{"id":15202,"date":"2016-01-27T00:09:47","date_gmt":"2016-01-27T00:09:47","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=15202"},"modified":"2016-01-27T00:09:47","modified_gmt":"2016-01-27T00:09:47","slug":"immigrazione-e-integrazione-nelleuropa-mondialista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=15202","title":{"rendered":"Immigrazione e integrazione nell\u2019Europa mondialista"},"content":{"rendered":"<p><em>di <strong>MARIANGELA CIRRINCIONE<\/strong> (ARS Veneto)<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;Uno Stato nazionalmente omogeneo appare allora come qualcosa di normale; uno Stato in cui manca questa omogeneit\u00e0 appare allora come qualcosa di anormale, che minaccia la pace&#8221; (Carl Schmitt, <em>Dottrina della Costituzione<\/em>)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abMediante la decisione di tagliare i legami \u2013 scrive il filosofo canadese Will Kymlicka ne <em>La cittadinanza multiculturale<\/em> \u2013 gli immigrati rinunciano volontariamente ad alcuni diritti che appartengono alla loro originaria appartenenza nazionale\u00bb. Le rivendicazioni di spazi e diritti nella terra d\u2019accoglienza possono in linea di principio conseguentemente e coerentemente dispiegarsi sul piano dei diritti poli-etnici, implicanti norme che garantiscano il riconoscimento di tratti salienti e per certi versi \u201cininfluenti\/innocui\u201d della diversa cultura, ma non dei diritti riconosciuti nello Stato di origine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si \u00e8 grossolanamente sottolineato \u201cininfluenti\/innocui\u201d in quanto, ad esempio, mai potr\u00e0 giustificarsi la violenza quand\u2019anche essa sia frutto di una tradizione risalente e pacificamente accettata e praticata in un dato Paese d\u2019origine. Sembra qualcosa di anomalo e raro, ma non per i tecnici del diritto cui giornalmente tocca affrontare casi di bambine infibulate, minori che chiedono l\u2019elemosina e mogli maltrattate perch\u00e9 la cultura d\u2019origine addirittura lo auspicherebbe nell\u2019ottica della buona tenuta dei legami familiari, e tutto ci\u00f2, non in Africa o nel Medio Oriente, ma nella provincia italiana e nei grandi complessi urbani e occidentalissimi dello Stivale. L\u2019integrato o l\u2019individuo da integrare, quasi mai riesce pienamente a rinunciare alla sua integralit\u00e0, al suo portato esistenziale, al suo bagaglio di cultura e emozioni, al richiamo delle sue origini e della sua terra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le conseguenze di ci\u00f2 sono ad esempio evidenti nel diritto penale, disciplina che ha dovuto sviluppare al suo interno una riflessione specifica sui \u201creati culturalmente orientati\u201d che, nella maggior parte dei casi, si sostanziano in comportamenti leciti e\/o incentivati in un determinato contesto etnico\/religioso\/culturale\/territoriale, ma contrari alla legge, all\u2019ordine pubblico, all\u2019etica secondo i parametri normativi e culturali del mondo occidentale, anche in ragione dello stadio evolutivo della civilt\u00e0 del diritto. Questa riflessione, pur mantenendo come faro la tutela della persona, non ha potuto non portare al riconoscimento di attenuanti \u2013 ma mai giustificazioni! \u2013 a favore di chi, per motivi religiosi, per motivi di coscienza o convinzione, per una particolare concezione dell\u2019onore o della morale familiare, per consuetudine dialettale o tradizione locale legati ai Paesi di provenienza, avesse commesso, e a volte anche nel mero perpetuare una tradizione, reato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>&#8220;<\/em>Oggi non concepiamo pi\u00f9 lo spazio come una mera dimensione in profondit\u00e0, vuota di qualsiasi contenuto pensabile. Lo spazio \u00e8 diventato per noi il campo di forze dell\u2019energia, dell\u2019attivit\u00e0 e del lavoro dell\u2019uomo<em>&#8221; <\/em>(Carl Schmitt,<em> Terra e Mare<\/em>)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019atteggiamento degli Stati Europei dinanzi ai problemi migratori si \u00e8 sviluppato secondo due modelli principali, non del tutto originali, che abbiamo per\u00f2 ragione di ritenere parimenti complessivamente fallimentari. Da un lato il modello assimilazionista alla francese, storicamente e largamente adottato fino ad oltre la prima met\u00e0 del \u2018900 in Australia, Canada e Stati Uniti e basato sulla concezione formale dell\u2019uguaglianza che, prescindendo dalle differenze, si sostanziasse nella pretesa secondo la quale il migrante abbandoni il proprio retaggio identitario e completamente si immerga nell\u2019universo culturale dello Stato di accoglienza del quale pienamente accetti le regole.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tale modello non poteva che entrare in crisi sotto i colpi delle rivendicazioni della nuova popolazione immigrata, rivendicazioni che sgretolavano l\u2019ingenua certezza secondo la quale sarebbe bastato fare dell\u2019accettazione del percorso assimilativo un caposaldo del sistema di accoglienza per garantire e non minare la stabilit\u00e0 politica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un ulteriore deterrente del modello assimilazionista \u00e8 fornito da quelle che possiamo definire ferite del \u201csocialismo reale\u201d, cos\u00ec come magicamente pennellate nella pellicola visionaria che la francese Coline Serrau dirige nel 1992, conquistando il Premio C\u00e9sar per la migliore sceneggiatura originale o il miglior adattamento, dal titolo <em>La crise!<\/em>. La politica di inclusione francese basata sull\u2019idea di una imposta omogeneit\u00e0 culturale della Francia che quasi meccanicamente prendesse il posto delle culture di origine ha manifestato tutta la sua inconsistenza proprio nella banlieue di Francia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La crisi, che provoca talora importanti ondate migratorie, talora inasprisce le gi\u00e0 precarie condizioni della periferia europea, la cui popolazione sempre pi\u00f9 frequentemente si trova a dovere condividere gli spazi e dunque forzatamente confrontarsi e talora soffrire usi, costumi e modo di vivere della nuova popolazione immigratoria che nel ghetto \u201criproduce\u201d la terra di origine. E questa sofferenza, in pieno <em>Grand Remplacement<\/em> \u2013 espressione dall\u2019intellettuale francese Renaud Camus \u2013prepotentemente somministrato da una strategicae sottile macchina di propaganda euro-atlantista come panacea di tutti i mali delle nazioni,spiazza, spiazza nel film l\u2019aperturista abitante del bel centro cittadino che cos\u00ec sfida il francese della banlieue invece reazionariamente \u201crazzista\u201d: \u00abbeh insomma, che ne \u00e8 del diritto alla diversit\u00e0, della tolleranza, dell\u2019ideale della Francia terra di asilo?\u00bb. \u00abEssere razzisti \u00e8 orrendo e immorale\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;Ogni contrasto religioso, morale, economico, etnico o di altri tipo si trasforma in un contrasto politico, se \u00e8 abbastanza forte da raggruppare effettivamente gli uomini in amici e nemici&#8221; (Carl Schmitt, <em>Le categorie del politico<\/em>)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se essere razzisti \u00e8 orrendo e immorale, se dunque ogni cultura ha diritto di affermarsi e declinarsi e liberamente determinarsi secondo le proprie peculiarit\u00e0 anche in terra altrui, non si pu\u00f2 che considerare certamente pi\u00f9 funzionale il modello multiculturalista di matrice inglese, formato su un concetto di uguaglianza sostanziale che apprezza le differenze e predispone in forza di esse trattamenti differenziati e \u201cparitetici\u201d delle minoranze. La valutazione delle realt\u00e0 culturali si attua quindi nell\u2019ambito giudiziario e, a monte, soprattutto nel dibattito politico e quindi in sede legislativa al fine di predisporre trattamenti, interventi, deroghe, esenzioni, idonei a garantire la concretizzazione del modello multiculturalista, come la revisione dei programmi scolastici e del calendario delle festivit\u00e0, l\u2019adattamento dei programmi aziendali e l\u2019adozione di trattamenti preferenziali per le minoranze, o ancora il riconoscimento dei legami poligamici instaurati nella terra d\u2019origine, il permesso di macellare gli animali secondo le tradizioni ebraica e musulmana e di sostituire con il turbante sikh il casco o l\u2019elmetto protettivo nei cantieri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il modello multiculturalista, che sembra maggiormente aderente alle ambizioni del nuovo ordine mondiali, si sostanzi esso in Piano Kalergi o <em>Gran Remplacement<\/em>, incontra il suo argine nel blocco di diritti fondamentali dell\u2019individuo, cui mai pu\u00f2 derogarsi, e ci\u00f2 in conseguenza dell\u2019approvazione, avvenuta il 10 dicembre 1948 all\u2019Assemblea generale dell\u2019ONU, della <em>Dichiarazione universale dei diritti dell\u2019uomo e del cittadino<\/em> recante un sistema di valori che, come afferma il filosofo Norberto Bobbio, si presenta per la prima volta in chiave globale e non in linea di principio, ma di fatto, essendo stato appunto esplicitamente dichiarato il consenso alla sua validit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il fatto \u00e8 di tali rilevanza ed eco che tanti furboni si sono attrezzati proprio per chiedere semplicemente di \u201caggiungere\u201d alla categoria ogni nuovo \u201cdiritto\u201d desiderato, compresi quelli disancorati dalla radice naturale, perch\u00e9 se mai ci riuscissero, di fatto certi temi verrebbero blindati, ossia resi \u201cintoccabili\u201d dalla democrazia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se per\u00f2 il relativismo culturale \u00e8 una realt\u00e0, certamente non pu\u00f2 essere una strada, perch\u00e9 se tutte le istanze sono ricevibili alla pari, nessuna lo \u00e8: il contratto sociale che si basa sul diligentemente riconoscere le priorit\u00e0 preferendo la difesa dei pi\u00f9 deboli e il soddisfacimento dei bisogni primari, \u00e8 presto dissolto. Ricollegandoci al tema principale della nostra trattazione, il conflitto sociale sembra essere insomma dietro la porta, in Francia come in Inghilterra qualunque sia il modello di integrazione adottato, proprio perch\u00e9 il mondo globalizzato costitutivamente rinnega la scala delle priorit\u00e0, ragiona per masse, non guardando all\u2019Uomo e ai suoi bisogni vitali, ma all\u2019atomo che sposta i consumi. Tutti i bisogni sono pari perch\u00e9 tutti i bisogni sono traducibili in consumo, ivi compresi i bisogni relazionali. La globalizzazione governa lo spostamento delle masse, le attrae, le plasma nei \u201cnuovi bisogni\u201d e per farlo, deve esaltare l\u2019uomo nella sua astrattezza, come categoria incorporea, e deve necessariamente distrarlo dalla sua natura emotiva, dalle sue debolezze, dal suo bisogno di radici, certezze e confini, secondo la formula magica \u201cio sono ci\u00f2 che desidero\u201d.<\/p>\n<p>&#8220;Il vincente realizzerebbe l\u2019unit\u00e0 del mondo, naturalmente secondo il suo punto di vista, e le sue idee; i suoi dirigenti rappresenterebbero il tipo ideale dell\u2019uomo nuovo; pianificherebbero e organizzerebbero secondo le loro idee politiche, economiche e morali. Quanti si entusiasmano per l\u2019unit\u00e0 tecnica e industriale del mondo dovrebbero tenere presente questa conseguenza&#8221; (Carl Schmitt, <em>L\u2019unit\u00e0 del mondo<\/em>)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 2000, due direttive del Consiglio \u2013 la 2000\/43\/CE e la 2000\/78\/CE \u2013 attuano rispettivamente il principio della parit\u00e0 di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall\u2019origine etnica e un quadro generale per la parit\u00e0 di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro, ma il documento pi\u00f9 significativo ai fini della nostra analisi \u00e8 la Comunicazione 389 del 2005 della Commissione al Consiglio, al Parlamento Europeo, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle Regioni, recante il titolo \u201cUn\u2019agenda comune per l\u2019integrazione \u2013 Quadro per l\u2019integrazione dei cittadini di paesi terzi nell\u2019Unione europea\u201d, che ha il pregio di dispiegarsi per massime e schemi, quindi facilmente riproducibile nello spirito. Da essa, che in premessa subito specifica di volere trattare dell\u2019immigrazione legale \u2013 e su ci\u00f2 ritorneremo \u2013, affiora una politica che si fonda sull\u2019idea, almeno \u201cnella carta\u201d, che l\u2019integrazione sia un \u201cprocesso dinamico e bilaterale di adeguamento reciproco da parte di tutti gli immigrati e di tutti i residenti degli Stati membri\u201d(punto 1) e che essa implichi \u201cil rispetto dei valori fondamentali dell\u2019Unione europea\u201d(punto 2).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 azzardato \u2013 e si vedr\u00e0 perch\u00e9 \u2013 dire che il \u201cmodello europeo\u201d sia un sistema multiculturalista in partenza, ma in un certo qual modo assimilazionista all\u2019arrivo, e a dimostrarlo sono le azioni attuative del programma di integrazione divise in azioni nazionali, tra le quali\u00abrafforzare la capacit\u00e0 della societ\u00e0 di accoglienza di adattarsi alla diversit\u00e0 mediante azioni di integrazione destinate alla popolazione di accoglienza, istituire programmi nazionali di attuazione dell\u2019approccio bilaterale, migliorare la comprensione e accettazione della migrazione attraverso campagne di sensibilizzazione, mostre, manifestazioni interculturali, ecc., fare conoscere nella societ\u00e0 di accoglienza i contenuti e gli effetti dei programmi e delle attivit\u00e0 di accoglienza e di ammissione, potenziare il ruolo degli organismi privati nella gestione della diversit\u00e0, promuovere relazioni di fiducia e di buon vicinato attraverso attivit\u00e0 di \u201cbenvenuto\u201d, l\u2019affiancamento di una guida educativa (<em>mentoring<\/em>), ecc, cooperare con i media, per es. mediante codici di buona prassi facoltativi per giornalisti\u00bb e azioni intestatali come \u00absostenere azioni transnazionali, come campagne o manifestazioni interculturali, che diffondano informazioni precise sulla cultura, la religione e il contributo economico e sociale dei migranti\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Emerge preponderante un\u2019esplicita quanto grave volont\u00e0 di imposizione educativa, degna del peggiore regime dinon libert\u00e0, di un\u2019integrazione patologica eterodiretta, che pare poter fare a meno degli spontaneismi e che certamente fa a meno delle opinioni dissenzienti (<em>summa<\/em> di bisogno di radici, certezze, confini) polverizzando sulla carta e nei fatti ogni libert\u00e0 democratica. La portata al veleno che altro non \u00e8 che la distruzione lenta di ogni coscienza oppositiva, che vuol farsi portavoce di istanze sociali ed esigenze anche non necessariamente identitarie, \u00e8 impiattata e servita quotidianamente e con costanza particolare mediante un\u2019informazione che sostituisce al compito primario di raccontare i fatti la non libertaria <em>mission<\/em> di creare consenso, cambiare i costumi, normalizzare l\u2019inaccettabile e mettere in discussione l\u2019ovvio, in un\u2019ottica propagandistica \u2013 ribadiamo \u2013 da regime di non libert\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E \u2013 fattore di ancora pi\u00f9 estrema gravit\u00e0 \u2013 regime di non libert\u00e0 tutto avvolto in un parolaio dirsi democratico ed egualitario, quando le istituzioni stesse che lo compongono possono pacificamente fuggire per costituzione le logiche della sana democrazia, come del resto, addirittura Altiero Spinelli, padre d\u2019Europa, ebbe modo di sottolineare nel suo ultimo discorso al Parlamento europeo, ritenendo ad esempio la struttura del Consiglio \u00abnon democratica, ma oligarchica e burocratica\u00bbe notando ancora che \u00abquel che \u00e8 stato tolto alla competenze dei parlamenti nazionali \u00e8 caduto e continua a restare nelle mani non del Parlamento europeo, ma di alcuni alti funzionari nazionali e di alcuni ministri che si sottraggono di fatto ad ogni direttiva e controllo politici\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;L\u2019umanitarismo \u00e8 uno strumento particolarmente idoneo alle espansioni imperialistiche ed \u00e8, nella sua forma etico-umanitaria, un veicolo specifico dell\u2019imperialismo economico&#8221; (Carl Schmitt, <em>Le categorie del politico<\/em>)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chi scrive crede nei valori della condivisione tra culture diverse e dello scambio delle esperienze evolutive e dei percorsi identitari. Chi scrive crede nella scienza come strumento di miglioramento e nella tradizione \u2013 come la intendeva Gustav Mahler \u2013 custodia del fuoco e non adorazione della cenere, ed anche crede nella ricerca storica e nei percorsi di verit\u00e0. Crede altres\u00ec nella sovranit\u00e0 e nell\u2019autodeterminazione dei popoli. Chi scrive ritiene che si debba ritornare ad apprezzare il valore del confine non inteso come barriera divisiva tra i popoli e le persone, bens\u00ec come contatto della differenza e incontro pacifico che tutela la diversit\u00e0 da ogni forma di omologazione,che riconosce le differenze senza coltivare l\u2019ambizione di livellarle. \u00c8 questa la doverosa premessa per iniziare con serenit\u00e0 a parlare di migranti e integrazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Continuando la lettura della Comunicazione, tra le azioni salta certamente all\u2019occhio quella che evidenzia la necessit\u00e0 di \u00abpotenziare il ruolo degli organismi privati nella gestione della diversit\u00e0\u00bb, cosicch\u00e9 integrazione \u00e8 persino ricatto economico nella misura in cui \u00e8 business. \u00c8 inoltre una delle azioni del punto 10 a ricordarci la necessit\u00e0 di \u00abFare dell\u2019integrazione un fattore importante delle politiche di migrazione economica\u00bb, evidenziando chiaramente e non solo quando si fa riferimento all\u2019integrazione lavorativa (\u00abI nuovi orientamenti integrati per la crescita e l\u2019occupazione invitano gli Stati membri a prendere provvedimenti affinch\u00e9 aumentino i livelli occupazionali fra i migranti\u00bb), lo stretto legame tra immigrazione e sistema economico, cio\u00e8 \u2013 ad oggi \u2013 tra immigrazione ed economia globalizzata.Chi scrive per\u00f2 considera certamente pi\u00f9 curiose altre due azioni contenute nello stesso punto \u201ceconomico\u201d che sono: \u00abProvvedere affinch\u00e9 le cellule nazionali di contatto fungano da centri nazionali e l\u2019informazione sia condivisa e coordinata fra tutti i livelli di governo e gli altri attori interessati, in particolare regionali e locali\u00bb e \u00abRafforzare la rete delle cellule nazionali di contatto\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chi scrive non sa cosa possa essere una \u201ccellula nazionale di contatto\u201d in uno Stato con costituzione democratica, separazione dei poteri (anche se deboluccia), e legalit\u00e0 e trasparenza sbandierate qua e l\u00e0, ma certamente non sono le istituzioni statali e sovrastatali che sono infatti menzionate a parte e nessuna nota soddisfa la nostra curiosit\u00e0, ricorda per\u00f2 che in Italia come in Europa, non esiste una disciplina che regoli l\u2019azione dei gruppi di interesse, cos\u00ec a ruolo di <em>influencer<\/em> posso candidarsi tutti, persino i poteri parastatali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In conclusione, alla voce \u201cintegrazione\u201d della Treccani, si legge che integrazione \u00e8 \u00abInserzione, incorporazione, assimilazione di un individuo, di una categoria, di un gruppo etnico in un ambiente sociale, in un\u2019organizzazione, in una comunit\u00e0 etnica, in una societ\u00e0 costituita\u00bb, quindi il contrario di segregazione, ma anche \u00abCon sign. affine, ma in tono polemico: opporsi al tentativo di i. (delle classi operaie nel capitalismo, ecc.); lottare contro il rischio dell\u2019i. (nella societ\u00e0 dei consumi, ecc.); rifiutare qualsiasi forma d\u2019i. nel sistema\u00bb. Ogni tanto, insomma, per scoprire il bluff, basterebbe prendere in mano un\u2019enciclopedia. L\u2019Europa scrive: \u00abLa migrazione legale e l\u2019integrazione sono indissolubilie destinate a spalleggiarsi a vicenda. [\u2026] L\u2019UE dispone di un vasto arsenale di politiche e strumenti finanziari con cui contribuire agli sforzi delle autorit\u00e0 nazionali e della societ\u00e0 civile. La sfida del futuro sar\u00e0 incoraggiare lo spiegamento di forze concertate da parte di tutti gli attori interessati al fine di massimizzare gli effetti e l\u2019efficacia di tali strumenti\u00bb. Non vi fa paura tutto ci\u00f2? Chi l\u2019ha deciso? E il dissenso, non \u00e8 ammesso?<\/p>\n<p><em>Articolo uscito su <a href=\"http:\/\/www.maurizioblondet.it\/3066-2\/\">maurizioblondet.it<\/a><\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Fonti:<\/p>\n<p><a class=\"external external_icon\" href=\"http:\/\/eur-lex.europa.eu\/legal-content\/IT\/TXT\/HTML\/?uri=URISERV:l14502&amp;from=IT\">http:\/\/eur-lex.europa.eu\/legal-content\/IT\/TXT\/HTML\/?uri=URISERV:l14502&amp;from=IT<\/a><\/p>\n<p><a class=\"external external_icon\" href=\"http:\/\/ruc.udc.es\/bitstream\/2183\/7485\/1\/AD_12_art_9.pdf\">http:\/\/ruc.udc.es\/bitstream\/2183\/7485\/1\/AD_12_art_9.pdf<\/a><\/p>\n<p><a class=\"external external_icon\" href=\"http:\/\/www.statoechiese.it\/images\/stories\/2010.2\/basile_10.pdf\">http:\/\/www.statoechiese.it\/images\/stories\/2010.2\/basile_10.pdf<\/a><\/p>\n<p><a class=\"external external_icon\" href=\"http:\/\/eur-lex.europa.eu\/legal-content\/IT\/TXT\/?uri=celex:52005DC0389\">http:\/\/eur-lex.europa.eu\/legal-content\/IT\/TXT\/?uri=celex:52005DC0389<\/a><\/p>\n<p><a class=\"external external_icon\" href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=KIRBMw9I3hM\">https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=KIRBMw9I3hM<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di MARIANGELA CIRRINCIONE (ARS Veneto) &#8220;Uno Stato nazionalmente omogeneo appare allora come qualcosa di normale; uno Stato in cui manca questa omogeneit\u00e0 appare allora come qualcosa di anormale, che minaccia la pace&#8221; (Carl Schmitt, Dottrina della Costituzione) \u00abMediante la decisione di tagliare i legami \u2013 scrive il filosofo canadese Will Kymlicka ne La cittadinanza multiculturale \u2013 gli immigrati rinunciano volontariamente ad alcuni diritti che appartengono alla loro originaria appartenenza nazionale\u00bb. 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