{"id":1496,"date":"2010-04-16T17:53:11","date_gmt":"2010-04-16T16:53:11","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=1496"},"modified":"2010-04-16T17:53:11","modified_gmt":"2010-04-16T16:53:11","slug":"ipazia-il-coraggio-della-filosofia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=1496","title":{"rendered":"Ipazia, il coraggio della filosofia"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>Luciano Canfora&nbsp; <\/strong>fonte <a href=\"http:\/\/corriere.it\">Corriere della sera<\/a>&nbsp;A seguire la risposta di Davide Rondoni su l&#39;Avvenire<\/p>\n<p>La vicenda di Ipazia, scienziata tra le maggiori della tarda antichit&agrave;, massacrata ad Alessandria su istigazione del vescovo Cirillo (poi santo e dottore della Chiesa) nel marzo del 415 d.C. divide ancora. Incombe come ineludibile testimonianza del modo in cui il cristianesimo si impadron&igrave; dell&#39; impero romano. Nell&#39; autorevole Dizionario ecclesiastico diretto da Angelo Mercati e Augusto Pelzer, due pilastri della dottrina vaticana, si legge ancora che Ipazia &laquo;fu uccisa in una dimostrazione popolare perch&eacute; avversa al cristianesimo&raquo;, si precisa non senza improntitudine che il vescovo Cirillo fu estraneo alla cosa, e si squalificano gli storici antichi che lo inchiodano, tra cui lo storico cristiano Socrate scolastico (circa 380-440 d.C.), con l&#39; argomento che sarebbe vissuto &laquo;un secolo pi&ugrave; tardi&raquo; laddove fu palesemente coevo dei fatti! Se tali dotti si abbassano alla pi&ugrave; grossolana delle falsificazioni, ci&ograve; significa che quel crimine &#8211; con tutto il clima di intolleranza e di folle esaltazione dell&#39; ignoranza, creato dai cristiani padroni ormai della pi&ugrave; grande metropoli del Mediterraneo &#8211; brucia ancora.<\/p>\n<p>Un&#39; altra fonte contemporanea, su cui gli storici clericali sorvolano, Eunapio di Sardi, cos&igrave; descrive le squadracce di monaci ignoranti, i cosiddetti &laquo;parabolani&raquo;, che torturarono e massacrarono Ipazia dopo averla, da bravi stupratori, denudata: &laquo;Monaci li hanno chiamati, ma non erano neppure uomini se non in apparenza, poich&eacute; conducevano vita da porci e apertamente compivano e assecondavano crimini innumerevoli e innominabili&raquo;. Il determinismo storiografico filocristiano che ha cercato di minimizzare &laquo;incidenti&raquo; del genere come scotto da pagarsi al maestoso incedere progressivo della storia (di cui il cristianesimo sarebbe protagonista positivo) &egrave; ormai al capolinea.<\/p>\n<p>Ormai per fortuna la storiografia si riappropria del diritto di riaprire tutte le questioni sopite e relegate ai margini come &laquo;prezzi&raquo; dolorosi ma inevitabili. Il film di Amen&aacute;bar Agora, che ricostruisce con filologica e ammirevole perizia l&#39; intera vicenda della vita e della morte di Ipazia di Alessandria, ha innanzi tutto il merito di restituire alla pi&ugrave; ampia fruizione quella vicenda cos&igrave; rilevante e ancora oggi cos&igrave; traumatica. Incontra e incontrer&agrave; censure, ma questo dimostra soltanto quanto sia stato giusto e necessario concepirlo e produrlo. Esso ha inoltre il merito di porre al centro della vicenda i libri, cio&egrave; la biblioteca del Serapeo piena di tesori della cultura antica e perci&ograve; invisa ai cristiani e da loro annientata. Le scene della distruzione della biblioteca sono di ottima fattura e di esattezza impeccabile. La battaglia intorno ai libri, nella quale si erano illustrate le bande al servizio di Teofilo, zio e predecessore nonch&eacute; mentore di Cirillo, non ha nulla da invidiare alle gesta delle orde di Pol Pot. Un altro merito della ricostruzione storica contenuta in questo film &egrave; di mostrare l&#39; asservimento progressivo del potere politico a quello della Chiesa e dei vescovi, in specie dei pi&ugrave; violenti e oscurantisti. In tempi di fondamentalismi che si affrontano, in pieno XXI secolo, nel nome di contrapposti repugnanti pregiudizi, questo monumento a Ipazia &egrave; un ammonimento per tutti. Quel che ci affascina &egrave; che, nonostante tutto, la notizia di lei e della sua opera sopravvisse. Cosa c&#39; &egrave; di pi&ugrave; sorprendente e di pi&ugrave; ammirevole che ritrovare dentro una enciclopedia dell&#39; XI secolo (Suidas) una galleria di ritratti entusiastici e commossi di filosofi neoplatonici (e pagani) come Ipazia e Olimpio? La fonte in quel caso &egrave; il neoplatonico Damascio. Contro la scuola neoplatonica di Atene si accan&igrave; Giustiniano (529 d.C.) che cacci&ograve; quei filosofi dall&#39; impero. Alcuni furono uccisi, altri si rifugiarono presso l&#39; imperatore persiano Cosroe, che li accolse e ne protesse l&#39; opera. Pi&ugrave; tardi, contro i loro eredi si abbatter&agrave; ancora una volta la persecuzione del clero bizantino: in particolare nei confronti di Gemisto Pletone, con grave danno dei suoi scritti e della &laquo;setta&raquo; di Mistr&agrave;. E per&ograve; saranno proprio questi uomini che conquisteranno la mente di umanisti come Ficino e costituiranno l&#39; alimento dell&#39; Umanesimo e della Rinascita. Insomma quel filo conduttore di alternativa filosofica all&#39; imbarbarimento cristiano non si &egrave; mai smarrito. Per converso la parabola del cristianesimo come potenza politica &egrave; stata segnata dall&#39; accoglimento del peggio dell&#39; eredit&agrave; pagana: la superstizione. &laquo;I vescovi pi&ugrave; rispettabili &#8211; scrive Gibbon con la consueta serenit&agrave; e finezza &#8211; si erano persuasi che il popolo ignorante avrebbe pi&ugrave; volentieri rinunziato al paganesimo, se avesse trovato qualche somiglianza, o qualche compenso, nel seno del cristianesimo&raquo; (cap. 28). E cos&igrave; accadde. Distanti 800 anni l&#39; uno dall&#39; altro l&#39; uccisione di Socrate e il massacro di Ipazia sono frutto della stessa &laquo;infamia&raquo;, per usare l&#39; espressione cara a Voltaire. &Eacute;crasez l&#39; inf&acirc;me, resta il solo imperativo, pi&ugrave; che mai attuale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"widget Blog\" id=\"Blog1\">\n<div class=\"blog-posts hfeed\"><!-- google_ad_section_start(name=default) --><\/p>\n<div class=\"date-outer\">\n<div class=\"date-posts\">\n<div class=\"post-outer\">\n<div class=\"post hentry\"><a name=\"4736539989562277095\"><\/a><\/p>\n<h3 class=\"post-title entry-title\"><a href=\"http:\/\/segnideitempi.blogspot.com\/2010\/04\/l-i-pazia-di-luzi-e-quella.html\">L&rsquo; I PAZIA DI LUZI E QUELLA DELL&rsquo;IDEOLOGIA. DAVIDE RONDONI<\/a><\/h3>\n<div class=\"post-header-line-1\">&nbsp;<\/div>\n<div class=\"post-body entry-content\"><span class=\"abody\"><b>U<\/b>no dei segni dell&rsquo;ideologismo &egrave; che ha poca e confusa memoria. E non solo sui tempi andati ma anche sul recente. E quando suona le sue trombette, pensa di suscitare uragani e invece suonano un po&rsquo; come pernacchie. Questo e altro &egrave; venuto da pensare leggendo certe pre&shy;recensioni entusiaste a un film di cui solo oggi c&rsquo;&egrave; l&rsquo;anteprima. &Egrave; un film spagnolo dedicato alla splendida e tragica figura di Ipazia, la filosofa del 400 circa che fu uccisa da un gruppo di fanatici cristiani. Il film &egrave; stato salutato con clamore e sospironi.<br \/>\n\t\t\t\t\t\t\tGiornalisti e studiosi come Armando Massarenti su &#39;Il Sole 24 ore&#39; e Luciano Canfora sul &#39;Corriere della Sera&#39; hanno speso le loro migliori cartucce per confezionare a proposito della triste e confusa vicenda di Ipazia paragoni con l&rsquo;epoca contemporanea, dove com&rsquo;&egrave; evidente a tutti (secondo questi pensatori che vivono chiss&agrave; dove) il libero pensiero &egrave; osteggiato da quei fanatici dei cristiani (sottinteso cattolici, in barba a qualsiasi distinzione storica tra oggi e quei secoli lontani).<br \/>\n\t\t\t\t\t\t\tFinalmente, secondo loro, si parla di Ipazia anche nella oscurata Italia. La ricostruzione nel film della vicenda, molto complessa dal punto di vista storico e filosofico tanto &egrave; che scrittori cristiani di quegli stessi secoli parlano con ammirazione della filosofa di cui non peraltro non ci &egrave; giunta l&rsquo;opera, &egrave; stata dunque salutata con giubilo. E pur dovendo riconoscere nel film alcune evidenti &#39;forzature&#39; antiscientifiche e antistoriche esse sono state &ndash; guarda un po&rsquo; &ndash; giudicate benevolmente da questi censori campioni dell&rsquo;esattezza scientifica e storica. Il vizio ideologico di leggere in una vicenda cos&igrave; lontana nel tempo e molto complicata analogie con non si sa quali persecuzioni presenti mostra da sola le sue interne contraddizioni. Ma c&rsquo;&egrave; un altro aspetto della mancanza di memoria che ferisce ulteriormente. &Egrave; che entrambi gli intellettuali hanno dimenticato o fatto finta di dimenticare che un dramma teatrale dedicato a Ipazia fu scritto, e portato in scena con non poca importanza in Italia da una trentina di anni. Lo ha scritto un importante poeta, Mario Luzi.<br \/>\n\t\t\t\t\t\t\tUno dei nostri massimi poeti, e un cristiano. Che non ebbe timore alcuno, in quel dramma fortissimo e affascinante, di mettere a nudo la tragedia che sempre incombe in ogni fanatismo. La tesi nemmeno velata sia di Canfora che di Massarenti &egrave; che il cristianesimo &ndash; come ogni fede &ndash; sia in se stesso una storia di fanatismo. Ma proprio l&rsquo;episodio tragico e particolarmente cruento di Ipazia, non a caso maturato in ambienti orientali e in mezzo a certe complicazioni politiche, sta a mostrare proprio che l&rsquo;esperienza pi&ugrave; frequente della fede &egrave; lontana dalla degenerazione fanatica.<br \/>\n\t\t\t\t\t\t\tQuel triste episodio, insieme a non molti altri, mostra &ndash; pur tra chiaroscuri che l&rsquo;indagine storica deve considerare per non diventare giornalismo politico &ndash; che il fanatismo &egrave; un male che fa notizia proprio quando perverte la fede. Forse n&eacute; Canfora, n&eacute; Massarenti hanno letto Luzi. Un poeta a volte pu&ograve; insegnare allo storico e al filosofo della scienza uno sguardo pi&ugrave; vasto, pi&ugrave; netto e meno viziato sulle vicende e la prospettiva con cui osservarle.<br \/>\n\t\t\t\t\t\t\tUna breve ricerca su Google avrebbe loro evitato la figura di far quelli che scoprono l&rsquo;acqua calda, o che voglion far passare la storia per la dimostrazione di una tesi. E avrebbe loro impedito di far figurare ai loro lettori l&rsquo;Italia come un paese in cui certi argomenti sono tab&ugrave;. &Egrave; una forma di scorrettezza intellettuale che si avvicina, come preludio e acidula guarnizione, al fanatismo sui cui pericoli proprio loro vorrebbero allertarci.<\/span><br \/>\n\t\t\t\t\t\t\t&nbsp;<\/div>\n<\/p><\/div>\n<\/p><\/div>\n<\/p><\/div>\n<\/p><\/div>\n<\/p><\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Luciano Canfora&nbsp; fonte Corriere della sera&nbsp;A seguire la risposta di Davide Rondoni su l&#39;Avvenire La vicenda di Ipazia, scienziata tra le maggiori della tarda antichit&agrave;, massacrata ad Alessandria su istigazione del vescovo Cirillo (poi santo e dottore della Chiesa) nel marzo del 415 d.C. divide ancora. Incombe come ineludibile testimonianza del modo in cui il cristianesimo si impadron&igrave; dell&#39; impero romano. 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