{"id":14646,"date":"2015-11-05T02:21:22","date_gmt":"2015-11-05T02:21:22","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=14646"},"modified":"2015-11-05T02:21:22","modified_gmt":"2015-11-05T02:21:22","slug":"la-frode-alla-costituzione-seconda-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=14646","title":{"rendered":"La &quot;frode alla Costituzione&quot; (seconda parte)"},"content":{"rendered":"<p><em>di <strong>MARIO GIAMBELLI<\/strong> (ARS Lombardia)<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Premessa<\/strong><\/span> (<strong>da leggere<\/strong>,<strong> \u00e8 importante<\/strong>): questo <strong>fondamentale<\/strong> articolo, pur essendo completamente autonomo, \u00e8 il seguito di quello pubblicato il 5 ottobre scorso ed intitolato La \u201cfrode alla Costituzione\u201d. Come avevo anticipato nella premessa della prima parte, si tratta di un percorso lungo ed impegnativo, soprattutto in questo seguito che <strong>tratta del c.d.<\/strong> \u201c<strong><em>nuovo ordine giuridico-economico<\/em><\/strong>\u201d, o \u201c<strong><em>nuova costituzione economica europea<\/em><\/strong>\u201d. Esamineremo in ogni suo aspetto, in ogni sua sfumatura questa importante teoria (o teologia) e la faremo a pezzi, come giustamente merita <strong>un progetto esclusivamente finalizzato ad espellere la democrazia dal circuito delle istituzioni al servizio dei mercati<\/strong>. Conscio della mole e dell\u2019impegnativo livello tecnico di questa mia fatica, ma anche dell\u2019<strong>imprescindibile necessit\u00e0<\/strong>, <strong>per ogni sovranista<\/strong>, <strong>di comprendere bene la tematica ivi sviluppata<\/strong> (\u00e8 fondamentale conoscere anche le argomentazioni, come vedremo estremamente fallaci, del nemico) <strong>e di farne un utile patrimonio di informazioni<\/strong>, <strong>suggerisco di affrontarne la lettura con la massima attenzione<\/strong>, <strong>gradualmente<\/strong>, anche a pi\u00f9 riprese, senza la pretesa di esaurirla in una sola sessione e <strong>previamente stampando l\u2019articolo<\/strong>, cos\u00ec da tenere costantemente sott\u2019occhio il progredire di argomenti in esso sviluppati. Sono ovviamente a disposizione (anche telefonica per chi possiede il mio numero di cellulare) per ogni eventuale chiarimento. Buona lettura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Sin dalla prima lettura dei trattati UE risulta palese che, nel quadro istituzionale ivi tracciato, <strong><u>il<\/u><\/strong> \u201c<strong><em><u>mercato<\/u><\/em><\/strong>\u201d &#8211; inteso come <strong>spazio<\/strong> (art.26 TFUE) di <strong>un\u2019economia aperta e in libera concorrenza<\/strong> (art. 119 commi 1 e 2, 120, 127 TFUE) &#8211; <strong><u>ha un ruolo ed una valenza fondante<\/u><\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Chiariamo bene il senso di tale affermazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se <strong><u>il contenuto tecnico<\/u><\/strong> della nozione di \u201c<strong><em><u>concorrenza<\/u><\/em><\/strong>\u201d \u00e8 precisato nel Titolo VII della prima parte del TFUE (art.li 101 e ss.), \u201c<strong><em><u>i valori cui con tutta evidenza s\u2019ispira l\u2019intero sistema comunitario sono quelli c.d. liberali<\/u><\/em><\/strong><em>, <strong><u>dell\u2019economia di mercato<\/u><\/strong>, nel rispetto dei quali il grande mercato europeo deve consentire agli imprenditori di competere tra loro ad armi pari e sulla base delle rispettive capacit\u00e0 e possibilit\u00e0; ed ai consumatori di scegliere i prodotti e i servizi che ritengano migliori e dove siano pi\u00f9 convenienti<\/em>\u201d (<strong>G.Tesauro<\/strong>, <em>Diritto comunitario<\/em>, Padova, Cedam 2001, 526; corsivo, grassetti e sottolineature aggiunte, anche per tutte le successive citazioni).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La \u201c<strong><em><u>valenza fondante<\/u><\/em><\/strong>\u201d <strong>di tali valori<\/strong>, che condizionano tutte le scelte di politica economica e sociale degli apparati di comando dell\u2019Unione, appare dalla semplice constatazione che <strong><u>nella gerarchia degli interessi comunitari<\/u> <u>non sono le finalit\u00e0 sociali<\/u><\/strong>, <strong><u>ma quelle economiche<\/u> <u>ad<\/u><\/strong> \u201c<strong><em><u>essere collocate sui gradini pi\u00f9 alti<\/u><\/em><\/strong>\u201d (<strong>M.Luciani<\/strong>, <em>La costituzione italiana e gli ostacoli all\u2019integrazione europea<\/em>, in <em>Politica del diritto<\/em>, n.4, 1992, 579).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Lo si evince dall\u2019art. 3, comma terzo, TUE, nonch\u00e8 dall\u2019art. 119, commi primo e secondo, 120 e 127, primo comma, TFUE, che stabiliscono il \u201c<strong><em><u>principio di un\u2019economia di mercato aperta e in libera concorrenza<\/u><\/em><\/strong>\u201d, <strong>in conformit\u00e0 del quale dev\u2019essere condotta tutta la politica economica e monetaria della UE<\/strong>. \u201c<em>Proprio <strong>il principio della libera concorrenza<\/strong> [&#8230;] appare essere stato concepito come <strong><u>il faro dell\u2019azione della Comunit\u00e0<\/u><\/strong>, della quale \u00e8 all\u2019un tempo criterio e scopo essenziale. Come <strong>criterio<\/strong>, esso funziona da norma agendi per gli interventi comunitari. Come <strong>scopo<\/strong>, viene sostenuto dai mezzi istituzionali pi\u00f9 possenti che la Comunit\u00e0 abbia a disposizione (in particolare, da quelli monetari&#8230;)<\/em>\u201d (<strong>M.Luciani<\/strong>, <em>op. cit<\/em>., 579).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201c<strong><em>La tecnica organizzatoria usata dai Trattati<\/em><\/strong>\u201d <strong>realizza del resto<\/strong> \u201c<strong><em>una perfetta neutralizzazione politica dell\u2019intero apparato istituzionale della Comunit\u00e0<\/em><\/strong><em>. La scelta politica generale, infatti, \u00e8 gi\u00e0 tutta compresa nella decisione degli Stati, fu statuita nei Trattati e risulta determinata anche puntualmente nelle normative che questi contengono. <strong><u>E\u2019 la scelta per la realizzazione piena ed integrale dell\u2019economia di mercato aperta e in libera concorrenza<\/u><\/strong><\/em>\u201d. Ci troviamo dunque \u201c<em>di fronte alla configurazione schmittiana (ovviamente aggiornata, stanti le caratteristiche della congiuntura storica che viviamo) dell\u2019<strong><u>esercizio dei poteri costituzionali da parte di istituzioni neutralizzate<\/u><\/strong> [&#8230;] <strong>per la decisione massimamente politica degli Stati di <u>abbattere le istituzioni necessarie ad assicurare l\u2019intervento pubblico nell\u2019economia<\/u><\/strong> (al fine di mediare il conflitto sociale) <strong>e di <u>restaurare rigorosamente l\u2019economia capitalistica di mercato<\/u><\/strong>, congiungendo le iniziative, le politiche, gli strumenti istituzionali necessari a questo scopo, rendendoli comuni in uno spazio da rendere anch\u2019esso comune per contestuale decisione interstatale<\/em>\u201d (<strong>G.Ferrara<\/strong>, <em>I diritti politici nell\u2019ordinamento europeo<\/em>, in Associazione Italiana dei Costituzionalisti, Annuario 1999, <em>La costituzione europea<\/em>, Atti del XIV Convegno annuale, Perugia, 7-8-9 ottobre 1999, Padova, Cedam 2000, 487-488).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong><u>Dare esecuzione all\u2019economia di mercato<\/u><\/strong> (che, con il Trattato di Lisbona, ha assunto il pi\u00f9 rassicurante appellativo di \u201c<strong><em>economia sociale di mercato fortemente competitiva<\/em><\/strong>\u201d: art. 3, comma terzo, TUE; vedremo fra poco in cosa consiste l\u2019aggettivazione \u201c<em>sociale<\/em>\u201d) <strong><u>in libera concorrenza<\/u><\/strong>, <strong><u>con i suoi<\/u><\/strong> \u201c<strong><em><u>principi direttivi<\/u><\/em><\/strong>\u201d della \u201c<strong><em>stabilit\u00e0 dei prezzi<\/em><\/strong>\u201d, delle \u201c<strong><em>finanze pubbliche e condizioni monetarie sane<\/em><\/strong>\u201d, di una \u201c<strong><em>bilancia dei pagamenti sostenibile<\/em><\/strong>\u201d (art. 119 TFUE), <strong><u>rappresenta oggi l\u2019<\/u> <\/strong>\u201c<strong><em><u>obiettivo principale<\/u><\/em><\/strong>\u201d (se non l\u2019unico) <strong>degli organi di comando dell\u2019Unione<\/strong> (Commissione, Consiglio, BCE) <strong>e delle istituzioni governative degli Stati membri<\/strong> (art.li 119, 120, 127 TFUE).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong><u>E\u2019 l\u2019 <\/u><\/strong><u>\u201c<strong><em>integralismo del mercato<\/em><\/strong><\/u>\u201d (<strong>E.Hobsbawn<\/strong>, <em>How to change the World<\/em>, 2011, traduz. it., <em>Come cambiare il mondo. Perch\u00e8 riscoprire l\u2019eredit\u00e0 del marxismo<\/em>, Milano, Rizzoli 2011, 18).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong><u>Non si tratta<\/u><\/strong>, per\u00f2, <strong><u>di <\/u><\/strong>\u201c<strong><em><u>un\u2019ideologia politica nel senso tradizionale<\/u><\/em><\/strong>\u201d, \u201c<em>quasi fosse soltanto uno strumento al servizio del potere economico &#8211; sebbene non possa sussistere alcun dubbio che lo sia<\/em>\u201d, <strong><u>bens\u00ec di<\/u><\/strong> \u201c<strong><em><u>una forma di fede<\/u><\/em><\/strong>\u201d (<strong>L.Gallino<\/strong>, <em>Finanzcapitalismo.<\/em> <em>La civilt\u00e0 del denaro in crisi<\/em>, Torino, Einaudi 2011, 30-31), <strong>di<\/strong> <strong>un vero e proprio<\/strong> \u201c<strong><em>credo<\/em><\/strong>\u201d, <strong>assai distante dalla realt\u00e0 economica<\/strong>, <strong><u>radicato in quel paradigma<\/u><\/strong> &#8211; determinante \u201c<em>sullo sviluppo e sull\u2019assetto globale della societ\u00e0 occidentale<\/em>\u201d &#8211; <strong>che Giorgio Agamben descrive con l\u2019efficace locuzione di<\/strong> \u201c<strong><em><u>teologia economica<\/u><\/em><\/strong>\u201d (<strong>G.Agamben<\/strong>, <em>Il regno e la Gloria. Per una genealogia teologica dell\u2019economia del governo<\/em>, Torino, Bollati Boringhieri, 2009, 13).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Nella<\/strong> <strong>sua nuova articolazione teorica detta<\/strong> \u201c<strong><em><u>ordoliberalismo<\/u><\/em><\/strong>\u201d, <strong><u>esso<\/u><\/strong>, d\u2019altra parte, <strong><u>pare ambire a<\/u><\/strong> \u201c<strong><em><u>una portata che trascende la sfera economica<\/u><\/em><\/strong>\u201d, <strong>attribuendo a se stesso<\/strong> \u201c<strong><em>una naturale attitudine espansiva come <u>elemento pervasivo dell\u2019ordine sociale<\/u><\/em><\/strong>\u201d (<strong>P.Ridola<\/strong>, <em>Diritti di libert\u00e0 e mercato nella \u201ccostituzione europea<\/em>, in Associazione Italiana dei Costituzionalisti, Annuario 1999, <em>La costituzione europea<\/em>, Atti del XIV Convegno annuale, Perugia, 7-8-9 ottobre 1999, Padova, Cedam 2000, 352).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Approfondendo il primo concetto, Giorgio Agamben ricorda che <strong>la<\/strong> \u201c<strong>teologia economica<\/strong>\u201d <strong>sostituisce alla pi\u00f9 nota <\/strong>\u201c<strong>teologia politica<\/strong>\u201d (\u201c<em>che fonda nell\u2019unico Dio la trascendenza del potere sovrano<\/em>\u201d) \u201c<strong><em>l\u2019idea di un\u2019oikonomia<\/em><\/strong><em>, concepita come <strong>un ordine immanente<\/strong> \u2013 <strong>domestico e non politico in senso stretto<\/strong> \u2013 tanto della vita divina che di quella umana<\/em>\u201d. Dalla \u201c<strong><u>teologia politica<\/u><\/strong>\u201d, continua il noto filosofo, \u201c<strong><em>derivano la filosofia politica e la teoria moderna della sovranit\u00e0<\/em><\/strong>\u201d; dalla \u201c<strong><u>teologia economica<\/u><\/strong>\u201d deriva invece \u201c<strong><em>la biopolitica moderna <u>fino all\u2019attuale trionfo dell\u2019economia e del governo su ogni altro aspetto della vita sociale<\/u><\/em><\/strong>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non \u00e8 possibile illustrare n\u00e8 riassumere, in questa sede, il complesso, articolato e dotto studio di Giorgio Agamben.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ai nostri fini \u00e8 tuttavia importante ricordare che <strong><u>l\u2019oikonomia \u00e8 l\u2019attivit\u00e0 svolta secondo la volont\u00e0 di Dio<\/u><\/strong>, ci\u00f2 che esprime il piano divino, <strong>l\u2019attivit\u00e0 ordinata a un fine<\/strong> (<strong>G.Agamben<\/strong>, <em>op. cit.<\/em>, 40). E\u2019 <strong>la relazione d\u2019ordine fra le leggi generali fissate da Dio e le singole volont\u00e0 particolari<\/strong> (libere di convenire sui reciproci interessi ed aspettative) e <strong><u>rappresenta una specifica arte di governo<\/u><\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Cos\u00ec come Dio<\/strong>, in quanto sovrano, non deve agire \u201c<em>dal principio alla fine secondo volont\u00e0 particolari, moltiplicando all\u2019infinito i suoi interventi miracolosi<\/em>\u201d (cos\u00ec da evitare il \u201c<em>caos e, per cos\u00ec dire, un pandemonio di miracoli<\/em>\u201d), ma \u201c<strong><em>deve regnare e non governare<\/em><\/strong><em>, <strong>fissare le le leggi e le volont\u00e0 generali<\/strong> e lasciare al gioco contingente delle cause occasionali e delle volont\u00e0 particolari la loro pi\u00f9 economica esecuzione<\/em>\u201d (<strong>G.Agamben<\/strong>, <em>op. cit.<\/em>, 295-296), <strong>allo stesso modo<\/strong> <strong><u>il Legislatore deve limitarsi a fornire le regole di diritto che disciplinano lo svolgimento dei fatti economici<\/u><\/strong>, <strong><u>lasciando questi pienamente liberi di esplicarsi<\/u><\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Gli Stati<\/strong> devono cio\u00e8 assumere la figura di <strong>soggetti neutrali rispetto ai fatti economici<\/strong> che si svolgono nei loro territori e la funzione di <strong>arbitri<\/strong>, che si limitano ad esercitare un ruolo di controllo esterno ed imparziale, precipuamente finalizzato a ripristinare il libero gioco della concorrenza nel caso in cui questo risulti falsato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Sul <u>presupposto<\/u><\/strong>, <strong><u>indiscusso ed indiscutibile<\/u><\/strong> (proprio in quanto <strong>provvidenziale<\/strong>, <strong>fideistico<\/strong>) <strong><u>che la libera economia degli scambi e della concorrenza<\/u><\/strong> (ovvero l\u2019ordine economico delineato dall\u2019economia politica classica: sistema dei prezzi come sistema ottimale di allocazione delle risorse; armonia dei progetti economici individuali attraverso la naturale selezione della concorrenza) <strong><u>sia il modello ideale di convivenza<\/u> e di regolazione dei rapporti sociali<\/strong>, <strong><u>gli Stati devono dunque limitarsi a fissare le regole giuridiche che consentano<\/u><\/strong>, <strong>all\u2019interno del mercato unico<\/strong>, <strong><u>l\u2019equilibrio della concorrenza<\/u><\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong><u>La politica<\/u><\/strong>, accolto questo presupposto fideistico, questo dato pre-riflessivo di teologia economica, <strong><u>non pu\u00f2 fare altro che riconoscere ed imporre<\/u><\/strong>, con l\u2019autorit\u00e0 derivante dal suo ruolo, <strong><u>il sistema del mercato aperto e in libera concorrenza<\/u><\/strong>, <strong>introducendolo nel tessuto costituzionale come<\/strong> <strong>disciplina legislativa della concorrenza<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Tale sistema diventa cos\u00ec il frutto di <u>una decisione globale di natura politica<\/u><\/strong>, il cui <strong><u>contenuto<\/u><\/strong> consiste nel <strong>sottrarre al potere politico ed alla comunit\u00e0 sociale la direzione della vita economica<\/strong> <strong>e la composizione dei relativi conflitti socio-economici<\/strong>, <strong>per affidarli ad un<\/strong> \u201c<strong><em>procedimento astratto<\/em><\/strong>\u201d: \u201c<strong><em><u>la competizione<\/u><\/em><\/strong>\u201d [<strong>F.B\u00f6hm<\/strong>, <em>Wettbewerb und Monopolkampf, Eine Untersuchung zur Frage des wirtschaftlichen Kampfrechts und zur Frage der rechtlichen Struktur der geltenden Wirtschaftordnung<\/em>, Berlin, Heymann 1933, 107, cit. in <strong>L.Di Nella<\/strong>, <em>La scuola di Friburgo o dell\u2019ordoliberalismo<\/em>, in <strong>N.Irti<\/strong> (a cura di), <em>Diritto ed economia. Problemi e orientamenti teorici<\/em>, Padova, Cedam 1999, 202].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Siffatta <strong><u>decisione<\/u><\/strong> \u00e8, a sua volta, <strong><u>l\u2019atto<\/u><\/strong> \u201c<strong><u>costituzionale<\/u><\/strong>\u201d <strong>che d\u00e0 forma politica all\u2019ordine economico liberale classico<\/strong> (pur mancando un soggetto politico portatore di quell\u2019ordine) e <strong><u>che instaura il c.d.<\/u><\/strong> \u201c<strong><em><u>ordine giuridico dell\u2019economia<\/u><\/em><\/strong>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Espressione nella quale <strong><u>il termine<\/u><\/strong> \u201c<strong><em><u>ordine<\/u><\/em><\/strong>\u201d, quale concetto positivamente valutato (poich\u00e8 consente il libero gioco o, come si suol dire, la \u201c<em>democrazia<\/em>\u201d della concorrenza), <strong><u>esprime il valore a cui si deve ricondurre la validit\u00e0 dell\u2019ordinamento<\/u><\/strong> [cio\u00e8 dell\u2019intreccio di regole e principi dedicati alle politiche economiche e finanziarie (nel nostro caso comunitarie e nazionali)] <strong>e la possibilit\u00e0 stessa di riconoscerlo come una<\/strong> \u201c<strong><em><u>costituzione<\/u><\/em><\/strong>\u201d, concepita non in senso normativo tradizionale (la Costituzione come \u201c<em>norma<\/em>\u201d), ma in senso \u201c<strong><em><u>ordinamentale<\/u><\/em><\/strong>\u201d, ovvero <strong>come<\/strong> <strong>un<\/strong> \u201c<strong><em><u>nuovo ordine giuridico-economico<\/u><\/em><\/strong>\u201d. Un ordine-costituzione \u201c<em>dotato di una propria logica<\/em>\u201d, (asseritamente) \u201c<strong><em>situato a un livello superiore rispetto allo stato nazionale<\/em><\/strong><em>, ritenuto compatibile con il piano della legalit\u00e0 costituzionale interna, perch\u00e8 <strong>apparentemente<\/strong> incentrato sulla mera riscrittura di regole tecniche e sulla riorganizzazione della strumentazione ordinaria di azione economica e finanziaria dei governi<\/em>\u201d e <strong>dotato di<\/strong> \u201c<strong><em><u>carattere prescrittivo<\/u><\/em><\/strong>\u201d <strong>per la sua sola e semplice<\/strong> \u201c<strong><em>vitalit\u00e0 fattuale<\/em><\/strong>\u201d (<strong>L. Patruno<\/strong>, <em>Il modello istituzionale europeo e l\u2019idea di costituzione<\/em>, Ed. Giappichelli, Torino, 2006, 166), <strong>cio\u00e8 per la forza<\/strong> (<strong>legittimante<\/strong>) <strong>dei fatti che ne hanno imposto le norme<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E\u2019 <strong>la<\/strong> \u201c<strong><em><u>nuova costituzione economica europea<\/u><\/em><\/strong>\u201d, <strong><u>l\u2019ordine giuridico<\/u><\/strong> \u201c<strong><em><u>materiale<\/u><\/em><\/strong>\u201d <strong><u>della UE<\/u><\/strong> a cui si riferiva l\u2019accademico dell\u2019Universit\u00e0 di Chieti-Pescara citato nella parte conclusiva del mio precedente articolo (<a href=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=14453\">http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=14453<\/a>) (ed al quale l\u2019equilibrio di bilancio &#8211; per tornare all\u2019opinione espressa da quello stesso cattedratico &#8211; \u00e8 notoriamente funzionale).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Un ordine giuridico<\/strong> \u201c<strong><em>materiale<\/em><\/strong>\u201d <strong><u>del tutto indipendente dalla nostra Costituzione formale<\/u><\/strong>, \u201c<strong><em><u>ma anche dalla rilevanza dei problemi di partecipazione<\/u>, <u>uguaglianza e integrazione sociale che essa reca con s\u00e9<\/u><\/em><\/strong>\u201d (<strong>L.Patruno<\/strong>, <em>Addio \u201ccostituzione\u201d europea? I nomi: Trattato, Costituzione; la cosa: il diritto europeo<\/em>, <em>Costituzionalismo.it<\/em>, fasc. 2\/2007: <a href=\"http:\/\/www.costituzionalismo.it\/articoli\/250\/\">http:\/\/www.costituzionalismo.it\/articoli\/250\/<\/a>), <strong><u>la cui supremazia sul diritto interno degli Stati<\/u><\/strong> &#8211; <strong>dopo la decisione assunta dal Consiglio europeo del 21-22 giugno 2007 di cancellare il termine<\/strong> \u201c<strong><em>costituzione<\/em><\/strong>\u201d <strong>dal lessico istituzionale europeo<\/strong> e conseguentemente di <strong>escludere che ai trattati riformandi si potesse attribuire<\/strong>, anche indirettamente, <strong>una qualsiasi valenza costituzionale<\/strong> &#8211; <strong><u>viene sancita addirittura per iscritto<\/u><\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Al par. 3 delle sue conclusioni, il Consiglio affermava infatti che, per quanto attiene al primato del diritto dell\u2019UE sul diritto degli Stati membri, la Conferenza intergovernativa avrebbe dovuto adottare <strong>un\u2019apposita Dichiarazione<\/strong>, <strong>da allegare al Trattato riformato<\/strong>, <strong>che richiamasse il gi\u00e0 esistente <em>case-law <\/em>della Corte di giustizia delle comunit\u00e0 europee<\/strong>. In particolare, il Consiglio ribadiva che la Conferenza avrebbe dovuto concordare sulla seguente Dichiarazione: \u201c<em>La Conferenza ricorda che in accordo con il ben definito case-law della Corte di giustizia dell\u2019UE i Trattati e il diritto adottato dall\u2019Unione sulla base dei Trattati hanno preminenza sul diritto degli Stati membri, alle condizioni fissate dal suddetto case -law<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>A parte<\/strong> <strong><u>l\u2019evidente paradosso<\/u><\/strong> (<strong><u>o penoso espediente?<\/u><\/strong>) <strong><u>sul quale poggia la surriferita decisione del Consiglio europeo<\/u><\/strong> [consistente, <strong>da una parte<\/strong>, nell\u2019abbandonare esplicitamente l\u2019idea di una \u201c<em>costituzione<\/em>\u201d europea e, <strong>dall\u2019altra<\/strong>, nello stabilire che venga affermata &#8211; in una specifica Dichiarazione da allegare al nuovo Trattato- la supremazia del diritto comunitario sul diritto interno degli Stati membri secondo lo schema messo a punto dalla Corte di giustizia dell\u2019UE, <strong>la quale ha sempre motivato detta supremazia definendo i Trattati<\/strong> \u201c<strong><em>la Carta costituzionale fondamentale della Comunit\u00e0<\/em><\/strong>\u201d (sent. 23 aprile 1986, causa 294\/83, <em>Les Verts c. Parlamento<\/em>, in <em>Racc<\/em>., p.1339) <strong>o<\/strong>, <strong>quantomeno<\/strong>, <strong>vedendo in essi<\/strong>, fin dall\u2019inizio, <strong>la ratifica di un ordinamento autonomo, dotato di immediata rilevanza pratica<\/strong>, <strong>un ordine giuridico <em>sui generis<\/em><\/strong> (sent. 5 febbraio 1963, causa 26\/62, <em>NvAlgemene Transport-en Expedite Onderneming van Gend en Loos c. Nederlandse Administratie der belastingen<\/em>, in <em>Racc<\/em>., p.3), il punto di partenza (e infine di arrivo) del processo di costituzionalizzazione europeo], <strong><u>il<\/u><\/strong> \u201c<strong><em><u>primato<\/u><\/em><\/strong>\u201d <strong><u>dallo stesso affermato ed imposto<\/u> non deriverebbe dunque<\/strong> \u201c<strong><em>dalla superiorit\u00e0 gerarchicamente codificata di un Trattato internazionale<\/em><\/strong>\u201d, <strong>quanto <\/strong>\u201c<strong><em><u>dal <\/u><\/em><u>farsi<\/u><\/strong>,<strong><em> <u>dall\u2019 <\/u><\/em><u>imporsi <em>di un ordinamento giuridico<\/em><\/u><em> (<u>quello comunitario<\/u>, appunto) <u>di nuovo genere<\/u><\/em><\/strong>\u201d (<strong>L.Patruno<\/strong>, <em>op. ult. cit<\/em>.) che, \u201c<strong><em>nascendo dall\u2019instaurazione di un mercato comune<\/em><\/strong>\u201d, non avrebbe potuto \u201c<em>limitarsi a creare obblighi reciproci fra Stati contraenti, ma <strong>doveva necessariamente far sentire i propri effetti su tutti i soggetti gravitanti nell\u2019area del libero scambio certificata e garantita dal Trattato di Roma<\/strong>, anche, dunque, sulle persone fisiche e giuridiche degli Stati membri<\/em>\u201d (Corte di Giustizia delle Comunit\u00e0 europee, sent. 5 febbraio 1963, causa 26\/62, <em>NvAlgemene Transport-en Expedite Onderneming van Gend en Loos c. Nederlandse Administratie der belastingen<\/em>, <em>cit<\/em>., in <strong>L.Patruno<\/strong>, <em>op. ult. cit<\/em>.).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong><u>Una superiorit\u00e0<em> in progress<\/em><\/u><\/strong>,<strong> <u>non giustificabile dal punto di vista del costituzionalismo democratico<\/u>, rimanendo<\/strong>, come vedremo,<strong> irrisolto <\/strong>(o, meglio,<strong> risolto a monte<\/strong>,<strong> con la sua strategica rimozione<\/strong>)<strong> il problema della legittimazione democratica di siffatto ordinamento.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Un ordinamento<\/strong>, quello del mercato regolato giuridicamente, al quale la teorica ordoliberista &#8211; <strong>rappresentandolo come <\/strong>\u201c<strong><em>l\u2019istituzione presuntivamente pi\u00f9 sociale rivolta alla distribuzione dei beni<\/em><\/strong>\u201d (<strong>L. Di Nella<\/strong>, <em>La scuola di Friburgo o dell\u2019ordoliberalismo<\/em>, in <strong>N.Irti<\/strong> (a cura di), <em>Diritto ed economia. Problemi e orientamenti teorici<\/em>, Padova, Cedam 1999, 179) &#8211; <strong><u>attribuisce pure l\u2019attitudine a svolgere una funzione sociale<\/u><\/strong><u> <strong>di strutturazione democratica<\/strong><\/u>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il che ci conduce al secondo concetto a cui abbiamo in precedenza accennato, ovvero alla supposta \u201c<strong><em>attitudine espansiva<\/em><\/strong>\u201d, quale \u201c<strong><em>elemento pervasivo dell\u2019ordine sociale<\/em><\/strong>\u201d del mercato concorrenziale regolato giuridicamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Concetto <strong><u>la cui logica<\/u><\/strong> <strong>\u00e8 direttamente ricavabile dalla parole di<\/strong> <strong>F.B\u00f6hm<\/strong>: \u201c<strong><em>l\u2019ordine della concorrenza<\/em><\/strong>\u201d, afferma il padre dell\u2019ordoliberalismo, \u201c<strong><em>si qualifica come una ideale base sociale per un ordinamento democratico dello Stato<\/em><\/strong><em>. Esso infatti si fonda sull\u2019idea di sfruttare al massimo la possibilit\u00e0 di coordinamento dei liberi individui con l\u2019impiego ingegnoso delle leggi di reazione psicologica, delle regole sociali del gioco e degli ordinamenti civilistici e di concedere alla subordinazione della persona, a mezzo di poteri di comando e di pianificazione, solamente quel margine minimo che gli \u00e8 necessario per proteggere l\u2019ordine della libert\u00e0 e per impedire il formarsi delle tipiche situazioni sociali di ingiustizia<\/em>\u201d. <strong>La libert\u00e0 politica<\/strong>, in tale situazione, <strong>si realizza allorch\u00e8 la libera dipendenza dei consociati dalle leggi di mercato \u00e8 il frutto dell\u2019applicazione delle regole della concorrenza<\/strong>: \u201c<em>si tratta di nessi di ordine che hanno il carattere di quotidiani processi di votazione e di scelta, di procedimenti che vengono attivati a mezzo dei consociati ed ai quali i consociati stessi reagiscono come di fronte alle elezioni politiche. <strong><u>Ogni giorno milioni di massaie e di consumatori si avviano al mercato muniti di schede elettorali in forma di banconote<\/u><\/strong>, <strong>si orientano tra i beni offerti sulla base dei prezzi e dell\u2019apparenza e fanno una scelta in forma di decisione di acquisto conformemente al loro giudizio ed alla loro scala dei bisogni<\/strong> [&#8230;] [il] <strong><u>giornaliero processo di votazione<\/u><\/strong> e di scelta avviato dai consumatori <strong>influisce e determina tutte le decisioni e le pianificazioni economiche elaborate in tutti i settori e livelli della struttura del sistema produttivo<\/strong>. Se osservate con attenzione, <strong><u>le cosiddette leggi di mercato non sono altro che una democrazia plebiscitaria attiva in ogni momento<\/u><\/strong>, spinta agli estremi e tecnicamente perfezionata al massimo, <strong><u>un referendum popolare che dura tutto l\u2019anno<\/u> e si svolge dalla mattina fino alla notte inoltrata, <u>la pi\u00f9 ideale forma tecnica della democrazia oggi esistente<\/u><\/strong>. Con ci\u00f2 giungiamo al risultato: <strong>l\u2019economia di mercato si concilia con la costituzione democratica dello Stato<\/strong> [&#8230;] perch\u00e8 si combina alla perfezione con la democrazia politica in quanto <strong>essa stessa esprime un processo democratico<\/strong>. Di democratico vi \u00e8 poi nell\u2019ordine della concorrenza anche questo, che <strong>esso rispetta i desideri di consumo dei cittadini nella forma e nei contenuti in cui essi effettivamente sono fatti valere<\/strong><\/em>\u201d (<strong>F.B\u00f6hm<\/strong>, <em>Wirtschaftsordnung und Staatsverfassung<\/em>, in E-J.Mestm\u00e4cker (a cura di), <em>Freiheit und Ordnung in der Marktwirtschaft<\/em>, Baden &#8211; Baden, Nomos 1980, 87-88, cit. in <strong>L.Di Nella<\/strong>, <em>La scuola di Friburgo o dell\u2019ordoliberalismo<\/em>, cit. 206-207).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Esamineremo tra poco su quali suggestioni \u00e8 costruita tale \u201c<em>logica<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Prima, per\u00f2, dobbiamo occuparci del <strong><u>presupposto fideistico<\/u> su cui poggia il paradigma ordoliberalista<\/strong>, ovvero <strong>l\u2019idea<\/strong>, <strong>assunta a postulato<\/strong>, <strong>che la libera economia degli scambi e della concorrenza sia il modello ideale di convivenza e di regolazione dei rapporti socio-economici<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong><u>L\u2019atto di fede<\/u><\/strong> consiste dunque nel <strong>recepire<\/strong>, <strong>come un dato oggettivo<\/strong> (o, meglio, <strong>provvidenziale<\/strong>) <strong>l\u2019idea che il modello economico neo-liberista<\/strong> (o capitalista), libero dai vincoli, dalle restrizioni o dai condizionamenti posti dalle democrazie costituzionali del secondo dopoguerra, <strong>conduca di per s\u00e9 ad un maggior benessere sociale<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>A confutare questo<\/strong> <strong>assunto<\/strong> \u201c<strong><em>teologico<\/em><\/strong>\u201d, distante anni luce dalla realt\u00e0 storico-economica, <strong>aveva gi\u00e0 provveduto<\/strong> <strong>Costantino Mortati<\/strong>, spiegando, a proposito del liberalismo <em>post <\/em>rivoluzione francese, che \u201c<em>nel campo dei rapporti della produzione e dello scambio si riteneva che le scelte individuali dominate dalle leggi economiche, in s\u00e9 razionali, riescono, se lasciate libere in un regime di piena concorrenza, a realizzare meccanicamente l\u2019optimum di benessere sociale<\/em>\u201d, ma che \u201c<strong><em><u>la fallacia di tale concezione della libert\u00e0<\/u><\/em><\/strong><em>, che potrebbe definirsi extra-temporale perch\u00e9 <strong>assunta senza alcuna considerazione delle condizioni necessarie al suo esercizio<\/strong>, <strong><u>doveva essere dimostrata dall\u2019esperienza storica<\/u><\/strong>, <strong>da cui risult\u00f2 come la libera gara delle iniziative economiche private<\/strong>, da una parte, <strong>conduceva a mettere in condizioni di grave inferiorit\u00e0 gli esclusi dal possesso dei mezzi di produzione<\/strong>, e, dall\u2019altra, <strong>promuoveva la concentrazione di questi ultimi in poche mani<\/strong>, con la conseguente eliminazione dei benefici della concorrenza<\/em>\u201d (<strong>C.Mortati<\/strong>, <em>Istituzioni di diritto pubblico<\/em>, Tomo I, Decima edizione, Padova 1991, 146).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Proprio in quest\u2019ottica appare dunque singolare quell\u2019annotazione (\u201clanciata\u201d su <em>Facebook<\/em>) del precitato accademico dell\u2019Universit\u00e0 di Chieti-Pescara, che definiva il contenuto di un mio articolo (\u201c<em>Il corpo estraneo<\/em>\u201d: <a href=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=13680\">http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=13680<\/a>) \u201c<em>una simpatica teoria politica, priva di qualsiasi senso giuridicamente fondato<\/em>\u201d: <strong>definire una<\/strong> \u201c<strong><em>teoria politica<\/em><\/strong>\u201d <strong>l\u2019argomento<\/strong> (che \u00e8 invece <strong>strettamente giuridico<\/strong>) della incompatibilit\u00e0 tra i vincoli di bilancio introdotti dalla legge costituzionale n.1\/2012 e la forma sociale dello Stato configurata dalla nostra Costituzione del 1948, <strong>senza pensare che <u>la tesi alternativa non si regge su una<\/u><\/strong> \u201c<strong><em><u>teoria<\/u><\/em><\/strong>\u201d, <strong><u>ma su un vero e proprio atto di fede<\/u><\/strong>, \u00e8 infatti <strong>una curiosa svista che<\/strong>, <strong>se non fosse per la sua tragica ricaduta sul piano delle conseguenze sociali<\/strong>, <strong>risulterebbe anche involontariamente buffa e divertente<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Mentre<\/strong> tuttavia <strong>il pensiero ordoliberista costruiva<\/strong>, in ambito europeo e <strong><u>su quest\u2019atto di fede<\/u><\/strong> (contraddetto dall\u2019esperienza storica), <strong>la sua concezione ordinatrice <u>teoricamente<\/u> foriera di benessere sociale<\/strong>, <strong><u>la storia di questi ultimi anni<\/u><\/strong> &#8211; <strong>caratterizzata dalla crisi economico-finanziaria<\/strong> (\u201c<strong><em><u>esito obbligato<\/u> di una crisi generale della struttura economica capitalistica<\/em><\/strong><em> che, per oltre un trentennio si \u00e8 dispiegata nelle forme della finanza speculativa, capace di garantire una redditivit\u00e0 maggiore, in tempi sempre pi\u00f9 brevi<\/em>\u201d e prodotto delle sue leggi di funzionamento pi\u00f9 elementari, ossia del \u201c<em>modo in cui, nella nostra societ\u00e0, sono ripartite la propriet\u00e0 e la ricchezza, si scambiano le merci e si adopera il denaro<\/em>\u201d: <strong>G.Bucci<\/strong>, <em>Diritto e politica nella crisi della \u201cglobalizzazione\u201d<\/em>, in <em>Democrazia e diritto<\/em>, n.2, 2009), <strong>dal progressivo e generalizzato impoverimento dei popoli europei<\/strong>, <strong>dai fallimenti<\/strong>, <strong>dall\u2019emarginazione sociale<\/strong>, <strong>dai suicidi<\/strong>, <strong>dalla crescente disoccupazione<\/strong>, <strong>dalla precarizzazione del lavoro<\/strong>, <strong>dalla cancellazione delle conquiste sociali del secolo scorso<\/strong>, dalla prepotente sottomissione di interi popoli ai <em>dictat <\/em>delle <em>elites<\/em> dominanti &#8211; <strong><u>rivelava<\/u><\/strong>, <strong><u>ancora una volta<\/u><\/strong>, <strong><u>la fallacia di<\/u><\/strong><u> <strong>quell\u2019atto di fede<\/strong><\/u> ed <strong><u>assumeva i connotati di quel<\/u><\/strong> \u201c<strong><em><u>mattatoio<\/u><\/em><\/strong>\u201d (<strong>G.W.F.Hegel<\/strong>, <em>Vorlesungen \u00fcber die Philosophie der Geschichte <\/em>(1837), tr. it., <em>Lezioni sulla filosofia della storia<\/em>, Firenze, La Nuova Italia, 2001, 68) <strong><u>che avrebbe fatto a pezzi<\/u><\/strong>, con enorme spargimento di sangue (non soltanto metaforico) e inaudite sofferenze, <strong><u>tutti i pi\u00f9 elevati obiettivi programmatici delle Costituzioni democratiche novecentesche<\/u><\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ed \u00e8 per questo che la curiosa svista a cui ho accennato sopra appare nient\u2019affatto simpatica o divertente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Passando ora alla <strong><u>presunta democraticit\u00e0 costituzionale della teorica ordoliberale<\/u><\/strong> (e, dunque, all\u2019asserita funzione sociale del mercato concorrenziale), <strong>la prima cosa che sorprende \u00e8 il concetto stesso di democrazia da questa proposto<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel pensiero ordoliberista, <strong><u>la democrazia<\/u><\/strong> non consiste o, meglio, <strong>non si identifica<\/strong> con il compito, <strong>con il dovere primario e irrinunciabile dello Stato di rendere effettiva l\u2019eguaglianza tra i cittadini<\/strong> (attivandosi con tutte le sue istituzioni per rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano di fatto l\u2019uguaglianza e la libert\u00e0 dei cittadini e ne impediscono il pieno sviluppo della personalit\u00e0 e l\u2019effettiva partecipazione alla cosa pubblica, cio\u00e8 l\u2019esercizio della sovranit\u00e0: art. 3 comma secondo Cost.), <strong>ma con <u>il rispetto dei loro<\/u><\/strong> \u201c<strong><em><u>desideri di consumo<\/u><\/em><\/strong>\u201d. Essa, in buona sostanza, <strong><u>si risolve in un sondaggismo permanente di mercato<\/u><\/strong> (agitato dalla concorrenza) <strong>nell\u2019ambito del quale la spesa della<\/strong> \u201c<strong><em>massaia<\/em><\/strong>\u201d <strong>corrisponde al suo voto elettorale<\/strong>, <strong>l\u2019offerta del sistema produttivo equivale ad una proposta politica e la banconota ad una scheda elettorale<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>La demenzialit\u00e0 di un paradigma che<\/strong> <strong>concepisce il processo<\/strong> (ed il progresso) <strong>democratico come una questione<\/strong> \u201c<strong><em>tecnica<\/em><\/strong>\u201d (la spesa della massaia) <strong>non trova spiegazione se non ipotizzando un disturbo mentale dei suoi propugnatori<\/strong>. E come tale sarebbe sufficiente liquidarlo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Va peraltro osservato &#8211; <strong>fingendo che il concetto di democrazia<\/strong> (fortemente regressivo sul piano del principio di eguaglianza) <strong>proposto dalla teoria della concorrenza sia una questione seria &#8211;<\/strong> che tale concetto <strong><u>si basa su una presunta uguaglianza degli attori della vita economica<\/u><\/strong>, siano essi produttori o consumatori, i quali \u201c<em>voterebbero<\/em>\u201d istantaneamente ogni giorno, strutturando cos\u00ec in modo \u201c<em>democratico<\/em>\u201d l\u2019ordine sociale della convivenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Equiparare il ricco al povero<\/strong>, <strong>il capitalista al salariato<\/strong>, <strong>assumendo che tali soggetti abbiano la stessa capacit\u00e0 di conoscere e di controllare i processi che influenzano i loro atti cognitivi e volitivi<\/strong>, <strong>o che abbiano gli stessi mezzi per informarsi o le stesse possibilit\u00e0 di evitare che a loro arrivino non solo<\/strong> \u201c<strong><em>i contenuti di un\u2019informazione selezionata e distorta<\/em><\/strong>\u201d, <strong>ma quelle<\/strong> \u201c<strong><em>griglie selettivo-distorsive<\/em><\/strong>\u201d (<strong>D.Zolo<\/strong>, <em>Da cittadini a sudditi. La cittadinanza politica vanificata<\/em>, Roma, Edizioni Puntorosso, 2007, 32-33) <strong>che consentono una determinata interpretazione dei fatti<\/strong>, <strong>significa <u>rovesciare la realt\u00e0<\/u><\/strong> (si pensi soltanto a come certi gruppi professionali organizzati, quali le grandi aziende capitalistiche, possano giovarsi di un accesso privilegiato ai <em>media<\/em>) <strong><u>e<\/u><\/strong>, <strong><u>con essa<\/u><\/strong>, <strong><u>rovesciare<\/u><\/strong> \u201c<strong><em>un postulato etico-politico della civilt\u00e0 contemporanea fatto proprio dall\u2019espressione pi\u00f9 avanzata del costituzionalismo del Novecento<\/em><\/strong>\u201d: <strong><u>il principio di eguaglianza<\/u><\/strong> (<strong>G.Ferrara<\/strong>, <em>La carta europea dei diritti. Da Weimar a Maastricht<\/em>, in <em>La Rivista del manifesto<\/em>, n.10, 2000: <a href=\"http:\/\/www.larivistadelmanifesto.it\/archivio\/10\/10A20001007.html\">http:\/\/www.larivistadelmanifesto.it\/archivio\/10\/10A20001007.html<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Rispetto a tale fantasiosa impostazione <strong>il Prof. Francesco Bilancia<\/strong> non ha mancato di segnalare come sia <strong>arduo<\/strong> \u201c<strong><em>considerare categorie omogenee e decisive<\/em><\/strong><em>, <strong>consapevoli ed agenti all\u2019unisono<\/strong>,<strong> i piccoli risparmiatori ed i consumatori<\/strong>, da un lato, e <strong>gli speculatori finanziari<\/strong>, <strong>i grandi investitori<\/strong>, <strong>le varie tipologie<\/strong> <strong>qualitative e dimensionali di imprese<\/strong>, dall\u2019altro<\/em>\u201d, rimarcando inoltre come sia <strong>difficile considerare<\/strong> \u201c<strong><em>credibile obiettivamente che il mercato<\/em><\/strong><em>, <strong>i mercati finanziari<\/strong>, <strong>siano macchine razionali<\/strong>, <strong>neanche come sintesi<\/strong> (operata da \u201cmani invisibili\u201d) <strong>della razionalit\u00e0 di tanti<\/strong>, <strong>migliaia<\/strong>, <strong>di soggetti diversi<\/strong><\/em>\u201d. \u201c<em>Vedo i mercati finanziari<\/em>\u201d &#8211; prosegue l\u2019autorevole costituzionalista &#8211; \u201c<em>governati, piuttosto, dall\u2019emozione, per non dire spesso dall\u2019isteria collettiva, dagli atteggiamenti di speculatori, questi si razionali, che interpretano il proprio ruolo, come si suol dire, anche giocando al ribasso; pi\u00f9 spesso governati da leggi imperscrutabili, in quanto composte da infinite variabili, molte delle quali inconoscibili, rispetto alle quali le giustificazioni che gli analisti formulano sugli andamenti dei mercati, finanziari e mobiliari, sembrano spesso ingenui tentativi di esorcizzare la paura dell\u2019ignoto, per non dire di predire il futurodegli sviluppi imprevedibili dell\u2019economia, almeno per le masse degli investitori<\/em>\u201d; ragion per cui \u201c<strong><em>una forte capacit\u00e0 di influenza sugli andamenti dei sistemi politici il capitale finanziario<\/em><\/strong><em>, <strong>in verit\u00e0<\/strong>, <strong>la possiede<\/strong>. <strong>Ma non quello governato dalla<\/strong> \u201c<strong>mano invisibile<\/strong>\u201d <strong>e quasi mai razionale del mercato<\/strong>, <strong>quanto piuttosto quello gestito dai sistemi di politica economica riconducibili a soggetti determinati<\/strong>, <strong>quali i gruppi transnazionali<\/strong><\/em>\u201d (<strong>F.Bilancia<\/strong>, <em>La crisi dell\u2019ordinamento giuridico dello stato rappresentativo<\/em>, Padova, Cedam, 2000, 101-102).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Vincolandosi alla superiore legalit\u00e0 costituzionale, il popolo, negli Stati costituzionali, ha imposto forme e limiti a se stesso e, dunque, all\u2019esercizio della sua sovranit\u00e0. Ci\u00f2 al fine di \u201c<strong><em>impedire l\u2019impunita riemersione dei poteri forti<\/em><\/strong><em> e la sopraffazione delle contingenti maggioranze uscite vittoriose dai procedimenti elettorali<\/em>\u201d e \u201c<strong><em>cercando di ridurre<\/em><\/strong><em> (e questo dovrebbe essere il parametro per poter valutare una presunta continuit\u00e0 tra gli stati costituzionali europei e l\u2019ordinamento comunitario) <strong>la portata e la consistenza di quella \u201cfinzione\u201d che nello Stato liberale moderno discendeva da un sistema rappresentativo che<\/strong>, <strong>pur affermando in linea di principio la propria derivazione dalla sovranit\u00e0 popolare<\/strong> (e dunque postulando un qualche collegamento legittimante tra organi statali e collettivit\u00e0 popolare), <strong>discriminava in concreto i cittadini in <\/strong>\u201c<strong>attivi<\/strong>\u201d<strong> e <\/strong>\u201c<strong>passivi<\/strong>\u201d<strong> a seconda del loro censo e riservava i diritti politici a una ristretta cerchia di privilegiati<\/strong><\/em>\u201d. \u201c<strong><em>L\u2019emarginazione del momento politico-rappresentativo in favore di una democrazia imperniata sull\u2019esercizio diretto delle proprie libert\u00e0 economiche<\/em><\/strong><em> [&#8230;] <strong>\u00e8 fatalmente funzionale<\/strong><\/em>\u201d, nella teorica ordoliberista (e, quindi, nell\u2019ordinamento giuridico dell\u2019Unione), \u201c<strong><em>alla riespansione di quella <\/em><\/strong><em>\u201c<strong>finzione<\/strong>\u201d [&#8230;] <strong>e alla sua passiva accettazione<\/strong><\/em>\u201d (<strong>L.Patruno<\/strong>, <em>Il modello istituzionale europeo e l\u2019idea di costituzione<\/em>, <em>op. cit<\/em>., 181-182-183).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>L\u2019asserita democraticit\u00e0 del mercato concorrenziale regolato giuridicamente<\/strong> (connaturata al suo spontaneo sondaggismo permanente) non \u00e8 dunque solo il frutto di una logica un tantino disturbata, ma <strong>\u00e8<\/strong> <strong>un <\/strong>\u201c<strong>falso ideologico<\/strong>\u201d, <strong><u>una menzogna<\/u><\/strong>, <strong><u>pensata peraltro a fini strumentali<\/u><\/strong>, ovvero per sostenere che la \u201c<em>naturale attitudine espansiva<\/em>\u201d della libert\u00e0 di mercato, \u201c<em>come elemento pervasivo dell\u2019ordine sociale<\/em>\u201d all\u2019interno della costruzione comunitaria <strong><u>non comporterebbe<\/u> <\/strong>\u201c<strong><em><u>alcuna frattura rispetto alla forma costituzionale degli stati europei<\/u><\/em><\/strong><em>, <strong><u>ma semmai la continuazione<\/u> o<\/strong>, <strong>tutt\u2019al pi\u00f9<\/strong>, <strong>un aggiornamento della linea di tendenza presente nello <\/strong>\u201c<strong>Stato costituzionale di questo secolo<\/strong>\u201d<\/em> (<strong>P.Ridola<\/strong>,<em> Diritti di libert\u00e0 e mercato nella \u201ccostituzione europea<\/em>, cit., 353, cit. in <strong>L.Patruno<\/strong>, <em>Il modello istituzionale europeo e l\u2019idea di costituzione<\/em>, <em>op. cit<\/em>., 179). <em>Questo perch\u00e8 anche l\u2019ordinamento comunitario prevederebbe che il mercato, al pari di ogni altro aspetto della vita sociale, sia appunto un mercato regolato [&#8230;], \u201ccondizionato\u201d e \u201ccostituito\u201d dall\u2019espansione della sfera pubblica europea e <strong>rimodulato alla luce di quei nuovi fini che<\/strong>, a partire dagli anni novanta del XX secolo [&#8230;], <strong>avrebbero sempre di pi\u00f9 orientato la direzione del processo<\/strong> \u201c<strong>costituente<\/strong>\u201d <strong>europeo verso mete di<\/strong> \u201c<strong>integrazione positiva<\/strong>\u201d: la protezione sociale, il livello elevato di occupazione, lo sviluppo armonioso e sostenibile delle attivit\u00e0 economiche, insomma <strong>tutti quegli obiettivi gi\u00e0 inscritti nel patrimonio genetico dello Stato sociale costituzionale<\/strong><\/em>\u201d (<strong>L.Patruno<\/strong>, <em>Il modello istituzionale europeo e l\u2019idea di costituzione<\/em>, <em>op. cit<\/em>., 179).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong><u>A tale assunto \u00e8 facile obiettare<\/u><\/strong> che, <strong>in un contesto funzionalizzato al solo obiettivo della<\/strong> \u201c<strong><em>instaurazione di un mercato unico e di un\u2019unione economica e monetaria<\/em><\/strong>\u201d (i cui principi direttivi sono quelli indicati dall\u2019art. 119 TFUE, tra i quali spicca la \u201c<em>stabilit\u00e0 dei prezzi<\/em>\u201d), <strong>l\u2019utilizzo di espressioni come<\/strong> \u201c<strong><em>protezione sociale<\/em><\/strong>\u201d, \u201c<strong><em>elevato livello di occupazione<\/em><\/strong>\u201d, \u201c<strong><em>elevato livello di protezione dell\u2019ambiente<\/em><\/strong>\u201d, \u201c<strong><em>sviluppo armonioso, equilibrato e sostenibile delle attivit\u00e0 economiche<\/em><\/strong>\u201d <strong>significa<\/strong> \u201c<strong><em><u>evocare principi ed obiettivi riferibili alle conquiste di civilt\u00e0 giuridica dello Stato sociale di diritto<\/u><\/em><\/strong>\u201d <strong><em><u>curvandone<\/u><\/em><u> per\u00f2 la portata e condizionandone<\/u><\/strong> \u201c<strong><em><u>il significato in funzione del fine specifico della Comunit\u00e0<\/u><\/em><\/strong>\u201d (<strong>G.Ferrara<\/strong>, <em>I diritti politici nell\u2019ordinamento europeo<\/em>, in Associazione Italiana dei Costituzionalisti, Annuario 1999, <em>La Costituzione europea<\/em>. Atti del XIV Convegno annuale, Padova, 2000, 496).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se pertanto, da un lato, \u201c<em>la progressiva immissione nell\u2019ordinamento comunitario di principi politico-ideologici di evidente natura costituzionale [&#8230;] sembra [&#8230;] <strong>volta soprattutto a consentire che le corti costituzionali nazionali rinuncino ad esercitare un controllo di costituzionalit\u00e0 nei confronti della normativa comunitaria secondaria<\/strong> (regolamenti e direttive)<\/em>\u201d (<strong>C.Amirante<\/strong>, <em>Costituzionalismo e Costituzione nel nuovo contesto europeo<\/em>, Torino, Giappichelli, 2003, p. XVIII),\u00a0 appare, dall\u2019altro, \u201c<strong><em><u>evidente<\/u> <u>la mistificazione<\/u> <u>operata con il riconoscimento dei diritti sociali<\/u><\/em><\/strong>\u201d <strong>nei Trattati UE<\/strong>. Questi <strong><u>li citano<\/u><\/strong>, <strong><u>ma garantiscono ed istituzionalizzano l\u2019economia di mercato in libera concorrenza<\/u><\/strong>, \u201c<strong><em><u>senza limiti<\/u><\/em><\/strong><em>, <strong>la quale non solo detiene il rapporto di forza e di supremazia da un punto di vista materiale<\/strong>, <strong>ma ha la forza di ottenere la trascrizione \u201ccostituzionale\u201d di tale rapporto<\/strong><\/em>\u201d (<strong>A.Algostino<\/strong>, <em>Democrazia sociale e libero mercato: Costituzione italiana versus \u201ccostituzione europea\u201d?<\/em>, <em>Costituzionalismo.it<\/em>, Fascicolo 1\/2007, 21 febbraio 2007: <a href=\"http:\/\/www.costituzionalismo.it\/articoli\/243\/\">http:\/\/www.costituzionalismo.it\/articoli\/243\/<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong><u>Ci\u00f2 avviene a discapito della democrazia sociale<\/u><\/strong>, <strong><u>sottraendo l\u2019economia alla politica<\/u><\/strong>, <strong><u>al controllo democratico<\/u><\/strong> [ricorda in proposito <strong>la Prof. Alessandra Algostino<\/strong>, <strong>citando anche il Prof. Francesco Bilancia<\/strong>, che \u201c<em>ogni volta che si cedono competenze all\u2019Unione Europea, ovvero che essa si sostituisce allo stato, <strong>si verifica una sottrazione di democrazia in favore della legge del mercato capitalistico<\/strong>; si attua \u201c<strong>una neutralizzazione della dimensione politica del sistema<\/strong>\u201d, un \u201c<strong>depotenziamento della rappresentanza politica<\/strong>\u201d, <strong>riducendo la democrazia<\/strong> (come partecipazione effettiva al governo) <strong>a mera forma<\/strong> (cfr. <strong>F.Bilancia<\/strong>, Referendum, populismo e moneta unica. A proposito della costituzione europea, in Costituzionalismo.it, 16 giugno 2005)<\/em>\u201d; ribadisce anche il noto filosofo e sociologo <strong>Ralf Gustav Dahrendorf<\/strong> che \u201c <em>nonostante tutte le riforme [&#8230;], <strong>tutto quello che viene deciso in europa \u00e8 sottratto al controllo democratico<\/strong>. <strong>Pi\u00f9 Europa significa sempre anche meno democrazia<\/strong><\/em>\u201d (<strong>R.G.Dahrendorf<\/strong>, <em>La societ\u00e0 riaperta, dal crollo del muro alla guerra in Iraq<\/em>, Laterza, Roma-Bari 2005, 322)].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Con particolare riferimento al lavoro ed all\u2019eguaglianza ne abbiamo parlato qui: <a href=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=13343\">http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=13343<\/a> e qui: <a href=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=13515\">http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=13515<\/a> ed in questa sede non serve ripeterci.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019asserita continuit\u00e0 del \u201c<em>nuovo ordine giuridico-economico<\/em>\u201d, della \u201c<em>nuova costituzione economica europea<\/em>\u201d con \u201c<em>la forma costituzionale degli Stati europei<\/em>\u201d <strong>ci conduce<\/strong> d\u2019altra parte, <strong>alla <u>questione conclusiva<\/u><\/strong>, <strong>ma<\/strong> <strong><u>importantissima<\/u><\/strong>, <strong>di questo lungo<\/strong>, ma (spero) chiarificatore, <strong>articolo<\/strong>, ovvero alla (<strong>duplice<\/strong>) <strong>tematica della <u>legittimazione democratica di tale ordinamento<\/u> e della <u>sua compatibilit\u00e0 con la legalit\u00e0 costituzionale interna degli stati<\/u><\/strong>, <strong><u>con particolare riferimento allo Stato italiano<\/u><\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La prima questione, <strong>quella della <u>legittimazione<\/u><\/strong>, come abbiamo visto, <strong>\u00e8 stata risolta<\/strong>, dalle istituzioni dell\u2019Unione, per cos\u00ec dire \u201c<strong><em>a monte<\/em><\/strong>\u201d, <strong><u>con la sua strategica rimozione<\/u><\/strong>, mettendo per iscritto che \u201c<strong><em>i Trattati e il diritto adottato dall\u2019Unione sulla base dei Trattati hanno preminenza sul diritto degli Stati membri<\/em><\/strong>\u201d alle condizioni fissate dal <em>case-law<\/em> della Corte di giustizia dell\u2019UE.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Essa, pur essendo <strong>una questione congenita<\/strong> <strong>al processo di costruzione comunitario<\/strong>, si era <strong><u>riproposta con grande attualit\u00e0<\/u> proprio <u>nel momento in cui il Consiglio europeo aveva negato che i Trattati potessero<\/u><\/strong>, <strong><u>in futuro<\/u><\/strong>, <strong><u>essere qualificati<\/u><\/strong>, a qualsiasi titolo, <strong><u>come la<\/u><\/strong> \u201c<strong><em><u>Costituzione<\/u><\/em><\/strong>\u201d <strong><u>dell\u2019Unione<\/u><\/strong>, <strong>facendo cos\u00ec riaffiorare tutti i dubbi sull\u2019affermata<\/strong> (dalla Corte di Giustizia della UE) <strong>supremazia del diritto europeo sul diritto interno e sulle norme costituzionali degli Stati membri<\/strong>. E <strong><u>continua a proporsi ora<\/u><\/strong>, nonostante la decisione del Consiglio europeo e la conforme giurisprudenza della Corte di Giustizia della UE, <strong>per una serie di ragioni che ci apprestiamo ad indagare<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sappiamo, in primo luogo, che \u00e8 possibile distinguere tra <strong><u>una legittimazione basata sul diritto<\/u><\/strong> ed <strong><u>una legittimazione fondata sul consenso<\/u><\/strong>. Si distingue, a tal proposito, tra \u201c<strong><em><u>legalit\u00e0<\/u><\/em><\/strong>\u201d e \u201c<strong><em><u>legittimit\u00e0<\/u><\/em><\/strong>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong><u>N\u00e9 l\u2019una<\/u><\/strong>, <strong><u>n\u00e9 l\u2019altra appaiono concepibili<\/u><\/strong><u> <strong>se riferite all\u2019ordine giuridico-economico della UE<\/strong><\/u>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Quest\u2019ultimo<\/strong>, infatti, (discorrendo di \u201c<strong><em>legalit\u00e0<\/em><\/strong>\u201d) \u201c<strong><em><u>non conosce la legge n\u00e9 conosce la Costituzione<\/u><\/em><\/strong><em>, <strong>sicch\u00e8 non \u00e8 possibile ragionarvi di legalit\u00e0 secondo gli schemi tradizionali che sono stati elaborati in riferimento all\u2019ordinamento dello Stato<\/strong>. Che l\u2019ordinamento comunitario non conosca la legge sembra evidente: fermo restando che l\u2019imputazione della legge alla volont\u00e0 generale \u00e8 sempre (anche nella dimensione statuale) una <\/em>fictio<em>, <strong>nessuno potrebbe ragionevolmente proporre una finzione cos\u00ec estrema come quella che imputasse a quella volont\u00e0 il diritto comunitario derivato<\/strong>, <strong>che \u00e8 frutto di un processo decisionale nel quale la rappresentanza \u00e8 presente solo nella forma debole assicurata dal Parlamento europeo<\/strong> <strong>e<\/strong>, <strong>comunque<\/strong>, <strong>non possiede voce determinante<\/strong><\/em>\u201d (<strong>M.Luciani<\/strong>, <em>Legalit\u00e0 e legittimit\u00e0 nel processo di integrazione europea<\/em>, in <strong>G.Bonacchi<\/strong> (a cura di), <em>Una costituzione senza stato<\/em>, Bologna, Il Mulino 2001, 73-75).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Quanto alla costituzione<\/strong>, a prescindere dalla negazione espressa dal Consiglio europeo (<em>ut supra<\/em>), <strong>\u00e8 chiaro ed inconfutabile che<\/strong> \u201c<strong><em><u>una Costituzione europea in senso proprio non esiste<\/u><\/em><\/strong>. <em>La mancanza di un atto costituente riconducibile ad un popolo sovrano, il mancato ossequio del montesquieviano principio della separazione dei poteri, l\u2019assenza (almeno fino al Trattato di Amsterdam) di un compiuto catalogo dei diritti capace di porre sotto il principio guida dell\u2019uguaglianza formale e sostanziale i rapporti tra l\u2019Unione Europea ed i suoi cittadini, rivelano come si sia <strong>davvero distanti dall\u2019impalcatura filosofica e giuridica che sorregge il costituzionalismo moderno e contemporaneo<\/strong>, <strong>rappresentandone l\u2019essenza<\/strong>. La Costituzione europea, <strong>come<\/strong> \u201c<strong>atto di un popolo che crea un governo<\/strong>\u201d, <strong>come strumento di<\/strong> \u201c<strong>limitazione del potere e di garanzia dei diritti<\/strong>\u201d <strong>allo stato attuale non esiste<\/strong><\/em>\u201d. Il relativo progetto \u201c<em>si risolve e si surroga in <strong>un ordinamento giuridico non originario<\/strong> che, <strong>pur non trovando in s\u00e9 il titolo della propria legittimazione<\/strong>, <strong>\u00e8 comunque in grado di esprimere meccanismi propri di produzione e di applicazione di un diritto che<\/strong>, se alla prova dei fatti, si svela qualcosa di pi\u00f9 di un diritto internazionale, <strong>\u00e8 sicuramente ancora qualcosa di meno di un diritto costituzionale in senso proprio<\/strong><\/em>\u201d (<strong>S.Gambino<\/strong>, <em>L\u2019Unione Europea e la Costituzione italiana:<\/em> <em>prospettive e limiti del costituzionalismo europeo (in via di formazione)<\/em>, in <em>La costituzione materiale. Percorsi culturali e attualit\u00e0 di un\u2019idea<\/em>, <strong>A.Catelani<\/strong> e <strong>S.Labriola<\/strong> (a cura di), <em>Quaderni della Rassegna Parlamentare<\/em>, Giuffr\u00e8, Milano 2001, 472).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per tale ragione \u201c<em>in assenza di una costituzione e di una fonte che possa ragionevolmente chiamarsi legge, <strong><u>nell\u2019ordinamento comunitario la legalit\u00e0<\/u><\/strong>, prima ancora di essere insufficiente, <strong><u>non \u00e8 neppure pensabile<\/u><\/strong><\/em>\u201d (<strong>M.Luciani<\/strong>, <em>op. ult. cit.<\/em>, 81).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Quanto invece alla<\/strong> \u201c<strong><em>legittimit\u00e0<\/em><\/strong>\u201d (e, quindi, alla legittimazione basata sul consenso), si \u00e8 giustamente osservato che <strong>il diritto primario europeo<\/strong>, in quanto \u201c<strong><em><u>diritto posto ed imposto attraverso i trattati<\/u><\/em><\/strong>\u201d (i quali, pur essendo vincolanti per gli Stati membri, \u201c<em>non sono espressione dell\u2019autodeterminazione di un popolo europeo che, riconoscendosi tale, sceglie la forma giuridica della propria unit\u00e0 politica<\/em>\u201d) <strong>si caratterizza sempre di pi\u00f9 come un<\/strong> \u201c<strong><em><u>costituzionalismo dei governanti<\/u><\/em><\/strong>\u201d, ovvero \u201c<strong><em><u>un costituzionalismo dall\u2019alto<\/u><\/em><\/strong><em>, <strong>molto diverso<\/strong>, quindi, <strong>da quel<\/strong> \u201c<strong>costituzionalismo dei governati<\/strong>\u201d <strong>protagonista della costruzione degli Stati europei<\/strong> nel primo e (soprattutto) nel secondo Novecento<\/em>\u201d. Esso \u201c<strong><em><u>\u00e8 ben lungi dal rispondere ai canoni tradizionali della democrazia rappresentativa<\/u><\/em><\/strong><em> ormai parte integrante della cultura politica e giuridica degli ordinamenti giuridici occidentali<\/em>\u201d. <strong>Le pi\u00f9 importanti decisioni restano infatti di esclusivo appannaggio<\/strong> \u201c<strong><em>della tecnocrazia comunitaria<\/em><\/strong>\u201d o \u201c<em>dei vertici degli esecutivi dei singoli Stati<\/em>\u201d, <strong>organi che<\/strong>, \u201c<strong><em>mancando di rappresentativit\u00e0<\/em><\/strong> [&#8230;], <strong><em><u>finiscono per difettare in legittimit\u00e0<\/u> oltre che in responsabilit\u00e0<\/em><\/strong>\u201d (<strong>S.Gambino<\/strong>, <em>op. ult. cit<\/em>., 473-474).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se all\u2019<strong>evidente difetto di legittimit\u00e0<\/strong> aggiungiamo poi che, essendo impossibile per i parlamenti nazionali concorrere ai processi decisionali degli organi di comando dell\u2019Unione (ancor meno allorch\u00e8 arriveranno le c.d. \u201c<em>riforme costituzionali<\/em>\u201d), \u201c<strong><em><u>il costituzionalismo europeo opera una sostanziale espropriazione del potere legislativo<\/u><\/em><\/strong>\u201d (per quanto riguarda, soprattutto, la politica economica, fiscale, monetaria e di bilancio), \u00e8 giocoforza concludere che <strong><u>l\u2019ordine giuridico-economico della UE<\/u> <u>determina<\/u><\/strong> \u201c<strong><em><u>un\u2019incisiva lesione di quel principio della sovranit\u00e0 popolare<\/u><\/em><\/strong><em> che, pilastro portante dello Stato di diritto, oltre ad individuare nei cittadini l\u2019origine ed il fondamento della sovranit\u00e0, <strong><u>vuole che i fondamentali poteri dello Stato siano esercitati dagli stessi mediante rappresentanti liberamente eletti<\/u><\/strong><\/em>\u201d [<strong>S.Gambino<\/strong>, <em>op. ult. cit.<\/em>, 475; ricordiamo, in proposito (<a href=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=13149\">http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=13149<\/a>), che la dichiarazione di <strong>appartenenza <\/strong>della sovranit\u00e0 al popolo, di cui all\u2019art. 1 Cost., implica la<strong> <u>permanenza<\/u> <\/strong>dell\u2019esercizio di questa nel popolo come<strong> contrassegno essenziale ed ineliminabile del regime democratico<\/strong> e significa che <strong>l\u2019esercizio dei poteri pi\u00f9 elevati<\/strong>, cio\u00e8 quelli che condizionano la direzione e lo svolgimento degli altri, <strong>\u00e8 attribuito al popolo in modo ineliminabile<\/strong>, sicch\u00e9 questo non possa esserne spogliato nemmeno attraverso procedimenti di revisione costituzionale. Il diritto del popolo di partecipare alle supreme decisioni politiche <strong>rientra cio\u00e8 fra i diritti inalienabili di cui al successivo art.2<\/strong>, restando cos\u00ec sottratto al potere di revisione (<strong>Mortati<\/strong>, <em>Op. cit.<\/em>, Tomo I, Decima edizione, Padova, 1991, 153 ss.)].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non si tratta soltanto di un <strong><em><u>deficit<\/u><\/em><u> di legittimit\u00e0<\/u> <\/strong>e, quindi (difettando pure la legalit\u00e0), <strong><u>di legittimazione democratica<\/u><\/strong>. Con la lesione (<em>recte<\/em>: l\u2019espropriazione) del principio della sovranit\u00e0 popolare, <strong><u>la nostra Repubblica ha cessato di essere<\/u><\/strong> \u201c<strong><em><u>democratica<\/u><\/em><\/strong>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nell\u2019ordinamento dell\u2019Unione <strong>si \u00e8 operato<\/strong> (<strong>e si sta tutt\u2019ora operando<\/strong>, in misura sempre pi\u00f9 estesa) <strong>un trasferimento della sovranit\u00e0 verso una cupola di comando<\/strong> (composta da Capi di Stato o di governo, tecnocrazia, centri economico-finanziari) <strong>che segue strategie e linee operative esclusivamente mirate alla costruzione ed al funzionamento dei mercati<\/strong>. \u201c<em>Bruxelles e Francoforte sono divenuti i centri di potere: <strong><u>un circuito di istituzioni al servizio dei mercati<\/u><\/strong>, <strong><u>da cui \u00e8 espulsa la democrazia<\/u><\/strong><\/em>\u201d (<strong>v.Paul Craig<\/strong>, <em>The Lisbon Teatry<\/em>, Oxford 2010, 287-291).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E\u2019 perci\u00f2 palese <strong><u>la carenza di legittimazione democratica<\/u><\/strong> del \u201c<em>nuovo ordine giuridico-economico<\/em>\u201d, della \u201c<em>nuova costituzione europea<\/em>\u201d, e <strong>l\u2019impossibilit\u00e0 di giustificare<\/strong>, <strong>dal punto di vista del costituzionalismo democratico<\/strong>, <strong>la sua supremazia<\/strong> (viceversa affermata dalla Corte di Giustizia della UE e messa per iscritto dal Consiglio europeo) <strong>sul diritto interno degli Stati<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ed \u00e8 parimenti evidente <strong><u>la sua incompatibilit\u00e0 con la superiore legalit\u00e0 costituzionale interna<\/u><\/strong> del nostro Stato, <strong>ponendosi esso non solo in totale discontinuit\u00e0 con<\/strong> \u201c<strong><em>la forma costituzionale degli Stati europei<\/em><\/strong>\u201d, <strong>ma <u>in radicale contrasto<\/u><\/strong> (per quanto si \u00e8 detto appena sopra: non pu\u00f2 esservi continuit\u00e0, n\u00e9 compatibilit\u00e0, tra uno Stato sociale e perci\u00f2 democratico ed un ordinamento a-democratico ad impronta oligarchico-plutocratica).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Ci\u00f2 nonostante il diritto dell\u2019Unione<\/strong>, <strong>come emergente dai Trattati<\/strong>, pur avendo espunto la parola \u201c<em>costituzione<\/em>\u201d dal suo lessico istituzionale, <strong>\u00e8 un diritto solido<\/strong>, <strong>integrato<\/strong>, <strong>ramificato e <u>totalmente condizionante la vita dei popoli europei<\/u><\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>E\u2019 questo <u>un dato di fatto<\/u><\/strong> che va esaminato e qualificato per quello che \u00e8, al di l\u00e0 di tutte le <strong>stucchevoli elucubrazioni dottrinali <\/strong>(di una parte della dottrina costituzionalistica) <strong>con le quali si \u00e8 cercato di legittimare l\u2019ordinamento dell\u2019Unione <u>in termini non necessariamente democratici<\/u><\/strong>, <strong>concependo cio\u00e8 <u>la democrazia<\/u> solo come <u>una possibile variante funzionale del sistema ordinamentale<\/u><\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ci\u00f2 \u00e8 stato possibile, <strong>da un lato<\/strong>, negando che \u201c<em>la normativit\u00e0 del diritto presupponga o sia necessariamente radicata in valori oggettivi e in principi immanenti al giusto<\/em>\u201d e ritenendo invece \u201c<em>che <strong>sia possibile spiegare le norme giuridiche e sociali<\/strong> (eteronome) <strong>e quelle individuali<\/strong> (autonome) senza bisogno di un tale presupposto<\/em>\u201d, <strong>sulla semplice constatazione della<\/strong> \u201c<strong><em>esistenza di norme e istituzioni giuridiche<\/em><\/strong>\u201d, nel senso che \u201c<em>la validit\u00e0 dell\u2019ordinamento giuridico nel suo complesso<\/em>\u201d dipenderebbe \u201c<em>da un accertamento riguardo alla circostanza che le norme fondamentali del sistema giuridico, di cui una singola norma in questione \u00e8 parte, siano <strong>elementi di istituzioni effettivamente esistenti<\/strong><\/em>\u201d (<strong>N.MacCormick<\/strong>&#8211;<strong>O.Weinberger<\/strong>, <em>Grundlagen des Institutionalistichen Recthtspositivismus<\/em>, 1985, tr. it. a cura di <strong>M.La Torre<\/strong>, <em>Il diritto come istituzione<\/em>, Milano, Giuffr\u00e8, 1990, cit. in <strong>L.Patruno<\/strong>, <em>Il modello istituzionale europeo e l\u2019idea di costituzione<\/em>, <em>op<\/em> <em>cit<\/em>. 45) e, <strong>dall\u2019altro<\/strong>, attribuendo, come abbiamo gi\u00e0 visto, al concetto in s\u00e9 di \u201c<em>ordinamento<\/em>\u201d (quale insieme di elementi disposti secondo un certo ordine) una valutazione positiva e, quindi, all\u2019 \u201c<strong><em>ordine<\/em><\/strong>\u201d il significato di <strong>valore a cui si deve ricondurre la validit\u00e0 del sistema ordinamentale<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In questo modo <strong>la <\/strong>\u201c<strong><em>costituzione<\/em><\/strong>\u201d <strong>europea<\/strong> <strong>esisterebbe come<\/strong> <strong><u>modo di combinarsi di un sistema di norme<\/u><\/strong>, <strong>dotato di unit\u00e0<\/strong>, <strong>coerenza e completezza<\/strong>, <strong><u>la cui fonte di validit\u00e0<\/u><\/strong> (<strong><u>la base di riconoscimento sociale<\/u>)<\/strong> <strong><u>risiederebbe nelle istituzioni<\/u><\/strong> (intese come <strong><u>entit\u00e0 sociali<\/u><\/strong>) <strong><u>da cui le stesse norme promanano<\/u><\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Senonch\u00e9 <strong><u>tali entit\u00e0<\/u><\/strong> (ci\u00f2 che, utilizzando un\u2019efficace espressione di Costantino Mortati, potremmo chiamare \u201c<strong><em>le forze politiche dominanti<\/em><\/strong>\u201d), <strong><u>poste alla base dell\u2019asserita legittimazione<\/u><\/strong> (e individuabili &#8211; \u201c<em>nell\u2019attuale fase di destrutturazione delle forze politiche organizzate nella forma dei partiti politici<\/em>\u201d &#8211; nelle imprese, nei media, nelle autorit\u00e0 e poteri tecnici, nel sistema bancario, nelle comunit\u00e0 di Stati (come la UE) nelle \u201c<em>organizzazioni estranee al circuito della rappresentanza democratica, ma dotate di una nuova sovranit\u00e0, come il FMI, il WTO, la BCE, ecc.<\/em>\u201d, in tutti quei soggetti produttori di culture politiche diffuse che incidono sulla determinazione dei fini fondamentali: cfr. <strong>G.Azzariti<\/strong>, <em>La costituzione materiale e le forze politiche \u201cdominanti\u201d<\/em>, in <em>La costituzione materiale. Percorsi culturali e attualit\u00e0 di un\u2019idea<\/em>, op. cit., 300), <strong><u>ovvero le<\/u> <\/strong>\u201c<strong><em><u>gerarchie che materialmente e moralmente dirigono una societ\u00e0<\/u><\/em><\/strong>\u201d (<strong>L.Patruno<\/strong>, <em>Il modello istituzionale europeo e l\u2019idea di costituzione<\/em>, <em>op.<\/em> <em>cit<\/em>., 50), <strong><u>possono esprimere<\/u><\/strong>, <strong>nel processi decisionali comunitari<\/strong>, <strong><u>interessi dotati di una forza<\/u><\/strong>, <strong>di una capacit\u00e0<\/strong>, <strong>di un\u2019informazione<\/strong> <strong><u>nettamente maggiori rispetto a quelli dei singoli cittadini degli Stati europei<\/u><\/strong> (e, comunque, di una forza differente anche nell\u2019ambito delle stesse entit\u00e0).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong><u>In tale paradigma<\/u><\/strong> \u201c<strong><em><u>i diritti di partecipazione sono privilegi di alcuni<\/u><\/em><\/strong>, <strong><em><u>non diritti di tutti<\/u><\/em><\/strong>\u201d (<strong>F.Bilancia<\/strong>, <em>Considerazioni critiche sul concetto di \u201clegge europea\u201d<\/em>, in AA.VV., <em>Scritti in ricordo di Giovanni Motzo<\/em>, Napoli, Editoriale Scientifica 2004, 63).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In altre parole, <strong>quando sul piano del diritto costituzionale il valore \u00e8 l\u2019ordine in s\u00e9<\/strong>, <strong>il problema del consenso<\/strong> (ovvero la questione della legittimazione del sistema normativo) \u201c<strong><em>tende a risolversi in favore degli interessi privati di coloro che lo esprimono con maggior vigore<\/em><\/strong><em>, di coloro che dispongono delle risorse materiali adeguate e hanno accesso ai rimedi negoziali e giudiziali necessari a farlo valere con la dovuta forza<\/em>\u201d (<strong>L.Patruno<\/strong>, <em>Il modello istituzionale europeo e l\u2019idea di costituzione<\/em>, <em>op.<\/em> <em>cit<\/em>., 49).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La \u201c<em>costituzione<\/em>\u201d ordinamentale europea si risolve cos\u00ec in <strong>un ordinamento<\/strong> \u201c<strong><em>in cui il<\/em><\/strong><em> \u201c<strong>popolo<\/strong>\u201d <strong>si esprime ma chi conta sono i ceti possidenti<\/strong>: tradotto in linguaggio pi\u00f9 attuale, <strong><u>si tratta della vittoria di una oligarchia dinamica e incentrata sulle grandi ricchezze<\/u><\/strong><\/em>\u201d (<strong>L.Canfora<\/strong>, <em>La democrazia, Storia di un\u2019ideologia<\/em>, Roma-Bari, Laterza 2004, 331). <strong><u>E\u2019 il ritorno di un passato<\/u> caratterizzato da quell\u2019oligarchia liberale che aveva dominato la scena politica sino al secondo confitto mondiale<\/strong>, che aveva condotto agli effetti devastanti della grande crisi del 29 e a quelli, altrettanto devastanti del nazi-fascismo e che, con l\u2019avvento della stagione del costituzionalismo democratico, <strong>si riteneva definitivamente ed irreversibilmente superato<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il che, tuttavia, <strong><u>poco importa<\/u><\/strong>: <strong>questa<\/strong> \u201c<strong><em><u>legge dei vincitori<\/u><\/em><\/strong>\u201d (<em>ibidem<\/em>, 285), per la sua materiale efficacia, <strong>avrebbe infatti la capacit\u00e0 di<\/strong> \u201c<strong><em>ordinamentalizzare<\/em><\/strong>\u201d <strong>anche le Costituzioni normative nazionali<\/strong>, \u201c<em>dando vita a <strong><u>un macro-ordine di sistemi giuridici interattivi<\/u><\/strong> (quel pluralismo costituzionale, che \u00e8 parte essenziale della costituzione ordinamentale)<\/em>\u201d (<strong>L.Patruno<\/strong>, <em>Il modello istituzionale europeo e l\u2019idea di costituzione<\/em>, <em>op.<\/em> <em>cit<\/em>., 50).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sarebbe il metodo del \u201c<strong><em><u>pluralismo inclusivo<\/u><\/em><\/strong>\u201d, ovvero \u201c<strong><em><u>il principio secondo cui ordini giuridici tra loro distinti<\/u>, <u>ma autenticamente normativi<\/u>, <u>possono coesistere<\/u><\/em><\/strong>\u201d (<strong>N.MacCormick<\/strong>, <em>Questioning Sovereignty. Law, State, and Nation in the European Commonwealth<\/em>, 1999, tr. it. di <strong>A.Torre<\/strong>, <em>La sovranit\u00e0 in discussione. Diritto, stato e nazione nel \u201cCommonwealth\u201d europeo<\/em>, Bologna, Il Mulino, 2003, 204-205).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questo ordinamento composito (detto anche \u201c<em>multilevel constitution<\/em>\u201d) richiamerebbe la nozione di \u201c<strong><em><u>costituzione mista<\/u><\/em><\/strong>\u201d (nella quale i principi di un ordinamento coesistono e si <em>fondono<\/em> con quelli di un altro: ad esempio applicando il principio di competenza di cui agli art.li da 2 a 6 TFUE) \u201c<em>la quale <strong>dovrebbe aiutarci ad accettare che <u>ci\u00f2 che comunemente viene percepito come deficit democratico dell\u2019Unione europea<\/u><\/strong>, <strong><u>altro non sarebbe che lo stesso modo d\u2019essere della struttura costituzionale sovranazionale<\/u><\/strong>, <strong>una risorsa organizzativa per realizzare &#8211; in forme diverse dalle consuete concezioni \u201colistiche\u201d della democrazia &#8211; il bene comune<\/strong>, <strong>anzi il bene comune nelle sue molteplici e anche contraddittorie manifestazioni<\/strong><\/em>\u201d. E ci\u00f2 significherebbe che \u201c<strong><em>la questione inerente all\u2019Europa non dovrebbe pertanto chiedersi <u>se essa sia totalmente e completamente democratica<\/u><\/em><\/strong><em>, <strong><u>bens\u00ec<\/u> <u>se sia adeguatamente tale in relazione al tipo di entit\u00e0 che si intende realizzare<\/u><\/strong><\/em>\u201d. In tal senso <strong>la democrazia sarebbe una variante funzionale del sistema ordinamentale <\/strong>e, seguendo tale linea di pensiero, <strong><u>diverrebbe addirittura possibile prospettare una<\/u><\/strong> \u201c<strong><em><u>legittimazione democratica degli oligarchi<\/u><\/em><\/strong>\u201d (<strong>N.MacCormick<\/strong>, <em>Questioning Sovereignty. Law, State, and Nation in the European Commonwealth<\/em>, op. cit. 289-290-291, cit. in <strong>L.Patruno<\/strong>, <em>Il modello istituzionale europeo e l\u2019idea di costituzione<\/em>, <em>op.<\/em> <em>cit<\/em>., 51-52).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong><u>Ci\u00f2 che pi\u00f9 colpisce e che indigna di queste fantasiose elucubrazioni<\/u><\/strong> &#8211; basate su <strong>presupposti chiaramente fallaci<\/strong> (l\u2019ordine come fine a cui l\u2019ordinamento tende e, quindi, come valore in s\u00e9; le istituzioni-entit\u00e0 sociali, ovvero le gerarchie dominanti, come fonte di riconoscimento sociale del sistema di norme da esse stesse prodotte; la possibilit\u00e0 di legittimare l\u2019ordinamento dell\u2019Unione in termini non democratici, prescindendo dalla rappresentanza) ed <strong>escogitati al solo<\/strong>, <strong>miserabile<\/strong>, <strong>fine di giustificare<\/strong>, <strong>sul piano teorico-dottrinale<\/strong>, <strong>la restaurazione di un sistema di potere oligarchico-plutocratico e<\/strong>,<strong> dunque<\/strong>,<strong> elitario<\/strong> <strong>e classista<\/strong>,<strong> fortemente regressivo dal punto di vista della democrazia rappresentativa<\/strong> \u201c<strong><em>storicamente realizzata<\/em><\/strong>\u201d (in quanto sistema necessitante, per la sua completa affermazione, di forme istituzionali diverse da quelle proprie della democrazia predetta) &#8211; <strong><u>rendendole<\/u><\/strong> \u201c<strong><em><u>irricevibili<\/u><\/em><\/strong>\u201d, <strong><u>\u00e8 che le stesse vengono proposte<\/u> <u>nel pi\u00f9 assoluto disprezzo<\/u> <u>del sacrificio sopportato dalle generazioni che ci hanno preceduto<\/u> <u>e del tributo di sangue dalle stesse pagato<\/u><\/strong> <strong>per consentire<\/strong>, <strong>con l\u2019avvento del costituzionalismo democratico<\/strong>, <strong>il passaggio <\/strong>(esattamente inverso rispetto a quello di cui stiamo discutendo)<strong> dallo Stato liberale pre-fascista ed oligarchico<\/strong> (che aveva generato miseria, sofferenze, differenze sociali, conflitti di classe, esclusione delle classi subalterne da ogni funzione di governo e che era stato storicamente sanzionato dalla grande crisi del 1929-1932) <strong>allo Stato democratico<\/strong> (informato ai valori della Resistenza) <strong>e per permettere alle migliori intelligenze del nostro Paese di scrivere il pi\u00f9 grande progetto di democrazia ideale che \u00e8 la Costituzione della Repubblica italiana<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong><u>Con la pretesa<\/u><\/strong> (strumentale) <strong><u>di allargare gli orizzonti spaziali del costituzionalismo<\/u><\/strong>, in realt\u00e0 (e compiendo un balzo all\u2019indietro di oltre un secolo) <strong><u>si restringono drasticamente e volutamente quelli della democrazia<\/u><\/strong>, per l\u2019affermazione della quale migliaia di Italiani, milioni di persone hanno combattuto, sacrificando gli anni migliori della loro vita, ma <strong>che rappresenta un grave ostacolo per la realizzazione degli interessi privati che agitano la teorica del <em>nuovo ordine giuridico-economico<\/em><\/strong>, <strong>della <em>nuova costituzione europea<\/em><\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Constatata la <strong>spregevole<\/strong> <strong>disinvoltura morale ed intellettuale<\/strong> di chi giustifica e sostiene questo ignobile progetto, <strong><u>il dato di fatto con cui ci dobbiamo comunque confrontare \u00e8 la coesistenza<\/u><\/strong>:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&#8211; <strong><u>da una parte<\/u><\/strong>, <strong>di <u>una Costituzione formale che affonda le sue radici nello Spirito della Resistenza<\/u><\/strong>, nella comune volont\u00e0 dei vari gruppi politici del tempo di affermare un modello sociale basato sui principi generali di libert\u00e0, di sovranit\u00e0 popolare (nel nuovo concetto di potere principalmente volto alla tutela dei diritti fondamentali, specie quelli sociali), di giustizia sociale, di intervento economico da parte dello Stato per assicurare la piena occupazione della forza lavoro e l\u2019eguaglianza sostanziale. <strong>Di una Costituzione formale <u>che<\/u><\/strong>, <strong>riflettendo le istanze progressivamente affermate dalla coscienza sociale<\/strong> (quindi l\u2019insieme delle scelte e dei valori fondamentali che precedono e che fondano la normativit\u00e0 della Costituzione), <strong><u>impegna lo Stato-apparato a programmare la sua attivit\u00e0 allo scopo di rendere effettiva la democrazia<\/u><\/strong>, garantendo a tutti uguali diritti, analoghe possibilit\u00e0 di partecipazione alla vita collettiva senza subire gli ostacoli frapposti dall\u2019assetto sociale, tendendo alla massima diffusione del potere, al suo effettivo, concreto esercizio da parte del popolo. <strong>Di una Costituzione formale <u>che \u00e8 espressione di potere costituente<\/u><\/strong>, <strong>che \u00e8<\/strong> \u201c<strong><em>Costituzione dei governati<\/em><\/strong>\u201d;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&#8211; <strong><u>dall\u2019altra parte<\/u><\/strong>, di <strong><u>un ordinamento che non ha legittimazione popolare<\/u><\/strong>, <strong>che cio\u00e8 non possiede una base di riconoscimento sociale diffusa e credibile come quella della Costituzione formale<\/strong>, <strong><u>che pretende di legittimarsi nella forza delle istituzioni<\/u><\/strong> (le entit\u00e0 sociali, i gruppi socialmente ed economicamente pi\u00f9 attivi ed influenti) <strong><u>e<\/u><\/strong>, <strong><u>perci\u00f2<\/u><\/strong>, <strong><u>dei<\/u><\/strong> \u201c<strong><em><u>fattori non normativi<\/u><\/em><\/strong>\u201d [\u201c<em>un \u201cnuovo assetto di poteri\u201d derivato dall\u2019incontrollato esprimersi delle logiche del commercio e della finanza<\/em>\u201d e che \u201c<em>ha segnato, a livello sovranazionale, l\u2019instaurarsi di una \u201clibert\u00e0 di fatto\u201d sempre pi\u00f9 refrattaria a sottoporsi al controllo e alla decisione democratici<\/em>\u201d: cfr. <strong>M.Luciani<\/strong>, <em>La crisi del diritto nazionale<\/em>, in AA.VV. <em>Storia d\u2019Italia<\/em>, <em>Annali 14<\/em>, <em>Legge Diritto Giustizia<\/em>, (a cura di) Luciano Violante, Torino, Einaudi, 1998, 1008 ss.] <strong><u>che lo hanno imposto<\/u><\/strong>, <strong>che predica e si fonda su valori radicalmente antitetici<\/strong>, <strong>del tutto incompatibili<\/strong>, <strong>alternativi<\/strong>, <strong>a quelli che fondano la Costituzione formale<\/strong> [lo abbiamo visto qui: <a href=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/Il-bigino-del-perfetto-guastafeste.pdf\">http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/Il-bigino-del-perfetto-guastafeste.pdf<\/a> ed abbiamo approfondito l\u2019analisi in tutti i nostri successivi articoli, per cui non serve ripeterci. Del resto non pu\u00f2 esservi coesistenza, integrazione o interazione, ma solo un inevitabile conflitto, tra un ordinamento che fonda sul lavoro e, quindi, sull\u2019obiettivo della piena occupazione, a cui deve tendere l\u2019intervento dello Stato nell\u2019economia, la possibilit\u00e0 di realizzare l\u2019eguaglianza sostanziale e di rendere, con essa, effettiva la democrazia, ed un altro ordinamento che espressamente vieta ogni intervento statale nell\u2019economia (in quanto elemento in grado di alterare il libero gioco della concorrenza), che considera la piena occupazione come il (teorico) risultato di un riequilibrio naturale (teoricamente) ottenibile lasciando agire liberamente la legge della domanda e dell\u2019offerta sul mercato del lavoro (considerato come merce), che ha come obiettivo principale (ma in realt\u00e0 unico) quello di dare esecuzione all\u2019economia di mercato con tutti i suoi \u201cprincipi direttivi\u201d (a cominciare dalla \u201cstabilit\u00e0 dei prezzi\u201d, alla quale \u00e8 funzionale il mantenimento di un elevato tasso di disoccupazione)], <strong>che non muove <\/strong>\u201c<strong><em>dalla necessit\u00e0 di produrre dei processi di sintesi della pluralit\u00e0 di interessi eterogenei<\/em><\/strong>\u201d, <strong>ma <u>che torna<\/u><\/strong>, <strong><u>come nell\u2019Ottocento<\/u><\/strong>, \u201c<strong><em><u>ad essere uno strumento di protezione di interessi omogenei<\/u><\/em><\/strong><em>, <strong><u>gi\u00e0 selezionati<\/u><\/strong>, <strong><u>normativamente definiti nei testi dei Trattati<\/u><\/strong><\/em>\u201d (<strong>F.Bilancia<\/strong>, <em>Costituzione materiale<\/em>, <em>legalit\u00e0 ed Unione Europea<\/em>, in <em>La costituzione materiale. Percorsi culturali e attualit\u00e0 di un\u2019idea<\/em>, op. cit., 436-437), <strong>che tende ad impedire che l\u2019intervento dei poteri pubblici si ponga in contrasto con gli interessi salvaguardati<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong><u>Come vada risolto tale conflitto<\/u><\/strong> <strong>\u00e8 quindi<\/strong> <strong><u>la domanda (semi)conclusiva che dobbiamo porci<\/u><\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong><u>La risposta<\/u><\/strong><strong> \u00e8<\/strong>, per cos\u00ec dire, \u201c<strong>agli atti<\/strong>\u201d: <strong>sta<\/strong>, prima di tutto, <strong><u>nel differente fondamento di legittimazione<\/u><\/strong>, <strong><u>nella diversa base di riconoscimento sociale sui quali poggiano i due ordinamenti<\/u><\/strong>. <strong>Piano sul quale<\/strong>, come abbiamo visto, <strong>non c\u2019\u00e8 partita<\/strong> (almeno per chi la gioca senza pretendere di esserne anche l\u2019arbitro).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E <strong>ci\u00f2 basterebbe per affermare la schiacciante superiorit\u00e0 della Costituzione formale<\/strong> (nel suo disegno organico complessivo: forma di Stato, forma di governo, sistema elettorale; <a href=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=14535\">http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=14535<\/a>) <strong>e chiudere ogni discorso sul punto<\/strong>, <strong>considerando pacifica l\u2019incostituzionalit\u00e0 dei Trattati<\/strong> e, quindi, <strong>della costituzione ordinamentale europea<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma non ci piace vincere facile. Possiamo andare oltre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>La<\/strong> \u201c<strong><em>realt\u00e0 sociale<\/em><\/strong>\u201d (nella fattispecie, \u201c<em>l\u2019esprimersi delle logiche<\/em> <em>del commercio e della finanza<\/em>\u201d, ammesso e non concesso che esso possa concepirsi come sostanza dei rapporti della nostra societ\u00e0) <strong>non potrebbe assolutamente rivestire <\/strong>\u201c<strong><em>un carattere preponderante rispetto alla precettivit\u00e0 della norma<\/em><\/strong>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Lo spiega, molto efficacemente, <strong>il Prof. Alessandro Catelani<\/strong>: l\u2019opinione secondo la quale il dato sociale prevarrebbe sulla precettivit\u00e0 della norma \u201c<strong><em>porterebbe a configurare una priorit\u00e0 del dato sostanziale e pregiuridico rispetto a quello pi\u00f9 propriamente formale e normativo<\/em><\/strong><em>, <strong>nel quale \u00e8 invece insita l\u2019essenza della giuridicit\u00e0<\/strong><\/em>\u201d. A questo punto \u201c<strong><em>il diritto non esisterebbe pi\u00f9<\/em><\/strong><em>, e tutto sarebbe rimesso al concreto comportamento dei consociati<\/em>\u201d. Tutto ci\u00f2 appare \u201c<strong><em>particolarmente grave in riferimento alla Costituzione<\/em><\/strong><em>, la quale, come testo scritto, ha una sua ben precisa funzione di garanzia dei soggetti che appartengono alla collettivit\u00e0<\/em>\u201d. <strong>Sarebbe arbitrario riferirsi al solo comportamento delle forze sociali per sostituire tale dato<\/strong>, <strong>pregiuridico<\/strong>, <strong>alla Costituzione formale<\/strong>. \u201c<em>Se si fa riferimento, per definire il fenomeno giuridico, unicamente alla coattivit\u00e0 che avrebbe il dato pregiuridico del comportamento delle forze sociali, anche quando, in ipotesi, apertamente contrastante con i precetti costituzionali, <strong>si viola la Costituzione correttamente intesa<\/strong>, <strong>perch\u00e8 si disconoscono apertamente i precetti costituzionali<\/strong>, <strong>contraddicendo i principi dello Stato di diritto<\/strong>. [&#8230;] <strong>Se si prescinde dalla norma e dalla forma giuridica nella quale essa si traduce<\/strong>, <strong>il diritto non esiste pi\u00f9<\/strong>, <strong>e comanda il dato sociologico<\/strong>. Non sarebbe pi\u00f9 il diritto che condiziona la societ\u00e0, ma <strong>sarebbe la societ\u00e0 stessa che si struttura al suo interno a seconda di un rapporto di forza<\/strong>. Ed il prescindere dal dato normativo e dalla legalit\u00e0 [&#8230;] <strong>porterebbe<\/strong> [&#8230;] <strong>alla legge del pi\u00f9 forte ed alla sopraffazione basata sulla violenza<\/strong>. <strong>Non si pu\u00f2 legittimare<\/strong>, <strong>chiamandola Costituzione<\/strong>, <strong>qualunque situazione di fatto attinente ad un certo assetto istituzionale<\/strong>. L\u2019identificazione del diritto con la societ\u00e0, in quanto legittimante qualunque situazione di fatto, anche la pi\u00f9 irregolare, \u00e8 l\u2019antitesi di ogni tutela dei diritti umani e naturali. <strong>Nella societ\u00e0 necessariamente sono presenti forze prevaricatrici<\/strong>, <strong>alle quali sarebbe errato attribuire forza cogente di diritto positivo solo per il fatto che esistono<\/strong>. <strong>Cos\u00ec accadrebbe invece nel caso dell\u2019asserita esistenza di una Costituzione<\/strong>, <strong>la cui giuridicit\u00e0 si identifichi con i rapporti di forza dei gruppi dominanti<\/strong><\/em>\u201d (<strong>A.Catelani<\/strong>, <em>La costituzione materiale e il diritto vivente<\/em>, in <em>La costituzione materiale. Percorsi culturali e attualit\u00e0 di un\u2019idea<\/em>, <em>op. cit<\/em>., 65-66-67).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong><u>E cos\u00ec accade oggi<\/u><\/strong>, <strong><u>con il tentativo<\/u><\/strong> (peraltro quasi completamente realizzato) <strong><u>di legittimare il<\/u><\/strong> \u201c<strong><em><u>nuovo ordine giuridico economico<\/u><\/em><\/strong>\u201d, la \u201c<strong><em>nuova costituzione europea<\/em><\/strong>\u201d, <strong><u>predicandone<\/u><\/strong> &#8211; per la sua \u201c<em>vitalit\u00e0 fattuale<\/em>\u201d, per il suo essere (e non per il suo <em>dover<\/em> essere), per il suo imporsi come espressione del dato sociale consistente nell\u2019affermarsi del regime del mercato aperto e in libera concorrenza &#8211; <strong><u>la superiorit\u00e0 <em>in progress<\/em> rispetto alla Costituzione<\/u><\/strong> (formale) <strong><u>della Repubblica italiana<\/u><\/strong> (ed alle Costituzioni formali degli Stati membri dell\u2019Unione).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Ma<\/strong> \u201c<strong><em><u>non si pu\u00f2 disconoscere la Carta Costituzionale senza scardinare le fondamenta stesse dello Stato di diritto<\/u><\/em><\/strong>\u201d (<strong>A.Catelani<\/strong>, <em>op. cit<\/em>., 67).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Come giustamente osserva <strong>la Prof. Alessandra Algostino<\/strong>, \u201c<strong><em>i<\/em><\/strong><strong><em>l costituzionalismo<\/em><\/strong><em>, la cui <\/em>ratio <em>consiste nella limitazione del potere, <strong>contraddice se stesso se non demistifica operazioni che<\/strong>, <strong>lungi dal costituirne un\u2019estensione<\/strong>, <strong>ne violano l\u2019essenza e le sue estrinsecazioni concrete<\/strong>, <strong>le costituzioni del secondo dopoguerra<\/strong>. <strong><u>Le violazioni delle costituzioni<\/u><\/strong> <strong>per quanto la forza del mercato appaia ineluttabile<\/strong> <strong><u>devono essere considerate come tali<\/u><\/strong>, non solo in rispetto di un mero formalismo giuridico, ma <strong>in quanto rispecchiano valori e principi che non possono essere considerati oramai superati<\/strong> (fra l\u2019altro, nel caso italiano, quale indiretta conferma del \u201cvalore\u201d della Costituzione, si pu\u00f2 citare il referendum costituzionale del 25-26 giugno 2006) <strong>solo in ragione della <\/strong><\/em><strong>vis <\/strong><strong>espansiva<em> (conquistatrice) della legge del mercato<\/em><\/strong><em>: <strong>il soggetto costituente sono le persone che costituiscono la comunit\u00e0, non i poteri economici e chi li rappresenta<\/strong>. [&#8230;] Un approccio realista \u00e8 necessario, ma occorre non tramutarlo in approccio servente del potere<\/em>\u201d (<strong>A.Algostino<\/strong>, <em>Democrazia sociale e libero mercato: Costituzione italiana versus \u201ccostituzione europea\u201d?, op. cit.<\/em>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E\u2019 altres\u00ec utile osservare (svelando cos\u00ec l\u2019assurdit\u00e0 della tesi, sopra riferita, secondo la quale la normativit\u00e0 del diritto non presuppone e non \u00e8 radicata \u201c<em>in valori oggettivi e in principi immanenti al giusto<\/em>\u201d, ma pu\u00f2 essere spiegata \u201c<em>sulla semplice constatazione della esistenza di norme e istituzioni giuridiche<\/em>\u201d) che \u201c<strong><em><u>ogni Costituzione moderna \u00e8 sempre un testo normativo che codifica<\/u><\/em><\/strong><em>, <strong>attribuendogli<\/strong> [&#8230;] <strong>una posizione sopraordinata nella gerarchia delle fonti<\/strong>, <strong><u>valori dello spirito<\/u><\/strong>,<strong> <u>quali criteri generalissimi ai quali lo Stato si deve uniformare<\/u><\/strong>. [&#8230;] Ogni Costituzione, ed <strong>in particolare la nostra<\/strong>, per le sue origini storiche, <strong>rispecchia una concezione dell\u2019uomo e della societ\u00e0 che \u00e8 l\u2019espressione ideologica e normativa della civilt\u00e0 del popolo che l\u2019ha adottata<\/strong>; <strong><u>rappresenta il risultato di tutta una cultura ed una tradizione<\/u><\/strong> &#8211; che per l\u2019Italia \u00e8 antichissima &#8211; <strong><u>la quale esprime<\/u><\/strong>, <strong>al loro livello pi\u00f9 elevato<\/strong>, <strong><u>valori non contingenti ma assoluti<\/u><\/strong>. <strong><u>Le norme costituzionali danno giuridica vincolatezza a valori etici<\/u><\/strong>, [&#8230;] adattandoli all\u2019esigenza di garantire un ordinato svolgimento della vita associata. A livello di principi giuridici costituzionalizzati, <strong>vengono enunciati espressamente criteri di giustizia sostanziale<\/strong> che sono alla base della civile convivenza ed a fondamento del diritto stesso. [&#8230;] <strong><u>I principi giuridici trovano il loro contenuto<\/u><\/strong>, <strong><u>la propria giustificazione<\/u><\/strong>, <strong><u>in principi pregiuridici di giustizia sostanziale<\/u><\/strong>, <strong><u>quali sono appunto i valori etici<\/u><\/strong><\/em>\u201d (<strong>A.Catelani<\/strong>, <em>op. cit<\/em>., 71-72).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Insistendo su tale insegnamento, possiamo concludere ribadendo che \u201c<strong><em>considerare la norma giuridica isolatamente dalla morale significa vederla non nella sua intrinseca essenza<\/em><\/strong><em>, [&#8230;] <strong>ma come norma che necessariamente \u00e8 venuta meno ai propri compiti<\/strong>, ossia come entit\u00e0 che devia dai propri fini. Il diritto adempie ad una funzione sociale, di garanzia dell\u2019esistenza, sotto l\u2019aspetto strutturale, della societ\u00e0, la quale \u00e8 eticamente valida. <strong>Ogni societ\u00e0 si basa fondamentalmente su valori spirituali e non su valori pratici<\/strong>, <strong>e sono quelli spirituali che ne condizionano la validit\u00e0 e la durata<\/strong>. <strong>Una societ\u00e0 non pu\u00f2 esistere garantendo solo il soddisfacimento di necessit\u00e0 materiali<\/strong>. Se mancano i valori spirituali, essa non pu\u00f2 durare<\/em>\u201d. <strong>Pu\u00f2 accadere che alla Costituzione si contrapponga<\/strong> \u201c<strong><em>un rapporto di forza che sussiste<\/em><\/strong><em>, <strong>di fatto<\/strong>, <strong>all\u2019interno della societ\u00e0<\/strong>, <strong>e che \u00e8 compito della stessa Costituzione modificare<\/strong>, <strong>qualora appaia da essa difforme<\/strong>. <strong><u>La realt\u00e0 sociologica che violi i precetti costituzionali ed i valori morali<\/u><\/strong>, <strong><u>dei quali quelli siano portatori<\/u><\/strong>, <strong><u>deve essere adeguata ai precetti costituzionali<\/u><\/strong>, <strong><u>quali sono contenuti nella Costituzione scritta<\/u><\/strong><\/em>\u201d (<strong>A.Catelani<\/strong>, <em>op. cit<\/em>., 73-74).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E\u2019 questa la risposta corretta all\u2019interrogativo che ci siamo posti sopra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dobbiamo allora chiederci <strong><u>come debba essere qualificato il concreto prevalere dell\u2019ordinamento dell\u2019Unione<\/u><\/strong>, reso possibile, da un lato, da <strong>un\u2019indecente classe politica<\/strong>, in parte ignorante e\/o imbecille, in parte traditrice e corrotta (chi si sente chiamato in causa, si collochi nella categoria che avverte a s\u00e8 pi\u00f9 consona), dall\u2019altro da <strong>una Corte Costituzionale<\/strong> <strong>che<\/strong>, per motivi poco comprensibili, sebbene facilmente immaginabili e di certo giuridicamente non giustificabili, <strong>si guarda bene<\/strong> <strong>dall\u2019<\/strong> \u201c<strong><em>uscire dal guado<\/em><\/strong>\u201d (<a href=\"http:\/\/orizzonte48.blogspot.it\/2015\/05\/il-redde-rationem-la-corte-in-mezzo-al.html\">http:\/\/orizzonte48.blogspot.it\/2015\/05\/il-redde-rationem-la-corte-in-mezzo-al.html<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong><u>Non si chiama<\/u><\/strong> \u201c<strong><em><u>pluralismo inclusivo<\/u><\/em><\/strong>\u201d, <strong><u>o<\/u><\/strong> \u201c<strong><em><u>giustificazionismo pratico<\/u><\/em><\/strong>\u201d (la tendenza cio\u00e8 ad utilizzare la teoria mortatiana della Costituzione materiale, <strong>stravolgendone il significato e la portata<\/strong>, \u201c<em>per giustificare <\/em>ex post<em>, ovvero in corso d\u2019opera, ogni nuova realt\u00e0 costituzionale, sostenendo sempre la validit\u00e0 di qualunque vicenda politica \u201cmateriale\u201d e cos\u00ec prescindendo \u201cda qualsiasi considerazione di compatibilit\u00e0 con riferimento alla norma della Costituzione, sempre ritenuto un confronto con un dato \u201cformale\u201d e, dunque, solo perci\u00f2, recessivo<\/em>\u201d: cfr. <strong>G.Azzariti<\/strong>, <em>La costituzione materiale e le forze politiche \u201cdominanti\u201d<\/em>, in <em>La costituzione materiale. Percorsi culturali e attualit\u00e0 di un\u2019idea<\/em>, op. cit., 291).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong><u>Si chiama atto eversivo<\/u><\/strong>, <strong><u>sovversivo<\/u><\/strong>, come abbiamo spiegato nei nostri precedenti scritti (<a href=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=13149\">http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=13149<\/a>) e come purtroppo, molti giuristi, compresi i pi\u00f9 duri critici dell\u2019ordinamento comunitario, si rifiutano ancora oggi di capire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Mario Giambelli (ARS Lombardia)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di MARIO GIAMBELLI (ARS Lombardia) Premessa (da leggere, \u00e8 importante): questo fondamentale articolo, pur essendo completamente autonomo, \u00e8 il seguito di quello pubblicato il 5 ottobre scorso ed intitolato La \u201cfrode alla Costituzione\u201d. Come avevo anticipato nella premessa della prima parte, si tratta di un percorso lungo ed impegnativo, soprattutto in questo seguito che tratta del c.d. \u201cnuovo ordine giuridico-economico\u201d, o \u201cnuova costituzione economica europea\u201d. Esamineremo in ogni suo aspetto, in ogni sua sfumatura questa&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":66,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[6,13],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-3Oe","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/14646"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/66"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=14646"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/14646\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=14646"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=14646"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=14646"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}