{"id":15273,"date":"2016-02-09T00:20:31","date_gmt":"2016-02-09T00:20:31","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=15273"},"modified":"2016-02-09T00:20:31","modified_gmt":"2016-02-09T00:20:31","slug":"danilo-zolo-cosmopolis","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=15273","title":{"rendered":"Danilo Zolo: Cosmopolis"},"content":{"rendered":"<div class=\"textLayer\">\n<div id=\"pageContainer1\" class=\"page\" data-loaded=\"true\" data-page-number=\"1\">\n<div class=\"textLayer\">\n<div data-canvas-width=\"598.4066666666668\"><em>di <strong>LUCA BETTARELLI<\/strong> (economista; Universit\u00e0 Statale di Milano)<\/em><\/div>\n<div data-canvas-width=\"598.4066666666668\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\" data-canvas-width=\"248.29000000000002\">L\u2019analisi del libro <em>Cosmopolis<\/em> di Danilo Zolo [ed. Feltrinelli, 2002, <em>ndr<\/em>] ci permetter\u00e0 di entrare nel vivo di un dibattito \u2013 tanto filosofico, quanto pratico \u2013 che contrappone una visione del mondo \u201ccosmopolitica\u201d, che vede nella costituzione di un governo sovranazionale e universale la soluzione ai particolarismi nazionali \u2013 e a tutte le derive che ne discendono \u2013 ad una invece che identifica nel riconoscimento della variet\u00e0 di colori, culture, razze, idee, religioni e prospettive, di cui il mondo \u00e8 teatro, la spinta verso un equilibrio \u201cpopolare\u201d e \u201cpolicentrico\u201d, dove \u00e8 proprio il riconoscimento di queste diversit\u00e0 la chiave di volta verso un\u2019accettazione culturale, che nessuna \u201cistituzione superiore\u201d riuscir\u00e0 a raggiungere, o \u2013 come afferma Zolo \u2013 ad imporre.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\" data-canvas-width=\"30.776666666666667\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\" data-canvas-width=\"467.22666666666686\">In <em>Cosmopolis<\/em> Zolo parte argomentando le ragioni etiche, culturali, ma anche politiche e strategiche che stanno alla base di una certa concezione dei rapporti internazionali, secondo le quali per affermare una strategia di pace universale, sia necessaria la costituzione di un nuovo ordine mondiale, volto a garantire la stabilit\u00e0 politica, economica e sociale planetaria.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\" data-canvas-width=\"132.16\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\" data-canvas-width=\"598.8733333333332\">Nel corso dei secoli le grandi potenze che sono uscite vincitrici da conflitti armati di dimensioni mondiali si sono sempre impegnate in ambiziosi progetti di pace, tentando pi\u00f9 volte di dare vita ad una cosmopolis planetaria che garantisse la stabilit\u00e0, e di conseguenza la pace, attraverso una legittima gerarchia di potere. Si \u00e8 affermato in pratica quello che Zolo definisce come \u201cil modello cosmopolitico della Santa Alleanza\u201d. La Santa Alleanza \u00e8 stato infatti il primo tentativo di dar vita ad un governo internazionale. Tra il 1814 e il 1815 le potenze che avevano sconfitto Napoleone si impegnarono a prendere le misure necessarie per garantire la tranquillit\u00e0 e la prosperit\u00e0 dei popoli e il mantenimento della pace.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\" data-canvas-width=\"598.8733333333332\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\" data-canvas-width=\"598.8966666666669\">Dopo la fine della Prima Guerra Mondiale, il modello della Santa Alleanza venne poi riesumato per dar vita alla Societ\u00e0 delle Nazioni. In entrambi i casi furono i contrasti tra le nazioni dominanti ad impedire ai due tentativi di \u201cgoverno sovranazionale\u201d di operare come veri e propri organi collettivi. Arriviamo cos\u00ec alle Nazioni Unite, che racchiudono in s\u00e9 la storia, gli obiettivi e la struttura delle due organizzazioni che l\u2019hanno preceduta, e che rappresentano la struttura di governo ideale del modello cosmopolitico moderno.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\" data-canvas-width=\"598.8966666666669\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\" data-canvas-width=\"98.37333333333332\">La Carta delle Nazioni Unite pone per\u00f2 a suo fondamento la disuguaglianza, dato che la totalit\u00e0 dei poteri decisionali \u00e8 concentrata nel Consiglio di Sicurezza, che non delibera all\u2019unanimit\u00e0, ma con un criterio di maggioranza qualificata che deve includere il voto favorevole di tutti i membri permanenti, che sono tali non per una qualche regola universale, ma perch\u00e9 vincitori della Seconda Guerra Mondiale. Il Consiglio di Sicurezza \u00e8 quindi in realt\u00e0 \u2013 come afferma Zolo \u2013 la Santa Alleanza del ventesimo secolo e i suoi cinque membri permanenti sono una \u201cSanta Alleanza nella Santa Alleanza\u201d.<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div id=\"pageContainer2\" class=\"page\" style=\"text-align: justify;\" data-loaded=\"true\" data-page-number=\"2\">\n<div class=\"textLayer\" data-canvas-width=\"187.9733333333334\">\n<div data-canvas-width=\"538.7433333333337\"><\/div>\n<div class=\"textLayer\" data-canvas-width=\"129.07999999999998\">L\u2019ordine internazionale \u00e8 garantito solo se gli stati rinunciano a farsi giustizia da s\u00e8 e si sottomettono al potere assoluto di un governo planetario che controlli e regoli sia i rapporti interstatali che i rapporti fra gli stati e i loro cittadini. Spetter\u00e0 solo e soltanto al governo mondiale, a questo punto, il compito di difendere i diritti di tutti, anche attraverso l\u2019uso discrezionale della forza. \u00a0La diretta conseguenza di questa logica di pensiero \u00e8 il recupero della dottrina cristiano-medievale della guerra giusta, intesa come guerra giustificata da buone ragioni morali. La guerra era giusta perch\u00e9 combattuta secondo le nostre ragioni morali (giuste) e quindi qualsiasi azione che ne scaturiva era comunque eticamente compatibile con l\u2019obiettivo di difenderci dagli ingiusti.<\/div>\n<div class=\"textLayer\" data-canvas-width=\"129.07999999999998\"><\/div>\n<div class=\"textLayer\" data-canvas-width=\"129.07999999999998\">Con la fine della Seconda Guerra Mondiale, il linguaggio retorico si rivolse verso un\u2019idea che, nell\u2019epoca post-coloniale, venne ad assumere una forza ed un significato nuovo: i diritti umani. Sebbene praticamente tutti i membri dell\u2019ONU abbiano ratificato tali diritti e li abbiano formalmente presi a fondamento del proprio agire, nella realt\u00e0 ogni stato si \u00e8 ripetutamente macchiato di qualche violazione pi\u00f9 o meno grave.<\/div>\n<div class=\"textLayer\" data-canvas-width=\"129.07999999999998\">\n<div data-canvas-width=\"599.2933333333336\"><\/div>\n<div data-canvas-width=\"599.0366666666667\">Nonostante ci\u00f2 la <em>Dichiarazione universale dei diritti umani<\/em> \u00e8 stata regolarmente invocata come strumento da parte dei governi per condannarne altri e per intervenire in nome della sua tutela. Si ristabiliva in pratica il diritto dei civilizzati a sopprimere le barbarie; i paladini del diritto naturale avevano non solo il diritto morale (e politico), ma anche il dovere morale e politico di intervenire, legittimando cos\u00ec l\u2019interventismo umanitario. I diritti umani per\u00f2, riferendosi a tutti gli esseri umani in quanto cittadini del mondo appartenenti ad una stessa <em>civitas maxima<\/em>, si sono scontrati con i particolarismi nazionali, e la loro tutela con il principio di non ingerenza negli affari interni di uno stato.<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div id=\"pageContainer4\" class=\"page\" style=\"text-align: justify;\" data-loaded=\"true\" data-page-number=\"4\">\n<div class=\"textLayer\">\n<div data-canvas-width=\"599.2700000000002\"><\/div>\n<div data-canvas-width=\"599.2700000000002\">La Carta dei Diritti dell\u2019Uomo tende cos\u00ec a costituire una cittadinanza cosmopolitica che accumuna tutti gli uomini sotto l\u2019universalit\u00e0 della sua dottrina, garantita dalle azioni di polizia internazionale di un governo sovranazionale, rappresentato dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Ci\u00f2 implica il superamento del principio westfaliano della non interferenza negli affari interni di uno stato e, come logica conseguenza, stabilisce il diritto e dovere di ingerenza umanitaria.<\/div>\n<div data-canvas-width=\"599.2700000000002\"><\/div>\n<div data-canvas-width=\"181.65000000000006\">Il Consiglio di Sicurezza viene legittimato come organo arbitro dell\u2019ordine mondiale. Un arbitro \u2013 come afferma Zolo \u2013 sottomesso al potere discrezionale dei suoi membri permanenti, in grado di legiferare sui comportamenti altrui, rimanendo al tempo stesso esenti da giudizio, in virt\u00f9 del loro diritto di veto. A differenza quindi di ci\u00f2 che sostiene Ferrajoli \u2013 che vede nei Diritti Umani una legge del pi\u00f9 debole contro il pi\u00f9 forte \u2013 Zolo li identifica come strumenti attraverso i quali le grandi potenze internazionali continuano a perpetuare le loro strategie di dominio universale.<\/div>\n<div data-canvas-width=\"539.2800000000002\"><\/div>\n<div id=\"pageContainer5\" class=\"page\" data-canvas-width=\"598.6400000000001\" data-loaded=\"true\" data-page-number=\"5\">Nel saggio Zolo contrappone al paradosso della visione cosmopolitica del diritto di ingerenza in nome della pace universale, le argomentazioni del realismo politico, secondo cui alle radici della violenza politica e della guerra c\u2019\u00e8 sempre un\u2019incompatibilit\u00e0 tra universi simbolici e sistemi di valori diversi. Non si pu\u00f2 pensare di sconfiggere la guerra con strumenti repressivi sovranazionali.<\/div>\n<div class=\"page\" data-canvas-width=\"598.6400000000001\" data-loaded=\"true\" data-page-number=\"5\"><\/div>\n<div class=\"page\" data-canvas-width=\"598.6400000000001\" data-loaded=\"true\" data-page-number=\"5\">Nel quadro dei rapporti internazionali, l\u2019assenza di una giurisdizione accentrata non corrisponde ad una situazione di totale anarchia conflittuale. Esiste una condizione che pu\u00f2 essere definita come \u201canarchia cooperativa\u201d o \u201cordine anarchico\u201d, dove gli attori statali, seppur in aspra competizione tra loro, mostrano la tendenza ad adattarsi e a cooperare con altri attori, alla ricerca di vantaggi reciproci. Si tratta di una <em>governance without government <\/em>dove le dinamiche sistemiche tendono a dar vita ad un reticolo normativo policentrico che emerge da processi diffusi di interazione strategica e di negoziazione multilaterale che operano<\/p>\n<div data-canvas-width=\"203.0933333333333\">in maniera efficiente proprio grazie all\u2019assenza di funzioni di governo centralizzate.<\/div>\n<div>\n<div data-canvas-width=\"598.8500000000001\"><\/div>\n<div data-canvas-width=\"598.8500000000001\">Uno stato \u00e8 virtuoso se riesce a ridistribuire risorse in modo da promuovere il benessere collettivo, inibendo cos\u00ec le conflittualit\u00e0. Ma lo stato moderno riesce effettivamente nei compiti tradizionalmente a lui assegnati? Lungi dal sostenere posizioni neo-liberiste, che promuovono la commercializzazione delle funzioni pubbliche, quello che si vuole mettere in risalto \u00e8 come in specifiche situazioni l\u2019abilit\u00e0 stessa dei cittadini di auto-organizzarsi e di trovare risposte efficaci a problemi comuni.<\/div>\n<div data-canvas-width=\"598.8500000000001\"><\/div>\n<div data-canvas-width=\"314.1833333333334\">Come sottolinea Ward, nel XIX secolo esisteva un massiccio movimento di auto-organizzazione sociale e comunitaria: milioni di persone aderivano alle <em>friendly societies,<\/em> in una fitta rete costituita su vari livelli per soddisfare le esigenze di produzione, consumo e scambio, comunicazione, istruzione, sostegno reciproco, difesa del territorio, ecc. La societ\u00e0 \u201csopravviveva\u201d grazie ad un reticolo mutualistico, inclusivo e partecipato. In pratica, quello che Zolo chiama \u201canarchia cooperativa\u201d. Tale societ\u00e0 non rappresenta un\u2019entit\u00e0 immutabile. Al contrario, l\u2019armonia scaturisce dal continuo bilanciamento tra forze e influenze diverse. Non \u00e8 dei conflitti globali che bisogna avere timore, ma degli infiniti conflitti locali creati dalle disuguaglianze.<\/div>\n<div><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div id=\"pageContainer6\" class=\"page\" style=\"text-align: justify;\" data-loaded=\"true\" data-page-number=\"6\"><\/div>\n<\/div>\n<div data-canvas-width=\"314.1833333333334\"><\/div>\n<div data-canvas-width=\"314.1833333333334\"><em><a href=\"http:\/\/www.juragentium.org\/topics\/global\/it\/bettarelli.pdf\">Qui<\/a> la versione integrale dell&#8217;articolo<\/em><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LUCA BETTARELLI (economista; Universit\u00e0 Statale di Milano) L\u2019analisi del libro Cosmopolis di Danilo Zolo [ed. 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