{"id":15883,"date":"2016-06-06T00:32:19","date_gmt":"2016-06-05T22:32:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=15883"},"modified":"2016-06-06T00:32:19","modified_gmt":"2016-06-05T22:32:19","slug":"limmagine-sinistra-della-globalizzazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=15883","title":{"rendered":"Ritorno all&#039;Ottocento"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>di <strong>PIER PAOLO DAL MONTE<\/strong> (chirurgo e saggista)<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abC\u2019\u00e8 una lotta di classe, \u00e8 vero, ma \u00e8 la mia classe, la classe dei ricchi che ha scatenato questa guerra, e la stiamo vincendo\u00bb cos\u00ec affermava <strong>Warren Buffet<\/strong> al <i>New York Times<\/i> nel 2006.\u00a0Questa dichiarazione di vittoria <strong>dovrebbe far riflettere<\/strong>. Dovremmo domandarci che cosa sia successo, negli ultimi decenni, per farci apparire questa vittoria talmente ovvia da non provocare reazione alcuna.\u00a0Certo, sarebbe superficiale e inesatto parlare, come fanno gli aedi sempliciotti <i>\u00e0 la<\/i><strong> Francis Fukuyama<\/strong>, di \u201cfine della storia\u201d, versione lievemente pi\u00f9 elaborata del thatcheriano T.I.N.A. (\u201cthere is no alternative\u201d \u2013 non c\u2019\u00e8 alternativa); tuttavia, appare evidente che in questo determinato periodo storico si sia <strong>affermata una versione particolarmente aggressiva e totalitaria di un <\/strong>\u201c<strong>capitalismo<\/strong>\u201d (termine peraltro piuttosto sfuggente alle definizioni) che, in altre epoche,\u00a0era\u00a0dovuto venire a patti con istanze politiche che ne attenuavano il dominio sulla societ\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-2774871\" src=\"http:\/\/st.ilfattoquotidiano.it\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Scheda-radicals.1114a14e1910c4b919c437ae511c26c698.jpg\" alt=\"Scheda-radicals.1114a14e1910c4b919c437ae511c26c698\" width=\"284\" height=\"426\" \/>Il dopoguerra, nelle varie nazioni europee, (\u201cin certe parti pi\u00f9, e meno altrove\u201d) \u00e8 stato <strong>caratterizzato da una sorta di<\/strong> \u201c<strong>nuovo patto sociale<\/strong>\u201d che, per brevit\u00e0, e quindi con una certa imprecisione, potremmo definire \u00a0\u201cmodello <strong>Beveridge<\/strong><i>&#8211;<\/i><strong>Keynes<\/strong>\u201d. Un modello caratterizzato da una <strong>ripartizione pi\u00f9 equa<\/strong> del rapporto salari\/profitti (e quindi un benessere sociale diffuso) e da una serie di <strong>tutele sociali dei cittadini<\/strong> da parte dello Stato, ossia quello che, con un inutile anglicismo \u00e8 definito <i>Welfare State<\/i>: sanit\u00e0 e istruzione pubbliche, sistema pensionistico, contrattazione collettiva, ecc.\u00a0Queste \u201cpatto sociale\u201d \u00e8 stato oggetto, negli ultimi decenni, di un <strong>attacco senza quartiere<\/strong> da parte di quello che un tempo si chiamava \u201cpadronato\u201d, reminiscenza quasi ottocentesca per definire i poteri economici dominanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi ultimi si sono avvalsi di efficienti fantaccini reclutati all\u2019uopo: i principali <strong>partiti politici<\/strong> dei paesi occidentali, le istituzioni internazionali (Imf, Wto, ecc.), \u00a0gli <strong>organi di gestione autocratici<\/strong> (parlare di \u201cgoverno\u201d ci pare un po\u2019 esagerato) di quell\u2019entit\u00e0 ibrida chiamata Unione Europea, nonch\u00e9 di vari <strong>corifei di regime<\/strong> come gli intellettuali organici, il \u201cclero universitario regolare\u201d\u00a0(definizione di <strong>Costanzo Preve<\/strong>) e i vari mezzi di comunicazione \u00a0(<i>media whores<\/i> o <i>presstitutes<\/i>, per usare un anglicismo che, in questo caso, non \u00e8 inutile).\u00a0Non v\u2019\u00e8 quindi da stupirsi se, almeno temporaneamente, questa guerra sia stata vinta dalla classe alla quale appartiene il miliardario summenzionato. Questa vittoria \u00e8 andata di pari passo con una <strong>mutazione<\/strong> che non \u00e8 stata solo <strong>politica<\/strong> e<strong> ideologica<\/strong> ma, soprattutto, <strong>antropologica<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tant\u2019\u00e8 che oggi, soprattutto per coloro che si ritengono appartenenti alla confusa area sinistreggiante, le \u201cideologie\u201d sono state sostituite con l\u2019<strong>idolatria<\/strong> per una forma <strong>totemica di <\/strong>\u201c<strong>mercato<\/strong>\u201d, considerata il <i>summum bonum<\/i>, il termine di riferimento di ogni azione politica e il fine ultimo della societ\u00e0. Il vitello d\u2019oro al quale si devono sacrificare gli esseri umani, le comunit\u00e0, la storia e la natura.\u00a0A questo punto, tuttavia, sorge spontanea un\u2019altra domanda: cos\u2019\u00e8 successo in questi decenni per trasformare i partiti che un tempo avevano come ragione d\u2019essere il ruolo di fidati cani da guardia dei poteri finanziari e industriali transnazionali?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019opera di <strong>Paolo Borgognone<\/strong>: <em>L\u2019immagine sinistra della globalizzazione<\/em> (Zambon Editore, 2016), assai pregevole e ponderosa (1044 pagine), fornisce molte risposte a queste domande e ci guida attraverso il processo storico e culturale che ha condotto alla <strong>mutazione antropologica<\/strong>, ancor prima che politica, di quello che Costanzo Preve defin\u00ec: \u00abL\u2019orrendo serpentone metamorfico Pci\/Pds\/Ds\/Pd\u00bb, che si \u00e8 trasformato nel tempo, secondo le parole dell\u2019autore: \u00abda partito con velleita\u0300 di rappresentanza delle classi subalterne, lavoratrici e salariate, a partito garante degli interessi del capitalismo globalizzato\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perch\u00e9 \u2013 \u00e8 un dato storico \u2013 <strong>sono stati i partiti della cosiddetta<\/strong> \u201c<strong>sinistra<\/strong>\u201d che hanno promosso e gestito lo<strong> smantellamento dei diritti sociali conquistati<\/strong> in decenni di lotte, la <strong>privatizzazione<\/strong> del patrimonio dello stato e delle aziende pubbliche, le leggi che codificano la <strong>precarizzazione del lavoro<\/strong> ( \u201c<i>jobs act<\/i>\u201d per i <i>parvenu<\/i>), e l\u2019accettazione acritica delle politiche economiche di Bruxelles e di Francoforte. Il tutto dietro la scusa, patetica \u2013 perch\u00e9 la politica non \u00e8 il limitarsi ad attraversare sulle strisce pedonali \u2013 del summenzionato T.I.N.A.\u00a0Il libro documenta, con dovizia di particolari, la lunga strada percorsa dall\u2019<i>orrendo serpentone<\/i>, che \u00e8 iniziata con la difesa dei diritti dei lavoratori per finire, ingloriosamente col vergognoso spettacolo al quale assistiamo oggi: la servile protervia con la quale si sta smantellando l\u2019ultimo impiccio che ostacola la trasformazione del nostro paese da democrazia a \u201cmercatocrazia\u201d: la Costituzione italiana (<a href=\"http:\/\/www.europe-solidarity.eu\/documents\/ES1_euro-area-adjustment.pdf\"><strong>JP Morgan<\/strong> ringrazia sentitamente<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come recita l\u2019introduzione del volume:\u00a0\u00abE\u0300 proprio per allineare la Costituzione e l\u2019Italia il piu\u0300 rapidamente possibile a questi orizzonti liberisti (a cominciare da una legge elettorale ipermaggioritaria che impedisca l\u2019ingresso in parlamento di qualsiasi forma di opposizione) che il capitalismo italiano e internazionale hanno puntato sul cavallo Matteo Renzi, della scuderia Pd, che al momento sembrerebbe il piu\u0300 veloce. Se tutto andra\u0300 bene, nell\u2019Italia \u201cnapolitan-renziana\u201d, l\u2019unica forma di vita apparentemente democratica sara\u0300 presente solo nelle assemblee condominiali\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Fonte: <a href=\"http:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/blog\/ppdalmonte\/\">Il Fatto Quotidiano<\/a><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di PIER PAOLO DAL MONTE (chirurgo e saggista) \u00abC\u2019\u00e8 una lotta di classe, \u00e8 vero, ma \u00e8 la mia classe, la classe dei ricchi che ha scatenato questa guerra, e la stiamo vincendo\u00bb cos\u00ec affermava Warren Buffet al New York Times nel 2006.\u00a0Questa dichiarazione di vittoria dovrebbe far riflettere. 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