{"id":15489,"date":"2016-03-13T00:13:41","date_gmt":"2016-03-13T00:13:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=15489"},"modified":"2016-03-13T00:13:41","modified_gmt":"2016-03-13T00:13:41","slug":"promemoria-in-pieno-capitalismo-assoluto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=15489","title":{"rendered":"Promemoria in pieno capitalismo assoluto"},"content":{"rendered":"<p><em>di <strong>ALESSANDRO MONCHIETTO <\/strong>(filosofo; Universit\u00e0 di Torino)<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Negli ultimi decenni abbiamo assistito a profonde trasformazioni nella struttura della societ\u00e0. Si sono ampliate le diseguaglianze sociali a causa della destrutturazione dello stato sociale, da una legislazione del lavoro basata sul contratto collettivo di lavoro siamo passati ad un ordinamento inspirato alla flessibilit\u00e0 e alla precariet\u00e0, il ceto medio e la piccola e media impresa si sono quasi estinti e l&#8217;incremento della disoccupazione \u00e8 diventata una realt\u00e0 da accettare passivamente e con cui dover convivere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli equilibri sociali garantiti da un modello di economia mista si sono dissolti con l\u2019avvento del capitalismo assoluto. Se parliamo dei diritti sociali per come li conoscevamo, \u00e8 evidente il fallimento del sistema prodotto dal liberismo occidentale. Occorre tuttavia considerare che l\u2019autoreferenza dell\u2019economia nello sviluppo della societ\u00e0 \u00e8 un falso dogma. Non esiste un fondamento naturale dello sviluppo economico, cos\u00ec come postulato dalle teorie liberali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In realt\u00e0 l\u2019avvento del capitalismo globale \u00e8 scaturito dall\u2019ascesa al potere nei paesi anglosassoni di una classe dirigente che ha imposto un nuovo ordine, in via prospettica estensibile a tutto il mondo, e quindi il globalismo liberista sussiste in quanto sostenuto da una volont\u00e0 politica che ha determinato la deregolamentazione dei mercati, le privatizzazioni generalizzate, le delocalizzazioni industriali, il dominio finanziario globale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poich\u00e9 quindi, lo stato sociale, la redistribuzione dei redditi, l\u2019emancipazione delle masse, non rientrano nelle finalit\u00e0 del modello economico sociale liberista, l\u2019attuale regresso sociale, non pu\u00f2 essere di certo considerato come l\u2019esito fallimentare delle politiche di una societ\u00e0 capitalista fondata sul predominio del profitto individuale.<br \/>\nIl liberismo \u00e9 semplicemente l&#8217;applicazione pratico\/economica dei principi filosofici liberali. Scandalizzarsi per l\u2019assenza di politiche sociali degne di questo nome in un modello come quello liberista equivale a meravigliarsi dell\u2019assenza di libero mercato in una societ\u00e0 fondata sul socialismo reale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se Keynes intendeva lo Stato come freno al <em>laissez-faire<\/em>, il \u201cneoliberalismo\u201d invece lo intende, in un certo senso, come propulsore. \u00c8 in tal senso che la dimensione politica, lungi dallo sparire sopraffatta da quella economica, diventa l&#8217;asso nella manica dei dominanti: non il politico dunque che si ritrae a favore dell\u2019economico, bens\u00ec il politico che si ramifica e persino moltiplica, assumendo per\u00f2 veste e missione esclusivamente economiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;Ci\u00f2 che per tanto tempo ha reso difficile da afferrare l&#8217;unit\u00e0 filosofica del liberalismo economico e del liberalismo culturale \u00e8 il fatto che a partire dalla crisi del 1929 (poi sotto le stringenti necessit\u00e0 dell&#8217;economia di guerra e dell&#8217;ulteriore ricostruzione) il sistema capitalista ha conosciuto per diversi decenni un periodo di relativa regolamentazione, o di pianificazione limitata. A tal punto che Orwell stesso &#8211; cos\u00ec come del resto Karl Polanyi &#8211; considerava il ritorno al &#8220;lasciar fare&#8221; originario come una utopia definitivamente superata.&#8221;[*]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con l\u2019ingresso nella situazione post-comunista (quella che Preve definiva \u201cfase speculativa\u201d, in cui l\u2019Occidente capitalistico si scopre senza alcun <em>katechon)<\/em> le condizioni di sovranit\u00e0 si rovesciano improvvisamente: le organizzazioni dei lavoratori hanno scoperto di possedere ormai ben poco per poter effettivamente intimorire la controparte, e il privilegio di minaccia \u00e8 passato quasi unilateralmente dal lato delle imprese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando la torta ha iniziato a non crescere pi\u00f9 (a causa della crisi del regime di accumulazione post-bellico) e il potere contrattuale della controparte si \u00e8 indebolito, chi aveva il coltello dalla parte del manico ha potuto tranquillamente decidere di tagliarsi una fetta pi\u00f9 grande.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La dissoluzione del capitalismo democratico nell\u2019assetto del dopoguerra ha reso evidente il contrasto insanabile tra ceti produttivi sempre pi\u00f9 impoveriti e capitalismo delle \u00e9lite globali sempre pi\u00f9 alla ricerca di nuove fonti di guadagno per ricostruire i propri margini di profitto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il punto di svolta sono gli anni settanta, nel quale si \u00e8 assistito alla perdita di centralit\u00e0 delle \u201cistituzioni keynesiane\u201d (sindacati e organizzazioni padronali entro l\u2019arena della politica nazionale) in favore di \u201cistituzioni hayekiane\u201d (organizzazioni e istituzioni tecniche sovranazionali, non dotate di una legittimazione democratica).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;\u00c8 evidentemente in questo contesto di un capitalismo tornato alla sua primaria essenza (ma questa volta deregolamentato su scala mondiale e liberato di tutti i suoi compromessi storici precedenti, non soltanto con la cultura aristocratica ma in uguale misura con le ideologie nazionale, repubblicana e socialdemocratica) che si pu\u00f2 comprendere il contemporaneo scatenamento dell&#8217;individualismo narcisistico e del liberalismo culturale, che ne \u00e8 la logica traduzione.&#8221;[*]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo fenomeno si \u00e8 accompagnata una rimozione, inavvertita ma non per questo meno insidiosa, della sostanza e delle ragioni dello Stato costituzionale (si vedano gli studi di L. Barra Caracciolo) e del modello di societ\u00e0 democratica che esso incarnava. E qui si innesta un circolo vizioso altamente pericoloso: mentre cresce l\u2019incompatibilit\u00e0 tra il sistema capitalista e la democrazia popolare, aumenta anche il sentimento che in effetti in un quadro globalizzato la politica non possa fare pi\u00f9 la differenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 nonostante, solo nell\u2019arena dello Stato nazionale \u00e8 possibile articolare politiche di resistenza nei confronti della tempesta neoliberista in corso, sviluppando una strategia complessiva in grado di ridurre la dipendenza dall\u2019estero e prevedere efficaci meccanismi di controllo dei movimenti di capitale, capace di investire in grandi progetti infrastrutturali e di governare il mutamento tecnologico in maniera da indirizzare l\u2019aumento di produttivit\u00e0 verso una composizione del prodotto socialmente utile ed ecologicamente sostenibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019elaborazione di un pensiero patriottico, difensivo e democratico-costituzionale, il problema del perseguimento di un interesse nazionale e prima ancora della definizione di tale interesse, appaiono pertanto cruciali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">*Jean-Claude Mich\u00e9a, <em>I misteri della sinistra. Dall&#8217;ideale illuminista al capitalismo assoluto<\/em>, trad. it. Neri Pozza, 2015<\/p>\n<p><em>Fonte: <a href=\"http:\/\/blog.petiteplaisance.it\/alessandro-monchietto-le-molte-facce-del-neoliberismo-squilibrio-distributivo-e-crisi-finanziaria-intervista-a-cura-di-luigi-tedeschi\/\">Petite Plaisance Blog<\/a><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ALESSANDRO MONCHIETTO (filosofo; Universit\u00e0 di Torino) Negli ultimi decenni abbiamo assistito a profonde trasformazioni nella struttura della societ\u00e0. 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