{"id":15555,"date":"2016-03-31T00:57:09","date_gmt":"2016-03-31T00:57:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=15555"},"modified":"2016-03-31T00:57:09","modified_gmt":"2016-03-31T00:57:09","slug":"lo-stato-sociale-ai-tempi-del-finanz-capitalismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=15555","title":{"rendered":"Lo Stato sociale ai tempi del finanz-capitalismo"},"content":{"rendered":"<div data-canvas-width=\"410.19000000000017\"><em>di <strong>LUCIANO GALLINO<\/strong> (1927-2015; sociologo)<\/em><\/div>\n<div data-canvas-width=\"410.19000000000017\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\" data-canvas-width=\"410.19000000000017\">\n<div data-canvas-width=\"400.836\">Gli Stati europei hanno speso trilioni per salvare gli enti finanziari. In Germania ci sono degli istituti bancari che hanno fatto veramente delle cose inimmaginabili, ad esempio nel campo dei derivati. Non parliamo poi delle banche olandesi o di quelle spagnole, che hanno seguito esattamente le orme di quelle americane, non solo nell\u2019offrire crediti, ma anche nell\u2019imporre crediti: hanno imposto mutui a famiglie che non erano assolutamente in grado pagarli. Ne \u00e8 seguita una crisi gravissima del sistema finanziario. Gli Stati hanno speso direttamente o impegnato trilioni di euro: 1,3\/1,4 trilioni di sterline nel Regno Unito; 1,4 trilioni di euro in Germania, un po\u2019 meno finora in Italia, per quanto se ne \u00e8 capito, ma non se ne \u00e8 capito molto.<\/div>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\" data-canvas-width=\"410.19000000000017\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\" data-canvas-width=\"279.79599999999994\">A questo punto i governi spiegano che bisogna tagliare le spese per salvare i bilanci, e le spese da tagliare sono sempre le stesse: sanit\u00e0, pensioni, scuola, Stato sociale. Da un lato \u00e8 una forma di iniquit\u00e0, dall\u2019altro di ingenuit\u00e0, o se vogliamo di perfidia cronica, perch\u00e9 il risultato \u00e8 che si hanno cittadini meno istruiti, malcontento, conflitti sociali. Se si tiene conto del fatto che si sono spese follie per salvare il sistema finanziario,<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\" data-canvas-width=\"401.95399999999995\">appare quasi irreale il discorso pubblico sulla riduzione dello Stato sociale: esso \u00e8 compromesso fin dall\u2019inizio, perch\u00e9 si basa sull\u2019idea che il deficit di bilancio sia dovuto alle spese per lo Stato sociale.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\" data-canvas-width=\"280.73600000000005\"><\/div>\n<div data-canvas-width=\"203.74599999999998\">\n<p>Tra l\u2019altro ci sono anche robusti dati a smentire questa interpretazione: nei due anni dal 2007 al 2009, il deficit medio dell\u2019eurozona \u00e8 salito dallo 0,7% al 7%: si \u00e8 moltiplicato per 10. Le spese per lo Stato sociale non si sono mosse! In quel biennio la composizione della spesa si \u00e8 lievemente modificata ma il suo ammontare \u00e8 rimasto invariato, quindi imputare alla spesa sociale il deficit dei bilanci \u00e8 veramente scorretto.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\" data-canvas-width=\"416.8099999999999\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\" data-canvas-width=\"471.1339999999999\">Ci\u00f2 detto, lo Stato sociale ha comunque dei problemi. Indubbiamente l\u2019invecchiamento, l\u2019incremento del numero di persone anziane e molto anziane per il sistema pensionistico \u00e8 relativamente un problema. Non \u00e8 quel problema mastodontico che gli ideologi neoliberali sbandierano ogni giorno, ma sicuramente richiede degli interventi. La medicina costa sempre di pi\u00f9 perch\u00e9 \u00e8 sempre pi\u00f9 tecnologica e perch\u00e9 naturalmente un notevole numero di anziani richiede anche un maggior numero di interventi; ma anche per i giovani, per i bambini, per i neonati, la tecnologia medica costa molto di pi\u00f9 di quanto non costasse solo cinque anni fa. In ragione di questi cambia menti la spesa medica \u00e8 molto aumentata. C\u2019\u00e8 poi il problema degli immigrati che, in base alle giuste disposizioni dello Stato sociale, hanno diritto all\u2019assistenza medica, ma poich\u00e9 spesso impiegano anni per trovare un lavoro regolarmente retribuito, inizialmente concorrono meno alle entrate dello Stato.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\" data-canvas-width=\"420.81000000000006\">\n<div style=\"text-align: justify;\" data-canvas-width=\"412.28000000000003\"><\/div>\n<div data-canvas-width=\"413.91800000000006\">\n<p>Ci sono poi dei problemi di cui nessuno parla, perch\u00e9 la politica non se ne occupa. Il modello attuale di sviluppo \u00e8 palesemente insostenibile. Si sta andando a sbattere contro un muro. \u00c8 inimmaginabile che in Italia, dove c\u2019\u00e8<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\" data-canvas-width=\"126.896\">uno tra i pi\u00f9 alti rapporti automobili-numero di abitanti in Europa, la Fiat pensi di produrre a Torino il Grand Cherokee, che \u00e8 una jeep enorme e dai consumi stratosferici. Cos\u00ec come \u00e8 assurda l\u2019enorme produzione di gadget o la facilit\u00e0 e la frequenza con cui si cambiano i telefoni cellulari. Stiamo andando verso la fine di un modello di sviluppo, che &#8211; speriamo di no &#8211; potrebbe anche essere cruenta.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\" data-canvas-width=\"827.4939999999999\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\" data-canvas-width=\"536.024\">Se accettiamo l\u2019idea che si debba cambiare modello di sviluppo, qual \u00e8 uno dei primi problemi che ci si presenta? Abbiamo capito che l\u2019auto, pur essendo un grande strumento di libert\u00e0, come mezzo di trasporto in citt\u00e0 \u00e8 pura follia, e chiunque giri per Torino lo sa bene. Ma se decidiamo di produrre meno auto, che fine faranno i milioni di lavoratori attualmente impiegati nelle fabbriche automobilistiche? Lo stesso discorso vale per laproduzione di gadget e altre merci inutili. Se ne produciamo e consumiamo meno, dove ricollocare gli addetti a quelle produzioni? Si dovrebbe aumentare la produzione di autobus, metropolitane, sistemi di trasporto collettivo, investire nelle energie rinnovabili, nel sostenibile, nella riqualificazione del territorio eccetera. Si tratta di un gigantesco processo di transizione, a cui bisognerebbe cominciare a prepararsi.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\" data-canvas-width=\"536.024\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\" data-canvas-width=\"398.9539999999999\">In senso stretto tale riconversione non fa parte delle funzioni dello Stato sociale, ma in senso lato s\u00ec. Si tratta di<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\" data-canvas-width=\"703.408\">proteggere i cittadini dal rischio di disoccupazione, una delle funzioni storiche dello Stato sociale, perch\u00e9 se non saremo capaci di trovare un modello alternativo, andremo incontro a tassi di disoccupazione e di insicurezza economica altissimi. C\u2019\u00e8 bisogno di un processo di transizione profondo e ragionato, che tenga conto di tutte le questioni in gioco: non ha senso proporre soluzioni drastiche che non considererebbero tutti i risvolti sociali del cambiamento.<\/div>\n<div data-canvas-width=\"415.3959999999999\"><\/div>\n<div data-canvas-width=\"159.39399999999998\">\u00c8 questo uno dei problemi di fondo cui bisogna pensare, ragionando in termini un po\u2019 pi\u00f9 ampi sullo Stato sociale.<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div data-canvas-width=\"159.39399999999998\"><\/div>\n<div data-canvas-width=\"159.39399999999998\"><em>Da un&#8217;intervista del 2011 a cura di M. E. Locatelli e S. Breda (<a href=\"http:\/\/www.istitutodegasperi-emilia-romagna.it\/pdf\/callout2_interv_gallino.pdf\">qui<\/a> la versione integrale)<\/em><\/div>\n<div data-canvas-width=\"203.74599999999998\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LUCIANO GALLINO (1927-2015; sociologo) Gli Stati europei hanno speso trilioni per salvare gli enti finanziari. In Germania ci sono degli istituti bancari che hanno fatto veramente delle cose inimmaginabili, ad esempio nel campo dei derivati. 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