{"id":15854,"date":"2016-05-25T00:42:53","date_gmt":"2016-05-24T22:42:53","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=15854"},"modified":"2016-05-25T00:42:53","modified_gmt":"2016-05-24T22:42:53","slug":"tornare-al-mediterraneo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=15854","title":{"rendered":"Tornare al Mediterraneo"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>di <strong>CATERINA RESTA<\/strong> (filosofo, Universit\u00e0 di Messina)<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: small;\">Nietzsche, da pensatore postumo e inattuale quale amava definirsi, era consapevole di parlare non per i suoi contemporanei, ma per i posteri, per coloro che avrebbero vissuto almeno due secoli dopo di lui. Per noi, dunque, da poco entrati nel XXI secolo. Nessuno con maggiore chiarezza ha saputo descrivere il nostro presente, l\u2019ineludibile decisione che ci attende. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: small;\">Siamo ancora, possiamo essere ancora mediterranei, o questo mare su cui soffiano venti di guerra che lo spazzano via ha perso ormai definitivamente la sua centralit\u00e0 storica? Oppure stiamo forse ormai per diventare, se non lo siamo gi\u00e0, Atlantici, impavidi navigatori oceanici, in un mondo che, a partire dalla scoperta dell\u2019America e dalle prime circumnavigazioni del globo, ci ha introdotti in quella che, schmittianamente, possiamo chiamare la <em>globale Zeit<\/em>? <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: small;\">Da dove arriva, infatti, il processo di mondializzazione, se non da quel richiamo potente, quanto provocante, proveniente dal primo spalancarsi dell\u2019Oceano nell\u2019era delle grandi scoperte geografiche? Fu il tempo non solo di Colombo, ma anche di pirati e balenieri, liberi tutti, come grandi cetacei, di intraprendere rotte mai prima tentate nell\u2019aperto di un mare senza pi\u00f9 confini, refrattario ad ogni nomos. Fu a causa di questo stesso richiamo che l\u2019Isola Inghilterra, abitata da rustici allevatori di pecore, come ci racconta Schmitt, si de-cise per il mare: \u00aballora l\u2019isola distolse il suo sguardo dal continente e lo alz\u00f2 sui grandi mari del mondo. Si disancor\u00f2 e si trasform\u00f2 nel veicolo di un oceanico impero mondiale\u00bb. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: small;\">Come una nave che salpi, il disancoraggio [<em>Entankerung<\/em>] port\u00f2 l\u2019Isola a navigare lungo le rotte oceaniche, fino a fondare, su questa malferma distesa, il suo mobile impero. Ma solo l\u2019America, il Nuovo Mondo, seppe davvero incarnare quello spirito oceanico che l\u2019Inghilterra aveva inaugurato. Il grande continente fece in grande quello che la piccola isola aveva solo cominciato. Fin dal suo nascere, divenne straordinario laboratorio della pratica dell\u2019Illimite, fin dall\u2019inizio incapace di tracciare confini, di segnare frontiere, altrimenti che come una mobile linea di avanzamento, sempre sul punto d\u2019essere spostata pi\u00f9 avanti.<br \/>\n<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: small;\">Ora questo oceano \u00e8 divenuto universo, si \u00e8 fatto mondo, nel segno di un universalismo piatto e uniforme come la liscia distesa di un mare che non conosce terra, che ha cancellato confini, ma, con questi, anche ogni possibilit\u00e0 di confronto e di dialogo rispettoso delle differenze. Questo mondo ormai unificato e uniformato dell\u2019era globale, questo impero mondiale oceanico, lungi dal garantire una pace perpetua, come un\u2019onda d\u2019urto, produce guerre e conflitti sempre pi\u00f9 ingovernabili, poich\u00e9 altrettanto informi e smisurati si fanno i tentativi di riterritorializzazione, come la difesa ad oltranza di identit\u00e0 e appartenenza, finisce con l\u2019assumere modalit\u00e0 sempre pi\u00f9 regressive e arcaiche.<br \/>\n<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: small;\">Il Mediterraneo \u00e8 per\u00f2 memoria di un\u2019altra storia: esperienza, unica al mondo, dell\u2019incontro tra mare e terra, spazio di condivisione che separa e divide, ma anche collega e unisce, favorendo gli scambi tra identit\u00e0 che, nell\u2019incessante confronto, vogliono restare differenti. Nella sua pluralit\u00e0 di confini e frontiere, \u00e8 stato spazio di scontro, ma anche di straordinario incontro, di inesauribile confronto con l\u2019altro, impedendo, moderando ogni drastica <em>reductio ad unum<\/em>. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: small;\">Da questo mare di differenze \u00e8 nata l\u2019Europa, pluriverso irriducibile di popoli e lingue, costretti a dialogare tra loro, costretti alla fatica incessante della traduzione e della distanza. Sapr\u00e0 questo antico mare circondato di terre essere ora modello per una configurazione non <em>universa,<\/em> ma <em>pluriversa<\/em> del mondo? Sapremo diventare tutti ancora una volta mediterranei e ritrovare, infine, un nuovo <em>nomos,<\/em> una nuova misura, tra cielo, terra e mare?<br \/>\n<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>[&#8220;Mesogea&#8221;, n. 0\/2002]<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di CATERINA RESTA (filosofo, Universit\u00e0 di Messina) Nietzsche, da pensatore postumo e inattuale quale amava definirsi, era consapevole di parlare non per i suoi contemporanei, ma per i posteri, per coloro che avrebbero vissuto almeno due secoli dopo di lui. Per noi, dunque, da poco entrati nel XXI secolo. Nessuno con maggiore chiarezza ha saputo descrivere il nostro presente, l\u2019ineludibile decisione che ci attende. 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