{"id":14745,"date":"2015-11-18T00:01:17","date_gmt":"2015-11-18T00:01:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=14745"},"modified":"2015-11-18T00:01:17","modified_gmt":"2015-11-18T00:01:17","slug":"discorso-di-giosue-carducci-nel-centenario-della-nascita-del-tricolore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=14745","title":{"rendered":"Discorso di Giosu\u00e8 Carducci nel centenario della nascita del Tricolore"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">Rileggiamo il discorso che Giosu\u00e8 Carducci tenne a Reggio Emilia il 7 gennaio 1897 nel centenario della nascita del Tricolore. Non vi troveremo spunti sciovinistici o aggressivi, ma solo un profondo slancio ideale, morale, umano. L\u2019Italia \u201c<em>per vivere, deve avere idee e forze sue, deve esplicare un officio suo civile ed umano, un&#8217;espansione morale e politica<\/em>\u201d. E i tre colori, bianco, rosso e verde, rappresentano appunto l\u2019emancipazione e la volont\u00e0 di progresso di una nazione generosa ma divisa, dinamica ma umiliata da secoli di sottomissione e appiattimento alla volont\u00e0\u00a0altrui.\u00a0(Gianluigi Leone \u2013 Ars Lazio)<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify\">Popolo di Reggio, Cittadini d&#8217;Italia!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ci\u00f2 che noi facciamo ora, ci\u00f2 che da cotesta lapide si commemora, \u00e8 pi\u00f9 che una festa, \u00e8 pi\u00f9 che un fatto. Noi celebriamo, o fratelli, il natale della Patria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se la patria fosse anche a noi quello che era ai magnanimi antichi, cio\u00e8 <strong>la suprema religione del cuore, dell&#8217;intelletto, della volont\u00e0<\/strong>, qui, come nella solennit\u00e0 di Atene e di Olimpia, qui, come nelle ferie laziali, starebbe, vampeggiante di purissimo fuoco, l&#8217;altare della patria; e un Pindaro nuovo vi condurrebbe intorno i candidi cori dei giovani e delle fanciulle cantanti le origini, e davanti sorgerebbe un altro Erodoto leggendo al popolo ragunato le istorie, e il feciale chiamerebbe a gran voce i nomi delle citt\u00e0 sorelle e giurate. Chiamerebbe te, o umbra ed etrusca Bologna, madre del diritto; e te Modena romana, madre della storia; e te epica Ferrara, ultima nata di connubii veneti e celti e longobardi su la mitica riviera del Po. E alle venienti aprirebbe le braccia Reggio animosa e leggiadra, questa figlia del console M. Emilio Lepido e madre a Ludovico Ariosto, tutta lieta della sua lode moderna; che &#8220;citt\u00e0 animatrice d&#8217;Italia&#8221; la salut\u00f2 Ugo Foscolo, e dal seno di lei cantava il poeta della Mascheroniana &#8211; <em>La favilla scoppi\u00f2 donne primiero Di nostra libert\u00e0 corse il baleno<\/em><em>. <\/em>Ma <strong>i tempi sono oggimai sconsolati di bellezza e d&#8217;idealit\u00e0; direbbesi che manchi nelle generazioni crescenti la coscienza, da poi che troppo i reggitori hanno mostrato di non curare la nazionale educazione<\/strong>. I volghi affollantisi intorno ai baccani e agli scandali, dir\u00f2 cos\u00ec, officiali, dimenticano, anzi ignorano, i giorni delle glorie; nomi e fatti dimenticano della grande istoria recente, merc\u00e9 dei quali essi divennero, o dovevano divenire, un popolo; ignora il popolo e trascura, e solo se ne ricordano per loro interesse i partiti. Tanto pi\u00f9 siano grazie a te, o nobile Reggio, che nell&#8217;oblio d&#8217;Italia commemori come nella sala di questo palazzo di citt\u00e0, or son cent&#8217;anni, il 7 gennaio del 1797, fu decretato nazionale lo stendardo dei tre colori. Risuonano ancora nell&#8217;austerit\u00e0 della storia a vostro onore, o cittadini, le parole che di poi due giorni il Congresso Cispadano mandava da queste mura al popolo di Reggio: &#8220;<em>Il vostro zelo per la causa della libert\u00e0 fu eguale al vostro amore per il buon ordine. Sapranno i popoli di Modena di Ferrara di Bologna qual sia il popolo di Reggio, giusto, energico, generoso; e si animeranno ad emularvi nella carriera della gloria e della virt\u00f9. L&#8217;epoca della nostra Repubblica ebbe il principio fra queste mura; e quest&#8217;epoca luminosa sar\u00e0 uno de&#8217;pi\u00f9 bei momenti della citt\u00e0 di Reggio<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il presidente del Congresso Cispadano dicea vero. L&#8217;assemblea costituente delle quattro citt\u00e0 segn\u00f2 il primo passo da un confuso vagheggiamento di confederazioni al proposito dell&#8217;unit\u00e0 statuale, che fu il nocciolo dell&#8217;unit\u00e0 nazionale. Quelle citt\u00e0 che fin allora s&#8217;erano riscontrate solo su&#8217; campi di battaglia con la spada calante a ferire, con l&#8217;ira scoppiante a maledire; che fino in una dissonanza d&#8217;accento tra&#8217; fraterni dialetti cercavano la barriera immortale della divisione e dell&#8217;odio; che fino inventarono un modo nuovo di poesia per oltraggiarsi; quelle citt\u00e0 si erano pur una volta trovate a gittarsi l&#8217;una nelle braccia dell&#8217;altra, acclamando la repubblica una e indivisibile quale spirito di Dio scese dunque in cotesta sala a illuminare le menti, a rivelare tutta insieme la visione del passato e dell&#8217;avvenire, Roma che fu la grande, Italia che sar\u00e0 la buona? Certo l&#8217;antico ed eterno spirito di nostra gente, che dalla fusione confluito delle varie italiche stirpi fu accolto e dato in custodia della Vesta romana dal cuore di Gracco e dal genio di Cesare, ora commosso dall&#8217;aura de&#8217; tempi nuovi scendeva in fiamme d&#8217;amore su i capi dei deputati cispadani, e di essi usciti di recente dalle anticamere e dalle segreterie de&#8217; legati e dei duchi faceva uomini pratici del reggimento libero, cittadini osservanti del giusto e dell&#8217;equo, legislatori prudenti per il presente, divinatori dell&#8217;avvenire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E gi\u00e0 a Roma, a Roma, si come a termine fisso del movimento iniziato , era volata nei discorsi e nei canti la fantasia patriottica; ma il senno ed il cuore mir\u00f2 da presso il nemico eterno nel falso impero romano germanico, instrumento d&#8217;informe dispotismo alle mani di casa d&#8217;Austria; sicch\u00e9 prima a quei giorni risuon\u00f2 in Reggio la non mai fin allora cantata in Italia reminiscenza della lega lombarda e di Legnano; sicch\u00e9 impaziente ormai d&#8217;opere la giovent\u00f9 affrett\u00f2 in Montechiarugolo le prove d&#8217;una vendetta di Gavinana. Per ci\u00f2 tutto, Reggio fu degna che da queste mura si elevasse e prima sventolasse in questa piazza, segnacolo dell&#8217;unico stato e dell&#8217;innovata libert\u00e0, la bella la pura la santa bandiera dei tre colori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Sii benedetta! Benedetta nell&#8217;immacolata origine, benedetta nelle via di prove e di sventure per cui immacolata ancora procedesti, benedetta nella battaglia e nella vittoria, ora e sempre, nei secoli! Non rampare di aquile e leoni, non sormontare di belve rapaci, nel santo vessillo; ma i colori della nostra primavera e del nostro paese, dal Cenisio all&#8217;Etna; le nevi delle alpi, l&#8217;aprile delle valli, le fiamme dei vulcani. E subito quei colori parlarono alle anime generose e gentili, con le ispirazioni e gli effetti delle virt\u00f9 onde la patria sta e s\u00ec augusta; il bianco, la fede serena alle idee che fanno divina l&#8217;anima nella costanza dei savi; il verde, la perpetua rifioritura della speranza a frutto di bene nella giovent\u00f9 de&#8217; poeti; il rosso, la passione ed il sangue dei martiri e degli eroi<\/strong>. E subito il popolo cant\u00f2 alla sua bandiera ch&#8217;ella era la pi\u00f9 bella di tutte e che sempre voleva lei e con lei la libert\u00e0; ond&#8217;\u00e8 che ella, come la dice la scritta, <em>piena di fati mosse alla gloria del Campidoglio.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Noi che l&#8217;adorammo ascendente in Campidoglio, noi negli anni della fanciullezza avevamo imparato ad amarla ed aspettarla dai grandi cuori degli avi e dei padri che ci narravano le cose oscure ed alte preparate, tentate, patite, su le quali tu splendevi in idea, pi\u00f9 che speranza, pi\u00f9 che promessa, come un&#8217;aureola di cielo a&#8217; morienti e a&#8217; morituri, o santo <em>tricolore. <\/em>E <strong>quando tu in effetto ricomparisti a balenare su la tempesta del portentoso Quarantotto i nostri cuori alla tua vista balzarono di vita novella; ti riconoscemmo, eri l&#8217;iride mandata da Dio a segnare la sua pace co&#8217;l popolo che discendeva da Roma, a segnare la fine del lungo obbrobrio e del triste servaggio d&#8217;Italia. <\/strong>Ora la generazione che sta per isparire dal combattuto e trionfato campo del Risorgimento, la generazione che fece l&#8217;Unit\u00e0, te, o sacro segno di gloria, o bandiera di Mazzini di Garibaldi di Vittorio Emanuele, te commette alla generazione che l&#8217;unit\u00e0 deve compiere, che deve coronare d&#8217;idee e di forza la patria risorta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">O giovani, contemplaste mai con la visione dell&#8217;anima questa bandiera, quando ella dal Campidoglio riguarda i colli e il piano fatale onde Roma discese e lanciossi alla vittoria e all&#8217;incivilimento del mondo? o quando dalle antenne di San Marco spazia su&#8217;l mare che fu nostro e par che spii nell&#8217;oriente i regni della commerciante e guerreggiante Venezia? o quando dal Palazzo de&#8217; Priori saluta i clivi a cui Dante saliva poetando, da cui Michelangelo scendeva creando, su cui Galileo sanc\u00ec la conquista dei cieli? Se una favilla vi resti ancora nel sangue dei vostri padri del Quarantotto e del Sessanta, non vi pare che su i monumenti della gloria vetusta questo vessillo della patria esulti pi\u00f9 bello e diffonda pi\u00f9 lieto i colori della sua giovent\u00f9? Si direbbe che gli spiriti antichi raccoltigli intorno lo empiano ed inanimino dei loro sospiri, rallegrando ne&#8217; suoi colori e ritemperando in nuovi sensi di vita e di speranza l&#8217;austerit\u00e0 della morte e la maest\u00e0 delle memorie. <strong>O giovani, l&#8217;Italia non pu\u00f2 e non vuole essere l&#8217;impero di Roma, se bene l&#8217;et\u00e0 della violenza non \u00e8 finita pe&#8217; validi; oh quale orgoglio umano oserebbe mirare tant&#8217;alto? Ma n\u00e9 anche ha da essere la nazione cortigiana del rinascimento, alla merc\u00e9 di tutti; quale vilt\u00e0 comporterebbe di dar sollazzo delle nostre ciance agli stranieri per ricambio di battiture e di stragi? Se l&#8217;Italia avesse a durar tuttavia come un museo o un conservatorio di musica o una villeggiatura per l&#8217;Europa oziosa, o al pi\u00f9 aspirasse a divenire un mercato dove i fortunati vendessero dieci ci\u00f2 che hanno arraffato per tre; oh per Dio non importava far le cinque giornate e ripigliare a baionetta in canna sette volte la vetta di San Martino, e meglio era non turbare la sacra quiete delle ruine di Roma con la tromba di Garibaldi sul Gianicolo o con la cannonata del re a Porta Pia. L&#8217; Italia \u00e8 risorta nel mondo per s\u00e9 e per il mondo, ella, per vivere, deve avere idee e forze sue, deve esplicare un officio suo civile ed umano, un&#8217;espansione morale e politica. Tornate, o giovani, alla scienza e alla coscienza de&#8217; padri, e riponetevi in cuore quello che fu il sentimento il voto il proposito di quei vecchi grandi che han fatto la patria; l&#8217;Italia avanti tutto! L&#8217;Italia sopra tutto!<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">7 gennaio 1897<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Rileggiamo il discorso che Giosu\u00e8 Carducci tenne a Reggio Emilia il 7 gennaio 1897 nel centenario della nascita del Tricolore. Non vi troveremo spunti sciovinistici o aggressivi, ma solo un profondo slancio ideale, morale, umano. L\u2019Italia \u201cper vivere, deve avere idee e forze sue, deve esplicare un officio suo civile ed umano, un&#8217;espansione morale e politica\u201d. E i tre colori, bianco, rosso e verde, rappresentano appunto l\u2019emancipazione e la volont\u00e0 di progresso di una nazione&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":43,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[3026,261,6],"tags":[4415,4416,4417,4418],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-3PP","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/14745"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/43"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=14745"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/14745\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=14745"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=14745"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=14745"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}