{"id":15217,"date":"2016-01-31T00:29:35","date_gmt":"2016-01-31T00:29:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=15217"},"modified":"2016-01-31T00:29:35","modified_gmt":"2016-01-31T00:29:35","slug":"da-mattei-a-ustica-leterna-rivalita-fra-gli-stati-europei","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=15217","title":{"rendered":"Da Mattei a Ustica: l&#039;eterna rivalit\u00e0 fra gli stati europei"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Alcuni passaggi da<\/em> Intrigo internazionale <em>(ed. Chiarelettere, 2010),<\/em> <em>libro nel quale il giornalista Giovanni Fasanella intervista l&#8217;ex\u00a0magistrato Rosario Priore, titolare delle inchieste sull\u2019attentato a Giovanni Paolo II e sulla strage di Ustica. Le domande (in corsivo) sono di Fasanella e le risposte (in tondo) di Priore, oggi finalmente libero di dire quello che pot\u00e9 scoprire durante le sue lunghe indagini.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel corso del XX secolo ci sono stati diversi tentativi italiani di conquistare una posizione di predominio nel Mediterraneo, ridimensionando la presenza inglese. Questa era la linea, per esempio, degli statisti dei primi del Novecento, che per\u00f2 non seppero sfruttare le grandi occasioni. Infatti, ripiegarono sull\u2019impresa di Libia, invece di scegliere una delle alternative offerte dalla storia: aderire alla proposta britannica di un \u00abcondominio \u00bb anglo-italiano sul Sudan o fornire l\u2019ausilio in funzione antinglese agli Usa. La linea di personaggi come Francesco Crispi e Giovanni Giolitti fu seguita poi dal regime fascista, che voleva addirittura tentare avventure sugli oceani, oltrepassando le colonne d\u2019Ercole e il canale di Suez. La guerra sul mare, combattuta durante il secondo conflitto mondiale, aveva questo scopo. Anche se poi l\u2019Italia, pur avendo una flotta che in determinati momenti \u00e8 stata persino superiore a quella inglese, non \u00e8 mai riuscita a fronteggiare l\u2019avversario in mare aperto. Sembrer\u00e0 strano, ma il progetto di Mussolini ha influenzato anche la linea di condotta dell\u2019Italia democratica, fino ai giorni nostri. E con un certo successo, dal momento che la nostra politica mediterranea, nel dopoguerra, \u00e8 riuscita a ridimensionare fortemente la presenza britannica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Sconfitta in guerra, l\u2019Italia si prende quindi una rivincita sul piano politico-diplomatico?<\/em><\/p>\n<div class=\"entry\">\n<p style=\"text-align: justify;\">S\u00ec, \u00e8 il felice paradosso della prima Repubblica. Il tentativo, questa volta, \u00e8 in gran parte riuscito perch\u00e9 \u00e8 stato condotto con maggiore intelligenza rispetto ai decenni precedenti e ha avuto grandi protagonisti. Cito innanzitutto Enrico Mattei, che in effetti ha attuato una politica di potenza e di espansione in tutta l\u2019area, con metodi che irritavano gli altri paesi occidentali. E poi, colui che gli \u00e8 succeduto negli obiettivi politici: Aldo Moro. Anche le sue iniziative entrarono in conflitto con tutti coloro che avevano interessi forti e consolidati nel Mediterraneo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Enrico Mattei, Aldo Moro. Non voglio indurla a trarre subito delle conclusioni. Per\u00f2, la coincidenza \u00e8 impressionante: i due maggiori protagonisti della politica di espansione italiana nel Mediterraneo, a un certo punto, sono stati entrambi assassinati.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Due omicidi ovviamente politici, di uomini di rilievo dell\u2019Italia del secondo dopoguerra. S\u00ec, la coincidenza \u00e8 impressionante. Non dimentichiamo la lezione della storia: gli uomini politici capaci di iniziative davvero forti generano reazioni altrettanto forti, compresi progetti di eliminazione fisica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>La loro politica, ha detto, si \u00e8 scontrata con tutti coloro che avevano interessi consolidati nel Mediterraneo. L\u2019Inghilterra. E poi?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Francia. S\u00ec, la Francia forse \u00e8 stata una delle vittime principali della politica italiana. Non dimentichiamo che Mattei prima appoggi\u00f2 in tutti i modi la guerra di liberazione algerina dai coloni francesi. E poi contribu\u00ec a fare dell\u2019Algeria uno dei paesi pi\u00f9 forti del Nord Africa; si \u00e8 irrobustita, dopo la conquista dell\u2019indipendenza, grazie agli aiuti italiani. E tuttora mantiene con noi un rapporto di alleanza e di collaborazione economica, molto proficuo anche per il nostro paese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Qual \u00e8 stata la leva su cui si \u00e8 appoggiata la politica italiana in quest\u2019area?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una politica petrolifera basata sull\u2019offerta di un rapporto paritario con i paesi produttori. L\u2019Eni garantiva il cinquanta per cento contro il trenta delle altre compagnie occidentali. E in questo modo l\u2019Italia assest\u00f2 un colpo mortale agli interessi francesi e inglesi. Ma non solo. La politica mediterranea dell\u2019Italia si \u00e8 appoggiata anche su un\u2019efficace azione di propaganda e di guerra psicologica tesa a mettere i nostri concorrenti in cattiva luce.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>E in quali altre aree del Mediterraneo si \u00e8 manifestato l\u2019\u00abinterventismo\u00bb italiano?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per rimanere ai conflitti con la Francia, direi in Corsica. L\u00ec, da parte nostra, c\u2019\u00e8 sempre stata una politica sotterranea favorevole non dico all\u2019indipendenza di quella regione, ma sicuramente a una sua maggiore autonomia dai francesi. Vede, sotto certi aspetti, la Corsica \u00e8 molto pi\u00f9 \u00abitaliana\u00bb della Sardegna. Quindi il nostro appoggio alla causa autonomista era naturale, e non \u00e8 mai venuto meno sin dal passaggio dell\u2019isola ai francesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Se con la Francia il conflitto si concentr\u00f2 soprattutto sull\u2019area maghrebina e sulla Corsica, con l\u2019Inghilterra la partita si gioc\u00f2 sulla Libia. \u00c8 cos\u00ec?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">S\u00ec, almeno fino ai primissimi anni Settanta soprattutto in Libia, che dopo la Seconda guerra mondiale era passata sotto il mandato inglese. E gi\u00e0 quella decisione era stata preceduta da un contenzioso molto duro, perch\u00e9 Stati Uniti e Unione Sovietica volevano che una parte del territorio libico restasse sotto il mandato italiano. Ma alla fine la spuntarono gli inglesi. L\u2019influenza britannica in Libia si fondava sul potere della famiglia del re Idris. Il quale fu deposto nel 1969, con un colpo di Stato dei giovani colonnelli guidati da Muammar Gheddafi. Idris era andato a passare le acque in Turchia e Gheddafi ne approfitt\u00f2.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>C\u2019era la mano dei servizi segreti italiani dietro il golpe di Gheddafi?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il colpo di Stato fu organizzato in un albergo di Abano Terme. Penso proprio di s\u00ec, c\u2019era dietro la mano italiana. Appena Gheddafi prese il potere, per la parata trionfale noi gli mandammo in quattro e quattr\u2019otto navi cariche di carri armati, intere divisioni, lasciando addirittura sguarnite le nostre difese ai confini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Nel 1969 la Libia non era ancora una potenza petrolifera. Quale interesse poteva avere, l\u2019Italia, a rimetterci sopra le mani?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Noi sapevamo che cosa conteneva quello scatolone di sabbia, perch\u00e9 avevamo fatto delle ricerche gi\u00e0 prima della guerra. Sapevamo che c\u2019era il petrolio e che i giacimenti erano immensi. La Libia ci faceva gola, perch\u00e9 poteva costituire la nostra riserva strategica, il carburante del nostro sviluppo economico. Come in effetti \u00e8 poi avvenuto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Quale fu l\u2019effetto del golpe di Gheddafi sull\u2019equilibrio in quell\u2019area?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I libici chiusero immediatamente le basi inglesi e americane, espellendo i militari dei due paesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Per\u00f2 vennero espulsi anche migliaia di italiani.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Certamente. Ma nonostante questo, l\u2019Italia divenne subito il principale partner economico di Gheddafi. Mentre gli inglesi, perdendo la Libia, di fatto si ritrovarono fuori dal Mediterraneo. Perch\u00e9, di l\u00ec a poco, furono costretti a lasciare anche le isole di Malta e Cipro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Come reagirono gli inglesi al colpo di stato in Libia?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo un\u2019ipotesi non provata, dietro la strage di Piazza Fontana ci sarebbe stato un mandante inglese. Ripeto, tutto da provare. Tuttavia, alcuni elementi portati a sostegno di questa ipotesi danno da pensare. Innanzitutto la data, dicembre 1969, a poco pi\u00f9 di tre mesi dal golpe di Tripoli. Poi il legame degli ambienti neofascisti italiani, accusati dell\u2019organizzazione della strage, con il principe Junio Valerio Borghese, indicato dalla stessa storiografia di destra pi\u00f9 recente come un uomo legato ai servizi britannici sin dagli ultimi mesi della Seconda guerra mondiale. Inoltre, il fatto che l\u2019espressione \u00abstrategia della tensione\u00bb fosse stata coniata proprio dalla stampa inglese in quello stesso dicembre 1969. Quell\u2019espressione pesa ancora oggi come un macigno sulla nostra storia, perch\u00e9 continua a essere la chiave d\u2019interpretazione non solo di Piazza Fontana, ma dell\u2019intero periodo degli anni di piombo. Un altro elemento merita di essere ricordato: l\u2019esplicita accusa mossa agli inglesi dall\u2019allora presidente della Repubblica Giuseppe Saragat. Pochi giorni dopo la strage, quando i giornali inglesi tornarono a parlare di \u00abstrategia della tensione\u00bb per alludere a responsabilit\u00e0 tutte italiane, Saragat reag\u00ec ritorcendo l\u2019accusa contro gli inglesi, riferendosi a sua volta ai rapporti dei servizi britannici con gli ambienti in cui era maturato il progetto dell\u2019attentato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Piazza Fontana, tutto da dimostrare. Ma le reazioni inglesi sono provate?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tentarono subito di riprendersi quello che avevano perso in Libia. Ma non ci riuscirono, perch\u00e9 l\u2019Italia proteggeva il regime di Gheddafi. Poco pi\u00f9 di un anno dopo il golpe, organizzarono\u00a0una spedizione militare segreta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Con il golpe di Gheddafi in Libia, si accentua dunque il filo arabismo della politica estera italiana nel Mediterraneo.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E ancora di pi\u00f9 negli anni successivi. Ma, vede, la nostra politica estera \u00e8 sempre stata caratterizzata da una linea filoaraba. Fin dai primi del Novecento, addirittura gi\u00e0 con Francesco Crispi. Era quasi una necessit\u00e0 imposta dalla nostra collocazione geografica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Poi, per\u00f2, concluso il secondo conflitto mondiale, inizia un\u2019altra storia: l\u2019Italia, nazione sconfitta in guerra, comincia a rialzare la testa nel Mediterraneo.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">S\u00ec, rialza la testa, riprende i vecchi disegni e le antiche ambizioni. Per\u00f2 li nutre e li fortifica con robuste iniezioni di razionalit\u00e0 e di saggezza. Dal piano militare, il conflitto si trasferisce sul terreno politico-diplomatico e della concorrenza economica. La politica di Mattei, insomma.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Con quali mire? Quali erano le coordinate della politica mediterranea italiana nel secondo dopoguerra?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019influenza sul Nord Africa; il controllo delle grandi isole del Mediterraneo, come Malta e Cipro; e, se possibile, delle due porte di accesso, lo stretto di Gibilterra e il canale di Suez. Di fatto, l\u2019obiettivo era sostituirsi a Francia e Gran Bretagna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Ambizioni, se non da grande, certamente da media potenza. Per una nazione appena sconfitta in guerra, non era un po\u2019 troppo?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il progetto era molto ambizioso. In un certo senso, coincideva con quel disegno di Mussolini che voleva per il nostro paese sbocchi sugli oceani Indiano e Atlantico. Con una differenza rispetto al passato: alla luce dei risultati ottenuti, era sicuramente alla portata della classe dirigente italiana di quel secondo dopoguerra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Parliamo ora di un\u2019altra delle sue inchieste, quella sulla strage di Ustica, che sembra evocare scenari del tutto diversi da quelli descritti finora.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Apparentemente. In realt\u00e0 ci aiuta a illuminarli meglio, consentendoci di intravedere con maggiore chiarezza una delle chiavi interpretative della storia tragica che abbiamo vissuto, proprio uno dei fili che percorre e lega le pagine di questo libro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Vediamo. La sera del 27 giugno 1980 un DC-9 dell\u2019Itavia esplode sul Tirreno mentre vola da Bologna a Palermo. Gli ottantun passeggeri a bordo muoiono tutti. Non hanno mai avuto giustizia: non ci sono colpevoli per quella strage, non esiste una verit\u00e0 giudiziaria. E i vertici dell\u2019Aeronautica militare italiana dell\u2019epoca, imputati di depistaggio, sono stati tutti assolti. Lei tuttavia ha raccolto una mole impressionante di materiale durante la sua istruttoria. Sulla base di quelle carte e delle informazioni emerse dopo i processi, \u00e8 davvero possibile intravedere una verit\u00e0?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">S\u00ec, abbiamo comunque raccolto elementi e informazioni che ci portano alla verit\u00e0. Una verit\u00e0 per\u00f2 \u00abindicibile\u00bb, quella che non \u00e8 stato possibile rivelare in occasione dell\u2019inchiesta giudiziaria, come del resto \u00e8 capitato in molte altre inchieste su episodi oscuri della storia italiana recente, a cominciare dalle stragi e dai legami internazionali del nostro terrorismo. Una verit\u00e0, su Ustica, misconosciuta dalle sentenze assolutorie, ma che oggi viene affermata a mezza bocca anche dalle pi\u00f9 alte istituzioni. Ma la si dice e poi quasi la si ritratta, nella speranza che, con il tempo, venga disinnescato il suo effetto deflagrante, e quindi venga rimossa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Ustica, intanto, \u00e8 un\u2019intricatissima storia internazionale: questo si pu\u00f2 dire?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Accidenti se lo \u00e8. Perch\u00e9 ci sono colpe e responsabilit\u00e0 dirette di pi\u00f9 paesi. Per non parlare di tutti gli altri che sanno ma che non possono o non vogliono dire. Insomma, la strage di Ustica \u00e8 un caso coperto dall\u2019omert\u00e0 internazionale, che \u00e8 ancora pi\u00f9 impenetrabile di quella di una semplice cosca mafiosa siciliana o di una \u2019ndrina calabrese. Tenga poi conto che le stragi \u00absilenti\u00bb, cio\u00e8 senza rivendicazioni, come quella di Ustica e la quasi totalit\u00e0 delle stragi compiute in Italia, sono in genere dei messaggi da governo a governo, che i governi recepiscono e comprendono, agendo poi di conseguenza. Quella di Ustica, inspiegabile alle prime battute, si \u00e8 poi immediatamente aggrovigliata soprattutto a causa di intese scellerate e di intrighi fra istituzioni nazionali e internazionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Il<\/em><em> DC-9 Itavia fu attaccato e abbattuto da altri aerei?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 assai probabile. Anzi, direi che \u00e8 certo. Anche se penso che sia successo per errore: non era il DC-9 Itavia l\u2019obiettivo, ma altri aerei che in quel momento volavano nella scia del DC-9 per proteggersi dalle intercettazioni dei radar. Questo lo abbiamo appurato. E possiamo affermare con certezza anche che gli attaccanti erano aerei militari, aerei da caccia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00c8 possibile trarre una conclusione certa?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Direi proprio di s\u00ec. \u00c8 evidente che il DC-9 fu abbattuto da uno o pi\u00f9 aerei militari sicuramente indirizzati verso l\u2019obiettivo da un\u2019efficiente \u00abguida caccia\u00bb, un potente sistema radar in grado di \u00abvedere\u00bb anche a centinaia di chilometri di distanza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Ricapitolando, quella sera, quanti aerei erano in volo tra gli Appennini e il Tirreno?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo non \u00e8 facile stabilirlo con esattezza. Dopo il decollo del DC-9 apparvero due caccia non identificati, che per\u00f2 scomparvero quasi subito ai radar: potrebbero essere atterrati o essersi nascosti dietro un aereo, probabilmente quello dell\u2019Itavia. Poi c\u2019era l\u2019Awacs [Airborne Warning And Control System: radar volante. NdR]; quindi uno o due caccia non identificati che puntarono sul DC-9; e, infine, i due caccia dello stormo di Grosseto, pilotati da Mario Naldini e Ivo Nutarelli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>I due ufficiali morti qualche anno dopo nell\u2019incidente di Ramstein, durante un\u2019esibizione delle Frecce tricolori?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Esatto. Ufficialmente stavano facendo esercitazioni, addestrando un allievo pilota. Intercettarono il DC-9 nel nord della Toscana, lo affiancarono e lo seguirono fino all\u2019altezza di Grosseto. All\u2019improvviso si accorsero che qualcosa non andava e lanciarono alla base il segnale di allarme, ma non via radio, \u00absquoccando\u00bb elettronicamente invece il codice di emergenza. E questa \u00e8 una prova che Naldini e Nutarelli avevano visto qualcosa di veramente serio, e cio\u00e8 che dietro l\u2019aereo civile si nascondevano velivoli militari non Nato. Nei colloqui tra loro e con i loro colleghi della base di Grosseto, nei giorni successivi, uno dei due aveva detto che \u00abera successo qualcosa di terribile, che c\u2019era stato un vero e proprio combattimento aereo e che si era sfiorata addirittura una guerra\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Peccato che i due piloti italiani non ebbero il tempo di raccontare ai magistrati quello che avevano visto.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gi\u00e0. Stavano forse per farlo perch\u00e9 io li avevo gi\u00e0 chiamati a testimoniare ma, poco prima che potessi ascoltarli, morirono nell\u2019incidente di Ramstein. Su quell\u2019incidente la magistratura tedesca apr\u00ec un\u2019indagine, per\u00f2 i risultati non ci vennero mai comunicati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>A questo punto le devo porre la \u00abmadre di tutte le domande\u00bb: qual era la verit\u00e0 che non si poteva far conoscere all\u2019opinione pubblica?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C\u2019era un groviglio di verit\u00e0 \u00abindicibili\u00bb che nascevano dalla nostra politica mediterranea, in particolare verso la Libia, e dall\u2019irritazione che quella politica provocava nei nostri alleati europei. Se quelle verit\u00e0 fossero venute pubblicamente a galla, non sarebbero rimaste prive di conseguenze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>L\u2019aereo che viaggiava sotto la pancia del nostro DC-9 poteva essere quello di Gheddafi?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo ragionevoli ipotesi, potevano essere uno o pi\u00f9 caccia militari libici che tornavano dalla Jugoslavia utilizzando un corridoio senza la copertura del NADGE [NATO Air Defence Ground Environment, il coordinamento contraerei NATO, NdR]. Secondo ipotesi pi\u00f9 recenti, quei caccia dovevano prelevare il leader libico sul Tirreno e scortarlo in un viaggio nell\u2019Europa dell\u2019Est. Ma, avvertito da qualcuno dell\u2019imminente pericolo, all\u2019altezza di Malta l\u2019aereo avrebbe improvvisamente cambiato rotta per tornare in Libia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Chi voleva uccidere Gheddafi?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di recente, a inchiesta giudiziaria ormai conclusa, dopo che le sentenze di assoluzione dei generali erano ormai divenute definitive, l\u2019ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga, che all\u2019epoca era presidente del Consiglio, ha detto qualcosa in proposito. Riferendo informazioni provenienti dall\u2019interno dei nostri servizi, ha parlato esplicitamente di una responsabilit\u00e0 francese. Tenderei a escludere responsabilit\u00e0 dell\u2019amministrazione americana dell\u2019epoca. Primo, perch\u00e9 ne era a capo il democratico Jimmy Carter, che al tempo manteneva rapporti con la Libia; addirittura la riforniva di armi. Secondo, perch\u00e9 gli americani ci aiutarono nell\u2019inchiesta, pi\u00f9 degli italiani. La stampa italiana allora accus\u00f2 brutalmente gli Stati Uniti, ma da Washington noi abbiamo avuto tutta la collaborazione possibile: dalle perizie di Macidull e Transue delle prime ore all\u2019istituzione dell\u2019\u00abUstica Desk\u00bb, che dette risposte addirittura a un centinaio di rogatorie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Ma, durante l\u2019inchiesta, lei chiese informazioni anche ai francesi?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">S\u00ec, naturalmente. Ma ci fu opposta una chiusura totale. In tutte le epoche e da tutti i governi. Sia Val\u00e9ry Giscard d\u2019Estaing sia Fran\u00e7ois Mitterrand si chiusero a riccio, persistendo nella politica di tutela assoluta dei segreti di Stato, a prescindere dal colore dei governi. Qualche indicazione preziosa la ricavai invece da un lungo colloquio con Alexandre de Marenches, il direttore dello Sdece, il servizio segreto esterno francese all\u2019epoca di Ustica. Mi disse che le mie ricerche in Francia non avrebbero sortito alcun effetto, perch\u00e9 se quei servizi avessero tentato un\u2019operazione contro Gheddafi, non avrebbero lasciato alcuna prova. Per\u00f2 ci tenne anche a precisare che, secondo lui, il leader libico doveva essere messo nella condizione di non nuocere pi\u00f9, e farlo era il dovere di pi\u00f9 governi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>E lei che sensazione ne ricav\u00f2?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che avesse voluto dirmi la verit\u00e0 su Ustica, ma senza che io la potessi utilizzare sul piano giudiziario. Perch\u00e9 era certissimo che non avrei mai potuto trovare prove nelle carte dello Sdece. Comunque, una volta chiusa l\u2019inchiesta, sono emersi frammenti di verit\u00e0. Abbiamo gi\u00e0 detto delle ammissioni di Cossiga. E poi la notizia, molto attendibile, che l\u2019operazione part\u00ec dalla portaerei francese <em>Clemenceau<\/em>, che si trovava a sud della Corsica e aveva la copertura radar della base a terra di Solenzara.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00c8 possibile, comunque, che l\u2019attacco francese contro Gheddafi avesse in qualche modo la copertura di altri stati interessati all\u2019eliminazione del leader libico?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Visti i rischi che l\u2019operazione avrebbe comportato sia sul piano militare sia su quello degli equilibri internazionali, era bene che se ne occupasse un solo governo. Di sicuro, per\u00f2, c\u2019erano diversi paesi interessati a una soluzione forte e definitiva del \u00abproblema Gheddafi\u00bb. L\u2019eliminazione del leader libico su Ustica sarebbe stata soltanto la prima fase di un progetto assai pi\u00f9 vasto e complesso che prevedeva anche interventi via terra sulla Libia. La caduta del regime di Tripoli avrebbe avuto come conseguenza un riordino dell\u2019intero assetto nordafricano e subsahariano e una nuova spartizione dell\u2019influenza in queste aree ricchissime di risorse. A tutto svantaggio della presenza italiana.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Inserito su <a href=\"http:\/\/www.storiainrete.com\">www.storiainrete.com<\/a> il 25 marzo 2011<\/em><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Alcuni passaggi da Intrigo internazionale (ed. Chiarelettere, 2010), libro nel quale il giornalista Giovanni Fasanella intervista l&#8217;ex\u00a0magistrato Rosario Priore, titolare delle inchieste sull\u2019attentato a Giovanni Paolo II e sulla strage di Ustica. Le domande (in corsivo) sono di Fasanella e le risposte (in tondo) di Priore, oggi finalmente libero di dire quello che pot\u00e9 scoprire durante le sue lunghe indagini. 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