{"id":15437,"date":"2016-03-19T00:43:33","date_gmt":"2016-03-19T00:43:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=15437"},"modified":"2016-03-19T00:43:33","modified_gmt":"2016-03-19T00:43:33","slug":"martin-wolf-i-perdenti-sono-in-rivolta-contro-le-elite","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=15437","title":{"rendered":"La rivolta dei &quot;perdenti&quot; contro le \u00e9lite"},"content":{"rendered":"<p><em>di <strong>ALESSANDRO VISALLI<\/strong> (<a href=\"http:\/\/tempofertile.blogspot.it\/2016\/03\/martin-wolf-i-perdenti-sono-in-rivolta.html\">Tempo Fertile<\/a>)<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un doloroso articolo di Martin Wolf cerca di riportare i lettori del <em>Financial Times<\/em> ad uno sguardo pi\u00f9 realistico sul mondo. L\u2019articolo, come molti dell\u2019influente giornalista economico, \u00e8 caratterizzato da una specifica posizione di parlante: membro di una \u00e9lite che si sente \u201cilluminata\u201d parla per essa (nella tragica consapevolezza che molta \u201cluce\u201d non ci sia). Ci\u00f2 che ricorda \u00e8 molto semplice, l\u2019aristocratica divisione del mondo in \u201cvincenti\u201d (noi) e \u201cperdenti\u201d (gli altri) si scontra con una semplice, indefettibile, realt\u00e0: <em>loro sono molti di pi\u00f9. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma ci\u00f2 \u00e8 in qualche modo necessario, perch\u00e9 altrimenti \u201c<em>noi<\/em>\u201d non avremmo tutto questo potere, tutta questa ricchezza. Il punto \u00e8 che in democrazia il fatto che \u201c<em>loro<\/em>\u201d sono di pi\u00f9, questa vecchia realt\u00e0 che tutti i riti del mondo, tutti i monumenti, tutte le tecniche, hanno sempre cercato di esorcizzare e mettere a frutto per consentire l\u2019accumulazione, significa che <em>hanno anche pi\u00f9 voti<\/em>. Ne hanno, cio\u00e8, \u201c<em>troppi<\/em>\u201d. S\u00ec, Martin Wolf scrive cos\u00ec: \u201c<em>i perdenti hanno voti, troppi. Questo \u00e8 ci\u00f2 che significa la democrazia<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma aggiunge \u201ce giustamente\u201d. Ora, cosa succede nella civile America, nella civile Inghilterra (ma anche Francia, Spagna, Portogallo, Grecia, Polonia)? Che i \u201cperdenti\u201d si sentono presi in giro ed umiliati e voteranno per Donald Trump. O per Marine Le Pen, o Nigel Farage.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In particolare quali sono questi \u201cperdenti\u201d cos\u00ec pericolosi, perch\u00e9 cos\u00ec umiliati, cos\u00ec offesi? Sono quella che Wolf chiama \u201c<em>la classe operaia nativa<\/em>\u201d, cio\u00e8 l\u2019insieme dei lavoratori dei servizi, del terzo settore, gli autonomi e precari, pi\u00f9 o meno discendenti, gli ormai pochi lavoratori delle industrie, spezzettati e abbandonati, che nel loro insieme si sentono sedotti da un mix potente di \u201cnazionalismo\u201d della destra, di \u201cstatalismo\u201d della sinistra e \u201cautoritarismo\u201d. Questa ricetta ha naturalmente il sapore di un\u00a0sinistro\u00a0gi\u00e0 visto: ricorda molto concretamente il populismo degli anni trenta (come l\u2019autore infatti sottolineer\u00e0).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi \u201ctroppi\u201d, questi \u201csconfitti\u201d, sembrano in sostanza aver capito finalmente <em>chi<\/em> li ha colpiti, e quindi \u201crifiutano le \u00e9lite che dominano la vita economica e culturale dei loro paesi\u201d; sono arrabbiati con quelli che si riuniscono ogni tanto a Davos\u00a0al <em>Forum economico mondiale<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma cosa pu\u00f2 succedere se il 90% si accorge che il gioco \u00e8 truccato a suo sfavore? Wolf ne \u00e8 sicuro: \u201c<em>Le potenziali conseguenze sono spaventose.\u00a0Le \u00e9lite hanno bisogno di produrre delle risposte intelligenti. Potrebbe gi\u00e0 essere troppo tardi per farlo<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fino ad ora, infatti, quelle di destra hanno proposto solo tassi bassi alle imposte marginali (che le riguardano), hanno chiesto di potenziale l\u2019immigrazione (perch\u00e9 favorisce la competizione salariale e dunque il capitale, che \u00e8 il loro), di spingere la globalizzazione (per la stessa ragione) di restringere il welfare, deregolamentare i mercati del lavoro, di massimizzare il valore per gli azionisti. Questa \u00e8 la ricetta della lotta di classe condotta dal capitale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E quelle di sinistra? La lista di Wolf \u00e8 presto fatta: immigrazione \u201cliberale\u201d, multiculturalismo, secolarismo, diritti individuali e relative uguaglianze. Un programma complementare. I \u201clibertari\u201d sono in linea con entrambi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutte le \u00e9lite, insomma, hanno abbandonato da molto tempo, seguendo la spinta di un concreto interesse o di un comodo cosmopolitismo che segue l\u2019onda, quelle che Wolf chiama \u201cle lealt\u00e0 nazionali e le [relative] preoccupazioni\u201d. Loro fanno ormai parte di \u201cuna super-elite globale\u201d e delle nazioni se ne infischiano, come della democrazia nazionale\u00a0(se lo dice \u201cl\u2019illuminato\u201d Martin possiamo crederci, lui ne fa parte da sempre).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora per\u00f2 \u201cla gente comune\u201d, in particolare quella \u201cnativa\u201d (ovvero non quella emigrata, trasferita, senza radici e comunque mobile) \u00e8 \u201c<em>alienata<\/em>\u201d. Che strana parola in bocca ad un liberale, ed all\u2019autore di <em>Perch\u00e9 la globalizzazione funziona<\/em>, il libro del 2004 in cui inneggiava alla pace ed alla democrazia portata dai commerci, alla \u201cmagia del mercato\u201d e indicava come errori quelle paure che oggi riconosce potenti e fondate. Certo anche allora la chiusa era interessante: \u201c<em>sar\u00e0 necessario attuare dei cambiamenti a livello globale, anche per quanto riguarda il ruolo del settore privato nelle crisi finanziarie. Non possiamo permetterci un\u2019altra serie di crisi di queste dimensioni e dobbiamo agire immediatamente<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono passati undici anni, dopo tre la temuta crisi \u00e8 puntualmente arrivata e dopo altri otto non \u00e8 ancora andata via. Ed oggi vediamo, inizia persino a farlo Martin, che \u201c<em>la globalizzazione non funziona<\/em>\u201d. O meglio, funziona benissimo, ma solo per pochi \u201cvincenti\u201d. Peccato che i \u201cperdenti\u201d siano \u201ctroppi\u201d. <em>Tanti da non poter andare avanti in questo modo conservando la democrazia<\/em>. Viene il momento in cui bisogner\u00e0 scegliere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Essi, infatti, \u201cnon condividono equamente i guadagni.\u00a0Si sentono usati e abusati.\u00a0Dopo la crisi finanziaria e la lenta ripresa del tenore di vita, vedono le \u00e9lite come incompetenti e predatori.\u00a0La sorpresa non \u00e8 che molti sono arrabbiati, ma che tanti non lo sono\u201d. La situazione \u00e8 semplice, la descrive Branko Milanovic\u00a0, quando ricorda che la maggior parte della popolazione nei paesi ad alto reddito \u00e8 rimasta fuori dalla crescita. Il fatto \u00e8 chiamato \u201cindiscutibile\u201d, la spiegazione complessa: \u201cuna miscela di innovazione tecnologica, commercio liberale [ovvero globalizzazione], cambiamenti nella corporate governance e liberalizzazione finanziaria\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il terzo fattore illustrato \u00e8 che la quota di immigrati nella popolazione\u00a0\u00e8 salita bruscamente danneggiando la grande massa della popolazione, ma indubbiamente beneficiando \u201cquelli in alto\u201d. Faceva parte del programma politico sia della destra sia della sinistra. <em>E continua a farne parte<\/em>. Pu\u00f2 stupire in questa situazione che \u201cla sinistra rispettabile\u201d (ovviamente dal Financial Times e dai salotti buoni, dagli \u201cilluminati\u201d) \u201cha perso il sostegno delle classi lavoratrici\u201d? In particolare negli USA? O che la \u201cdestra rispettabile\u201d sia sulla stessa strada? Tagli fiscali, globalizzazione e deregolamentazione non vanno a vantaggio del lavoratore medio Wasp.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Del resto chi ha successo, come Trump, non \u00e8 ormai pi\u00f9 \u201cun vero conservatore\u201d, ma \u00e8 un populista che riesce a mettere insieme la ricetta del nazionalismo spaventato e difensivo, dello statalismo protettivo e dell\u2019autoritarismo. In pratica ci\u00f2 significa essere protezionista nel commercio, ostile alle immigrazioni, sospettoso e irato con la finanza. Gente come Trump e Le Pen parla agli arrabbiati e gli ricorda che comunque il bene pi\u00f9 prezioso che gli rimane, dopo che tutti i treni sono passati (e il sogno con essi), \u00e8 la loro cittadinanza. Che non si pu\u00f2 condividere con troppi estranei. \u00c8 un messaggio semplice e potente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora Martin Wolf, dal suo punto, la vede in modo molto chiaro: \u201ci populisti nazionalisti non devono vincere.\u00a0Sappiamo come \u00e8 la storia: finisce molto male\u201d. Se poi finisce male negli USA \u201cil risultato potrebbe essere catastrofico\u201d. Insomma, il <em>Financial Times<\/em> chiama la destra a votare per Clinton.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma la cosa va ben oltre le elezioni presidenziali. \u00c8 un avvertimento per le \u00e8lite: si prendono grossi rischi \u201ca coltivare la rabbia popolare\u201d, seguendo politiche per garantirsi meno tasse, aumentare l&#8217;immigrazione e indebolire la regolamentazione.\u00a0Anche quelle di sinistra rischiano \u201ca sacrificare gli interessi e i valori di una massa di cittadini che lotta promuovendo il relativismo culturale e un controllo delle frontiere lassista\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fino a che i paesi occidentali saranno democrazie (e qui cade un punto), disprezzare le preoccupazioni dei molti, dei \u201ctroppi\u201d, significher\u00e0 seminare vento. Negli Stati Uniti si sta raccogliendo la tempesta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ALESSANDRO VISALLI (Tempo Fertile) Un doloroso articolo di Martin Wolf cerca di riportare i lettori del Financial Times ad uno sguardo pi\u00f9 realistico sul mondo. L\u2019articolo, come molti dell\u2019influente giornalista economico, \u00e8 caratterizzato da una specifica posizione di parlante: membro di una \u00e9lite che si sente \u201cilluminata\u201d parla per essa (nella tragica consapevolezza che molta \u201cluce\u201d non ci sia). 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