{"id":15227,"date":"2016-01-30T00:05:00","date_gmt":"2016-01-30T00:05:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=15227"},"modified":"2016-01-30T00:05:00","modified_gmt":"2016-01-30T00:05:00","slug":"la-grandezza-di-karl-marx","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=15227","title":{"rendered":"La grandezza di Karl Marx"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">Gli eredi del Partito comunista italiano hanno creduto che porsi al servizio della globalizzazione liberista sia stata una scelta che non spezzava il filo di continuit\u00e0 con la tradizione. La loro scelta non \u00e8 stata sentita come un tradimento, ma ha trovato appoggio nella base anche quando la crisi mordeva, la disoccupazione saliva e l&#8217;insicurezza diventava la condizione comune dei lavoratori. Essi potevano contare su una lunga abitudine alla fede nella storia e alla negazione della realt\u00e0: se i padri del popolo di sinistra hanno potuto credere che i Gulag fossero propaganda capitalista, perch\u00e9 i loro figli non avrebbero dovuto credere che la globalizzazione fosse una nuova fase nel progresso dell&#8217;umanit\u00e0?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questo fideismo, come ogni fideismo, si radica in una rappresentazione evoluzionistica della storia. Un pensiero critico che voglia appropriarsi del contributo di Marx deve innanzitutto riconoscere che <em>ogni<\/em> concezione evoluzionistica della storia \u00e8 ideologia, quella materialistica non meno delle altre. Si crede che il materialismo storico sia il capovolgimento dell\u2019idealismo hegeliano: quello l\u2019evoluzionismo della storia sulla base della struttura, questo l&#8217;evoluzionismo sulla base della sovrastruttura, cio\u00e8 dello Stato e del diritto. Ma le cose non stanno cos\u00ec. Per Hegel la storia \u00e8 l\u2019ambito della confusione e dell\u2019esteriorit\u00e0, senza <em>nessuna<\/em> linea empirica ininterrotta. Solo al filosofo \u00e8 dato di leggere, in ci\u00f2 che lo storico accerta, il contenuto di verit\u00e0, ossia la costituzione delle forme politiche che generano il diritto della persona. L\u2019esplicarsi di questo contenuto ha un carattere logico, non empirico: come ogni concetto, la libert\u00e0 ha la contraddizione nella sua stessa determinatezza, e questa sua contraddizione cerca il suo risolversi. La contraddizione e il risolversi, che il pensiero coglie in un attimo, <em>non <\/em>possono essere letti nelle evoluzioni storiche, perch\u00e9 la loro casualit\u00e0 li rallenta lungo i millenni: il superamento dello schiavismo, posto nel cristianesimo come speranza messianica, \u00e8 realizzato nel diritto moderno che tiene fermo il concetto dell&#8217;uomo come persona, ma con una tale lentezza che sembra realizzarsi <em>contro<\/em> l&#8217;eredit\u00e0 del cristianesimo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La filosofia della storia ha a che fare non con le evoluzioni della storia, ma con le <em>fratture<\/em>: solo dove irrompe il nuovo, il filosofo, che indugia sui concetti elementari dello spirito, pu\u00f2 balzare con l&#8217;elasticit\u00e0 della tigre sul materiale storico per farne un momento dell\u2019idea. Non esiste evoluzione storica universale, n\u00e9, se esistesse, avrebbe interesse per la filosofia della storia; esistono molte storie e solo chi conosce l&#8217;<em>essenza <\/em>dell&#8217;uomo pu\u00f2 usarle senza perdervisi. Chi non la conosca, chi addirittura la rifiuti, \u00e8 privo di criterio per valutare la natura degli avvenimenti e, cosa ancora pi\u00f9 grave, \u00e8 privo di orientamento sugli avvenimenti del presente che gli \u00e8 dato vivere. Ne potr\u00e0 guadagnare in spregiudicatezza, ma la spregiudicatezza \u00e8 un modo di sopravvivere, non ha la vitalit\u00e0 dell&#8217;idea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se la concezione materialistica della storia deve essere del tutto abbandonata, la stessa concezione economica di Marx deve essere riformulata profondamente. La sua concezione del valore-lavoro ha sempre dato l\u2019impressione che il valore di una merce potesse essere calcolato a prescindere dallo scambio. In realt\u00e0 non \u00e8 cos\u00ec: il valore di una merce non \u00e8 dato dal tempo di lavoro impiegato nella sua produzione, ma dal tempo di lavoro <em>socialmente necessario<\/em>; e questa qualificazione non significa soltanto: svolto da un lavoratore di media abilit\u00e0 con l\u2019uso di strumenti di media efficienza, significa anche: corrispondente alla domanda di quella merce; una sovrapproduzione \u00e8 spreco di lavoro sociale e ha lo stesso effetto di un lavoro svolto in modo inefficiente. Cos\u00ec il sistema mercantile semplice ha l&#8217;<em>apparenza<\/em> di una determinazione del valore delle merci sulla sola base del tempo di lavoro, ma <em>in realt\u00e0<\/em> \u00e8 una determinazione dei prezzi delle merci sulla base del mercato. Da quell&#8217;apparenza \u00e8 nata l&#8217;ulteriore apparenza che si potesse organizzare un&#8217;economia pi\u00f9 avanzata del capitalismo calcolando i tempi di produzione a prescindere dallo scambio, che dunque il mercato in generale dovesse essere abolito insieme al capitalismo, come se fosse essenzialmente anarchico, cio\u00e8 privo di equilibrio. Tutto ci\u00f2 deve essere liquidato per sempre come estraneo al pensiero di Marx e alla razionalit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il mercato \u00e8 essenzialmente privo di equilibrio in quanto \u00e8 mercato <em>capitalistico<\/em>. Il mercato <em>capitalistico<\/em> non pu\u00f2 che produrre rapide espansioni alternate a crisi e recessioni \u2013 questa \u00e8 la grande scoperta con cui Marx ha coperto di ridicolo le concezioni liberali che negano la necessit\u00e0 delle crisi dell&#8217;economia capitalistica o le imputano a forze esterne ai suoi meccanismi. Ma non \u00e8 la trasformazione in merce della forza-lavoro, come crede Marx, a produrre la crisi. Lo squilibrio ricorrente tra offerta e domanda di merci che affligge il mercato capitalistico non \u00e8 dovuto all&#8217;esistenza del mercato del lavoro, \u00e8 dovuto alla sua forma <em>capitalistica<\/em>: non \u00e8 il mercato del lavoro a creare il capitalismo e i suoi squilibri, \u00e8 il capitalismo che impedisce al mercato del lavoro di essere in equilibrio e cos\u00ec turba l&#8217;equilibrio dell&#8217;intera economia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dopo il fallimento del socialismo reale, rifiutare il libero mercato \u00e8 irrealistico. L\u2019economia liberale riconosce che al libero mercato \u00e8 opposto il monopolio, che non solo compromette il raggiungimento dell&#8217;equilibrio ottimale, ma costituisce, dal punto di vista <em>etico<\/em>, una forma di violenza dei produttori sui consumatori. Dell&#8217;<em>oligopsonio<\/em>, cio\u00e8 del caso di compratori che possono determinare volontariamente la quantit\u00e0 domandata e il suo prezzo come se fossero un compratore unico, che avrebbe gli stessi effetti nefasti del monopolio, cio\u00e8 di ridurre artificialmente la produzione della merce per la quale c&#8217;\u00e8 una riduzione artificiale della domanda, l&#8217;economia liberale parla invece come di una curiosit\u00e0. Ma una semplice riflessione \u00e8 sufficiente a riconoscere che l&#8217;oligopsonio \u00e8 la condizione normale del mercato del lavoro. \u00c8 Marx ad averlo scoperto e ad aver battezzare questa sua scoperta con il nome di \u00abesercito industriale di riserva\u00bb: il mercato del lavoro capitalistico \u00e8 inevitabilmente <em>oligopsonistico<\/em>, \u00e8 sempre squilibrato: vi \u00e8 sempre pi\u00f9 tempo di lavoro che i lavoratori desiderano vendere rispetto al tempo di lavoro che i compratori desiderano acquistare; cos\u00ec una parte di venditori non riesce in ogni caso a vendere la sua merce, le ore di lavoro. \u00c8 questa sovrabbondanza di lavoratori a deprimere il costo del lavoro fino a portarlo a quello che Marx chiama erroneamente il valore della forza lavoro, cio\u00e8 il prezzo delle merci sufficienti ad assicurare al suo proprietario una sopravvivenza poco pi\u00f9 che animale. Da questo abbassamento del prezzo della forza lavoro al minimo vitale del lavoratore deriva il carattere ripugnante, sordido del capitalismo e della sua apologia liberale (il liberalismo semplicemente <em>finge<\/em> che il mercato capitalistico sia in equilibrio). La scarsit\u00e0 della domanda di forza lavoro abbassa i salari, pone i lavoratori in una situazione di dipendenza, crea la diffusa povert\u00e0 in un contesto di sovrapproduzione, provoca lo squilibrio dell&#8217;economia, la difficolt\u00e0 di realizzare il valore delle merci prodotte, causa ultima di ogni crisi, spinge la societ\u00e0 verso la denatalit\u00e0, la decadenza della famiglia e della vita etica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">I compratori di forza lavoro, i capitalisti, hanno tre modi per provocare eccesso di offerta sul mercato del lavoro. Innanzitutto l&#8217;innovazione tecnica, in cui \u00e8 contenuta tutta la magia del capitalismo; estromettere lavoratori dal processo produttivo permette di aumentare la disoccupazione, dunque di diminuire i salari e aumentare gli investimenti per nuove innovazioni tecniche; la crisi giunge probabilmente perch\u00e9 l&#8217;innovazione tecnica non abbassa i prezzi delle merci in modo corrispondente all&#8217;abbassamento dei salari. In secondo luogo l&#8217;oligopsonio \u00e8 imposto mediante gli investimenti esteri, con le delocalizzazioni produttive, che creano disoccupazione mettendo in concorrenza i lavoratori di ogni angolo del pianeta, cos\u00ec da costringerli ad accettare salari pi\u00f9 esigui. In terzo luogo, ed \u00e8 la forma pi\u00f9 sconvolgente per l\u2019ordine sociale che ha preso forma nell&#8217;ideologia della societ\u00e0 multi-etnica, tramite l&#8217;incoraggiamento dell&#8217;immigrazione da paesi stranieri. La storia dell&#8217;Unione Europea, forse tutta la storia della globalizzazione liberistica degli ultimi trent&#8217;anni, pu\u00f2 essere descritta sulla base dell&#8217;indebolimento dell&#8217;innovazione tecnologica e del ricorso massiccio all&#8217;investimento estero e all&#8217;immigrazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Una riformulazione del marxismo a partire dal concetto di <em>oligopsonio<\/em> comporta dunque 1. che sia riconosciuta la possibilit\u00e0 di un&#8217;economia di mercato in <em>fragile<\/em> equilibrio; 2. che questo equilibrio implichi non solo l&#8217;assenza di monopolio, come riconosce la microeconomia, ma anche l&#8217;assenza di monopsonio; 3. che il capitalismo sia la forma di economia di mercato squilibrata dal monopsonio; 4. che il suo squilibrio possa assumere anche una forma occasionalmente progressiva, come scatenamento della produttivit\u00e0 e della crescita; 5. che il capitalismo possa diventare catastrofico con il ricorso all&#8217;immigrazione e all&#8217;investimento estero; 6. che il movimento operaio non sia concepito come un turbamento del mercato ma come condizione imprescindibile del suo funzionamento equilibrato; 7. che lo Stato sia il garante dell&#8217;equilibrio del mercato tramite la politica di piena occupazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Forse \u00e8 possibile restare fedeli alle intuizioni pi\u00f9 profonde di Marx fissando come obiettivo una economia di mercato senza oligopsonio e rinunciando al suo sogno di distruzione rivoluzionaria del mercato; seguirlo su questo secondo punto significherebbe in\u00a0ogni caso\u00a0esporsi al rischio che \u00e8 risultato fatale alla sinistra: trascurare, per amore di ci\u00f2 che \u00e8 lontano, il valore di ci\u00f2 che \u00e8 gi\u00e0 realizzato.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gli eredi del Partito comunista italiano hanno creduto che porsi al servizio della globalizzazione liberista sia stata una scelta che non spezzava il filo di continuit\u00e0 con la tradizione. 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