{"id":14709,"date":"2015-11-26T00:02:01","date_gmt":"2015-11-26T00:02:01","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=14709"},"modified":"2015-11-26T00:02:01","modified_gmt":"2015-11-26T00:02:01","slug":"scuola-la-trappola-mortale-dellautonomia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=14709","title":{"rendered":"Scuola: la trappola mortale dell&#039;&quot;autonomia&quot;"},"content":{"rendered":"<div class=\"contenuto_2\">\n<div id=\"News_PhotoLite\">\n<div>\n<div class=\"BioFirma BioComments\"><em>di <strong>FABIO BENTIVOGLIO<\/strong> (insegnante e storico della filosofia)<\/em><strong><br \/>\n<\/strong><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono trascorsi sedici anni da quel fatidico 15 marzo 1997, giorno e anno della <b>legge n\u00b0 59<\/b> sul decentramento amministrativo, nota come <b>Legge Bassanini<\/b>, che nel suo articolo 21 prevedeva <b>la cosiddetta &#8220;autonomia delle istituzioni scolastiche&#8221;<\/b>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sedici anni di interventi legislativi sulla scuola miranti all&#8217;<b>aziendalizzazione<\/b> <b>di tutto il sistema formativo<\/b>, compresa l&#8217;Universit\u00e0 e gli Istituti di ricerca. Sedici anni di addestramento dei docenti a esprimersi con linguaggi aziendali, interiorizzati al punto da apparire quasi naturali. Sedici anni di svuotamento dei contenuti culturali e disciplinari per orientare l&#8217;intero sistema formativo verso &#8220;competenze&#8221; rilevabili con misurazioni valutative in obbedienza a quanto imposto da organismi europei di natura economica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando si parla di scuola e formazione nei luoghi deputati a decidere le sorti dell&#8217;intero sistema, quindi in Parlamento, nella Commissione cultura della Camera ecc. . ci si esprime in questi termini: \u00abLa valorizzazione del capitale umano deve essere un aspetto centrale: sar\u00e0 necessario mirare all&#8217;accrescimento dei livelli di istruzione della forza lavoro, che sono ancora oggi nettamente inferiori alla media europea, anche tra i pi\u00f9 giovani. Vi contribuiranno interventi mirati sulle scuole e sulle aree in ritardo, identificando i fabbisogni, anche mediante i test elaborati dall&#8217;INVALSI, e la revisione del sistema di selezione, allocazione e valorizzazione degli insegnanti\u00bb (<b>Mario Monti<\/b>, Senato, 17 novembre 2011).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oppure, con la profondit\u00e0 di pensiero di <b>Valentina Aprea<\/b>, il cui nome \u00e8 stato abbinato alla Commissione cultura (!) e a numerose proposte di legge: \u00ab<i>Dopo un primo bilancio della strategia di Lisbona, l&#8217;Unione Europea guarda gi\u00e0 ai prossimi dieci anni. In particolare, tra le priorit\u00e0 di Europa 2020, troviamo quella di una crescita intelligente basata cio\u00e8 su un&#8217;economia della conoscenza e dell&#8217;innovazione. La chiave di volta per camminare lungo questa direttrice. \u00e8 l&#8217;integrazione tra il sistema educativo di istruzione e formazione e il mercato del lavoro. Un&#8217;integrazione che si realizza gradualmente basandosi proprio sul concetto di &#8221; competenze personali&#8221;. \u00e8 dunque una necessit\u00e0 improrogabile la rotta da tenere: attenzione privilegiata al mondo del lavoro e apprendimento per competenze personali.<\/i>\u00bb (Valentina Aprea, <a href=\"http:\/\/www.ilsussidiario.net\/News\/Educazione\/2010\/4\/21\/-VALENTINA-APREA-SCUOLA-Non-basta-insegnare-l-oggi-Occorre-anticipare-il-domani-LA-PROPOSTA-EUROPEA-PER-IL-2020\/80956\/\">5 mosse per mandare in soffitta la vecchia scuola<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In tutta evidenza per realizzare tali finalit\u00e0 ci vogliono <b>scuole &#8220;autonome&#8221;<\/b>, dove per &#8220;autonome&#8221; si intende scuole che pur <b>mantenendo una forma pubblica <\/b>siano poste nella<b> condizione giuridica <\/b>di agire come<b> istituti privati<\/b>. La forma pubblica \u00e8 ormai talmente residuale che, a livello parlamentare, ormai si discute apertamente di trasformare le scuole in <b>fondazioni<\/b>, cio\u00e8 in istituzioni mediante le quali i <b>privati perseguono scopi collettivi<\/b>. Poco importa se al momento l&#8217;ipotesi non \u00e8 ancora operativa, \u00e8 solo questione di tempo. Francamente non capisco lo stupore di chi si stupisce di questa prospettiva, perch\u00e9 \u00e8 un <b>destino inscritto nel DNA dell&#8217;autonomia scolastica<\/b>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Allo scopo di valutare se quanto sta accadendo nelle scuole sotto i nostri occhi \u00e8 una <b>degenerazione<\/b> dello spirito dell&#8217;autonomia scolastica, o, <b>all&#8217;opposto<\/b>, la sua <b>coerente attuazione<\/b>, \u00e8 utile rinfrescare la memoria per ricordare alcuni articoli di quella legge del lontano 1997. Quella legge ha reso autonome le istituzioni scolastiche attraverso la <b>concessione della personalit\u00e0 giuridica<\/b>, proprio per farle diventare permeabili agli interessi extraculturali: il sesto comma dell&#8217;art. 21 della legge Bassanini, prevede la possibilit\u00e0 di accettare donazioni, eredit\u00e0 e legati e dunque aprirsi ai condizionamenti dei donatori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;ottavo comma dell&#8217;art.7 del regolamento attuativo (approvato dal consiglio dei ministri del 25 febbraio 1999) consente di stipulare <b>convenzioni<\/b> con associazioni o agenzie operanti sul territorio, per la realizzazione di specifici obiettivi: ci\u00f2 apre la strada a piegare obiettivi ed esigenze della scuola anche a finalit\u00e0 non di natura educativa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il decimo comma dello stesso regolamento, rende possibile <b>acquisire servizi e beni <\/b>mediante la partecipazione a <b>consorzi<\/b> <b>anche privati<\/b> (dunque darsi un interesse economico privato collegato con altri interessi dello stesso genere). Secondo l&#8217;art. 3 del regolamento attuativo l&#8217;autonomia di ogni istituzione scolastica si concretizza nel suo specifico <b>Piano dell&#8217;Offerta Formativa<\/b> (il <b>POF<\/b>), un documento elaborato dal Collegio dei Docenti (sulla base delle scelte di gestione e di amministrazione definite dal Consiglio di Istituto, tenendo conto delle proposte delle associazioni informali dei genitori e degli studenti) cui si assegna il compito di definire addirittura <b>l&#8217;identit\u00e0 culturale dell&#8217;istituzione scolastica<\/b>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Concepire l&#8217;autonomia come delega alle istituzioni scolastiche di darsi ciascuna singolarmente un proprio piano dell&#8217;offerta formativa, operando poi con strategie di marketing per farsi pubblicit\u00e0 e attirare clienti, oltre ad essere impossibile in pratica \u00e8 anche assurdo in un&#8217;ottica culturale. Ma \u00e8 un assurdo che cessa di essere tale se giudicato in ragione del fine che il legislatore si \u00e8 posto. <b>Il<\/b> <b>fine della legge sull&#8217;autonomia scolastica<\/b> <b>\u00e8 stato ed \u00e8 lo<\/b> <b>scardinamento del carattere pubblico e nazionale del sistema dell&#8217;istruzione<\/b> (in cui i diversi tipi di scuola e i singoli istituti scolastici erano articolazioni settoriali e locali, espressione di un progetto educativo nazionale), da sostituirsi con <b>un sistema solo formalmente pubblico<\/b>, organizzato con <b>logica privatistica<\/b> in cui ogni singolo istituto, posto nelle condizioni giuridiche di procacciarsi finanziamenti e risorse, progetta se stesso in competizione con altre scuole.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A che scopo?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 importante rileggere cosa scrivevano in quegli anni i protagonisti della riforma, proprio per evitare di scandalizzarsi a fronte di quanto si scrive e si fa oggi: \u00ab<i>Il Piano dell&#8217;offerta formativa (POF) definisce le strategie generali adottate dalla scuola per migliorare la qualit\u00e0 dei propri processi formativi. e ci\u00f2 prevede la valorizzazione delle risorse di cui ciascuno studente \u00e8 in possesso per sviluppare le conoscenze, le competenze e le capacit\u00e0 in funzione di un proficuo inserimento nella societ\u00e0 e nel lavoro. sviluppando la formazione all&#8217;autoimprenditorialit\u00e0 e ponendo attenzione alle componenti cognitive della formazione fondate sul saper fare.<\/i> [.] <i>Il passaggio alla scuola dell&#8217;autonomia. si riassume come passaggio dalla riorganizzazione della programmazione didattico-educativa. alla progettazione di curriculi formativi generatori di competenze, in coerenza con le esigenze del territorio (il POF), che fa capo al sistema della formazione integrata. Il tutto mediante una didattica per progetti.<\/i>\u00bb (Quaderni di Iter n. 3, Autonomia 2000. Dalla sperimentazione all&#8217;ordinamento, pp. 82-99).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 il passaggio dalla <b>scuola dei programmi <\/b>(quindi delle &#8220;materie&#8221; vincolate allo svolgimento di programmi nazionali in funzione della formazione dell&#8217;uomo e del cittadino) alla <b>scuola dei progetti<\/b> per sviluppare competenze e \u00abspirito di imprenditorialit\u00e0\u00bb del giovane studente in funzione delle esigenze del mercato del lavoro. Questo \u00e8 stato annunciato, detto e fatto sedici anni fa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ad evitare equivoci: nessuno rimpiange<b> <\/b>la cosiddetta<b> scuola tradizionale<\/b> &#8211; anteriore alla riforma &#8211; che era giunta ormai al capolinea. In quella scuola i contenuti erano trasmessi in modo meccanico, arido, con formalismi e modalit\u00e0 didattiche insopportabili. La scuola, per\u00f2, <b>doveva essere riformata con criteri culturali<\/b>, tenendo conto delle diverse fasi evolutive dell&#8217;et\u00e0 scolare, allo scopo di rivitalizzare la finalit\u00e0 vera della scuola, cio\u00e8 promuovere lo <b>spirito critico<\/b> e l&#8217;<b>autonomia di giudizio<\/b> dei giovani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 stata invece imboccata la strada dell&#8217;<b>aziendalizzazione forzata<\/b> i cui moduli organizzativi sono necessariamente distruttivi se applicati a un&#8217;istituzione la cui logica di funzionamento risponde ad altri scopi e finalit\u00e0. Se organizzassimo un&#8217;azienda con principi tratti dall&#8217;universo scuola sicuramente fallirebbe. E viceversa. Quest&#8217;ovviet\u00e0 non \u00e8 pi\u00f9 oggetto di discussione: il <b>dogma del totalitarismo aziendalistico<\/b> ha ormai <b>colonizzato il pensiero e le coscienze<\/b>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A tal proposito merita di essere segnalato il saggio di <b>Nicola Capone<\/b> <i>Libert\u00e0 di ricerca e organizzazione della cultura<\/i> (La scuola di Pitagora, Napoli, 2013) che dimostra con rigore documentale come il mondo della cultura e della scienza abbia ormai accettato come una sorta di destino ineluttabile il fatto che tutto il sistema della formazione debba essere strumento funzionale agli interessi del mercato: si chiede a tutti gli insegnanti di formare un sapere &#8220;utile&#8221; trasformabile in valore di mercato!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E dimostra come questo progetto di trasformare ricerca e pensiero in ancelle del mercato si realizzi attraverso due dispositivi combinati: il taglio programmato della spesa pubblica per l&#8217;istruzione e una legislazione tesa all&#8217;aziendalizzazione degli istituti di ricerca e di alta formazione, oltrech\u00e9 della scuola.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>Riduzione della spesa pubblica e aziendalizzazione sono dunque due facce della stessa medaglia<\/b>. La parola magica di questo moderno processo di asservimento del sapere iniziato a partire dagli anni Ottanta del secolo scorso \u00e8, appunto, l&#8217;<i>autonomia<\/i>. Dopo aver analizzato il nobile significato con cui l&#8217;hanno intesa i padri costituenti (l&#8217;autonomia, quella vera, \u00e8 condizione di libert\u00e0 in quanto garantisce le istituzioni nella loro opera di promozione culturale e di ricerca al riparo da condizionamenti e\/o pressioni di interessi extra culturali, politici o economici che siano) l&#8217;autore dimostra come, oggi, tale significato sia stato letteralmente capovolto, facendolo diventare sinonimo di &#8220;aziendalizzazione&#8221;: \u00ab<i>Questa speciale interpretazione dell&#8217;autonomia, insieme al taglio progressivo dei fondi destinati alla ricerca e alla formazione, si sta risolvendo in un sostanziale obbligo alla privatizzazione dell&#8217;intero sistema formativo nazionale, con il risultato di trasformare la tanto declamata autonomia finanziaria degli atenei in una trappola mortale attraverso la quale assoggettare l&#8217;autonomia del sapere alla volont\u00e0 delle burocrazie ministeriali sempre pi\u00f9 obbedienti alla logica spietata del mercato e della concorrenza<\/i>.\u00bb L&#8217;intero sistema di formazione culturale, dunque, \u00e8 caduto nella <b>&#8220;trappola mortale&#8221; dell&#8217;<i>autonomia<\/i><\/b>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo punto domando: c&#8217;\u00e8 qualcuno in grado di citare un solo provvedimento di un certo rilievo, concernente la scuola, che nel corso di questi sedici anni non sia stato in linea con le finalit\u00e0 formulate in quel lontano 1997? C&#8217;\u00e8 qualcuno in grado di spiegare razionalmente per quale recondita ragione un qualsiasi governo dovrebbe &#8220;investire di pi\u00f9&#8221; nella ex scuola pubblica statale, mantenendo intatto un quadro giuridico-normativo concepito per lo scopo opposto, cio\u00e8 <b>l&#8217;autofinanziamento dei singoli istituti con la possibilit\u00e0 di scaricare i costi sulle famiglie<\/b>?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C&#8217;\u00e8 qualcuno in grado di spiegare per quale recondita ragione i governi dovrebbero valorizzare la professione docente (in termini di retribuzione, livello culturale e quindi di dignit\u00e0 professionale) dal momento in cui, a muso duro, ai <b>docenti<\/b> \u00e8 stato detto per ben sedici anni che il loro ruolo \u00e8 di <b>sviluppare competenze<\/b> che saranno verificate da <b>modelli standard<\/b> <b>di rilevazione<\/b> funzionali al mercato del lavoro? C&#8217;\u00e8 qualcuno in grado di spiegare razionalmente la compatibilit\u00e0 tra uno solo degli obiettivi delle attuali proteste dei docenti e degli studenti con il quadro normativo e le finalit\u00e0 previste dalla legge sull&#8217;autonomia scolastica?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il punto, allora, \u00e8 proprio questo e su questo punto \u00e8 giunto il momento di parlarci chiaro: tutte le <b>sacrosante rivendicazioni provenienti dal mondo della scuola <\/b>nelle sue varie componenti, o le inscriviamo in un&#8217;agenda che al <b>primo posto<\/b> esige <b>l&#8217;abolizione della cosiddetta autonomia scolastica<\/b> allo scopo di mettere una pietra tombale sulla stagione della scuola dell&#8217;autonomia, oppure, accettandone la logica e operando al suo interno, qualsiasi rivendicazione che abbia un minimo di senso culturale, sociale, formativo e democratico \u00e8 destinato a rimanere parola vana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>Non si pu\u00f2 continuare ad agire con la logica della &#8220;vertenza&#8221;<\/b>, tipica della cultura sindacale del &#8216;900, quando la battaglia non riguarda provvedimenti circoscritti e contingenti all&#8217;interno di un quadro generale comunque condiviso dalle parti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>La battaglia, oggi, \u00e8 impari<\/b>: da un lato c&#8217;\u00e8 un <b>progetto di scuola<\/b> messo in atto nel corso di sedici anni, che ha modificato radicalmente la natura della scuola, i suoi scopi, la sua organizzazione e che ha coerentemente <b>declassato la professione docente<\/b> a livello di <b>esecutori addestrati <\/b>(l&#8217;umiliazione delle prove preselettive del recente concorso cui sono stati sottoposti i nostri colleghi dovrebbero suscitare un moto di sdegno in chi ha ancora conservato un barlume di dignit\u00e0 professionale), dall&#8217;altro si registrano <b>reazioni episodiche<\/b>, <b>frammentate<\/b>, o comunque proteste che non mettono mai seriamente in discussione la <b>logica<\/b> di quel progetto. E che perci\u00f2 sono <b>destinate a soccombere<\/b>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una battaglia per una scuola pubblica nell&#8217;accezione costituzionale del termine non pu\u00f2 essere condotta con questa paralizzante contraddizione che ha caratterizzato le proteste sino a oggi. Mi spiego. Non c&#8217;\u00e8 dubbio che l&#8217;esito di una battaglia sociale su obiettivi sociali la si vince o la si perde in base ai rapporti di forza. Detto questo, per\u00f2, per essere combattuta con qualche speranza di esito positivo, \u00e8 <b>necessario individuare il vero fronte su cui scontrarsi<\/b>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;opposizione alla scuola-azienda rimane illusoria se non si traduce in un&#8217;<b>individuazione teorica<\/b> dei <b>punti nevralgici<\/b> che trasmettono nella scuola gli <b>impulsi aziendalistici<\/b> cos\u00ec da attivare una mobilitazione pratica per reciderli. Ad oggi, esiste in Italia una sola scuola che si sia rifiutata, in nome della dignit\u00e0 culturale, di stendere il POF? Si obietta: ma \u00e8 obbligatorio! E allora si scriva nome, indirizzo e numero di telefono della scuola e l&#8217;elenco delle discipline che vi s&#8217;insegnano! Punto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Riflettiamo sull&#8217;ultima grande <b>fiammata di proteste<\/b> tra ottobre e novembre che, in occasione del minacciato aumento dell&#8217;orario di lavoro di ben sei ore, ha dato vita a cortei, comitati, assemblee autoconvocate in tutte le citt\u00e0 d&#8217;Italia, in nome della difesa della dignit\u00e0 della professione docente e della scuola pubblica statale. Questa fiammata,<b> non sorretta da un progetto strategico globale alternativo a quello dell&#8217;autonomia, <\/b>si \u00e8 ovviamente <b>ben presto esaurita<\/b>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anzi, al rientro dalle vacanze di Natale, quelle stesse scuole che avevano stilato accesi documenti di protesta, bloccato tutte le cosiddette attivit\u00e0 aggiuntive, dimissionato i coordinatori di classe ecc&#8230; hanno poi provveduto a coprire di manifesti i muri della citt\u00e0 (cito per esperienza e visione diretta) per guadagnare nuovi iscritti, producendo anche patetici spot pubblicitari da inserire nel sito della scuola. E sono gi\u00e0 iniziate le grandi manovre per aggiornare i POF. Traduzione: <b>il modello di scuola contro il quale si dice di combattere \u00e8 stato in realt\u00e0 interiorizzato<\/b>. <b>La vera trincea, dove si dovrebbe combattere la vera battaglia, \u00e8 deserta<\/b>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Stupisce che a distanza di cos\u00ec tanti anni sia ancora diffuso tra i docenti l&#8217;atteggiamento di interpretare l&#8217;autonomia con i colori delle proprie intenzioni soggettive, quindi vivendola come una sorta di maggiore libert\u00e0 nel prendere iniziative o progettare eventi non proponibili nella &#8220;scuola tradizionale&#8221;. Questa convinzione di potersi ritagliare uno spazio proprio, libero, astraendo dal contesto oggettivo entro cui l&#8217;azione pratica si svolge, \u00e8 davvero un&#8217;illusione in cui si vuole credere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma il cerchio ormai si sta chiudendo: la selezione dei docenti attraverso prove standardizzate che si ispirano a un concetto di meritocrazia degno di una comunit\u00e0 di scimpanz\u00e9 (vince chi \u00e8 pi\u00f9 addestrato e chi sa addestrare meglio), i residui finanziamenti pubblici destinati alle scuole &#8220;migliori&#8221; cio\u00e8 quelle in cui si addestra meglio a &#8220;imparare a imparare&#8221; (che cosa?), finiranno per far evaporare anche queste ultime illusioni. Sempre che non si decida una buona volta, tutti insieme, di far chiudere questa storia penosa dell&#8217;autonomia, impegnandosi nel contempo per l&#8217;elaborazione di un <b>progetto culturale di scuola <\/b>che nel nuovo contesto storico consenta alle giovani generazioni di partecipare con responsabilit\u00e0, senso critico e memoria storica alla vita collettiva. Questo deve fare la scuola.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>fonte: &#8220;Megachip&#8221;, 30 gennaio 2013<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di FABIO BENTIVOGLIO (insegnante e storico della filosofia) Sono trascorsi sedici anni da quel fatidico 15 marzo 1997, giorno e anno della legge n\u00b0 59 sul decentramento amministrativo, nota come Legge Bassanini, che nel suo articolo 21 prevedeva la cosiddetta &#8220;autonomia delle istituzioni scolastiche&#8221;. 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