{"id":15064,"date":"2016-01-05T00:45:55","date_gmt":"2016-01-05T00:45:55","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=15064"},"modified":"2016-01-05T00:45:55","modified_gmt":"2016-01-05T00:45:55","slug":"il-declino-dei-modelli-classici-e-post-classici-della-democrazia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=15064","title":{"rendered":"Il declino dei modelli classici e post-classici della democrazia"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>di <strong>DANILO ZOLO<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi non \u00e8 chiaro che cosa significhi la parola &#8220;democrazia&#8221;. Coloro che usano disinvoltamente il termine &#8220;democrazia&#8221; lo fanno o per pigrizia intellettuale o per scarsa conoscenza dei problemi. Molto spesso si tratta di retorica politica e di presunzione ideologica occidentale. Negli Stati Uniti d&#8217;America, in particolare, i leader politici usano il termine <i>democracy<\/i> per esaltare il proprio regime e per discriminare sul piano internazionale quelli che essi chiamano &#8220;Stati canaglia&#8221; (<i>rogue states<\/i>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non c&#8217;\u00e8 dubbio che il significato classico di &#8220;democrazia&#8221;, risalente all&#8217;esperienza ateniese, appartiene ad una storia remota che ormai ha ben poco da insegnarci. Oggi, in tempi di espansione globale del potere politico, economico e militare, nessuno studioso serio pensa che il modello della <i>agor\u00e0<\/i> e della <i>ecclesia<\/i> abbia una qualche attualit\u00e0. E nessuno oggi crede che i partiti politici siano realmente delle organizzazioni &#8220;rappresentative&#8221; che trasmettono fedelmente ai vertici del potere statale le esigenze e le aspettative degli elettori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oltre a tutto ci\u00f2, oggi si deve riconoscere che anche la &#8220;dottrina pluralistica&#8221; della democrazia, affermatasi in Occidente dopo la seconda guerra mondiale, \u00e8 ormai in declino. Nelle societ\u00e0 moderne &#8211; aveva sostenuto Joseph Schumpeter <a href=\"http:\/\/www.juragentium.org\/topics\/wlgo\/it\/tramonto.htm#1\" name=\"n1\"><\/a> &#8211; la democrazia si fonda su tre principi: il pluralismo delle <i>\u00e9lites<\/i> in concorrenza fra loro per la conquista del potere politico; il carattere alternativo dei loro programmi; una libera e pacifica competizione elettorale per la scelta da parte del popolo dell&#8217;<i>elite<\/i> che deve governare. Autori come Robert Dahl, John Plamenatz, Raymond Aron, Giovanni Sartori<a href=\"http:\/\/www.juragentium.org\/topics\/wlgo\/it\/tramonto.htm#2\" name=\"n2\"><\/a> hanno sostenuto, nella scia di Weber e di Schumpeter, che la gestione del potere deve essere necessariamente affidata ad una ristretta classe dirigente, composta di politici di mestiere, dotati di competenze specifiche. Al pubblico &#8220;incompetente&#8221; dei cittadini pu\u00f2 essere riservata esclusivamente la funzione di scegliere l&#8217;<i>\u00e9lite<\/i> alla quale affidare il potere di comando e alla quale ubbidire disciplinatamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Negli ultimi decenni, nel contesto di societ\u00e0 &#8220;globalizzate&#8221;, sempre pi\u00f9 differenziate e complesse, anche la dottrina pluralistica della democrazia si \u00e8 rivelata poco realista. In questi anni l&#8217;Occidente \u00e8 passato dalla societ\u00e0 dell&#8217;industria e del lavoro alla societ\u00e0 postindustriale, dominata dalla rivoluzione tecnologico-informatica e dallo strapotere di <i>corporations<\/i> internazionali che hanno diffuso l&#8217;economia di mercato in ogni angolo della terra. Il potere politico ed economico si \u00e8 concentrato nelle mani di poche superpotenze e il diritto internazionale \u00e8 ormai subordinato alla loro volont\u00e0 assoluta. La sovranit\u00e0 politica degli Stati nazionali si \u00e8 molto indebolita, mentre la funzione dei Parlamenti \u00e8 stata limitata dal potere delle burocrazie pubbliche e private, inclusa la burocrazia giudiziaria e le corti costituzionali. Nello stesso tempo il potere esecutivo ha assunto una funzione egemonica, alterando la divisione dei poteri che era stata la caratteristica del <i>Rechtsstaat<\/i> eurocontinentale e del <i>rule of law<\/i> anglo-americano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi non \u00e8 chiaro neppure che cosa siano i &#8220;partiti politici&#8221;. Come hanno sostenuto Leslie Sklair e Luciano Gallino, le democrazie sono dominate dall&#8217;egemonia di alcune <i>\u00e9lites<\/i> economico-politiche al servizio di intoccabili interessi privati<a href=\"http:\/\/www.juragentium.org\/topics\/wlgo\/it\/tramonto.htm#3\" name=\"n3\"><\/a>. \u00c8 la cosiddetta &#8220;nuova classe capitalistica transnazionale&#8221; che domina i processi di globalizzazione dall&#8217;alto delle torri di cristallo di metropoli come New York, Washington, Londra, Francoforte, Nuova Delhi, Shanghai. In questo contesto il sistema dei partiti \u00e8 un apparato &#8220;autoreferenziale&#8221;, nel senso che i partiti operano circolarmente come fonte della propria legittimazione e riproduzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I partiti non svolgono il ruolo di aggregare le domande politiche emergenti dalla societ\u00e0 e di metterle in concorrenza fra loro nel Parlamento. I partiti non sono in nessun senso dei canali della rappresentanza politica, volontariamente sostenuti dai propri militanti ed elettori. Usando sistematicamente lo strumento dalla Televisione, i leader politici si rivolgono direttamente ai cittadini-consumatori mettendo in mostra i propri &#8220;prodotti propagandistici&#8221; secondo abili strategie di <i>marketing<\/i> televisivo. La loro funzione \u00e8 in sostanza quella di investire il loro potere e il loro denaro entro circuiti finanziari informali e spesso occulti, attraverso i quali essi distribuiscono risorse finanziarie, vantaggi e privilegi. In questo modo alimentano la solidariet\u00e0 e gli interessi sui quali essi si reggono e che spesso hanno dimensioni transnazionali<a href=\"http:\/\/www.juragentium.org\/topics\/wlgo\/it\/tramonto.htm#4\" name=\"n4\"><\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oltre a questo, ci sono analisi attendibili che hanno mostrato che i partiti tendono ad accordarsi fra di loro su tutto ci\u00f2 che per loro \u00e8 essenziale in quanto apparati burocratici del sistema politico nazionale. Un esempio clamoroso \u00e8 l&#8217;imponente auto-finanziamento dei partiti: \u00e8 un finanziamento sottratto a qualsiasi effettiva regolazione normativa, controllo e sanzione<a href=\"http:\/\/www.juragentium.org\/topics\/wlgo\/it\/tramonto.htm#5\" name=\"n5\"><\/a>. Si pensi, ad esempio, che in Italia le spese pubbliche per il finanziamento dei partiti superano le spese sanitarie, che sono imponenti. E la solidariet\u00e0 collettiva consente all&#8217;insieme dei partiti la concorrenza con gli altri soggetti della &#8220;poliarchia corporativa&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In Italia, si tratta di organizzazioni che non \u00e8 esagerato chiamare &#8220;quasi-statali&#8221;, come la mafia, la &#8220;n&#8217;drangheta&#8221; calabrese, la camorra, la chiesa romana, le banche pi\u00f9 potenti, la grande industria, i trafficanti di droga, i &#8220;servizi segreti&#8221;. In sintonia con questi soggetti &#8220;pubblico-privati&#8221; la maggioranza dei partiti opera al di fuori del sistema politico formale e, talora, contro l&#8217;ordinamento giuridico dello Stato. Si pensi &#8211; sempre con riferimento all&#8217;Italia &#8211; alla fittissima rete degli appalti pubblici, che sono la casa-madre miliardaria della corruzione e della concussione di leader politici, di funzionari pubblici e di <i>managers<\/i> di alto livello.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come hanno sostenuto Alan Wolfe <a href=\"http:\/\/www.juragentium.org\/topics\/wlgo\/it\/tramonto.htm#6\" name=\"n6\"><\/a>e Norberto Bobbio<a href=\"http:\/\/www.juragentium.org\/topics\/wlgo\/it\/tramonto.htm#7\" name=\"n7\"><\/a>, nelle democrazie contemporanee convivono le strutture di un &#8220;doppio Stato&#8221;. \u00c8 un doppio Stato nel senso che accanto ad uno Stato visibile esiste nelle democrazie occidentali uno &#8220;Stato invisibile&#8221;, una sorta di sottofondo insondabile delle formalit\u00e0 democratiche. Bobbio indica un particolare ambito di invisibilit\u00e0 del potere: \u00e8 il duplice intreccio fra la politica nazionale e l&#8217;economia mondiale. In modo speciale in Italia, la classe politica esercita un ingente &#8220;potere invisibile&#8221; attraverso la gestione diretta o indiretta di attivit\u00e0 economiche sottratte di fatto al controllo e all&#8217;ispezione della giurisdizione amministrativa e ordinaria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le pratiche occulte riguardano una grande variet\u00e0 di funzioni connesse alle migliaia di enti che dipendono da amministrazioni pubbliche, in particolare dalle Regioni, dalle Provincie e dai Comuni. In questo modo la classe politica condiziona i progetti urbanistici delle citt\u00e0, l&#8217;amministrazione dei servizi sanitari, gli enti di previdenza e assistenza, il credito delle imprese, il commercio con l&#8217;estero e persino l&#8217;amministrazione della giustizia<a href=\"http:\/\/www.juragentium.org\/topics\/wlgo\/it\/tramonto.htm#8\" name=\"n8\"><\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quanto alla capacit\u00e0 degli elettori democratici di giudicare la competizione politica e di scegliere l&#8217;<i>\u00e9lite<\/i> meritevole di svolgere funzioni governative, essa \u00e8 molto incerta. Persino in relazione alle <i>issues<\/i> pi\u00f9 semplici e coinvolgenti &#8211; l&#8217;inquinamento ambientale, la guerra, il sistema penale, il carcere, l&#8217;energia nucleare, la distribuzione dell&#8217;acqua, ecc. &#8211; l&#8217;opinione pubblica e quindi il consenso politico difficilmente si basa su un&#8217;informazione controllata e su una valutazione razionale. Alla complessit\u00e0 delle questioni si aggiunge la barriera degli strumenti di comunicazione di massa, la Televisione anzitutto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 che rimane \u00e8 la libert\u00e0 di voto &#8220;negativa&#8221;, nel senso che l&#8217;elettore \u00e8 libero di partecipare o di non partecipare alle elezioni e di esprimere una preferenza elettorale. Ma non sono gli elettori a decidere quali questioni politiche devono essere sottoposte al loro giudizio: qualcuno prima di loro e al loro posto stabilisce che cosa sottoporre alla loro decisione e che cosa invece riservare ad accordi segreti, eliminando ogni rischio di destabilizzazione istituzionale. Siamo dunque in presenza di un regime che a mio parere si pu\u00f2 chiamare &#8220;tele-oligarchia post-democratica&#8221;: una post-democrazia nella quale la grande maggioranza dei cittadini non &#8220;sceglie&#8221; e non &#8220;elegge&#8221;, ma ignora, tace e obbedisce<a href=\"http:\/\/www.juragentium.org\/topics\/wlgo\/it\/tramonto.htm#9\" name=\"n9\"><\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;opinione pubblica all&#8217;interno di uno Stato non dispone di fonti di informazione indipendenti dal sistema telecratico nazionale e internazionale. Le Televisioni locali sono collegate alla grande struttura internazionale dell&#8217;industria multimediale. Le <i>corporations<\/i> transnazionali che hanno il monopolio dell&#8217;emittenza televisiva sono in maggioranza insediate negli Stati Uniti e sono tutte appartenenti all&#8217;OCSE: fra queste Aol-Time-Warner, Disney, Bertelsmann, Viacom, Tele-Communications Incorporated, News Corporation, Sony, Fox. La comunicazione pubblicitaria diffonde in tutto il mondo messaggi simbolici fortemente suggestivi che esaltano la ricchezza, il consumo, lo spettacolo, la competizione, il successo, la seduzione del corpo femminile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La comunicazione &#8220;subliminale&#8221; stimola le pulsioni acquisitive in una chiave politica fortemente conservatrice e ispirata ai valori dell&#8217;economia capitalistica ormai dominante a livello globale<a href=\"http:\/\/www.juragentium.org\/topics\/wlgo\/it\/tramonto.htm#10\" name=\"n10\"><\/a>. Grazie alla Televisione l&#8217;espansione della produzione industriale e del consumo non solo ispira le strategie delle <i>\u00e9lites<\/i> politiche al potere, ma domina anche l&#8217;immaginazione collettiva: \u00e8 un conformismo profondo e generalizzato che influenza i ritmi di vita, le scelte di valore e le propensioni politiche della grande maggioranza dei cittadini. Bobbio ha sostenuto che lo strapotere del mezzo televisivo ha causato un&#8217;inversione del rapporto fra i cittadini controllori e i cittadini controllati: sono le ristrette minoranze dei funzionari di partito e degli eletti a controllare le masse degli elettori e non viceversa<a href=\"http:\/\/www.juragentium.org\/topics\/wlgo\/it\/tramonto.htm#11\" name=\"n11\"><\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E un&#8217;ulteriore causa alla subordinazione politica dei cittadini sono gli <i>opinion polls<\/i>. Sotto l&#8217;apparenza del rigore scientifico i &#8220;sondaggi&#8221; vengono usati non per analizzare ma per manipolare la cosiddetta &#8220;opinione pubblica&#8221;. Le agenzie demoscopiche, al servizio delle <i>\u00e9lites<\/i> pi\u00f9 influenti, registrano le risposte del pubblico ai loro questionari e grazie alla televisione influenzano l&#8217;opinione pubblica attraverso la divulgazione selettiva dei risultati dei sondaggi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche in questo caso l&#8217;esperienza italiana \u00e8 esemplare. Il potere che da quasi un ventennio domina l&#8217;opinione pubblica italiana \u00e8 essenzialmente quello televisivo, sotto il monopolio di un <i>leader<\/i> &#8211; Silvio Berlusconi &#8211; che deve il suo successo alla sua straordinaria ricchezza, alla propriet\u00e0 di larga parte delle emittenti televisive private e al controllo politico della televisione pubblica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La dottrina post-classica della democrazia era arrivata a sostenere che la nozione di &#8220;rappresentanza&#8221; conservava un senso soltanto come divisione sociale del lavoro. Kelsen si era spinto sino a sostenere che il Parlamento rappresentava il popolo in modo non diverso da come, secondo la dottrina monarchica, la persona del sovrano ereditario o i funzionari da lui nominati rappresentavano il popolo, la nazione o lo Stato. Nella democrazia moderna la volont\u00e0 del potere esecutivo &#8211; il Parlamento \u00e8 ormai sostanzialmente privo di funzioni autonome &#8211; si sostituisce di fatto alla presunta volont\u00e0 del &#8220;popolo sovrano&#8221;, mentre la sovranit\u00e0 popolare non \u00e8 pi\u00f9 che una &#8220;maschera totemica&#8221;<a href=\"http:\/\/www.juragentium.org\/topics\/wlgo\/it\/tramonto.htm#12\" name=\"n12\"><\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In una visione realistica della &#8220;post-democrazia&#8221; contemporanea i &#8220;rappresentanti&#8221; sono in realt\u00e0 dei burocrati e dei <i>managers<\/i> che &#8220;rappresentano&#8221; gli elettori soltanto nel senso che fanno qualcosa al loro posto, qualcosa che i singoli elettori non hanno la competenza, le risorse finanziarie o la possibilit\u00e0 di fare. In questo senso i regimi democratici si differenziano dai regimi dispotici o totalitari soltanto per la maggiore complessit\u00e0 delle procedure di nomina delle <i>\u00e9lites<\/i> e per il cambiamento nel tempo delle maggioranze e delle minoranze parlamentari. Ma l&#8217;alternanza delle <i>\u00e9lites<\/i> al potere non comporta un effettivo cambiamento degli obiettivi politici perseguiti e degli interessi economici garantiti. Le <i>\u00e9lites<\/i> economico-politiche sono fortemente condizionate da interessi di parte, dalle strategie internazionali e dagli obiettivi globali delle grandi potenze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nelle analisi di Bobbio la democrazia era intesa come un complesso di regole procedurali il cui rispetto garantiva un contenuto politico minimo: la tutela giuridica delle libert\u00e0 civili, la pluralit\u00e0 dei partiti e la periodicit\u00e0 delle elezioni<a href=\"http:\/\/www.juragentium.org\/topics\/wlgo\/it\/tramonto.htm#13\" name=\"n13\"><\/a>. Bobbio non solo aveva rinunciato ad una difesa pi\u00f9 ampia delle istituzioni democratiche, ma aveva redatto un severo catalogo delle &#8220;promesse non mantenute&#8221; della democrazia moderna. Fra le altre egli aveva indicato la paralisi dell&#8217;autodeterminazione popolare dovuta all&#8217;incontenibile espansione delle burocrazie pubbliche; l&#8217;autonomia intellettuale delle persone minacciata dall&#8217;industria culturale; l&#8217;eguaglianza sociale contrastata dal permanere delle forme capitalistiche della produzione; la trasparenza delle decisioni politiche vanificata dall&#8217;intervento dei partiti nei settori dell&#8217;economia e dell&#8217;informazione pubblica<a href=\"http:\/\/www.juragentium.org\/topics\/wlgo\/it\/tramonto.htm#14\" name=\"n14\"><\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per conto suo, Niklas Luhmann aveva sostenuto che il consenso politico dei cittadini stava diventando sempre pi\u00f9 debole. La procedura elettorale, basata sui principi della generalit\u00e0 del suffragio, dell&#8217;eguaglianza del voto e della sua segretezza non esprimeva la cosiddetta &#8220;volont\u00e0 popolare&#8221;, n\u00e9 consentiva di scegliere gli uomini migliori e pi\u00f9 competenti. La sua funzione era ormai solo quella di neutralizzare e rendere puramente formale il ruolo degli elettori, consentendo loro di esprimere la propria volont\u00e0 soltanto con un &#8220;s\u00ec&#8221; o con un &#8220;no&#8221; nei confronti di alternative molto generiche e ridotte di numero. In questo modo gli elettori venivano inseriti in una procedura auto-obbligante che consentiva alle <i>\u00e9lites<\/i> al potere di dare per scontato il sostegno popolare delle proprie decisioni. Il cosiddetto consenso democratico era ormai una finzione istituzionale, un formula rituale di giustificazione ideologica della politica, non certo la ricerca di un consenso effettivo, fondato sulle reali convinzioni dei cittadini<a href=\"http:\/\/www.juragentium.org\/topics\/wlgo\/it\/tramonto.htm#15\" name=\"n15\"><\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mia opinione \u00e8 che le analisi di Kelsen, di Bobbio e di Luhmann, nonostante il loro realismo e la loro acutezza, siano oggi teoricamente insufficienti di fronte alla sfida globale lanciata negli ultimi decenni dalla rivoluzione tele-informatica, dai processi di globalizzazione economico-finanziaria e dalla concentrazione del potere politico internazionale nelle mani di alcune superpotenze occidentali. Gli Stati Uniti d&#8217;America, in particolare, hanno usato la loro supremazia politico-militare per dar vita ad una serie di guerre di aggressione &#8211; dalla guerra del Golfo del 1991 alle guerre di aggressione della Serbia nel 1999, dell&#8217;Afghanistan nel 2001 e dell&#8217;Iraq nel 2003.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 chiaro, secondo me, che le guerre di aggressione rendono sempre pi\u00f9 improbabile la conservazione dei delicati meccanismi delle procedure democratiche, sia negli Stati aggrediti che negli Stati aggressori. Negli Stati aggressori la democrazia viene di fatto sostituita da un esercizio del potere molto pi\u00f9 &#8220;efficiente&#8221;, perch\u00e9 concentrato nelle mani di esperti senza scrupoli moralistici, capaci di un impiego spregiudicato delle risorse economiche e finanziarie e soprattutto decisi a limitare pesantemente i diritti di libert\u00e0 dei cittadini. E non si pu\u00f2 trascurare il fatto che la guerra contro il <i>global terrorism<\/i>, in nome della quale viene usata la violenza e repressa la libert\u00e0, \u00e8 essa stessa una guerra che diffonde il terrore facendo strage di persone innocenti con \\mezzi di distruzione di massa<a href=\"http:\/\/www.juragentium.org\/topics\/wlgo\/it\/tramonto.htm#16\" name=\"n16\"><\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non sembra dubbio che ci troviamo di fronte ad una notevole perdita di capacit\u00e0 evolutiva delle istituzioni democratiche. La loro evoluzione, almeno negli ultimi due secoli, aveva segnato un progresso costante: dalle conquiste rivoluzionarie dei diritti umani all&#8217;universalit\u00e0 del suffragio elettorale e dei diritti politici, alla tutela dei diritti sociali nell&#8217;ambito del <i>Welfare state.<\/i> Nelle aspirazioni dei progressisti &#8211; si pensi in particolare a Thomas H. Marshall &#8211; questa parabola evolutiva avrebbe portato gradualmente al socialismo e cio\u00e8 ad una democrazia fondata sull&#8217;eguaglianza economico-sociale dei cittadini e sulla scomparsa delle classi sociali. Ma l&#8217;evoluzione si \u00e8 interrotta definitivamente nel corso degli ultimi decenni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La globalizzazione ha posto bruscamente in crisi il <i>Welfare state<\/i> e ha favorito il costituirsi di regimi che, pur sventolando ancora la bandiera della &#8220;democrazia&#8221;, sono in realt\u00e0 oligarchie elitarie, tecnocratiche e repressive. Sono regimi orientati alla pura efficienza economico-politica, al benessere delle classi dominanti e alla discriminazione dei cittadini non abbienti e, in modo tutto particolare, dei migranti extracomunitari, trattati e sfruttati non di rado come servi o come schiavi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Fonte: <a href=\"http:\/\/www.juragentium.org\/topics\/wlgo\/it\/tramonto.htm\">Jura Gentium<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di DANILO ZOLO Oggi non \u00e8 chiaro che cosa significhi la parola &#8220;democrazia&#8221;. Coloro che usano disinvoltamente il termine &#8220;democrazia&#8221; lo fanno o per pigrizia intellettuale o per scarsa conoscenza dei problemi. Molto spesso si tratta di retorica politica e di presunzione ideologica occidentale. Negli Stati Uniti d&#8217;America, in particolare, i leader politici usano il termine democracy per esaltare il proprio regime e per discriminare sul piano internazionale quelli che essi chiamano &#8220;Stati canaglia&#8221; (rogue&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[14,6],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-3UY","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/15064"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=15064"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/15064\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=15064"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=15064"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=15064"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}