{"id":15879,"date":"2016-06-16T00:10:43","date_gmt":"2016-06-15T22:10:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=15879"},"modified":"2016-06-16T00:10:43","modified_gmt":"2016-06-15T22:10:43","slug":"multiculturalismo-sradicamento-americanizzazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=15879","title":{"rendered":"Multiculturalismo, sradicamento, americanizzazione"},"content":{"rendered":"<p><em>di <strong>SEBASTIANO CAPUTO <\/strong>(giornalista)<strong><br \/>\n<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>L\u2019enraciment<\/em> (<em>Il radicamento<\/em>) Simone Weil avrebbe potuto pubblicarlo oggi e invece lo scrisse nello storico Caf\u00e9 Flor di Parigi. Era il 1943. Con sessant\u2019anni di anticipo raccontava la Francia dei nostri giorni, quella urbana, metropolitana, cosmopolita, post-industrializzata. La trasformazione delle grandi citt\u00e0 \u2013 Parigi, Marsiglia, Lione -, la nascita delle <em>banlieues<\/em> (quartieri periferici), la distruzione dei bistrot e delle botteghe tradizionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 la parabola di tutte metropoli d\u2019Occidente dal Piano Marshall (1945) passando per il Sessantotto (1968), dove la citt\u00e0 diviene sempre meno rappresentativa dello spirito profondo della nazione. In Francia per\u00f2, questo snaturamento, appare pi\u00f9 evidente che altrove in Europa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da un lato c\u2019\u00e8 il fattore demografico \u2013 <em>le grand remplacement<\/em> (la grande sostituzione) lo chiamano Oltralpe -, legato al passato coloniale e alle politiche immigrazioniste pianificate entrambe dalla sinistra repubblicana e progressista, che vede le popolazioni magrebine e africane insediarsi nelle citt\u00e0, dall\u2019altro c\u2019\u00e8 quello economico-simbolico, in un Paese colonizzato integralmente da marchi e prodotti-spazzatura statunitensi (dalla ristorazione al vestiario, dal Mc Donald ai jeans).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In Europa i guardiani della <em>pens\u00e9e unique<\/em> lo chiamano \u201cmulticulturalismo\u201d (convivenza di culture diverse), ma in realt\u00e0 questi due elementi (<em>le grand remplacement<\/em> e la colonizzazione economica) sono perfettamente complementari e finalizzati all\u2019americanizzazione dell\u2019immigrazione che \u00e8 in fondo sinonimo di sradicamento. Diremo noi con un sillogismo: il multiculturalismo porta allo sradicamento e lo sradicamento conduce all\u2019americanizzazione dei costumi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cIl denaro distrugge le radici ovunque penetri\u201d, annotava Simone Weil insistendo sul valore sacro del radicamento: \u201cUn essere umano possiede delle radici attraverso la sua partecipazione reale, attiva e naturale all\u2019esistenza di una collettivit\u00e0, che mantiene viva i suoi tesori del passato e alcuni presentimenti dell\u2019avvenire\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le popolazioni immigrate rappresentano l\u2019opposto teorizzato dall\u2019allieva di Heidegger. Un gruppo sociologicamente sfruttato (il pi\u00f9 delle volte fa lavori a basso costo che i francesi non fanno), analfabeta (non parlano il francese correttamente), non integrato (si auto-esclude oppure viene marginalizzato nelle <em>banlieues),<\/em> parassitario (molti non lavorano e vivono di sole sovvenzioni statali), disorganizzato (non occupano posti chiave nell\u2019apparato statale e dunque incidono poco sulle decisioni politiche), e soprattutto vengono manipolati dal sistema economico e cultural-mondano (i loro desideri sono quelli fabbricati dal mercato).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le nuove popolazioni non portano con loro la propria cultura, ma lo sradicamento. Ecco perch\u00e9 ogni immigrato \u00e8 un potenziale iper-consumatore che aspira all\u2019<em>american way of life<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se Simone Weil attraversasse oggi Parigi in metr\u00f2 non vedrebbe donne africane vestite con splendidi abiti tradizionali ma delle fotocopie di Rihanna o Beyonc\u00e9. Come non vedrebbe uomini di fede islamica con un Corano in mano, ma dei <em>racailles<\/em> (ragazzo della <em>banlieu),<\/em> pura imitazione del <em>gangster bling bling<\/em> americano. Non esiste il multiculturalismo perch\u00e9 si \u00e8 americanizzato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il passo successivo \u00e8 il melting-pot di marchio statunitense: un mondo di plastica nel quale viene forzata la fusione tra la popolazione locale e quella immigrata. Oppure avr\u00e0 ragione C\u00e9line: \u201cme ne fotto dei posteri, il futuro appartiene ai cinesi\u201d.<\/p>\n<p><em>Fonte: <a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/editoriale\/multiculturalismo-sradicamento-americanizzazione\/\" target=\"_blank\">L\u2019Intellettuale Dissidente<\/a><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SEBASTIANO CAPUTO (giornalista) L\u2019enraciment (Il radicamento) Simone Weil avrebbe potuto pubblicarlo oggi e invece lo scrisse nello storico Caf\u00e9 Flor di Parigi. Era il 1943. Con sessant\u2019anni di anticipo raccontava la Francia dei nostri giorni, quella urbana, metropolitana, cosmopolita, post-industrializzata. La trasformazione delle grandi citt\u00e0 \u2013 Parigi, Marsiglia, Lione -, la nascita delle banlieues (quartieri periferici), la distruzione dei bistrot e delle botteghe tradizionali. 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