{"id":15807,"date":"2016-05-11T12:00:25","date_gmt":"2016-05-11T10:00:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=15807"},"modified":"2016-05-11T12:00:25","modified_gmt":"2016-05-11T10:00:25","slug":"la-mancanza-di-una-cultura-politica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=15807","title":{"rendered":"La mancanza di una cultura politica"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>di <strong>DAVIDE VISIGALLI<\/strong> (ARS Liguria)<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qui vi voglio proporre un\u2019analisi interessante di Friedmann, sociologo tedesco-americano (tratto da: Lucania trent&#8217;anni dopo, La critica sociologica, fase 69, primavera 1994). Lo studioso fa un confronto, basato su esperienze soggettive, tra la Lucania post II guerra mondiale e quella di 30 anni dopo, quando vi ritorn\u00f2. Ho ripreso questo testo perch\u00e9 penso sia in grado di dare uno spaccato sociale non banale di quei periodi storici, da cui l\u2019autore ne trae un\u2019analisi generale condivisibile, a mio parere, su progresso e cultura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Per la prima volta dopo 30 anni sono tornato in Lucania. Allora venivo dall&#8217;America, dove mi aveva scacciato il nazismo; adesso dalla Germania occidentale, dove ero tornato nel 1960. Pochi anni dopo la fine della seconda guerra mondiale c&#8217;erano per me e per i miei amici alcune novit\u00e0 ovvie, anche se non sempre eravamo d&#8217;accordo: anzitutto la speranza in un mondo pi\u00f9 giusto, verso il quale impegnavamo tutte le nostre forze. Oggi quella ingenua fiducia da pionieri \u00e8 da tempo caduta. Al posto della speranza \u00e8 subentrata una ostinata volont\u00e0 di sopravvivere, che vorrebbe dare una smentita al calcolo delle probabilit\u00e0. Nel 1950 avevo letto \u00abCristo si \u00e8 fermato ad Eboli\u00bb, avevo conosciuto Carlo Levi, che mi aveva mandato a Tricarico dal suo amico Rocco Scotellaro. Quest&#8217;anno col\u00e0 sono stato ospite di Rocco Mazzarone, con il quale siamo andati di paese in paese, anche ad Aliano dove Levi era stato confinato dal fascismo. Sulla via del ritorno ci eravamo fermati in una trattoria in vicinanza di un lago artificiale. Il cameriere era di Aliano e quando noi gli dicemmo che avevamo visitato la tomba di Carlo Levi, disse che questi, secondo la sua opinione, aveva recato molto male alla Lucania: perch\u00e9 aveva raccontato al mondo intero l&#8217;arretratezza i pregiudizi, certi riti primitivi della Lucania? Solo per mostrare quanto eravamo migliori noi, i \u00absignori\u00bb della grande citt\u00e0! Forse quel giovanotto di Aliano aveva ragione, ma io allora l&#8217;avevo intesa in un altro modo. <u>La Lucania mi era apparsa come in assoluto contrasto con l&#8217;America<\/u>. Per esempio, circa il posto e la funzione della razionalit\u00e0 e della irrazionalit\u00e0. In America, l&#8217;irrazionalit\u00e0 del calvinismo, il fatto che nessuno era in grado di sapere se Dio lo aveva scelto fra gli eletti o fra i dannati, era la causa di quella ambizione al successo che collegava insieme con assoluta razionalit\u00e0 l&#8217;impegno e il risultato. In Lucania non vi era alcun rapporto razionale fra gli sforzi del singolo e il loro risultato. La razionalit\u00e0 si riferiva piuttosto a quella sfera arcaico-cosmica, a quei principi originali a cui Pitagora e Empedocle avevano cantato<u>. In America la \u00abdignit\u00e0\u00bb dell&#8217;uomo era determinata dal riconoscimento sociale nel senso del successo materiale; in Lucania l&#8217;uomo aveva dignit\u00e0 in quanto parte di una cultura arcaica che rispecchiava i lineamenti del cosmo<\/u>. Naturalmente l&#8217;America era anche il paese del \u00abSocial Gospel\u00bb (Vangelo sociale), che cercava di riformare per via legale il primato social-darwinistico del successo nel senso della giustizia sociale. Cos\u00ec erano sorti il \u00abNew Deal\u00bb e pi\u00f9 tardi il piano Marshall. <u>Anche il mondo dei contadini meridionali avrebbe dovuto essere riformato dall&#8217;America, sulla base di un armamentario concettuale anglosassone<\/u>, accoppiato a buona volont\u00e0 e alla fiducia della iniziativa propria degli interessati. Ma ci\u00f2 che colpisce \u00e8 che sia agli americani, sia ai funzionari di governo come ai ricercatori indipendenti, sia agli uomini del Mezzogiorno, faceva difetto una coscienza dialettica della storia<u>: l&#8217;America non possedeva, almeno nella popolazione bianca dominante, una preistoria e solo in un ristretto senso storico-spirituale, una autorit\u00e0 e un medioevo; gi\u00e0 solo per queste ragioni era incapace di una coscienza dialettica, della storia.<\/u> Anche in Lucania mancava questa coscienza, perch\u00e9 non esisteva un soggetto storico unitario: la storia era stata patita solo come una congerie di avvenimenti sconnessi, dalle invasioni di popoli stranieri all&#8217;arbitrio di dominatori stranieri. A ci\u00f2 si aggiungeva il rapporto tra natura e cultura. In Toscana, in Umbria e forse ancor pi\u00f9 a nord delle Alpi si pu\u00f2 parlare di un paesaggio \u00abculturale\u00bb. Qui la propriet\u00e0 particolare della terra si offre alla coltivazione dell&#8217;uomo, la configurazione del paesaggio favorisce il senso della sicurezza. Il poeta vede nell&#8217;ondeggiare delle messi le onde della propria anima, il campanile del villaggio si staglia in un cielo pacifico. Non cos\u00ec in Lucania, dove il paesaggio conserva la propria preistorica permanenza; dove l&#8217;uomo al di sopra dei flussi della malaria e di forze estranee costruiva sulle montagne il suo nido che rimaneva esposto alle febbri e all&#8217;ostilit\u00e0 di quella terra, ai terremoti e alla fame, all&#8217;improvvisa piena delle acque e alla maledizione della siccit\u00e0. Nei primi anni &#8217;50 c&#8217;erano ancora i \u00absassi\u00bb di Matera che stimolavano soprattutto l&#8217;interesse ai fotografi ed antropologi, di organizzazioni assistenziali e di commissioni parlamentari. Ivi vivevano in grotte 16.000 persone, braccianti e piccoli contadini che vi si erano istallati da epoche preistoriche. <u>Qui negli studiosi e nei riformatori sociali il motivo della custodia delle tradizioni culturali si intrecciava al desiderio di rendere accessibile a quegli abitanti, sia pure in dosi omeopatiche, la benedizione della civilt\u00e0 moderna<\/u>. Cos\u00ec, a pochi chilometri da Matera, sorse il villaggio modello \u00abLa Martella\u00bb. Col\u00e0 sono oggi scomparsi, come in altri villaggi di quella zona, quei muli che una volta erano il principale strumento di produzione. In qualche stalla oggi vi \u00e8 un trattore e davanti a qualche casa una automobile. I \u00abSassi\u00bb sono stati abbandonati: gli abitanti di una volta vivono adesso in case popolari ai margini della citt\u00e0 che si spinge per una decina di chilometri su lungo la parte della valle, che con le sue grotte vuote e abbandonate appare come un cimitero sconsacrato. <u>Oggi, 30 anni dopo, non v&#8217;\u00e8 pi\u00f9 n\u00e9 la cultura arcaica praticamente intatta, n\u00e9 lo zelo riformistico dello studioso proveniente dai paesi industriali \u00abprogressisti\u00bb.<\/u> <u>Nel Mezzogiorno non \u00e8 scomparso soltanto il contrasto fra citt\u00e0 e campagna, il problema dominante \u00e8 solo una versione particolare di un problema mondiale, precisamente del rapporto fra progresso e cultura, fra politica del potere e interessi industriali da una parte e valori umani dall&#8217;altra. Le possibilit\u00e0 di un confronto fra ci\u00f2 che \u00e8 nativo e ci\u00f2 che \u00e8 straniero, cresciute in modo esponenziale, hanno creato, in particolare fra la giovent\u00f9, una mentalit\u00e0 consumistica che fa s\u00ec che in piccole localit\u00e0 la passeggiata serale sulla via principale si fa in auto o in motoretta, ovvero che ragazzi in et\u00e0 scolare si affollino intorno ai \u00abFlipper\u00bb.<\/u> Fra i risultati del progresso tecnico ve ne sono taluni accettabili, altri che creano confusione. Fra i primi il fatto che dal 1951 la mortalit\u00e0 infantile \u00e9 caduta dal 120 per mille al 20 per mille. Ovvero che i mezzi contraccettivi vengono praticati nella stessa proporzione che nelle regioni pi\u00f9 \u00abprogredite\u00bb del paese. Una certa ambivalenza appariva chiaramente nel cameriere di Aliano che pretendeva di difendersi dal progresso come dalla causa di ogni male, ma aveva installato nel proprio locale \u00abmusic-boxes\u00bb forniti di potenti altoparlanti; ovvero nel contadino che ravvisa nella caduta della moralit\u00e0 la responsabilit\u00e0 del crollo della vecchia cultura, ma adesso sta alla guida di una nuova mietitrice-trebbiatrice. A mio avviso, <u>la spiegazione del malessere sia di ci\u00f2 che si chiama cultura, sia dell&#8217;industria, della tecnologia, del \u00abprogresso\u00bb sta nella mancanza di una \u00abcultura politica\u00bb.<\/u> Certo, vi sono casi di accurato restauro di monumenti e di costruzione di musei come il museo archeologico di Metaponto. Qua e l\u00e0 si incontrano ancora contadini che, nel loro abbigliamento, lasciano indovinare le vestigia di una civilt\u00e0 arcaica. Ma, <u>nell&#8217;insieme, manca una vivente citt\u00e0 del vivere quotidiano<\/u>. In molte masserie si vedono cumuli di immondizie, di cui nessuno sembra curarsi, ci\u00f2 che fa pensare a carenza di considerazione verso di s\u00e9 e verso la natura. <u>Per non parlare della volgarit\u00e0 dei consumi,<\/u> sia che si tratti della asportazione della sabbia dalle rive dello Jonio per lasciare spazio alla costruzione di villette a buon mercato o di alberghi privi di quiete; ovvero del chiasso di strepitanti motociclette che violano la pace del mare di Monticchio. Le cose non vanno meglio quanto al \u00abprogresso\u00bb industriale. L&#8217;unica novit\u00e0 positiva \u00e8 costi<br \/>\ntuita dalle strade regionali di attraversamento e dalle strade che collegano paese a paese. Veramente non \u00e8 ancora chiaro chi mai le utilizzer\u00e0, a quale commercio o traffico dovranno servire. Infatti la maggior parte delle fabbriche sono vuote o lavorano al minimo: i progetti sono risultati pi\u00f9 ampi del necessario o eccessivamente concentrati nel solo settore chimico: alcune fabbriche non si \u00e8 nemmeno terminato di costruirle, i loro scheletri di cemento armato stanno squallidamente nudi contro lo sfondo del paesaggio. La incapacit\u00e0 delle autorit\u00e0 a ottenere l&#8217;indispensabile coordinamento ovvero la cupidigia degli imprenditori di trasformare le agevolazioni i rapidi guadagni si contrappongono alla sfiducia delle popolazioni delle campagne ad organizzarsi in cooperative. <u>In genere manca loro la sensibilit\u00e0 di preoccuparsi come contribuenti della spesa dello Stato e delle autorit\u00e0<\/u>. Il principio dominante \u00e8 sempre il \u00abpersonalismo\u00bb e i suoi principali strumenti sono il \u00ablegalismo\u00bb e la corruzione. \u00abPersonalismo\u00bb una volta significava mancanza di fiducia nelle proprie forze e ricerca di aiuto da parte di persone che, attraverso una scala di gerarchie relativamente stabili, fungevano da mediatori fra il livello pi\u00f9 basso dei braccianti e quello dei re delle due Sicilie. Oggi il posto di questo sistema gerarchico-statale \u00e8 stato preso da un sistema per cos\u00ec dire democratico e dinamico, che nelle sue forme estreme somiglia a quello della camorra. Mentre il processo di industrializzazione richiedeva integrit\u00e0 personale e competenza, responsabilit\u00e0 verso il bene comune e razionale divisione del lavoro, dominavano influenze personali la cui abilit\u00e0 serviva interessi particolari. Nessuno sa dire con certezza se la camorra \u00e8 penetrata anche in Lucania. Anche in casi in cui i contadini arrivano a qualcosa, si suppone che essi sappiano come si fa, che essi abbiano i collegamenti giusti con le persone giuste. Certo \u00e8 che il personalismo si vale del fatto che vi sono una quantit\u00e0 di leggi contraddittorie, cosicch\u00e9 si sceglie quella che serve i propri interessi, mentre si lasciano non applicate quelle che quegli interessi ostacolano. Penso, per esempio, alla legge per la costruzione di edifici antisismici e alla legge per il risanamento dei \u00abSassi\u00bb di Matera. In altre parole, il personalismo si serve del legalismo per combattere la legalit\u00e0. <u>Una conseguenza di questa situazione \u00e8 che il contadino lucano, il quale una volta accettava con una certa dignit\u00e0 ci\u00f2 che gli capitava, in quanto cosmicamente dato, adesso si pone di fronte alla incapacit\u00e0 e alla corruzione della classe dirigente con rassegnazione e cinismo.<\/u> Si aggiunga che la fortuna inattesa &#8211; a parte una vincita alla lotteria &#8211; non gli viene pi\u00f9 incontro come una volta: le vie tradizionali di fuga verso il Nord o all&#8217;estero, in Europa o in America, gli sono ormai in massima parte sbarrate. Per concludere si pu\u00f2 dire che, contrariamente a quanto io credevo di vedere 30 anni fa e cio\u00e8 una civilt\u00e0 contadina tradizionale \u00absopravvissuta\u00bb in contrasto con il paese industriale \u00abavanzato\u00bb dal quale provenivo, adesso, malgrado tutte le diversit\u00e0, ho trovato problemi e processi analoghi. <u>Il Mezzogiorno d&#8217;Italia presenta, come ho gi\u00e0 detto, una particolare e forse singolare variante di un tema che ha un&#8217;importanza centrale anche per altri paesi, come la Repubblica federale tedesca e gli Stati Uniti.<\/u> <u>Si tratta dei problemi della \u00abcultura\u00bb politica, la mediazione dialettica fra una civilt\u00e0 e una tradizione, da una parte, e, dall&#8217;altra, il progresso tecnico.<\/u> La cultura politica si scontra contro l&#8217;onnipotenza degli interessi politici, contro la proliferazione di sovrapposte competenze burocratiche, ma anche contro una \u00abcultura\u00bb, nel senso di una sovrastruttura estetica o di una nostalgia folcloristica. L&#8217;esame delle analogie dei problemi di sistemi e civilt\u00e0 diversi implica il tentativo di superare la tendenza oggi dominante di proiettare negli altri la causa di ogni male e insieme di <u>riacquistare iniziativa e autonomia, fiducia nelle proprie forze e responsabilit\u00e0<\/u>. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da questo testo ho fatto mia questa riflessione: senza intermediazione di una cultura politica e quindi in assoluta mancanza di un senso di appartenenza ad un popolo e ad un territorio, il progresso, derivante dal consumismo a stampo americano, ha travolto la cultura tradizionale millenaria del nostro Paese, svuotando di significato l\u2019intera esistenza delle persone, proiettandole in un individualismo condito da cinismo e rassegnazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019unico modo che abbiamo per contrastare questo processo ancora in atto \u00e8 far rifiorire dentro di noi il senso di appartenenza alla comunit\u00e0, al nostro popolo e capire l\u2019importanza e la necessit\u00e0 della politica\u00a0 per riprendere in mano le redini del nostro destino (sempre come popolo italiano, sia chiaro).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di DAVIDE VISIGALLI (ARS Liguria) Qui vi voglio proporre un\u2019analisi interessante di Friedmann, sociologo tedesco-americano (tratto da: Lucania trent&#8217;anni dopo, La critica sociologica, fase 69, primavera 1994). 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