{"id":15137,"date":"2016-01-13T00:30:39","date_gmt":"2016-01-13T00:30:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=15137"},"modified":"2016-01-13T00:30:39","modified_gmt":"2016-01-13T00:30:39","slug":"la-grande-trasformazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=15137","title":{"rendered":"La grande trasformazione"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;La civilt\u00e0 del diciannovesimo secolo \u00e8 crollata.<br \/>\nQuesto libro si occupa delle origini politiche ed economiche di questo avvenimento, oltre che della grande trasformazione che l&#8217;ha seguito.<br \/>\nLa civilt\u00e0 del diciannovesimo secolo poggiava su quattro istituzioni.<br \/>\nLa prima era il sistema dell&#8217;equilibrio del potere che per un secolo imped\u00ec che tra le grandi potenze scoppiassero guerre lunghe e devastatrici.<br \/>\nLa seconda era la base aurea internazionale, che simboleggiava un&#8217;organizzazione unica dell&#8217;economia mondiale.<br \/>\nLa terza era il mercato autoregolato che produceva un sviluppo economico senza precedenti.<br \/>\nLa quarta era lo stato liberale.<br \/>\nTra queste istituzioni la base aurea si dimostr\u00f2 decisiva; la sua caduta fu la causa prossima della catastrofe e al tempo in cui essa cadde la maggior parte delle altre istituzioni erano state sacrificate nel vano sforzo di salvarla.<br \/>\nLa fonte e la matrice del sistema era tuttavia il mercato autoregolato: fu questa innovazione a dare origine ad una civilt\u00e0 specifica.<br \/>\nLa base aurea era semplicemente il tentativo di estendere il sistema del mercato interno al campo internazionale; il sistema dell&#8217;equilibrio del potere era una sovrastruttura eretta sulla base aurea e in parte operante su di essa; lo stato liberale era esso stesso una creazione del mercato autoregolato. La chiave del sistema istituzionale del diciannovesimo secolo si trovava nelle leggi che governavano l&#8217;economia di mercato.<br \/>\nLa nostra tesi \u00e8 che l&#8217;idea di un mercato autoregolato implicasse una grande utopia. Un&#8217;istituzione del genere non poteva esistere per un qualunque periodo di tempo senza annullare la sostanza naturale e sociale della societ\u00e0; essa avrebbe distrutto l&#8217;uomo fisicamente e avrebbe trasformato il suo ambiente in un deserto.<br \/>\nEra inevitabile che la societ\u00e0 prendesse delle misure per difendersi. Fu questo dilemma a spingere lo sviluppo del sistema di mercato in un solco preciso ed infine a far crollare l&#8217;organizzazione sociale che si basava su di esso.&#8221;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All&#8217;illustrazione di questa tesi \u00e8 dedicato il pi\u00f9 importante saggio di Karl Polanyi.<br \/>\nL&#8217;autore prima ricostruisce l&#8217;avvento del sistema di mercato nell&#8217;Inghilterra dell&#8217;800, la sua evoluzione reale, la sua trascrizione ideologica nei paradigmi dell&#8217;economia classica e, infine, le sue conseguenze devastanti per il tessuto umano e sociale; illustra poi le difese poste in atto dalla societ\u00e0 nel tentativo di arginare tali conseguenze; descrive infine il processo di trasformazione o meglio di degenerazione che interviene per effetto della spinta del sistema di mercato e del cedimento delle difese sociali.<br \/>\nIn esso, Polanyi critica il fondamento antropologico del liberismo, quello per cui la pulsione fondamentale dell\u2019attivit\u00e0 economica \u00e8, sulla scorta di A. Smith, la &#8220;propensione dell\u2019uomo al baratto, al commercio e allo scambio di una cosa con l\u2019altra&#8221;.<br \/>\nSu questo fondamento si \u00e8 edificato l\u2019utilitarismo mentre il perseguimento dell\u2019interesse individuale si \u00e8 configurato come un dovere, legittimo e in fin dei conti utile per l\u2019intera societ\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Polanyi viceversa scrive: &#8220;Nonostante il coro di invenzioni accademiche tanto insistente nel diciannovesimo secolo, il guadagno e il profitto nello scambio non hanno mai<br \/>\nsvolto una parte importante nell&#8217;economia e per quanto l&#8217;istituzione del mercato fosse abbastanza comune a partire dalla tarda et\u00e0 della pietra, il suo ruolo era soltanto incidentale nei confronti della vita economica&#8221;.<br \/>\nIn tali societ\u00e0 &#8220;l&#8217;economia dell\u2019uomo, di regola, \u00e8 immersa nei suoi rapporti sociali. L&#8217;uomo non agisce in modo da salvaguardare il suo interesse individuale nel possesso di beni materiali, agisce in modo da salvaguardare la sua posizione sociale, le sue pretese sociali, i suoi vantaggi sociali.<br \/>\nIn breve, &#8220;il sistema economico \u00e8 in realt\u00e0 una semplice funzione dell&#8217;organizzazione sociale&#8221;. Questo conferma che &#8220;gli atti individuali di baratto o di scambio non conducono di regola all&#8217;istituzione di mercati in societ\u00e0 nelle quali prevalgono altri principi di comportamento economico&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con l&#8217;invenzione del mercato autoregolato, invece, &#8220;non \u00e8 pi\u00f9 l\u2019economia ad essere inserita nei rapporti sociali, ma sono i rapporti sociali ad essere inseriti nel sistema economico. L&#8217;importanza vitale del fattore economico per l&#8217;esistenza della societ\u00e0 preclude qualunque altro risultato poich\u00e9 la societ\u00e0 deve essere formata in modo da permettere a questo sistema di funzionare secondo le proprie leggi&#8221;.<br \/>\nGli economisti classici ritengono che l&#8217;economia di mercato sia uno sviluppo &#8220;naturale&#8221; della pulsione allo scambio, determinata dalla progressiva complessificazione del mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo Polanyi, invece, l&#8217;economia di mercato si fonda su di una serie di presupposti ideologici che egli descrive nei seguenti termini: &#8220;Un&#8217;economia di mercato \u00e8 un sistema economico controllato, regolato e diretto soltanto dai mercati; l&#8217;ordine nella produzione e nella distribuzione delle merci \u00e8 affidato a questo meccanismo autoregolantesi. Un&#8217;economia di questo tipo deriva dall&#8217;aspettativa che gli esseri umani si comportino in modo tale da raggiungere un massimo di guadagno monetario.<br \/>\nL&#8217;autoregolazione implica che tutta la produzione \u00e8 in vendita sul mercato e che tutti i redditi derivano da questa vendita. Di conseguenza vi sono mercati per tutti gli elementi dell&#8217;industria, non soltanto per le merci (e i servizi) ma anche per il lavoro, la terra e la moneta&#8221;.<br \/>\nSulla base di questi assunti, perch\u00e9 il sistema funzioni, &#8220;non si deve permettere niente che ostacoli la formazione di mercati n\u00e9 si deve permettere che i redditi si formino altrimenti che attraverso le vendite, n\u00e9 deve esservi alcuna interferenza con l&#8217;aggiustamento dei prezzi alle mutate condizioni del mercato, siano i prezzi quelli delle merci, del lavoro, della terra o del denaro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il punto cruciale \u00e8 questo: lavoro, terra e moneta sono elementi essenziali dell&#8217;industria; anch&#8217;essi debbono essere organizzati in mercati poich\u00e9 formano una parte assolutamente vitale del sistema economico; tuttavia essi non sono ovviamente delle merci, e il postulato per cui tutto ci\u00f2 che \u00e8 comprato e venduto deve essere stato prodotto per la vendita \u00e8 per questi manifestamente falso. Il lavoro \u00e8 soltanto un altro nome per un&#8217;attivit\u00e0 umana che si accompagna alla vita stessa la quale a sua volta non \u00e8 prodotta per essere venduta ma per ragioni del tutto diverse.<br \/>\nLa terra \u00e8 soltanto un altro nome per la natura che non \u00e8 prodotta dall&#8217;uomo.<br \/>\nLa moneta infine \u00e8 soltanto un simbolo del potere d&#8217;acquisto che di regola non \u00e8 affatto prodotto ma si sviluppa attraverso il meccanismo della banca o della finanza di Stato. Nessuno di questi elementi \u00e8 prodotto per la vendita. La descrizione, quindi, del lavoro, della terra e della moneta come merci \u00e8 interamente fittizia.<br \/>\n\u00c8 nondimeno con il contributo di questa finzione che sono organizzati i mercati del lavoro, della terra e della moneta.<br \/>\nPermettere al meccanismo di mercato di essere l&#8217;unico elemento direttivo del destino degli esseri umani e del loro ambiente naturale e perfino della quantit\u00e0 e dell&#8217;impiego del potere d&#8217;acquisto porterebbe alla demolizione la societ\u00e0. La presunta merce &#8220;forza-lavoro&#8221; non pu\u00f2 infatti essere fatta circolare, usata indiscriminatamente e neanche lasciata priva d&#8217;impiego, senza influire anche sull&#8217;individuo umano che risulta essere il portatore di questa merce particolare. Nel disporre della forza-lavoro di un uomo, il sistema disporrebbe tra l&#8217;altro dell&#8217;entit\u00e0 fisica, psicologica e morale &#8220;uomo&#8221; che si collega a quest&#8217;etichetta.<br \/>\nLa natura verrebbe ridotta ai suoi elementi, l&#8217;ambiente e il paesaggio deturpati, i fiumi inquinati, la capacit\u00e0 di produrre cibo e materie prime distrutta&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una volta messo in moto dai processi sociali, vale a dire dalla spietata avidit\u00e0 dei capitalisti, avallato dalle forze politiche che rappresentavano i loro interessi e teorizzato dagli utilitaristi e dagli economisti classici, il meccanismo diabolico produce di fatto, nel corso dell&#8217;800, i suoi effetti: la crescita prodigiosa della ricchezza \u00e8 pagata al prezzo di un enorme aumento della miseria e della degradazione umana.<br \/>\nQuesto paradosso reale, al quale secondo Polanyi si associa anche l&#8217;intuizione da parte del corpo sociale e di alcuni pensatori socialisti della potenziale pericolosit\u00e0 del nuovo sistema economico, attivano una serie di resistenze a difesa dell&#8217;uomo e della natura. Ciononostante il liberismo, tronfio della ricchezza prodotta e distribuita iniquamente non perde vigore. Esso si trasforma, per &#8220;l&#8217;ostinata e veemente insistenza degli economisti liberali nei loro errori&#8221;, in un vero e proprio &#8220;credo&#8221;, attestato per un verso su di una rivendicazione apologetica della fondatezza scientifica delle leggi economiche che governano il mercato e, per un altro, su di un\u2019orgogliosa difesa dalle critiche secondo la quale &#8220;l\u2019incompleta applicazione dei suoi principi era la ragione di tutte le difficolt\u00e0 che ad esso venivano attribuite&#8221;.<br \/>\nPolanyi coglie con estrema lucidit\u00e0 il carattere insidioso di tale difesa, orientata ad inibire ogni controllo sul libero mercato. Gli apologeti di quest&#8217;ultimo &#8220;stanno ripetendo con variazioni a non finire che il liberalesimo avrebbe dimostrato i suoi meriti e che responsabili dei nostri mali non sono il sistema concorrenziale e il mercato autoregolato ma, al contrario, l&#8217;interferenza con quel sistema e gli interventi su quel mercato.&#8221;<br \/>\n\u00c8 in conseguenza di questa difesa che il liberismo paradossalmente si spiritualizza, nel senso che, contro l&#8217;evidenza delle cose, esso diventa il paladino del progresso contro le oscure forze conservatrici che ad esso si oppongono: lo Stato burocratico e la classe lavoratrice miope e accecata dai sindacati &#8220;di fronte ai benefici ultimi di un&#8217;illimitata libert\u00e0 economica verso tutti gli interessi umani, compresi i suoi&#8221;.<br \/>\nIn realt\u00e0, \u00e8 l&#8217;aspetto intrinsecamente selvaggio del liberismo, che pretende di assoggettare l&#8217;uomo e la natura alle leggi del mercato, a costringere la societ\u00e0 a difendersi dal pericolo di una disgregazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma come si pu\u00f2 sostenere un&#8217;accusa del genere di fronte alla constatazione che l&#8217;economia di mercato, nonostante il suo tragico decollo, che ha causato immani sofferenze, ha pur sempre prodotto un notevole sviluppo?<br \/>\nPer rispondere a questo quesito, che rappresenta la pi\u00f9 insidiosa argomentazione degli economisti liberali a difesa dell&#8217;economia di mercato, Polanyi adotta una logica da antropologo: &#8220;La causa della degradazione non \u00e8, come spesso si \u00e8 voluto asserire, lo sfruttamento economico ma la disgregazione dell&#8217;ambiente culturale della vittima. Il processo economico pu\u00f2 naturalmente rappresentare il veicolo di questa distruzione e quasi sempre l&#8217;inferiorit\u00e0 economica porter\u00e0 il pi\u00f9 debole a cedere, ma la causa immediata della sua distruzione non \u00e8 per questo economica; essa si trova nella ferita mortale alle istituzioni nelle quali la sua esistenza \u00e8 materializzata. Il risultato \u00e8 la perdita del rispetto di s\u00e9 e dei valori, sia che l\u2019unit\u00e0 sia un popolo o una classe, sia che il processo abbia origine da un cosiddetto conflitto culturale o dal cambiamento nella posizione di una classe all&#8217;interno dei confini di una societ\u00e0&#8221;.<br \/>\nIl carattere selvaggio del liberismo non sta dunque tanto e solo nel grado di sfruttamento dell&#8217;uomo e della natura che esso promuove, ma soprattutto nella sua vocazione a promuovere una nuova cultura che scinda definitivamente i legami che l&#8217;uomo ha sempre sentito di avere con la societ\u00e0 e con la natura, il tessuto umano e naturale della vita sociale, per produrre infine l&#8217;individuo che persegue univocamente il fine di affermare i suoi interessi: &#8220;separare il lavoro dalle altre attivit\u00e0 della vita ed assoggettarlo alle leggi di mercato significa annullare tutte le forme organiche di esistenza e sostituirle con un tipo diverso di organizzazione, atomistico e individualistico&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il mutamento culturale prodotto dal liberismo \u00e8, perci\u00f2, tutt&#8217;altro che irreversibile.<br \/>\nLa linea di resistenza contro la quale questo verr\u00e0 ad urtare ed infine ad infrangersi sta nella stessa natura umana, laddove, nonostante tutto, nulla riesce ad estirpare il sogno di un\u2019esperienza individuale, ma individuata nel contesto di una comunit\u00e0, e in un rapporto dialettico, ma non distruttivo, con l\u2019ambiente di cui l&#8217;uomo fa parte.<br \/>\nResta da considerare la strada da percorrere e il prezzo da pagare.<br \/>\nA questa minaccia, culturale prima ancora che economica, la societ\u00e0 ha infatti storicamente opposto due soluzioni: il socialismo e il fascismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo, che Polanyi considera solo nella sua versione umanitaristica, socialdemocratica, \u00e8 &#8220;la tendenza inerente ad una civilt\u00e0 industriale a superare il mercato autoregolato subordinandolo consapevolmente ad una societ\u00e0 democratica.<br \/>\nDal punto di vista della comunit\u00e0 nel suo insieme il socialismo \u00e8 semplicemente la continuazione di quello sforzo di rendere la societ\u00e0 un rapporto specificamente umano tra persone, rapporto che nell&#8217;Europa occidentale era sempre stato associato alle tradizioni cristiane. Dal punto di vista economico, esso \u00e8 al contrario un allontanamento radicale dal passato immediato, nella misura in cui esso rompe con il fare dei guadagni monetari privati l&#8217;incentivo generale alle attivit\u00e0 produttive e non riconosce il diritto degli individui privati di disporre dei principali strumenti di produzione. Ecco perch\u00e9, in ultima analisi, la riforma dell&#8217;economia capitalistica da parte dei partiti socialisti \u00e8 difficile anche quando essi siano decisi a non interferire nel sistema di propriet\u00e0&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il fascismo, viceversa, secondo Polanyi, \u00e8 il frutto della crisi dell&#8217;economia di mercato (un esempio evidente \u00e8 la crisi del 1929). Esso interviene a sopperire alla difficolt\u00e0 delle classi conservatrici di arginare i partiti socialisti. La sua specificit\u00e0 consiste nel fatto che, per salvare l&#8217;economia di mercato, esso sacrifica la democrazia: &#8220;La soluzione fascista dell&#8217;impasse raggiunta dal capitalismo liberale pu\u00f2 essere descritta come una riforma dell&#8217;economia di mercato raggiunta al prezzo dell&#8217;estirpazione di tutte le istituzioni democratiche tanto nel campo dell\u2019industria che in quello della politica. Il sistema economico che era in via di disfacimento veniva cos\u00ec rivitalizzato mentre i popoli stessi venivano sottoposti ad una rieducazione destinata a snaturare l&#8217;individuo e a renderlo incapace di funzionare come unit\u00e0 responsabile del corpo politico. Questa rieducazione, che comprendeva le norme di una religione politica che negava l\u2019idea della fratellanza dell\u2019uomo nelle sue varie forme, fu raggiunta attraverso un atto di conversione di massa applicato ai recalcitranti con mezzi scientifici di tortura&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 difficile capire perch\u00e9 il pensiero di Polanyi, caduto nel dimenticatoio per il pessimo tempismo stia andando incontro negli ultimi anni ad una rivalutazione.<br \/>\n\u00c8 il nuovo processo di globalizzazione in atto, che avviene all&#8217;insegna di ci\u00f2 che \u00e8 gi\u00e0 stato a giustificare tale riscoperta.<br \/>\nPolanyi descrive alla perfezione la mutazione culturale prima ancora che economica che il liberismo induce. Una mutazione che, secondo i liberisti, affrancherebbe finalmente l&#8217;individuo dalle pastoie dei rapporti sociali e di quelli con l&#8217;ambiente a vantaggio della libert\u00e0 di auto-realizzarsi che, in realt\u00e0, si rivelerebbe solo la libert\u00e0 di auto-distruggersi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fonte: www.nilalienum.it<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;La civilt\u00e0 del diciannovesimo secolo \u00e8 crollata. Questo libro si occupa delle origini politiche ed economiche di questo avvenimento, oltre che della grande trasformazione che l&#8217;ha seguito. La civilt\u00e0 del diciannovesimo secolo poggiava su quattro istituzioni. La prima era il sistema dell&#8217;equilibrio del potere che per un secolo imped\u00ec che tra le grandi potenze scoppiassero guerre lunghe e devastatrici. La seconda era la base aurea internazionale, che simboleggiava un&#8217;organizzazione unica dell&#8217;economia mondiale. 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