{"id":15804,"date":"2016-05-12T05:29:02","date_gmt":"2016-05-12T03:29:02","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=15804"},"modified":"2016-05-12T05:29:02","modified_gmt":"2016-05-12T03:29:02","slug":"scuola-i-sacerdoti-della-valutazione-contro-la-cooperazione-sociale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=15804","title":{"rendered":"Scuola: i sacerdoti della valutazione contro la cooperazione sociale"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Questa mattina in tutte le scuole superiori italiane gli alunni delle seconde classi saranno chiamati a sostenere le prove Invalsi. L&#8217;ARS si \u00e8 da tempo espressa (molto negativamente) al riguardo con un comunicato che si pu\u00f2 leggere <a href=\"http:\/\/www.riconquistarelasovranita.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/comunicato-ARS-scuola.pdf\">qui<\/a>. Di seguito proponiamo una recente riflessione dello scrittore e filosofo <a href=\"http:\/\/www.minimumfax.com\/libri\/scheda_autore\/767\">Girolamo De Michele<\/a>.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Fra comitati di valutazione per il bonus premiale e l\u2019annuale tornata dei test INVALSI, insegnanti e studenti sono di nuovo alle prese con l\u2019eterno ritorno della valutazione: un oggetto dal discutibile valore epistemologico, la cui necessit\u00e0 viene affermata a prescindere, bench\u00e9 non si riesca a definire cosa e come debba essere valutato in modo credibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Emblematici, a titolo d\u2019esempio, le perplessit\u00e0 che la stessa Fondazione Agnelli ammette (nel suo Rapporto 2014 \u201cLa valutazione della scuola\u201d) sulla valutazione individuale dei docenti, che presenta problemi di ardua soluzione dal punto di vista del metodo (come isolare il contributo del singolo all\u2019interno di un\u2019attivit\u00e0 collegiale) e dell\u2019etica (isolando e differenziando le singolarit\u00e0, la valutazione nuoce alla collegialit\u00e0 e favorisce il disincanto del singolo), per non parlare dei dubbi pi\u00f9 tecnici sulla valutazione da parte degli studenti e su quella ispettiva (che richiederebbe un numero di ispettori talmente alto \u2013 e costoso \u2013 da riproporre il paradosso borgesiano della mappa e del territorio).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ancora lo stesso rapporto riconosce che della valutazione si potrebbe fare a meno (come accade in Finlandia): in presenza di un efficiente sistema di reclutamento dei docenti \u201cpossono bastare qualita\u0300 professionale, deontologia e il controllo dei colleghi a fare funzionare bene le scuole\u201d. Nondimeno, si sostiene che sarebbero le carenze della scuola italiana a richiedere la valutazione per far emergere \u201cpunti di forza e di debolezza del sistema scolastico e delle singole scuole\u201d: invece di puntare su un reclutamento di qualit\u00e0 (magari rispettoso della dignit\u00e0 e professionalit\u00e0 dei docenti), si afferma la necessit\u00e0 di uno strumento discutibile e poco funzionale, che peraltro non incide sull\u2019ingresso dei docenti nel sistema, e in definitiva contribuisce a mantenere quel cattivo equilibrio di \u201cpoche luci e molte ombre\u201d la cui valutazione dovrebbe fornire farmaci per la cura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una capriola priva di grazia, accompagnata, nella produzione di documenti ministeriali, da emblematici slittamenti semantici che sostituiscono a \u201cvalutazione\u201d termini pi\u00f9 accattivanti sintagmi, dal \u201cmonitoraggio di carattere regolativo\u201d (Giancarlo Cerini) al \u201cposizionamento argomentato in relazione ai dati\u201d (Paolo Davoli).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La verit\u00e0 \u00e8 che la valutazione ha un effetto performativo in s\u00e9, che prescinde dall\u2019impalpabilit\u00e0 dei suoi contenuti e dalla scarsa affidabilit\u00e0 dei suoi metodi, e mira a rafforzare in modo analitico quella forma di controllo che \u00e8 la costruzione di una soggettivit\u00e0 individuale attraverso gli strumenti del calcolo dei costi e benefici e l\u2019inquadramento statistico, come il Foucault critico delle politiche neoliberali ci ha da tempo insegnato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non va infatti sottovalutata l\u2019economia morale implicita nei processi di misurazione di precisione, che isola i devoti del culto rigoroso della misurazione in una torre d\u2019avorio impermeabile ai criteri empirico-sperimentali della revisione, falsificazione, correzione, e soprattutto a ogni riferimento alla costituzione della societ\u00e0 in dominanti e dominati, e alla critica dell\u2019ingiustizia che permea l\u2019ordine sociale (come in modo diverso ma convergente hanno osservato Lorraine Daston e Didier Fassin).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In modo esemplare, gli adepti al culto della misurazione sono incapaci di comprendere che quelle procedure che contribuiscono a implementare sono le stesse che producono la precarizzazione del figlio trentenne o il licenziamento del vicino di casa cinquantenne, dalle loro anime belle percepite come ingiustizia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al tempo stesso, i processi di valutazione secondo un\u2019economia morale della precisione attuano una divisione interna al campo delle conoscenze e dei saperi analoga a quella che la colonizzazione capitalistica ha operato sulle storie dei colonizzati, dividendole (secondo l\u2019intuizione di Dipesh Chakrabarty) in Storia 1 \u2013 quel passato che il capitale pone e assume come propria condizione \u2013 e Storia 2 \u2013 quegli elementi che il capitale trova \u201cnon come presupposti stabiliti da esso stesso, non come forme del suo proprio processo vitale\u201d (K. Marx, <em>Il Capitale<\/em>, I).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quei saperi che non sono riconducibili a forme quantitative devono essere elisi, sottomessi o distrutti, perch\u00e9 \u2013 come la Storia 2 rispetto alla Storia 1 \u2013 ne interrompono la pulsione totalizzante insita nella pretesa che ogni conoscenza sia ridotta a forme analiticamente scomponibili e misurabili (come la frantumazione delle conoscenze in quell\u2019indistinto pulviscolo, epistemologicamente discutibile, che sono le cosiddette \u201ccompetenze\u201d), e, al tempo stesso, che il campo dei saperi sia costituito solo e soltanto da conoscenze analiticamente scomponibili e misurabili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La valutazione si inserisce in quel campo degli \u201cinvestimenti in forme\u201d (Laurent Th\u00e9venant) che assumono <em>ipso facto<\/em> un\u2019autorit\u00e0 che non pu\u00f2 essere messa in discussione, in nome della quale coordinano l\u2019azione delle collettivit\u00e0, dopo averla spogliata di ogni valenza politica e averla transustanziata in procedure tecniche i cui elementi-chiave eccedono la capacit\u00e0 di critica del singolo; trasformano l\u2019autonomia dell\u2019individuo in una forma di autocontrollo; minano la possibilit\u00e0 di un\u2019azione collettiva comunicativa e critica contro le esperienze di ingiustizia sociale, erodendo la stessa ragione sociale della cooperazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In definitiva, si realizza una <em>governance<\/em> attraverso i numeri con la quale \u00e8 inibita la possibilit\u00e0 che un individuo possa ricondurre la propria esperienza singolare a criteri generali \u2013 vale a dire, \u00e8 lobotomizzata la stessa capacit\u00e0 di ricondurre il particolare al generale, l\u2019effetto alla causa che \u00e8 l\u2019attivit\u00e0 propria della ragione. L\u2019investimento in forme crea una sorta di territorio preliminare nel quale avviene il pre-giudizio delle mappe che prendono il posto dei territori, la pre-determinazione dei criteri di valutazione \u00e8 data dai criteri stessi che dovrebbero essere oggetto di determinazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 che viene eliso \u00e8 ogni considerazione circa la qualit\u00e0 dell\u2019opera, le condizioni materiali di attuazione, il suo eventuale contributo all\u2019esercizio effettivo della cittadinanza. Deperisce quella che Arjun Appadurai chiama \u201c<em>la capacit\u00e0 di aspirare<\/em>\u201c, che \u00e8 al tempo stesso un diritto: di avere un orizzonte temporale in cui allungare lo sguardo e uno spazio politico in cui esercitare la presa di parola.<\/p>\n<p><em>[fonte: <a href=\"http:\/\/www.euronomade.info\">Euronomade<\/a>]<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Questa mattina in tutte le scuole superiori italiane gli alunni delle seconde classi saranno chiamati a sostenere le prove Invalsi. L&#8217;ARS si \u00e8 da tempo espressa (molto negativamente) al riguardo con un comunicato che si pu\u00f2 leggere qui. Di seguito proponiamo una recente riflessione dello scrittore e filosofo Girolamo De Michele. 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