{"id":16180,"date":"2016-07-12T10:46:27","date_gmt":"2016-07-12T08:46:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=16180"},"modified":"2016-07-12T10:46:27","modified_gmt":"2016-07-12T08:46:27","slug":"servono-partiti-populisti-di-sinistra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=16180","title":{"rendered":"Servono partiti populisti &quot;di sinistra&quot;?"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;Questo articolo del Manifesto equipara il crollo dell&#8217;ideologia eurofederalista a quello delle ideologie del Novecento. L&#8217;autore afferma altres\u00ec che tutto ci\u00f2 che vi era di positivo negli ideali europei &#8211; solidariet\u00e0 sociale, autonomia dagli Stati Uniti, un&#8217;economia di mercato diversa da quella liberista &#8211; \u00e8 stato tradito dal Trattato di Maastricht in poi, cio\u00e8 sin dal 1992. Il pezzo si conclude mettendo in dubbio la tesi secondo cui l&#8217;apparato eurofederale esistente sia riformabile: dunque, un&#8217;altra Europa pu\u00f2 nascere s\u00ec, ma previa destrutturazione istituzionale dell&#8217;Unione Europea.<br \/>\nDico a vari miei contatti di sinistra: ma invece di arrivare a certe considerazioni quando la frittata \u00e8 fatta &#8211; cio\u00e8 con anni di ritardo &#8211; non fareste prima a dare retta a chi le analisi riesce ad anticiparle di anni?<br \/>\nTipo me e gli altri amici del <a class=\"profileLink\" href=\"https:\/\/www.facebook.com\/frontesovranistaitaliano\/\" data-hovercard=\"\/ajax\/hovercard\/page.php?id=405491789536838\">FSI &#8211; Fronte Sovranista Italiano<\/a>, per esempio.<br \/>\nMeglio interpretare la storia mentre si svolge piuttosto che ad anni di distanza dallo svolgimento dei fatti, no? Perlomeno, \u00e8 meglio nella misura in cui si vuole ancora provare a essere soggetti storici&#8221; (Ricardo Paccosi del FSI di Bologna).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;Io credo che siano necessari partiti popolari, corrispondenti, <em>mutatis mutandis<\/em>, alla DC al PSI e al PCI, ciascuno per\u00f2 radicalmente ancorato alla nazione e all&#8217;idea che qua, su questa terra, ci tocca militare per costruire una grande civilt\u00e0 (gli altri popoli seguissero altre strade, ci imitassero o ci combattessero: in tal caso ci difenderemo). Li si pu\u00f2 anche chiamare partiti populisti (ma popolari sarebbe preferibile). Astrattamente, li si pu\u00f2 anche chiamare di sinistra (ma &#8220;popolare&#8221;, &#8220;socialista&#8221;, &#8220;della giustizia e dell&#8217;indipendenza&#8221; &#8220;della patria costituzionale&#8221; &#8220;dei doveri del popolo&#8221; sarebbe mille volte meglio). Tuttavia, deve essere chiaro che i partiti dei quali c&#8217;\u00e8 bisogno devono ripudiare sia pregiudiziali posizioni immigrazioniste, sia residui di subculture antistatalistiche, sia il sostegno o l&#8217;indifferenza a scuola e universit\u00e0 facili e quindi classiste, sia redditi di cittadinanza a tutela del fancazzismo, sia il giusnaturalismo dei diritti umani, fondamento di imperialismo culturale e strumento dell&#8217;imperialismo &#8220;umanitario&#8221; statunitense, giusnaturalismo che deve essere sostituito con il rispetto per le diversit\u00e0 culturali, religiose e istituzionali dei popoli, sia il giusnaturalismo dei &#8220;diritti civili bioetici&#8221;, sui quali \u00e8 necessario ammettere ampio dibattito e libert\u00e0 di coscienza. Ho l&#8217;impressone quindi, che \u00a0la sinistra radicale non soltanto sia arrivata tardi &#8211; meglio tardi che mai ma i cittadini, anche &#8220;di sinistra&#8221; sono tenuti ad apprezzare chi \u00e8 arrivato prima e a disistimare chi \u00e8 arrivato dopo &#8211; \u00a0ma resti ancorata a parole inutili e ambigue e, soprattutto, mentre comincia, per fortuna, a sostenere posizioni che ha avversato, sia ancora lontana dall&#8217;abbandonare posizioni che ha sostenuto e che hanno significato essere &#8220;di sinistra&#8221; negli ultimi trenta anni&#8221; (Stefano D&#8217;Andrea, presidente del FSI).<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">***<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">di Giampasquale Santomassimo <a href=\"http:\/\/ilmanifesto.info\/perche-e-necessario-un-populismo-di-sinistra\/\">Il manifesto<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando una grande Utopia mostra le prime crepe profonde, quando sembra avvicinarsi il suo crollo, quando le sue promesse sembrano ormai evaporate lasciando presagire solo un futuro di miseria e di rancori, \u00e8 comprensibile che chi aveva creduto in essa tenda a negare la realt\u00e0. Come \u00e8 ricorrente il richiamo alle idee originarie, fondative, che riesumate e attualizzate potrebbero invertire la tendenza. Solo a distanza di tempo e a mente fredda potr\u00e0 maturare la necessaria riflessione sull\u2019essenza stessa di quella idea iniziale, su quanto in essa accanto a nobili visioni fossero presenti anche un eccesso di semplificazione, un difetto di analisi realistiche, e un tasso preoccupante di generoso pressappochismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 accaduto per altre grandi Utopie novecentesche, sta accadendo ora per l\u2019ideale europeistico, che \u00e8 stato il pi\u00f9 grande investimento delle classi dirigenti del continente in un arco ormai lunghissimo di anni. Era stato fin dall\u2019inizio un matrimonio di interessi, ma si volle che sbocciasse anche l\u2019amore tra i sudditi, e si organizz\u00f2 la pi\u00f9 massiccia opera di indottrinamento mai perseguita dalle \u00e9lites, dalla culla alla bara, come si conviene a ogni idea totalitaria: dai mielosi temi per gli alunni delle elementari al martellamento quotidiano di politici, giornalisti, mezzi di comunicazione di massa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019arco della sua storia l\u2019ideale europeistico ha conseguito risultati importantissimi, che non andranno lasciati cadere nel progressivo disfacimento dell\u2019Unione: si pensi solo all\u2019armonizzazione dei principi giuridici, all\u2019abolizione della pena di morte che continua imperterrita a restare in vigore in molti Stati degli Usa; si pensi alle grandi conquiste sul terreno dei diritti civili e individuali, che hanno rappresentato del resto la frontiera pressoch\u00e9 unica della sinistra occidentale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma da Maastricht in poi il potere delle \u00e9lites europee ha proceduto con spietata determinazione a smantellare le fondamenta dello Stato Sociale europeo, vale a dire la creazione pi\u00f9 alta che i popoli europei avevano conseguito nella seconda met\u00e0 del Novecento, distruggendo quindi quello che era ormai l\u2019elemento caratterizzante della stessa civilt\u00e0 europea. Gruppi di potere che non sarebbero mai stati in grado di conquistare egemonia per via democratica hanno usato spregiudicatamente il \u00abvincolo esterno\u00bb per conseguire quei risultati che i rapporti di forza in passato negavano. Il caso italiano \u00e8 esemplare da questo punto di vista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019acquiescenza della sinistra a questo disegno, la sua rinuncia ad opporsi, e in molti casi la sua partecipazione attiva al processo di \u00abnormalizzazione\u00bb liberista, ha fatto s\u00ec che la bandiera della rivolta contro l\u2019establishment sia stata quasi dappertutto brandita dalle destre, che hanno imposto come ossessione dominante il tema, da ogni punto di vista secondario in termini realistici, delle politiche di immigrazione, col rigurgito di xenofobia e nazionalismo risorgente. Sono populismi, si dir\u00e0 con quella punta di disprezzo delle \u00abfolle\u00bb che ormai caratterizza il linguaggio delle sinistre come delle \u00e9lites. Ma in realt\u00e0 avremmo bisogno di un serio populismo di sinistra, capace di parlare alle masse e di opporsi alle politiche dell\u2019establishment.<br \/>\nCredo che sia illusorio e autolesionistico, per tutti, rilanciare a questo punto le nobili idee originarie, alzare la posta proponendo Stati Uniti d\u2019Europa che non verranno mai e che \u2013 a parte piccole cerchie di adepti \u2013 nessuno seriamente vuole. Ogni volta che un politico di sinistra dice: \u201cPi\u00f9 Europa\u201d, un uomo del popolo vota Salvini o Le Pen. E ormai la mitica Generazione Erasmus \u00e8 sommersa dalla Generazione Voucher, che sperimenta sulla sua pelle l\u2019incubo della precariet\u00e0 in cui si \u00e8 convertito il \u00absogno\u00bb europeo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019immane campionario di frasi fatte che costituisce il nerbo dell\u2019ideologia europeistica, accanto all\u2019affermazione ipocrita sull\u2019Europa che avrebbe impedito 70 anni di guerre (la guerra alla Serbia \u00e8 stata fatta probabilmente dagli esquimesi), spicca anche l\u2019asserito superamento degli Stati-nazione. Si tratta con ogni evidenza di una illusione ottica, perch\u00e9 gli stati nazionali esistenti (e quelli che si aggiungeranno, a partire dalla Scozia per finire probabilmente con la Catalogna) sono l\u2019unica realt\u00e0 in campo, e ci\u00f2 che chiamiamo Europa \u00e8 il risultato della mediazione di interessi ed esigenze tra essi, con una evidente penalizzazione degli stati dell\u2019Europa mediterranea dovuta ai rapporti di forza instaurati dopo Maastricht. In attesa di fantomatici \u00abmovimenti europei\u00bb la dimensione nazionale \u00e8 del resto l\u2019unica che pu\u00f2 opporsi ai diktat economici delle \u00e9lites, come dimostrano le piazze francesi in rivolta contro la loi travail che anche noi avremmo dovuto avere un anno fa, se disponessimo ancora di sindacati liberi e combattivi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 del tutto falso e propagandistico affermare che un recupero di sovranit\u00e0, assolutamente necessario, porti a nazionalismi sfrenati o addirittura a guerre. Come italiani non dovremmo certo proporci di tornare a Crispi e Mussolini, ma dovremmo guardare piuttosto a Enrico Mattei.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 che resta della sinistra europea dovrebbe affrontare con realismo e con umilt\u00e0 il trauma del dopo-Brexit, in nessun caso confondendo le sue ragioni con quelle dell\u2019establishment dominante, e tentando con ogni mezzo di imporre una politica diversa, di sviluppo e di sostegno al lavoro, senza accontentarsi di strappare decimali di \u00abausterit\u00e0 compassionevole\u00bb che potranno a questo punto venire concessi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tratta di verificare, e per l\u2019ultima volta, se esistono margini di riformabilit\u00e0 di questa Unione Europea, blindata da trattati che sembrano escludere ripensamenti o inversioni di rotta. Se questo non sar\u00e0 possibile, e la disgregazione proceder\u00e0 tra stagnazione e conflitti, giover\u00e0 ricordare che il mondo \u00e8 molto pi\u00f9 grande e pi\u00f9 vario rispetto alla prospettiva che si pu\u00f2 osservare da Strasburgo e da Bruxelles.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Questo articolo del Manifesto equipara il crollo dell&#8217;ideologia eurofederalista a quello delle ideologie del Novecento. L&#8217;autore afferma altres\u00ec che tutto ci\u00f2 che vi era di positivo negli ideali europei &#8211; solidariet\u00e0 sociale, autonomia dagli Stati Uniti, un&#8217;economia di mercato diversa da quella liberista &#8211; \u00e8 stato tradito dal Trattato di Maastricht in poi, cio\u00e8 sin dal 1992. 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