{"id":14666,"date":"2015-11-06T22:30:37","date_gmt":"2015-11-06T22:30:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=14666"},"modified":"2015-11-06T22:30:37","modified_gmt":"2015-11-06T22:30:37","slug":"7-novembre-1944-la-battaglia-di-porta-lame-garibaldi-combatte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=14666","title":{"rendered":"7 novembre 1944, la battaglia di Porta Lame: &quot;Garibaldi combatte&quot;"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">&lt;&lt;E alle sei di sera uscimmo tutti al grido &#8220;Garibaldi combatte&#8221;&gt;&gt; (Nerio Cocchi)<\/p>\n<div class=\"_209g _2vxa\" style=\"text-align: justify;\" data-block=\"true\" data-offset-key=\"crs6b-0-0\" data-reactid=\".93.1.1.0.1.0.0.$editor0.0.0.$crs6b\"><span data-offset-key=\"crs6b-0-0\" data-reactid=\".93.1.1.0.1.0.0.$editor0.0.0.$crs6b.0:$crs6b-0-0\"><span data-reactid=\".93.1.1.0.1.0.0.$editor0.0.0.$crs6b.0:$crs6b-0-0.0\">Nell&#8217;estate 1944, in previsione dell&#8217;arrivo delle truppe alleate, le brigate partigiane bolognesi allestirono numerose basi in citt\u00e0.<\/span><\/span><\/div>\n<div class=\"_209g _2vxa\" style=\"text-align: justify;\" data-block=\"true\" data-offset-key=\"abqpo-0-0\" data-reactid=\".93.1.1.0.1.0.0.$editor0.0.0.$abqpo\"><span data-offset-key=\"abqpo-0-0\" data-reactid=\".93.1.1.0.1.0.0.$editor0.0.0.$abqpo.0:$abqpo-0-0\"><span data-reactid=\".93.1.1.0.1.0.0.$editor0.0.0.$abqpo.0:$abqpo-0-0.0\">La 7a brigata GAP Gianni Garibaldi acquartier\u00f2 75 uomini negli stabili, parzialmente demoliti dai bombardamenti, del Macello comunale in via Azzo Gardino e 230 nei locali dell&#8217;ex Ospedale Maggiore in via Riva di Reno (nell\u2019area dove oggi sorge il Palazzo dello sport). I reparti della 7a GAP erano stati rafforzati da partigiani della 62a brigata Camicie rosse Garibaldi e della 66a brigata Jacchia Garibaldi scesi dall&#8217;Appennino.<\/span><\/span><\/div>\n<div class=\"_209g _2vxa\" style=\"text-align: justify;\" data-block=\"true\" data-offset-key=\"fr8ro-0-0\" data-reactid=\".93.1.1.0.1.0.0.$editor0.0.0.$fr8ro\"><span data-offset-key=\"fr8ro-0-0\" data-reactid=\".93.1.1.0.1.0.0.$editor0.0.0.$fr8ro.0:$fr8ro-0-0\"><span data-reactid=\".93.1.1.0.1.0.0.$editor0.0.0.$fr8ro.0:$fr8ro-0-0.0\">Il reparto del macello era guidato da Bruno Gualandi &#8220;Aldo&#8221; con Lino Michelini &#8220;William&#8221; commissario politico. Quello dell&#8217;ospedale era guidato da Giovanni Martini &#8220;Paolo&#8221; con Ferruccio Magnani &#8220;Giacomo&#8221; commissario politico.<\/span><\/span><\/div>\n<div class=\"_209g _2vxa\" style=\"text-align: justify;\" data-block=\"true\" data-offset-key=\"c8qmd-0-0\" data-reactid=\".93.1.1.0.1.0.0.$editor0.0.0.$c8qmd\"><span data-offset-key=\"c8qmd-0-0\" data-reactid=\".93.1.1.0.1.0.0.$editor0.0.0.$c8qmd.0:$c8qmd-0-0\"><span data-reactid=\".93.1.1.0.1.0.0.$editor0.0.0.$c8qmd.0:$c8qmd-0-0.0\">Secondo alcune ricostruzioni storiche, alla data del 7 novembre 1944 gli alleati non avevano ancora anticipato il contenuto del proclama Alexander. Secondo altre avevano gi\u00e0 fatto sapere quanto avrebbero detto ufficialmente il 13 novembre con l\u2019annuncio radiofonico e cio\u00e8 che l\u2019avanzata alleata era in fase d\u2019esaurimento.<\/span><\/span><\/div>\n<div class=\"_209g _2vxa\" style=\"text-align: justify;\" data-block=\"true\" data-offset-key=\"8hq4c-0-0\" data-reactid=\".93.1.1.0.1.0.0.$editor0.0.0.$8hq4c\"><span data-offset-key=\"8hq4c-0-0\" data-reactid=\".93.1.1.0.1.0.0.$editor0.0.0.$8hq4c.0:$8hq4c-0-0\"><span data-reactid=\".93.1.1.0.1.0.0.$editor0.0.0.$8hq4c.0:$8hq4c-0-0.0\">Alle ore 5,30 del 7 novembre reparti delle Brigate nere, della Feldendarmeria tedesca ed agenti del Reparto d&#8217;assalto della polizia nel corso di un rastrellamento scoprirono &#8211; pare casualmente &#8211; la base del Macello comunale. I partigiani, che si trovavano in due stabili, cominciarono a sparare con armi leggere. Le partigiane Rina Pezzoli &#8220;Nadia&#8221; e Diana Sabbi, fatte uscire dalla base per raccogliere informazioni sullo schieramento attaccante, furono catturate e non poterono rientrare. I fascisti tentarono pi\u00f9 volte di occupare gli stabili con assalti tanto furiosi, quanto infruttuosi. Il primo partigiano a cedere fu Nello Casali &#8220;Romagnino&#8221;, mentre i feriti erano curati dal medico Luigi Lincei &#8220;Sganapino&#8221;.<\/span><\/span><\/div>\n<p><!--more--><\/p>\n<div class=\"_209g _2vxa\" style=\"text-align: justify;\" data-block=\"true\" data-offset-key=\"4ntcp-0-0\" data-reactid=\".93.1.1.0.1.0.0.$editor0.0.0.$4ntcp\"><span data-offset-key=\"4ntcp-0-0\" data-reactid=\".93.1.1.0.1.0.0.$editor0.0.0.$4ntcp.0:$4ntcp-0-0\"><span data-reactid=\".93.1.1.0.1.0.0.$editor0.0.0.$4ntcp.0:$4ntcp-0-0.0\">Verso le 10 i tedeschi misero in postazione in via Carlo Alberto (oggi via don Minzoni) un cannone da 88 e una mitragliera pesante a due canne. L\u201988 demol\u00ec uno dei due stabili, per cui i partigiani dovettero rifugiarsi &#8211; meno 4 che caddero nella sortita &#8211; nell&#8217;altro che era seminterrato e quindi meno esposto alle cannonate.<\/span><\/span><\/div>\n<div class=\"_209g _2vxa\" style=\"text-align: justify;\" data-block=\"true\" data-offset-key=\"1nagt-0-0\" data-reactid=\".93.1.1.0.1.0.0.$editor0.0.0.$1nagt\"><span data-offset-key=\"1nagt-0-0\" data-reactid=\".93.1.1.0.1.0.0.$editor0.0.0.$1nagt.0:$1nagt-0-0\"><span data-reactid=\".93.1.1.0.1.0.0.$editor0.0.0.$1nagt.0:$1nagt-0-0.0\">Alle 15,30 dal fronte giunse un carro armato Tigre, il cui cannone cominci\u00f2 a demolire il secondo stabile. A questo punto Michelini &#8211; che aveva assunto il comando del gruppo, essendo rimasto gravemente ferito Gualandi &#8211; decise di abbandonare la base. Furono fatti tre gruppi: il primo e il terzo di partigiani armati, il secondo di partigiani che sorreggevano i feriti. Dopo avere gettato fumogeni, scesero nel canale Cavaticcio &#8211; oggi interamente coperto &#8211; e cominciarono a risalire la corrente verso via Roma (oggi via Marconi). Sulle due rive, molto alte, si trovavano i fascisti i quali, grazie ai fumogeni e all&#8217;oscurit\u00e0, non li videro. Una volta giunti in piazza Umberto I (oggi piazza dei Martiri), &#8211; dopo avere percorso via Marghera (oggi via Fratelli Rosselli) &#8211; i partigiani eliminarono un posto di blocco fascista e quindi si divisero in quattro gruppi. I feriti furono portati in alcune abitazioni private e quindi nell&#8217;infermeria partigiana di via Duca d&#8217;Aosta 77 (oggi via Andrea Costa). Gli altri tornarono alle vecchie basi di partenza. Quasi alla stessa ora, i partigiani della base dell\u2019ex Ospedale Maggiore uscirono allo scoperto e attaccarono da retro lo schieramento nazi-fascista per consentire ai compagni, che ritenevano ancora accerchiati nell\u2019ex macello, di mettersi in salvo.<\/span><\/span><\/div>\n<div class=\"_209g _2vxa\" style=\"text-align: justify;\" data-block=\"true\" data-offset-key=\"cam05-0-0\" data-reactid=\".93.1.1.0.1.0.0.$editor0.0.0.$cam05\"><span data-offset-key=\"cam05-0-0\" data-reactid=\".93.1.1.0.1.0.0.$editor0.0.0.$cam05.0:$cam05-0-0\"><span data-reactid=\".93.1.1.0.1.0.0.$editor0.0.0.$cam05.0:$cam05-0-0.0\">I nazi-fascisti si sbandarono e quando i partigiani penetrarono nei locali semidemoliti li trovarono vuoti. Senza attendere il ritorno in forze dei nemici, i partigiani abbandonarono la zona e rientrarono nelle vecchie basi, occupate prima di essere acquartierati nell&#8217;ex ospedale.<\/span><\/span><\/div>\n<div class=\"_209g _2vxa\" style=\"text-align: justify;\" data-block=\"true\" data-offset-key=\"7g8se-0-0\" data-reactid=\".93.1.1.0.1.0.0.$editor0.0.0.$7g8se\"><span data-offset-key=\"7g8se-0-0\" data-reactid=\".93.1.1.0.1.0.0.$editor0.0.0.$7g8se.0:$7g8se-0-0\"><span data-reactid=\".93.1.1.0.1.0.0.$editor0.0.0.$7g8se.0:$7g8se-0-0.0\">Quella di Porta Lame fu una delle pi\u00f9 grandi battaglie campali combattute in Europa dai partigiani nel cuore di una citt\u00e0. I partigiani ebbero 12 morti e 15 feriti. I caduti sono: Oddone Baiesi, Oliano Bosi, Nello Casali, Enzo Cesari, Ercole Dalla Valle, Guido Guernelli, John Klemlen, Ettore Magli, Rodolfo Mori, Alfonso Ricchi, Alfonso Tosarelli e Antonio Zucchi.<\/span><\/span><\/div>\n<div class=\"_209g _2vxa\" style=\"text-align: justify;\" data-block=\"true\" data-offset-key=\"54cqh-0-0\" data-reactid=\".93.1.1.0.1.0.0.$editor0.0.0.$54cqh\"><span data-offset-key=\"54cqh-0-0\" data-reactid=\".93.1.1.0.1.0.0.$editor0.0.0.$54cqh.0:$54cqh-0-0\"><span data-reactid=\".93.1.1.0.1.0.0.$editor0.0.0.$54cqh.0:$54cqh-0-0.0\">Nel rapporto, in data 8 novembre, inviato al capo della polizia dal questore Fabiani, si legge che \u00abin seguito a relazione fiduciaria\u00bb &#8211; leggi: delazione &#8211; il 6 aveva disposto un attacco con 50 uomini della polizia, 150 brigate nere e 50 militi della gendarmeria tedesca, mentre \u00abLa Guardia Nazionale non si \u00e8 presentata all\u2019adunata perch\u00e9 impegnata in un funerale\u00bb. (Di solito la GNR, che all\u2019epoca disponeva di oltre mille militi tra Bologna e Imola, non partecipava ad operazione unitamente alle brigate nere). Alle 11 &#8211; prosegue il questore &#8211; giunsero sul posto un reparto di SS e una compagnia della GNR. Erano presenti &#8211; ma non si sa chi avesse la direzione delle operazioni &#8211; il responsabile tedesco della piazza di Bologna e Pagliani e Torri comandanti delle brigate nere. Secondo il questore i partigiani acquartierati nell\u2019ex Ospedale Maggiore attaccarono alle ore 23 ed erano un centinaio, mentre i fascisti avrebbero avuto 11 caduti e 2 i tedeschi (ACS, MI, RSI, DGPS, b.9).<\/span><\/span><\/div>\n<div class=\"_209g _2vxa\" style=\"text-align: justify;\" data-block=\"true\" data-offset-key=\"1grhm-0-0\" data-reactid=\".93.1.1.0.1.0.0.$editor0.0.0.$1grhm\"><span data-offset-key=\"1grhm-0-0\" data-reactid=\".93.1.1.0.1.0.0.$editor0.0.0.$1grhm.0:$1grhm-0-0\"><span data-reactid=\".93.1.1.0.1.0.0.$editor0.0.0.$1grhm.0:$1grhm-0-0.0\">Da un rapporto del commissariato di polizia della zona Galliera, in data 8 novembre, risulta che i caduti fascisti sarebbero stati 18: 10 brigate nere: Otello Carnevali, Virgilio Caviali, Luigi Danesi,Fernando Orlandi, Giuseppe Rossi, Adriano Solieri, Silvio Tosi, Achille Venturi, Fernando Villani e Antonio Zucchi; 5 militi della GNR: Vittorio Avanzi, Werter Busi, Francesco Gisoti, Giancarlo Mazzetti, Ettore Veronesi ; 2 arditi della GNR: Ilario Flavio Gibellato e Duilio Prati; un agente di polizia: Eliseo Zanasi (\u201cActa\u201d, n.2, maggio-luglio 2004). Secondo l&#8217;Albo caduti e dispersi della Repubblica sociale italiana a Porta Lame sarebbe morto, a seguito di ferite, anche il milite Sergio Bettella, per un totale di 19. Non si conosce il numero dei feriti. I tedeschi avrebbero avuto 15 morti e una ventina di feriti.<\/span><\/span><\/div>\n<div class=\"_209g _2vxa\" style=\"text-align: justify;\" data-block=\"true\" data-offset-key=\"ehcqn-0-0\" data-reactid=\".93.1.1.0.1.0.0.$editor0.0.0.$ehcqn\"><span data-offset-key=\"ehcqn-0-0\" data-reactid=\".93.1.1.0.1.0.0.$editor0.0.0.$ehcqn.0:$ehcqn-0-0\"><span data-reactid=\".93.1.1.0.1.0.0.$editor0.0.0.$ehcqn.0:$ehcqn-0-0.0\">I giornali clandestini della Resistenza &#8211; per motivi propagandistici &#8211; scrissero che erano stati oltre 200 i nazifascisti uccisi. [Nazario Sauro Onofri] <\/span><\/span><\/div>\n<div class=\"_209g _2vxa\" style=\"text-align: justify;\" data-block=\"true\" data-offset-key=\"ehsvr-0-0\" data-reactid=\".93.1.1.0.1.0.0.$editor0.0.0.$ehsvr\"><span data-offset-key=\"ehsvr-0-0\" data-reactid=\".93.1.1.0.1.0.0.$editor0.0.0.$ehsvr.0:$ehsvr-0-0\">\u00a0<\/span><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&lt;&lt;E alle sei di sera uscimmo tutti al grido &#8220;Garibaldi combatte&#8221;&gt;&gt; (Nerio Cocchi) Nell&#8217;estate 1944, in previsione dell&#8217;arrivo delle truppe alleate, le brigate partigiane bolognesi allestirono numerose basi in citt\u00e0. La 7a brigata GAP Gianni Garibaldi acquartier\u00f2 75 uomini negli stabili, parzialmente demoliti dai bombardamenti, del Macello comunale in via Azzo Gardino e 230 nei locali dell&#8217;ex Ospedale Maggiore in via Riva di Reno (nell\u2019area dove oggi sorge il Palazzo dello sport). 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