{"id":16152,"date":"2016-07-29T00:07:51","date_gmt":"2016-07-28T22:07:51","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=16152"},"modified":"2016-07-29T00:07:51","modified_gmt":"2016-07-28T22:07:51","slug":"il-prezzo-del-progresso-e-lidentita-perduta-intervista-a-giuseppe-bufalari","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=16152","title":{"rendered":"Il prezzo del progresso e la tradizione perduta degli Italiani: intervista a Giuseppe Bufalari"},"content":{"rendered":"<p><em>Fonte: <a href=\"https:\/\/antoniocelano.wordpress.com\/category\/articoli\/intervista-a-giuseppe-bufalari\/\">antoniocelano.wordpress.com<\/a><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019uomo che mi riceve nella centrale ma tranquilla via Dei Macci a Firenze ha la barba e i capelli bianchissimi. Ha gesti cortesi e semplici, come il suo modo di vestire: una camicia a quadri, un pantalone scuro di tela, un paio di sandali aperti. Chi mi ospita nella sua casa accogliente di libri, di legno e di un senso antico \u00e8 Giuseppe Bufalari, classe 1927, autore del libro <em>La masseria <\/em>[uscito nel 1960 presso Lerici<em> e<\/em> ripubblicato da Hacca edizioni nel 2015, ndr]<em>,<\/em> uno dei capolavori del romanzo meridionalista. Accanto a lui il figlio Vieri e la moglie Ketty, a cui lo scrittore dedic\u00f2 il volume.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bufalari \u00e8\u00a0 lucidissimo: \u201cvenni in Basilicata nel 1953 e per un anno sono stato in una masseria. Successivamente fui trasferito a Calvello per altri tre anni. Il libro lo scrissi solo dopo, quando ormai ero a Porto Ercole. Lo terminai l\u00e0 nel 1959, fu pubblicato l\u2019anno successivo\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>D.: Il suo libro raccolse davvero molte critiche positive. Dopo averle lette resta per\u00f2 la curiosit\u00e0 di chiarire meglio le circostanze dei suoi esordi di scrittore\u2026<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">R.: Vasco Pratolini era originario del rione San Niccol\u00f2 dove sono nato anche io e l\u00ec abitava il suo babbo, ormai anziano. Lo conobbi e quando gli rivelai che scrivevo mi esort\u00f2 a far leggere le mie cose al figlio. Vasco era gi\u00e0 a Roma e mi consigli\u00f2 di mettermi in contatto, a Firenze, con Romano Bilenchi, il quale era da sempre molto interessato alle giovani leve di scrittori. Bilenchi era molto amico di Luzi e me lo fece conoscere. Di Romano ammiravo la capacit\u00e0 di vedere il suo mondo, di saperlo dire, di saperlo far diventare profondo. Con Luzi c\u2019era invece c\u2019era un comune legame con il cattolicesimo. Io me ne ero staccato, ma dentro me ne era sempre rimasta una profonda traccia. Due amicizie diverse che si compensavano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>D.: Che genesi ebbe \u201cLa masseria\u201d?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bilenchi mi disse che a Milano la casa Lerici gli aveva dato il compito di curare una collana che aveva preso avvio con la pubblicazione del siciliano Antonio Pizzuto. Al momento non avevo nulla da pubblicare. Quando invece scesi in Basilicata, presi a scrivere delle lettere che inviavo a mia moglie, alla mamma e a Romano. Parlavo del mondo antico e profondo che avevo trovato: un cattolicesimo antichissimo e la capacit\u00e0 degli uomini, nonostante un mondo duro e avverso, di poter vivere, lottare, vincere o perdere. Nelle lettere c\u2019era tutto questo ma io non me n\u2019ero ancora accorto. Invece Bilenchi mi esort\u00f2 a scrivere ancora perch\u00e9 le avrebbe volute pubblicare sulla \u201cChimera\u201d, una rivista di Enrico Vallecchi. Ma a lui era rimasta in mente l\u2019idea di volermi pubblicare in quella collana. Quando poi nacque il libro ebbi subito la fortuna di una recensione scritta da Montale. Da allora tutti si accorsero di me.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>D.: Che idea pot\u00e9 farsi del mondo contadino lucano di quegli anni uno come lei che veniva dalla Toscana della mezzadria, delle citt\u00e0 a misura d\u2019uomo, da una regione che dell\u2019equilibrio tra tradizione e innovazione gi\u00e0 allora faceva vanto?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">R.: Fu una scoperta straordinaria. Ero sempre stato in questo mondo cittadino ingombro di cose, fatto di giornali, di macchine, di chiacchiere. Invece mi trovai scaraventato in questa masseria in un tempo antico, antichissimo. L\u00ec i contadini erano autosufficienti. L\u2019unica cosa che mancava era il sale e infatti le donne avevano il gozzo. Facevano il sapone, il vino,\u00a0 l\u2019olio, il pane, tutto. Per cui era un mondo autosufficiente non solo materialmente, ma anche psicologicamente, perch\u00e9 tutto era spiegato: se uno si faceva male era perch\u00e9 era passato tra due alberi posti in un certo modo; se di notte uno si sentiva male era per la fattura di una \u201cmaciara\u201d eccetera. I rimedi che si potevano adottare erano certo semplici: una scopa fuori dalla porta, ad esempio. Insomma c\u2019era una tranquillit\u00e0 interiore. Cio\u00e8 \u201cso perch\u00e9 accadono certe cose, so cosa posso fare per affrontarle, dunque sono tranquillo\u201d. Intendo interiormente. Insomma non c\u2019erano delle nevrosi perch\u00e9, se c\u2019erano, allora si ricorreva ai balli o a rituali del tutto diversi. Devo aggiungere che essermi confrontato con Luzi su questi aspetti della spiritualit\u00e0 mi fece giungere pi\u00f9 preparato a entrare dentro quel mondo, a viverci.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>D.: In quel mondo riusc\u00ec ad adattarsi cos\u00ec bene anche alle condizioni materiali di vita, spesso cos\u00ec difficili?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Guardi che non era affatto un mondo povero. L\u00ec c\u2019era tutto, avevano tutto. Era percepito materialmente e culturalmente povero solo da chi proveniva dalle citt\u00e0. Ma altro che poveracci! L\u00ec, tra l\u2019altro, mi accorsi di cose che oggi tutti quanti vedono, cio\u00e8 che questo nostro mondo ha perso tante cose che cerca affannosamente di recuperare in qualche maniera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>D.: Avrebbe potuto scegliere per il suo romanzo un punto di vista diverso: le classi medie, i paesani, privilegiando di pi\u00f9 la tematica del rapporto tra comuni e campagne. Invece scelse questa campagna che continua a vivere ignara dell\u2019apocalisse che incombe e che la spazzer\u00e0 via.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Avrei potuto scegliere parecchi punti di vista alternativi, ma a me non premeva il paesano che avrebbe potuto scegliere di lavorare per la Riforma magari poi rifacendosi una vita altrove. A me interessava rendere pienamente lo stato dei contadini: non solo con l\u2019intelligenza, ma con l\u2019empatia, con tutto me stesso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>D.: Eppure dal suo libro pare che i contadini, proprio a Calvello, che la visse, non abbiano mai attraversato la stagione delle lotte agrarie provando cos\u00ec a inserirsi nell\u2019ampio processo di democratizzazione del secondo dopoguerra\u2026<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ripeto, non \u00e8\u00a0questo ci\u00f2\u00a0che mi interessava, perch\u00e9\u00a0i contadini che descrissi quell\u2019esperienza non l\u2019avevano fatta. Le dico solo, tanto per farle capire, che per andarli a trovare dal luogo in cui ero ci mettevo tre quarti d\u2019ora buoni a passo sostenuto. Erano isolatissimi. Oppure che quando c\u2019era da andare a dare il voto loro si recavano a Picerno e andavano da \u201cDon Raffaele\u201d per farsi spiegare bene che cosa fare. Certo qualche contadino della Riforma l\u2019ho conosciuto, ma io volevo rendere un mondo che se ne va, che non avrei pi\u00f9 visto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>D.: A questo proposito: \u00e8\u00a0tornato poi in Basilicata?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quasi cinquant\u2019anni non sono pi\u00f9 tornato, volevo mantenere intatto il ricordo di quell\u2019esperienza. Poi nel 2003 o 2004, non ricordo bene, la Biblioteca Nazionale di Potenza mi invit\u00f2 per un convegno e partii. Andai anche a Calvello, chiesi informazioni sulla masseria. C\u2019era il vecchio ponte, ma anche una strada nuova, persino la fiumara non aveva esattamente lo stesso corso di prima. Tutto era cambiato. Poi decisi di orientarmi con la punta del campanile di Picerno che io vedevo sempre spuntare da una parte del monte, come descrivevo nel romanzo. Non ritrovai nulla se non delle pietre in terra con vicino una casa nuova costruita dopo il terremoto del 1980. Nella casa c\u2019era un vecchio: mi disse che la masseria non c\u2019era pi\u00f9 e mi chiese chi fossi. Presentatomi, mi riconobbe: era uno dei bambini a cui avevo fatto scuola. Chiam\u00f2 tutti i parenti della vecchia masseria che avevo conosciuto. Vennero in Mercedes: mi fecero una festa che non scorder\u00f2 mai. Insomma, i luoghi non c\u2019erano pi\u00f9, erano stati resi irriconoscibili dal tempo. Ma l\u2019impasto delle persone, le loro qualit\u00e0 umane erano restate intatte. Quel giorno ho sentito che cinquant\u2019anni fa ero entrato nella loro vita per non uscirne pi\u00f9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>D.: Ma allora lei \u00e8\u00a0per il cambiamento o no?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella sua recensione al mio libro Moravia colse con molta precisione il mio atteggiamento verso quell\u2019esperienza: ogni avanzamento del progresso \u00e8 necessario perch\u00e9 crea nuovi acquisti, ma \u00e8 comunque pagato con perdite della stessa entit\u00e0, anche se queste non appartengono necessariamente alla sfera economica.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fonte: antoniocelano.wordpress.com L\u2019uomo che mi riceve nella centrale ma tranquilla via Dei Macci a Firenze ha la barba e i capelli bianchissimi. Ha gesti cortesi e semplici, come il suo modo di vestire: una camicia a quadri, un pantalone scuro di tela, un paio di sandali aperti. Chi mi ospita nella sua casa accogliente di libri, di legno e di un senso antico \u00e8 Giuseppe Bufalari, classe 1927, autore del libro La masseria [uscito nel&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":28,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[91,6],"tags":[4961,4962,4963,4964,4965,4966,4967],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-4cw","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/16152"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/28"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=16152"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/16152\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=16152"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=16152"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=16152"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}