{"id":1527,"date":"2010-04-26T07:39:32","date_gmt":"2010-04-26T06:39:32","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=1527"},"modified":"2010-04-26T07:39:32","modified_gmt":"2010-04-26T06:39:32","slug":"lavoro-subordinato-che-fare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=1527","title":{"rendered":"Lavoro subordinato: che fare?"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>Stefano D&#39;Andrea<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Propongo la lettura di un&#39;interessante relazione, tenuta in un convegno a Napoli, dall&#39;avvocato Giovanni De Francesco. La relazione sintetizza in modo limpido ci&ograve; che &egrave; accaduto al lavoro subordinato in Italia negli ultimi venti anni. La proposta, avanzata dall&#39;autore,&nbsp;per rimediare al disastro, &egrave; il ritorno al conflitto di classe.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Svolgo&nbsp;due annotazioni. In primo luogo il&nbsp;titolo &quot;Lavoro: che fare?&quot;, che io ho mutato in &quot;Lavoro subordnato: che fare?&quot;, e che dimostra ancora una volta la cecit&agrave; di voler identificare il lavoro con il solo lavoro subordinato (per lo pi&ugrave; alle dipendenze dei privati). Su questo punto rimando ad <a href=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=1431\">un articolo<\/a> in cui ho spiegato che il capitale si avvale anche di lavoro autonomo ed &egrave; sempre pi&ugrave; in concorrenza con quest&#39;ultimo anche in campi che prima erano riservati per legge al lavoro autonomo. Se ai lavoratori subordinati questi temi non interessano, per quale ragione i liberi profesionisti, i commercianti e i piccoli artigiani dovrebbero interessarsi ai problemi dei lavoratori subordinati? <em>Divide et impera<\/em> &egrave; la logica del capitale. E&#39; un gran male che sia fatta propria da chi vuole contrastarlo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In secondo luogo, non un cenno alla trasformazione della classe operaia. Un conto era l&#39;operaio che, pur vivendo con un solo stipendio che doveva bastare per s&eacute; e la famiglia,&nbsp;si sforzava di risparmiare, magari ricorrendo ad un secondo piccolo lavoro, per avere il gruzzoletto che gli consentisse di divenire autonomo e di liberarsi, ovvero che gli consentisse di far studiare i figli per garantire ad essi una vita migliore. Quell&#39;operaio cercava anche di studiare e di capire e, consapevole della propria situazione, era disposto e anzi predisposto a rischiare. Altro conto &egrave; l&#39;operaio che non risparmia, che fa vacanze (anche all&#39;estero) a debito, che, come un coglione totale, acquista una autovettura da quindicimila euro, facendone ottomila di debito, soltanto perch&eacute; lo stato lo ha incentivato &quot;regalando&quot; millecinquecento euro (in sostanza, ottomila euro di debito anzich&eacute; novemilacinquecento); che si getta nelle sale giochi e scommesse offerte gentilmente in questi anni dal centrodestra e dal centrosinistra. Questo operaio &egrave; predisposto alla schiavit&ugrave; e non ricorrer&agrave; mai al conflitto di classe. Una classe operaia organizzata ne gambizzerebbe un centinaio, al fine di educare tutti gli altri, e saprebbe che ci&ograve; &egrave; pi&ugrave; urgente che non tornare a gambizzare i caporali. I caporali sanno di essere tali. Gli operai che spendono tutto il loro reddito, che si abbronzano d&#39;inverno con le lampade, che vanno in palestra, che acquistano macchine a rate, che vanno in&nbsp;vacanza all&#39;estero (a debito), sanno di essere spregevoli schiavi volontari? Ci si &egrave; resi conto che la met&agrave; almeno della classe operaia attuale possiede tutti i caratteri del lumpenproletriat? Che il conflitto cominci da qua: proletari contro ruffiani, indebitati cronici, abbronzati artificiali e&nbsp;scommettitori. E&#39; da qua, anzi, che deve necessariamente iniziare: non era il lumpenproletariat l&#39;ostacolo principale all&#39;ascesa del proletariato? Ebbene si sappia che&nbsp;il lumpenproletariat&nbsp;si &egrave; moltiplicato. E&#39; l&#39;uomo povero storicamente determinato dalla attuale fase del capitalismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ecco la relazione, che consiglio di leggere con attenzione.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.comunismoecomunita.org\/wp-content\/uploads\/2010\/04\/Riforma-diritto-del-lavoro.pdf\">http:\/\/www.comunismoecomunita.org\/wp-content\/uploads\/2010\/04\/Riforma-diritto-del-lavoro.pdf<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Stefano D&#39;Andrea Propongo la lettura di un&#39;interessante relazione, tenuta in un convegno a Napoli, dall&#39;avvocato Giovanni De Francesco. La relazione sintetizza in modo limpido ci&ograve; che &egrave; accaduto al lavoro subordinato in Italia negli ultimi venti anni. La proposta, avanzata dall&#39;autore,&nbsp;per rimediare al disastro, &egrave; il ritorno al conflitto di classe. Svolgo&nbsp;due annotazioni. 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