{"id":15650,"date":"2016-04-18T00:06:02","date_gmt":"2016-04-18T00:06:02","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=15650"},"modified":"2016-04-18T00:06:02","modified_gmt":"2016-04-18T00:06:02","slug":"il-mito-non-e-un-privilegio-dei-poeti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=15650","title":{"rendered":"Il mito non \u00e8 un privilegio dei poeti"},"content":{"rendered":"<p><em>di <strong>CESARE PAVESE<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel mito vero e proprio c&#8217;imbattiamo ogni volta che ci accade di riandare nel tempo all&#8217;inizio di un&#8217;epoca di poesia. Risalendo il cammino della civilt\u00e0 di qualunque popolo vediamo le sue varie espressioni di vita colorirsi sempre pi\u00fa di miticit\u00e0, finch\u00e9 viene il momento che nulla pi\u00fa si fa n\u00e9 si pensa nell&#8217;\u00e0mbito della trib\u00fa che non dipenda da un modello mitico. Che cosa significa questo dipendere? Le varie usanze quotidiane e festive, il linguaggio, le tecniche, le istituzioni e le passioni, tutto si modella su fatti accaduti una volta per sempre, su divini schemi che in un senso non soltanto temporale sono all&#8217;origine di ogni attivit\u00e0 \u2012 qualcosa, per accadere, ha bisogno d&#8217;esser gi\u00e0 accaduto, d&#8217;essere stato fondato fuori del tempo.<\/p>\n<p class=\"normale\" style=\"text-align: justify;\">Il mito \u00e8 ci\u00f2 che accade e riaccade infinite volte nel mondo sublunare eppure \u00e8 unico, fuori del tempo, <span lang=\"ES-TRAD\">cos\u00ed <\/span>come una festa ricorrente si svolge ogni volta come fosse la prima, in un tempo che \u00e8 il tempo della festa, del nontemporale, del mito. Prima che favola, vicenda meravigliosa, il mito fu una semplice norma, un comportamento significativo, un rito che santific\u00f2 la realt\u00e0. E fu anche l&#8217;impulso la carica magnetica che sola pot\u00e9 indurre gli uomini a compiere opere.<\/p>\n<p class=\"normale\" style=\"text-align: justify;\">Tutto ci\u00f2 non \u00e8 nuovo. L&#8217;ha chiarito la ricerca etnologica attraverso discussioni appassionate e pedanti, e la croce \u2012 implicita o esplicita \u2012 della disputa fu il presunto prelogismo dei primitivi, la questione se quei nostri antenati pensassero secondo schemi concettuali e legge di causalit\u00e0 o non piuttosto secondo una mistica legge di partecipazione, la magia, l&#8217;arbitrio animistico. Qualcuno si \u00e8 addirittura chiesto se realmente quella gente non disponesse di poteri soprannaturali o metempirici, se insomma la stregoneria non fosse una cosa seria.<\/p>\n<p class=\"normale\" style=\"text-align: justify;\">A noi pare che, come sempre accade, l&#8217;inventore della questione ci abbia visto pi\u00fa chiaro di tutti. \u00ab&#8230; I primi uomini, come fanciulli del genere umano, non essendo capaci di formar i generi intelligibili delle cose, ebbero naturale necessit\u00e0 di fingersi i caratteri poetici, che sono generi o universali fantastici, da ridurvi come a certi modelli, o pure ritratti ideali, tutte le spezie particolari a ciascun suo genere somiglianti&#8230;\u00bb (<i>Scienza Nuova Sec. <\/i>degn. <span lang=\"ES-TRAD\">XLIX). <\/span><\/p>\n<p class=\"normale\" style=\"text-align: justify;\">Questa prima classica descrizione della mentalit\u00e0 primitiva ci riesce, a tutt&#8217;oggi, la pi\u00fa convincente. Se poi le accostiamo l&#8217;altra degnit\u00e0 <span lang=\"ES-TRAD\">(XLVII) <\/span>che \u00ab&#8230;il vero poetico \u00e8 un vero metafisico, a petto del quale il vero fisico, che non vi si conforma, dee tenersi a luogo di falso&#8230;\u00bb, potremo capacitarci che <span lang=\"ES-TRAD\">realmente <\/span>il Vico ha veduto il problema nella sua interezza e, leggendo, com&#8217;\u00e8 giusto, mitico dov&#8217;egli dice poetico, avremo messo fine a molte mal impostate dispute contemporanee.<\/p>\n<p class=\"normale\" style=\"text-align: justify;\">Quelli che il Vico chiama universali fantastici sono \u2012 \u00e8 <span lang=\"ES-TRAD\">noto <\/span>\u2012 i miti, e in essi i fanciulli, i primitivi, i poeti (tutti <span lang=\"ES-TRAD\">coloro <\/span>che non esercitano ancora o non del tutto il raziocinio, la \u00abumana filosofia\u00bb) risolvono la realt\u00e0, sia teoretica che pratica. Fu il primo il Vico a notare e interpretare l&#8217;evidente fatto che <i> tutta <\/i>l&#8217;esistenza dei primitivi (i \u00abpopoli eroici\u00bb) \u00e8 modellata sul mito. Ora, quest&#8217;atteggiamento umano <span lang=\"FR\">fondamentale, <\/span>questa riduzione di \u00abtutte le spezie particolari\u00bb a \u00abcerti modelli\u00bb, \u00aba generi fantastici \u00bb, non \u00e8 altro che l&#8217;atteggiamento religioso.<\/p>\n<p class=\"normale\" style=\"text-align: justify;\">Qualcuno ha interpretato il pensiero vichiano nel senso che la novit\u00e0 di quella scienza fosse essenzialmente la scoperta della categoria estetica. Non ne siamo convinti. <span lang=\"ES-TRAD\">Identificando <\/span>e sviscerando un intiero momento di quella \u00abstoria ideale eterna\u00bb sopra la quale corre in tempo la storia delle nazioni \u2012 il momento in cui il pensiero raziocinante, metodologico, non \u00e8 ancor nato \u2012 il Vico non poteva non imbattersi anche nella natura della poesia, della fantasia creatrice \u2012 ma la sua scoperta appassionata \u00e8 un&#8217;altra.<\/p>\n<p class=\"normale\" style=\"text-align: justify;\">Non a caso del resto egli tende a servirsi dei documenti della fantasia eroica (dai geroglifici e dagli stemmi ai poemi) per chiarire le realt\u00e0 giuridiche, politiche, morali, economiche e cultuali di quel mondo. Dal nucleo embrionale dei miti (che esaltano e convincono i loro credenti, cio\u00e8 li inducono all&#8217;azione) egli trascorre a descrivere un&#8217;ideale civilt\u00e0 eroica. E sebbene questa civilt\u00e0 abbia prodotto, col germe religioso dei miti, una poesia rigogliosa, egli non si ferma a definire l&#8217;autonomia della poesia: a quest&#8217;autonomia non crede.<\/p>\n<p class=\"normale\" style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 accade perch\u00e9 anche nel processo \u00abideale eterno\u00bb del poetare risulta pi\u00fa che mai implicito un momento mitico \u2012 qui il mito \u00e8 ci\u00f2 che si chiama l&#8217;ispirazione, l&#8217;intuizione nucleare, \u2012 e questo momento religioso che nelle altre attivit\u00e0 spirituali \u00e8 ormai stabilmente trasformato o scaduto, soltanto in quella fantastica sopravvive immediato e ineliminabile.<\/p>\n<p class=\"normale\" style=\"text-align: justify;\">Noi a questo concetto del mito giungemmo meditando appunto un fatto religioso. Ci accadde di chiederci che cosa fosse per il fedele un santuario, in che cosa un sacro monte differisse per lui dalle altre colline \u2012 e la risposta fu <span lang=\"ES-TRAD\">precisa <\/span>\u2012: santuario \u00e8 il luogo mitico dove \u00e8 accaduta un giorno una manifestazione, una rivelazione del divino <i>(tactus de coelo \u2012 <\/i>c&#8217;\u00e8 caduta la folgore); il luogo unico tra tutti, dove il fedele partecipa in qualche modo, con la presenza, col contatto, con la vista, all&#8217;unicit\u00e0 di quella rivelazione, la quale si moltiplica nel tempo, proprio perch\u00e9 avvenne la prima volta fuori del tempo, e fonda perci\u00f2 tutta la realt\u00e0 mitica del monte.<\/p>\n<p class=\"normale\" style=\"text-align: justify;\">Che cosa prova il fedele, al contatto con la sacra collina? Il tempo per lui si arresta, in un attimo vertiginoso egli contempla, sente, l&#8217;unicit\u00e0 del luogo, simbolo incarnato della sua fede, nucleo centrale di tutta la sua vita interiore. La qualit\u00e0 dell&#8217;oggetto mitico non conta \u2012 liturgia complessa o semplice roccia, esso non <i>esprime <\/i>ma \u00e8 il divino \u2012 un \u00abvero metafisico\u00bb.<\/p>\n<p class=\"normale\" style=\"text-align: justify;\">Fuori da ogni campo confessionale, c&#8217;\u00e8 qualcosa nella nostra esperienza che ricorda quest&#8217;attimo: un universale fantastico che al singolo individuo (in ci\u00f2 la sua differenza dal mito religioso, sempre collettivo) ispira una passione analoga. E anche qui cade in acconcio la parola del Vico: \u00ab&#8230;i primi uomini, come fanciulli del genere umano&#8230;\u00bb Dalla fanciullezza, dall&#8217;infanzia, da tutti quei momenti di <span lang=\"FR\">fondamentale <\/span> contatto con le cose e col mondo che trovano l&#8217;uomo sprovveduto e commosso e immediato, da tutte le \u00abprime volte\u00bb irriducibili a razionalit\u00e0, dagli istanti aurorali in cui si form\u00f2 nella coscienza un&#8217;immagine, un idolo, un sussulto divinatorio davanti all&#8217;amorfo, sale, come da un gorgo o da una porta spalancata, una vertigine, una promessa di conoscenza, un avangusto estatico.<\/p>\n<p class=\"normale\" style=\"text-align: justify;\">Il proprio di questa sensazione \u00e8 un fermarsi del tempo, un rivivere ogni volta come nuova quella prima volta \u2012 cos\u00ec avviene nelle pratiche rituali per la celebrazione di una festa. Abbandonarsi alla contemplazione all&#8217;escavazione di quel momento, significa uscire dal tempo, sfiorare un assoluto metafisico, entrare in una sfera di travaglio, di vagheggiamento di un germe che non perder\u00e0 la sua immobilit\u00e0 se non per diventare altra cosa \u2012 poesia consapevole, pensiero dispiegato, azione responsabile \u2012 insomma <i>storia.<\/i><\/p>\n<p class=\"normale\" style=\"text-align: justify;\"><i>Mitico <\/i>chiamiamo perci\u00f2 questo stato aurorale; e<i> miti <\/i>le varie immagini che balenano, sempre le stesse per ciascuno di noi, in fondo alla coscienza. Esse vivono in quanto tuttora non risolte nell&#8217;evidenza poetica o nella chiarezza razionale, ma irradiano tanta vita, tanto calore, tanta promessa di <span lang=\"ES-TRAD\">luce, <\/span>che riescono in definitiva altrettanti fuochi o fari della nostra coscienza. Nel presente discorso questi miti individuali c&#8217;interessano come i germi di ogni poesia.<\/p>\n<p class=\"normale\" style=\"text-align: justify;\">Il poeta che altro fa se non travagliarsi intorno a questi suoi miti per risolverli in chiara immagine e discorso accessibile al prossimo? Giacch\u00e9 \u00e8 loro natura demonica che, mentre incantano con l&#8217;esperienza di un unico di un assoluto irriducibile, questi miti, che vogliono esser creduti (\u00ab veri metafisici \u00bb), inquietano la coscienza come un&#8217;importante parola ricordata soltanto a met\u00e0, e impegnano tutte le energie dello spirito per rischiararli, definirli, possederli <span lang=\"ES-TRAD\">fino <\/span>in fondo. Ma possedere vuol dire distruggere, si sa.<\/p>\n<p class=\"normale\" style=\"text-align: justify;\">Questa distruzione \u2012 beninteso, \u00e8 una trasformazione \u2012 toglie al mito violato la sua unicit\u00e0, la sua misteriosa potenza di simbolo <i>creduto. <\/i>Il mito che si fa poesia perde il suo alone religioso. Quando si faccia anche conoscenza teorica (\u00ab umana filosofia\u00bb) il processo \u00e8 finito. Con questo non si raccomanda a nessuno di conservare i propri miti nella bambagia. La smaniosa fede iniziale in <span lang=\"ES-TRAD\">tanto <\/span>\u00e8 sincera in quanto non rinuncia a sforzo alcuno per meglio penetrare e possedere il suo oggetto. N\u00e9 serve a nulla fingere a se stessi, per estetistica compiacenza, che un mistero perduri quando gi\u00e0 lo si sia risolto in chiara immagine o lucido concetto.<\/p>\n<p class=\"normale\" style=\"text-align: justify;\">La legge dello spirito \u00e8 questa: suscitare incessantemente nell&#8217;urto con la realt\u00e0 i propri miti e ingegnarsi di risolverli, di farne poesia o teoria. Chi continua a baloccarsi con un mito ormai spiegato, penetrato, violato, non riesce n\u00e9 vero credente n\u00e9 poeta n\u00e9 scienziato. Riesce un esteta, e nulla pi\u00fa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Veduto dall&#8217;interno, un mito evidentemente \u00e8 una rivelazione, un assoluto, un attimo intemporale, ma per la sua stessa natura tende a farsi storia, ad accadere tra gli uomini, a diventare cio\u00e8 poesia o teoria, con ci\u00f2 negandosi come <span lang=\"ES-TRAD\"> mito, <\/span>come fuori-del-tempo, e sottoponendosi all&#8217;indagine genetico-causale degli storici.<\/p>\n<p class=\"normale\" style=\"text-align: justify;\">Qui si dir\u00e0 che non valeva la pena di far tante parole per concludere che viene un momento storico-culturale in cui \u00e8 come se il mito, l&#8217;attimo intemporale, non fosse mai stato. Non siamo avvezzi a ritenere che ci\u00f2 che non esiste per lo storico in effetti non esista?<\/p>\n<p class=\"normale\" style=\"text-align: justify;\">Senza dubbio. \u00c8 la nostra abitudine. E sarebbe estetismo, sarebbe un baloccarci, un far finta di non sapere quel che gi\u00e0 sappiamo, cercare il mito <i>dentro <\/i>la nostra conoscenza concettuale della storia. Per definizione, non possiamo trovarcelo. La sudata teoria razionale della natura e della storia ci sta dinanzi imponente, ci guida nell&#8217;azione, ci fa vivere.<\/p>\n<p class=\"normale\" style=\"text-align: justify;\">Veramente? Viviamo <i>soltanto <\/i>di questo? O ciascuna <span lang=\"DE\">delle <\/span>nostre decisioni essenziali \u2012 quelle per cui si espone la vita o la si esalta nella creazione \u2012 non nasce, <i>al disotto o al disopra <\/i>della teoria, da un impulso pi\u00fa misterioso, pi\u00fa estatico, pi\u00fa autorevole che non la persuasione razionale, che non la conoscenza? Che cos&#8217;\u00e8 che pu\u00f2 inquietarci, esasperarci, impegnarci fino in fondo per farsi violare, rischiarare, conoscere, se non l&#8217;inviolato, il presentito, l&#8217;ignoto?<\/p>\n<p class=\"normale\" style=\"text-align: justify;\">C&#8217;\u00e8 questo di vero nel richiamo alla teoria: un mito degno di questo nome non pu\u00f2 sorgere che sul terreno di tutta la <span lang=\"ES-TRAD\">cultura <\/span>esistente, presupponendo questa cultura, dandola per scontata, e tuttavia accennando oltre, atteggiandosi a <span lang=\"DE\">im<\/span>magine misteriosa e promettente perch\u00e9 irriducibile anche alla fiamma ossidrica della nostra pi\u00fa consapevole teoria. L&#8217;abbiamo detto: non serve a nulla baloccarsi con un mistero gi\u00e0 risolto.<\/p>\n<p class=\"normale\" style=\"text-align: justify;\">Ma, abbandonando per ora quest&#8217;alta quota, ci accontentiamo di constatare che quanto fa vivere i singoli spiriti sotto la cenere dei giorni \u00e8 quest&#8217;ardore, come di brace, dei personali nuclei mitici, dei minori attimi estatici che hanno segnato per ciascuno i veri contatti con la realt\u00e0, popolandogli la memoria di occasioni, di moduli fantastici, d&#8217;idoli velati. Nella memoria si celebra appunto la ripetibilit\u00e0 di questi miti, la loro unicit\u00e0 sempre rinnovata. Nel loro riaffiorare estatico \u00e8 abolita miticamente la legge del tempo. Nella loro irrazionale suggestione \u00e8 miticamente abolita la razionalit\u00e0 culturale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma non \u00e8 da credere che in s\u00e9 quest&#8217;esperienza del mito sia un privilegio dei poeti e, a un grado pi\u00fa discosto, dei pensatori. \u00c8 un bene universalmente umano, \u00e8 la religione che sopravvive anche nei cuori pi\u00f9 squallidi o pi\u00fa meschini, i quali sarebbero ben stupiti se qualcuno gli spiegasse che dentro di loro \u00e8 un germe che potrebbe diventare una favola. E occorre dirlo? \u2012 la condizione su cui si fonda l&#8217;universalit\u00e0 e la necessit\u00e0 della poesia.<\/p>\n<p class=\"normale\" style=\"text-align: justify;\"><em>[Pubblicato su \u00ab Cultura e Realt\u00e0 \u00bb, n. 1, maggio-giugno 1950]<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di CESARE PAVESE Nel mito vero e proprio c&#8217;imbattiamo ogni volta che ci accade di riandare nel tempo all&#8217;inizio di un&#8217;epoca di poesia. Risalendo il cammino della civilt\u00e0 di qualunque popolo vediamo le sue varie espressioni di vita colorirsi sempre pi\u00fa di miticit\u00e0, finch\u00e9 viene il momento che nulla pi\u00fa si fa n\u00e9 si pensa nell&#8217;\u00e0mbito della trib\u00fa che non dipenda da un modello mitico. Che cosa significa questo dipendere? 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