{"id":15243,"date":"2016-02-03T00:07:30","date_gmt":"2016-02-03T00:07:30","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=15243"},"modified":"2016-02-03T00:07:30","modified_gmt":"2016-02-03T00:07:30","slug":"vladimiro-giacche-il-conflitto-inevitabile-fra-la-costituzione-italiana-e-i-trattati-europei","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=15243","title":{"rendered":"Vladimiro Giacch\u00e8: Il conflitto inevitabile fra la Costituzione italiana e i Trattati europei"},"content":{"rendered":"<p><em>di <strong>ALBA VASTANO<\/strong> (<a href=\"http:\/\/www.lacittafutura.it\/economia\/costituzione-italiana-contro-i-trattati-europei-il-conflitto-inevitabile-pillole-di-economia-da-vladimiro-giacche.html\">La Citt\u00e0 futura<\/a>)<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Incontro Vladimiro Giacch\u00e8 a \u201cCasale Alba2\u201d, uno dei cinque casolari immersi nella cornice naturale del parco Aguzzano di Roma. \u00c8 un luogo dove si svolgono attivit\u00e0 socio-culturali-didattiche e di ristoro L\u2019occasione \u00e8 la presentazione del suo ultimo libro <em>Costituzione italiana contro i Trattati europei<\/em> (ed. Imprimatur, 2015, pp. 96, 7 euro)<em>.<\/em> Un saggio che l\u2019autore, economista d\u2019eccellenza, presenta con maestria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il tema \u00e8 intricatissimo, intrigante ed \u00a0\u00e8 assolutamente attuale. Giacch\u00e8 ne argomenta i punti focali: l\u2019attacco alla Costituzione italiana, come uscire dalla gabbia economica, in cui ci hanno rinchiuso i Trattati europei, \u00a0riaffermando la validit\u00e0 dell\u2019impianto della Costituzione e la sua priorit\u00e0 sugli stessi Trattati. Si sofferma a lungo l\u2019economista sul nuovo art.81 che prevede l\u2019obbligo del pareggio di bilancio, in conformit\u00e0 delle regole europee del Fiscal compact, e fa un\u2019accurata analisi <em>dolens<\/em> sulla sua incostituzionalit\u00e0. Offre spunti \u00a0per riflettere su come l\u2019inserimento in Costituzione dell\u2019art.81 sia \u201cun vero e proprio cuneo che scardina il sistema dei fondamentali diritti\u201d. Nell\u2019intervista a seguire, concessa da Giacch\u00e8 in esclusiva per &#8220;La Citt\u00e0 futura&#8221;, pillole di economia \u00a0per i lettori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Mi permetta una domanda iniziale che non vuole essere una critica al titolo del suo saggio. Ma, con l\u2019occhio europeista, \u00e8 la Costituzione italiana a essere contro i Trattati europei o viceversa? O c\u2019\u00e8, come poi si afferma nel sottotitolo, un\u2019incompatibilit\u00e0 che \u00e8 diventata conflitto fra le due leggi-principe fondanti, ovvero la Costituzione e i trattati Ue?\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Sua domanda non \u00e8 affatto strana. Qualcuno ha criticato il titolo del mio saggio, osservando che sono i Trattati europei a essere contrari alla nostra Costituzione e non viceversa. Il che ovviamente \u00e8 vero, se non altro perch\u00e9 arrivano dopo. Ma il mio titolo ha un\u2019intenzione polemica e politica: intende alludere al fatto che oggi la Costituzione pu\u00f2 essere e deve essere usata come un\u2019arma per demistificare e combattere i Trattati europei nei loro contenuti regressivi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Perch\u00e9? Quali sono, nel suo <em>Costituzione italiana contro i Trattati europei<\/em>, i punti centrali della costruzione politica giuridica europea che lei intende focalizzare e che considera destrutturanti o destabilizzanti per la nostra Costituzione?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il punto essenziale \u00e8 la \u201cstabilit\u00e0 dei prezzi\u201d assunta come vero e proprio valore centrale dei Trattati europei, e in particolare quale obiettivo economico che deve avere l\u2019assoluta priorit\u00e0 su tutti gli altri. Nel Trattato sul funzionamento dell\u2019Unione Europea, ad esempio, si legge che l\u2019\u201cobiettivo principale\u201d dell\u2019Unione \u00e8 quello di \u201cmantenere la stabilit\u00e0 dei prezzi\u201d, e solo \u201cfatto salvo questo obiettivo\u201d, ossia dopo e solo se esso \u00e8 conseguito, ci si deve occupare degli altri (art. 119, co.2; concetto ripetuto nell\u2019art. 127, co.1). Ora il problema \u00e8 che l\u2019obiettivo della \u201cstabilit\u00e0 dei prezzi\u201d, se assunto come prioritario, \u00e8 contraddittorio rispetto al diritto al lavoro e a una retribuzione decente previsti dalla nostra Costituzione. Nel nome della lotta contro l\u2019inflazione gli aumenti salariali sono sbagliati e le politiche espansive pubbliche finalizzate a creare occupazione vanno addirittura vietate. La Commissione Europea ha usato nella valutazione delle manovre di finanza pubblica italiane il cosiddetto \u201clivello di disoccupazione di equilibrio\u201d; politiche pubbliche dirette a ridurre il livello di disoccupazione al di sotto di questo livello sono \u201ctroppo espansive\u201d, non vanno bene perch\u00e9 creano inflazione. E a quanto fissa la Commissione europea questo livello \u201cgiusto\u201d di disoccupazione per l\u2019Italia per il 2016? All\u201911,4%!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo \u00e8 semplicemente contrario al diritto al lavoro previsto dalla Costituzione italiana come uno dei diritti fondanti della nostra repubblica (e fondante, tra parentesi, per la stessa democrazia \u2013 che ovviamente \u00e8 soltanto formale se le persone sono disoccupate e ricattabili).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Parliamo di Costituzione italiana. In riferimento ai principi fondamentali che non possono essere modificati neppure dalla Corte costituzionale \u00e8 palese invece \u00a0che siano stati attaccati pesantemente dai Trattati europei. Quali Trattati in particolare, hanno inciso sulla nostra Costituzione?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo \u00e8 un punto centrale. Nessuno ha il potere di modificare, se non in meglio (cio\u00e8 se non ampliando i diritti), i primi dodici articoli della nostra Costituzione. N\u00e9 la Corte, n\u00e9 il parlamento, n\u00e9 il governo. Nessuno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La torsione liberista e anticostituzionale dei trattati europei comincia con l\u2019Atto unico europeo del 1986 e si afferma con il trattato di Maastricht del 1992 e con la moneta unica. Che, a differenza di quanto qualcuno pensa, non \u00e8 soltanto una moneta, ma il condensato di un ordine giuridico: che prevede, oltre alla stabilit\u00e0 dei prezzi, la banca centrale indipendente, lo smantellamento dell\u2019economia mista (in cui settore pubblico e privato convivono) e una concorrenza all\u2019interno dell\u2019Unione tutta giocata sul <em>dumping<\/em> salariale (pago meno i salari) e sul <em>dumping<\/em> fiscale (faccio pagare di meno le tasse alle imprese). Nulla di tutto questo sarebbe stato accettato dai nostri costituenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E invece il nostro Parlamento ha accettato \u2013 alla Camera senza un solo voto contrario \u2013 di inserire nella Costituzione quel vero e proprio tarlo del nuovo articolo 81, che costituzionalizzando il pareggio di bilancio impone politiche di <em>austerity<\/em> anche se esse confliggono con diritti fondamentali: posso chiudere gli ospedali anche se questo va contro il diritto alla salute, posso ridurre stipendi e pensioni anche se questo va contro il diritto a una remunerazione civile, ecc..<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Da quali dinamiche nasce la crisi europea, intesa o fraintesa dai pi\u00f9 come crisi del debito pubblico? Ci spieghi le dinamiche che stanno affondando in particolare l\u2019economia dei paesi del sud dell\u2019Europa.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La crisi europea nasce da squilibri della bilancia commerciale tra i paesi membri. Squilibri che vedevano in particolare un paese (la Germania) in forte attivo grazie a una aggressiva politica mercantilistica (attuata \u2013 in conformit\u00e0 con i trattati \u2013 abbassando salari e tasse alle imprese), altri in passivo per l\u2019impossibilit\u00e0 di reggere la concorrenza senza pi\u00f9 la via d\u2019uscita di riaggiustamenti del cambio e con un debito in aumento a causa dei bassi tassi d\u2019interesse. Come ho spiegato tre anni fa nel mio <em>Titanic Europa<\/em>, il debito pubblico \u00e8 in gran parte una derivata di questo squilibrio della bilancia commerciale e poi dello scoppio della crisi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Interpretare la crisi come crisi del debito pubblico ha avuto due vantaggi per chi oggi guida l\u2019Europa: ha impedito di affrontare alla radice il vero problema (il mercantilismo tedesco, che sfruttava la rigidit\u00e0 introdotta dalla moneta unica) e legittimato politiche di <em>austerity<\/em> che hanno colpevolizzato le vittime (i cittadini degli \u201cStati spendaccioni\u201d) e tagliato, guarda caso, proprio i salari indiretti (i servizi sociali) e differiti (le pensioni). Sono stato tra quelli che avevano previsto che questo avrebbe inferto un colpo formidabile alla domanda interna e peggiorato la situazione economica del nostro paese, finendo per appesantire anche il debito pubblico a causa del crollo del prodotto interno lordo. Purtroppo le cose sono andate proprio cos\u00ec. L\u2019Italia ha perso circa un quarto della sua produzione industriale dall\u2019inizio della crisi. I tre quarti della produzione industriale perduta sono stati persi nella fase dell\u2019<em>austerity<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La resa della Grecia ha dato all\u2019Europa antiliberista e a quel che resta della sinistra il colpo di grazia?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ha dato il colpo di grazia soprattutto all\u2019illusione che si possa cambiare questa Europa senza affrontare alla radice i problemi. Ossia senza affrontare il tema della moneta unica e di quello che essa implica in concreto. Su questo tema purtroppo la sinistra \u00e8 pi\u00f9 indietro, nella comprensione dei meccanismi in gioco, dello stesso <em>establishment<\/em> europeo, che pure non brilla per lungimiranza strategica. In un testo della Commissione, ad esempio, si legge tra l\u2019altro quanto segue:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201c<em>Venuta meno la possibilit\u00e0 di svalutare la moneta, i paesi della zona euro che tentano di recuperare competitivit\u00e0 sul versante dei costi devono ricorrere alla &#8220;svalutazione interna&#8221; (contenimento di prezzi e salari)<\/em>. Questa politica presenta per\u00f2 limiti e risvolti negativi, non da ultimo in termini di un aumento della disoccupazione e del disagio sociale&#8230;\u201d [Il testo citato \u00e8 scaricabile da internet qui: <a href=\"http:\/\/europa.eu\/rapid\/press-release_IP-14-43_it.htm\" target=\"_blank\">http:\/\/europa.eu\/rapid\/press-release_IP-14-43_it.htm<\/a> , N.d.R.].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Insomma: con la moneta unica la via maestra per il recupero di competitivit\u00e0 \u00e8 la riduzione dei salari. Io credo che dopo la \u201ccapitolazione\u201d del governo greco (la definizione \u00e8 di Varoufakis) molti a sinistra stiano aprendo gli occhi sull\u2019impossibilit\u00e0 di avere \u201cun\u2019altra Europa\u201d sulla base dei trattati e delle politiche attuali. \u00c8 molto importante che questa consapevolezza si diffonda.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Tornando all\u2019art.81: perch\u00e9 questo inchino che l\u2019Italia ha regalato al <em>fiscal compact<\/em>, e alle politiche neoliberali europee? Era una strada obbligata?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019inserimento in Costituzione dell\u2019art. 81 \u00e8 il risultato di un ricatto: i paesi creditori del nord Europa, a cominciare dalla Germania, hanno sostanzialmente detto che senza questo tipo di garanzie avrebbero lasciato l\u2019Italia (e gli altri paesi cosiddetti \u201cperiferici\u201d dell\u2019Europa) sulla graticola dei mercati finanziari, che erano tornati a chiedere rendimenti molto elevati per comprare i titoli del nostro debito pubblico. Il primo errore \u00e8 consistito nell\u2019accettare questo ricatto: l\u2019Italia avrebbe invece dovuto prendere atto del fatto che il patto fondativo dell\u2019euro (perdita della sovranit\u00e0 monetaria contro guadagno di bassi tassi d\u2019interesse) era stato violato (da altri), e trarne le dovute conseguenze. Il secondo errore \u00e8 consistito nel piegarsi a questo ricatto quasi gioiosamente, senza la minima consapevolezza delle conseguenze reali sulla nostra economia, e anzi credendo nel potere magico delle politiche di <em>austerity<\/em>. Che sono invece risultate disastrose. Paura e subalternit\u00e0 culturale hanno fatto un disastro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>E per approfondire \u00a0la questione del pareggio di bilancio, Manin Carabba, ex presidente della Corte dei Conti, che lei ha richiamato nel suo saggio, definisce \u201cabnorme e inaccettabile che il principio debba prevalere su ogni diritto dei cittadini costituzionalmente garantito\u201d. Costituzionalizzandolo si \u00e8 dato quindi il via ad un\u2019economia nemica dello stato e dei diritti dei cittadini?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si \u00e8 inserito nella Costituzione un tarlo che la rode, mangiandosi valori e diritti. Determinati diritti gi\u00e0 oggi non sono considerati pi\u00f9 esigibili a fronte dei vincoli del pareggio di bilancio. Qui per\u00f2 c\u2019\u00e8 un errore di prospettiva che va sottolineato: infatti l\u2019articolo 81 in nessun modo pu\u00f2 prevalere sui diritti fondamentali tracciati nei primi 12 articoli della Costituzione. Chi afferma qualcosa del genere non sa nulla della Costituzione e della gerarchia che esiste tra la prima sua parte e le altre. Precisamente per questo Manin Carabba parla di qualcosa di \u201cabnorme e inaccettabile\u201d. E ha ragione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>E per tornare all\u2019Europa e ai trattati, oggi per il nostro Paese \u00e8 conveniente pi\u00f9 Europa o meno Europa? E se \u201cpi\u00f9\u201d, quale Europa?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chi oggi vuole davvero un futuro con pi\u00f9 Europa, dovrebbe volere meno Europa adesso. Mi spiego. Il percorso di integrazione che si \u00e8 intrapreso, mettendo la moneta davanti alle politiche e \u2013 soprattutto \u2013 alla convergenza economica tra i paesi membri, sta distruggendo l\u2019Europa, ponendo le basi dell\u2019implosione dell\u2019Unione e di conflitti disastrosi. Ha gi\u00e0 creato forti rancori, assenza di solidariet\u00e0 e recriminazioni reciproche a non finire. Si tratta di capire che questa integrazione non \u00e8 \u201cinsufficiente\u201d \u2013 come spesso si dice (come se bastasse mettere un cappello politico alla moneta unica), ma che essa ha preso una strada sbagliata. Si tratta di tornare indietro e di eliminare ci\u00f2 che fa da ostacolo alla convergenza economica tra i paesi dell\u2019Unione. A cominciare dalla moneta unica. Solo quando si sar\u00e0 dato vita a un reale percorso di convergenza si potr\u00e0 parlare di un\u2019integrazione pi\u00f9 stretta. Altrimenti, quello che si chiama \u201cintegrazione\u201d \u00e8 un abbraccio mortale. Dal quale prima o poi uno o pi\u00f9 paesi \u2013 giustamente \u2013 si divincoleranno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Vuole spiegare quali sarebbero i vantaggi per l\u2019Italia da una exit monetaria? Come verrebbero trattati i debiti e i crediti italiani dopo una exit? Nel periodo di transizione cosa accadrebbe all\u2019economia italiana, gi\u00e0 provatissima e quanto tempo occorrerebbe \u00a0per risalire la china?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come dicevo, il vincolo monetario \u00e8 stato centrale nel determinare il peggioramento delle nostre dinamiche economiche. Ormai questo \u00e8 il segreto di Pulcinella. Ecco cos\u2019ha twittato giorni fa Jonathan Tepper, l\u2019autore assieme a John Mauldin di alcuni ottimi libri sugli scenari economici:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.lacittafutura.it\/images\/Vastano%20foto%20intervista%20Giacch.jpg\" alt=\"\" width=\"447\" height=\"567\" border=\"0\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mi sembra che ogni commento sia superfluo. \u00c8 evidente che la nostra priorit\u00e0 \u00e8 uscire da questa situazione prima che sia troppo tardi: ossia prima che la deindustrializzazione del nostro paese abbia raggiunto il punto di non ritorno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Riappropriarsi della sovranit\u00e0 monetaria consentirebbe di riattivare il meccanismo di riequilibrio basato sui riallineamenti del cambio (svalutazione esterna), in assenza del quale si deve far ricorso all\u2019abbassamento dei salari reali e nominali (svalutazione interna). Inoltre, se chi produce ricomincia a vendere le proprie merci, sar\u00e0 anche incentivato a ricominciare a investire (mentre gli investimenti in questi anni sono crollati del 25%).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ovviamente a tale riappropriazione dovrebbero accompagnarsi misure quali la fine dell\u2019indipendenza della banca centrale e controlli sui movimenti di capitale. Quanto al resto della Sua domanda, cercher\u00f2 di rispondere limitando al minimo i tecnicismi (che servono eccome, ma in altre sedi).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I debiti e crediti dovranno essere trattati in base alla legislazione e alla moneta del paese in cui i contratti sono stati stipulati. Questo significa che, nell\u2019ipotesi di un\u2019uscita dalla moneta unica, i debiti sarebbero pagati nella nuova moneta nazionale e non in euro. Da questo punto di vista non si avr\u00e0 quello che qualcuno (disinformato o in malafede) paventa, ossia un\u2019enorme crescita del debito pubblico. Lo stock di debito non conoscer\u00e0 questo aumento, n\u00e9 il fatto di ripagare il debito pubblico nella nuova moneta costituir\u00e0 uno svantaggio per i detentori italiani di titoli di Stato. Sicuramente gli interessi sul nuovo debito aumenteranno nel breve periodo, per poi tornare a scendere a situazione stabilizzata e in presenza della ripresa economica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non si avr\u00e0 alcuna fiammata inflattiva, come non si \u00e8 avuta dopo le svalutazioni del 1992-1995: all\u2019epoca si svalut\u00f2 complessivamente di oltre il 50% sul marco e di oltre il 30% sul dollaro, e l\u2019inflazione scese (dallo 6,4% del 1992 al 5,4% del 1995). Oltretutto, se il timore \u00e8 la crescita del prezzo delle materie prime (pagate in dollari), vale la pena di notare due cose: in primo luogo, che nei confronti degli Stati Uniti svaluteremmo molto meno che nei confronti del neo-marco (gi\u00e0, perch\u00e9 la nostra non sarebbe l\u2019uscita di un paese, ma la fine della moneta unica); e in secondo luogo con il petrolio ai minimi attuali la prospettiva di un suo rincaro non \u00e8 davvero fonte di particolare preoccupazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quanto al resto, succeder\u00e0 quello che \u00e8 successo allora: una forte ripresa della produzione, dell\u2019occupazione e delle esportazioni (e questo fornir\u00e0 la base materiale per la ripresa di rivendicazioni salariali, oggi impensabili). Ovviamente, ogni fine di un ordine monetario comporta turbolenze e instabilit\u00e0 anche forti sui mercati. Non sar\u00e0 un pranzo di gala, ma sono fenomeni che si possono governare, come si \u00e8 sempre fatto dacch\u00e9 esistono le monete. E comunque l\u2019alternativa \u2013 questo dovremmo ormai averlo capito \u2013 \u00e8 peggiore.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ALBA VASTANO (La Citt\u00e0 futura) &nbsp; Incontro Vladimiro Giacch\u00e8 a \u201cCasale Alba2\u201d, uno dei cinque casolari immersi nella cornice naturale del parco Aguzzano di Roma. \u00c8 un luogo dove si svolgono attivit\u00e0 socio-culturali-didattiche e di ristoro L\u2019occasione \u00e8 la presentazione del suo ultimo libro Costituzione italiana contro i Trattati europei (ed. Imprimatur, 2015, pp. 96, 7 euro). Un saggio che l\u2019autore, economista d\u2019eccellenza, presenta con maestria. 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