{"id":15253,"date":"2016-02-21T00:04:33","date_gmt":"2016-02-21T00:04:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=15253"},"modified":"2016-02-21T00:04:33","modified_gmt":"2016-02-21T00:04:33","slug":"la-demografia-italiana-ai-tempi-dellausterity","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=15253","title":{"rendered":"La demografia italiana ai tempi dell&#039;austerity"},"content":{"rendered":"<p><em>di <strong>ALESSANDRA DE ROSE<\/strong> e <strong>SALVATORE STROZZA <\/strong>(docenti di Demografia presso le Universit\u00e0 di Roma 1 e Napoli)<strong><br \/>\n<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">La crisi del 2008 ha generato una recessione che tuttora attanaglia l\u2019Europa, ha messo in ginocchio l\u2019economia italiana, paralizzato il mercato del lavoro e intaccato il benessere delle nostre famiglie, generando conseguenze anche demografiche. Un recente volume curato dall\u2019Associazione per gli Studi di Popolazione (AISP), della Societ\u00e0 Italiana di Statistica (SIS), descrive a tutto tondo la situazione della popolazione italiana \u201cal tempo della crisi\u201d e, sulla base dei dati pi\u00f9 aggiornati forniti dalla statistica ufficiale, prova a individuarne le conseguenze demografiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli elevati livelli di incertezza stanno ulteriormente rallentando i processi di formazione delle unioni da parte dei giovani? Le nascite stanno diminuendo? Cosa succede alle condizioni di salute degli italiani? Si stanno riducendo i flussi di immigrati, cos\u00ec come avviene in molti paesi europei?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019intensa e prolungata contrazione dell\u2019economia italiana ha portato a un consistente calo dell\u2019occupazione (soprattutto maschile) e a una crescita della disoccupazione giovanile: tra il 2008 e il 2013 sono stati perduti quasi un milione di posti di lavoro, pari al 4,2% degli occupati all\u2019inizio della crisi, con un decremento percentuale quasi doppio rispetto a quello registrato nell\u2019insieme dei 28 paesi dell\u2019Unione europea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Parallelamente il tasso di disoccupazione \u00e8 passato dal 6,8 al 12,2% della forza lavoro, superando il 40% tra i giovani di et\u00e0 compresa tra i 15 e i 24 anni. Tra i giovani aumenta anche, drammaticamente, il numero di \u201cscoraggiati\u201d cio\u00e8 di coloro che rinunciano anche solo a cercarlo un lavoro, nonch\u00e9 dei cosiddetti Neet (<em>Not in Education Employment or Training<\/em>), che non lavorano, non studiano, n\u00e9 seguono corsi di formazione e ci\u00f2 soprattutto nel Mezzogiorno e in presenza di bassi livelli d\u2019istruzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le ridotte possibilit\u00e0 di contare su un reddito sicuro, di acquisire autonomia abitativa e di accumulare ricchezza rallentano il passaggio alla vita adulta, la formazione di nuove famiglie e la realizzazione dei progetti riproduttivi. E questo \u00e8 particolarmente grave per l\u2019Italia, dove la percentuale di giovani che ancora vivono nella famiglia di origine, pur se non aumentata rispetto agli anni pre-crisi, \u00e8 molto elevata in confronto ad altri paesi europei.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prosegue, infatti, e si aggrava negli anni della crisi, il calo dei matrimoni, passati dai 247mila del 2008 ai 207mila nel 2012. Va segnalato, per\u00f2, un timido aumento delle convivenze pre-matrimoniali che, non implicando i costi per l\u2019organizzazione dell\u2019evento nuziale, potrebbero rappresentare una valida alternativa all\u2019unione coniugale in un momento di difficolt\u00e0 economica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche tra chi \u00e8 gi\u00e0 in coppia la situazione economica \u00e8 decisamente peggiorata, specie tra i giovani al di sotto dei 35 anni, i quali soffrono di un significativo aumento tra il 2007 ed il 2011 delle difficolt\u00e0 ad arrivare a fine mese e di pi\u00f9 elevati livelli di deprivazione economica. In questa situazione, si pu\u00f2 supporre che la famiglia continui a svolgere il ruolo di ammortizzatore sociale e di sostegno alle giovani generazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In effetti, il sistema-famiglia sembra reggere bene all\u2019urto della crisi. Negli ultimi anni l\u2019instabilit\u00e0 coniugale appare pi\u00f9 contenuta: tra il 2009 e il 2012 si osserva una riduzione della divorzialit\u00e0, da 181 a 173,5 per 1.000 matrimoni, interrompendo una crescita decennale e anche il trend di crescita del numero di separazioni appare cristallizzato. Contemporaneamente \u2013 cos\u00ec come sta avvenendo in altri paesi colpiti dalla crisi \u2013 si osserva un aumento dei giovani adulti che vivono in famiglie con pi\u00f9 nuclei e che comprendono quelli costretti a rientrare nella famiglia paterna a seguito di un fallimento di coppia o per esigenze economiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Uno degli effetti pi\u00f9 attesi della crisi economica si osserva sui comportamenti riproduttivi. In tutta Europa, dopo il picco negativo della met\u00e0 degli anni \u201990, la fecondit\u00e0 stava lentamente risalendo. La crisi sembra aver dato il colpo di grazia: il numero medio di figli per donna che era pari a 1,42 nel 2008 \u00e8 sceso a 1,39 nel 2013, quando sono stati iscritti in Anagrafe per nascita poco pi\u00f9 di 514mila bambini, circa 62mila in meno rispetto al 2008. Un calo prevedibile, ma non in questa misura, e aggravato dal fatto che, per la prima volta nell\u2019ultimo decennio, si sono contratte anche le nascite da donne straniere.<\/p>\n<div id=\"content\">\n<div id=\"post-4010\" class=\"post post-single clearfix post-4010 type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-articoli tag-anziani-invecchiamento tag-giovani tag-lavoro tag-migrazioni-mobilita\">\n<div class=\"rltdpstsplgn_content\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Pi\u00f9 difficile, invece, \u00e8 stabilire un nesso tra crisi economica e livelli di mortalit\u00e0 e salute. In Italia i livelli di sopravvivenza non si sono modificati nel periodo di tempo corrispondente alla crisi, anzi \u00e8 proseguito il guadagno in termini di speranza di vita, sia pure lievemente rallentato per gli uomini nelle regioni meridionali. Tuttavia, la crisi ha portato con s\u00e9 rischi specifici: innanzitutto, un aumento significativo dei suicidi a partire dal 2008, che riguarda in modo pressoch\u00e9 esclusivo gli uomini nella fascia di et\u00e0 lavorativa tra i 35 e i 69 anni; in questa fascia di et\u00e0 nel 2011 si registrano 1.832 morti per suicidio, 345 in pi\u00f9 rispetto al 2007.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche gli indicatori sulla salute forniscono solo indizi su un possibile effetto della riduzione del benessere economico individuale e collettivo, sui quali \u00e8 bene per\u00f2 che la politica mantenga uno sguardo vigile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rispetto al 2005, nel 2013 migliora la percezione delle condizioni di salute fisica, ma peggiora quella relativa allo stato psicologico, soprattutto per adulti e giovani; aumentano le visite mediche generiche e specialistiche, ma queste ultime aumentano di pi\u00f9 fra coloro che hanno risorse economiche adeguate, mentre il ricorso ad accertamenti diagnostici diminuisce per le fasce di popolazione pi\u00f9 svantaggiate. In particolare nel corso del 2013, pi\u00f9 di un italiano su 10 ha rinunciato per motivi economici a prestazioni sanitarie o all\u2019acquisto di farmaci pur avendone bisogno. La percentuale sale fino al 23% per le donne di 45-64 anni residenti nelle regioni meridionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Netti sono gli effetti della congiuntura economica negativa sui processi migratori e, pi\u00f9 in generale, di mobilit\u00e0. Il numero di iscrizioni anagrafiche dall\u2019estero \u00e8 sceso dalle 558mila unit\u00e0 del 2007 alle 307mila del 2013, mentre gli ingressi regolari di cittadini non comunitari (nuovi permessi di soggiorno), pur restando intorno alle 250mila unit\u00e0 all\u2019anno, sono sempre meno legati ai motivi di lavoro e sempre pi\u00f9 a quelli familiari (ricongiungimenti), all\u2019asilo politico e a altre motivazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi cambiamenti nell\u2019intensit\u00e0 e nelle modalit\u00e0 di ingresso degli immigrati stranieri fanno s\u00ec che la popolazione di cittadinanza non italiana residente nel paese sia cresciuta durante la crisi meno velocemente che negli anni precedenti, attestandosi al disotto dei 5 milioni di persone alla fine del 2013.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Contemporaneamente alla riduzione dei flussi in entrata di cittadini stranieri si osserva dopo il 2008 un aumento consistente dell\u2019emigrazione di italiani verso paesi europei che garantiscano prospettive economiche e lavorative migliori; si \u00e8 accresciuta soprattutto la propensione ad emigrare all\u2019estero dei pi\u00f9 istruiti e dei residenti nelle regioni settentrionali. I dati relativi alla mobilit\u00e0 interna indicano anche la persistenza degli spostamenti lungo la direttrice Sud-Nord del paese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a class=\"group1 cboxElement\" href=\"http:\/\/www.neodemos.info\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/Schermata-2015-02-01-a-19.08.44.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-4016 size-medium\" src=\"http:\/\/www.neodemos.info\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/Schermata-2015-02-01-a-19.08.44-300x159.png\" alt=\"Fig.1_Neodemos_Aisp\" width=\"300\" height=\"159\" \/><\/a>Guardando, infine, alla struttura demografica nel suo complesso (fig. 1), la popolazione italiana ha proseguito nel processo d\u2019invecchiamento, nonostante il contributo (calante, ma ancora positivo) della presenza straniera. Nelle dinamiche recenti \u00e8 leggibile un ruolo dell\u2019instabilit\u00e0 economica in atto, che condiziona i comportamenti e le scelte individuali attraverso meccanismi complessi e con tracce che resteranno a lungo visibili sulla popolazione italiana degli anni a venire.<\/p>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>FONTE: <a href=\"http:\/\/www.neodemos.info\/la-demografia-italiana-ai-tempi-della-crisi-e-sotto-la-lente-dellaisp\/\">Neodemos<\/a> <\/em><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ALESSANDRA DE ROSE e SALVATORE STROZZA (docenti di Demografia presso le Universit\u00e0 di Roma 1 e Napoli) La crisi del 2008 ha generato una recessione che tuttora attanaglia l\u2019Europa, ha messo in ginocchio l\u2019economia italiana, paralizzato il mercato del lavoro e intaccato il benessere delle nostre famiglie, generando conseguenze anche demografiche. 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