{"id":15316,"date":"2016-02-11T13:12:00","date_gmt":"2016-02-11T13:12:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=15316"},"modified":"2016-02-11T13:12:00","modified_gmt":"2016-02-11T13:12:00","slug":"natura-e-funzione-del-partito-politico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=15316","title":{"rendered":"Natura e funzione del partito politico"},"content":{"rendered":"<p align=\"JUSTIFY\"><em>di <strong>DAVIDE PARASCANDOLO<\/strong> (ARS Abruzzo)<\/em><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Recentemente, su <i>Appello al Popolo<\/i>, un interessante articolo di Anthony Domino (<i><a href=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=15032\">Il dover essere del partito e la politica nazionale<\/a><\/i>) poneva all\u2019attenzione dei lettori questioni di estrema centralit\u00e0 inerenti ruolo, struttura e funzionamento di un moderno partito politico. In questa sede, vorremmo riprenderne e svilupparne alcuni concetti chiave, aprendo un confronto sul tema.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: large;\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"> Come giustamente si osservava in apertura, l\u2019art. 49 della nostra Costituzione, riferendosi al diritto dei cittadini di associarsi in partiti, sottolinea come il fine al quale essi concorrono, ovvero quello di determinare la politica nazionale, debba essere perseguito con \u201cmetodo democratico\u201d. Nell\u2019articolo pocanzi menzionato, al concetto suddetto vengono attribuiti tre significati:<\/span> <\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"> &#8220;<span style=\"font-size: large;\">democratico potrebbe significare\u00a0pacifico, nel senso che il popolo ha come strumento di determinazione della politica nazionale il partito e non un metodo violento come la lotta armata: questa interpretazione (seppur corretta) non pu\u00f2 essere accolta come esaustiva, in quanto meramente caratterizzante di un modello sociale in cui non vige il\u00a0<\/span><span style=\"font-size: large;\"><i>bellum omnium contra omnes<\/i><\/span><span style=\"font-size: large;\">\u00a0e sicuramente non di un modello democratico. <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"font-size: large;\">Democratico potrebbe essere inteso come sinonimo di\u00a0egalitario, nel senso che i partiti devono essere trattati secondo il principio di uguaglianza formale e concorrere fra loro in condizioni di pari opportunit\u00e0: pur essendo una giusta considerazione questa, si deve tuttavia notare che essa attiene ai partiti in s\u00e9 e non ad essi in quanto strumenti nelle mani dei cittadini. Infine possiamo \u2013 e dovremmo \u2013 interpretare la suddetta espressione nel senso in cui l\u2019organizzazione partitica deve essere improntata a criteri di democrazia per ci\u00f2 che concerne la definizione della linea programmatica comune&#8221;.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\"> In realt\u00e0, pi\u00f9 che sugli attributi di \u201cpacifico\u201d ed \u201cegalitario\u201d, per chiarire i termini del problema appare opportuno soffermarsi su due concetti che non hanno esattamente lo stesso significato: quello di \u201cdemocrazia\u201d e quello di \u201cmetodo democratico\u201d, distinzione fondamentale per cercare di individuare in che modo dover correttamente interpretare la natura di un partito politico. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\"> Il concetto di democrazia (da <i>demos<\/i>, popolo, e <i>kratos<\/i>, potere, dunque potere del popolo), se inteso in chiave idealistica, alla stregua di un \u201cfondamentalismo\u201d alla Rousseau, pu\u00f2 essere declinato solo e soltanto in senso puro ed integrale, dovendosi intendere la democrazia diretta e sostanziale come l\u2019unica forma davvero accettabile e coerente di democrazia. Ci\u00f2 comporta l\u2019inevitabile inapplicabilit\u00e0 di una tale concezione ai nostri sistemi rappresentativi, i quali costituiscono la necessaria impalcatura delle moderne democrazie su larga scala. In contesti di questo tipo, l\u2019ideale puro della democrazia non pu\u00f2 pi\u00f9 trovare attuazione; ecco allora che si introduce lo strumento della rappresentanza, attraverso la quale il cittadino (divenuto tale da suddito quale era per il tramite del riconoscimento dei diritti politici) delega ad un rappresentante la sua facolt\u00e0 di poter incidere sulla presa di decisioni politiche che determineranno effetti concreti sulla sua stessa vita. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\"> In questo frangente si attua quello scarto decisivo che trasforma l\u2019ideale della democrazia pura ed integrale in metodo democratico. In sintesi, si approda cio\u00e8 all\u2019adozione non pi\u00f9 di un concetto sostanziale, ma formale o procedurale di democrazia. Il metodo democratico deve dunque essere realisticamente inteso, con le parole di Schumpeter, come \u00ablo strumento istituzionale per giungere a decisioni politiche in base al quale singoli individui ottengono il potere di decidere attraverso una competizione che ha per oggetto il voto popolare\u00bb<sup>1<\/sup>. Pertanto, la democrazia concretamente realizzabile assume le fattezze di un <i>modus procedendi<\/i>, di un metodo tramite cui vengono scelti coloro i quali prenderanno e attueranno le decisioni (non si tratta pi\u00f9 di un governo <i>del <\/i>popolo, ma <i>per<\/i> il popolo). <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Questa scelta \u00e8 il risultato di una competizione per la <i>leadership<\/i> che si esplica attraverso la concorrenza tra partiti i quali, con la progressiva estensione del suffragio e la conseguente massificazione della societ\u00e0, diventano il raccordo inevitabile tra il potere statale e l\u2019individuo che, rimanendo isolato, non avrebbe politicamente alcun peso n\u00e9 alcun reale influsso sulla formazione della volont\u00e0 dello Stato medesimo. Ecco perch\u00e9 la moderna democrazia non pu\u00f2 prescindere dai partiti, i quali dovranno necessariamente continuare a costituire un filtro essenziale per garantire la partecipazione politica dei cittadini. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Il partito politico \u00e8 ancora, o dovrebbe esserlo, un mezzo indispensabile per \u201ceducare\u201d il cittadino alla partecipazione, per consentire lo sviluppo e l\u2019espressione di una coscienza politica diffusa. D\u2019altra parte, ce lo ricorda lo stesso Gramsci, una massa non pu\u00f2 distinguersi e divenire indipendente senza organizzarsi, e non c\u2019\u00e8 organizzazione senza organizzatori e dirigenti. Con ci\u00f2 si introduce un tema fondamentale, ovvero il nesso tra partito e organizzazione.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\"> Le formazioni partitiche, in effetti, non operando in una realt\u00e0 ideale, ma concreta e complessa, hanno bisogno di un\u2019organizzazione che non sia inficiata e ingessata da un \u201ceccesso\u201d di democrazia. Quanto appena detto potrebbe ad un primo impatto risultare sgradevole, ma \u00e8 quanto mai necessario per il corretto funzionamento di un partito politico. Quest\u2019ultimo, essendo prima di tutto un apparato organizzativo (per quanto snello e \u201cleggero\u201d lo si possa concepire), rimane pur sempre, in primo luogo, un\u2019organizzazione, e quindi il suo tratto distintivo, funzionale a ch\u00e9 essa sia quanto pi\u00f9 efficiente possibile, non \u00e8 tanto la democrazia, quanto in realt\u00e0 la disciplina, concetto sul quale torneremo tra breve. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Intanto per\u00f2, rifacendoci ad un\u2019analisi a suo tempo svolta da Sartori, occorre preliminarmente separare due piani distinti: quello della democrazia nei partiti e quello della democrazia interpartitica. Prima di lui, lo stesso Gramsci sottolinea che \u00abaltra \u00e8 la democrazia di partito e altra la democrazia nello Stato: per conquistare la democrazia nello Stato pu\u00f2 essere necessario \u2013 anzi \u00e8 quasi sempre necessario \u2013 un partito fortemente accentrato\u00bb<sup>2<\/sup>. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">In questa sede ci interessa analizzare principalmente la dimensione della democrazia nei partiti. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Ora, \u00e8 bene osservare che una <i>leadership<\/i> di pochi (nella sostanza inevitabile) appare perfettamente compatibile con una concezione democratica, purch\u00e9 un tale vertice sia affidabile, responsabile e sostituibile. Infatti, ci\u00f2 che fa davvero la differenza tra un sistema che possa dirsi democratico e un altro che non lo \u00e8, non \u00e8 tanto \u201cche i capi vengano sostituiti, ma che essi <i>possano venir sostituiti<\/i>\u201d. Da questo punto di vista, il centralismo all\u2019interno di un partito \u00e8 persino auspicabile. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Come scrive Sartori, \u00abnon si pu\u00f2 rimettere tutto in discussione per mille volte, e tutte le volte. Che \u00e8 quel che potrebbe accadere se la vita delle sezioni fosse cos\u00ec viva e autonoma come alcuni auspicano, e se venisse meno la deprecata centralizzazione. I partiti devono trattare con altri partiti\u2026 e per trattare occorre un contraente che risponda dei propri associati. Se le trattative venissero condotte alla periferia, non si finirebbe mai di trattare, e \u2013 quel che \u00e8 peggio \u2013 si rischia di non arrivare mai ad un accordo generale\u00bb<sup>3<\/sup>. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Insomma, queste riflessioni ci inducono a dover considerare la centralizzazione, o quantomeno un certo grado di essa, come un\u2019esigenza funzionale, di per s\u00e9 positiva e desiderabile. Tutto ci\u00f2 perch\u00e9 l\u2019organizzazione presenta finalit\u00e0 funzionali, non democratiche; in altre parole, perch\u00e9 un sistema possa definirsi democratico, non \u00e8 necessario trovare la massima espressione democratica all\u2019interno dei partiti, ma nella concorrenza tra essi.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\"> Se \u00e8 vero quanto detto sinora, allora appare chiaro come il partito politico, per proteggere la sua solidit\u00e0, debba soprattutto far leva sul concetto di disciplina. Occorre tuttavia rifuggire da erronee equazioni tra disciplina e costrizione, e interpretare il concetto di disciplina come una logica e accettata conseguenza di una costitutiva e preliminare omogeneit\u00e0 ideologica, tutto ci\u00f2 essendo un fattore la cui presenza deve precedere necessariamente la definizione di successive e pi\u00f9 dettagliate linee programmatiche. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Su questo aspetto troviamo conforto anche nelle parole di uno dei maggiori costituzionalisti italiani, Mortati, il quale afferma chiaramente che per un partito \u00abla posizione di competizione e di lotta con gli altri partiti per la conquista del potere rende necessaria una saldezza organizzativa e una rapidit\u00e0 di azione che potrebbero venire compromesse da atteggiamenti critici troppo spinti da parte delle correnti di minoranza\u00bb<sup>4<\/sup>, nei confronti delle quali, tuttavia, deve essere ovviamente riconosciuto il diritto di potersi esprimere per evitare il pericolo di un \u201cinfeudamento oligarchico dei gruppi dominanti\u201d. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Queste due esigenze possono in realt\u00e0 essere contemperate senza molte difficolt\u00e0 \u00abquanto meglio determinata sia l\u2019ideologia del partito e quanto pi\u00f9 omogenea la sua composizione\u00bb<sup>5<\/sup>. Ci\u00f2 vuol dire che un limite generale all\u2019azione dei vari gruppi all\u2019interno di un partito deve essere fissato nel comune rispetto dei principi fondamentali desunti dall\u2019ideologia propria del partito medesimo. Una saldezza ideologica e programmatica essenziale per far s\u00ec che, col mutare degli individui, il gruppo rimanga unitario e coerente nella sua azione.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\"> Quando parliamo di disciplina, essa \u00e8 evidentemente richiesta a quel corpo intermedio fatto di uomini \u201ccomuni\u201d senza il quale un partito non esisterebbe. Tuttavia, il partito non esisterebbe neanche \u201csolamente\u201d con essi. Per Gramsci, \u00abessi sono una forza in quanto c\u2019\u00e8 chi li centralizza, organizza, disciplina, ma in assenza di questa forza coesiva si sparpaglierebbero e si annullerebbero in un pulviscolo impotente\u00bb<sup>6<\/sup>. La disciplina, per l\u2019intellettuale sardo, rappresenta un \u201cgrandissimo valore politico\u201d, perch\u00e9 essa trascende la vita di partito per essere trasfusa nella vita dello Stato, ovvero della comunit\u00e0 nazionale. I partiti, da questo punto di vista, dovrebbero perci\u00f2 essere considerati come vere e proprie scuole di vita statale. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\"> Considerazioni che certo cozzano con una realt\u00e0, quella attuale, la quale appare ad una distanza siderale rispetto alla struttura della societ\u00e0 auspicata sinora. Qui approdiamo al secondo punto sollevato dall\u2019articolo preso a riferimento: la crisi dei partiti dell\u2019ultimo quarto di secolo. La tesi ivi sostenuta \u00e8 che un partito dal cui funzionamento interno sia espunto il metodo democratico provocherebbe l\u2019insorgenza di &#8220;meccanismi idonei ad accentrare nelle mani di una sparuta\u00a0<\/span><span style=\"font-size: large;\"><i>intellighenzia<\/i><\/span><span style=\"font-size: large;\">\u00a0il potere di adottare le decisioni e la linea programmatica; facilmente il partito si scollerebbe dalla sfera della libert\u00e0 per arroccarsi a quella dell\u2019autorit\u00e0 e quindi mutare da strumento popolare a strumento di potere riservato a pochi&#8221;.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\"> Abbiamo tuttavia sinora sostenuto come la presenza di un\u2019<i>intellighenzia<\/i> che sappia disciplinare ed organizzare la massa del partito sia da considerarsi come un elemento essenziale. Crediamo dunque sia il caso di precisare meglio la natura della crisi in questione. Essa affonda le sue radici in quella cultura individualista ed in quella pseudocultura istituzionale di carattere sovranazionale che hanno contribuito a deresponsabilizzare in maniera drammatica il ruolo dei \u201crappresentanti\u201d, scollandoli definitivamente dalla collettivit\u00e0 di provenienza e orientandoli a perseguire non pi\u00f9 il nobile fine dell\u2019interesse nazionale, ma quello dell\u2019interesse di fazioni, conventicole e potentati economici spesso e volentieri indifferenti o persino ostili all\u2019interesse della collettivit\u00e0 nazionale medesima. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">I partiti, cio\u00e8, hanno rinunciato a fare i partiti, cominciando a non essere pi\u00f9 una frazione organica delle classi popolari, una loro avanguardia, ma delle bande di galoppini e di maneggioni elettorali espressione di una selezione politica alla rovescia. E tutto ci\u00f2 \u00e8 potuto accadere anche perch\u00e9, per costituire un partito, sono oggi sufficienti poche idee, vaghe, imprecise, indeterminate, persino confuse, volutamente generaliste, e tutto ci\u00f2 a seguito della trasformazione dei partiti in forze trasversali e \u201cpigliatutto\u201d, con conseguente depauperamento del loro slancio ideale. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Insomma, ad un certo punto del recente sviluppo storico, qualcosa si \u00e8 rotto: i partiti, distaccatisi dalla loro naturale e originaria funzione, cio\u00e8 quella di rappresentare gli interessi, se non di una specifica classe, almeno dell\u2019intera collettivit\u00e0 nazionale, si sono trasformati in terra di facile conquista per l\u2019avvento di uomini \u201cprovvidenziali\u201d o \u201ccarismatici\u201d. Lungi dal trovare una soluzione organica, l\u2019unit\u00e0 interna dei partiti \u00e8 stata frantumata per poi ricostituirsi e cominciare a dipendere in maniera del tutto innaturale dalla presenza di singoli individui, con i quali si sono ben presto identificati. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Il partito leaderistico \u00e8 diventato la regola, e i meccanismi di selezione hanno conosciuto un imbarbarimento senza precedenti, con loschi figuri che spesso si sono ritrovati sugli scranni del potere per motivazioni che sono tra le pi\u00f9 avulse rispetto a quelle che dovrebbero determinarne la scelta.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\"> In definitiva, se i partiti erano una volta organismi centrali di elaborazione politica e finanche di educazione delle masse, formando ed esprimendo gli uomini che si credeva potessero inverare tali obiettivi, oggi essi sono divenuti squallide camarille dominate da influenze e interessi non confessabili. Di qui la devastante percezione dei partiti che si \u00e8 prodotta nell\u2019opinione pubblica con il conseguente convincimento, ancor pi\u00f9 devastante e drammatico, seppur psicologicamente consequenziale, di dover affidare le proprie sorti e quelle delle future generazioni ad altrettanti loschi figuri assurti al rango di celesti salvatori: i cosiddetti tecnici. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Oggi viviamo questo che \u00e8, allo stesso tempo, il paradosso e il cortocircuito della rappresentanza: nelle nostre democrazie rappresentative, i rappresentanti eseguono le direttive imposte dagli onniscienti e infallibili tecnici, non eletti da alcuno e custodi di un potere potenzialmente illimitato. Ma questo, prima ancora che il fallimento della politica, \u00e8 il fallimento di una cultura, una cultura che deve essere completamente rifondata.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\"> Questo della tecnocrazia \u00e8 l\u2019ulteriore elemento accennato nell\u2019articolo citato in apertura, tema che merita di essere ulteriormente approfondito in quanto assai centrale per le sorti attuali del nostro stesso Paese. In effetti, il rapporto tra tecnicismo e dottrina democratica e tra tecnica e politica \u00e8 gravido di conseguenze deleterie per entrambi i secondi termini delle coppie proposte. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">In primo luogo, cominciamo subito col dire che ogni forma di tecnicismo tende naturalmente ad eludere relazioni basate su processi democratici; questo perch\u00e9 il tecnicismo, essendo un sapere specialistico, \u00e8 tendenzialmente escludente ed esclusivo, laddove la dottrina democratica implica inclusione e condivisione. Un tale decadimento si rispecchia nel modo attraverso cui, negli ultimi trent\u2019anni, \u00e8 stata rideclinata la gestione dello Stato, una gestione manageriale e aziendalistica il cui presupposto essenziale \u00e8 stato il capovolgimento del rapporto intercorrente tra politica ed economia, con la prima ormai divenuta mera ancella della seconda, tanto che i Parlamenti degli Stati, una volta cuore pulsante del dibattito politico nazionale, sono oggi spoglie carcasse ridotte ad essere impotenti dopolavoro dove si ratificano decisioni assunte altrove.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\"> La povert\u00e0 etico-filosofica della nostra epoca deriva direttamente dalla riduzione della politica a mero epifenomeno dell\u2019economia; pensare la decisione politica nei termini di un arido atto tecno-burocratico denota tutta la miseria della nostra attuale societ\u00e0, e primariamente da un punto di vista filosofico-culturale. Ecco perch\u00e9 occorre tornare al pi\u00f9 presto alla politica, per poter nuovamente pensare la libert\u00e0 come emancipazione dal determinismo della tecnica, tornando al contempo a poter ideare proposte alternative di esistenza. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Quale la strada da seguire? Quale soggetto storico pu\u00f2 farsi portatore di un tale gravoso e impellente compito? Ancora una volta, crediamo non si possa prescindere dal soggetto partito, quel moderno Principe cui deve essere demandato il compito di forgiare un nuovo tipo di Stato, quel condottiero moderno che non pu\u00f2 essere incarnato solo da un singolo individuo, ma che deve assumere le fattezze di un organismo sociale esteso nel quale abbia inizio il concretarsi di una volont\u00e0 collettiva. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Chiaramente, la nascita di un tale partito ha bisogno di un\u2019adeguata gestazione: \u00absi tratta di processi di sviluppo pi\u00f9 o meno lunghi, e raramente di esplosioni \u201csintetiche\u201d improvvise\u2026 Si tratta di un processo molecolare, minutissimo, di analisi estrema, capillare, la cui documentazione \u00e8 costituita da una quantit\u00e0 sterminata di libri, di opuscoli, di articoli di rivista e di giornale, di conversazioni e dibattiti a voce che si ripetono infinite volte e che nel loro insieme gigantesco rappresentano questo lavorio da cui nasce una volont\u00e0 collettiva di un certo grado di omogeneit\u00e0, di quel certo grado che \u00e8 necessario e sufficiente per determinare un\u2019azione coordinata e simultanea nel tempo e nello spazio geografico in cui il fatto storico si verifica\u00bb<sup>7<\/sup>.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\"> Se il protagonista di questa rivoluzione culturale e politica insieme non pu\u00f2 che essere il partito, i suoi singoli componenti devono essere all\u2019altezza del compito storico loro affidato. Giungiamo dunque all\u2019ultimo pilastro da rafforzare, quello della preparazione di chi si assume compiti di rappresentanza e di guida politica. La selezione \u00e8 un tema cruciale, e i vergognosi e squallidi livelli qualitativi dei rappresentanti di partito cui siamo approdati negli ultimi decenni rivelano l\u2019urgenza improrogabile di affrontare la questione. Si tratta indubbiamente di un presupposto decisivo, in quanto, senza <i>\u00e9lites<\/i> debitamente formate, un regime democratico non sar\u00e0 mai in grado di reggere adeguatamente uno Stato. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Anche in questo caso possono essere utili alcuni richiami a Mortati, essendo egli convinto che, in una democrazia di massa, lasciare piena libert\u00e0 di presentazione delle candidature apporterebbe solo disorientamento e confusione. Questo certo non vuol dire arrivare all\u2019estremo opposto, quello di nominare in maniera totalmente autoreferenziale dei profili servili e incapaci di produrre alcunch\u00e9 in termini di azione politica concreta. Il punto in realt\u00e0 imprescindibile al fine di consolidare un sistema democratico \u00e8 che la credibilit\u00e0 di quest\u2019ultimo venga rafforzata dalla solida preparazione politica dei candidati, preparazione alla quale il partito deve contribuire in maniera determinante. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Il processo di selezione, basato su una serie di passaggi \u2013 implicanti, secondo Mortati, la scelta dei candidati a partire dalla base, previa discussione pubblica delle loro referenze e qualit\u00e0 e attraverso la formazione di una apposita lista in cui i candidati siano collocati dopo un attento vaglio delle loro competenze \u2013, dovrebbe inoltre essere regolato da norme statali, anche perch\u00e9 \u00abl\u2019interesse dello Stato a tali interventi si palesa chiaramente quando si pensi che dalla bont\u00e0 del procedimento di designazione dei candidati dipende il soddisfacente funzionamento degli organi statali\u00bb<sup>8<\/sup>. Di tutto questo oggi non vi \u00e8 traccia alcuna, la selezione \u00e8 un\u2019utopia o, addirittura, se ve ne \u00e8 di qualche tipo, essa \u00e8 operata al contrario. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Le nostre democrazie sono effettivamente un governo di mediocri. Occorre perci\u00f2 incentivare una selezione verticale, per ridonare alla politica il suo significato pi\u00f9 nobile e per tornare a considerare l\u2019<i>\u00e9lite<\/i> che cos\u00ec verr\u00e0 nascendo (la quale \u00e8 sempre necessaria, non illudiamoci di poter estinguere la gerarchia) non pi\u00f9 in termini spregiativi, ma nell\u2019antica accezione di <i>melior pars<\/i>. \u00c8 in questo senso che l\u2019opera \u201crivoluzionaria\u201d di un nuovo partito, disciplinato e strutturato sulla competenza e sulla preparazione dei suoi membri, potr\u00e0 garantire l\u2019esito qualitativo del processo democratico, proprio al fine di evitare che esso rimanga solo un processo, per giunta completamente sterile. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Il valore del risultato finale dipender\u00e0 allora dalla qualit\u00e0 della direzione, poich\u00e9 democrazia non significa solo partecipazione, ma anche presenza di capitani preparati e competenti che possano salvaguardarla dalla dissoluzione.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"CENTER\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\"><i>Note<\/i><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><sup><span style=\"font-size: large;\">1 <\/span><\/sup><span style=\"font-size: medium;\">J. Schumpeter, <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i>Capitalismo, socialismo e democrazia<\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\">, Milano, Etaslibri, 1994, p. 257.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><sup><span style=\"font-size: medium;\">2 <\/span><\/sup><span style=\"font-size: medium;\">A. Gramsci, <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i>Quaderni del carcere<\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\">, Torino, Einaudi, 2007, vol. I, p. 236.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><sup><span style=\"font-size: medium;\">3 <\/span><\/sup><span style=\"font-size: medium;\">G. Sartori, \u201cDemocrazia, burocrazia e oligarchia nei partiti\u201d, in <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i>Rassegna italiana di sociologia<\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\">, I, 1960, p. 132.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><sup><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">4 <\/span><\/span><\/sup><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">C. Mortati, \u201cConcetto e funzione dei partiti politici\u201d, in <\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>Nomos<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">, febbraio 2015, <\/span><\/span><a href=\"http:\/\/www.nomos-leattualitaneldiritto.it\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/Mortati_Nomos-2_2015.pdf\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><u>http:\/\/www.nomos-leattualitaneldiritto.it\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/Mortati_Nomos-2_2015.pdf<\/u><\/span><\/span><\/a><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><sup><span style=\"font-size: medium;\">5 <\/span><\/sup><span style=\"font-size: medium;\"><i>Ibidem<\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\">.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><sup><span style=\"font-size: medium;\">6 <\/span><\/sup><span style=\"font-size: medium;\">A. Gramsci, <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i>op. cit.<\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\">, vol. III, p. 1733.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><sup><span style=\"font-size: medium;\">7 <\/span><\/sup><span style=\"font-size: medium;\"><i>Ibidem<\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\">, vol. II, p. 1058.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><sup><span style=\"font-size: medium;\">8 <\/span><\/sup><span style=\"font-size: medium;\">C. Mortati, <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i>loc. cit<\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\">.<\/span><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di DAVIDE PARASCANDOLO (ARS Abruzzo) Recentemente, su Appello al Popolo, un interessante articolo di Anthony Domino (Il dover essere del partito e la politica nazionale) poneva all\u2019attenzione dei lettori questioni di estrema centralit\u00e0 inerenti ruolo, struttura e funzionamento di un moderno partito politico. In questa sede, vorremmo riprenderne e svilupparne alcuni concetti chiave, aprendo un confronto sul tema. 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