u201d aveva avuto la sua apoteosi. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span class=\"content\">Eppure , su Crocco \u2013 scrive l\u2019autore &#8211; \u00e8 fiorita un\u2019altra leggenda, meno diffusa ma non meno fantasiosa di quella che ha fatto del pastore di Rionero un ardimentoso campione del riscatto sociale. Secondo questa visione, Carmine Donatelli Crocco, era \u201cfin che si vuole brigante, ma anche guerrigliero per il suo Re e per la sua Terra\u201d. Ettore Cinnella sostiene che \u201cse si vuole attribuire al brigantaggio postunitario un qualche afflato sociale, non bisogna fissare lo sguardo sulle bande pi\u00f9 grosse e famose (come quelle di Crocco), ma scavare gl\u2019interstizi del fenomeno principale, cio\u00e8 le comitive pi\u00f9 piccole, alcune delle quali riuscivano talora a vivere in simbiosi con il mondo contadino\u201d.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span class=\"content\">Questa lunga fase del brigantaggio, apertasi tra la fine del \u201961 e il \u201965, travolge anche Crocco che, a differenza di molti suoi compagni d\u2019avventura, sfugg\u00ec alla morte e fu arrestato definitivamente nel 1870. Processato e condannato a morte, pena commutata nei lavori forzati a vita, Crocco si spense negli stessi &#8220;panni&#8221; del suo esordio, dopo aver conosciuto la fama di pi\u00f9 importante brigante della storia d\u2019Italia. <\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ANGELO MARTINO (www.nuovomonitorenapoletano.it) &nbsp; La biografia del brigante lucano Carmine Crocco, scritta da Ettore Cinnella, ex docente di Storia Contemporanea presso l\u2019Universit\u00e0 di Pisa, Carmine Crocco. 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