{"id":15345,"date":"2016-02-19T00:24:41","date_gmt":"2016-02-19T00:24:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=15345"},"modified":"2016-02-19T00:24:41","modified_gmt":"2016-02-19T00:24:41","slug":"perche-studiare-il-latino-e-il-greco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=15345","title":{"rendered":"Perch\u00e9 studiare il latino e il greco?"},"content":{"rendered":"<p><em>di <strong>ANTONIO GRAMSCI<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non si impara il latino e il greco<span class=\"text_exposed_show\"> per parlare queste lingue, per fare i camerieri o gli interpreti o che so io. Si imparano per conoscere la civilt\u00e0 dei due popoli, la cui vita si pone come base della cultura mondiale. La lingua latina o greca si impara secondo grammatica, un po\u2019 meccanicamente: ma c\u2019\u00e8 molta esagerazione nell\u2019accusa di meccanicit\u00e0 e aridit\u00e0. Si ha che fare con dei ragazzetti, ai quali occorre far contrarre certe abitudini di diligenza, di esattezza, di compostezza fisica, di concentrazione psichica in determinati oggetti. Uno studioso di trenta-quarant\u2019anni sarebbe capace di stare a tavolino sedici ore filate, se da bambino non avesse \u00abcoattivamente\u00bb, per \u00abcoercizione meccanica\u00bb assunto le abitudini psicofisiche conformi? Se si vogliono allevare anche degli studiosi, occorre incominciare da l\u00ec e occorre premere su tutti per avere quelle migliaia, o centinaia, o anche solo dozzine di studiosi di gran nerbo, di cui ogni civilt\u00e0 ha bisogno.<br \/>\n<\/span><\/p>\n<div class=\"text_exposed_show\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Il latino non si studia per imparare il latino, si studia per abituare i ragazzi a studiare, ad analizzare un corpo storico che si pu\u00f2 trattare come un cadavere ma che continuamente si ricompone in vita. Naturalmente io non credo che il latino e il greco abbiano delle qualit\u00e0 taumaturgiche intrinseche: dico che in un dato ambiente, in una data cultura, con una data tradizione, lo studio cos\u00ec graduato dava quei determinati effetti. Si pu\u00f2 sostituire il latino e il greco e li si sostituir\u00e0 utilmente, ma occorrer\u00e0 sapere disporre didatticamente la nuova materia o la nuova serie di materie, in modo da ottenere risultati equivalenti di educazione generale dell\u2019uomo, partendo dal ragazzetto fino all\u2019et\u00e0 della scelta professionale. In questo periodo lo studio o la parte maggiore dello studio deve essere disinteressato, cio\u00e8 non avere scopi pratici immediati o troppo immediatamente mediati: deve essere formativo, anche se \u00abistruttivo\u00bb, cio\u00e8 ricco di nozioni concrete.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella scuola moderna mi pare stia avvenendo un processo di progressiva degenerazione: la scuola di tipo professionale, cio\u00e8 preoccupata di un immediato interesse pratico, prende il sopravvento sulla scuola &#8220;formativa&#8221; immediatamente disinteressata. La cosa pi\u00f9 paradossale \u00e8 che questo tipo di scuola appare e viene predicata come &#8220;democratica&#8221;, mentre invece essa \u00e8 proprio destinata a perpetuare le differenze sociali. Il carattere sociale della scuola \u00e8 dato dal fatto che ogni strato sociale ha un proprio tipo di scuola destinato a perpetuare in quello strato una determinata funzione tradizionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se si vuole spezzare questa trama, occorre dunque non moltiplicare e graduare i tipi di scuola professionale, ma creare un tipo unico di scuola preparatoria (elementare-media) che conduca il giovane fino alla soglia della scelta professionale, formandolo nel frattempo come uomo capace di pensare, di studiare, di dirigere o di controllare chi dirige. Il moltiplicarsi di tipi di scuole professionali tende dunque a eternare le differenze tradizionali, ma siccome, in esse, tende anche a creare nuove stratificazioni interne, ecco che nasce l&#8217;impressione della tendenza democratica. Ma la tendenza democratica, intrinsecamente, non pu\u00f2 solo significare che un manovale diventi operaio qualificato, ma che ogni &#8220;cittadino&#8221; pu\u00f2 diventare &#8220;governante&#8221; e che la societ\u00e0 lo pone sia pure astrattamente nelle condizioni generali di poterlo diventare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche lo studio \u00e8 un mestiere e molto faticoso, con un suo speciale tirocinio anche nervoso-muscolare, oltre che intellettuale: \u00e8 un processo di adattamento, \u00e8 un abito acquisito con lo sforzo e il dolore e la noia. La partecipazione di pi\u00f9 larghe masse alla scuola media tende a rallentare la disciplina dello studio, a domandare facilitazioni. Molti pensano addirittura che la difficolt\u00e0 sia artificiale, perch\u00e8 sono abituati a considerare lavoro e fatica solo il lavoro manuale. \u00c8 una quistione complessa. Certo il ragazzo di una famiglia tradizionalmente di intellettuali supera pi\u00f9 facilmente il processo di adattamento psicofisico: egli gi\u00e0 entrando la prima volta in classe ha parecchi punti di vantaggio sugli altri scolari, ha un&#8217;ambientazione gi\u00e0 acquisita per le abitudini famigliari. Cos\u00ec il figlio di un operaio di citt\u00e0 soffre meno entrando in fabbrica di un ragazzo di contadini o di un contadino gi\u00e0 sviluppato per la vita dei campi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco perch\u00e8 molti del popolo pensano che nella difficolt\u00e0 dello studio ci sia un trucco a loro danno; vedono il signore compiere con scioltezza e con apparente facilit\u00e0 il lavoro che ai loro figli costa lacrime e sangue, e pensano ci sia un trucco. In una nuova situazione politica, queste quistioni diventeranno asprissime e occorrer\u00e0 resistere alla tendenza di rendere facile ci\u00f2 che non pu\u00f2 esserlo senza essere snaturato. Se si vorr\u00e0 creare un nuovo corpo di intellettuali, fino alle pi\u00f9 alte cime, da uno strato sociale che tradizionalmente non ha sviluppato le attitudini psico-fisiche adeguate, si dovranno superare difficolt\u00e0 inaudite.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>[<\/em>Quaderni dal Carcere<em>, 4 [XIII], 55]<\/em><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ANTONIO GRAMSCI Non si impara il latino e il greco per parlare queste lingue, per fare i camerieri o gli interpreti o che so io. Si imparano per conoscere la civilt\u00e0 dei due popoli, la cui vita si pone come base della cultura mondiale. La lingua latina o greca si impara secondo grammatica, un po\u2019 meccanicamente: ma c\u2019\u00e8 molta esagerazione nell\u2019accusa di meccanicit\u00e0 e aridit\u00e0. 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