{"id":15561,"date":"2016-03-30T00:05:28","date_gmt":"2016-03-30T00:05:28","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=15561"},"modified":"2018-07-04T04:32:37","modified_gmt":"2018-07-04T02:32:37","slug":"massimo-bontempelli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=15561","title":{"rendered":"Massimo Bontempelli"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Nelle sue prime opere, una serie di straordinari manuali di storia per le scuole superiori, Massimo Bontempelli si \u00e8 posto l\u2019obiettivo di sostanziare la storiografia con la concezione materialistica di Marx; \u00a0uno sforzo grandioso, perch\u00e9 mai i fatti vi sono ridotti ad esempio della concezione: i fatti sono dati nella loro complessit\u00e0, la concezione non li seleziona servendosene come di esempi, ricorre anzi a tutta la sua elasticit\u00e0 per poterne spiegare l\u2019intima dialettica. In seguito, per\u00f2, il virtuosismo storiografico e l\u2019intelligenza del presente hanno spinto Bontempelli oltre il materialismo storico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ogni filosofia, ha scritto Benjamin, ha torto nei suoi rifiuti. Il materialismo storico rifiuta la sostanzialit\u00e0 dello Stato: la sua pretesa di armonizzare politicamente la societ\u00e0 sarebbe ipocrita, perch\u00e9 la realt\u00e0 sociale \u00e8 lotta di classe e in questa lotta lo Stato, anzich\u00e9 assicurare la pace, \u00e8 soltanto una delle armi a disposizione degli sfruttatori. Delle due coordinate della discordia umana, la lotta di classe e la guerra tra gli Stati, Marx ha negato questa seconda. Per un motivo preciso: nella guerra la lotta di classe \u00e8 sospesa, l\u2019<em>unit\u00e0<\/em> dello Stato cessa di ridursi a un\u2019espressione retorica e si impone come realt\u00e0. E con una conseguenza importante: poich\u00e9 il rapporto tra gli Stati \u00e8 lo stato di natura<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>, rifiutando l\u2019originariet\u00e0 della guerra Marx si dispensa dal pensare lo stato di natura <em>in<\/em> <em>generale<\/em>, ossia l\u2019orrore legato all\u2019individualit\u00e0 stessa<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>, e indulge alla finzione liberale della sostanziale innocuit\u00e0 dell\u2019uomo naturale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019individuo riconosce di poter evitare lo stato di guerra e di avere sicurezza solo se vigono le leggi, solo se tutti rispettano l\u2019altrui sicurezza; ma senza Stato che punisca chi si sottrae al rispetto delle leggi non ci sono pace n\u00e9 difesa, neanche <em>societ\u00e0<\/em>, neanche <em>lavoro<\/em>. Il compito originario dello Stato, per quanto sia sgradevole riconoscerlo, \u00e8 punire l\u2019illegalit\u00e0 cos\u00ec da trasformare una moltitudine in societ\u00e0. Marx ha rifiutato allo Stato un ruolo effettivo perch\u00e9 esso consolida l\u2019antagonismo sociale, anzich\u00e9 domarlo; ma gli si potrebbe obiettare che l\u2019antagonismo <em>sociale<\/em> presuppone nel suo stesso concetto la societ\u00e0 e che la societ\u00e0 presuppone lo Stato; che, in quanto \u00e8 <em>interno<\/em> alla societ\u00e0, l\u2019antagonismo \u00e8 in qualche misura gi\u00e0 domato, \u00e8 una discordia di individui che si sono decisi per la concordia, che con il patto sociale si riconoscono cio\u00e8 come cittadini dello Stato, per evitare di essere travolti nello stato di guerra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il presentimento di questa debolezza di Marx ha spinto Bontempelli verso il suo superamento, senza che venisse meno la fedelt\u00e0 politica \u2013 esattamente l\u2019inverso di quanto \u00e8 accaduto alla sinistra in generale, che ha potuto consumare ogni possibile tradimento politico appellandosi alla filosofia antistatalista propria di Marx. Come <em>storiografo<\/em>, Bontempelli \u00e8 gi\u00e0 oltre Marx quando rileva che lo Stato-nazione \u00abcostituisce una sfera politica che lascia spazio alle potenze mercantili, le alimenta e le protegge rispetto allo spazio esterno, ma senza ridursi ad essere niente altro che un loro strumento\u00bb<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\"><sup><sup>[3]<\/sup><\/sup><\/a>. Come <em>filosofo<\/em> la concezione marxiana dello Stato come strumento della classe dominante continua invece ad influenzarlo al punto da spingerlo a esprimersi talvolta in un senso vicino al liberalismo: \u00abOgni individuo, \u2026 per il fatto stesso di vivere in una societ\u00e0 \u00e8 esposto alla violenza contro la sua persona da parte del potere che organizza l\u2019ordine di quella societ\u00e0, ovvero manca in qualche misura di sicurezza personale\u00bb<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a>. Si vede subito che qui l\u2019ordine sociale \u00e8 tacitamente concepito come disordine, la societ\u00e0 come guerra, e viceversa l\u2019individuo come vittima innocente di una violenza che non viene da lui \u2013 ma se le parole devono essere usate secondo il loro significato diretto, allora \u00e8 forse pi\u00f9 opportuno dire il contrario, che l\u2019ordine sociale \u00e8 sempre in qualche misura esposto alla violenza dell\u2019individuo, che questi gode di una sicurezza personale in virt\u00f9 dello Stato e si espone alla violenza della pena solo se <em>sceglie<\/em> di turbare l\u2019ordine sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come storiografo Bontempelli riesce come nessun altro a legare il lato casuale della realt\u00e0, l\u2019individualit\u00e0 empirica che \u00e8 accessibile soltanto al raccontare, all\u2019oggetto della filosofia. Dapprima, spinto da Marx, lo fa concependo l\u2019essenza come <em>dover-essere, <\/em>ossia, per usare una metafora matematica, come punto di incontro tra la curva e il suo asintoto; ma un\u2019esigenza hegeliana lo porta a concepire l\u2019essenza (il dover-essere) anche come reale (come essere) \u2013 con un\u2019altra metafora matematica: come valore medio che interpola i valori estremi. Proprio questa seconda esigenza permette alla sua storiografia quel rispetto, anzi quell\u2019amore per l\u2019oggetto che lo inabissa nelle bibliografie e gli consente di seguire le minime venature dei suoi significati. Un\u2019esigenza pi\u00f9 facile da soddisfare quando la distanza temporale separa l\u2019oggetto dal soggetto e consente a questo lo sguardo spassionato che chiede soltanto di accendersi al fuoco della verit\u00e0. Di qui la passione per la storia antica. Ma un processo di maturazione, che la crudelt\u00e0 del caso ha interrotto, lo ha portato a una visione pi\u00f9 filosofica dello stesso presente. Cos\u00ec nella \u201cCivilt\u00e0 occidentale\u201d si approccia al tema del diritto non pi\u00f9 con intenzione demistificante, ma consapevole della maest\u00e0 dell\u2019oggetto. Se si legge il capitolo sulla rivoluzione francese in \u201cStoria e coscienza storica\u201d si \u00e8 colpiti dalla fretta con cui sono esposti i tentativi costituzionali della rivoluzione, innanzitutto la \u201cDichiarazione dei diritti dell\u2019uomo e del cittadino\u201d, di cui si limita a ripetere le critiche marxiane. Una concezione asintotica della verit\u00e0 indeboliva la concezione interpolante. In \u201cCivilt\u00e0 occidentale\u201d il debito contratto in precedenza \u00e8 saldato a usura, col racconto della genesi storica della \u201cDichiarazione\u201d e della sua importanza storico-filosofica: per la prima volta lo Stato riconosce la persona, per la prima volta i rapporti tra governanti e governati sono basati, anzich\u00e9 soltanto sul terrore o sul paternalismo, sull\u2019universalit\u00e0 della legge.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qui Bontempelli avrebbe dovuto confrontarsi con l\u2019etica hegeliana e domarne una volta per tutte le difficolt\u00e0. Le difficolt\u00e0 che la filosofia hegeliana gli ha opposto sono un effetto del suo virtuosismo storiografico che lo rendeva maestro nel trovare l\u2019ordine nel disordine dei dati. La ricerca dell\u2019ordine \u00e8 lo sforzo dell\u2019intelletto; tanto pi\u00f9 ci si impegna in questo sforzo tanto pi\u00f9 si rischia di restare disorientati di fronte alla ragione: sono ambedue pensiero, ma mentre l\u2019intelletto \u00e8 il pensiero che fissa la costanza nel divenire, il necessario nel casuale, la ragione ha il suo campo nelle incoerenze dell\u2019intelletto. Esse, come ha scoperto per primo Kant, non sono un difetto casuale o un errore soggettivo, sono un effetto necessario della determinatezza dei principi intellettuali: per questa determinatezza essi producono antinomia. Il compito della ragione \u00e8 mostrarla e risolverla, cio\u00e8 non semplificare il complesso, ma complicare il semplice fino a quando le differenze generate si compongano in un sistema e vi si semplifichino. La soluzione dell\u2019antinomia ha cos\u00ec essa stessa qualcosa di costante, cui corrisponde una realt\u00e0 essenziale, durevole; ma la costanza razionale non \u00e8 la fissit\u00e0 intellettuale: \u00e8 un movimento circolare in cui gli opposti si negano nell\u2019altro e si riproducono dall\u2019altro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le difficolt\u00e0 legate alla conoscenza di Hegel, che spingono Bontempelli ad accogliere contributi ora dal liberalismo, ora dall\u2019esistenzialismo, sono liberamente accettate pur di sottrarsi alla morsa del positivismo. Questo concepisce l\u2019intelletto come forma suprema di conoscenza, perch\u00e9 ignora le antinomie che gli sono proprie, o perch\u00e9, una volta che le abbia di nuovo scoperte, pu\u00f2 rifugiarsi nello scetticismo. In ogni caso la conoscenza filosofica, che mantiene vivo nella stessa idea il contrasto tra essenza ed esistenza articolandolo in un movimento metodico, ne \u00e8 umiliata a forma prescientifica, e le scienze, unificate in <em>una<\/em> scienza, diventano constatazione di fatti privi di <em>senso<\/em>. Bontempelli, che insieme a Fabio Bentivoglio, \u00e8 autore di una storia della filosofia che si intitola \u201cIl senso dell\u2019essere nelle culture occidentali\u201d non poteva rassegnarsi a questa neutralizzazione della scienza. \u00abScienza\u00bb per lui \u2013 come per Hegel \u2013 ha sempre avuto una inestinguibile carica di senso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una delle principali preoccupazioni che Bontempelli ha percepito in Hegel \u00e8 stata quella di rappresentare i concetti speculativi pi\u00f9 tradizionali della filosofia con le leggi che le scienze moderne avevano intanto accumulato, in particolare con quelle evidentemente non risolvibili in termini di semplice intelletto. Solo in questo modo le scienze moderne potevano mostrarsi come particolarizzarsi delle forme semplici della verit\u00e0 gi\u00e0 esposte dai Greci e sedimentate nel linguaggio filosofico; solo in questo modo \u00e8 possibile redimere la storia dall\u2019evoluzionismo positivista. La ragione hegeliana \u00e8 un movimento circolare tra antinomie: nel movimento \u00e8 possibile salvare la storia, nella sua circolarit\u00e0 \u00e8 possibile fissarne il senso; il positivismo \u00e8 l\u2019impresa contraria \u2013 in tutti i sensi: quella vuole connettere il razionale della filosofia non solo alle scienze ma anche alle forme non razionali come l\u2019arte e la religione, questo, pur di liquidare l\u2019antico in favore del moderno, si acceca sul senso delle stesse scienze considerandole un risultato dell\u2019induzione, relega arte e religione a immaginazioni private. In altri termini, poich\u00e9 non sa che cosa sia la ragione, il positivismo non sa riconoscerla, non solo negli ambiti non scientifici e nella filosofia, ma neanche nelle scienze: di esse apprezza la semplice utilit\u00e0 \u2013 senza che il suo ottimismo si accorga che le scienze possono \u00a0essere utile all\u2019orrore non meno che alla felicit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La storiografia ha chiesto molto a Bontempelli, ma poi lo ha ripagato con generosit\u00e0: insieme a Marino Badiale egli ha potuto diradare la pesante nebbia di menzogne cui \u00e8 ridotta l\u2019attuale opinione pubblica e gettare uno sguardo penetrante su ci\u00f2 che era accaduto alla sinistra, all\u2019Europa e al capitalismo mondiale. \u00abLa sinistra rivelata\u00bb esce nel febbraio del 2007, pochi mesi prima dell\u2019inizio della grande crisi da cui il capitalismo non esce ancora. In quel momento il neoliberismo appariva ancora vincente, ma Bontempelli e Badiale non se ne lasciano intimidire; la loro \u00e8 una visione geniale che non ha perduto nulla della sua lucidit\u00e0: la sinistra appare del tutto assimilata alla destra in una gara di servilismo in favore dei centri di potere finanziario e dell\u2019imperialismo americano; l\u2019Unione Europea appare una \u00abcamicia di forza\u00bb<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a> per sottrarre agli Stati europei ogni strumento di politica economica. Del capitalismo mondiale Bontempelli e Badiale individuano il momento di svolta nella brutale manovra monetaria anti-inflattiva di Paul Volcker nell\u2019ottobre 1979 con cui lo Stato cessa di porsi come obiettivo la piena occupazione e restituisce al capitalismo il pieno dominio sulla forza lavoro. Dal 2007 nuovi elementi conoscitivi si sono aggiunti al quadro che \u00abLa sinistra rivelata\u00bb ha tracciato; ma resta la sua diagnosi sconsolata: non esiste ancora forza sociale in grado di contrapporsi al \u00abcapitalismo assoluto\u00bb, ancora oggi, nel momento in cui il neoliberismo si mostra una volgare ideologia animata da fanatismo suicida. Come tale esso resta pi\u00f9 forte del nichilismo paralizzante gli individui. Bontempelli constata questo annichilimento dell\u2019individuo: \u00abLa civilt\u00e0 occidentale \u00e8 \u2026 incompiuta, \u2026 perch\u00e9 la sua pietra angolare, e cio\u00e8 la libert\u00e0 individuale, che per un verso \u00e8 essenziale per la vita degli individui, per un altro verso ne designifica i contenuti\u00bb<a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a>. Se la societ\u00e0 \u00e8 prodotta dallo Stato, anche il degrado della societ\u00e0 \u00e8 prodotto dal degrado dello Stato, e poich\u00e9 \u00e8 l\u2019<em>universalit\u00e0<\/em> della sua legge ci\u00f2 che sostanzia l\u2019individuo, questi regredisce nella miseria dei suoi impulsi immediati. L\u2019attuale miseria dell\u2019individuo europeo \u00e8 forse un riflesso della miseria politica degli Stati europei che non vogliono pi\u00f9 distinguere l\u2019amico dal nemico: nell\u2019individuo la loro completa subalternit\u00e0 politica si mostra come stupido disprezzo dei legami sociali su cui \u00e8 costruita la sua libert\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> Hegel, <em>Lineamenti di filosofia del diritto<\/em>, \u00a7 333.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> Una volta Karl Kraus ha scritto che il diavolo \u00e8 un povero illuso se crede di poter rendere l\u2019uomo ancora pi\u00f9 cattivo di quanto sia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a> Marino Badiale, Massimo Bontempelli, <em>Civilt\u00e0 occidentale. Un\u2019apologia contro la barbarie che viene<\/em>. Il canneto editore, Genova\u00a0 2009,\u00a0 p. 45.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a> Marino Badiale, Massimo Bontempelli, <em>Civilt\u00e0 occidentale<\/em>, cit., p. 25.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a> Marino Badiale, Massimo Bontempelli, <em>La sinistra rivelata. Il Buon Elettore di Sinistra nell\u2019epoca del capitalismo assoluto<\/em>. Massari Editore, Bolsena 2007, p. 297.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a> Marino Badiale, Massimo Bontempelli, <em>Civilt\u00e0 occidentale<\/em>, cit. p. 64<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nelle sue prime opere, una serie di straordinari manuali di storia per le scuole superiori, Massimo Bontempelli si \u00e8 posto l\u2019obiettivo di sostanziare la storiografia con la concezione materialistica di Marx; \u00a0uno sforzo grandioso, perch\u00e9 mai i fatti vi sono ridotti ad esempio della concezione: i fatti sono dati nella loro complessit\u00e0, la concezione non li seleziona servendosene come di esempi, ricorre anzi a tutta la sua elasticit\u00e0 per poterne spiegare l\u2019intima dialettica. 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