{"id":15037,"date":"2015-12-30T00:05:28","date_gmt":"2015-12-30T00:05:28","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=15037"},"modified":"2015-12-30T00:05:28","modified_gmt":"2015-12-30T00:05:28","slug":"leticita-dello-stato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=15037","title":{"rendered":"L&#039;eticit\u00e0 dello Stato"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>di <strong>PAOLO DI REMIGIO<\/strong> (ARS Abruzzo)<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo la fine del pensiero politico del mondo classico si \u00e8 disposti a riconoscere all&#8217;individuo almeno la possibilit\u00e0 di essere onesto, ma \u00e8 pregiudizio comune che lo Stato sia essenzialmente un male. Per i cattolici \u00e8 una costruzione soltanto umana, quindi bisognosa di guida trascendente; per i liberali \u00e8 una sgradevole necessit\u00e0; Marx lo concepisce come una ipocrisia; il fascismo, che pure sembrerebbe volerlo esaltare, non accetta il pluralismo, la divisione dei poteri che consente il dominio della legge e impedisce l&#8217;esercizio del potere carismatico, e ci\u00f2 equivale a dire che non ne accetta l\u2019essenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La sequenza di queste visioni non \u00e8 solo storica, ha una base logica. Nel cristianesimo la natura dell\u2019uomo \u00e8 corrotta dalla colpevolezza originaria che soltanto lo spontaneo gesto salvifico di Dio pu\u00f2 espiare; cos\u00ec l&#8217;uomo, perduto finch\u00e9 il suo destino \u00e8 nelle sue mani, \u00e8 salvo solo se si affida all&#8217;istituzione che quel gesto salvifico ha fondato; questo significa, nella sfera politica, che gli uomini sono perduti nell&#8217;ambito dello Stato, che non pu\u00f2 andare oltre l&#8217;attuazione di un diritto punitivo, redenti soltanto nella Chiesa che li immerge nella <em>caritas<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come il liberalismo che ne ha raccolto l&#8217;eredit\u00e0, l&#8217;illuminismo respinge il peccato originale tra gli inganni dei preti: gli uomini sarebbero <em>naturalmente<\/em> ragionevoli, dunque in grado di conoscere, senza bisogno di guida ecclesiastica, che il loro utile \u00e8 raggiungibile solo tramite la mediazione sociale, che l&#8217;egoismo coincide con la generosit\u00e0; sarebbero semmai la superstizione diffusa dalla Chiesa e la tirannia esercitata dallo Stato ad accecare gli individui e a impedire il dispiegamento della loro libert\u00e0 e del progresso di cui essa \u00e8 portatrice.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa convinzione illuminista forma uno dei presupposti pi\u00f9 profondi del socialismo. Che tuttavia il socialismo non vi si possa limitare, \u00e8 avvertibile in Marx. Con le nozioni di <em>alienazione<\/em> religiosa e <em>alienazione<\/em> politica Marx fa sua la critica illuminista alla religione e alla politica; ma nel contempo le considera meri sintomi di un&#8217;alienazione originaria, l&#8217;alienazione economica, superata la quale esse sarebbero dissolte <em>a fortiori<\/em>. Poich\u00e9 per\u00f2 l&#8217;alienazione economica sorge sul terreno <em>naturale<\/em> della societ\u00e0 civile e dell&#8217;egoismo individuale, non su quello <em>consapevole quindi colpevole<\/em> dello Stato, Marx deve oltrepassare l&#8217;illuminismo e recuperare la nozione teologica di peccato originale, deve cio\u00e8 considerare l&#8217;individuo <em>naturale<\/em> stupido e colpevole.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa separazione di Marx dall&#8217;illuminismo \u00e8 evidente nella sua nozione di <em>ideologia<\/em>; essa esprime la stessa invincibile opacit\u00e0 degli uomini su se stessi contenuta nella rappresentazione teologica di <em>peccato originale<\/em>. Dal momento poi che il male non pu\u00f2 essere superato n\u00e9 dall&#8217;individuo n\u00e9 dalla ragione, ma dal movimento storico, Marx recupera un secondo motivo teologico: affida a quella che chiama la classe operaia il compito <em>messianico<\/em> di interrompere il corso della storia, di ribaltare il male del mondo e di realizzare la libert\u00e0 naturale dell&#8217;individuo. Cos\u00ec, mentre nell&#8217;illuminismo la libert\u00e0 naturale \u00e8 gi\u00e0 presente, in Marx \u00e8 il sogno dell&#8217;umanit\u00e0 che la storia, animata dallo sviluppo della forza produttiva, sta per realizzare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nelle sue diverse varianti il socialismo ha oscillato tra illuminismo e messianismo, tra fede nell&#8217;individuo naturale e fede nell&#8217;<em>avvento<\/em> dell&#8217;individuo naturale, come si dice di solito: tra riformismo e rivoluzione. Mentre poi il riformismo ha saputo rivalutare il significato dello Stato, le ali rivoluzionarie hanno condiviso con l&#8217;illuminismo e la teologia la diffidenza verso lo Stato, anzi l&#8217;hanno acuita in disprezzo. Senza questo disprezzo sarebbe incomprensibile l&#8217;attuale disponibilit\u00e0 della sinistra a offrire i suoi servizi alla criminalit\u00e0 finanziaria mondializzata in cui l&#8217;illuminismo ha conosciuto la sua ultima degenerazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sorge cos\u00ec, su basi soltanto ideologiche, cio\u00e8 a prescindere dalla conoscenza effettiva dello spirito delle costituzioni statali, un senso comune che contrasta con il realismo della teologia cattolica, perch\u00e9 ne contesta la rappresentazione del peccato originale sostituendole quella della bont\u00e0 naturale dell&#8217;individuo, e contrasta ancora di pi\u00f9 con la filosofia, che a partire dalla Grecia riconosce nello Stato la realt\u00e0 etica fondamentale. Questo senso comune svela la sua superficialit\u00e0 nella sua inettitudine a distinguere tra arbitrio e libert\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La confusione ha la sua prima origine nel cristianesimo, nel suo rifiuto di riconoscere la libert\u00e0 come un <em>prodotto<\/em> della volont\u00e0 razionale umana, e nel concepirla come un <em>dono<\/em> divino. Senza il dono della libert\u00e0, la volont\u00e0 soltanto naturale dell&#8217;uomo decade a una mobilit\u00e0 tra i diversi impulsi, cio\u00e8 all&#8217;<em>arbitrio<\/em>; e poich\u00e9 questi impulsi sono indipendenti dall&#8217;arbitrio, sono dati per <em>natura<\/em>, per il cristianesimo la volont\u00e0 naturale \u00e8 di per s\u00e9 un <em>servo arbitrio<\/em>, una scelta tra diversi modi di peccare<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;illuminismo rovescia la valutazione della natura: la natura \u00e8 <em>buona<\/em>, la mobilit\u00e0 tra gli impulsi naturali \u00e8 dunque una mobilit\u00e0 tra <em>beni<\/em>, dunque un <em>libero arbitrio<\/em>. Il libero arbitrio \u00e8 la libert\u00e0, questo \u00e8 il <em>\u03c0\u03c1\u1ff6\u03c4\u03bf\u03bd \u03c8\u03b5\u1fe6\u03b4\u03bf\u03c2<\/em> del senso comune. Il suo precursore, John Locke, vi incorre cercando di separare lo stato di natura, cio\u00e8 il libero arbitrio, dallo stato di guerra, cio\u00e8 dal servo arbitrio; cos\u00ec pu\u00f2 identificarlo alla ragione e trasformarlo in libert\u00e0 (<em>perfect freedom<\/em>), uguaglianza (<em>equality<\/em>) e fraternit\u00e0 tra gli uomini (<em>mutual love amongst men<\/em>): la polemica contro gli abusi dell&#8217;assolutismo monarchico lo ha indotto a <em>fingere<\/em> una natura dell&#8217;uomo gi\u00e0 redenta dal male, gi\u00e0 libera, cosicch\u00e9 allo Stato non resta che minimizzarsi a giudice nelle controversie tra proprietari e a boia\u2013 come vuole l&#8217;ideologia liberale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A partire da Locke \u00e8 difficile comprendere che la libert\u00e0 \u00e8 un <em>prodotto<\/em> della volont\u00e0 razionale, antecedente e l&#8217;arbitrio. \u00c8 possibile scegliere liberamente tra impulsi solo in un ambiente in cui non occorra difendersi da minacce mortali; ma la somma degli arbitri naturali, come ha visto lucidamente Hobbes, \u00e8 il proprio immediato mutare nello stato di guerra; quindi l&#8217;esistenza stessa degli arbitri \u00e8 condizionata dall&#8217;essere in atto della libert\u00e0, che impedisce lo stato di guerra, li rende compatibili e li accorda <em>nella loro differenza<\/em>. La libert\u00e0, che si manifesta dunque come accordo <em>presupposto<\/em> tra arbitri, \u00e8 prodotta <em>dall&#8217;accettazione consapevole del dovere in vista del godimento del diritto<\/em>. Essa <em>\u00e8<\/em> questo nesso tra diritto e dovere, reale, e non semplicemente desiderato, in quanto \u00e8 fissato dalle leggi di uno Stato: la libert\u00e0 \u00e8 <em>cittadinanza<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Voler considerare con Locke i diritti un dato naturale significa non comprendere che essi sono sempre e soltanto un derivato dei doveri dei cittadini e che fuori dallo Stato e dal nesso reale tra dovere e diritto, fuori della legge <em>positiva<\/em>, si apre soltanto il dominio dell&#8217;arbitrio naturale, l&#8217;orrore dello stato di natura. \u2013 Il senso comune vede per\u00f2 che gli Stati fanno uso della violenza; poich\u00e9 non tollera l&#8217;idea di violenza legittima, neanche quella di pena a chi rifiutando il dovere gode parassitariamente del diritto, la sua povert\u00e0 di spirito si illude che la guerra sia un effetto degli Stati, che svanisca con il loro estinguersi. Contro questo grossolano fraintendimento, che dimentica la genesi della violenza spontanea dall&#8217;arbitrio naturale<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>, va osservato che, anzich\u00e9 generare violenza, gli Stati la <em>limitano<\/em>, non solo al loro interno: la polizia <em>deve<\/em> difendere l&#8217;integrit\u00e0 fisica del colpevole dalla furia vendicatrice della folla, ma anche al loro esterno: in quanto si riconoscono, gli Stati applicano un diritto di guerra per cui la violenza \u00e8 legittimata come <em>mezzo<\/em> per il ritorno alla pace; essa si degrada in impulso alla devastazione, in quanto i contendenti non si riconoscono come Stati, nelle guerre coloniali, o nel dissolvimento dello Stato, nella guerra civile<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a>. Lo Stato non \u00e8 violenza, come il senso comune vaneggia, ma <em>difesa<\/em> dalla violenza; il suo ambito, quello della libert\u00e0, non \u00e8 infatti il dominio dell&#8217;arbitrio naturale e del sentimento particolare, ma l&#8217;universalit\u00e0 della ragione, il pensiero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;uomo pensa. Gi\u00e0 il linguaggio umano non \u00e8 mai soltanto <em>voce<\/em>, espressione di sentimento particolare, ma sempre anche <em>parola<\/em>, nesso <em>convenzionale<\/em>, cio\u00e8 stabilito da leggi consapevoli, della voce con un significato <em>universale, ossia che rimanda per la sua comprensione a una legge, quella formulata dalla definizione<\/em><a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a>. L\u2019uomo pensa: conosce e produce <em>leggi<\/em>. Ha questo rapporto duplice con l\u2019universale<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a>: non solo gli \u00e8 sussunto, ossia \u00e8<em> guidato e costretto<\/em>, come tutti gli enti naturali, dalle leggi di natura che lo allettano con il piacere e lo inibiscono col dolore <em>senza<\/em> che egli le conosca; ma anche le <em>conosce<\/em>, cos\u00ec da farne un mezzo (<em>\u03c4\u03ad\u03c7\u03bd\u03b7<\/em>) per i suoi impulsi, e <em>rispetta<\/em> leggi <em>che lui stesso produce e dunque sa<\/em>, le leggi della libert\u00e0 (<em>\u03bd\u03cc\u03bc\u03bf\u03b9<\/em>) che gli impongono doveri in cambio di diritti, cos\u00ec da produrre la libert\u00e0<a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come la legge delle cose lega l&#8217;una all&#8217;altra le variazioni quantitative di determinazioni differenti, cos\u00ec la legge degli uomini, cio\u00e8 la legge <em>prodotta<\/em> dal pensiero per il pensiero, \u00e8 un nesso tra determinazioni differenti, tra dovere e diritto. Questo nesso tra doveri e diritti, come essenza della libert\u00e0 e dello Stato, \u00e8 cos\u00ec elementare da essere presente in ogni legislazione. Nella Costituzione Italiana appare gi\u00e0 nel primo articolo, che fonda la Repubblica sul lavoro: la cosa pubblica, ossia i diritti di cui ognuno gode, \u00e8 prodotta dal dovere del lavoro cui ognuno \u00e8 tenuto. Ancora pi\u00f9 espressivo il secondo articolo, che lega i diritti <em>inviolabili<\/em> (con estrema lucidit\u00e0 i costituenti hanno evitato l&#8217;espressione illuminista \u00abdiritti <em>naturali<\/em>\u00bb) all&#8217;adempimento dei doveri <em>inderogabili<\/em> di solidariet\u00e0 politica, economica e sociale. Per quanto elementare, questo nesso resta oscuro al senso comune, che, credendo il diritto un <em>dono<\/em> della <em>natura<\/em>, non capisce il dovere e lo rifiuta come se fosse asservimento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Hegel ha esplicitato la difficolt\u00e0 di cogliere il nesso tra dovere e diritto sia a livello del diritto astratto, quello proprio della persona e del contratto, che di quello dell&#8217;eticit\u00e0. Nella nota al \u00a7 261 dei \u00abLineamenti di filosofia del diritto\u00bb egli mostra che nel <em>diritto astratto<\/em> dovere e diritto sono distribuiti su <em>due<\/em> persone: a ciascuna \u00e8 evidente che il <em>suo<\/em> diritto \u00e8 dovere <em>altrui<\/em>, molto meno che il diritto <em>altrui<\/em> \u00e8 <em>suo<\/em> dovere. Invece nell&#8217;<em>eticit\u00e0 <\/em>diritto e dovere sono s\u00ec uniti in uno stesso riferimento: ho il diritto <em>e<\/em> il dovere di lavorare, ho il diritto <em>e<\/em> il dovere di educare i miei figli, ho il diritto <em>e<\/em> il dovere di conoscere le leggi \u2013 a questa unit\u00e0 si allude con l&#8217;espressione \u201cdiritto\/dovere\u201d \u2013, ma anche in questa sfera si forma una necessaria differenziazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell&#8217;ambito etico, infatti, non ci sono soltanto personalit\u00e0 astratte, dunque identiche, in rapporti contrattuali esterni, ma individui concreti, dunque differenti, in rapporti vitali: donne, uomini, adulti, vecchi, bambini, operai, proprietari ecc.; quindi nella loro identit\u00e0 etica il diritto e il dovere assumono un contenuto differente: i genitori hanno il diritto\/dovere di <em>educare<\/em> i figli, i figli hanno il diritto\/dovere di <em>essere<\/em> <em>educati<\/em>, il cittadino ha il diritto\/dovere di <em>conoscere e rispettare<\/em> le leggi, le istituzioni dello Stato hanno il diritto\/dovere di <em>emanar<\/em>le secondo i principi della costituzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell&#8217;ambito etico si forma dunque un&#8217;oscurit\u00e0 pi\u00f9 pericolosa che nel diritto astratto; qui la separazione in <em>due<\/em> persone coesiste con l&#8217;identit\u00e0 del contenuto, che \u00e8 il principio della libert\u00e0 della persona; l\u00e0 si forma l&#8217;apparenza per cui, ad esempio, l&#8217;educare sia un diritto soltanto e non anche un dovere, e, viceversa, che l&#8217;<em>essere<\/em> educati sia soltanto un dovere (quello della docilit\u00e0) e non anche un diritto; oppure che la legislazione dello Stato sia soltanto un diritto e l&#8217;obbedienza del cittadino soltanto un dovere, che lo Stato sia quindi <em>essenzialmente<\/em> tirannia, la cittadinanza<em> essenzialmente<\/em> servit\u00f9. In questa oscurit\u00e0 proliferano le fantasie paranoiche sul potere. Ma \u00e8 assurdo derivare dall&#8217;<em>esistenza<\/em> della tirannia e della servit\u00f9, dall&#8217;<em>esistenza<\/em> di cattivi governanti e cattivi genitori, la conclusione che i rapporti etici, che sono la libert\u00e0, siano un&#8217;offesa alla libert\u00e0; essere cattivi governanti o cattivi genitori significa infatti sostituire l&#8217;arbitrio alla libert\u00e0, l&#8217;impulso al diritto, cio\u00e8 vivere nell&#8217;ambito etico come se fosse lo stato di natura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abQuel concetto di unificazione di dovere e diritto \u00e8 una delle determinazioni pi\u00f9 importanti e contiene la forza intima degli Stati\u00bb<a href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[7]<\/a>. Una determinazione che era sfuggita a Kant. L&#8217;imperativo categorico kantiano \u00e8 la constatazione che, essendo pensiero, ci rappresentiamo come un dovere la possibilit\u00e0 di agire in base a massime che, rese leggi, non si contraddicono. Esso ha il merito di porre l&#8217;etica non nella natura particolare del singolo, nei suoi sentimenti pi\u00f9 o meno nobili, o nella sua natura <em>metafisica<\/em>, ma nel pensiero, nella capacit\u00e0 di <em>rappresentarsi<\/em> e nel <em>volere<\/em> leggi come tali, sovrane rispetto all\u2019individuo naturale, la cui differenza dalla volont\u00e0 universale \u00e8 <em>vergogna<\/em> e <em>colpa<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il limite della concezione kantiana \u00e8 il non aver colto il nesso tra dovere e diritto. L&#8217;entusiasmo per l&#8217;indipendenza dal condizionamento naturale promessa dal dovere lo ha accecato sul fatto che l&#8217;indipendenza \u00e8 una libert\u00e0 negativa, cio\u00e8 una libert\u00e0 non libera. La connessione tra dovere e diritto \u00e8 per\u00f2 ineludibile: se non ho diritti, non ho doveri; essa si fa dunque valere anche nella <em>Critica della ragione pratica<\/em>, ma ridotta in forma teologica: la virt\u00f9 deve essere compensata con la felicit\u00e0, e questa esigenza \u00e8 l&#8217;unica prova che Kant accetti dell&#8217;esistenza di un Dio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;esigenza di recuperare la teologia invalidata nella <em>Critica della ragione pura<\/em>, la simpatia per l&#8217;illuminismo, quantunque se ne distacchi nel punto centrale dell&#8217;innocenza della natura umana, inducono Kant a trascurare che il nesso tra dovere e diritto costituisce il fine proprio dello Stato: nella misura in cui una moltitudine riconosce i doveri stabiliti dalle leggi per goderne i diritti, quella moltitudine si innalza oltre lo stato di natura, cio\u00e8 di guerra potenziale o effettiva tra i molti, alla libert\u00e0 ed \u00e8 Stato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo Stato \u00e8 la negazione <em>determinata<\/em> dello stato di natura, della guerra inevitabile tra gli arbitri: nel sottometterli alla legge esso non li annulla, li rende compatibili, cio\u00e8 offre loro lo spazio di attuazione; negando l&#8217;arbitrio naturale, lo Stato ne annulla in effetti soltanto la repulsivit\u00e0, la pretesa irrazionale di un diritto senza dovere, cos\u00ec costituisce lo spazio in cui l&#8217;arbitrio pu\u00f2 realizzarsi. Lo stato di natura nella versione idillica del secondo capitolo del trattato di Locke non \u00e8 precedente lo Stato e radicato nella metafisica dell&#8217;individuo, ma il prodotto pi\u00f9 prezioso dello Stato moderno, che a differenza di quello antico consente al cittadino anche di appartarsi nel suo privato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec lo stesso libero arbitrio degli individui <em>non<\/em> precede lo Stato, ma risulta dallo Stato. Non che sia una graziosa concessione dei governanti, non che l&#8217;individuo debba piegarsi all&#8217;orientamento arbitrario di una totalit\u00e0 monolitica: lo Stato in quanto tale non ha altro orientamento che la libert\u00e0 dei cittadini contro lo stato di natura che sorge dall&#8217;infrazione delle leggi e dal rapporto con gli altri Stati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poich\u00e9 \u00e8 il nesso tra diritti e doveri fissato nelle leggi, la libert\u00e0 dei cittadini si manifesta nell&#8217;<em>accordo dei loro arbitri in quanto differenti. <\/em>Lo Stato ha fatto esplicitamente suo il compito di accordare le differenze da quando, in corrispondenza della rinascita dello spirito scientifico in epoca moderna, si \u00e8 emancipato dalla religione e si \u00e8 avviato a diventare <em>Stato costituzionale<\/em>. Gli individui e i loro diversi gruppi vedono bene i propri diritti, possono ignorare i diritti altrui e sottovalutare l&#8217;importanza del loro rispetto. Ne nascono prospettive incompatibili, ognuna confermata da evidenze, nessuna in grado di esercitare critica autentiche: le ideologie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra le evidenze di una ideologia la pi\u00f9 importante \u00e8 la condivisione collettiva, da cui si genera ci\u00f2 che si chiama \u201csenso di <em>appartenenza<\/em>\u201d. In base a questa prima forma di <em>universalit\u00e0<\/em>, un&#8217;universalit\u00e0 particolare, i gruppi, incapaci di scorgere i propri punti di debolezza, sentono assurdi i pregiudizi degli altri gruppi e si sforzano di convertirli o di eliminarli. Rifiutare la\u00a0 pluralit\u00e0, pretendere che soltanto una convinzione, la propria, sia valida \u00e8 il fanatismo \u2013 non solo le religioni, anche i partiti politici \u2013 che smania per ricorrere alle vie di fatto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il dibattito del senso comune sul rapporto tra politica e morale, in cui quella sarebbe l&#8217;agire maligno pi\u00f9 o meno giustificato da fini, questa la sfera della purezza, riportato ai suoi termini effettivi, \u00e8 il contrasto tra prospettiva <em>settaria<\/em> individuale che, non comprendendo il pluralismo costitutivo dell&#8217;ambito politico, lo concepisce come un complotto ai suoi danni, e prospettiva <em>universale<\/em>, e contiene il paradosso per cui la prospettiva settaria critica nella prospettiva universale proprio il suo essere inquinata dal settarismo, cio\u00e8 vi critica se stessa, ma nel contempo auspica la soppressione della prospettiva universale come se fosse la soppressione del settarismo. Rispetto all&#8217;afa dell&#8217;appartenenza, lo scetticismo, l&#8217;atteggiamento dominante di ogni democrazia, appare come una ventata liberatoria. Gli stessi scettici sono per\u00f2 accecati sulla questione pi\u00f9 importante, la questione filosofica della verit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poich\u00e9 ha in ogni caso dalla sua parte delle evidenze, l&#8217;ideologia non \u00e8 mai infondata; il suo difetto \u00e8 invece l&#8217;esclusivit\u00e0, cio\u00e8 la pretesa che le altre ideologie non siano altrettanto ben fondate su evidenze. La realt\u00e0, figlia di <em>polemos<\/em><a href=\"#_ftn8\" name=\"_ftnref8\">[8]<\/a>, \u00e8 complessa e contrastante; \u00e8 vano pretendere dalla filosofia la sua riduzione alla semplicit\u00e0 di una tautologia; la logica stessa, infatti, riconosce, oltre l\u2019identit\u00e0 tautologica, la differenza, la contraddizione e l&#8217;implicazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La filosofia accetta la presenza di un insieme di ideologie, ma non le abbandona alla loro arida diversit\u00e0 rassegnandosi all&#8217;insuperabilit\u00e0 del falso, come fa lo scetticismo, anzi assolve il compito di accordare l&#8217;universalit\u00e0 <em>semplice<\/em> dei settarismi nell&#8217;universalit\u00e0 <em>concreta<\/em> del <em>\u03bb\u03cc\u03b3\u03bf\u03c2<\/em>. Solo a uno sguardo superficiale un insieme differenziato di pregiudizi costituisce dunque l&#8217;autorizzazione all&#8217;atteggiamento scettico. Ogni <em>storia<\/em> della filosofia prima di Hegel (e dopo) \u00e8 caduta vittima di questa superficialit\u00e0, e anche filosofi grandissimi hanno visto nella pluralit\u00e0 delle filosofie <em>soltanto<\/em> il sintomo della sua incapacit\u00e0 di elevarsi dall&#8217;opinione alla verit\u00e0, anzich\u00e9 il manifestarsi di un principio logico di differenza non meno essenziale di quello d&#8217;identit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 pigrizia intellettuale voler credere che la verit\u00e0 sia semplice come l\u2019essere parmenideo, che una filosofia debba consistere in un termine o in una proposizione e che non debba abbandonarsi alla vicenda di una <em>via crucis<\/em> interna. In questa sua vicenda essa rende giustizia alla pluralit\u00e0: ogni filosofia autentica \u00e8 cos\u00ec un&#8217;integrazione di fanatismi in una pluralit\u00e0 interna, in cui \u00e8 soppressa la loro incompatibilit\u00e0. Questa pluralit\u00e0 nell&#8217;unit\u00e0 \u00e8 il significato vero di una delle voci pi\u00f9 scioccamente disprezzate della terminologia filosofica, del termine \u00absistema\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019idea di Stato moderno \u00e8 la forma che il sistema filosofico assume nell&#8217;ambito dell&#8217;etica. Essa sorge quando Bodin, sotto l\u2019ispirazione degli ideali rinascimentali di tolleranza religiosa e di fronte all&#8217;orrore delle guerre civili di religione, concepisce lo Stato come <em>sovrano<\/em> rispetto alle diverse chiese diffuse nel popolo. Che le diverse chiese (cio\u00e8 i diversi dogmi) siano indotte a convivere, a costituire un insieme differenziato, ne riduce la pretesa di verit\u00e0 esclusiva, ossia le riduce da pubbliche verit\u00e0 a convinzioni private: esse si riconoscono universalit\u00e0 particolari e riconoscono il diritto <em>supremo<\/em> dello Stato ad accordale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo spazio pubblico, abbandonato dalle religioni ferme alla loro universalit\u00e0 semplice ed esclusiva, \u00e8 riempito, non dallo scetticismo, ma dalla sovranit\u00e0 inclusiva che lascia dispiegare la differenza necessaria, dall&#8217;universalit\u00e0 <em>concreta<\/em>, quindi superiore all&#8217;universalit\u00e0 monocorde delle singole dogmatiche: ossia dalle leggi che \u00e8 necessario rispettare affinch\u00e9 ci sia compatibilit\u00e0 tra le differenti dogmatiche. Il pluralismo emancipa la costituzione interna dello Stato dal legame naturale della religione e la pone sulla base razionale del diritto. Questo \u00e8 ben chiaro al massimo teorico dell&#8217;eticit\u00e0 dello Stato: \u00ab\u00c8 nella natura della cosa che lo Stato adempia un dovere dando ogni appoggio e garantendo protezione agli scopi religiosi della comunit\u00e0, anzi, poich\u00e9 la religione \u00e8 il momento che integra lo Stato per la profondit\u00e0 pi\u00f9 intima del sentimento, esigendo da tutti i suoi membri che essi appartengano a una comunit\u00e0 ecclesiastica \u2013 a <em>una qualunque<\/em><a href=\"#_ftn9\" name=\"_ftnref9\">[9]<\/a>, perch\u00e9 lo Stato non si intromette nel contenuto, in quanto riguarda l\u2019interiorit\u00e0 della rappresentazione\u00bb<a href=\"#_ftn10\" name=\"_ftnref10\">[10]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che la differenza sia garantita dall\u2019identit\u00e0 \u00e8 l\u2019essenza razionale dell&#8217;autentico Stato etico, la legge che regola tutti gli ambiti. La stessa insistenza con cui Hegel sottolinea che la <em>monarchia<\/em> costituzionale \u00e8 la forma razionale dello Stato non \u00e8 un rigurgito medievale, ma la preoccupazione che il vertice dello Stato, la sua identit\u00e0 come esistenza presente, sia espressione non di una maggioranza o di una minoranza, cio\u00e8 di un partito, ma di quella volont\u00e0 generale <em>unanime<\/em> dalla cui formazione le differenze interne allo Stato traggono la loro compatibilit\u00e0, quella volont\u00e0 generale, <em>implicita<\/em> in ogni volont\u00e0 particolare, che <em>produce<\/em> il diritto come premessa di composizione dei contrasti tra i partiti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quest&#8217;attenzione alla pluralit\u00e0 necessaria dello Stato rispetto all\u2019intima convinzione ha trovato un&#8217;eco in Benedetto Croce. Solo che la sua dialettica dei distinti, dopo aver sussunto con grossolana superficialit\u00e0 lo Stato a momento dell&#8217;economia, cio\u00e8 dopo averlo ristretto al principio dell\u2019<em>utilit\u00e0<\/em>, ignorando che l\u2019utilit\u00e0 non \u00e8 affatto una categoria pratica ma teoretica, commette il grave errore di non considerare il pluralismo quintessenza della sovranit\u00e0 dello Stato, ma di concepirlo come una particolare ideologia politica, come liberalismo<a href=\"#_ftn11\" name=\"_ftnref11\">[11]<\/a>. In questo modo egli nasconde il fanatismo proprio dell&#8217;ideologia liberale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il liberalismo, divenuto ormai senso comune, \u00e8 l\u2019errore simmetrico a quello di Kant: mentre questi identifica la libert\u00e0 con il semplice dovere e ne rimanda a una sfera teologica il rapporto necessario con il diritto, il liberalismo dimentica che i diritti <em>risultano<\/em> dal rispetto dei doveri fissati dalle leggi positive; astratto dal dovere che lo produce, il diritto dell\u2019individuo \u00e8 mistificato in un fatto metafisico, in una natura soprasensibile dell&#8217;individuo; e come tutti i fatti sovrasensibili \u00e8 destinato a generare totalitarismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poich\u00e9 i diritti piovono all&#8217;uomo dal cielo oppure dalla sua natura concepita con tutto l&#8217;ottimismo sognante di cui l&#8217;illuminismo \u00e8 capace, non c&#8217;\u00e8 bisogno di uno Stato in cui diritti e doveri siano connessi dalle leggi. Anzi, poich\u00e9 percepisce il dovere delle leggi positive essenzialmente come ricatto e imposizione esterna, il liberalismo non solo considera lo Stato come un ostacolo da minimizzare, respingendone innanzitutto l&#8217;imposizione fiscale, ma, contaminandosi con temi socialisti, delira che la sua estinzione, l&#8217;abbattimento delle frontiere, apra, anzich\u00e9 lo stato di guerra, l&#8217;epoca di godimento indisturbato dei diritti; non percepisce che nella misura in cui i doveri di cittadinanza vengono meno, vengono altrettanto meno i diritti di cittadinanza e ci si ritrova nello stato di guerra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abTotalitarismo\u00bb \u00e8 l&#8217;appellativo che i liberali rivolgono al fascismo e al comunismo. A ragione. Lo Stato assicura il pluralismo e l&#8217;individualit\u00e0 in quanto la sua legge sottomette tutti al principio del nesso tra doveri e diritti. Il dominio della legge, che i <em>governanti stessi<\/em> le siano sottomessi, \u00e8 assicurato dall&#8217;<em>articolazione<\/em> dei poteri: poich\u00e9 l&#8217;etica e la ragione sono concrete, ossia sono l&#8217;accordo del differente, il potere \u00e8 etico e razionale solo se \u00e8 differenziato in poteri. C&#8217;\u00e8 per\u00f2 pi\u00f9 di un modo di abolire la differenziazione del potere, non solo l&#8217;Uno fascista o la Comune rivoluzionaria che legiferano e <em>insieme<\/em> eseguono e giudicano; ce n&#8217;\u00e8 un secondo non meno foriero di totalitarismo: l&#8217;irrigidimento dell&#8217;articolazione dei poteri fino alla loro <em>divisione<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;ambiguit\u00e0 del termine \u00abdivisione\u00bb, gi\u00e0 rilevata da Hegel<a href=\"#_ftn12\" name=\"_ftnref12\"><sup><sup>[12]<\/sup><\/sup><\/a>, \u00e8 il sintomo di un totalitarismo liberale che si \u00e8 infine realizzato nella creazione di banche centrali dal potere monetario supremo e indipendente, che, vanificati gli altri poteri, si fanno strumento del fanatismo della propriet\u00e0. La cittadinanza \u00e8 il primo diritto, dunque anche il primo dovere: c&#8217;\u00e8 una costituzione solo se la si serve, e soltanto se c&#8217;\u00e8 una costituzione l&#8217;interesse particolare, essenzialmente la propriet\u00e0, pu\u00f2 realizzarsi. Per l&#8217;ideologia liberale tutto \u00e8 invertito: la costituzione c&#8217;\u00e8 per natura, \u00e8 superfluo il dovere di volerla, non ci sono doveri politici, ma solo propriet\u00e0 da accumulare e da godere. Essa fa dell&#8217;eticit\u00e0 il mezzo della propriet\u00e0, senza comprendere che appunto la propriet\u00e0 \u00e8 lo stato di natura e senza ricordare che Locke stesso, dopo averne cantato l&#8217;idillio nel secondo capitolo del suo trattato, nel nono capitolo lo riconosce come un immediato e incontenibile <em>mutare<\/em> nello stato di guerra: umiliandola a mezzo della propriet\u00e0, il liberalismo dissolve la cittadinanza, ma cos\u00ec riattiva lo stato di guerra, cio\u00e8 abolisce la stessa propriet\u00e0<a href=\"#_ftn13\" name=\"_ftnref13\"><sup><sup>[13]<\/sup><\/sup><\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> La confessione cattolica e quella protestante concordano nella valutazione che l&#8217;arbitrio naturale \u00e8 insufficiente alla salvezza dell&#8217;uomo; discordano sul problema se l\u2019arbitrio naturale possa volere la grazia oppure questa non possa che operare alle sue spalle.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> Almeno su questo punto il pensiero di Nietzsche coglie nel segno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a> Il fatto che le armi atomiche abbiano reso impossibile la distinzione tra guerra e devastazione nel secondo Novecento ha avuto come conseguenza l&#8217;impossibilit\u00e0 per gli Stati che le possiedono di farsi guerra. Viceversa, la presente decadenza degli Stati pu\u00f2 avere come conseguenza non soltanto la diffusione della criminalit\u00e0 finanziaria alla quale si \u00e8 assistito finora, ma anche la devastazione finale della Terra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a> Per chi apprezza le etimologie, si pu\u00f2 osservare che da <em>\u03bb\u03cc\u03b3\u03bf\u03c2<\/em> deriva <em>lex<\/em>. \u2013 La definizione di uomo come <em>animale razionale<\/em>, che filosofie non riuscite disprezzano scioccamente, \u00e8 esatta e profonda, in quanto esprime con un nesso di differenti \u2013 animalit\u00e0 e razionalit\u00e0 \u2013 la legge propria della condizione umana. \u2013 Peraltro la teoria delle idee di Platone \u00e8 la scoperta della natura universale dei significati delle parole, dunque del loro carattere legale; la contemplazione di questa legalit\u00e0 \u00e8 la sua nozione di dialettica. L\u2019avere soltanto avvertito questa universalit\u00e0, l&#8217;averla trattata come un mistero, \u00e8 l&#8217;insufficienza, ma anche il fascino, dell\u2019opera di Wittgenstein.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a> \u00abUniversale\u00bb significa innanzitutto il semplice \u2013 come tale lo hanno pensato i primi filosofi, lo stesso Parmenide; significa poi una collezione completa di elementi, cio\u00e8 \u201ctutti\u201d o \u201cnessuno\u201d \u2013 come tale lo concepisce la logica formale; significa infine il nesso tra differenti \u2013 come tale lo concepisce la grande filosofia da Kant a Hegel. Questi tre significati sono presenti nel concetto di <em>legge<\/em>; essa \u00e8 infatti semplice rispetto ai casi che sussume, inoltre riguarda ognuno, infine unisce determinazioni differenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a> Aristotele ha colto con stupenda chiarezza questo nesso tra linguaggio e libert\u00e0: \u00ab \u2026 l&#8217;uomo, solo tra gli animali, ha la parola: la voce indica quel che \u00e8 doloroso e gioioso e pertanto l&#8217;hanno anche gli animali (e, in effetti, fin qui giunge la loro natura, di avere la sensazione di quanto \u00e8 doloroso e gioioso, e di indicarselo a vicenda), ma la parola \u00e8 fatta per esprimere ci\u00f2 che \u00e8 giovevole e ci\u00f2 che \u00e8 nocivo e, di conseguenza, il giusto e l&#8217;ingiusto: questo \u00e8, infatti, proprio dell&#8217;uomo rispetto agli altri animali, di avere, egli solo, la percezione del bene e del male, del giusto e dell&#8217;ingiusto e degli altri valori: il possesso di questi costituisce la famiglia e lo Stato.\u00bb Aristotele, <em>Politica<\/em>, Libro A, 2, 1253 a; trad. di R. Laurenti, Bari 1972.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a> Hegel, <em>Lineamenti di filosofia del diritto<\/em>, \u00a7 261 n.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref8\" name=\"_ftn8\">[8]<\/a> Cfr. il framm. 53 di Eraclito: \u00ab<em>\u03a0\u03cc\u03bb\u03b5\u03bc\u03bf\u03c2 \u03c0\u03ac\u03bd\u03c4\u03c9\u03bd \u03bc\u1f72\u03bd \u03c0\u03b1\u03c4\u03ae\u03c1 \u1f10\u03c3\u03c4\u03b9, \u03c0\u03ac\u03bd\u03c4\u03c9\u03bd \u03b4\u1f72 \u03b2\u03b1\u03c3\u03b9\u03bb\u03b5\u03cd\u03c2, \u03ba\u03b1\u1f76 \u03c4\u03bf\u1f7a\u03c2 \u03bc\u1f72\u03bd \u03b8\u03b5\u03bf\u1f7a\u03c2 \u1f14\u03b4\u03b5\u03b9\u03be\u03b5 \u03c4\u03bf\u1f7a\u03c2 \u03b4\u1f72 \u1f00\u03bd\u03b8\u03c1\u03ce\u03c0\u03bf\u03c5\u03c2, \u03c4\u03bf\u1f7a\u03c2 \u03bc\u1f72\u03bd \u03b4\u03bf\u03cd\u03bb\u03bf\u03c5\u03c2 \u1f10\u03c0\u03bf\u03af\u03b7\u03c3\u03b5 \u03c4\u03bf\u1f7a\u03c2 \u03b4\u1f72 \u1f10\u03bb\u03b5\u03c5\u03b8\u03ad\u03c1\u03bf\u03c5\u03c2<\/em>\u00bb (Di tutti polemos \u00e8 padre, di tutti sovrano; e quelli rivel\u00f2 dei, questi uomini; quelli rese servi, questi liberi).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref9\" name=\"_ftn9\">[9]<\/a> Enfasi nostra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref10\" name=\"_ftn10\">[10]<\/a> \u00c8 la nota al \u00a7 270 dei <em>Lineamenti di filosofia del diritto<\/em> di Hegel. La nota prosegue: \u00abLo Stato sviluppato nella sua organizzazione, dunque forte, qui si pu\u00f2 comportare in modo tanto pi\u00f9 liberale, pu\u00f2 trascurare del tutto singolarit\u00e0 che lo colpirebbero e tollerare al suo interno perfino comunit\u00e0 (qui certo \u00e8 importante il numero) che, per la loro religione, non riconoscono i doveri diretti verso di esso, affidando cio\u00e8 i loro membri alla societ\u00e0 civile sotto le sue leggi e accontentandosi di un adempimento passivo dei doveri diretti, mediato eventualmente da scambio e sostituzione\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref11\" name=\"_ftn11\">[11]<\/a> Cfr. B. Croce, <em>La concezione liberale<\/em>, in <em>Etica e politica<\/em>, Milano 1994, pp. 331 \u2013 341.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref12\" name=\"_ftn12\">[12]<\/a> Cfr. <em>Lineamenti di filosofia del diritto<\/em>, \u00a7 272 n.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref13\" name=\"_ftn13\">[13]<\/a> Questo \u00e8 l&#8217;enorme significato del <em>bail in<\/em>: il liberalismo giunge a negarvi l&#8217;unico valore che consideri sacro, a mostrarvi la contraddizione della propria essenza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di PAOLO DI REMIGIO (ARS Abruzzo) Dopo la fine del pensiero politico del mondo classico si \u00e8 disposti a riconoscere all&#8217;individuo almeno la possibilit\u00e0 di essere onesto, ma \u00e8 pregiudizio comune che lo Stato sia essenzialmente un male. 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