{"id":15456,"date":"2016-03-09T00:05:37","date_gmt":"2016-03-09T00:05:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=15456"},"modified":"2016-03-09T00:05:37","modified_gmt":"2016-03-09T00:05:37","slug":"ipse-dixit-indovina-chi-1a-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=15456","title":{"rendered":"Ipse dixit. Indovina chi&#8230; (1a parte)"},"content":{"rendered":"<p align=\"JUSTIFY\"><em>di <strong>DAVIDE PARASCANDOLO<\/strong> (ARS Abruzzo)<\/em><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">A dispetto del titolo apparentemente giocoso, la questione \u00e8 terribilmente seria. Qualcuno infatti, e stiamo parlando di voci autorevoli della nostra storia repubblicana, gi\u00e0 molti decenni orsono ci mise in guardia da quel che oggi si sta concretizzando sotto i nostri occhi. I passi che di seguito saranno riportati potrebbero disorientare alcune sensibilit\u00e0 legate ad una certa cultura politica, proprio in considerazione di coloro che li enunciarono. Ma la storia deve essere conosciuta, ed essa rivela un passato animato da statisti pienamente coscienti del valore della sovranit\u00e0. Alla luce di quanto sta accadendo oggi, certamente impressiona la lucidissima consapevolezza storica di quegli uomini, a maggior ragione se paragonata a quella di coloro che dovrebbero esserne oggi considerati politicamente gli eredi.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\"> Cominciamo da qui. Era il 30 novembre 1948, l\u2019Italia sarebbe entrata di l\u00ec a poco nell\u2019alleanza atlantica e il socialista Pietro Nenni presentava alla Camera una mozione contro la partecipazione italiana ai patti militari in formazione. Durante il dibattito che segu\u00ec, egli si scagli\u00f2 con queste parole contro i progetti di federazione europea e di Patto atlantico:<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"> <span style=\"font-size: medium;\">\u2026che ognuno si assuma le sue responsabilit\u00e0 senza voti platonici, senza evasioni sul giardino d\u2019infanzia delle illusioni federaliste\u2026 Apriamo una carta geografica. Onorevoli colleghi, cosa \u00e8 l\u2019Unione europea di cui parlano Churchill, De Gasperi e purtroppo anche L\u00e9on Blum? \u00c8 la Germania alla testa dell\u2019Europa\u2026 Onorevole Sforza, noi saremo isolati, e nel modo pi\u00f9 completo, il giorno in cui saremo o nel Patto di Bruxelles, o nel Patto atlantico, o in quello mediterraneo, o nell\u2019Unione europea; allora saremo isolati, e non oggi, che conserviamo una certa possibilit\u00e0 di manovra. Quando avrete concluso l\u2019alleanza, forse qualcuno ripeter\u00e0 col Di Robilant del 1887: \u00abAdesso l\u2019Italia \u00e8 in una botte di ferro\u00bb. E non saremo, onorevoli colleghi, in una botte di ferro, saremo il vaso di creta che viaggia con i vasi di ferro: e non v\u2019\u00e8 bisogno di molta sapienza per sapere qual \u00e8 il destino del vaso di coccio in compagnia dei vasi di ferro.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"> <span style=\"font-size: large;\">E ancora, concludendo il suo intervento, continu\u00f2 ad attaccare con decisione<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"> <span style=\"font-size: medium;\">le illusioni federalistiche, che dovrebbero servire per portare la discussione nella stratosfera delle utopie. Il federalismo non \u00e8 purtroppo una soluzione ma una evasione. \u00c8 una fuga nell\u2019astratto\u2026 Dobbiamo perci\u00f2 avere il coraggio di prendere le nostre decisioni senza evadere dal reale nell\u2019irreale. La decisione che noi proponiamo \u00e8 di organizzare il Paese in libera democrazia autonoma\u2026; creare le premesse di una possibile neutralit\u00e0 non assumendo impegni internazionali di carattere politico e soprattutto militare; mantenere relazioni amichevoli con tutti i Paesi dell\u2019Europa e del mondo; intensificare gli scambi e i traffici con l\u2019Ovest e con l\u2019Est, col Nord e col Sud. Ci\u00f2 non sarebbe l\u2019isolamento dell\u2019Italia ma il suo contrario<\/span><sup><span style=\"font-size: medium;\">1<\/span><\/sup><span style=\"font-size: medium;\">.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"> <span style=\"font-size: large;\">I socialisti, come si evince da queste parole, guardavano dunque con sospetto non soltanto l\u2019adesione al Patto atlantico, ma anche ogni ipotesi di sviluppo federativo europeo. In altri termini, per loro l\u2019Unione europea che veniva allora prefigurata non era altro che un velo dietro al quale si celava l\u2019inesorabile colonizzazione dell\u2019Italia. La politica da essi propugnata era pertanto fermamente ancorata al principio della difesa dell\u2019interesse nazionale, ossia una politica libera da impegni internazionali di carattere politico e militare. Un elemento sul quale riflettere attentamente \u00e8 quindi il seguente: nella visione fatta propria dal partito, la preservazione dell\u2019interesse nazionale non appariva in alcun modo in contrasto con i principi internazionalisti del socialismo, in quanto<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"> <span style=\"font-size: medium;\">l\u2019internazionalismo proletario \u2013 affermava Lelio Basso \u2013 non rinnega il sentimento nazionale, non rinnega la storia, ma vuol creare le condizioni che permettano alle nazioni di vivere pacificamente insieme<\/span><sup><span style=\"font-size: medium;\">2<\/span><\/sup><span style=\"font-size: medium;\">.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"> <span style=\"font-size: large;\">Questo legame tra Patto atlantico, progetto federativo europeo e perdita dell\u2019indipendenza nazionale venne ulteriormente ribadito e sottolineato nel corso del dibattito che si svolse alla Camera dall\u201911 al 18 marzo del 1949. Polemizzando sulla definizione dell\u2019Italia come Paese \u201catlantico\u201d, Nenni stigmatizzava ironicamente il concetto con queste parole:<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"> <span style=\"font-size: medium;\">Si \u00e8 scoperto che l\u2019Italia \u00e8 un Paese atlantico perch\u00e9 confina con la Francia, la quale ha una larga finestra aperta sull\u2019Atlantico. Alla stessa guisa si potr\u00e0 sostenere domani che l\u2019Austria \u00e8 un Paese atlantico perch\u00e9 confina con l\u2019Italia, che a sua volta confina con la Francia. E in tale guisa si potr\u00e0 fare il giro del mondo e battezzare atlantico tutto il mondo, mandando al diavolo le pi\u00f9 elementari nozioni della geografia e della storia<\/span><sup><span style=\"font-size: medium;\">3<\/span><\/sup><span style=\"font-size: medium;\">.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"> <span style=\"font-size: large;\">Egli avrebbe poi ribadito con veemenza il pericolo che si profilava dietro le scelte che il governo stava allora avallando, ossia l\u2019irrimediabile perdita di porzioni vitali della nostra indipendenza nazionale. In un intervento di elevatissima statura morale, Lelio Basso volle pertanto prendere posizione contro la necessit\u00e0 in quel frangente ritenuta imprescindibile di un\u2019unione dei Paesi occidentali, rinsaldata attorno alla guida egemonica degli Stati Uniti in nome di una supposta quanto ipocrita formula della difesa della civilt\u00e0 occidentale. Dure ma inequivocabili le sue parole:<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"> <span style=\"font-size: medium;\">Desidero anzi elevare da qui con tutta la massima energia la mia indignata protesta contro l\u2019uso e l\u2019abuso che si fa di questa parola \u00abcivilt\u00e0\u00bb, adoperata da una classe che ha veramente rivelato il suo volto barbarico e incivile, una classe che non riesce a vivere se non gettando periodicamente il mondo nella guerra, una classe che non riesce a vivere se non provocando la miseria e la morte di decine di milioni di uomini, una classe che non riesce pi\u00f9 a reggere civilmente le sorti del mondo<\/span><sup><span style=\"font-size: medium;\">4<\/span><\/sup><span style=\"font-size: medium;\">&#8230; .<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"> <span style=\"font-size: large;\">Crediamo sia superfluo aggiungere commenti a margine. Stiamo parlando di uomini che hanno illuminato la nostra storia repubblicana ai suoi albori e che oggi sono colpevolmente ignorati.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">\n<p align=\"CENTER\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><b>Note<\/b><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><sup>1<\/sup> Dal dibattito sulla mozione presentata alla Camera dei Deputati da Pietro Nenni (Psi) in data 30 novembre 1948, tratto dai resoconti stenografici consultabili sul sito ufficiale della Camera all\u2019indirizzo:<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><a href=\"http:\/\/legislature.camera.it\/_dati\/leg01\/lavori\/stenografici\/sed0143\/sed0143.pdf\"><span style=\"color: #0000ff;\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><u>http:\/\/legislature.camera.it\/_dati\/leg01\/lavori\/stenografici\/sed0143\/sed0143.pdf<\/u><\/span><\/span><\/a><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><sup>2 <\/sup>Da un intervento di Basso nel corso del dibattito sulla ratifica dello Statuto del Consiglio d\u2019Europa e dell\u2019Accordo relativo alla creazione della Commissione preparatoria del Consiglio d\u2019Europa (firmati a Londra il 5 luglio 1949). In D. Ardia, <i>Il Partito socialista e il Patto atlantico<\/i>, Franco Angeli, Milano, 1976, p. 204.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><sup>3<\/sup> I momenti salienti del dibattito sono riportati nel volume di L. Cortesi \u2013 A. Liberti, <i>1949: il trauma della NATO<\/i>, Edizioni Cultura della Pace, San Domenico di Fiesole, 1989. Il passo \u00e8 citato a p. 57.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><sup>4<\/sup> <i>Ibidem<\/i>, pp. 138-139.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di DAVIDE PARASCANDOLO (ARS Abruzzo) A dispetto del titolo apparentemente giocoso, la questione \u00e8 terribilmente seria. Qualcuno infatti, e stiamo parlando di voci autorevoli della nostra storia repubblicana, gi\u00e0 molti decenni orsono ci mise in guardia da quel che oggi si sta concretizzando sotto i nostri occhi. 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