{"id":15261,"date":"2016-02-05T00:26:05","date_gmt":"2016-02-05T00:26:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=15261"},"modified":"2016-02-05T00:26:05","modified_gmt":"2016-02-05T00:26:05","slug":"litalia-pronta-alla-guerra-in-libia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=15261","title":{"rendered":"L&#039;Italia pronta alla guerra in Libia"},"content":{"rendered":"<p><em>di <strong>FARID ADLY<\/strong> (giornalista, <a href=\"http:\/\/www.radiopopolare.it\/2016\/01\/libia-vigilia-di-guerra\/\">Radio Popolare<\/a>)<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si torna a parlare di intervento occidentale in Libia. Questa volta non soltanto dal cielo. Lo hanno paventato fonti britanniche e francesi a met\u00e0 gennaio e lo ha ripetuto in modo insistente da Washington, la scorsa settimana, un alto funzionario del Pentagono, il generale Joseph Dunford.\u00a0Dunford ha confermato che l\u2019orientamento dei vertici militari statunitensi era per \u00abuna decisiva azione militare\u00bb contro Daesh a Sirte, citt\u00e0 a met\u00e0 strada tra Tripoli e Bengasi con circa 3mila jihadisti del Califfato nero che controllano la zona costiera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Della questione si \u00e8 discusso alla riunione di Parigi dei ministri della difesa della coalizione anti Daesh. Gioved\u00ec, il <em>New York Times, <\/em>in\u00a0un editoriale, svela che l\u2019amministrazione Obama sta predisponendo i piani per aprire in Libia il terzo fronte della lotta a Daesh, dopo quelli iracheno e siriano. \u00abI funzionari dell\u2019amministrazione dicono che la campagna in Libia potrebbe iniziare nel giro di settimane \u2500 scrive il <em>Nyt<\/em>\u2500 Essi prevedono che sarebbe stata condotta con l\u2019aiuto di un manipolo di alleati europei, tra cui Gran Bretagna, Francia e Italia\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche in Italia si susseguono da giorni le voci sull\u2019imminenza dell\u2019intervento. Su<a href=\"http:\/\/www.repubblica.it\/esteri\/2016\/01\/25\/news\/_libia_italia_pronta_ai_raid_contro_l_is_ecco_il_patto_con_gli_stati_uniti-131980681\/\" target=\"_blank\"><em> La Republica<\/em><\/a> Vincenzo Nigro ha riportato: \u00abFonti vicine al presidente del Consiglio\u00bb sostengono che \u00abogni azione degli americani \u00e8 concordata con noi\u00bb e \u00abla sintesi che arriva da Palazzo Chigi dopo la notizia dell\u2019accelerazione dei piani d\u2019attacco Usa in Libia svela la sostanza del patto. L\u2019Italia \u00e8 pronta ad azioni militari: se sar\u00e0 necessario, agiremo con i nostri alleati, su richiesta del governo di Tripoli. Il livello di minaccia militare di Daesh in Libia ha raggiunto una pericolosit\u00e0 insostenibile, tanto da spingere il premier Renzi a lasciarsi le mani libere per diversi scenari\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La posizione del governo italiano era quella di lavorare, prima dell\u2019azione militare, alla formazione di un governo di unit\u00e0 nazionale in Libia, con la mediazione dell\u2019ONU, governo che chieder\u00e0 l\u2019intervento delle truppe straniere per annientare gli jihadisti di Daesh. Gioved\u00ec su <a href=\"http:\/\/www.corriere.it\/esteri\/16_gennaio_28\/pinotti-la-libia-non-puo-aspettare-ci-muoveremo-ma-gli-alleati-2090e830-c51b-11e5-9850-7f16b4fde305.shtml\" target=\"_blank\"><em>Il Corriere della Sera<\/em><\/a>\u00a0la ministra della difesa Roberta Pinotti sembra aver cambiato idea rispetto alla sua precedente intervista sul tema, quando insisteva che l\u2019intervento sarebbe avvenuto soltanto dietro la richiesta di un governo libico legittimato dalla comunit\u00e0 internazionale e frutto di una riconciliazione nazionale. In quest\u2019ultima intervista, la ministra dice: \u00abLa Libia non pu\u00f2 aspettare, ci muoveremo. Ma con gli alleati\u00bb. Non solo, ma anche fornisce una data limite per la spedizione delle truppe: \u00abNon possiamo immaginarci di far passare la primavera con una situazione libica ancora in stallo\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La questione quindi non \u00e8 pi\u00f9 sul se ci sar\u00e0 l\u2019intervento, ma sul quando e come. Il 19 gennaio lo Stato maggiore della Difesa italiana e il Cofs (il comando interforze per le operazioni speciali) si sono riuniti alla Farnesina proprio per decidere le tattiche e la strategia da utilizzare in Libia. Mentre una settimana prima un altro vertice di alto livello si era tenuto a palazzo Chigi, alla presenza dei vertici militari e dei servizi, dei ministri degli Esteri e Difesa e del presidente del Consiglio. Questi segnali ci dicono che qualcosa bolle in pentola, anzi, che dal punto di vista militare si passer\u00e0 presto dalla fase di pianificazione coperta ad attivit\u00e0 sotto la luce del sole. Le tappe decisionali a livello politico sono l\u2019eventuale formazione di governo libico pi\u00f9 leggero di dicasteri, per ottenere la fiducia del Parlamento riunito a Tobruk, la riunione di Roma del 2 febbraio del cosiddetto <em>Small Group of the Global Coalition to CounterDaesh<\/em> e poi quella del Consiglio atlantico del 10-11 Febbraio a Bruxelles dei ministri della difesa della Nato dove si scioglieranno tutte le riserve, sia con o senza il consenso di un governo libico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa accelerazione \u00e8 stata imposta da impazienza oppure da preoccupazioni?\u00a0\u00c8\u00a0noto che la presenza di Daesh in Libia \u00e8 limitata alla parte centrale del paese e conta circa 3.500 jihadisti, per l\u201980 per cento stranieri (tunisini, egiziani, sudanesi, marocchini e di diversi altri paesi africani). Senza sminuire il loro pericolo, la minaccia daeshista in Libia \u00e8 amplificata dalle divisioni tra le parti politiche libiche che non si mettono d\u2019accordo per ridurre il vuoto che gli jihadisti stanno colmando.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il pericolo di Daesh in Libia \u00e8 in prospettiva ed \u00e8 provocato dalle sconfitte subite in Siria con l\u2019intervento russo e in Iraq, con il maggiore impegno statunitense e francese. \u00c8 vero, la strategia di Daesh in Libia mira a fare di Sirte la \u201ccapitale\u201d del sedicente califfato, per conquistare pi\u00f9 reclute, concentrare i miliziani in fuga dalla Siria e permettere di congiungerli con altre formazioni in tutto il Maghreb, in Egitto e in Nigeria (con Boko Haram).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per contrastare questa strategia, ragionano gli strateghi occidentali, non sar\u00e0 sufficiente il bombardamento dai cieli, ma si render\u00e0 necessaria la presenza degli scarponi a terra\u00a0<em>boots on the ground<\/em>. \u00c8 chiaro per\u00f2 che una scelta simile \u00e8 ci\u00f2 per il quale lavorano gli strateghi avversari. Per il sedicente califfato, la presenza di truppe straniere sul suolo libico, con o senza il consenso di un governo locale, funzioner\u00e0 da calamita per attirare nuove reclute e dare il fiato alla propaganda jihadista \u00abdell\u2019Umma islamica in pericolo, invasa dai nuovi colonialisti\u00bb, come ripetno fino alla nausea i farneticanti comunicati e proclami di Daesh e di Al-Qaeda.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019altro aspetto pericoloso di questa scelta \u00e8 legato al caso di un intervento senza un accordo delle parti libiche. Gi\u00e0 marted\u00ec scorso, le milizie di Fajr Libia hanno sfilato in parata a Tripoli, alla presenza del premier islamista El Ghoul, del capo banda, ex tassista, Haitham Tajouri e Salah Badi, capo militare delle milizie che controllano da due anni la capitale Tripoli. In un comunicato, le milizie islamiste tripoline hanno dichiarato il loro rifiuto del governo Sarraj, proposto dall\u2019ONU, e minacciato di affrontare eventuali forze straniere in Libia con le armi. Nel comunicato, viene citato il nome del generale italiano Paolo Serra, consulente per la sicurezza dell\u2019inviato dell\u2019ONU e dipinto di essere il tessitore di un piano colonialista in Libia. Un simile intervento rafforzer\u00e0 il riavvicinamento di queste milizie ad AQIM, la filiale di Al Qaeda nel Maghreb.<\/p>\n<div id=\"attachment_23065\" class=\"wp-caption alignleft\">\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019altra questione che difetta nelle decisioni atlantiche \u00e8 la mancanza di ascolto delle voci politiche in Libia. \u00c8 vero che la gente comune in Libia \u00e8 incline ad accettare che\u00abgli occidentali prendano met\u00e0 del petrolio, piuttosto che venga bruciato dai \u201cdiavoli neri (cio\u00e8 i baghdadisti del Califfo)\u201d\u00bb. Ma due esponenti di rilievo del panorama politico libico, posizionati sui due fronti antagonisti-dialoganti, hanno espresso la loro contrariet\u00e0 ad interventi militari in Libia ed hanno chiesto la fine dell\u2019embargo militare contro il paese. Il ministro degli esteri libico, Al Daieri, ha incontrato Paolo Gentiloni ad Addis Abeba e ha sollecitato gli aiuti per mettere l\u2019esercito libico nelle condizioni di far fronte al pericolo jihadista. Un discorso simile lo ha espresso il vice presidente del neo consiglio di Stato, Mietig, che ha detto chiaramente che la Libia non ha bisogno di soldati stranieri sul proprio territorio per sconfiggere Daiesh e nemmeno per la formazione delle proprie forze, ma che \u00abl\u2019aiuto occidentale sar\u00e0 il benvenuto sotto il punto di vista tecnico e logistico\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La macchina di guerra \u00e8 gi\u00e0 partita e sembra che non ci siano orecchi per le voci della ragione. Potranno 6.500 soldati fermare veramente gli jihadisti in un vasto territorio come la Libia? Oppure il terzo fronte anti-Daesh si trasformer\u00e0 in un pantano senza fondo?<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di FARID ADLY (giornalista, Radio Popolare) Si torna a parlare di intervento occidentale in Libia. Questa volta non soltanto dal cielo. 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