{"id":15616,"date":"2016-04-10T22:59:52","date_gmt":"2016-04-10T22:59:52","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=15616"},"modified":"2016-04-10T22:59:52","modified_gmt":"2016-04-10T22:59:52","slug":"la-sovranita-ai-tempi-della-nato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=15616","title":{"rendered":"La Sovranit\u00e0 ai tempi della NATO"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>DAVIDE VISIGALLI<\/strong> (Ars Liguria)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Qui vi propongo un testo dell\u2019onorevole Lelio Basso a proposito dell\u2019adesione nella NATO da parte dell\u2019Italia. Questo stralcio fa parte del dibattito avvenuto alla Camera dei deputati nel marzo del 1949. Fu un dibattito molto acceso tra il governo democristiano, guidato da De Gasperi, e le opposizioni parlamentari che mettevano in guardia circa la sostanziale limitazione della sovranit\u00e0 nazionale. Mi sembra importante per capire diversi concetti che poi si sono riproposti anche durante l\u2019adesione ai vari Trattati sulla costituzione dell\u2019Unione Europea. Interessante ricordare come alla Camera fu chiesto di votare sulla base di un documento segreto che non potevano leggere e su cui sarebbe stata imposta la fiducia. Modalit\u00e0 che abbiamo visto riproporsi via via sempre pi\u00f9 nel nostro Paese.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">BASSO LELIO. [&#8230;] <em>Per valutare gli aspetti di questo patto, quel che interessa \u00e8 soprattutto esaminare quale significato esso assume nel complesso della linea politica tradizionale, della politica internazionale dei Paesi che hanno preso l&#8217;iniziativa del Patto non quindi dell&#8217;Italia, che \u00e8 un Paese che \u00e8 oggi chiamato alla firma di uno strumento da altri voluto e preparato, ma delle Potenze del Patto di Bruxelles, del Canada e degli Stati Uniti. Ora si pu\u00f2 seriamente sostenere che questi sette Paesi siano sotto la minaccia di una aggressione sovietica? Si pu\u00f2 seriamente sostenere che questi Paesi che sono le potenze invitanti, e in modo particolare l&#8217;Inghilterra e gli Stati Uniti d&#8217;America, che sono gli artefici di questo Patto, sentono il bisogno di difendersi dal pericolo di una aggressione dell&#8217;Unione Sovietica? Anche a voler accettare per un momento la tesi della politica del carciofo prospettata dall&#8217;onorevole Corbino, dovremmo pensare che in tal caso queste iniziative dovrebbero partire dai Paesi pi\u00f9 vicini all&#8217;Unione Sovietica che sarebbero designati come le prossime vittime, ma in realt\u00e0, questi Paesi sono i pi\u00f9 refrattari ad accettare le alleanze militari. La Svezia non ha aderito al Patto, la Norvegia, invitata, ha accettato dopo profonde discussioni e dibattiti che hanno certamente turbato la vita politica di quel popolo e questa adesione \u00e8 stata preceduta da forti pressioni da parte dei Paesi promotori del Patto. Nessuno dei promotori del Patto pu\u00f2 sostenere che esso \u00e8 sotto la minaccia di una aggressione sovietica, ma se mai &#8211; e questa minaccia si \u00e8 ripetuta in questi ultimi decenni in forma grave &#8211; di una aggressione da parte della Germania. [&#8230;] Avremmo compreso un&#8217;alleanza difensiva nei confronti di questa eventuale minaccia da parte della potenza tedesca, ma \u00e8 assurdo, direi, che l&#8217;America tema una aggressione da parte dell&#8217;Unione Sovietica. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>E veniamo alla politica americana. Ho sentito dire qui in questa discussione, come l&#8217;argomento pi\u00f9 valido e pi\u00f9 invocato in favore della tesi che il Patto Atlantico non sarebbe un patto aggressivo, che l&#8217;America ha sempre fatto una politica di pace, una politica di democrazia, di generosit\u00e0, di solidariet\u00e0 con gli altri popoli; \u00e8 stato detto anche che il popolo americano \u00e8 un popolo che non vuole combattere, che non ha intenzioni bellicose, che \u00e8 un popolo generoso e altruista.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Io dir\u00f2 al contrario che se vi \u00e8 una politica realista, se vi \u00e8 una politica degli interessi sempre ben calcolati, questa \u00e8 la politica estera degli Stati Uniti. Popolo pacifico? Ha combattuto quattro guerre nel secolo scorso e le ha combattute tutte per ragioni economiche: contro l&#8217;Inghilterra nel 1812-1814 per contrastare la supremazia sui mari e assicurarsi delle vie di traffico; contro il Messico per strappargli brutalmente delle ricche provincie; la guerra civile combattuta unicamente per ragioni economiche per il trionfo della economia schiavistica e della moderna economia capitalistica; contro la Spagna nel 1898 per Cuba e le Filippine, guerra del tabacco e della canna da zucchero, come fu chiamata fin da allora. [&#8230;] La politica degli Stati Uniti verso l&#8217;America latina si riassume, nel 1823, nella cosiddetta dottrina di Monroe, la quale affermava che ogni intromissione europea nell&#8217;emisfero occidentale sarebbe stata considerata dannosa per la pace e per la sicurezza degli Stati Uniti, ai quali veniva riservato uno speciale diritto di protezione.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Io non so quale sarebbe oggi la reazione degli Stati Uniti o la nostra, se una grande potenza continentale d&#8217;Europa pretendesse di applicare per suo conto una simile dottrina in Europa. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Gli Stati Uniti sono usciti da questa guerra in una posizione che ne fa la potenza capitalistica pi\u00f9 forte del mondo. Essi da soli producono pi\u00f9 che tutte le altre potenze capitalistiche unite ed essi hanno una capacit\u00e0 ulteriore di espansione molto maggiore di quella delle altre potenze capitalistiche, avendo posto in essere durante la guerra una struttura economica di cos\u00ec vaste proporzioni che, se non mantiene questo alto livello di produzione e di impiego di mano d&#8217;opera, rischia di precipitare in una crisi ancora pi\u00f9 grave di quella in cui \u00e8 caduta nel 1929.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>La politica americana di oggi ha sul capo questa spada di Damocle: essa \u00e8 dominata da questa paura del ripetersi della crisi del 1929. Minaccia di crisi che esiste in misura molto pi\u00f9 notevole di quanto non si voglia far apparire. Gli Stati Uniti hanno sviluppato il loro apparato produttivo durante la guerra e non possono diminuire n\u00e9 il ritmo della loro produzione, n\u00e9 il livello di impiego della loro mano d&#8217;opera senza andare incontro a questa crisi. Ma, mentre negli anni dell&#8217;immediato dopo guerra essi hanno potuto avvalersi del fatto che negli anni precedenti i consumi di pace erano stati praticamente sospesi, e quindi le famiglie americane da un lato non avevano potuto mantenere il normale livello dei loro consumi pacifici (automobili, radio, apparecchi frigoriferi, ecc.), e dall&#8217;altro lato avevano risparmiato il denaro occorrente a questa spesa, sicch\u00e9 vi era grande richiesta di questi prodotti che ha potuto alimentare le industrie americane; dal 1947 ad oggi invece questa minaccia di crisi si \u00e8 fatta pi\u00f9 grave, perch\u00e9 i vuoti degli anni di guerra sono stati riempiti e parallelamente sono stati consumati in questi acquisti molti dei risparmi accumulati. La richiesta straordinaria del mercato per i consumi di pace \u00e8 stata soddisfatta e bisogna assolutamente alimentare in altro modo la produzione, perch\u00e9 altrimenti la economia americana rischia di crollare. Quindi la ricerca di nuovi mercati, quindi la necessit\u00e0 di integrare l&#8217;insufficiente consumo del mercato interno con l&#8217;esportazione di prodotti americani verso mercati stranieri, quindi la necessit\u00e0 di estendere sempre pi\u00f9 la propria sfera di influenza economica. Non basta pi\u00f9 l&#8217;America latina: bisogna ripetere questo tipo di colonizzazione americana e imporre ai Paesi europei l&#8217;acquisto dei prodotti americani, onde evitare l&#8217;eccessivo accumularsi di stock che rischierebbero di accelerare il ritmo con il quale il capitalismo americano si avvicina alla crisi. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>In U. S. New and World Report del 31 dicembre 1948 \u00e8 scritto: \u00abSe veramente la pace fosse assicurata tutto sarebbe sconvolto; al momento attuale le spese per gli armamenti e l&#8217;aiuto agli altri paesi sostengono gli affari\u00bb. E il 2 gennaio 1949 il N. Y. Star aggiunge: \u00abmolti uomini di affari temono che se la pace con l&#8217;Unione Sovietica fosse realizzata, e se il nostro bilancio militare fosse ridotto, ci\u00f2 implicherebbe il crollo della nostra attivit\u00e0\u00bb. Si \u00e8 persino usata l&#8217;espressione di \u00abPanico della pace\u00bb.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Quindi siamo in una fase della politica americana [&#8230;] che pu\u00f2 sembrare meno imperialista di altre agli occhi dell&#8217;osservatore superficiale, perch\u00e9 normalmente non si accompagna con una occupazione militare n\u00e9 con una amministrazione civile americana, bens\u00ec con una occupazione di basi soltanto e, anche senza di esse, con un netto predominio economico americano. E per assicurare questo predominio dell&#8217;economia americana, l&#8217;imperialismo degli Stati Uniti si vale del sistema di legare ai propri interessi i gruppi o le classi dominanti dei singoli paesi: cos\u00ec si \u00e8 fatto e si fa con i dittatori dell&#8217;America latina o con i gruppi che spesso si assicurano il potere con le elezioni addomesticate, cos\u00ec si \u00e8 fatto in Cina con Chiang Kai-Shek, e cos\u00ec si \u00e8 fatto e sempre pi\u00f9 si va facendo &#8211; e lo dico non con spirito fazioso di parte, ma con senso di umiliazione di italiano &#8211; con il nostro Governo. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Il Patto Atlantico \u00e8 quindi un patto che assolve perfettamente agli interessi della politica americana e si inquadra nella tradizione che ho illustrato, applicata alla situazione presente e agli attuali rapporti di forza. Si tratta cio\u00e8 oggi per l&#8217;America di assicurarsi il dominio economico e politico dei paesi occidentali per svolgervi liberamente la propria politica di dominazione mondiale di Weltberrscbaft, cos\u00ec come essa l&#8217;ha svolta in altri paesi. Si tratta in ispecie di creare basi militari a sostegno di questa politica mondiale, si tratta di assoggettare maggiormente i paesi europei che una volta entrati in questa politica militare aggressiva, evidentemente, non possono pi\u00f9 rinunciare alla pesante tutela americana; si tratta di sviluppare nel proprio Paese la produzione massiccia di armamenti standardizzati, da rifornirsi ai Paesi aderenti, in modo che possa l&#8217;industria americana accumulare nuovi profitti e possa trovare nuovi investimenti in questa produzione di materiale bellico; si tratta infine di preparare &#8211; ove questa scelta si imponesse, fra crisi e guerra -le condizioni migliori possibili per l&#8217;attacco all&#8217;Unione Sovietica. L&#8217;imperialismo ha fatto in questo senso indubbiamente dei progressi, di cui bisogna dargli atto. \u00c8 nella natura dell&#8217;imperialismo provocare la guerra, \u00e8 nella natura dell&#8217;imperialismo uscire dalle proprie contraddizioni con una guerra ed essere sospinto dalla guerra in nuove contraddizioni per ricercare cos\u00ec nuove guerre Ma, mentre la prima guerra mondiale fu un urto di potenze imperialistiche contro potenze imperialiste che diede modo alla classe operaia di rompere il punto pi\u00f9 debole della catena dell&#8217;imperialismo e di aprirvi una breccia, di fondare cio\u00e8 la prima repubblica socialista in Europa, nella seconda guerra mondiale assistemmo anche a questo conflitto fra potenze imperialiste, accanto per\u00f2 ad altri motivi, ed ancora una volta di questo conflitto di potenze imperialiste, approfitt\u00f2 la classe operaia di altri Paesi europei per conquistare il potere. Oggi ammaestrato da questa esperienza, l&#8217;imperialismo tende viceversa alla ricerca dell&#8217;eventuale antagonista in una terza guerra mondiale nei Paesi del socialismo, evitando cos\u00ec l&#8217;urto fra imperialismi e tentando al tempo stesso di abbattere il potere della classe operaia. [&#8230;] Quando [&#8230;] noi diciamo che il Patto Atlantico \u00e8 un patto di guerra, non diciamo certo che \u00e8 un patto che indica una scadenza fissa per la guerra ma che \u00e8 uno strumento offerto a questi gruppi militaristici ed imperialistici degli Stati Uniti d&#8217;America per cogliere l&#8217;opportunit\u00e0 &#8211; quando essi lo vogliono &#8211; per trascinare il loro e gli altri paesi (fra cui il nostro) in una guerra. Quindi \u00e8 un patto di guerra perch\u00e9 \u00e8 un anello, un anello potente di questa catena di azioni politiche che si sviluppa verso una situazione in cui la guerra pu\u00f2 scoppiare da un momento all&#8217;altro: \u00e8 un patto, infatti, che tende ad accumulare gli armamenti i quali, allorquando sono accumulati sono di per se stessi, automaticamente, forze che rendono pi\u00f9 facile la guerra, \u00e8 un patto che consacra anche militarmente la divisione del mondo in due campi; \u00e8 un patto che, contribuendo a dare ad una delle parti eccessiva fiducia in se stessa e baldanza, offre pi\u00f9 facili occasioni ai guerrafondai per cogliere qualsiasi pretesto si presenti in qualsiasi parte del mondo, \u00e8 un patto infine che, per il turbamento che porta allo spirito pubblico, per le preoccupazioni che genera, per la propaganda di odio che lo accompagna, determina una psicosi di guerra e di paura, che \u00e8 per se stessa una ulteriore spinta verso la guerra. [&#8230;] Questa \u00e8 la situazione della borghesia italiana e di tutti i paesi, che proiettano al di fuori di s\u00e9 le loro paure e temono aggressioni continue, paventano minacce dall&#8217;esterno, e credono di salvarsi dalla propria rovina accumulando armi e costruendo basi. Questo timore che avvertono, questa minaccia che credono provenga dall&#8217;esterno, \u00e8 la voce interna delle contraddizioni di questa societ\u00e0 (Vivissimi applausi all&#8217;estrema sinistra), e questa paura che fa temere aggressioni non \u00e8 che la coscienza della propria insufficienza ad assolvere il compito storico che spetta alla classe dirigente, la coscienza della propria incapacit\u00e0. [&#8230;] Anche questi sono aspetti del Patto Atlantico che vanno valutati, perch\u00e9 creano maggiori e pi\u00f9 immediate responsabilit\u00e0 in quanto incidono anche sul piano della politica interna e della politica economica in rapporto soprattutto alle esigenze di vita delle classi popolari. Aggravandosi la situazione, aumentano anche le nostre responsabilit\u00e0. [&#8230;] Appunto perch\u00e9 questa \u00e8 una politica che tende ad aggravare la tensione nei rapporti di classe, essa, lungi dal farli tacere, esaspera i contrasti e determina delle situazioni in cui i conflitti diventano difficilmente inevitabili.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Giustamente l&#8217;onorevole Togliatti diceva ieri, a questo proposito, che non si tratta di una politica che oggi \u00e8 seguita dai comunisti, perch\u00e9 esiste l&#8217;Unione Sovietica, ma che questa \u00e8 la politica tradizionale del movimento operaio. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Il movimento operaio ha anche in passato detto queste cose che sono state riaffermate dall&#8217;onorevole Togliatti, il quale ricordava ieri il congresso di Stuttgart del 1907; le stesse cose sono state poi ripetute ancor pi\u00f9 solennemente nel 1912 al Congresso di Basilea. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>E noi a questo movimento operaio non possiamo non essere fedeli assumendoci interamente la nostra responsabilit\u00e0, che \u00e8 quella di condurre la lotta per la pace in questa fase, prima che la guerra scoppi, prima che il Paese sia gettato in queste avventure e in queste follie. Noi abbiamo coscienza che la guerra non \u00e8 inevitabile e pu\u00f2 essere evitata se tutti faremo il nostro dovere. Perci\u00f2 reagiremo con tutti i nostri mezzi a tutti i tentativi di mascherare questa politica imperialistica, questa politica di classe, di coprirla sia con la formula della terza forza, sia con la formula ipocrita della difesa della civilt\u00e0 occidentale e cristiana. Desidero anzi elevare da qui con tutta la massima energia la mia indignata protesta contro l&#8217;uso e l&#8217;abuso che si fa di questa parola \u00abcivilt\u00e0\u00bb, adoperata da una classe che ha veramente rivelato il suo volto barbarico e incivile, una classe che non riesce a vivere se non gettando periodicamente il mondo nella guerra, una classe che non riesce a vivere se non provocando la miseria e la morte di decine di milioni di uomini, una classe che non riesce pi\u00f9 a reggere civilmente le sorti del mondo; io desidero reagire qui con tutte le mie energie contro questo tentativo di far credere che il movimento operaio sia apportatore non di valori civili, ma di. un nuovo mondo barbarico io desidero reagire qui in nome di quelli che sono i grandi valori umani, i grandi valori morali che il movimento operaio porta con s\u00e9. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Questa, signori del Governo, \u00e8 la vera civilt\u00e0. E in nome di questa civilt\u00e0 noi ci opporremo energicamente a tutti i tentativi di mascherare la vostra azione politica con formule ipocrite; noi difenderemo fino in fondo i diritti del nostro popolo a non essere trascinato nella guerra.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Noi riprenderemo le parole di un antico messaggio, che voi avete dimenticato: \u00abSia pace in terra agli uomini di buona volont\u00e0\u00bb.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Noi riprenderemo l&#8217;insegnamento di due grandi uomini di questi ultimi tempi, di due grandi apostoli di umanit\u00e0, le parole di Giovanni Jaur\u00e8s, una figura che giganteggia come un simbolo di pace al termine di una epoca storica, l&#8217;uomo che si dovette assassinare il 31 luglio 1914, perch\u00e9 il 1\u00b0 agosto si scatenasse sul mondo la follia della guerra, l&#8217;uomo che della sua vita aveva fatto un apostolato di pace. E le parole del Presidente Roosevelt, del secondo Roosevelt: \u00abSe noi vogliamo che la civilt\u00e0 sopravviva, noi dobbiamo coltivare le possibilit\u00e0 per tutti i popoli di vivere e lavorare insieme in uno stesso mondo di pace\u00bb. Noi riprenderemo l&#8217;articolo 11 della nostra Costituzione il quale dice che l&#8217;Italia ripudia la guerra.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Noi riprenderemo queste parole, questi messaggi di pace e di speranza e li affiggeremo su tutti i muri d&#8217;Italia; noi li proclameremo in tutte le piazze; noi li scolpiremo anche nel cuore pi\u00f9 duro degli italiani!<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>E non so se l&#8217;onorevole Sceiba mander\u00e0 la sua \u00abCelere\u00bb a strappare questi manifesti e a sciogliere i nostri comizi; non so se il Presidente De Gasperi, come un suo predecessore aveva ritenuto fosse sovversiva la parola \u00abLibert\u00e0\u00bb, proclamer\u00e0 sovversiva in Italia la parola \u00abPace\u00bb. Noi ci assumiamo la responsabilit\u00e0 in questo momento di mobilitare intorno a questi messaggi di pace tutto il popolo italiano. Non sono i nostri propositi n\u00e9 violenti, n\u00e9 sovversivi, ma se voi date alla parola \u00abPace\u00bb un significato che sia sovversivo, noi rivendichiamo, con orgoglio, di essere dei sovversivi. (Vivi, prolungati applausi all&#8217;estrema sinistra &#8211; Molte congratulazioni).<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di DAVIDE VISIGALLI (Ars Liguria) &nbsp; Qui vi propongo un testo dell\u2019onorevole Lelio Basso a proposito dell\u2019adesione nella NATO da parte dell\u2019Italia. Questo stralcio fa parte del dibattito avvenuto alla Camera dei deputati nel marzo del 1949. Fu un dibattito molto acceso tra il governo democristiano, guidato da De Gasperi, e le opposizioni parlamentari che mettevano in guardia circa la sostanziale limitazione della sovranit\u00e0 nazionale. 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