{"id":15886,"date":"2016-05-30T00:05:14","date_gmt":"2016-05-29T22:05:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=15886"},"modified":"2016-05-30T00:05:14","modified_gmt":"2016-05-29T22:05:14","slug":"dialettica-e-positivismo-in-marx","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=15886","title":{"rendered":"Dialettica e positivismo in Marx"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">Paolo Di Remigio &#8211; ARS Teramo<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In Italia parlare di Marx non ha un interesse solo teorico: se una presa di distanza da Marx \u00e8 stato il modo in cui la sinistra <em>di governo<\/em> \u00e8 passata dalla parte del suo nemico, una rilettura critica \u00e8 necessaria oggi per intraprendere il percorso contrario; chi riconosce che il capitalismo e il liberismo (inteso come sua ideologia) sono nemici della razionalit\u00e0 e dell&#8217;umanit\u00e0, responsabili di guerre mondiali e del libero scambio che soffoca le prospettive dei popoli poveri e minaccia la civilt\u00e0 occidentale, non pu\u00f2 non chiedersi come mai in Italia, dove c&#8217;era il pi\u00f9 forte partito comunista occidentale, la grandiosa offensiva di classe lanciata dalla finanza e dal monopolio internazionale si sia verificata <em>senza<\/em> resistenza dei partiti e degli intellettuali che si richiamano o si sono richiamati a Marx, anzi con la loro collaborazione a volte <em>rassegnata<\/em> ma spesso <em>entusiasta<\/em>. Che l&#8217;uomo-simbolo di quanto \u00e8 avvenuto in Italia negli ultimi venti anni sia Giorgio Napolitano, storico dirigente comunista e poi, senza perplessit\u00e0 e tentennamenti, eroe europeista della doppia Presidenza della Repubblica, suggerisce una prima risposta: chi ha spacciato lo stalinismo o il maoismo come fasi storiche superiori al capitalismo pu\u00f2 mettersi al servizio di qualsiasi causa; chi non ha voluto vedere le immani tragedie nella rivoluzione russa e in quella cinese affidandosi alle versioni di comodo dei capi-partito ha fatto della cecit\u00e0 uno stile di vita e dell&#8217;affidarsi alla propaganda, anzich\u00e9 allo studio, una presa di posizione politica. Cos\u00ec, se i Francesi organizzano una risposta contro le politiche europeiste di deflazione salariale, in Italia non si capisce ancora che dei poteri stranieri usano la recessione per imporre le riforme strutturali e usano le riforme strutturali per imporre la recessione, cos\u00ec che le si accetta con la stolta speranza della ripresa economica. La nausea per questo spettacolo di solidariet\u00e0 tra von Hayek e Marx deve spingere a un cambiamento di prospettiva: la sinistra ha abbandonato la razionalit\u00e0 e si \u00e8 fatta reclutare dall&#8217;ordoliberismo perch\u00e9 ignara del lato scientifico di Marx ed erede del suo lato ideologico. Ne segue la necessit\u00e0 di individuare in Marx l&#8217;elemento ideologico, cio\u00e8 irrazionale, antifilosofico, per cui comunica con il positivismo e con il liberismo, e di separare e valorizzare il suo contributo razionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il contributo razionale offerto da Marx alla comprensione del capitalismo <em>non<\/em> \u00e8 la teoria del valore. Si crede ancora a un&#8217;incompatibilit\u00e0 tra teoria economica marxiana che poggia sul valore e teoria economica neo-classica che poggia sui prezzi; si \u00e8 addirittura discusso a lungo sulla difficolt\u00e0 della sua teoria di trasformare i valori in prezzi. Senza motivo. Infatti non solo il valore \u00e8 la media a cui tendono i prezzi, ma soprattutto, <em>per Marx<\/em> <em>come per i neo-classici<\/em>, esso non \u00e8 determinabile a partire dalla sola offerta, dal solo lato della produzione: il valore non \u00e8 tempo di lavoro del <em>singolo<\/em> produttore, ma tempo di lavoro <em>socialmente necessario<\/em>, ossia quale \u00e8 determinato dallo scambio, cio\u00e8 dall&#8217;incontro tra offerta e <em>domanda<\/em>. Il contributo di Marx alla comprensione del capitalismo non \u00e8 neanche la teoria del plusvalore, perch\u00e9 da un lato essa prevede che nel caso normale il salario paghi l&#8217;intero valore della forza lavoro, che non dipende solo dal tempo, ma anche dal grado di istruzione e di specializzazione, n\u00e9, dall&#8217;altro, pu\u00f2 negare che il capitale, privato ma anche socializzato, sia una componente essenziale del processo economico, dunque debba essere remunerato e possa esserlo solo con il plusvalore. Il contributo scientifico di Marx \u00e8 di avere scoperto la <em>legge generale dell&#8217;accumulazione capitalistica<\/em>: la necessit\u00e0 per il capitalismo di assicurarsi l&#8217;esistenza dell&#8217;\u00abesercito industriale di riserva\u00bb<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>; ossia, per Marx l&#8217;essenza classista del capitalismo non \u00e8 la distruzione creatrice o la divisione del lavoro o il profitto, \u00e8 l&#8217;esigenza che la quantit\u00e0 di forza-lavoro domandata dal capitale sia sempre inferiore alla quantit\u00e0 di forza-lavoro offerta, cosicch\u00e9 il capitalismo <em>non<\/em> \u00e8 una pura economia di mercato, come pretendono gli economisti classici e neo-classici, ma un&#8217;economia <em>di mercato squilibrato<\/em>, dunque un&#8217;economia squilibrata, la cui dinamica normale \u00e8 precipitarsi dai <em>boom<\/em> alle depressioni e viceversa; esso, infatti, ricorre 1. all&#8217;innovazione tecnica, 2. all&#8217;importazione di manodopera, 3. all&#8217;esportazione di capitali (gli investimenti diretti all&#8217;estero) <em>soltanto<\/em> per provocare l&#8217;eccesso di offerta di forza-lavoro cos\u00ec da deprimerne la retribuzione <em>sotto<\/em> il suo valore. Per quanto sia alla base della nostra civilt\u00e0 e costituisca la premessa per la vittoria dell&#8217;uomo sulla fame, dal punto di vista capitalistico l&#8217;industrializzazione ha l&#8217;unico scopo di creare disoccupazione e ridurre i salari <em>sotto<\/em> il valore della forza-lavoro. Cos\u00ec, come ricorda Massimo Bontempelli nei suoi indimenticabili manuali, l&#8217;introduzione delle prime filatrici meccaniche fu causata dalla scarsit\u00e0 dell&#8217;offerta di lavoro nel <em>domestic system<\/em>; \u00able macchine per fabbricare altre macchine vengono introdotte soprattutto per stroncare le rivendicazioni dello strato operaio pi\u00f9 competente che \u00e8 stato fino ad allora indispensabile per la fabbricazione e la riparazione dei pezzi del macchinario industriale\u00bb<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>. Solo per eterogenesi dei fini l&#8217;industrializzazione capitalistica \u00e8 pi\u00f9 di uno strumento di sfruttamento dei lavoratori, e cio\u00e8 il dominio sulle forze naturali \u2013 un dominio quanto mai problematico proprio a causa della sua origine ignobile. A differenza dell&#8217;industrializzazione, la mobilit\u00e0 del lavoro e la mobilit\u00e0 del capitale, le panacee dell&#8217;ideologia del libero scambio, sono soltanto strumenti del potere di classe. La costante svalutazione salariale per eccesso di offerta di lavoro provoca non solo la sovrapproduzione, dunque la finanziarizzazione economica e la crisi; essa \u00e8 svalutazione dell&#8217;uomo in generale e spiega, anche meglio del carattere feticistico della merce, il carattere antiumano del capitalismo e delle sue ideologie, del liberalismo e del positivismo<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se tutto questo \u00e8 esatto, allora l&#8217;essenza della lotta al capitalismo \u00e8 il perseguimento sistematico della piena occupazione, qual \u00e8 espresso dall&#8217;articolo 4 della nostra Costituzione, una di quelle che irritano <em>J. P. Morgan<\/em>. Rassegnandosi ai tre mezzi con cui il capitale si assicura il dominio sul lavoro \u2013 lo <em>sviluppo tecnologico<\/em>, le <em>migrazioni<\/em>, la <em>globalizzazione<\/em> \u2013 o addirittura entusiasmandosene, la sinistra da un lato rinuncia alla conquista scientifica e al progetto di liberazione di Marx, d&#8217;altro lato, continuando ad essere fedele al materialismo storico che la contamina con un lugubre evoluzionismo liberale e positivista, non sa fare a meno del suo lato ideologico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A differenza di quanto lo stesso Marx crede, il materialismo storico non \u00e8 un rovesciamento della filosofia della storia di Hegel, a cui \u00e8 in realt\u00e0 del tutto estraneo, ma ha i suoi presupposti in Saint-Simon ed \u00e8 una variante delle ideologie positiviste dell&#8217;evoluzione. Alcuni esponenti del marxismo, in Italia in particolare Labriola e Gramsci, hanno reagito all&#8217;assimilazione progressiva tra il materialismo storico e il positivismo, ma senza gli strumenti intellettuali in grado di emancipare il loro tentativo dall&#8217;impostazione positivista, quindi senza successo. Per uscire dal quadro del positivismo era del tutto inutile l&#8217;allentamento del determinismo economico; questo allentamento, mentre rischia di togliere mordente all&#8217;indagine storica, neanche si avvicina al punto saliente, alla visione del valore etico dello Stato e del patriottismo. Per emanciparsi dal positivismo occorreva invece fare il salto mortale nella filosofia classica tedesca da Kant a Hegel. Solo cos\u00ec sarebbe stato possibile distinguere <em>evoluzione<\/em> da <em>progresso<\/em>: mentre questo \u00e8 essenzialmente <em>quantitativo<\/em> e caratterizza la storia, che si pu\u00f2 dunque definire come accrescersi di una eredit\u00e0, l&#8217;<em>evoluzione<\/em> \u00e8 un modificarsi di forme tale per cui le successive cancellano le precedenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Chiamo <em>positivismo<\/em> il <em>naturalismo evoluzionistico moderno<\/em>, l&#8217;ideologia per cui la storia dell&#8217;uomo \u00e8 un episodio dell&#8217;evolversi naturale, essa stessa scandita da un&#8217;evoluzione necessaria, nel corso della quale l&#8217;uomo conosce le leggi della natura (<em>scienza<\/em>), la piega al servizio dei suoi bisogni (<em>tecnica<\/em>), cos\u00ec da non dover pi\u00f9 ricorrere alla violenza e da poter essere <em>felice<\/em>. In questa definizione rientrano non solo Saint-Simon, Comte, Mill, Spencer (anche Nietzsche, sebbene come suo critico disperato), rientra anche il materialismo storico. Nella prefazione del gennaio 1859 a <em>Per la critica dell&#8217;economia politica<\/em> Marx afferma di considerare i rapporti giuridici e le forme politiche, dunque il lato autocosciente della storia, come risultanti dalle forme della societ\u00e0 civile e queste come risultanti dai modi di produzione, le cui leggi restano non solo <em>insondabili<\/em>, ma anche <em>intangibili<\/em> dagli uomini, fino a che esse stesse non promuovano, \u00abcon l&#8217;ineluttabilit\u00e0 di un processo naturale\u00bb<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a>, \u00a0il proprio superamento. Non costituisce differenza dal positivismo evoluzionistico n\u00e9 che Marx consideri la sequenza dei modi di produzione preistoria dell&#8217;umanit\u00e0, anzi, semmai proprio questo vedere soltanto natura nella storia \u00e8 un indice di un atteggiamento esasperatamente positivistico, \u2013 n\u00e9 che consideri indispensabile la rottura rivoluzionaria per il superamento dell&#8217;ultima societ\u00e0 antagonistica, anzi la necessit\u00e0 della violenza per l&#8217;affermazione della societ\u00e0 libera ribadisce il carattere naturale, non razionale di questa libert\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Essendo essenzialmente positivista, il materialismo storico <em>non<\/em> \u00e8, come afferma Engels, erede della filosofia classica tedesca. Questa si colloca su un terreno <em>toto coelo<\/em> differente dal positivismo, sulla kantiana <em>Fondazione della metafisica dei costumi<\/em>. Per Kant, come per tutta la filosofia classica tedesca, l&#8217;uomo \u00e8 <em>anche<\/em> momento della natura in quanto le leggi naturali gli si impongono tramite i sentimenti di piacere e di dispiacere; <em>ma non \u00e8 solo momento della natura<\/em>. Su questo punto Kant e la filosofia classica tedesca <em>non<\/em> sono assimilabili al positivismo. Per Kant e per Hegel l&#8217;uomo supera la subordinazione al piacere e al dispiacere, quindi alle leggi naturali, una <em>prima<\/em> volta in quanto vuole non semplicemente il piacere, ma la <em>felicit\u00e0<\/em>, dunque deve temperare questo con quel piacere, negare la loro onnipotenza e rendersi <em>relativamente<\/em> libero, cio\u00e8 relativamente necessitato. Il positivismo (con l&#8217;utilitarismo e il pragmatismo) giunge a questa prima e imperfetta forma di libert\u00e0, ma non va oltre, dunque non va oltre il naturalismo. Kant e Hegel (eredi della grande filosofia politica del \u2018600 e del \u2018700) vanno oltre: pi\u00f9 profonda dell&#8217;esigenza di <em>felicit\u00e0<\/em> \u00e8 nell&#8217;uomo l&#8217;esigenza di <em>dignit\u00e0<\/em>. La dignit\u00e0 dell&#8217;uomo, il suo valore di persona e non cosa, consiste <em>semplicemente<\/em> nel fatto che egli, oltre a <em>conoscere<\/em> le leggi di natura cui obbedisce e a <em>usarle<\/em> a suo vantaggio, cio\u00e8 per la sua felicit\u00e0, \u00e8 <strong><em>legislatore<\/em><\/strong>, <strong><em>crea<\/em><\/strong> le leggi cui obbedisce: agire secondo massime in quanto sono suscettibili di diventare leggi universali significa superare la natura e <em>creare<\/em> un regno dei fini. Mentre questo regno della libert\u00e0 per Kant \u00e8 un semplice <em>dover-essere<\/em>, per Hegel \u00e8 un <em>dover-essere che \u00e8<\/em>, cio\u00e8 lo Stato: qui, non nella dignit\u00e0 dell&#8217;uomo in quanto legislatore, \u00e8 la differenza tra le loro etiche. In altri termini, la filosofia classica ha riconosciuto il carattere <em>artificiale<\/em> (non natura, ma natura <em>seconda<\/em> \u2013 dice Hegel) della societ\u00e0 umana e la dignit\u00e0 dell&#8217;uomo nella sua capacit\u00e0 di vivere in base alla legalit\u00e0 del <em>suo<\/em> artefatto, cio\u00e8 alla <em>sua<\/em> legalit\u00e0: la dignit\u00e0 umana nasce da un forzare (consapevole o inconsapevole) la propria naturalit\u00e0; poich\u00e9 la natura \u00e8 il negativo in s\u00e9 (l&#8217;ambito della casualit\u00e0 e della necessit\u00e0, per dirla con Monod, l&#8217;ambito della paura, come dice Nietzsche nei suoi momenti migliori), negare la natura, creare la seconda natura, il regno dei fini, lo Stato, ha il carattere positivo della <em>libert\u00e0<\/em>. Questa \u00e8 la prospettiva della filosofia classica e di Hegel, e finch\u00e9 lo si vorr\u00e0 leggere a partire da prospettive successive, positivistiche, si rinuncer\u00e0 a capirlo e a capire la filosofia classica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L&#8217;osservazione che i marxisti, Gramsci in particolare, hanno riconosciuto l&#8217;importanza dello Stato, sottost\u00e0 a un equivoco: essi hanno sempre riconosciuto questa importanza, ma in un&#8217;ottica positivistica, cio\u00e8 storicistica; per loro lo Stato non ha nulla a che fare con il <em>valore<\/em> della libert\u00e0 (che lo Stato sia la realt\u00e0 della libert\u00e0 \u00e8 per lo stesso Marx pura mistificazione), si tratta soltanto di stabilirne l&#8217;<em>efficacia<\/em> nella causalit\u00e0 storico-empirica. Per esempio nella lettera a Bloch Engels scrive: \u00abLa situazione economica \u00e8 la base, ma i diversi momenti della sovrastruttura \u2026 esercitano altres\u00ec la loro influenza sul decorso delle lotte storiche e in molti casi ne determinano in modo preponderante la <em>forma<\/em>\u00bb<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a>. Per tutti i marxisti \u00e8 scontato che la legislativit\u00e0 <em>universale<\/em> dello Stato sia una semplice finzione, che esso sia <em>soltanto<\/em> uno strumento di costrizione di cui dispongono interessi <em>particolari<\/em>, i feudatari se lo Stato \u00e8 feudale, i capitalisti se lo Stato \u00e8 capitalista, i proletari se lo Stato \u00e8 diventato dittatura del proletariato. Per esempio, nella stessa lettera Engels determina i momenti della sovrastruttura come \u00abforme politiche della lotta di classe ed i risultati di questa \u2013 costituzioni stabilite dalla classe vittoriosa dopo la battaglia vinta ecc.\u00bb<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a>: in altri termini, lo Stato non \u00e8 espressione della legislativit\u00e0 dell&#8217;uomo sui diritti e sui doveri, dunque della sua dignit\u00e0, \u00e8 <em>per sua essenza<\/em> esercizio di violenza, quindi espressione della sua naturalit\u00e0 anti-sociale. In coerenza con ci\u00f2, la libert\u00e0 dell&#8217;uomo (il socialismo e il comunismo) \u00e8 pensata non in termini di diritti e doveri consapevoli, ma in termini di <em>abitudine<\/em>. Lenin \u00e8 molto chiaro in proposito: nello societ\u00e0 comunista \u00abgli uomini si <em>abituano<\/em> a poco a poco a osservare le regole elementari della convivenza sociale \u2026 senza violenza, senza costrizione, senza sottomissione, <em>senza<\/em> quello <em>speciale apparato<\/em> di costrizione che si chiama Stato\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel negare allo Stato ogni valore etico il materialismo storico concorda con il liberalismo e con il cattolicesimo. Questo contribuisce a spiegare come sia accaduto che in Italia la devastazione liberista non abbia avuto <em>nessuna<\/em> opposizione: non dai cattolici per i quali la <em>civitas hominis<\/em> \u00e8 priva di valore in s\u00e9, semplice strumento utile ai loro fini; non dai marxisti, per i quali \u00e8 lo strumento del vincitore; non dai liberali per i quali \u00e8 solo tasse e corruzione. Cos\u00ec, mentre in Germania si sottopone la legislazione europea alla Costituzione, in Italia si fa il contrario: si sottopone la Costituzione alla legislazione europea. E il sillogismo \u00e8 facile da chiudere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> Cfr. il cap. XXIV del <em>Capitale<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> Bontempelli, Bruni, <em>Storia e coscienza storica<\/em>, vol. III, Milano 1983, p. 14.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a> Marx, <em>Il capitale<\/em>, Libro I, Roma 1980<sup>9<\/sup>, p. 826.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a> Lettera a J. Bloch del 21. IX. 1890; in Marx \u2013 Engels, <em>Opere<\/em>, vol. XLVIII, Roma 1983, p. 294.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a> <em>Ibidem<\/em>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Paolo Di Remigio &#8211; ARS Teramo In Italia parlare di Marx non ha un interesse solo teorico: se una presa di distanza da Marx \u00e8 stato il modo in cui la sinistra di governo \u00e8 passata dalla parte del suo nemico, una rilettura critica \u00e8 necessaria oggi per intraprendere il percorso contrario; chi riconosce che il capitalismo e il liberismo (inteso come sua ideologia) sono nemici della razionalit\u00e0 e dell&#8217;umanit\u00e0, responsabili di guerre mondiali e&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":65,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[2200,6],"tags":[4802,4642,4803,4610],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-48e","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/15886"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/65"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=15886"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/15886\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=15886"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=15886"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=15886"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}