{"id":16012,"date":"2016-07-31T00:51:30","date_gmt":"2016-07-30T22:51:30","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=16012"},"modified":"2016-07-31T00:51:30","modified_gmt":"2016-07-30T22:51:30","slug":"la-disuguaglianza-studia-allultimo-banco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=16012","title":{"rendered":"La disuguaglianza studia all\u2019ultimo banco"},"content":{"rendered":"<p><em>di <strong>LUCA RICOLFI<\/strong> (sociologo; Universit\u00e0 di Torino)<\/em><\/p>\n<div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di disuguaglianze non si smette mai di parlare. Ci sono le disuguaglianze economiche, le disuguaglianze sociali, le disuguaglianze nella salute. Ci sono le disuguaglianze nel capitale ereditato dalla famiglia, nelle opportunit\u00e0 di vita, nel talento individuale. E ci sono, naturalmente, le disuguaglianze nel livello di istruzione, ossia nei titoli di studio che ognuno riesce ad aggiudicarsi.<\/p>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">C\u2019\u00e8 un tipo di disuguaglianze, tuttavia, che \u00e8 enormemente cresciuto negli ultimi venti anni, e di cui nessuno parla. Un tipo di disuguaglianze che regala a una minoranza della popolazione una vita piena di opportunit\u00e0 e di soddisfazioni, mentre impone alla maggioranza un\u2019esistenza difficile o comunque piena di limitazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di che cosa si tratta?<span id=\"more-31519\"><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non c\u2019\u00e8 un termine condiviso per designare questo tipo di disuguaglianze, ma io le osservo quotidianamente nel mio lavoro di docente universitario che da anni insegna materie relativamente complesse (analisi dei dati e matematica) e ha a che fare sia con le \u201cmatricole\u201d (gli studenti appena diplomati che si iscrivono all\u2019universit\u00e0) sia con gli studenti che stanno per laurearsi. Possiamo chiamarle, molto approssimativamente, disuguaglianze di conoscenza; oppure \u201cdisabilit\u00e0 cognitive\u201d, in omaggio al lessico in voga.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 imbarazzante descriverle, perch\u00e9 hanno raggiunto livelli che mi verrebbe da definire umilianti, livelli che peraltro i test correnti, pi\u00f9 o meno standardizzati, non sono assolutamente attrezzati per misurare in tutta la loro ampiezza. Devo per\u00f2 fare una premessa, prima di tentare una descrizione. La materia che insegno, per essere compresa e padroneggiata a un livello accettabile, richiede un discreto grado di organizzazione mentale. In buona sostanza capacit\u00e0 quali: padronanza della lingua, astrazione, ragionamento, manipolazione di simboli astratti, memorizzazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 chiaro che simili capacit\u00e0, come qualsiasi altra (compreso saper ballare, suonare uno strumento, o sciare in neve fresca) non possono essere possedute da tutti nella stessa misura. Il punto, per\u00f2, \u00e8 che quando vengono messe alla prova da un esame universitario si rivelano distribuite in un modo mostruosamente ineguale fra gli studenti. E dico questo non nel senso che ci sono studenti molto pi\u00f9 bravi di altri (\u00e8 sempre stato cos\u00ec), ma nel senso che, al giorno d\u2019oggi, almeno la met\u00e0 degli studenti non ha assolutamente, neppure alla lontana, la preparazione di base che \u2013 in teoria \u2013 dovrebbe possedere in virt\u00f9 del certificato che esibisce (diploma di scuola secondaria superiore).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Spesso non ha neppure la preparazione che ci si aspetta da chi si \u00e8 fermato alla scuola media inferiore. E in un numero di casi tutt\u2019altro che trascurabile non ha nemmeno le competenze che, sulla carta, dovrebbero essere trasmesse e garantite dalla scuola elementare (ad esempio far di conto e non compiere errori di ortografia). All\u2019attonito docente universitario pu\u00f2 persino accadere di trovarsi di fronte uno studente che non sa eseguire una sottrazione elementare (1-5), o non sa addizionare 12 e 8 e deve ricorrere alle dita per arrivare al risultato (naturalmente quest\u2019ultimo \u00e8 un caso-limite, ma la domanda \u00e8: come ha potuto la scuola \u201ccertificare\u201d le sue competenze e rilasciargli un diploma?). Per non parlare del titanico lavoro di correzione dell\u2019italiano che incombe sui docenti quando giunge il tragico momento della tesi di laurea (o meglio di quell\u2019esercizio che ci ostiniamo ancora a chiamare tesi).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prover\u00f2 a dirlo in un modo ancora pi\u00f9 crudo: per quel che vedo quotidianamente, una parte degli studenti universitari ha un livello di organizzazione mentale che non \u00e8, semplicemente, un po\u2019 meno buono di quello degli studenti bravi, ma \u00e8 abissalmente inferiore, come pu\u00f2 esserlo il livello di organizzazione mentale di un bambino di sei-sette anni rispetto a quello di un adulto. E, cosa ancora pi\u00f9 triste, in molti casi il gap appare irrimediabile, in quanto chiaramente legato a percorsi scolastici disastrosi, a occasioni di conoscenza clamorosamente mancate e che difficilmente potranno ripresentarsi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla fine degli esami io chiedo sempre \u201cche scuola hai fatto?\u201d, e le risposte che mi accade di ascoltare sono terrificanti: quello che i tanti studenti in difficolt\u00e0 raccontano sugli insegnanti che hanno avuto, sul numero di supplenti che si sono alternati in certe materie, sui programmi svolti e non svolti, sulle licenze didattiche che tanti prof si sono presi, tutto questo restituisce un quadro della scuola mortificante. Un quadro, sia detto per inciso, in cui non si intravedono pi\u00f9, come un tempo, condizioni di svantaggio sociale, o tragedie familiari e personali, bens\u00ec solo prosaiche vicende istituzionali (e spesso familiari) di incuria e superficialit\u00e0, approssimazione e leggerezza. In sostanza: l\u2019ordinario <em>modus vivendi<\/em> di una societ\u00e0 in cui, di fatto (anche se a parole lo neghiamo), la cultura, la conoscenza, lo studio sono divenuti assai meno importanti di tutto il resto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non mi interessa, qui, indicare di chi \u00e8 la responsabilit\u00e0, che \u00e8 chiaramente di tutti: genitori, insegnanti, politici e, naturalmente, studenti (il non-studio \u00e8 anche una scelta). Quello su cui vorrei attirare l\u2019attenzione \u00e8 invece l\u2019enorme diversit\u00e0 di destino fra i miei studenti. Quando li incontro e quando ci parliamo, lo vedo ad occhio nudo: c\u2019\u00e8 chi quasi certamente ce la far\u00e0, perch\u00e9 la scuola e l\u2019universit\u00e0 hanno strutturato la sua mente, e c\u2019\u00e8 chi (salvo il caso in cui abbia una famiglia potente alle spalle), avr\u00e0 una vita lavorativa difficile, perch\u00e9 la scuola e l\u2019universit\u00e0 hanno preferito rilasciargli un titolo senza occuparsi seriamente della sua mente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 strano. Da un paio di decenni abbiamo deciso che le nostre sono \u201csociet\u00e0 della conoscenza\u201d, non c\u2019\u00e8 occasione in cui non ripetiamo che la conoscenza \u00e8 la variabile fondamentale, che da essa dipendono i destini delle economie come quello degli individui; da anni e anni ci stracciamo le vesti, scendiamo in piazza, firmiamo manifesti e appelli contro la (presunta) inarrestabile crescita delle disuguaglianze economiche, e poi \u2013 chiss\u00e0 perch\u00e9 \u2013 di fronte agli spaventosi divari di conoscenza fra i nostri giovani, che certamente produrranno grandi disuguaglianze nelle loro vite, non diciamo nulla, li accettiamo come se non esistessero, o non fossero importanti. C\u2019\u00e8 qualcosa che non va. O sbaglio?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>[Pubblicato sul &#8220;Sole 24ore&#8221; del 12.6.2016]<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LUCA RICOLFI (sociologo; Universit\u00e0 di Torino) Di disuguaglianze non si smette mai di parlare. Ci sono le disuguaglianze economiche, le disuguaglianze sociali, le disuguaglianze nella salute. Ci sono le disuguaglianze nel capitale ereditato dalla famiglia, nelle opportunit\u00e0 di vita, nel talento individuale. E ci sono, naturalmente, le disuguaglianze nel livello di istruzione, ossia nei titoli di studio che ognuno riesce ad aggiudicarsi. 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