{"id":15758,"date":"2016-04-30T00:05:43","date_gmt":"2016-04-29T22:05:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=15758"},"modified":"2016-04-30T00:05:43","modified_gmt":"2016-04-29T22:05:43","slug":"confini-un-elogio-dialettico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=15758","title":{"rendered":"Confini. Un elogio dialettico"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>di <strong>PAOLO DI REMIGIO<\/strong> (ARS Abruzzo)<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Le barriere sono un sinonimo di divisione e la divisione lo \u00e8 del male. Forse per questo, abolire i confini tra le nazioni \u00e8 diventato un obiettivo per amore del quale si dimenticano i confini tra le ideologie: contro i governi che li ripristinano a dispetto della Commissione Europea e dei poteri retrostanti si mobilitano ormai non solo questi poteri e le loro legioni di giornalisti, ma anche le potenze celesti e le impotenze terrene, il papa e i <em>centri sociali<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella posizione della chiesa cattolica non solo si indovina il legittimo desiderio di evitare atteggiamenti interpretabili come ostili dal mondo islamico, si avverte anche la sopravvalutazione della potenza dell\u2019amore nel risolvere i problemi degli uomini; dietro la posizione dei centri sociali c\u2019\u00e8 non solo una psicologia maschile primitiva che accorda la preferenza al caos pur di rifiutare l\u2019ordine paterno, ma anche l\u2019incapacit\u00e0 intellettuale di difendersi dai pregiudizi. E il pregiudizio universalmente diffuso, contro cui solo la cultura umanistica potrebbe qualcosa, \u00e8 l\u2019idea positivistica di progresso storico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 sufficiente che la propaganda dei poteri finanziari qualifichi un loro piano come \u00abnuovo\u00bb perch\u00e9 scatti il riflesso condizionato dell\u2019evoluzionismo storico, questa versione moderna del fatalismo per cui in ogni caso \u00e8 vano opporsi a ci\u00f2 che \u00abla storia\u00bb ha decretato; e \u00abla storia\u00bb, nel suo progresso verso il meglio, mostra di voler spianare le barriere e dissolvere i confini, perch\u00e9 l\u2019umanit\u00e0 dispersa dal fallimento babelico torni a riunirsi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se si guarda il contesto storico in cui cade questo progetto di ecumenismo laico non \u00e8 difficile accorgersi della sua natura del tutto illusoria: gli unici confini da cancellare sul globo terrestre risultano essere quelli tra gli Stati europei, perch\u00e9 confluiscano negli Stati Uniti d\u2019Europa. Della natura di questi nuovi Stati Uniti si presenta per\u00f2 una doppia interpretazione: se la loro unione arrivasse alla fusione in un unico Stato, essi, nati per abolire le frontiere, ne formerebbero delle nuove, il sogno europeo sarebbe cos\u00ec la contraddizione di negare e porre le frontiere; se invece non raggiungessero natura unitaria, allora l\u2019intera Europa diventerebbe una moltitudine di individui dispersi, permeabile a qualunque movimento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La spilorceria degli Stati dell\u2019Europa centrale che volevano risparmiarsi le spese della nuova frontiera per accollarle agli Stati periferici, il desiderio di importare senza costi in centro Europa una nuova classe media dalle pretese economiche ridotte, hanno imposto questa seconda interpretazione; ma oltre all\u2019evocazione lugubre del fatto che la permeabilit\u00e0 a qualunque movimento \u00e8 proprio ci\u00f2 che definisce il cadavere, anch\u2019essa reca una sua contraddizione, e ancora pi\u00f9 profonda della prima, che si radica nella dialettica propria della nozione di confine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel confine si esprime la categoria di <em>limite<\/em>. Kant l\u2019ha posto come terza categoria della <em>qualit\u00e0<\/em>, quindi come sintesi delle prime due, della <em>realt\u00e0<\/em> e della <em>negazione<\/em>. Questa sua natura sintetica ne fa una categoria terribilmente complicata. Il limite \u00e8 il cessare, il non-essere, del <em>qualcosa<\/em>, dunque l\u2019essere dell\u2019<em>altro<\/em>: limitandosi, il qualcosa permette all\u2019altro di essere. Ma il limite \u00e8 altrettanto il cessare, il non-essere, dell\u2019altro; e poich\u00e9 l\u2019altro \u00e8 il non-essere del qualcosa, il limite, il <em>non-essere<\/em> del qualcosa, \u00e8 anche il suo <em>essere<\/em>. Ne segue, insomma, la contraddizione per cui il limite \u00e8 non solo non-essere, mio e dell\u2019altro, ma \u00e8 anche essere, mio e dell\u2019altro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa contraddizione comporta che il limite abbia una doppia natura: in quanto \u00e8 il non-essere dei qualcosa, essi vi cessano e sono separati l\u2019uno dall\u2019altro; al contrario, in quanto il limite \u00e8 l\u2019essere dei qualcosa, essi vi sono entrambi, vi sono dunque la stessa cosa e il limite \u00e8 ci\u00f2 in cui comunicano. Cos\u00ec il limite \u00e8 il comunicare tra qualcosa che sono altri tra loro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poich\u00e9 il limite ha natura doppia, la sua negazione, anzich\u00e9 promuovere una superiore armonia, provoca una regressione: innanzitutto poich\u00e9 il limite \u00e8 non-essere e insieme essere del qualcosa e dell\u2019altro, l\u2019annullamento del limite sopprime non solo la separazione tra qualcosa e altro, ma anche l\u2019essere del qualcosa e dell\u2019altro; inoltre, mentre prima i qualcosa nel limite si differenziavano e insieme annullavano la loro differenza cos\u00ec da comunicare tra loro, ora insieme al limite sono annullati sia la loro differenza che il loro comunicare e tutto regredisce nell\u2019indeterminazione astratta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un celebre autore taccia di <em>nichilismo<\/em> chi conferisce realt\u00e0 al nulla e al divenire; forse \u00e8 pi\u00f9 fecondo dare al termine il senso opposto e parlare di nichilismo a proposito dell\u2019inettitudine a scorgere la determinazione positiva in ogni negazione, quell\u2019inettitudine che per trovare l\u2019assoluto, abbandonata la determinatezza, regredisce nella pigra prospettiva dell\u2019indifferenziato. \u00c8 facile che i propagandisti dell\u2019abolizione delle frontiere contino, pi\u00f9 che sul contenuto logico del loro progetto, su questa inclinazione del pensiero alla semplicit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se si inseriscono questi rapporti logici nel contesto politico, segue che nella relazione tra gli Stati il confine \u00e8 non solo ci\u00f2 in cui ciascuno finisce, il non-essere di entrambi, ma anche ci\u00f2 da cui inizia, il loro essere, e che questo essere \u00e8 condizionato da quel non-essere. Estraniandosi dagli altri oltre il confine, l\u2019individuo <em>riduce<\/em> l\u2019estraneit\u00e0 con gli altri individui dentro il confine, si allea con loro. Respinta una lettura troppo ottimistica della tesi aristotelica per cui l\u2019uomo \u00e8 \u03b6\u1ff7\u03bf\u03bd \u03c0\u03bf\u03bb\u03b9\u03c4\u03b9\u03ba\u03cc\u03bd, Hobbes ha sostenuto che l\u2019individuo \u00e8 istintivamente asociale; la necessit\u00e0 di cercare alleanza per difendersi dallo stato di guerra lo spinge a seguire il dettame della retta ragione e ad accettare limiti al suo arbitrio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si ama credere che sia finito il tempo in cui le comunit\u00e0 potevano aspettarsi da altre comunit\u00e0 non solo vantaggi, ma anche danni; anche se fosse vero, in realt\u00e0, con la fine della percezione del pericolo cessa anche la percezione della necessit\u00e0 della difesa, e la ricerca di alleati diventa superflua. Ma ogni rapporto etico, la laboriosit\u00e0, la lealt\u00e0, l\u2019onest\u00e0, dipendono, pi\u00f9 che dall\u2019inclinazione naturale, che non pu\u00f2 essere supposta sempre e in tutti, dalla <em>decisione<\/em> di assumersi doveri per associarsi e difendersi. Questa decisione \u00e8 l\u2019origine degli Stati e dei diritti: in quanto si \u00e8 residenti entro di confini di uno Stato, ci si vincola a doveri fissati dalle sue leggi e si acquisiscono i relativi diritti. Viceversa, il desiderio di estendere i diritti eliminando gli Stati e i loro confini sfocia nella corruzione universale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019ignorare che i diritti sono prodotto dei doveri <em>imposti<\/em> da uno Stato entro i suoi confini porta infatti a concepire i diritti come gratuiti; ma la gratuit\u00e0 di un diritto \u00e8 la volont\u00e0 che gli altri soddisfino la mia esigenza senza che io soddisfi la loro esigenza; questa volont\u00e0, in quanto guidata da una massima che non pu\u00f2 costituirsi a legge universale, \u00e8 la definizione stessa di immoralit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019abolizione dei confini implica che non ci siano pi\u00f9 popoli diversi con proprie leggi e propri interessi generali, che nel confine si contrastano e nel contempo superano questi contrasti. Che non ci siano popoli diversi significa che ci sono soltanto individui indifferenti all\u2019ambito in cui vivono, che parlano questa e quest\u2019altra lingua, seguono questa e quest\u2019altra religione, praticano questo e quest\u2019altro lavoro, scelgono addirittura questa e quest\u2019altra sessualit\u00e0. A ben vedere tutto ci\u00f2 non vuol dire affatto che la differenza sia scomparsa, ma che si postula un individuo infinitamente adattabile su cui caricare l\u2019onere di sopportarla, cio\u00e8 che rinunci alla <em>sua<\/em> lingua materna e parli questa e quest\u2019altra lingua, che rinunci al <em>suo<\/em> culto e tolleri questa e quest\u2019altra religione, che rinunci a un <em>suo<\/em> lavoro e insegua questa e quella opportunit\u00e0. Oppure, da altro punto di vista, che una stessa politica economica debba applicare gli stessi strumenti ad aree economiche continentali, dunque pi\u00f9 eterogenee, implica o una massa di trasferimenti di risorse dalle zone ricche alle zone povere, quindi una pi\u00f9 forte imposizione fiscale sugli individui delle aree ricche, o, in caso contrario, il degrado degli individui nelle zone povere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli individui senza confini e senza comunit\u00e0 sono assoluti, ma proprio per questo respingenti, puri limiti che si ritraggono da ogni relazione. Ne segue che l\u2019abolizione del confine non abolisce la negativit\u00e0 della separazione, anzi la radicalizza nella repulsivit\u00e0 degli individui. La rinuncia ai legami sociali \u00e8 facile quando l\u2019abbondanza di opportunit\u00e0 fa sentire l\u2019individuo onnipotente. Ma \u00e8 proprio delle opportunit\u00e0 esserci o anche non esserci. Quando l\u2019individuo si accorge di non avere <em>chance<\/em>, allora la sua regressione ad atomo assolutamente repulsivo si ribalta nel suo opposto e genera una sinistra forma di societ\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per una diabolica eterogenesi dei fini il pio desiderio di sostituire le barriere con ponti, costituendo moltitudini di individui che sono soltanto degli <em>uno<\/em>, delle barriere assolute (i campi di concentramento ne sono stati il prototipo), non lascia loro altro mezzo per ricostituire il legame collettivo che l\u2019estinzione nell\u2019<em>uno unico<\/em>, cio\u00e8 nell\u2019individuo che restaura il confine verso l\u2019altro. Ma mentre prima era <em>anche<\/em> rapporto positivo, comunicazione, con l\u2019altro, ora il confine assume dall\u2019individuo assolutizzato il carattere di negativit\u00e0 assoluta e diventa <em>essere-per-s\u00e9<\/em>, negazione dell\u2019alterit\u00e0 \u2013 qualcosa che perfino gli improvvidi distopisti di Bruxelles iniziano a presentire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019abolizione dei confini quale si \u00e8 verificata in Italia ha avuto sin dall\u2019inizio, pi\u00f9 che l\u2019apparenza di una utopia benintenzionata, il carattere autolesionistico dell\u2019accettazione di una disciplina punitiva. L\u2019incapacit\u00e0 di conciliarsi con la propria storia ha prodotto l\u2019abitudine a considerare nemico l\u2019italiano e alleato lo straniero, ad odiare il prossimo e ad amare il lontano. La nostra abolizione dei confini ha cos\u00ec calpestato l\u2019esigenza costituzionale della reciprocit\u00e0 ed \u00e8 consistita nel riconoscere la legittimit\u00e0 dell\u2019essere altrui, senza riflettere che il senso pi\u00f9 profondo dell\u2019<em>essere<\/em> non \u00e8 l\u2019inerzia, ma l\u2019attivit\u00e0 del conservarsi, eventualmente a spese del <em>suo<\/em> altro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il nobile ideale dell\u2019accoglienza che il grande capitale, la chiesa cattolica e i centri sociali invocano \u00e8 cos\u00ec deturpato dal suo inerire a una prospettiva che concepisce il proprio essere come colpa, come un\u2019esistenza illegittima, uno spazio vuoto nel quale ogni materia pu\u00f2 espandersi senza forzature. A questo spazio vuoto \u00e8 ridotto il nostro s\u00e9. Ma il s\u00e9 non \u00e8 un dato naturale, \u00e8 la capacit\u00e0 di difendersi che si sostanzia come diritto; cessare di confidare sulla sua gratuit\u00e0 significa liberarsi dalla vergogna dell\u2019asservimento e riconquistare la soggettivit\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di PAOLO DI REMIGIO (ARS Abruzzo) Le barriere sono un sinonimo di divisione e la divisione lo \u00e8 del male. 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