{"id":14807,"date":"2015-12-29T00:59:29","date_gmt":"2015-12-29T00:59:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=14807"},"modified":"2015-12-29T00:59:29","modified_gmt":"2015-12-29T00:59:29","slug":"buona-scuola-o-disastro-antropologico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=14807","title":{"rendered":"La &quot;buona scuola&quot; come disastro antropologico"},"content":{"rendered":"<p><em>di <strong>FABIO BENTIVOGLIO<\/strong> (insegnante e storico della filosofia)<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prendiamo spunto da alcune \u201cperle\u201d relative alla cosiddetta riforma \u201cLa buona scuola\u201d illustrata da Renzi nel corso del video con lavagna e gessetti. Il nostro, con lo sguardo rivolto alla mitica crescita, esordisce indicando che la riforma in oggetto mira a fare dell\u2019Italia una \u201csuperpotenza culturale\u201d; aggiunge poi che per contrastare il dramma della disoccupazione giovanile sar\u00e0 previsto in tutti gli ordini di scuola un monte orario significativo di alternanza scuola-lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il giorno seguente l\u2019approvazione alla Camera dell\u2019articolo 9 del relativo disegno di legge che attribuisce ai dirigenti scolastici il potere di scegliere gli insegnanti pi\u00f9 consoni alla realizzazione degli obiettivi indicati nel Piano dell\u2019Offerta Formativa dell\u2019istituto, &#8220;Repubblica&#8221; (19.05.2015) riporta il commento entusiasta della ministra Giannini: \u201cSbagliato protestare, l\u2019autonomia \u00e8 di sinistra; vogliamo una scuola autonoma, responsabile e valutabile. Sono i principi della sinistra italiana progressista e illuminata che gi\u00e0 aveva indicato Luigi Berlinguer\u201d. Un merito va riconosciuto a Renzi e alla Giannini: \u00e8 difficile condensare in cos\u00ec poche parole quello che a tutti gli effetti si configura come un disastro antropologico di cui forse manca ancora adeguata consapevolezza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che la politica scolastica della sinistra sia \u201cilluminata\u201d o che l\u2019alternanza scuola-lavoro sia un antidoto alla disoccupazione dilagante sono affermazioni talmente grottesche (quella relativa al lavoro \u00e8 oggettivamente insultante) da porre l\u2019interrogativo di come sia possibile che simili sciocchezze possano essere pronunciate da personaggi che determinano la vita collettiva senza che ci siano reazioni adeguate, quantomeno della gran parte del ceto intellettuale e accademico uso a declamare il \u201cvalore della cultura\u201d senza trarne mai vere conseguenze politiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Progresso \u201cilluminato\u201d e \u201cminorit\u00e0 intellettuale\u201d<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Andiamo per ordine e riflettiamo sul significato di questi principi di sinistra che secondo la Giannini e non solo sarebbero \u201cprogressisti e illuminati\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cIlluminati\u201d rimanda ai Lumi della ragione quindi a quella fase della storia in cui \u00e8 in corso la transizione da una societ\u00e0 feudale ormai storicamente esaurita ad una societ\u00e0 borghese, quando modernizzazione e cambiamento significavano emancipazione da vincoli e tradizioni oppressive, dal conservatorismo delle aristocrazie e della Chiesa per affermare un\u2019idea di uomo, societ\u00e0 e progresso davvero liberatoria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019Illuminismo riflette sul piano culturale una fase di vero progresso dell\u2019uomo. Ma che cos\u2019\u00e8 l\u2019Illuminismo? Questa domanda fu posta anche a Immanuel Kant il quale nel 1784 scrisse appunto l\u2019articolo <em>Risposta alla domanda: che cos\u2019\u00e8 l\u2019illuminismo?<\/em> di cui questo \u00e8 il celebre inizio: \u201c<em>L\u2019illuminismo \u00e8 l\u2019uscita dell\u2019uomo dalla minorit\u00e0 della quale \u00e8 egli stesso colpevole. Minorit\u00e0 \u00e8 l\u2019incapacit\u00e0 di valersi del proprio intelletto se non sottomettendolo a un potere esterno. [\u2026] Tra tutte le forme di minorit\u00e0 intellettuale la pi\u00f9 umiliante per l\u2019uomo e dannosa per il progresso \u00e8 la minorit\u00e0 in materia religiosa.<\/em>\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Siamo alla vigilia della Rivoluzione francese, in un\u2019epoca in cui la religione e la Chiesa sono ancora poteri direttivi cui render conto, perch\u00e9 oltre a dar fondamento ideologico ai rapporti di produzione feudale, la religione improntava di s\u00e9 l\u2019intera societ\u00e0, i costumi, la morale, la tradizione ecc&#8230; Ecco che allora Kant rivendica il diritto della ragione all\u2019autonomia, cio\u00e8 a non essere subordinata a poteri esterni che la condizionino: \u201cavvalersi dell\u2019intelletto\u201d significava e significa una ragione non asservita a interessi e comandi di un \u201cpotere esterno\u201d di qualunque natura esso sia. Da ci\u00f2 si evince che Kant avrebbe portato ad esempio di \u201cminorit\u00e0 intellettuale\u201d i cosiddetti principi progressisti e illuminati della sinistra italiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Com\u2019\u00e8 possibile, si potrebbe obiettare, che l\u2019autonomia della scuola, bandiera della sinistra, sia espressione di minorit\u00e0 intellettuale? L\u2019autonomia della scuola sarebbe vero progresso se intesa nel senso di rendere la scuola autonoma nella sua opera di promozione culturale, quindi se la scuola non fosse subordinata a logiche politiche o economiche per loro natura estranee alla dimensione culturale nel senso proprio del termine. Diversamente l\u2019autonomia scolastica inaugurata dalla sinistra con la legge Bassanini del 15 marzo 1997 e poi con la riforma di Luigi Berlinguer (in merito si veda l\u2019 articolo <span lang=\"zxx\"><a class=\"western\" href=\"http:\/\/megachip.globalist.it\/Detail_News_Display?ID=66322&amp;typeb=0&amp;Sulla-scuola-parliamoci-chiaro\">Sulla scuola: parliamoci chiaro<\/a> <\/span> ) \u00e8 la negazione dell\u2019autonomia culturale delle scuole, perch\u00e9 si sostanzia nel loro asservimento alle esigenze della sfera produttiva e della logica di mercato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019intelletto (o quel che rimane di esso) \u00e8 utilizzato dai riformatori di sinistra e di destra allo scopo di subordinare l\u2019istituzione scuola e quindi la formazione dei giovani alle istanze di un potere esterno che non ha neanche pi\u00f9 l\u2019autorit\u00e0 e il volto di Dio come al tempo di Kant, ma il volto anonimo di un Mercato che di tutte le attivit\u00e0 umane riconosce solo quelle riconducibili al vendere e consumare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>I postulati del neoliberismo<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo modo di intendere l\u2019autonomia scolastica nella forma caricaturale dell\u2019azienda, \u00e8 logica conseguenza nello specifico settore dell\u2019istruzione delle due fondamentali premesse-postulato della cosiddetta globalizzazione, o, se si preferisce, dell\u2019attuale fase storica che stiamo vivendo. Postulati talmente condivisi nella sfera politica (non solo italiana) da rendere ormai ininfluente la distinzione tra governi di destra o di sinistra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Primo postulato: riduzione di ogni attivit\u00e0 umana ad attivit\u00e0 economica, intendendo l\u2019attivit\u00e0 economica come sinonimo di attivit\u00e0 aziendale operante in un quadro di competitivit\u00e0 globale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo postulato: assunta come dato di natura la competitivit\u00e0 globale, ne segue che le risorse disponibili devono essere impiegate allo scopo di creare le condizioni per realizzare profitti aziendali o di altra natura. \u00c8 dunque legittimo parlare di innovazione e modernizzazione solo per \u201criforme\u201d che si presume possano promuovere tali convenienze. Il sottinteso (falso) \u00e8 che promuovendo tali convenienze si creino anche opportunit\u00e0 di lavoro per i sudditi. E poich\u00e9 il mercato e le aziende hanno bisogno di lavoratori adattabili, convinti che il loro destino dipender\u00e0 dalle individuali capacit\u00e0 di intraprendere, ecco che la scuola \u00e8 chiamata a forgiare l\u2019individuo competitivo e adattabile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In quest\u2019ottica \u00e8 del tutto ovvio che \u201c<em>Tanto tempo a scuola non serve: la crisi di competitivit\u00e0 dei nostri giovani risiede in fattori molteplici che rendono la formazione del capitale umano italiano pi\u00f9 debole di quella di altri Paesi<\/em>\u201d (&#8220;Italia oggi&#8221;, 29.10.2013). Meno anni e meno tempo seduti sui banchi a studiare Dante e Petrarca e immersione nella concretezza del mercato e dell\u2019impresa per forgiare il giovane \u201cimprenditore di se stesso\u201d di berlingueriana memoria: questo \u00e8 l\u2019approdo dell\u2019Italia \u201csuperpotenza culturale\u201d evocata da Renzi, in piena e rivendicata coerenza con l\u2019autonomia scolastica cos\u00ec com\u2019\u00e8 stata concepita dalla sinistra italiana e dalle forze sindacali a essa legate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quello che Kant avrebbe portato ad esempio di \u201cminorit\u00e0 intellettuale\u201d, oggi, diversamente, \u00e8 possibile sbandierarlo come conquista progressiva. C\u2019\u00e8 una spiegazione storica: in questi ultimi trent\u2019anni il potere economico-finanziario, asservita la politica, ha ridisegnato il mondo e il modo di vivere e di pensare a propria immagine e somiglianza, inaugurando una fase storica che non ha precedenti, quella del totalitarismo aziendalistico-finanziario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Detto in altri termini, come scrive Stefano Azzar\u00e0 nel suo libro <em>Democrazia cercasi<\/em> (Imprimatur Editore, 2014): \u201c\u2026la parte pi\u00f9 forte della societ\u00e0 capitalistica si \u00e8 ripresa con gli interessi tutto ci\u00f2 che le era stato strappato in centocinquant\u2019anni di storia del movimento dei lavoratori\u201d. La trasformazione della cultura e della mentalit\u00e0 dominante in chiave di un individualismo aggressivo e competitivo \u00e8 stata ormai interiorizzata anche da chi sta in basso, al punto da creare una sorta di complicit\u00e0 tra chi \u00e8 oppresso e chi opprime: assistiamo cos\u00ec all\u2019inedito fenomeno dei topi che votano per i gatti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chi sta in alto si \u00e8 dunque ripreso tutto, anche la scuola. Non \u00e8 stato compito agevole traghettare l\u2019istituzione scuola nella forma azienda: l\u2019azienda \u00e8 una cellula della produzione che nasce e cresce in funzione della realizzazione di fini economici, essenzialmente privati, mentre la scuola \u00e8 tale se opera nel quadro della formazione culturale critica, spirituale e civica. Poich\u00e9 un\u2019istituzione funziona adeguatamente se la sua organizzazione \u00e8 congrua al fine che le \u00e8 proprio, la \u201cscuola-azienda\u201d \u00e8 un ossimoro cos\u00ec come il \u201cghiaccio bolle\u201d. Questo esito culturalmente catastrofico, per\u00f2, \u00e8 logica conseguenza dell\u2019assunzione dogmatica delle premesse-postulato di cui si \u00e8 detto sopra: se assumo i postulati e gli assiomi della geometria euclidea, non posso poi protestare per i teoremi che ne conseguono.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Totalitarismo politico e totalitarismo liberista<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Negli anni Trenta del secolo scorso, durante il Ventennio fascista, intento del regime era di \u201cforgiare il giovane italiano\u201d e a tale scopo sulla scuola piovevano prescrizioni asfissianti anche su come illustrare le pagelle scolastiche, i registri di classe ecc. \u2026 con immagini che celebrassero il regime. Nell\u2019edizione del 1936 del Libro di Stato, costellato di camice nere, balilla e piccole italiane protagoniste delle imprese del fascismo, si domanda: \u201c<em>Romolo fond\u00f2 Roma 753 anni avanti Cristo; la Marcia su Roma \u00e8 avvenuta nel 1922 dopo Cristo. A quanti anni di distanza si sono verificati i due fatti?<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019elenco delle amenit\u00e0 potrebbe essere lungo ed esilarante. Si badi bene per\u00f2: questo intento di forgiare il giovane italiano attraverso prescrizioni di tal fatta, ai nostri occhi pare demenziale perch\u00e9 siamo fuori da quella corrente storica, mentre nel contesto dei fascismi dell\u2019epoca ai pi\u00f9 appariva naturale e scontato. A ci\u00f2 si aggiunga che in quell\u2019epoca il totalitarismo aveva veste politica nel senso che la genesi politica di quelle \u201cleggi\u201d era palese, quindi ben riconoscibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi, diversamente, il totalitarismo ha la sua genesi nelle apparenti \u201cleggi\u201d anonime del mercato e del profitto per cui si richiedono pi\u00f9 mediazioni culturali per vederne le ricadute sulla vita sociale, sulle istituzioni, sulla scuola, sanit\u00e0, sport, informazione, ricerca scientifica ecc\u2026 . Con occhio storico decentrato, comunque, le prescrizioni che impongono agli istituti scolastici di progettare se stessi in funzione delle esigenze del tessuto produttivo del territorio sono grottesche e nella loro essenza analoghe a quelle del fascismo.<\/p>\n<p><strong>La stazione di arrivo dell\u2019autonomia: la scuola come Fondazione<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La norma che attribuisce al dirigente il potere di scegliere gli insegnanti ha suscitato una legittima reazione collettiva di protesta e indignazione generale. Si rifletta per\u00f2 sulla questione ampliando lo spettro dell\u2019analisi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Allo stato attuale delle cose, le scuole italiane funzionano ancora grazie soprattutto ai cosiddetti contributi \u201cvolontari\u201d, cio\u00e8, in pratica, una tassa imposta alle famiglie con il solito inganno linguistico (\u201c<em>volontari<\/em>\u201d?), tale da consentire allo Stato di scaricare una parte consistente dei costi dell\u2019istruzione direttamente sulle famiglie. Per questa via si aggira il dettato costituzionale (Art. 33) secondo il quale \u201c<em>La Repubblica detta le norme generali sull\u2019istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.<\/em>\u201d: non \u00e8 necessario essere costituzionalisti per intendere che \u00e8 compito dello Stato provvedere al sistema scolastico nazionale e reperire le risorse per garantirne il funzionamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel documento governativo <em>La buona scuola<\/em> a suo tempo redatto si mettono nero su bianco principi generali incompatibili con l\u2019Art. 33. Si afferma testualmente al punto 6.2 titolato \u201cLe risorse private\u201d: <em>\u201cLe risorse pubbliche non saranno mai sufficienti a colmare le esigenze di investimenti nella nostra scuola\u201d<\/em> e si auspicano interventi legislativi per trasformare le scuole in Fondazioni o in enti con autonomie patrimoniali in modo che \u201c<em>per le scuole deve essere facile, facilissimo ricevere risorse. La costituzione in una Fondazione, o in un ente con autonomia patrimoniale, per la gestione di risorse provenienti dall\u2019esterno, deve essere priva di appesantimenti burocratici\u201d<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ricordiamo che le Fondazioni sono istituzioni mediante le quali i privati perseguono scopi collettivi: i privati, dunque, non lo Stato. Se un istituto scolastico assume lo stato giuridico della Fondazione, rendendo compiuta l\u2019autonomia scolastica (come giustamente rivendica Renzi), \u00e8 del tutto ovvio e conseguente che a chi dirige la Fondazione siano attribuiti poteri congrui alla gestione di un istituto il cui progetto formativo \u00e8 strettamente intrecciato e dipendente, anche per le risorse economiche, dai poteri territoriali locali. Se \u00e8 cos\u00ec \u2013 ed \u00e8 cos\u00ec &#8211; \u00e8 coerente che il dirigente si scelga la \u201csquadra\u201d di insegnanti pi\u00f9 consona alla realizzazione di tale progetto. Ancora una volta la protesta si indirizza non sulla premessa-postulato, ma sulle conseguenze ovvie di quella premessa. Non mi risulta che la questione della trasformazione delle scuole in Fondazioni, o in analogo statuto, sia stata sollevata in termini dirimenti, eppure \u00e8 la madre di tutte le altre questioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Una proposta: sciopero nazionale dei contributi volontari<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da quando \u00e8 stata inaugurata la scuola dell\u2019autonomia sono state prodotte tante analisi accurate sulla trasformazione genetica della scuola, cos\u00ec come tante sono state le proteste e le manifestazioni che hanno visto protagonisti i docenti, gli studenti e anche le famiglie. Questa mobilitazione intellettuale e sociale, per\u00f2, non ha mai condizionato nella sostanza il progetto di cui si \u00e8 detto; nelle scuole non sono mai stati messi in discussione, con pratiche incisive, i meccanismi attraverso cui questo gigantesco progetto di disarticolazione del sistema statale dell\u2019istruzione prendeva corpo. Anzi, diciamoci la verit\u00e0: c\u2019\u00e8 stata, complessivamente, collaborazione da parte di tutte le componenti del mondo scolastico. Che sia stata collaborazione attiva o passiva, consapevole o inconsapevole non modifica lo stato delle cose. Ora arriva il conto e come si pu\u00f2 intuire il tempo delle analisi \u00e8 scaduto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che fare, allora, oltre a manifestare il dissenso con sacrosante proteste e scioperi? Ad esempio \u00e8 ormai costume che le famiglie, per sostenere le spese della scuola frequentata dai propri figli, prendano iniziative per l\u2019acquisto di materiali vari o concordino di fare la spesa in quei supermercati che in cambio si impegnano a \u201cregalare\u201d carta o qualche PC alla scuola. Quest\u2019apparente buonismo &#8211; che sotto altre forme anima purtroppo anche parte del corpo docente &#8211; \u00e8 il segnale che chi sta in alto ha stravinto, perch\u00e9 ha fatto interiorizzare a chi sta in basso un\u2019idea di scuola analoga a quella della Caritas.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come ultimo atto di resistenza culturale, civile e democratica che possa davvero incidere, famiglie, docenti e studenti potrebbero ad esempio promuovere uno sciopero nazionale dei contributi volontari, rifiutandosi di pagare, in nome della Costituzione, un prelievo coatto sui redditi delle famiglie. Si obietter\u00e0: cos\u00ec le scuole in pratica chiudono! Appunto: \u00e8 la verifica sperimentale di quanto detto sopra. Si proceda allora alla modifica della Costituzione cos\u00ec, almeno, il dibattito ne guadagner\u00e0 in chiarezza.<\/p>\n<p>fonte: <a href=\"http:\/\/www.badiale-tringali.it\">www.badiale-tringali.it<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di FABIO BENTIVOGLIO (insegnante e storico della filosofia) &nbsp; Prendiamo spunto da alcune \u201cperle\u201d relative alla cosiddetta riforma \u201cLa buona scuola\u201d illustrata da Renzi nel corso del video con lavagna e gessetti. 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