{"id":15236,"date":"2016-02-01T00:10:35","date_gmt":"2016-02-01T00:10:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=15236"},"modified":"2016-02-01T00:10:35","modified_gmt":"2016-02-01T00:10:35","slug":"ttip-la-dirittura-di-arrivo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=15236","title":{"rendered":"TTIP: la dirittura di arrivo"},"content":{"rendered":"<h3 style=\"text-align: justify\"><em><strong>di Mauro Poggi, Ars Liguria<\/strong><\/em><\/h3>\n<p style=\"text-align: justify\">Le trattative per il TTIP, l&#8217;accordo di partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti fortemente voluto da Obama, stanno ormai per concludersi. Gli obiettivi dichiarati sono lodevoli: <i>promuovere gli scambi e gli investimenti tra i paesi aderenti, per stimolare l&#8217;innovazione, la crescita economica e lo sviluppo, e per sostenere la creazione e il mantenimento di posti di lavoro<\/i>. Esattamente gli stessi perseguiti dal trattato omologo dell&#8217;altro oceano, il TPP, chiuso nell&#8217;ottobre del 2015 dopo dieci anni di negoziati, e ora\u00a0all&#8217;esame dei parlamenti dei singoli stati per la ratifica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il TTIP \u00e8 in fase negoziale da soli tre anni. Negli anni &#8217;90 c&#8217;era gi\u00e0 stato un <a href=\"https:\/\/mauropoggi.wordpress.com\/2014\/04\/18\/mai-dire-mai-a-proposito-dellaccordo-sul-libero-scambio-atlantico-ttip\/\">tentativo<\/a> di introdurre fra i paesi OCSE delle deregolamentazioni che limitassero la sovranit\u00e0 degli stati a vantaggio degli investitori (MAI, Multilateral Agreement on Investment), ma era abortito nel 1998 a causa delle forti resistenza dell&#8217;opinione pubblica, sensibilizzata grazie a Internet &#8211; di cui per la prima volta si erano scoperte le potenzialit\u00e0 non solo di informazione ma anche di mobilitazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Bisogna per\u00f2 tenere presente che a quell&#8217;epoca i popoli erano pi\u00f9 reattivi, perch\u00e9 ancora non avevamo subito il trattamento di <b><i>shock economy<\/i><\/b> che ci viene sapientemente inflitto dal 2008. Oggi siamo tutti molto pi\u00f9 arrendevoli; condizionati a una mansuetudine ovina accettiamo con rassegnazione, quando non con riconoscenza, il doloroso ma salvifico percorso di redenzione che ci viene indicato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Allo stesso tempo, e di conseguenza, oggi i nostri decisori sono molto meno preoccupati di dover rispondere politicamente delle loro azioni: un conto \u00e8 avere a che fare con cittadini consapevoli, un altro \u00e8 gestire inconsapevoli sudditi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non \u00e8 per caso se questa volta, a differenza del MAI nel 1998, \u00a0il negoziato si concluder\u00e0 felicemente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">TTIP e TPP formeranno cos\u00ec un colosso economico con epicentro gli USA, in grado di imporre le proprie le regole al resto del mondo. Alain Benoist li definisce una NATO economica a governance americana, che toglier\u00e0 alle altre nazioni il controllo dei loro scambi commerciali a favore di multinazionali la cui unica responsabilit\u00e0 \u00e8 quella verso i potentati finanziari che le controllano. Un parallelo non peregrino, dal momento che insieme essi costituiscono anche una cintura di contenimento economico delle due potenze escluse, Russia e Cina, in conformit\u00e0 alla visione unipolare dell&#8217;ordine mondiale che la &#8220;missione manifesta&#8221; americana impone.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">I termini del Trattato Transatlantico sono stati elaborati in segretezza, sia sul versante americano che su quello europeo. La strategia iniziale, seconda una prassi di neo-demokr\u00e0tia ormai consolidata, era di procedere nel modo pi\u00f9 sommesso possibile fino a che i lavori fossero arrivati al punto di non-ritorno, cio\u00e8 alle ratifiche parlamentari, senza alcun previo dibattito nell&#8217;opinione pubblica o nei parlamenti. Peraltro, chi avrebbe da obiettare ad accordi illuminati che mirano\u00a0<i>alla promozione degli scambi e degli investimenti fra i paesi, all&#8217;innovazione, alla crescita economica e alla creazione e mantenimento dei posti di lavoro<\/i> ?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questa strategia ha dovuto essere rivista a partire da un paio di anni fa, a causa della fuga di alcune allarmanti notizie, prima in rete, e poi su alcuni organi del circuito mediatico ufficiale (dove per\u00f2 la questione non ha mai fatto oggetto di vera attenzione). All&#8217;inizio dell&#8217;anno scorso la Commissione Europea ha cominciato a <a href=\"http:\/\/ec.europa.eu\/trade\/policy\/in-focus\/ttip\/documents-and-events\/#economic-benefits\">pubblicare sul suo sito<\/a>\u00a0comunicati che sanno pi\u00f9 di propaganda che di informazione, e lanciato nello stesso tempo apologetici <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=r2Qv27U1RsQ\">spot televisivi<\/a> molto convincenti, specie per chi ne sentiva parlare per la prima volta, cio\u00e8 la maggioranza delle persone.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Secondo la rappresentazione della Commissione Europea, obiettivo dell&#8217;accordo \u00e8 la rimozione dei dazi sulle merci e le restrizioni in materia di servizi, per consentire una maggiore accessibilit\u00e0 ai mercati e una maggiore facilit\u00e0 degli investimenti. Le regole che finora hanno bene o male garantito il consumatore europeo non verrebbero sostanzialmente alterate ma tutti beneficeremmo dei vantaggi che <b><i>inevitabilmente<\/i><\/b> produce la libera concorrenza in termini di prezzi, qualit\u00e0 e scelta dei consumi, occupazione e benessere generale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le cose non stanno esattamente cos\u00ec.<br \/>\nCome \u00e8 stato gi\u00e0 osservato, le tariffe sono ormai a un livello minimo e non costituiscono alcun ostacolo significativo all\u2019interscambio commerciale fra le due aree. I veri obiettivi possono essere riassunti in due punti:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">a) abolizione delle barriere &#8220;non tariffarie\u201d, cio\u00e8 quei vincoli e norme di carattere tecnico, giuridico, commerciale e politico a tutela di produttori,\u00a0 lavoratori e\u00a0 consumatori nazionali;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">b) adozione di misure a salvaguardia delle multinazionali, alle quali viene conferita la facolt\u00e0 di contestare per via legale qualunque iniziativa politica uno stato voglia assumere (si tratti di materia ambientale, sanitaria, sociale o altro)\u00a0 ove ritenessero lese le loro aspettative di profitto. \u00c8 la famigerata clausola \u00a0ISSD &#8211; Investor State Settlement Dispute: in pratica una drastica riduzione di sovranit\u00e0 a loro favore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ne ho scritto a pi\u00f9 riprese, e per chi avesse voglia e tempo di approfondire rimando in particolare a <a href=\"https:\/\/mauropoggi.wordpress.com\/2014\/04\/18\/mai-dire-mai-a-proposito-dellaccordo-sul-libero-scambio-atlantico-ttip\/\">questo articolo<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Chi non volesse entrare nei dettagli, invece, pu\u00f2 dare un&#8217;occhiata al disegnino che segue; dovrebbe bastare per capire l&#8217;orientamento generale dell&#8217;accordo e indovinare chi ne \u00e8 il principale beneficiario. Vi si spiega graficamente che la Commissione europea, su 597 riunioni a porta chiusa con le parti interessate, 525 (88%) sono avvenute con i vari gruppi lobbistici delle multinazionali e solo 54 (9%) con rappresentanti di interesse pubblico (il restante 3% sono incontri con gruppi parlamentari).<\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><img decoding=\"async\" src=\"\/Users\/poggi\/AppData\/Local\/Temp\/enhtmlclip\/Image.png\" alt=\"\" \/><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-5000 aligncenter\" src=\"https:\/\/mauropoggi.files.wordpress.com\/2015\/07\/1-ttip-lobby-imbalance.png\" alt=\"1 - ttip-lobby-imbalance\" width=\"498\" height=\"249\" \/>Fonte: <a href=\"http:\/\/corporateeurope.org\/international-trade\/2015\/07\/ttip-corporate-lobbying-paradise\">Corporate European Observatory<\/a>, 14 luglio 2015.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Volendo si pu\u00f2 anche ascoltare lo <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=HsIO5YCuqmU\">spezzone<\/a> di tre minuti dedicati all&#8217;argomento da \u00a0Joseph Stiglitz, durante il suo intervento nella Sala Regina di Montecitorio:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sulla democraticit\u00e0 dell&#8217;intero processo Cecilia Malmstroem, \u00a0Commissario europeo per il commercio &#8211; quindi colei che presiede alle trattative per parte europea &#8211; \u00e8 stata adamantina.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.independent.co.uk\/voices\/i-didn-t-think-ttip-could-get-any-scarier-but-then-i-spoke-to-the-eu-official-in-charge-of-it-a6690591.html\">Intervistata<\/a>\u00a0 dal giornalista John Hilary, alla domanda come si conciliava il suo entusiasta appoggio all&#8217;accordo con le massicce manifestazioni contrarie che si sono avute in tutta l&#8217;Europa nel corso del 2015, ha risposto che non era dal popolo europeo che aveva ricevuto il suo mandato: &#8220;<i><b>I do not take my mandate from the European people<\/b><\/i>&#8220;. Un modo brutale ma sincero per dire che non ha alcuna responsabilit\u00e0 politica nei confronti del popolo europeo (tanto lei quanto ogni altro membro della Commissione, peraltro: la Commissione, nonostante sia l&#8217;organo esecutivo della UE, \u00e8 &#8220;al riparo dal processo elettorale&#8221;).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il <a href=\"http:\/\/www.independent.co.uk\/news\/world\/europe\/a6695996.html\">successivo suo\u00a0tentativo<\/a> di ridimensionare la dichiarazione ha finito per darne sostanziale conferma.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L&#8217;intervista cadeva nella stessa settimana (10 -17 ottobre 2015) nella quale erano state indette <a href=\"http:\/\/www.huffingtonpost.it\/2015\/10\/10\/berlino-contro-ttip-foto_n_8273944.html\">centinaia di manifestazioni<\/a> in tutte le principali citt\u00e0 europee (decine in Italia), con Berlino &#8211; fulcro dell&#8217;iniziativa &#8211; che aveva visto sfilare 250.000 persone.<\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-5574 aligncenter\" src=\"https:\/\/mauropoggi.files.wordpress.com\/2016\/01\/slide_457140_6149844_compressed.jpg\" alt=\"slide_457140_6149844_compressed\" width=\"527\" height=\"288\" \/><em>Fonte: <a href=\"http:\/\/www.huffingtonpost.it\/2015\/10\/10\/berlino-contro-ttip-foto_n_8273944.html\">Huffington Post.it<\/a><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non mi risulta che stampa e TV italiane abbiano dato all&#8217;evento un rilievo adeguato: in Italia, molto pi\u00f9 che altrove, i media ufficiali hanno sempre trattato l&#8217;argomento TTIP con la stessa scrupolosa riservatezza adottata dai negoziatori, e i risultati ahim\u00e8 si vedono.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La <a href=\"https:\/\/stop-ttip.org\/\">petizione<\/a>\u00a0contro l&#8217;accordo, lanciata da Stop-TTIP, ha ricevuto quasi <i><b>3,4 milioni di adesioni<\/b><\/i> in tutta Europa. Ho cliccato sulla mappa interattiva del sito per sapere in che misura abbiamo contribuito noi italiani, e risulta che <i><b>le nostre adesioni sono state 78.234, il 2,3% del totale<\/b><\/i>. Un po&#8217; pochino, considerato che la nostra popolazione rappresenta il 12% dell&#8217;Unione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Firmato l&#8217;accordo, la battaglia si sposter\u00e0 nei parlamenti dei singoli Stati. Ma se i nostri parlamentari non sentiranno la pressione di un&#8217;opinione pubblica determinata e consapevole, \u00e8 prevedibile che lo ratificheranno con la stessa bovina indifferenza di cui hanno gi\u00e0 dato prova in passato, approvando a cuor leggero riforme e leggi della cui portata letale sembra che ancora oggi non si siano resi conto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Mauro Poggi, Ars Liguria Le trattative per il TTIP, l&#8217;accordo di partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti fortemente voluto da Obama, stanno ormai per concludersi. Gli obiettivi dichiarati sono lodevoli: promuovere gli scambi e gli investimenti tra i paesi aderenti, per stimolare l&#8217;innovazione, la crescita economica e lo sviluppo, e per sostenere la creazione e il mantenimento di posti di lavoro. 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