{"id":15366,"date":"2016-02-25T00:49:15","date_gmt":"2016-02-25T00:49:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=15366"},"modified":"2016-02-25T00:49:15","modified_gmt":"2016-02-25T00:49:15","slug":"se-la-borghesia-italiana-si-scopre-euroscettica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=15366","title":{"rendered":"Se la borghesia italiana si scopre euroscettica"},"content":{"rendered":"<div id=\"stcpDiv\">\n<p><em>di<strong> PASQUALE CICALESE <\/strong>(<a href=\"http:\/\/www.marx21.it\/\">Associazione politico-culturale Marx XXI<\/a>)<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u201cSi possono inoltre gestire meglio quei crediti deteriorati (quasi un terzo del totale) che fanno capo a imprese in temporanea difficolt\u00e0 ma con concrete possibilit\u00e0 di rilancio, soprattutto con il rafforzamento della ripresa economica. \u00c8 essenziale a questo fine un adeguato coordinamento tra le banche finanziatrici, che preveda anche l\u2019intervento di operatori specializzati nelle ristrutturazioni aziendali\u201d.<\/em> (Governatore Banca d\u2019Italia Ignazio Visco<em>, Intervento ad Assiom Forex<\/em> &#8211; Torino 30 gennaio 2016)<br \/>\n<strong><br \/>\n<\/strong><em>\u201cGli industriali italiani non riuscirono a salvare il meccanismo della svalutazione. Ne presero atto e si dedicarono, nel decennio seguente l\u2019unione Monetaria,\u00a0 a salvare i propri capitali. Gli investimenti crollarono di fronte alla certezza del cambio forte. Lo sciopero fiscale raggiunse vette sempre pi\u00f9 elevate. Le imprese si indebitarono con le banche. I proventi delle esportazioni, per quanto possibile, furono lasciati all\u2019estero. Rest\u00f2 alle banche chiudere il credito, decretando la fine del 25% dell\u2019apparato industriale\u201d.\u00a0 <\/em>(Marcello de Cecco, <em>Deflazione, il male sottile<\/em>, Affari&amp;Finanza, 8 febbraio 2016)<strong><br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><br \/>\n<\/strong>Rimane ancora quel\u00a0 75% in vita, o in apnea, che dir si voglia. Per quanto? Nel Mezzogiorno non esiste pi\u00f9 industria, il pericolo riguarda la fascia adriatica, il nord est e le ex regioni rosse, anch\u2019esse a grosso rischio di ulteriore deindustrializzazione. Le crisi delle banche locali, da Cariferrara a Popolare Vicenza, da Banche Marche a Veneto Banca, sono il chiaro segno che l\u2019industrializzazione del Nord est centro \u00e8 ad un crocevia. Visco ritiene che possa essere salvata. I crediti deteriorati sono circa 360 miliardi, un terzo dunque sono 120.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 lo stock di capitale industriale a rischio, un ammontare pari allo stock di capitale delle ex imprese pubbliche dismesse negli anni novanta. Ci sono problemi di liquidit\u00e0, di sottocapitalizzazione, di cambi generazionali, di investimenti non fatti negli ultimi decenni, ma soprattutto, nello sfondo, c\u2019\u00e8 una crisi di domanda innescata dalle manovre finanziaria degli ultimi 5 anni e dalla restrizione creditizia delle banche, che potrebbe essere ancora pi\u00f9 dura con la nuova Unione Bancaria e le nuove regole di risoluzione bancarie, il cui primo assaggio lo abbiamo visto con le quattro banche locali.<\/p>\n<p>Questo stock di capitale industriale pu\u00f2 essere rilanciato in vari modi: cambio del proprietario, pi\u00f9 interessato a godersi la rendita dei profitti non reinvestiti (magari detenuti all\u2019estero), apporto di capitali da fondi specializzati, tipico modo anglosassone,\u00a0 trasformazione del debito bancario in capitale aziendale\u00a0 (molto in voga, anche se non si dice), vendita ad un industriale estero o rilancio con il titolare che magari ci mette parte del suo patrimonio personale e che, con il nuovo diritto fallimentare, ha chance di condurre l\u2019azienda fuori dalle secche.<\/p>\n<p>Ma occorre che ci si creda al rilancio, occorre la ripresa economica, occorre che le banche possano aumentare i prestiti. In una parola: occorre che il quadro muti profondamente, che il governo ponga fine alla crisi della domanda.<\/p>\n<p>Ma la soluzione di questi problemi cozza con il quadro normativo europeo: dal bail in alla proposta tedesca di diminuire lo stock di titoli di stato nelle banche italiane, dal Fiscal Compact ai pochi margini di flessibilit\u00e0 concessi (che non servono a niente), l\u2019Europa stritola qualsiasi possibilit\u00e0 di rilancio economico. Ecco dunque che incomincia a far presa un certo euroscetticismo nella classe dirigente italiana.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 i banchieri erano stati espliciti contro il bail in, ci si \u00e8 messa pure la banca centrale italiana, in Parlamento \u00e8 un fiorire di ordini del giorno per il rinvio o la sospensione delle regole europee dell\u2019Unione Bancaria, Renzi al Senato si scaglia contro il Fiscal Compact, che ha \u201cconseguenze disastrose per l\u2019Italia\u201d\u00a0 (parole sue..) e minaccia di porre il veto alla proposta tedesca di limitare l\u2019acquisto di titoli di stato alle banche italiane.<\/p>\n<p>Negli ultimi giorni si \u00e8 accodata anche Confindustria, il cui centro studi il 19 febbraio ha sfornato una nota sull\u2019unione bancaria tremendamente allarmata. In sostanza, le regole del bail in caso di crisi sistemica\u00a0 provocherebbero perdite immense: \u201c i contribuenti pagherebbero primo per la perdita di valore dei loro asset; secondo con la diminuzione del reddito; terzo, con la perdita di posti di lavoro; quarto, con l\u2019incremento della tassazione e\/o con il taglio delle spesa pubblica necessari a coprire il deficit pubblico causato dal peggioramento dell\u2019economia\u201d (<em>Confindustria, le nuove regole Ue sulle banche frenano l\u2019economia<\/em>, Il Sole 24 ore, 20 febbraio).<\/p>\n<p>Un assaggio di crisi sistemica si \u00e8 avuto con la risoluzione della quattro piccole banche, ma all\u2019ordine del giorno ci sono Mps, Popolare Vicenza, Veneto Banca e molti piccoli istituti di credito. Una stagnazione e\/o una nuova recessione economica manderebbe definitivamente all\u2019aria quel che rimane del sistema bancario e con esso il sistema industriale ancora in vita, data la natura bancocentrica dell\u2019economia italiana.<\/p>\n<p>Secondo il &#8220;Foglio&#8221; del 20 febbraio <em>(I quattro sponsor della battaglia italiana all\u2019Europa<\/em>) le mosse del premier italiano contro l\u2019Europa e la Germania avrebbero come sponsor esteri gli Usa e Putin, mentre a livello interno godrebbe dell\u2019appoggio del Quirinale, della Banca d\u2019Italia e delle strutture del Ministero dell\u2019economia. Nella battaglia contro il bail in si deve ora aggiungere, oltre all\u2019associazione dei banchieri, la stessa Confindustria.<\/p>\n<p>E\u2019 come se gran parte dell\u2019establishment italiano avesse rinnegato il suo sfegatato filo europeismo, ma questo cambio repentino di rotta si inquadra nella guerra tra capitali con la Germania. Dopo decenni di lotta clandestina, condotta con tatticismi vari, ora la lotta si fa esplicita. La guerra di classe condotta da Renzi contro il proletariato italiano non \u00e8 pi\u00f9 sufficiente, anzi \u00e8 orami palese che \u00e8 controproducente,\u00a0 occorre serrare le fila per far saltare in aria tutte le regole europee degli ultimi 8 anni di crisi.<\/p>\n<p>In ballo ci sono 120 miliardi di stock di capitale industriale che pu\u00f2 essere ancora salvato e la tenuta del sistema bancario, in assenza del quale crollerebbe definitivamente tutto l\u2019apparato industriale italiano. E\u2019 una guerra, non meno importante di quel che succede in Ucraina o in Medio Oriente. E come tutte le guerre ha morti, come ha certificato il 19 febbraio l\u2019Istat comunicando il record di decessi e la diminuzione dell\u2019aspettativa di vita in Italia, cosa che non succedeva dalla prima guerra mondiale.<\/p>\n<p>Fino a quando c\u2019era da bastonare il proletariato l\u2019Ue era ben accolta, si sono fatti e disfatti governi per questo. La borghesia italiana si illudeva che si sarebbe rafforzata, ma a ben leggere il Piano Werner era ben chiaro sin dagli anni settanta che il Nord Europa, vale a dire la Germania e i suoi satelliti, avevano in mente, con l\u2019accento verso la deflazione economica, a ridurre l\u2019Italia ad un paese deindustrializzato, dunque era chiaro sin da allora che la borghesia industriale italiana doveva cedere il passo ai concorrenti esteri.<\/p>\n<p>Ora siamo al dunque, i giochi si sono palesati. Si \u00e8 utilizzata l\u2019arma del debito pubblico nel 2011 con il contributo di quinte colonne interne, \u00e8 scomparso il 25% dell\u2019apparato industriale. Ora la nuova arma \u00e8 l\u2019Unione Bancaria e la proposta di far divieto alle banche italiane di detenere titoli di stato superiori al 25% del patrimonio, che innescherebbe al contempo crisi bancaria e da qui nuova crisi del debito pubblico. Se cos\u00ec fosse non rimarrebbe che poca cosa della struttura industriale. Tale scenario \u00e8 ben presente presso gran parte della classe dirigente italiana e non \u00e8 affatto digerita.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 vuol dire che l\u2019aristocrazia finanziaria italiana e buona parte della borghesia industriale non vuole cedere il passo, convinta di poter giocare ancora un ruolo nel mercato mondiale. Pensavano che con la deflazione salariale e la svalorizzazione del lavoro potessero farcela, ma ad un anno dal Jobs Act la produzione industriale \u00e8 cresciuta di appena l\u20191%. Certo, ci sono deficienze strutturali, ma ormai l\u2019Europa \u00e8 vista per quel che \u00e8, un\u2019area sotto il dominio della deflazione tedesca che con regole e regolette sta strozzando l\u2019economia italiana, oltretutto in un contesto di non uniformit\u00e0 dove vige la regola del pi\u00f9 forte e si adottano due pesi e due misure.<\/p>\n<p>Ora siamo alla fase conclusiva della guerra tra capitali che pu\u00f2 durare chiss\u00e0 quanto, in una guerra di logoramento che essiccherebbe qualsiasi possibilit\u00e0 di rilancio. Non c\u2019\u00e8 possibilit\u00e0 di riformare l\u2019Ue, forse un giorno la borghesia industriale, o quel che rimane, capir\u00e0 che per sopravvivere deve rovesciare il tavolo, vale a dire uscire dall\u2019eurozona. A quel punto i giochi potrebbero riaprirsi. Il prossimo obiettivo \u00e8 il rilancio di 120 miliardi di stock di capitale industriale. Entro pochi mesi sapremo se c\u2019\u00e8 possibilit\u00e0 che venga salvaguardato, e con esso centinaia di migliaia di posti di lavoro, altrimenti si soccomber\u00e0 e a quel punto il paese diverr\u00e0 la terra di nessuno. Sempre che non lo sia gi\u00e0.<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di PASQUALE CICALESE (Associazione politico-culturale Marx XXI) \u201cSi possono inoltre gestire meglio quei crediti deteriorati (quasi un terzo del totale) che fanno capo a imprese in temporanea difficolt\u00e0 ma con concrete possibilit\u00e0 di rilancio, soprattutto con il rafforzamento della ripresa economica. \u00c8 essenziale a questo fine un adeguato coordinamento tra le banche finanziatrici, che preveda anche l\u2019intervento di operatori specializzati nelle ristrutturazioni aziendali\u201d. (Governatore Banca d\u2019Italia Ignazio Visco, Intervento ad Assiom Forex &#8211; Torino 30&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[2,6],"tags":[4595,1059,369,3870,2816,4596,3239,4597,2619],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-3ZQ","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/15366"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=15366"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/15366\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=15366"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=15366"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=15366"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}