{"id":15481,"date":"2016-03-11T12:00:18","date_gmt":"2016-03-11T12:00:18","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=15481"},"modified":"2016-03-11T12:00:18","modified_gmt":"2016-03-11T12:00:18","slug":"i-principi-dellistruzione-secondo-i-nostri-padri-ii","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=15481","title":{"rendered":"I principi dell\u2019istruzione secondo i nostri Padri (II)"},"content":{"rendered":"<p class=\"costtestocxspprimo\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt;text-align: justify\"><span style=\"font-size: 13.5pt;font-family: 'Arial','sans-serif';color: black\">di <strong>DAVIDE VISIGALLI<\/strong>\u00a0(ARS Liguria)<\/span><\/p>\n<p class=\"costtestocxspprimo\" style=\"margin: 0cm 0cm 0.0001pt;text-align: justify\">(Seconda Parte)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nella prima parte ci siamo occupati dell\u2019articolo 34, qui ci occuperemo del 33 e dei suoi fondamentali principi:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Art 33<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>L&#8217;arte e la scienza sono libere e libero ne \u00e8 l&#8217;insegnamento.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>La Repubblica detta le norme generali sull&#8217;istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parit\u00e0, deve assicurare ad esse piena libert\u00e0 e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>\u00c8 prescritto un esame di Stato per l&#8217;ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l&#8217;abilitazione all&#8217;esercizio professionale.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Le istituzioni di alta cultura, universit\u00e0 ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong><em>\u00a0<\/em><\/strong>Questo articolo affronta tre grandi tematiche: la libert\u00e0 della scienza e dell\u2019insegnamento, il rapporto tra scuola pubblica e privata e l\u2019autonomia universitaria. Anche qui, il confronto con le argomentazioni dell\u2019attuale classe dirigente \u00e8 umiliante.\u00a0Subito si discute sul concetto di libert\u00e0 e le problematiche che ne potrebbero derivare:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Lucifero: l&#8217;unica anarchia che ammette \u00e8 quella nel campo della scienza, la quale per affermarsi e svilupparsi ha bisogno di un&#8217;assoluta libert\u00e0.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>La Pira: [&#8230;]Ed infine il pluralismo culturale, il quale afferma quel principio della libert\u00e0 di insegnamento e della libert\u00e0 della scuola, e quindi quella gara nella costruzione del mondo culturale che \u00e8 essenziale per la rinascita del nostro Paese. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Bianchini: Noi crediamo, infatti, che <u>la parola libert\u00e0 abbia in s\u00e9 immanente il concetto di autolimite<\/u> e, quindi, dicendo libert\u00e0, proprio per reverenza che abbiamo per questa parola, vogliamo che le venga conservato esatto il suo significato. Non dobbiamo cercare i motivi che ci dividono, ma quelli che ci uniscono, per un bene che ci \u00e8 comune.<\/em><em>\u00a0 <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Bianchi: <\/em><em>\u00a0La libert\u00e0 \u00e8 seriet\u00e0 di vita e di insegnamento, sincerit\u00e0 di propositi e di azione. In altri termini <u>la libert\u00e0 \u00e8 l&#8217;affermazione di una personalit\u00e0, non \u00e8 la corsa ai diplomi<\/u>, ai titoli, come \u00e8 stato fatto dal 1939 ad oggi.\u00a0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Binni: [&#8230;]dare al numero maggiore possibile di persone il possesso di cognizioni, ma insieme dare ad esse la possibilit\u00e0 e la consapevolezza della loro destinazione umana.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Questo punto della libert\u00e0 d&#8217;insegnamento \u00e8 uno di quei punti e di quei princip\u00ee in <u>cui la grande parola \u00ablibert\u00e0\u00bb \u00e8 suscettibile di troppe diverse determinazioni<\/u>. Pu\u00f2 essere qualche volta perfino, come si dice in certi stili,<\/em><em>\u00a0<\/em><em>nisi mendacium, non altro che menzogna, pu\u00f2 essere un tranello, pu\u00f2 essere pericoloso tranello. Evidentemente proprio su questo punto si pu\u00f2 spiegare il contrasto e vorremmo dire che non ci si dolga se, in casi di tanta importanza, si verr\u00e0 a svolgere un contrasto nei suoi veri termini, specialmente di fronte ad una societ\u00e0 come quella italiana, in cui troppo spesso l&#8217;uso tendenzioso e antitetico delle stesse parole ha generato una strana confusione.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Gli interventi seguenti parlano di due tipi diversi di libert\u00e0: la libert\u00e0 <u>della<\/u> scuola contrapposta alla libert\u00e0 <u>nella<\/u> scuola:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Mancini fa rilevare la differenza esistente tra libert\u00e0 \u00abdella scuola\u00bb e libert\u00e0 \u00abnella scuola\u00bb.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Bernini: Lo spettro del fascismo \u00e8 ancora presente, e poich\u00e9 il fascismo aveva tutto attribuito allo Stato, cos\u00ec, per una reazione naturale, ma eccessiva, ora si tende a togliere tutto allo Stato, in nome del diritto di libert\u00e0. <u>Non si pensa abbastanza che oggi lo Stato non \u00e8 pi\u00f9 lo Stato fascista, ma \u00e8 lo Stato democratico<\/u>. E per di pi\u00f9 c&#8217;\u00e8 un&#8217;altra ragione: si confonde lo Stato con la burocrazia. Confluiscono insieme al municipalismo parecchie correnti politicamente inquiete: l&#8217;individualismo romantico, il razionalismo religioso e il cattolicismo liberale dell&#8217;800 francese, il liberalismo astratto e, pi\u00f9 recente, il sindacalismo soreliano e il nazionalismo. Sicuro, anche il nazionalismo \u2014 che noi vedemmo qui nella sua attivit\u00e0 pratica, statalista e burocratica \u2014 il nazionalismo francese di<\/em><em>\u00a0<\/em><em>Barr\u00e9s<\/em><em>\u00a0<\/em><em>e di<\/em><em>\u00a0<\/em><em>Maurras, fu antistatale, regionalista e decentratore.<\/em><em>\u00a0<\/em><em>Barr\u00e9s<\/em><em>\u00a0<\/em><em>chiam\u00f2 il re presidente delle Repubbliche francesi.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Ma sopratutto si accordano in questo \u2014 chi l&#8217;avrebbe detto? \u2014 le due grandi correnti regionaliste e autonomiste del nostro Risorgimento, figlie di pensiero avverso e inconciliabile quanto altri mai, la repubblicana e la cattolica, sconfitte entrambe dall&#8217;unitarismo di Cavour, nel 1861. Da una parte, Rosmini e Gioberti; dall&#8217;altra, Ferrari e Cattaneo.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em><u>La stessa riforma Gentile del 1923 \u00e8 una riforma di tipo democratico e liberale: \u00e8 figlia di uno spirito di libert\u00e0.<\/u><\/em><em> L&#8217;ha detto altra volta il nostro collega onorevole Preti. Si stupir\u00e0 di tale affermazione solo chi pensi al Gentile di poi, apologeta e teorico del fascismo, ma ignori che <u>la Riforma Gentile fu il risultato di una lunga elaborazione anteriore, di carattere liberale. Il fascismo, se mai, sciup\u00f2, al solito, un principio giusto e nuovo.<\/u> Ed \u00e8 tanto vero ci\u00f2, che la riforma fu, dopo, attenuata e snaturata, finch\u00e9 fu poi soppressa. Cos\u00ec, per noi socialisti, che non ci vergogniamo di essere eredi della civilt\u00e0 liberale e democratica in tutto ci\u00f2 che essa ha di vitale, il diritto della famiglia e il diritto dello Stato si limitano a vicenda, perch\u00e9 ambedue sono limitati dal diritto del fanciullo. oprattutto il <u>pensiero e la formula di Filippo Turati, del nostro Turati, il quale contrapponeva alla formula equivoca di \u00ablibert\u00e0 della scuola\u00bb l&#8217;altra formula di \u00ablibert\u00e0 nella scuola\u00bb, cio\u00e8 duplice libert\u00e0, sia da parte del maestro sia da parte del discepolo.<\/u> E vi \u00e8 anche la vecchia formula che ci deriva dai secoli:<\/em><em>\u00a0res sacra puer, cio\u00e8 il fanciullo \u00e8 cosa sacra. <u>Noi adotteremo quindi la formula della libert\u00e0 nella scuola<\/u>. Secondo e ultimo punto per noi essenziale \u00e8 che il solo Stato conferisca i titoli legali di studio. Noi per\u00f2 affermiamo, e lo affermiamo per conoscenza diretta, che l&#8217;odierna spaventevole inflazione dei diplomati e dei laureati si deve in gran parte all&#8217;incauto sistema delle parificazioni instaurate dal fascismo e dal cosiddetto esame di Stato della carta della scuola Bottai, per cui gli esami si fanno, non pi\u00f9 dinanzi ad una Commissione di Stato unica, ma nell&#8217;interno dei singoli istituti. <\/em><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Qui sopra il Bernini, oltre a sviscerare la definizione di libert\u00e0 scolastica, sottolinea la differenza tra lo Stato totalitario fascista e quello democratico repubblicano pur ammettendo che la riforma scolastica scritta da Gentile sotto la dittatura non fu dettata sotto l\u2019ideologia del momento storico ma fu frutto di elaborazioni e discussioni antecedenti. Ho voluto riportare quest\u2019ultimo punto per sottolineare come durante la Costituente sia stato fatto un enorme lavoro di analisi dei principi che dovevano disciplinare la neonata Repubblica senza farsi soggiogare da facili preconcetti derivanti dalla vittoria e dal momento storico. Quegli uomini,pur avendo appena combattuto contro il fascismo, entrarono nel merito di ogni singola legge senza covare sentimenti di vendetta o distruzione del recente passato. Anche qui sta la loro grandezza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Emblematico \u00e8 poi il commento che il Bernini lascia sul pensiero di Einaudi, economista liberista che prendeva parte ai lavori:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Ma al nostro illustre collega onorevole Einaudi \u00e8 attribuita nei verbali della seconda Sottocommissione una frase che merita d&#8217;essere chiarita. Egli si dichiara favorevole a dare ampio potere legislativo alla regione, non solo per l&#8217;istruzione elementare, ma anche per l&#8217;istruzione media e universitaria, in quello che \u00e8 ora l&#8217;articolo 109 del progetto, che attribuisce alla regione potere legislativo in armonia con la Costituzione e con i princip\u00ee generali, \u00abperch\u00e9 non vede quali pericoli all&#8217;istruzione elementare potrebbero derivare dal togliere l&#8217;ingerenza in questa materia allo Stato, che finora non ha fatto altro che male\u00bb.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em><u>Io temo che l&#8217;illustre economista, il quale ha parola di ampia lode e stima per gli insegnanti, sia tratto a vedere nella scuola una impresa puramente economica.<\/u><\/em><em> Certo, lo Stato non \u00e8 cos\u00ec abile amministratore come certi gestori di scuole private, ma non \u00e8 con tale misura che conviene misurarne l&#8217;opera. (Approvazioni<\/em><em>\u00a0<\/em><em>\u2014<\/em><em>\u00a0<\/em><em>Applausi a sinistra).<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Poi inizia la lunga diatriba, tra democristiani, socialisti e comunisti (capeggiati da Moro e Marchesi), sulla parit\u00e0 scolastica tra scuola pubblica e privata, (visto la lunghezza della discussione durata innumerevoli sedute, riporto solo i concetti interessanti a favore della scuola pubblica, ovviamente \u00e8 una visione di parte, il lettore che volesse approfondire in maniera autonoma pu\u00f2 andare<a href=\"http:\/\/www.nascitacostituzione.it\/02p1\/02t2\/034\/index.htm\"> qui<\/a>):<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Cevolotto<\/em><em>\u00a0<\/em><em>fa presente che, anche chiarito che il comma si riferisce soltanto alla scuola privata parificata, resta il fatto che quando si dice: \u00abagli alunni di essa \u00e8 conferita eguaglianza di trattamento con quelli delle scuole dello Stato\u00bb, ci\u00f2 significa anche uguaglianza di trattamento dal punto di vista economico. Ora egli ritiene che, essendosi stabilito che vi \u00e8 un diritto da parte del singolo di essere aiutato per compiere gli studi se dimostri particolari meriti, <u>lo Stato debba dare sussidi, agevolazioni e borse di studio soltanto a quegli alunni che frequentano le scuole pubbliche.<\/u><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Marchesi richiama l&#8217;attenzione dei colleghi sul fatto che, votando l&#8217;aggiunta dell&#8217;onorevole Moro, si verrebbe a creare un&#8217;enorme e ingiustificata disparit\u00e0 tra scuola privata e scuola pubblica, a tutto vantaggio della prima.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Naturalmente gli alunni tendono ad affluire verso la scuola privata che possono presumere assai meno severa e che permette loro di fruire nello stesso tempo del pubblico denaro.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Mazzei: Ma non si pu\u00f2 stabilire un diritto per gli alunni delle scuole non statali a fruire delle borse di studio istituite dallo Stato. In fondo, la scuola non statale \u00e8 un&#8217;impresa economica privata che ha lo scopo di gestire un istituto di istruzione. Ora, l&#8217;istruzione dei cittadini \u00e8 un precipuo interesse pubblico e in considerazione di ci\u00f2 lo Stato pu\u00f2 trovare utile ed opportuno di accordare dei benefici anche a scuole private o agli allievi di scuole private. Ma una cosa \u00e8 che possa farlo e lo faccia quando lo ritiene utile ed opportuno, altro \u00e8 che sia tenuto, giuridicamente e costituzionalmente, a farlo, cosa questa evidentemente inammissibile.<\/em><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Marchesi: Ripeto ancora una volta, colleghi democristiani: <u>la scuola pubblica nazionale non pu\u00f2 e non deve essere considerata come un lazzaretto per gli appestati<\/u>. Anche i figli delle famiglie cattoliche possono entrare l\u00e0 dentro, come vi entrano in gran numero, senza che abbiano a riceverne danno.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Bernini: Si dice che le provvidenze vanno agli alunni, ma, onorevole Moro, di fatto, le provvidenze vanno alle scuole. (Commenti).<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Eppoi, come \u00e8 stato detto con molta acutezza dall&#8217;onorevole Marchesi, quanto pi\u00f9 le scuole private avranno la possibilit\u00e0 di avere alunni i quali beneficino di queste provvidenze, tanto pi\u00f9 saranno indotte, per quanto possono, a largheggiare nella valutazione degli alunni stessi. (Commenti al centro).<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Mazzei: Lo Stato, pu\u00f2, se crede, concedere di volta in volta provvidenze, ma non vi deve essere tenuto giuridicamente e costituzionalmente.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Marchesi: <u>La scuola, a suo avviso, non \u00e8 confessionale, non \u00e8 filosofica, non \u00e8 dogmatica, perch\u00e9 in essa deve essere ammesso qualunque principio<\/u>, qualunque metodo di insegnamento, purch\u00e9 non contravvenga ai princip\u00ee elementari e fondamentali dell&#8217;educazione.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em><u>Lo Stato pu\u00f2 riconoscere l&#8217;utilit\u00e0 della scuola privata, ma non pu\u00f2 riconoscerne la necessit\u00e0<\/u><\/em><em>, perch\u00e9 ci\u00f2 facendo verrebbe a riconoscere la propria insufficienza a provvedere ai bisogni dell&#8217;educazione nazionale. Ad affermare isolatamente in una posizione privilegiata, questa funzione scolastica dello Stato, egli \u00e8 indotto da due correnti che gli sembrano minacciose in quanto tendono alla smobilitazione della scuola pubblica o ad ogni modo alla sua attenuazione; la corrente autonomistica e quella cattolica, la quale ultima \u00e8 diretta a fare della scuola privata confessionale la scuola di fiducia delle famiglie italiane.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Per quanto riguarda la corrente autonomistica, osserva che vi sono taluni che intendono sottrarre allo Stato la funzione scolastica per affidare ai comuni e alle regioni l&#8217;istruzione primaria e anche quella secondaria. Ora si pu\u00f2 e si deve consentire che la regione possa provvedere direttamente ai propri bisogni nel campo amministrativo con quella spedita competenza che un&#8217;amministrazione centrale non avr\u00e0 mai; <u>ma quando si voglia entrare nel campo della scuola, che \u00e8 un fatto eminentemente morale, nazionale, e perci\u00f2 politico<\/u>, <u>lo Stato non pu\u00f2 rinunciare a questo che \u00e8 l&#8217;unico strumento e l&#8217;unica garanzia dell&#8217;unit\u00e0 nazionale<\/u>. Soltanto allo Stato, per la molteplicit\u00e0 dei suoi poteri e per la pluralit\u00e0 dei suoi mezzi, spetta il compito di ordinare, di controllare l&#8217;istituzione e di conferire titoli legali allo studio.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Qui Dossetti controbatte citando la libera concorrenza:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Dossetti: All&#8217;onorevole Marchesi che ha parlato di fiducia e di sfiducia verso lo Stato, risponde che la fiducia lo Stato non se la deve meritare precostituendo una posizione di privilegio per la sua scuola, ma organizzando la scuola in condizioni di libera concorrenza con la scuola privata, e facendo s\u00ec che la sua scuola sia migliore di quella privata.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E qui ottiene risposta:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Mastrojanni: Insiste, pertanto, perch\u00e9 sia ben precisato che questa responsabilit\u00e0 deve rimanere esclusivamente allo Stato, e che nel contempo venga lasciata la pi\u00f9 ampia libert\u00e0 a tutte le private iniziative, sotto il controllo dello Stato stesso.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Marchesi: <u>La scuola privata sia liberissima, fiorisca in tutte le parti d&#8217;Italia, ma fiorisca coi propri mezzi e goda della sua libert\u00e0<\/u>; non chieda l&#8217;intervento e il favore dello Stato, perch\u00e9 essa aprirebbe le porte ad una ingerenza statale gravissima per la stessa libert\u00e0 dell&#8217;insegnamento privato.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Visto che la discussione si stava prolungando a dismisura senza trovare un accordo, il Presidente della seduta cerca di fare da mediatore:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Il<\/em><em>\u00a0Presidente Corsanego ritiene che si potrebbe almeno tentare di trovare una formula conciliativa, pur riconoscendo che ci sono inevitabilmente due punti di vista diversi. D&#8217;altra parte \u00e8 bene che ciascuno assuma la propria responsabilit\u00e0 e dichiari il proprio pensiero<u>. \u00c8 costume proprio della democrazia di portare in discussione le diverse opinioni, perch\u00e9 appunto dal cozzo delle opinioni venga fuori la verit\u00e0.<\/u><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Preti: Le parificazioni, negli ultimi anni, sono state la fortuna, da un lato, di privati speculatori, e dall&#8217;altro degli istituti ecclesiastici, ma hanno dato un colpo mortale alla seriet\u00e0 degli studi. (Interruzioni). <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em><u>E la scuola statale fa piet\u00e0 appunto perch\u00e9 si \u00e8 dovuta mettere in concorrenza con la scuola parificata, abituata a promuovere e a licenziare tutti, pur di farsi<\/u><\/em><em><u>\u00a0<\/u><\/em><em><u>r\u00e9clame<\/u><\/em><em>. Noi non facciamo in realt\u00e0 che difendere le posizioni dello Stato liberale; se volete, anche la stessa legge Gentile, che non fu affatto fascista, perch\u00e9 preparata da Benedetto Croce, e dal travaglio degli educatori dell&#8217;era liberale.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Binni: <u>ci sono le scuole pareggiate e quelle parificate<\/u>. E vorrei far notare la grande differenza che c&#8217;\u00e8 tra queste due forme: la forma pi\u00f9 seria, pi\u00f9 antica, la forma del pareggiamento, la forma che garantisce la dignit\u00e0 della scuola in quanto i suoi insegnanti provengono da concorsi, e la parificazione che \u00e8 un po&#8217; come un&#8217;etichetta che viene posta su una bottiglia, convalidandone il contenuto senza conoscere di che contenuto si tratti.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Interessante notare la profonda conoscenza giuridica dell\u2019argomento, qui addirittura si esamina il problema della scuola privata attraverso tutte le maggiori Costituzioni del tempo (ricordo che Internet non esisteva e le ricerche bisognava farle per ore in diverse biblioteche!) facendo un riferimento, per noi importante, sui principi della scuola americana:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Silipo: Dicevo in precedenza che in quasi tutte le Costituzioni contemporanee si nota una certa diffidenza verso la scuola privata. Difatti, ad eccezione di quanto \u00e8 detto riguardo alla educazione nel progetto di Costituzione giapponese del 1946, nel qual progetto, all&#8217;articolo 21, si parla della libert\u00e0 di insegnamento \u2014 l&#8217;articolo suona testualmente cos\u00ec: \u00abLa libert\u00e0 di insegnamento \u00e8 garantita\u00bb, e non contiene alcun accenno a controllo o a qualsiasi altra forma d&#8217;intervento statale \u2014 sia in quella di Weimar del 1919, sia in quella sovietica del 1936, sia in quella francese del 1946, lo Stato ha una posizione predominante in materia. In quella di Weimar, per esempio, \u00e8 lo Stato che si assume l&#8217;obbligo di provvedere all&#8217;educazione dei giovani mediante istituti pubblici; \u00e8 esso che cura la formazione di insegnanti in modo uniforme, controlla il complesso dell&#8217;ordinamento scolastico (articoli 142, 143, 144), e, se riconosce la possibilit\u00e0 dell&#8217;istituzione di scuole private secondarie, prescrive che ci deve essere l&#8217;autorizzazione dello Stato, che la rilascia a condizione che esse diano le necessarie garanzie relativamente ai programmi, all&#8217;organizzazione, al trattamento economico e giuridico degli insegnanti. Lo stesso dicasi di quella sovietica, nella quale si stabilisce che la scuola viene fondata, mantenuta e diretta dallo Stato con la collaborazione delle organizzazioni dei lavoratori e delle famiglie degli alunni. In quella francese l&#8217;organizzazione dell&#8217;insegnamento di ogni grado \u00e8 considerata come dovere dello Stato (articolo 25). <u>Perfino nell&#8217;Inghilterra, che si vanta \u2014 non vogliamo dire con quanta ragione \u2014 di essere la patria di tutte le libert\u00e0,<\/u> s&#8217;\u00e8 sentito il bisogno, nel 1944, di creare con l&#8217;Education Act<\/em><em>\u00a0<\/em><em>un vero e proprio Ministero dell&#8217;educazione, onde porre fine alla situazione abbastanza caotica dell&#8217;istruzione secondaria. Negli <u>Stati Uniti soltanto manca una organizzazione centrale<\/u> e ogni Stato della Confederazione ha un ordinamento proprio, con il risultato che in alcuni Stati l&#8217;organizzazione presenta un accentramento notevole, in altri invece il decentramento \u00e8 massimo, sino al punto che ogni citt\u00e0, ogni villaggio elegge la sua autorit\u00e0 scolastica, per cui le differenze fra scuola e scuola sono molto rilevanti.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em><u>Ma l&#8217;organizzazione scolastica statunitense, per gli effetti che produce, non \u00e8 tale da suscitare entusiasmo e desiderio d&#8217;imitazione in alcuno<\/u><\/em><em> (questa considerazione dovremo tenere presente, allorch\u00e9, parlando delle autonomie regionali, discuteremo l&#8217;articolo 111).<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>\u2026bisogna assolutamente impedire che l&#8217;educazione si trasformi in speculazione per asservire le menti e gli spiriti, perch\u00e9, se \u00e8 vero che l&#8217;analfabetismo \u00e8 uno dei quattro cavalieri della Apocalisse \u2014 essendo esso uno dei peggiori nemici della libert\u00e0, e noi del Mezzogiorno ben lo sappiamo \u2014 non \u00e8 men vero che una mente ed un cuore, deformati da un&#8217;educazione settaria, costituiscano una delle pi\u00f9 gravi piaghe sociali, e come il primo forn\u00ec al Cardinale Ruffo le orde da scagliare contro gli eroi del forte di Vigliena e di tutta la Repubblica napoletana del 1799, cos\u00ec una giovent\u00f9, asservita nella mente e nello spirito, potrebbe fornire domani altre orde, altrettanto pericolose, a chi nutrisse vaghezza di attentare ancora una volta alla libert\u00e0 del popolo italiano. (Applausi<\/em><em>\u00a0\u2014\u00a0Congratulazioni).<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Infine, l\u2019ultimo importante principio di questo articolo, l\u2019autonomia delle istituzioni di alta cultura:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Piccioni.[&#8230;] Per le universit\u00e0 e gli istituti superiori si affaccia un altro concetto di autonomia. Non si \u00e8 fatto un guadagno sottoponendole all&#8217;ordinamento unitario dello Stato: nei paesi liberi e democratici le universit\u00e0 trovano, nella loro autonomia, un motivo serio e profondo per servire al pi\u00f9 ampio sviluppo della scienza<u>. Allo Stato devono rimanere solo le funzioni ispettive ed un controllo attraverso l&#8217;esame di Stato<\/u>, il quale ultimo, in un regime libero, rappresenta una garanzia per gli scopi generali che lo Stato deve salvaguardare.<\/em><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Colonnetti: L&#8217;Universit\u00e0 \u00e8 oggi soffocata dalle masse dei giovani che si affollano alle sue porte senza possedere attitudini e nemmeno aspirazioni alla preparazione scientifica o ad una reale elevazione morale e sociale, spinti soltanto dal proposito di conquistarsi in qualunque modo un titolo che apra la via ad uffici lucrosi.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em><u>L&#8217;Universit\u00e0 non si salva se non attraverso un radicale rinnovamento dei suoi ordinamenti, capace di attuare una severa selezione ed un orientamento dei giovani<\/u><\/em><em>. Tali nuovi ordinamenti dovranno essere cos\u00ec variamente articolati e differenziati da preparare i giovani meritevoli e capaci, perch\u00e9 forniti delle necessarie attitudini e perch\u00e9 orientati, avviandoli mediante una specifica formazione verso le singole attivit\u00e0 professionali o verso le pi\u00f9 alte mete della cultura.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em><u>Ad un tale risultato non si arriver\u00e0 mai se non si metteranno in gioco le libere iniziative attraverso una completa autonomia di governo didattico ed economico dei singoli Istituti<\/u><\/em><em>; autonomia che sola pu\u00f2 permettere agli Istituti stessi di darsi un particolare e ben determinato carattere nella costituzione stessa del corpo insegnante e nella libera adozione di quegli ordinamenti che, caso per caso, pi\u00f9 si confanno al raggiungimento dei fini che i singoli istituti si propongono, adeguando al programma i mezzi di cui essi dispongono.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>L&#8217;autonomia, se reale e completa, varr\u00e0 a fissare le responsabilit\u00e0 dei corpi insegnanti e a restituire all&#8217;insegnamento superiore quel prestigio che esso ha ormai perduto.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Allo Stato rester\u00e0 il diritto di disciplinare l&#8217;esercizio delle professioni attraverso il conferimento dei relativi diplomi di abilitazione. E nell&#8217;esercizio di questo suo diritto avr\u00e0 sempre modo di operare quel controllo che deve garantire ogni cittadino e stimolare le Universit\u00e0 nell&#8217;esplicazione delle loro libere attivit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Se questa Assemblea avr\u00e0 il coraggio di affermare il principio dell&#8217;autonomia degli Istituti di alta cultura, essa potr\u00e0 ben dire di aver con ci\u00f2 posta una pietra basilare dell&#8217;edificio nuovo nel quale si matureranno i futuri destini e le future grandezze d&#8217;Italia.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Anche qui le opinioni sono diverse, chi vuole un\u2019autonomia assoluta, chi vuole una dipendenza assoluta e le varie forme di compromesso tra i due estremi:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Codignola:<\/em><em>\u00a0la verit\u00e0 della scuola era intrinseca a se stessa, era intrinseca all&#8217;insegnamento, cos\u00ec come <u>l&#8217;unico decentramento possibile della scuola \u00e8 il decentramento che si attua nel singolo rapporto di fanciullo e maestro<\/u>. Come potete pensare sul serio che sia possibile riconoscere oggi la necessit\u00e0 di procedere sulla strada delle nazionalizzazioni economiche, e invece ritenere che lo Stato, proprio mentre procede avanti sul cammino della civilt\u00e0 rinunzi a questo che \u00e8 il suo privilegio fondamentale, cio\u00e8 l&#8217;educazione dei cittadini? Ecco la ragione per la quale noi voteremo contro gli emendamenti proposti per l&#8217;indipendenza delle Universit\u00e0 nei riguardi dello Stato.\u00a0Rivera i\u00a0cultori di scienza siano rassicurati, che il loro pensiero e la loro attivit\u00e0 non saranno pi\u00f9 fuorviati da interferenze politiche: ricordo che la politica \u00e8 mutevole e capricciosa. Coloro che si affaticano dietro la ricerca per il vero ed il giusto abbiano l&#8217;assicurazione che mai pi\u00f9 sotto il Governo attuale e sotto i Governi che si succederanno, gerarchie burocratiche o politiche possano influire sulla loro attivit\u00e0. <u>Le Universit\u00e0 non sono state mai cos\u00ec dipendenti e cos\u00ec a disposizione della burocrazia e dei ministeri, come da quando si \u00e8 detto che esse sono autonome.<\/u> <u>\u00c8 una fatalit\u00e0, ma l&#8217;autonomia \u00e8 andata proprio sfumando da quando essa \u00e8 stata proclamata<\/u>.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Ora noi chiediamo che le Universit\u00e0 diventino veramente autonome, che cio\u00e8 questa autonomia non sia una burla, che cio\u00e8 il Governo, lo Stato \u2014 ho sentito parlare dello Stato qui dentro con una grande devozione e questo mi ha fatto paura \u2014 che cio\u00e8 lo Stato dia i fondi, ma che poi le Universit\u00e0 possano governarsi da s\u00e9. Non ho bisogno di ricordare ad una Assemblea colta, come questa, quanto onore, quanta gloria hanno dato al nostro Paese le nostre Universit\u00e0 medievali, che si governavano da s\u00e9 democraticamente. Lo dimostra un piccolo dettaglio: la nomina del Rettore fatta dagli studenti.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A mio parere il nodo centrale lo affronta l\u2019onorevole Giua, quando si riferisce al pericolo dell\u2019autonomia economica pi\u00f9 che organizzativa:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Giua: Se noi dichiariamo oggi le Universit\u00e0 autonome, corriamo il pericolo di vedere creati in Italia tanti centri di insegnamento, che si possono contraddire l&#8217;uno con l&#8217;altro, non solo nei programmi, ma soprattutto dal punto di vista della ricerca sperimentale, per quei mezzi che \u00e8 necessario dare ai laboratori di ricerche, che, qualora le Universit\u00e0 fossero assolutamente autonome, non potrebbero trovare n\u00e9 con le tasse degli alunni, n\u00e9 con altri mezzi, per cui oggi <u>dare alle Universit\u00e0 la perfetta autonomia, significa porre un problema che le Universit\u00e0 italiane non possono risolvere, nel senso di favorire lo sviluppo delle Universit\u00e0 stesse<\/u>. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Si discute anche del ruolo morale degli insegnanti:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Malagugini: Assicurare agli insegnanti condizioni economiche, giuridiche e morali dignitose che consentano loro non solo di vivere materialmente, ma di integrare ed aggiornare continuamente la loro cultura e la loro preparazione: ecco il dovere dello Stato. <u>E poi essere inesorabile nel pretendere che essi facciano tutto intero il loro dovere, eliminando senza piet\u00e0 gli inetti e gli indegni.<\/u> Lavoriamo insieme per irrobustirne la struttura, per rafforzarne l&#8217;autorit\u00e0, per far s\u00ec che diventi veramente la scuola di tutti e prepari, in un clima rinnovato di effettiva democrazia, i quadri dirigenti della societ\u00e0 di domani. (Vivi applausi a sinistra \u2014 Congratulazioni).<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Qui riporto il lungo intervento dell\u2019onorevole Della Seta che riassume le tematiche che ho voluto affrontare in questo post:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Della Seta: Parlo come uomo che della scuola ha una grande esperienza e che la scuola ha profondamente amato; parlo come uomo convinto che, <u>se non si ha un corpo insegnante, il quale comprenda che quella dell&#8217;insegnamento non \u00e8 semplicemente una carriera, ma \u00e8 una vera alta missione, una vera cura di anime, tutte le riforme scolastiche saranno nulle.<\/u> Se \u00e8 vero che la nostra oggi deve essere anche opera di ricostruzione morale, il primo compito in questa ricostruzione, dopo la famiglia, spetta alla scuola. <u>La scuola, la vera pietra angolare, basilare, del grande edificio: la scuola che il popolo deve apprendere ad amare ed a tutelare come il vero tempio civile della Nazione<\/u>. Ma il problema della scuola non \u00e8 un problema astratto, \u00e8 un problema concreto: \u00e8 un problema che si pone per un dato popolo, in un determinato momento della sua vita, della sua storia. Entrano in giuoco il genio della stirpe, le tradizioni nazionali, le secolari esperienze, le attuali aspirazioni. \u00c8 merito di Vincenzo Cuoco aver rilevato la storicit\u00e0 di questo problema. Lo Stato democratico non \u00e8 un istituto verso il quale i cittadini debbono trovarsi in un rapporto di diffidenza e per il quale tutta la scienza costituzionale debba consistere a congegnare garanzie verso lo Stato, onde la sua invadenza non abbia a sopprimere i diritti della personalit\u00e0. Lo Stato, in regime democratico, \u00e8 la nazione che governa se stessa<u>. Non ha pi\u00f9 ragione di essere il concetto negativo dello Stato, cio\u00e8 dello Stato gendarme, dello Stato la di cui funzione si limiti a tutelare l&#8217;ordine pubblico.<\/u><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Lo Stato \u00e8 inoltre il promotore del bene e del benessere sociale; e non solo del materiale benessere, ma anche, anzi, soprattutto, del bene morale.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Lo Stato educa, anzitutto, con i suoi reggitori, se danno testimonianza di rettitudine e di carattere; educa con le sue leggi, poich\u00e9 c&#8217;\u00e8 una vera funzione pedagogica della legislazione; ma educa soprattutto con la scuola. <u>Quindi, scuola di Stato: questa \u00e8 la parola della democrazia.<\/u> Non come una delle tante scuole che debba gareggiare con le altre; ma come una scuola che sulle altre abbia la debita preminenza. Allo Stato le supreme direttive dell&#8217;educazione nazionale. Se abdicasse a questa sua funzione, lo Stato non sarebbe pi\u00f9 lo Stato; n\u00e9 noi pi\u00f9 potremmo coerentemente parlare di democrazia. il problema dell&#8217;autonomia universitaria. <u>Nessuno pi\u00f9 di noi \u00e8 fautore di questa autonomia, che \u00e8 garanzia di libert\u00e0 per l&#8217;alto insegnamento; ma deve essere un&#8217;autonomia ben altrimenti disciplinata, se non si vuole, in nome della libert\u00e0 delle singole Facolt\u00e0, sanzionare degli arbitr\u00ee,<\/u> specie nel campo dei concorsi universitari che molte volte risentono di indebite pressioni e inframmettenze. E non parliamo di certe cattedre conferite ad uomini di cosiddetta chiarissima fama, per le quali, non rare volte, salvando tutte le forme, si giunge a sanzionare il privilegio e l&#8217;arbitrio.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non manca poi la notevole conclusione in perfetto stile sovranista:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em><u>Noi abbiamo bisogno di una scuola nella quale la giovent\u00f9 sia educata a dare il predominio alla ragione sulle passioni; a disciplinare la volont\u00e0 verso il bene orientandola e non rendendola mancipia dei ciechi impulsi; ad apprezzare il possesso dei valori morali fondamentali, quali la sincerit\u00e0, la semplicit\u00e0, la dignit\u00e0, il carattere; ad armonizzare il sentimento forte della personalit\u00e0 col sentimento della solidariet\u00e0 sociale; ad avere il culto della patria, senza deformarlo e profanarlo attraverso un esasperante nazionalismo, che adombri la visione di una umanit\u00e0 pi\u00f9 umanamente organizzata nell&#8217;armonia tra gli Stati e nella fratellanza dei popoli.<\/u><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di DAVIDE VISIGALLI\u00a0(ARS Liguria) (Seconda Parte) Nella prima parte ci siamo occupati dell\u2019articolo 34, qui ci occuperemo del 33 e dei suoi fondamentali principi: Art 33 L&#8217;arte e la scienza sono libere e libero ne \u00e8 l&#8217;insegnamento. La Repubblica detta le norme generali sull&#8217;istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi. Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato. 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