{"id":15597,"date":"2016-04-07T15:04:12","date_gmt":"2016-04-07T15:04:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=15597"},"modified":"2016-04-07T15:04:12","modified_gmt":"2016-04-07T15:04:12","slug":"la-nostra-battaglia-contro-il-nichilismo-dialogo-con-miguel-benasayag","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=15597","title":{"rendered":"La nostra battaglia contro il nichilismo: dialogo con Miguel Benasayag"},"content":{"rendered":"<p><em>di <strong>MARCO DOTTI<\/strong> (Docente di Professioni dell&#8217;editoria all&#8217;Universit\u00e0 di Pavia)<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La nostra \u00e8 l\u2019\u00abepoca dei grandi proclami, delle notizie terrificanti e degli atti d\u2019accusa\u00bb. Eppure, osserva <strong><a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Miguel_Benasayag\" target=\"_blank\">Miguel Benasayag<\/a><\/strong>, tutti questi discorsi non solo non conducono a nulla, ma neppure ci toccano pi\u00f9, tanto sono distanti dalla vita e dalla possibilit\u00e0 di intervenire concretamente nella realt\u00e0 quotidiana. Il vero pericolo, in un\u2019epoca come questa, \u00e8 rappresentato dal niente. Un niente circondato dalle belle parole e dai grandi discorsi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per Benasayag, filosofo e psicoanalista di origine argentina trapiantato da molti anni a Parigi, attendo osservatore dei problemi dell&#8217;infanzia e dell&#8217;adolescenza, quando ci rivolgiamo ai grandi discorsi, ci condanniamo anche a fare il contrario di ci\u00f2 che quelle &#8220;belle parole&#8221; afferman. O, quanto meno, a fare qualcosa che non ha nulla, ma proprio nulla a che vedere con quello che realmente significano. Contro la mortificazione che orienta l&#8217;individuo contemporaneo verso un fondamento che persino definire nichilista \u00e8 troppo &#8211; sarebbe troppo onore &#8211; Benasayag ha offerto alcune chiavi di lettura lucide, ben esemplificate in due dei suoi libri: <em>L&#8217;epoca delle passioni tristi<\/em> (scritto con Gh\u00e9rard Schmit, Feltrinelli, Milano 2005) e <em>Contro il niente <\/em>(Feltrinelli, Milano 2005).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Viviamo in una societ\u00e0 schiacciata dal peso e dai \u201climiti dell\u2019utile\u201d. Non solo il discorso economico preso in s\u00e9, ma anche la scuola, la formazione dei giovani, persino la \u201ccura\u201d intesa in senso lato, sono oramai improntati a standard di mera efficienza e funzionalit\u00e0. Non se ne esce, sembra C\u2019\u00e8 un modo per sottrarsi a questa logica \u201ctriste\u201d che antepone cifre e calcoli alla persona umana?<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il problema di questa visione utilitaristica, oramai dominante, \u00e8 che rende assoluta una dimensione comunque reale, ma relativa. L\u2019utilitarismo vorrebbe presentarsi come l\u2019unica realt\u00e0 possibile, cogliendo per\u00f2 una sola dimensione della vita. Per resistere a questa logica bisogna sviluppare e valorizzare altre dimensioni molteplici della vita sociale e personale. Soprattutto ora, in un momento di forte crisi, recuperando, ad esempio, la<strong> dimensione del dono e del gratuito<\/strong>. Il <strong>legame sociale<\/strong> \u00e8 sempre stato fondato sulla logica del dono e del <strong>contro-dono<\/strong>, non solo su quella dell\u2019<strong>utile<\/strong>. Quando lo studioso francese Marcel Mauss studi\u00f2 questa logica, negli anni Venti del secolo scorso, mise in evidenza il complesso rapporto tra la libert\u00e0 del donatore e l&#8217;obbligo morale del ricevente. La consegna del dono si svolgeva all&#8217;interno di un <strong>rito<\/strong>, Mauss studi\u00f2 infatti il <em>potl\u00e0c<\/em>, ossia la <strong>cerimonia<\/strong> che fondava l\u2019economia del dono in alcune trib\u00f9 indiane del nordamerica, ma presto comprese che la logica del dono era conservata anche nelle societ\u00e0 pi\u00f9 moderne, le sue tracce erano pero nascoste a una \u201cprofondit\u00e0 antropologica\u201d profonda. Anche oggi possiamo affermare che ogni societ\u00e0, non solo quelle arcaiche, mantiene come modalit\u00e0 di regolamento del legame sociale pratiche pi\u00f9 o meno \u201csacrificali\u201d: si dona, sacrificando parte delle proprie ricchezze, rinunciando a parte del proprio possesso, garantendo al sistema di non divorarsi da s\u00e9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Crede sia davvero possibile questo ritorno al dono? La nostra \u00e8 una societ\u00e0 molto, molto pi\u00f9 complicata &#8211; non dico meno complessa, dico pi\u00f9 &#8220;complicata&#8221; &#8211; rispetto a quelle scoperte e descritte dagli scienziati sociali nella prima parte del XX secolo&#8230; Allora, un altrove sembrava ancora possibile. Oggi anche immaginarselo come utopia, questo altrove, \u00e8 impresa da folli&#8230; Ma forse nemmeno i folli sanno pi\u00f9 sognare, sono ridotti a deliri da rotocalco&#8230;<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sicuramente \u00e8 cos\u00ec, ma aggiungerei che in quanto uomini della cosiddetta tarda modernit\u00e0 siamo parte di una societ\u00e0 che per la prima volta nella storia pretende di non essere in nulla e per nulla dedita al sacrificio, una societ\u00e0 che si dichiara e si vuole intergralmente razionalista. Ci\u00f2 implica che il nostro mondo \u2013 ricco, edonista, occidentale \u2013 sia sempre pi\u00f9 legato a un scambio \u201crazionale\u201d, avendo apparentemente espulso da s\u00e9 la logica del dono.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il sistema del sacrificio, per\u00f2, non pu\u00f2 essere superato semplicemente ignorandolo, come pretendono i \u201cnostri\u201d economisti, per questa ragione il dono risiede ancora \u2013 rimosso e negato a parole \u2013 sotto forme e modalit\u00e0 sinistre, pericolose e perverse. Il nostro lavoro consiste nel portare in piena luce questo contenuto rifiutato, spiegando che la vita si muove su molteplici livelli di complessit\u00e0 che si allontanano dalla logica utilitaristica. Il pensiero della gratuit\u00e0 \u00e8 certamente una porta, e non la minore, per accostarsi alla comprensione di questa complessit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Attraversiamo per\u00f2 un contesto di crisi profonda da almeno sette anni. L&#8217;ambiente \u00e8 diventato in s\u00e9 e per s\u00e9 critico e l&#8217;individuo rischia se non l\u2019autodistruzione, quanto meno lo stordimento permanente, non crede?<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La distruzione si trova al centro del meccanismo della crisi, \u00e8 normale che tale funzione colonizzi gli individui e la loro mente. Sotto questo punto di vista i comportamenti che conducono allo sviluppo della violenza sono la manifestazione concreta della crisi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ed \u00e8 proprio per questo che bisogna avere una visione d\u2019insieme che non separi in modo artificiale la vita delle persone del contesto sociale ed antropologico nel quale vivono, in modo che le persone sviluppino la loro singolarit\u00e0 e non il loro individualismo. Essi devono infatti sentirsi e rappresentare una sfaccettatura della loro epoca e della storia, non considerarsi ammassi di cellule prive di centro e senza comunicazione con l&#8217;esterno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;individualismo estremo \u00e8 l&#8217;ultimo lusso che si possono permettere i mega-ricchi dei paesi ricchi.<\/p>\n<div class=\"typography\" style=\"text-align: justify;\">\n<div>\n<div class=\"lf\">\n<div class=\"lf-col1 lf-size1 lf-text lf-block\">\n<div class=\"lf-inner\">\n<p><strong><em>Non le pare vi sia una tendenza generale all\u2019apatia e all\u2019autismo sociale e il conflitto venga invece accettato solo quando assume tratti autodistruttivi e non trasformativi?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Personalmente penso che ci sia una perdita di potenza a tutti i livelli. Questa diminuzione di potenza assume la forma di una perdita della dimensione del conflitto. Dobbiamo comprendere il conflitto non solo come lotta e violenza. La lotta \u00e8 certamente una dimensione particolare del conflitto, non l&#8217;unica. Il problema, per\u00f2, risiede nel fatto che la nostra societ\u00e0 convoglia tutte le dimensioni del conflitto nella lotta. Pu\u00f2 sembrare un paradosso, ma per diminuire la violenza in circolazione bisogna al contrario sviluppare la molteplicit\u00e0 dei conflitti, sottrarli a quell&#8217;unica dimensione.<\/p>\n<p><strong><em>Crede che dal mondo giovanile possano nascere nuove forme di lavoro politico e di rapporto \u201cetico\u201d con il pianeta e con l\u2019altro da s\u00e9? \u00c8 possibile tornare al futuro come promessa e non come \u201cminaccia\u201d?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Credo che per produrre e costruire nuovi legami con la societ\u00e0 e con l\u2019ambiente &#8211; legami che vadano nella direzione della gioia, non della tristezza &#8211; non ci sia bisogno di ricostruire l\u2019immagine di una promessa di futuro. Dobbiamo trovare un motore diverso che orienti i nostri ragazzi e che funzioni in modo immanente, senza far riferimento a illusioni (il sol dell&#8217;avvenire) o a minacce (l&#8217;apocalisse prossima ventura). Da questo punto di vista la perdita di futuro non \u00e8 affatto una catastrofe. In questa direzione possono operare gli insegnanti.<\/p>\n<p>L\u2019insegnamento al giorno d\u2019oggi \u00e8 diventato terreno di conflitto fondamentale, bisogna che gli insegnanti imparino a resistere all\u2019utilitarismo sviluppando delle pratiche pedagogiche che rifiutino di formattare gli allievi come semplici risorse umane. &#8220;Risorse umane&#8221;, che espressione apparentemente innocua, ma al tempo stesso terribilmente pericolosa!<\/p>\n<p>\u00c8 una sfida per gli insegnanti, ma se questi riuscissero ad esser vincenti in questa sfida potrebbero essere valorizzati agli occhi della societ\u00e0 poich\u00e9 staranno compiendo una missione molto importante.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"typography\" style=\"text-align: justify;\">\n<div>\n<div class=\"lf\">\n<div class=\"lf-col1 lf-size1 lf-text lf-block\">\n<div class=\"lf-inner\">\n<p><strong><em>In che modo gli educatori possono agire per decostruire nella mente dei ragazzi il principio del \u201ctutto e subito\u201d se ogni cosa all\u2019esterno della scuola va nella direzione contraria? Pi\u00f9 che al lavoro di di Penelope, che \u00e8 scaltra resistenza nel fare e nel disfare, insegnanti e educatori sono costretti all&#8217;inutile, annientante fatica di Sisifo&#8230;<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Gli educatori possono far cambiare la tendenza semplicemente uscendo dalle frontiere della scuola. Bisogna che gli insegnati <em>ri-territorializzino<\/em> il loro lavoro, ci\u00f2 significa costruire meno situazioni virtuali nell\u2019insegnamento e creare dei rapporti con la vita e non soltanto con dimensioni astratte, economiche o produttiviste. Poich\u00e9 la vita supera largamente l\u2019economia e la produzione, i suoi orizzonti sono immensamente pi\u00f9 ampi.<\/p>\n<p>Purtroppo si ha la tendenza a reprimere tutto quello che si sviluppa oltre i confini che ci sono stati assegnati. Ma noi abbiamo il compito di andare oltre, in ogni caso. \u00c8 la vita che ce lo chiede. Vincere o perdere non dipende da noi. Da noi dipende la qualit\u00e0 della lotta.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>fonte: <a href=\"http:\/\/www.vita.it\/it\/article\/2015\/09\/23\/la-nostra-battaglia-contro-il-niente-dialogo-con-miguel-benasayag\/136598\/\">www.vita.it<\/a><\/em><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"tagList\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di MARCO DOTTI (Docente di Professioni dell&#8217;editoria all&#8217;Universit\u00e0 di Pavia) &nbsp; La nostra \u00e8 l\u2019\u00abepoca dei grandi proclami, delle notizie terrificanti e degli atti d\u2019accusa\u00bb. Eppure, osserva Miguel Benasayag, tutti questi discorsi non solo non conducono a nulla, ma neppure ci toccano pi\u00f9, tanto sono distanti dalla vita e dalla possibilit\u00e0 di intervenire concretamente nella realt\u00e0 quotidiana. Il vero pericolo, in un\u2019epoca come questa, \u00e8 rappresentato dal niente. 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