{"id":1585,"date":"2010-05-08T09:21:24","date_gmt":"2010-05-08T08:21:24","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=1585"},"modified":"2010-05-08T09:21:24","modified_gmt":"2010-05-08T08:21:24","slug":"la-fredda-felicita-delluomo-immagine","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=1585","title":{"rendered":"La fredda felicit\u00e0 dell&#039;uomo immagine"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>Theodor W. Adorno<\/strong><\/p>\n<p>fonte&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.ilmanifesto.it\">Il manifesto<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La trasformazione dell&#39;ambiente, di cui abbiamo estrapolato alcuni esempi che tenevano gi&agrave; conto delle rispettive implicazioni psicologiche, rimanda a un nuovo tipo umano in corso di formazione. La si &egrave; denominata con espressione felice radio-generation, generazione radiofonica. &Egrave; il tipo dell&#39;uomo la cui essenza &egrave; definita dall&#39;incapacit&agrave; di compiere esperienze personali, un uomo che si lascia imbandire le esperienze dall&#39;apparato sociale, fattosi strapotente e impenetrabile, e che proprio per questo non riesce a spingersi fino allo stadio della formazione dell&#39;io, fino alla &laquo;persona&raquo;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Secondo le teorie della psicanalisi ortodossa un tipo umano che fallisce a tal punto nella formazione dell&#39;io sarebbe da classificare come nevrotico. Il concetto di nevrosi, per&ograve;, implica determinati conflitti con la realt&agrave;. Dal momento che per&ograve; la generazione radiofonica si priva della possibilit&agrave; di formarsi un io proprio adeguandosi passivamente alla realt&agrave;, e dal momento che proprio in virt&ugrave; della mancanza di un io essa sembra integrarsi senza alcun conflitto nella realt&agrave;, il concetto di nevrosi non pu&ograve; essere applicato senza alcune riserve. Se tutti costoro sono malati &#8211; e ci sono ottimi motivi per crederlo &#8211; essi non sono in ogni caso pi&ugrave; malati della societ&agrave; in cui vivono. Al tempo stesso &egrave; dalla loro conformazione che dobbiamo partire per tentare di cambiare le cose. Abbiamo ragione di credere che l&#39;atrofizzazione si accompagni alla liberazione di alcune facolt&agrave; che mettono queste persone in grado di operare trasformazioni che i vecchi &laquo;individui&raquo; non avrebbero mai saputo realizzare. L&#39;apertura di una breccia nella parete monadologica che nell&#39;era liberale imprigionava ogni individuo in se stesso &egrave; motivo di grandi speranze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tLa generazione radiofonica &egrave; stata definita &laquo;bidimensionale&raquo;. La mancanza di continuit&agrave; nell&#39;esperienza rende loro quasi impossibile provare felicit&agrave; e dolore. Nessuna felicit&agrave;, perch&eacute; essa si d&agrave; soltanto dove c&#39;&egrave; il sogno, ed essi non sanno pi&ugrave; sognare. Sono pressoch&eacute; incapaci di concepire scopi che vadano al di l&agrave; del loro ambito d&#39;azione abituale, e tali da trascendere l&#39;adattamento alle sue condizioni. Felicit&agrave; significa per loro adeguarsi, poter fare quello che fanno tutti, fare ancora una volta quello che fanno tutti. Sono privi di illusioni. Vedono il mondo cos&igrave; com&#39;&egrave;, ma a costo di non poterlo pi&ugrave; vedere come potrebbe essere. Per questo sono carenti anche dal punto di vista del dolore. Sono &laquo;induriti&raquo; in senso fisico e psicologico. La freddezza &egrave; uno dei loro tratti pi&ugrave; spiccati: sono freddi nei confronti del dolore altrui, ma anche nei confronti di se stessi. Il dolore ha cos&igrave; poco potere su di loro perch&eacute; quasi non se ne ricordano: sono come il paziente che si risveglia dall&#39;anestesia senza pi&ugrave; sapere nulla delle sofferenze provate nel corso dell&#39;operazione (il momento della freddezza &egrave; stato sottolineato in particolare da &Ouml;d&ouml;n von Horvath).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n\tL&#39;impiego della tortura nei regimi fascisti potrebbe avere rapporti molto stretti con questi aspetti. Se esso parte da individui assuefatti al dolore, si rivolge d&#39;altro canto a individui che possono ancora essere raggiunti soltanto per mezzo di un eccesso di dolore. A questa freddezza risponde una complicit&agrave; segreta con le cose, alle quali si cerca di assimilarsi. Nella misura in cui esiste ancora una libido individuale, cio&egrave; nella misura in cui non tutta la libido &egrave; ancora incanalata nel collettivo, essa si rivolge a degli strumenti (il fenomeno della toolmindedness). Il mondo delle cose diventa il sostituto delle immagini. Professano la religione dell&#39;automobile. Il rapporto con i prodotti della tecnologia mette capo a una quantomai curiosa mescolanza tra capacit&agrave; di improvvisazione e obbedienza, tra &laquo;iniziativa&raquo; autonoma (mentalit&agrave; da truppe di assalto) e rinuncia a un pensiero autonomo, una miscela che racchiude in s&eacute; la possibilit&agrave; di entrambi gli estremi. Il problema principale &egrave; ai nostri occhi l&#39;interdetto psicologico oggi in vigore. Pensare di pi&ugrave;, cio&egrave; spingersi per mezzo del pensiero al di l&agrave; delle esigenze immediate poste dall&#39;ambiente circostante, equivale oggi per la maggior parte degli individui a turbare quel processo di adattamento che requisisce la totalit&agrave; delle loro energie psichiche. Pensare di pi&ugrave; significa ormai di per s&eacute; mettere a rischio le proprie chance di carriera, se non addirittura la propria immediata sicurezza. Al tempo spesso, per&ograve;, la perdita di ogni illusione intorno alla realt&agrave;, la quantificazione dei processi lavorativi che in teoria pu&ograve; consentire a ciascuno di svolgere qualunque mansione, e la relativa immediatezza con la quale le forze della societ&agrave; si affermano fanno s&igrave; che proprio il mondo oggettivo delle cose venga incontro a quella conoscenza che esso contemporaneamente reprime. Quegli stessi uomini che si vietano il pensiero (e comportamenti affini come leggere libri, discutere di problemi teorici, ecc) si sono fatti &laquo;scaltriti&raquo; e non si lasciano pi&ugrave; abbindolare da nessuno. <br \/>\n\t&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questa contraddizione ci sembra delimitare il problema veramente centrale di un&#39;educazione riflessiva nell&#39;attuale fase storica. Si tratta di sospingere questo &laquo;essere scaltriti&raquo; fino al punto in cui esso fa saltare la fissazione all&#39;ambito di azione immediato e si trasforma in autentico pensiero. Se una simile operazione riuscisse sarebbero proprio gli uomini &laquo;mutilati&raquo; a trovarsi nella condizione ideale per mettere fine alla mutilazione. La loro freddezza pu&ograve; diventare spirito di abnegazione per il vero, l&#39;improvvisazione diventare astuzia nella lotta contro l&#39;organizzazione colossale, la loro afasia diventare prontezza nel compiere atti decisivi, senza parlare o discutere. &Egrave; a questo punto evidente che l&#39;operazione richiesta in questo senso alla pedagogia non coincide con quella che spettava a un&#39;educazione alla &laquo;cultura&raquo; tradizionale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Theodor W. Adorno fonte&nbsp;Il manifesto La trasformazione dell&#39;ambiente, di cui abbiamo estrapolato alcuni esempi che tenevano gi&agrave; conto delle rispettive implicazioni psicologiche, rimanda a un nuovo tipo umano in corso di formazione. 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