{"id":14655,"date":"2015-11-08T00:05:47","date_gmt":"2015-11-08T00:05:47","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=14655"},"modified":"2015-11-08T00:05:47","modified_gmt":"2015-11-08T00:05:47","slug":"i-meravigliosi-anni-trenta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=14655","title":{"rendered":"I meravigliosi anni Trenta"},"content":{"rendered":"<p align=\"JUSTIFY\">di Luca Mancini (ARS Lazio)<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Se oggi mi si chiedesse \u201cin che epoca avresti voluto avere 30 anni?\u201d, risponderei senza esitazione: \u201cnegli anni Trenta\u201d. Non perch\u00e8 io sia un guerrafondaio, ma perch\u00e8 avrei voluto assistere ai pi\u00f9 grandi esperimenti economico-sociali che l&#8217;umanit\u00e0 abbia mai visto.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Il 24 ottobre del 1929 a New York, dentro le caotiche stanze della borsa di Wall Street, accadde quello che per alcuni sembrava impensabile dopo i \u201cruggenti anni venti\u201d, mentre per altri era diventata ormai una timida speranza. In quel gioved\u00ec di fine ottobre f<span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">urono 12.894.650 le azioni che cambiarono di mano, a prezzi<\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"> sempre<\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"> pi\u00f9 bassi, gettando nella disperazione molti risparmiatori e investitori. La seduta era iniziata in modo tranquillo, ma i prezzi dopo qualche ora presero a scendere a perpendicolo e alle 11,00 si era diffuso un clima di paura, a tal punto che nessuno pi\u00f9 comprava. Mezz&#8217;ora dopo il mercato era in preda alla psicosi e si verificarono vere e proprie vendite da panico.<\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"> Quel giorno \u00e8 passato alla storia come il \u201cgioved\u00ec nero\u201d e come il momento pi\u00f9 brutto dell&#8217;era del capitalismo. Da quel momento in poi, nel campo economico-sociale le cose cambiarono per sempre.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Mentre a<\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"> Wall Street si respirava un&#8217;aria di profondo nervosismo e gi\u00e0 si diffondeva la voce che undici noti speculatori si fossero tolti la vita, c&#8217;\u00e8 da immaginarsi la faccia di Stalin, dall&#8217;altra parte dell&#8217;oceano che leggeva soddisfatto i giornali e i dispacci provenienti dagli Stati Uniti o da Londra, Parigi e Berlino. Se il leader dell&#8217;Unione Sovietica usciva per le strade di Mosca o San Pietroburgo la situazione era completamente diversa, come se i sovietici vivessero su un altro pianeta. Mentre nel mondo occidentale le attivit\u00e0 chiudevano e si spargevano povert\u00e0, disoccupazione e disperazione, le nuove fabbriche sovietiche erano colme di lavoratori e la disoccupazione si avviava verso lo zero. Il liberismo economico, che aveva caratterizzato la politica europea e statunitense negli anni Venti, aveva fallito miseramente, mentre il \u201csocialismo in un Paese solo\u201d propugnato da Stalin trionfava. I russi, spinti dalla dottrina marxista e quindi consapevoli della fallacia del capitalismo, furono i primi a sperimentare un&#8217;organizzazione economico-sociale differente. Sotto la suddetta dottrina stalinista l&#8217;economia sovietica era interamente pianificata ed organizzata dallo Stato tramite i piani quinquennali, ossia dei piani che stabilivano determinati obiettivi economici (una precisa quantit\u00e0 fisica di beni da produrre) da raggiungere in un periodo di cinque anni. Sotto la guida dello Stato, vennero costruite un&#8217;infinita di fabbriche nelle sterminate campagne russe, mentre l&#8217;agricoltura venne interamente collettivizzata. Nella nuova organizzazione sovietica non esisteva la propriet\u00e0 privata, non c&#8217;era spazio per giochini finanziari in borsa, esisteva soltanto l&#8217;economia reale e non c&#8217;erano capitalisti, ma non era tutto cos\u00ec perfetto. L&#8217;ossessione di Stalin per i capitalisti, port\u00f2 il regime sovietico a compiere crimini rilevanti nei confronti dei contadini, i quali erano restii a cedere i loro piccoli poderi allo Stato per andare a lavorare nei campi comuni (kolchoz). Nella mente del leader sovietico era sufficiente avere un piccolo orto e magari due mucche per essere considerato un proprietario terriero (kulako) e pertanto un nemico del nuovo ordine costituito. Ad ogni modo, con il sangue dei contadini, in particolar modo di quelli ucraini che opposero una dura resistenza, gli obiettivi del governo sovietico vennero raggiunti e negli anni Trenta la differenza con i Paesi occidentali era evidente.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Mentre negli USA, nello stesso periodo, nessuno riusciva a capire dov&#8217;era il problema e la politica non faceva altro che spendersi in messaggi incoraggianti per il mercato, che puntualmente finivano nel nulla, in Europa qualcuno inizi\u00f2 a guardare con interesse agli esperimenti sovietici.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Nelle stanze di Villa Torlonia a Roma, vi era spesso un Mussolini intento a leggere con estrema attenzione i dispacci provenienti da Mosca. In Italia la crisi del &#8217;29 era stata avvertita meno, rispetto al resto d&#8217;Europa, per via di alcune politiche protezioniste che il governo aveva intrapreso.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Nel 1927 era stata redatta la Carta del Lavoro, ossia un programma di riforme economiche e sociali che avrebbe portato alla costruzione dello Stato corporativo. Quello che i giuristi Carlo Costamagna e Alfredo Rocco avevano pensato nel redigere il documento era un processo lungo e tortuoso, ma che nella loro idea avrebbe portato alla fine della lotta di classe. Mussolini e i suoi uomini erano consapevoli della fallacia del capitalismo liberista, ma erano anche ostili agli eccessi del sistema stalinista, cos\u00ec tentarono un altro esperimento economico-sociale. L&#8217;economia italiana sarebbe stata organizzata in corporazioni, ossia delle istituzioni dove vi erano sia i rappresentanti dei lavoratori che dei datori di lavoro di un determinato settore economico, i quali dovevano smettere di \u201ccombattersi\u201d e trovare insieme il miglior assetto per la produzione in quel settore. Tutto ci\u00f2 doveva essere fatto, partendo dal presupposto che l&#8217;interesse e il benessere della nazione erano pi\u00f9 importanti di quelli di classe. La propriet\u00e0 privata non era abolita, ma responsabilizzata socialmente e sottoposta al controllo dello Stato, il quale si assumeva il compito di controllare e dirigere le scelte delle corporazioni e si ritagliava un ruolo importante nell&#8217;economia, intervenendovi direttamente in determinati settori strategici, avendo come obiettivo primario il raggiungimento della piena occupazione. Per tutti gli anni Trenta il governo italiano fu impegnato nella graduale realizzazione del sistema corporativo con alterne fortune, ma dando cos\u00ec al mondo una terza possibilit\u00e0.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">In quegli anni molti furono attratti dal complesso sistema italiano, primi fra tutti i tedeschi che guardavano con occhi sognanti alle realizzazioni del regime fascista. Se nelle stanze di Villa Torlonia Mussolini leggeva attentamente i dispacci provenienti da Mosca, nelle camere del Nido dell&#8217;Aquila, tra le Alpi Bavaresi, Hitler leggeva avidamente i dispacci provenienti da Roma. Tuttavia i tedeschi decisero di non seguire l&#8217;esempio italiano e intrapresero un&#8217;altra via. Forse non avevano del tutto compreso i complessi meccanismi del corporativismo, visto che ci sono svariate testimonianze di eminenti professori tedeschi che affermano che il sistema italiano fosse troppo complesso e non adatto per una rapida rivoluzione socio-economica. La Germania nazionalsocialista intraprese cos\u00ec una forma di durissimo dirigismo statalista, non troppo lontano da quello sovietico. Si distingueva da esso per non aver abolito la propriet\u00e0 privata, ma di fatto essa era sottoposta ad un durissimo controllo statale. Infatti nel 1936 il ministro dell&#8217;economia Hermann G<span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\">\u00f6<\/span>ring var\u00f2 il piano quadriennale per l&#8217;economia tedesca, il cui obiettivo principale era rafforzare l&#8217;autarchia del regime. Lo Stato intervenne direttamente nelle industrie strategiche, vennero tagliate il pi\u00f9 possibile le importazioni, furono stabilite le politiche produttive di determinate aziende e fu avviato un&#8217;ingente programma di opere pubbliche, di cui la rete autostradale era l&#8217;opera pi\u00f9 grande. <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Nel 1933 anche a Washington capirono che il mercato non si sarebbe ripreso con le sue forze e cos\u00ec dopo aver lasciato milioni di americani nella povert\u00e0 e nell&#8217;indigenza per ben quattro anni, decisero di fare ci\u00f2 che per ogni buon americano era considerata praticamente una bestemmia: lo Stato sarebbe intervenuto direttamente nell&#8217;economia. Dopo tre presidenti repubblicani che difesero il liberismo fino all&#8217;ultimo giorno, venne eletto il democratico Franklin Delano Roosevelt che var\u00f2 un vasto piano di riforme che prendeva il nome di <i>New Deal. <\/i>Lo Stato avvi\u00f2 un vastissimo programma di lavori pubblici che ridiedero finalmente lavoro ai milioni di disoccupati statunitensi, la FED aument\u00f2 la quantit\u00e0 di denaro in circolazione, abbandonando la parit\u00e0 aurea del dollaro e fu avviata la creazione di un&#8217;apposita agenzia di elettrificazione che avrebbe portato la corrente elettrica anche nelle campagne, le quali finora non ne avevano giovato. Buona parte di questa energia elettrica era creata dalla TVA (<i>Tennessee Valley Authority), <\/i>un progetto pubblico per la creazione di centrali idro-elettriche nella valle del fiume Tennessee, il quale costitu\u00ec la pi\u00f9 grande realizzazione pubblica del <i>New Deal.<\/i><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Gli statunitensi scelsero una via pi\u00f9 leggera rispetto a quella italiana, tedesca o sovietica, tuttavia ci\u00f2 non risparmi\u00f2 durissime critiche al presidente Roosevelt e ai suoi collaboratori, i quali vennero accusati di importare il fascismo o il comunismo negli Stati Uniti, dove la libert\u00e0 d&#8217;impresa e la non ingerenza statale nell&#8217;economia erano considerati dogmi inoppugnabili.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #000000;\"> <span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Quando anche gli USA abbandonarono il credo liberista, fu ormai chiaro a tutti che l&#8217;era del <i>laissez-faire <\/i>era finita, come il pi\u00f9 grande economista del secolo scorso, John Maynard Keynes, aveva gi\u00e0 lucidamente previsto nel suo libro <i>La fine del laissez-faire <\/i>del 1926. Nella prima met\u00e0 degli anni Trenta egli ebbe modo di raccogliere tutte le sue idee, espresse in diversi saggi precedenti, nel suo capolavoro <i>Teoria generale dell&#8217;occupazione, dell&#8217;interesse e della moneta, <\/i>che vide la luce nel 1936 e su cui si basarono tutte le politiche economiche del dopoguerra. Keynes, che si definiva liberale, riteneva che per salvare il sistema capitalista fosse necessaria una pi\u00f9 equa redistribuzione della ricchezza, al fine di non escludere le classi subalterne dal mondo del lavoro, evitando cos\u00ec che esse rivolgessero tutte le loro speranze verso il fascismo o il comunismo. Per fare ci\u00f2 era necessario che lo Stato intervenisse direttamente nell&#8217;economia nei momenti di crisi, creando nuovi posti di lavoro e quindi aumentando la domanda di beni sul mercato.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Gli anni Trenta possono essere considerati un laboratorio in cui vennero condotti i pi\u00f9 grandi esperimenti di riforma economico-sociale della storia dell&#8217;umanit\u00e0 moderna. I governi occidentali del secondo dopoguerra seppero far tesoro di tali esperienze e debellarono la dottrina liberista. In questo senso, l&#8217;assemblea costituente italiana fu particolarmente all&#8217;avanguardia, come \u00e8 testimoniato dalla parte della nostra Costituzione che disciplina i rapporti economici, nella quale non vi \u00e8 alcuna traccia del liberismo economico.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Oggi l&#8217;Unione Europea persegue un&#8217;anacronistica restaurazione liberista, ma la Storia ha gi\u00e0 condannato il liberismo una volta e non tarder\u00e0 a farlo una seconda. <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Viva la Repubblica Sovrana!<\/span><\/span><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Luca Mancini (ARS Lazio) Se oggi mi si chiedesse \u201cin che epoca avresti voluto avere 30 anni?\u201d, risponderei senza esitazione: \u201cnegli anni Trenta\u201d. 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