{"id":15078,"date":"2016-01-16T07:00:44","date_gmt":"2016-01-16T07:00:44","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=15078"},"modified":"2016-01-16T07:00:44","modified_gmt":"2016-01-16T07:00:44","slug":"il-laureato-emigrante-un-capitale-umano-di-23-miliardi-regalato-dallitalia-allestero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=15078","title":{"rendered":"Il laureato emigrante: un capitale umano di 23 miliardi regalato dall&#039;Italia all&#039;estero"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>di <strong>FEDERICO FUBINI<\/strong> (<a href=\"http:\/\/m.repubblica.it\/mobile\/r\/sezioni\/economia\/2015\/03\/23\/news\/il_laureato_emigrante_un_capitale_umano_costato_23_miliardi_che_l_italia_regala_all_estero-110242042\/?refresh_ce\">Repubblica.it<\/a>)<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;Italia ha costruito centinaia di chilometri di rete ferroviaria ad alta velocit\u00e0 e ne ha fatto dono alla Gran Bretagna. Ha investito in due enormi reti Internet a fibra ottica, perch\u00e9 siano installate in Germania e in Svizzera. Naturalmente non \u00e8 vero. Se lo fosse, la tiv\u00f9 mostrerebbe zuffe a Montecitorio, sindacati in piazza e forse il governo dovrebbe dimettersi. Eppure, nell&#8217;indifferenza generale, sta succedendo qualcosa del genere. Ogni giorno un&#8217;emorragia verso l&#8217;estero di risorse (anche) finanziarie di simile entit\u00e0 si consuma sull&#8217;infrastruttura di base di ogni Paese: i suoi abitanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla pi\u00f9 cauta della stime, dal 2008 al 2014 \u00e8 emigrato all&#8217;estero un gruppo di italiani la cui istruzione nel complesso \u00e8 costata allo Stato 23 miliardi di euro. Sono 23 miliardi dei contribuenti regalati ad altre economie. \u00c8 una cifra pari al doppio di quanto occorre per stendere la rete Internet ad alta velocit\u00e0 che in questo Paese continua a mancare. \u00c8 una somma pari a un terzo del costo dell&#8217;intera rete ferroviaria ad alta velocit\u00e0 italiana, che al chilometro \u00e8 la pi\u00f9 cara al mondo. Ma quando si tratta di laureati, diplomati o anche solo di titolari di una licenza media che se ne vanno portando con s\u00e9 le proprie competenze e l&#8217;investimento che \u00e8 stato fatto su di loro dagli asili d&#8217;infanzia alle aule universitarie, nessuno protesta. Di rado se ne parla. Non \u00e8 uno scandalo: sembra normale, anche se nella storia dell&#8217;Italia unita non era mai successo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Certo le migrazioni fra fine &#8216;800 e il secondo dopoguerra erano state pi\u00f9 intense nei numeri, ma infinitamente di meno per il capitale versato nelle persone che poi se ne andavano. Molti di quei migranti erano analfabeti, non troppi avevano finito le elementari. Nel rapporto &#8220;Education at a Glance 2014&#8221;, l&#8217;Ocse di Parigi stima che, solo per la gestione dei luoghi d&#8217;insegnamento e gli stipendi degli insegnanti, chi si istruisce in Italia costi 6.000 dollari l&#8217;anno quando frequenta una scuola materna pubblica, 8.000 l&#8217;anno alle elementari, 9.000 alle medie e alle superiori e 10.000 all&#8217;universit\u00e0. Per i contribuenti il costo (di base) di produzione di un laureato in Italia \u00e8 di centinaia di migliaia di euro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ogni volta che una di queste persone lascia l&#8217;Italia, quell&#8217;investimento in sapere se ne va con lui o con lei. Negli ultimi anni le destinazioni preferite sono Gran Bretagna, Germania e Svizzera. Si tratta di un colossale sussidio implicito versato dall&#8217;Italia ad altri Paesi ogni volta che un migrante fa le valigie. Ed \u00e8 ormai un fenomeno macroeconomico. Nel solo 2013 il trasferimento silente di investimenti dall&#8217;Italia al Regno Unito attraverso l&#8217;istruzione dei migranti \u00e8 stato, quantomeno, di 1,5 miliardi. Quello versato alla Germania \u00e8 di 650 milioni e persino un Paese lontano come il Brasile \u00e8 beneficiario per oltre cento milioni. Nell&#8217;ultimo secolo un export su questa scala di investimenti pubblici in &#8220;infrastrutture&#8221; si \u00e8 visto solo quando un Paese sconfitto in guerra doveva pagare riparazioni. Questo invece \u00e8 auto-inflitto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La novit\u00e0 negli ultimi anni \u00e8 infatti duplice. La meno nota \u00e8 che la quota di migranti laureati sta crescendo, e con essa il sussidio implicito dell&#8217;Italia ai Paesi dove essi vanno. Secondo l&#8217;Istat, i laureati erano il 19% degli italiani trasferitisi all&#8217;estero nel 2009, ma sono gi\u00e0 saliti al 24% nel 2013. Il peso di coloro che se ne vanno avendo solo una licenza media \u00e8 invece in calo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;altra caratteristica di questi anni \u00e8 che l&#8217;armata degli emigranti \u00e8 sempre pi\u00f9 vasta, ma non c&#8217;\u00e8 accordo fra governi europei sul loro numero. I dati dell&#8217;Istat sono probabilmente sottostimati. In base all&#8217;anagrafe italiana, come riportato dall&#8217;istituto statistico, dal 2008 al 2013 c&#8217;\u00e8 stato un deflusso netto di 150 mila persone: \u00e8 il saldo fra gli italiani che escono e quelli che rientrano. Il ritmo delle uscite peraltro sta accelerando. Solo due anni fa, al netto dei rientri in patria, sono state 53 mila. Alla cifra pubblica dei 150 mila, la Repubblica aggiunge altre 63 mila uscite nette nel 2014 sulla base dei dati dei primi 9 mesi ed \u00e8 una stima cauta, perch\u00e9 presuppone una frenata delle tendenze in atto negli ultimi anni. Al valore di 23 miliardi di investimenti in istruzione &#8220;esportati&#8221; si arriva cos\u00ec. Negli ultimi sei anni il 48% dei migranti aveva terminato le scuole medie, il 30% le superiori e il 22% l&#8217;universit\u00e0: i costi sono stimati su questa base.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il problema \u00e8 che gli oneri reali sono pi\u00f9 alti, perch\u00e9 i dati Istat non colgono tutta la realt\u00e0. Molti se ne vanno, ma non lo comunicano all&#8217;anagrafe. Gli italiani che nel 2013 hanno preso il &#8220;National Insurance Number&#8221; (codice fiscale) per lavorare in Gran Bretagna sono quattro volte pi\u00f9 di quelli che ufficialmente hanno lasciato l&#8217;Italia, secondo l&#8217;Istat, per andare Oltremanica. Per il governo tedesco, gli italiani arrivati in Germania solo nella prima met\u00e0 del 2014 sono pi\u00f9 di quelli che, secondo l&#8217;Istat, lo hanno fatto in tutto il 2013. Cos\u00ec l&#8217;Italia manda via qualcosa che costa e vale pi\u00f9 delle sue autostrade o ferrovie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo fa nell&#8217;indifferenza dei ministri che raccomandano un figlio, degli universitari che sbarrano la strada ai bravi per favorire i servili. Giorni fa &#8220;Pensare Politico&#8221;, un&#8217;associazione di Rimini, in un incontro con 150 studenti di quarta superiore ha chiesto quanti volessero migrare &#8220;dopo la laurea&#8221;. Un terzo della sala ha alzato la mano. \u00c8 un investimento perduto di 8 milioni, \u00e8 stato detto. Nessuno degli studenti ha fiatato: a loro sembrava perfettamente logico.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di FEDERICO FUBINI (Repubblica.it) L&#8217;Italia ha costruito centinaia di chilometri di rete ferroviaria ad alta velocit\u00e0 e ne ha fatto dono alla Gran Bretagna. Ha investito in due enormi reti Internet a fibra ottica, perch\u00e9 siano installate in Germania e in Svizzera. 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