{"id":16242,"date":"2016-07-25T08:56:11","date_gmt":"2016-07-25T06:56:11","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=16242"},"modified":"2016-07-25T08:56:11","modified_gmt":"2016-07-25T06:56:11","slug":"la-politica-economica-e-finanziaria-del-vangelo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=16242","title":{"rendered":"La politica economica e finanziaria del Vangelo"},"content":{"rendered":"<p>Letto su <a href=\"http:\/\/gondrano.blogspot.it\/2016_04_01_archive.html\">Appunti<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>Giorgio La Pira<\/h3>\n<h2>L\u2019attesa della povera gente<\/h2>\n<p><em>Cronache sociali, n. 1, del 15 aprile 1950.<\/em><\/p>\n<p><em>Tratto, con qualche modifica, da Federico Caff\u00e8, La dignit\u00e0 del lavoro, a cura di Giuseppe Amari, Castelvecchi, Roma 2014.<\/em><\/p>\n<h2>La politica economica e finanziaria del Vangelo<\/h2>\n<p>I.<\/p>\n<p>L\u2019attesa della povera gente (disoccupati e bisognosi in genere)? La risposta \u00e8 chiara: un governo a obiettivo, in certo modo, unico: strutturato organicamente in vista di esso: <em>la lotta organica contro la disoccupazione e la miseria<\/em>.<\/p>\n<p>Un governo, cio\u00e8, mirante sul serio (mediante l\u2019applicazione di tutti i congegni tecnici, finanziari, economici, politici adeguati) alla massima occupazione e, al limite, al \u201cpieno impiego\u201d.<\/p>\n<p>Altra attesa \u201crispetto al governo\u201d la povera gente n\u00e9 aveva, n\u00e9 ha: senza saperlo essa fa propria la tesi dell\u2019\u201dEconomist\u201d del febbraio scorso: il \u201cpieno impiego\u201d \u00e8 l\u2019imperativo categorico fondamentale di un governo che sia consapevole dei compiti nuovi affidati agli Stati moderni.<\/p>\n<p>Ma volere seriamente la massima occupazione e, al limite, il pieno impiego, significa accettare alcune premesse e volere alcuni strumenti senza l\u2019uso dei quali non \u00e8 possibile raggiungere quel fine.<\/p>\n<p>II.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 anzitutto una premessa di natura squisitamente cristiana: \u00e8 vano \u201cper un governo \u201cparlare di valore della persona umana e di civilt\u00e0 cristiana, se esso non scende organicamente in lotta al fine di sterminare la disoccupazione e il bisogno, che sono i pi\u00f9 terribili nemici esterni della persona.<\/p>\n<p>Il documento inequivocabile della presenza di Cristo in un\u2019anima e in una societ\u00e0 \u00e8 stato definito da Cristo medesimo: <em>esso \u00e8 costituito dalla intima ed efficace \u201cpropensione\u201d di quell\u2019anima e di quella societ\u00e0 verso le creature bisognose<\/em>. <sup>1<\/sup><\/p>\n<p>Vi sono disoccupati? Bisogna occuparli. La parabole dei vignaioli \u00e8 decisiva in proposito: <em>tutti<\/em> i disoccupati che nelle varie ore del giorno oziavano forzatamente nella piazza \u201cperch\u00e9 nessuno li aveva ingaggiati: <em>nemo nos conduxit!<\/em>\u201d furono occupati; esempio caratteristico di \u201cpieno impiego\u201d: nessuno fu lasciato senza lavoro (Mt. 20,7).<\/p>\n<p>Vi sono creature bisognose? Affamati? Assetati? Senza tetto? Ignudi? Ammalati? Carcerati? Bisogna tendere ad essi efficacemente il cuore e la mano (Mt. XXV, 31-46): l\u2019esempio di questa \u201cpropensione\u201d all\u2019intervento \u00e8 fornito dal Samaritano: scese da cavallo e prese minutamente cura del ferito (Lc. 34).<\/p>\n<p>E si badi: non si tratta soltanto (come spesso si crede) di atti di carit\u00e0 confinati nell\u2019orbita di azione di singoli: impegno di amore, cio\u00e8, che investe soltanto le singole persone: <em>no, si tratta di un impegno che parte dai singoli e che investe l\u2019intiera struttura e la essenziale finalit\u00e0 del corpo sociale<\/em><sup> 2<\/sup>.<\/p>\n<p>Costruire una societ\u00e0 cristianamente significa appunto costruirla in modo che essa garantisca a tutti il lavoro, fondamento della vita, e, col lavoro, quel minimo di reddito necessario per il \u201cpane quotidiano\u201d (cio\u00e8 vitto, alloggio, vestiario combustibile, medicine, per s\u00e9 e per la propria famiglia)<sup>3<\/sup>.<\/p>\n<p>Solo cos\u00ec si pu\u00f2 realizzare il fine che san Tommaso assegna a una societ\u00e0 cristiana: garantire a tutti la possibilit\u00e0 di quel \u201criposo\u201d restauratore e della preghiera che \u00e8 l\u2019atto che segue. Per dir cos\u00ec, al lavoro, che costituisce l\u2019operazione ultima, la pi\u00f9 delicata e la pi\u00f9 pacificante e gioiosa della persona <sup>4<\/sup>.<\/p>\n<p>E\u2019 questa una premessa che gli uomini di governo devono tener ferma nella loro mente: stella polare della loro azione politica, giuridica, finanziaria: dar lavoro a tutti, dare il pane quotidiano a tutti; sopra queste finalit\u00e0 prime, improrogabili, elementari, deve essere costruito l\u2019intero edificio dell\u2019economia, della finanza, della politica, della cultura: la libert\u00e0 medesima, respiro della persona, \u00e8 in certo modo preceduta e condizionata da queste primordiali esigenze del lavoro e del pane <sup>5<\/sup>.<\/p>\n<p>Orazione fondamentale del Signore: Dacci oggi il nostro pane quotidiano!<\/p>\n<p>III.<\/p>\n<p>Questa fondamentale premessa cristiana \u00e8, del resto, convalidata da una altrettanto fondamentale premessa economica: premessa, \u00e8 vero, che non vige nell\u2019orbita dell\u2019economia classica, ma che \u00e8 posta a base di tutto l\u2019edificio dell\u2019economia nuova <sup>6<\/sup>: <em>la disoccupazione \u00e8 un consumo senza corrispettivo di produzione<\/em>: <em>\u00e8 perci\u00f2, uno spreco di forze produttive<\/em> (oltre che essere un disastramento morale e spirituale della persona) <sup>7<\/sup>.<\/p>\n<p>E la ragione \u00e8 evidente: i disoccupati esistono, se esistono devono vivere, per vivere devono consumare. Consumare senza produrre: \u00e8 questo il paradosso economico della disoccupazione.<\/p>\n<p>La povera gente \u201cche ha buonsenso\u201d non si d\u00e0 pace quando riflette su questa incongruenza dell\u2019attuale struttura dell\u2019economia: ma come, con tante case da costruire, con tante terre da bonificare, con tanti beni essenziali da produrre, con tante \u201caree depresse\u201d da elevare, si pu\u00f2 permettere l\u2019esistenza di tanti milioni di braccia operose?<\/p>\n<p>E si tenga conto, inoltre, del fatto del \u201cmoltiplicatore\u201d: per uno che cessa di lavorare cessano di lavorare altri (concetto tecnico in Di Fenizio, <em>Economia politica<\/em>, pp. 456 e segg.).<\/p>\n<p>Come mai sia possibile questo vero \u201cimpazzimento\u201d <sup>8<\/sup> economico e morale la povera gente non lo capisce; essa comprende che c\u2019\u00e8 qualcosa di specioso, di fondamentalmente errato, nella risposta inumana che comunemente si d\u00e0 per giustificare questo triste fenomeno della disoccupazione: Non c\u2019\u00e8 denari!<\/p>\n<p>Il problema \u00e8 complesso, si sa, ma una soluzione positiva di esso non pu\u00f2 non esistere. La Provvidenza d\u00e0 in proposito un insegnamento sicuro: per ogni bambino che nasce, nascono due fonti di latte destinate ad alimentarlo!<\/p>\n<p>E poi c\u2019\u00e8 sempre l\u2019altra risposta: Mancano i danari? Eppure vivere bisogna, per vivere bisogna consumare e per consumare bisogna spendere: quindi, in ultima analisi, i danari si trovano sempre, necessariamente!<\/p>\n<p>Qui viene proprio da dire: pi\u00f9 che i danari manca l\u2019impegno necessario per mettere in circolazione il talento unico messo sotto terra! E\u2019 un problema di \u201cdinamica\u201d della volont\u00e0, della tecnica inventiva, della finanza, dell\u2019economica, della politica<sup> 9<\/sup>.<\/p>\n<p>Che queste intuizioni della povera gente (basate sulle cose e sul Vangelo) non siano scientificamente errate lo dimostra l\u2019impostazione delle pi\u00f9 moderne teorie economiche.<\/p>\n<p>Sentite Beveridge (Relazione \u00a7198) che riporta da Keynes: \u201cE\u2019 meglio occupare gente a scavare buche e a ricolmarle che non occuparla affatto (cfr. \u00a7301): le persone occupate inutilmente daranno occupazione ad altre con quello che guadagnano e spendono. E\u2019 meglio occupare gente, comunque venga trovato il danaro per pagarle, che non occuparle affatto: l\u2019ozio forzato \u00e8 uno spreco di risorse materiali e di vite umane che non potr\u00e0 mai essere rimediato e che non pu\u00f2 difendersi con ragioni di ordine finanziario\u201d.<\/p>\n<p>A proposito del \u201cmoltiplicatore\u201d, il Beveridge soggiunge: \u201cOgni atto ha una catena infinita di conseguenze; perci\u00f2 l\u2019atto di dare impiego a un disoccupato e di pagargli un salario non si esaurisce l\u00ec. L\u2019uomo che viene assunto e percepisce un salario superiore alla somma che egli riceveva a titolo di sussidio per la disoccupazione o di assistenza (<em>quando la riceve!<\/em>) spender\u00e0 per la maggior parte o interamente il suo reddito addizionale in beni e servizi forniti da altri e dar\u00e0 occupazione ad altri. Costoro a loro volta avranno un reddito maggiore: ne spenderanno una parte dando luogo a una nuova occupazione e cos\u00ec via. Fintanto che in una comunit\u00e0 vi saranno dei disoccupati, il dare un\u2019occupazione retribuita a uno di essi aumenter\u00e0 il numero degli occupati di pi\u00f9 di una unit\u00e0, e aggiunger\u00e0 alla produzione nazionale pi\u00f9 di quello che egli da solo produce. L\u2019effetto primo verr\u00e0 moltiplicato grazie ai secondi e ai terzi effetti\u201d.<\/p>\n<p>Questa premessa economica \u201cche indica l\u2019occupazione come essenziale finalit\u00e0 di un\u2019economia sana a causa degli incrementi produttivi che necessariamente ad essa si collegano\u201d \u00e8 ora divenuta la stella polare della politica economica dei pi\u00f9 grandi Stati del mondo: prescindendo dagli Stati a struttura comunista, ad essa si ispirano la Gran Bretagna (con la politica del pieno impiego sostanzialmente condivisa da tutti i partiti)<sup> 10<\/sup> e gli stessi Stati Uniti di America <sup>11<\/sup>. L\u2019obiettivo della massima occupazione sta alla base della politica economica che gli Stati Uniti perseguono all\u2019interno e all\u2019estero: il piano Erp medesimo non esiste, in ultima analisi, senza un intrinseco rapporto con tale obiettivo<sup> 12<\/sup>.<\/p>\n<p>Occupare tutte le unit\u00e0 lavorative, e quindi incrementare la produzione e, con essa, il tenore di vita degli uomini: \u00e8 l\u2019imperativo categorico che si impone agli Stati e ai governi del tempo nostro (\u201cEconomist\u201d, cit.) <sup>13<\/sup>.<\/p>\n<p>IV.<\/p>\n<p>Se la disoccupazione deve essere eliminata \u201cobiettivo fondamentale di uno Stato moralmente, socialmente ed economicamente sano \u201cdevono essere voluti e usati i mezzi per eliminarlo: questi mezzi si riassumano in uno solo:<em> la spesa<\/em>.<\/p>\n<p>E infatti cosa \u00e8, in ultima analisi, la disoccupazione? Spesa non fatta: occupazione e disoccupazione si analizzano in queste posizioni: spesa che determina occupazione e, quindi, produzione; carenza di spesa che determina deficienza nella domanda dei beni e quindi disoccupazione, e quindi, carenza di produzione <sup>14<\/sup>.<\/p>\n<p>Il perno di tutta la nuova teoria economica sta qui, Keynes esplicitamente lo dice:<em> l\u2019occupazione dipende dalla spesa<\/em>, e la spesa pu\u00f2 essere di due specie: spesa di consumi, spesa per l\u2019investimento. Quel che viene risparmiato, ossia quel che non viene speso in beni di consumo, crea occupazione soltanto se viene investito, o cio\u00e8 speso per accrescere l\u2019attrezzatura di beni capitali, quali le fabbriche, i macchinari, le navi, o ad accrescere le scorte di materie prime (Beveridge, op. cit. \u00a7120) <sup>15<\/sup>. <em>Proporzionare la spesa \u201ce, quindi, la produzione\u201d alla occupazione<\/em>: ecco il problema.<\/p>\n<p>V.<\/p>\n<p>Anzitutto, chi operer\u00e0 questo proporzionamento? Baster\u00e0, cio\u00e8, che lo Stato decida alcuni provvedimenti finanziari economici e politici a favore dell\u2019iniziativa privata perch\u00e9 si operi automaticamente la spesa voluta e, perci\u00f2, il desiderato assorbimento della manodopera disoccupata?<\/p>\n<p>No: che lo Stato abbia il dovere di favorire l\u2019iniziativa privata in modo da orientare, stimolarne e accelerarne il ritmo produttivo e, quindi, la capacit\u00e0 di spesa e di occupazione, non c\u2019\u00e8 dubbio; ma non v\u2019\u00e8 parimenti dubbio che per questa via indiretta non si operer\u00e0 mai il pieno impiego della manodopera: \u201cl\u2019automatico proporzionamento\u201d \u00e8 una di quelle pseudoarmonie economiche che l\u2019esperienza dolorosa e permanente della disoccupazione ha sempre smentito.<\/p>\n<p>\u201cLa rivoluzione operata nel pensiero economico da J.M. Keynes\u201d dice Beveridge, op. cit. \u00a7140, \u201de aiutata dall\u2019esperienza degli anni dopo il 1930 sta nel fatto che <em>non viene pi\u00f9 assunta come sicura l\u2019adeguatezza della domanda di manodopera<\/em>. L\u2019analisi keynesiana porta alla conclusione che, anche astraendo dalla depressione ciclica, vi pu\u00f2 essere deficienza cronica o pressoch\u00e9 cronica nella domanda complessiva di manodopera, per cui la piena occupazione si presenta fuggevolmente in casi rari (cfr. \u00a725; \u00a7120 e \u00a7126) <sup>16<\/sup>.<\/p>\n<p>Non bastano, quindi, i provvedimenti del primo tipo: bisogna prenderne altri di tipo diverso. Bisogna, cio\u00e8, che lo Stato intervenga direttamente con un piano organico di investimenti capaci di operare, a scadenze determinate, il graduale assorbimento della manodopera disoccupata; questi \u201cmassicci\u201d investimenti pubblici costituiscono, del resto, uno stimolo efficacissimo per gli investimenti privati.<\/p>\n<p>Il proporzionamento, perci\u00f2, della spesa all\u2019occupazione non pu\u00f2 essere determinato e attuato che dallo Stato <sup>17<\/sup>: spetta al governo la determinazione del quanto della spesa (in base al numero discriminato dei disoccupati), calcolando la parte di spesa indiretta (operata dall\u2019iniziativa privata per effetto dei provvedimenti di cui si \u00e8 parlato) e quella di spesa diretta (mediante piani organici di attivit\u00e0 produttiva pubblica).<\/p>\n<p>Circa il numero discriminato dei disoccupati, Fanfani (in \u201cOggi\u201d, 2 marzo 1950) <sup>18<\/sup> ci d\u00e0 alcuni dati che possono essere una base per il calcolo della spesa. \u201cGrosso modo\u201d, egli dice, \u201cdetratta la disoccupazione temporanea fisiologica o di frizione, ci sono in Italia un milione e seicentomila uomini, donne e ragazzi maggiori di 14 anni che vorrebbero guadagnarsi il pane e non possono. Rimossi alcuni dei ricordati ostacoli (di cui egli ha parlato prima), l\u2019iniziativa privata potrebbe ridurre i senza lavoro a un milione e quattrocentomila: ai duecentomila giovani fra i 14 e i 18 anni in esso compresi si dovrebbe provvedere con corsi di addestramento professionale spendendo venti miliardi. Per dar lavoro al restante milione e duecentomila occorrerebbe nel primo anno disporre in media di seicento miliardi di lire\u201d.<\/p>\n<p>I calcoli di Fanfani sono quelli di un realizzatore: di uno, cio\u00e8, che vuole fare e che, pur non nascondendosi l\u2019estrema difficolt\u00e0 dell\u2019impresa, \u00e8 deciso ad attuarla ad ogni costo; sono calcoli fondati sulla realt\u00e0 e lievitati dalla speranza (per chi agisce a favore dei propri fratelli c\u2019\u00e8 sempre, immancabilmente, una provvidenza materna che diventa moltiplicazione misteriosa ma reale di aiuti: \u00e8 un\u2019attiva incognita finanziaria ed economica di cui bisogna sempre tener conto, come dato certo, nella definizione dei bilanci). I disoccupati sono forse di pi\u00f9? Ci vogliono pi\u00f9 di seicento miliardi? Ma il problema si pone in altro modo, e cio\u00e8: se si spendono realmente, produttivamente e rapidamente (spezzando tutte le invecchiate e arteriosclerotiche resistenze della burocrazia) seicento miliardi di investimenti pubblici, si riuscir\u00e0 davvero \u201cil lavoro produce lavoro!\u201d a occupare circa un milione di disoccupati; ma un milione di disoccupati occupati significa una vera rivoluzione economica nel nostro Paese. C\u2019\u00e8 il \u201cmistero\u201d produttivo del moltiplicatore (la moltiplicazione dei talenti, non bisogna mai dimenticare il valore reale del Vangelo!): un milione di occupati in pi\u00f9 significa la scomparsa quasi integrale della disoccupazione in Italia <sup>19<\/sup>.<\/p>\n<p>VI.<\/p>\n<p>Ma la spesa pubblica non esclude quella privata, anzi la presuppone: perch\u00e9 la disoccupazione sia assorbita \u00e8 necessario che sia orientata, stimolata e accelerata la spesa privata. Bisogna, anzi, in certo modo, calcolare il volume di spesa che deve essere prodotto da questo stimolo e da questo acceleramento: ai seicento miliardi preventivati di spesa pubblica bisogna aggiungerne altri di spesa privata. Quanti? La risposta non \u00e8 facile a darsi: se usiamo i criteri di Fanfani, possiamo dire non meno di cento miliardi.<\/p>\n<p>L\u2019obbiezione di fondo \u00e8 facile: una nuova spesa privata di queste dimensioni in una situazione di \u201cdepressione\u201d economica come quella attuale? Con una politica finanziaria che \u00e8 orientata verso la contrazione della circolazione della spesa? Con un\u2019instabilit\u00e0 grave di tutto il settore agricolo dove l\u2019impiego e la circolazione del capitale provato tendono, in certo senso, a sparire?<\/p>\n<p>La risposta \u00e8 chiara: questa nuova spesa privata suppone l\u2019eliminazione di questi gravi ostacoli allo \u201cscorrere\u201d del risparmio verso gli investimenti: suppone, cio\u00e8, un cambio di orientamento nella politica finanziaria ed economica (monetaria, creditizia, fiscale) del governo; e suppone anche una stabilizzazione sociale nel settore dell\u2019agricoltura: pensare meno alle leggi \u201cche servono poco\u201d e pi\u00f9 alla spesa \u201cche serve molto\u201d (costruzione di case, industrializzazione delle culture, bonifica dei terreni incolti e, in genere, stabile occupazione del bracciantato).<\/p>\n<p>Dette queste cose \u201cche concernono il governo\u201d bisogna dirne altre che concernono i privati:<em> il risparmio ha valore solo come strumento di spesa capace di creare nuova occupazione e, quindi, nuova produzione<\/em>. Altra legittimit\u00e0 sociale esso non possiede: \u00e8 una legge economica (il risparmio \u00e8 di per s\u00e9 un fatto puramente negativo: significa non spendere; il risparmio in s\u00e9 non ha alcuna virt\u00f9 sociale. La virt\u00f9 sociale del risparmio da parte di una persona dipende dal fatto che vi sia qualche altro che desidera spendere tale risparmio. Beveridge, op. cit. \u00a7123), ed \u00e8 anche una legge della vita morale: Non vogliate tesaurizzare, dice categoricamente il Vangelo (Mt. VI, 19). La condanna del risparmiatore avaro \u00e8 tremendamente rappresentata nel pauroso che emp\u00ec i suoi granai senza pensare alla morte che lo attendeva (Lc. XII, 16): <em>risparmiare per spendere o far spendere<\/em> (il talento non doveva essere sotterrato ma almeno consegnato ad altri capaci di metterlo a frutto (Lc. XIX, 22; Mt. XXV, 14-30); questa \u00e8 la \u201cpolitica economica e finanziaria\u201d del Vangelo.<\/p>\n<p>Ecco ci\u00f2 che i privati possessori di risparmi devono capire: \u00e8 una tremenda responsabilit\u00e0 quella che grava sopra di loro, morale ed economica insieme: perch\u00e9 il risparmio non speso equivale a lavoro mancato e, quindi, a disoccupazione aumentata.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 il problema del risparmio \u201ccio\u00e8 il problema delle fonti di spesa\u201d \u00e8 il problema fondamentale, in certo modo, di una comunit\u00e0 statale: sopra di esso poggia, appunto, come su una base, l\u2019edificio della piena occupazione (cfr. Beveridge, op. cit. \u00a7124).<\/p>\n<p>Ma la disoccupazione creata o aumentata significa lesione grave dell\u2019ordine morale, dell\u2019ordine economico e dell\u2019ordine sociale; su questa lesione, come sul terreno propizio, si radicano le piante parassite dell\u2019odio e del sovvertimento (cfr. Beveridge, <a href=\"http:\/\/gondrano.blogspot.it\/2013\/06\/la-piena-occupazione-in-una-societa.html\">Prefazione<\/a>).<\/p>\n<p>VII.<\/p>\n<p>Bisogna spendere: deve spendere lo Stato, devono spendere i privati. Ma come? Disordinatamente o, invece, organicamente, cio\u00e8 alla stregua di certi programmi di produzione che si distendono nel tempo (spesa pianificata a lungo termine?). La risposta \u00e8 ovvia: spendere organicamente secondo piani determinati (Beveridge, \u00a732, p. 202; \u00a7209). Non bisogna lasciarsi impressionare dalle parole: \u201cpianificare\u201d significa mettere ordine, orientare verso uno scopo; significa che il sistema economico e finanziario di uno Stato, anzi \u201cl\u2019intero sistema economico e finanziario e mondiale\u201d non pu\u00f2 pi\u00f9 essere lasciato a se stesso, ma deve essere finalizzato in vista di scopi proporzionati all\u2019occupazione e ai bisogni essenziali dell\u2019uomo. Lo stesso piano <a href=\"http:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/piano-marshall_%28Dizionario_di_Economia_e_Finanza%29\/\">Erp<\/a>, in ultima analisi, ad altro non dovrebbe mirare. Chi vuol costruire saldamente una casa e chi vuol fare efficacemente una guerra (qui: guerra efficace alla disoccupazione e alla miseria) <sup>20<\/sup> deve \u201cpianificare\u201d la propria azione affinch\u00e9 essa dia un risultato felice (Lc. XIV, 28).<\/p>\n<p>Quali obiettivi avranno questi piani? Evidentemente essi saranno scelti secondo un criterio di priorit\u00e0 sociale (Beveridge, \u00a735; pp. 198, 214 e segg.). Vi sono dei bisogni essenziali che attendono di essere rapidamente soddisfatti: case da costruire (perch\u00e9 non estendere e accelerare i piani esistenti?), energia da produrre, terre da bonificare, aree depresse da industrializzare; quanto bene da compiere, quanto amore concreto da seminare, quanta speranza e quanta gioia da donare!<\/p>\n<p>VIII.<\/p>\n<p>Come finanziare questi piani? Dove trovare i danari occorrenti per questa spesa? Ecco: prima di rispondere a queste domande \u201cche potrebbero provocare la risposta pigra: non ci sono i danari perch\u00e9 il bilancio dello Stato \u00e8 in deficit \u201cbisogna fare una premessa: l\u2019ozio forzato \u00e8 uno spreco di risorse materiali e di vite umane, che non potr\u00e0 mai esser rimediato e che non pu\u00f2 difendersi con ragioni di ordine finanziario (Beveridge, \u00a7198). Bisogna capovolgere il modo comune di impostazione del problema, cio\u00e8 proporzionare la cassa alla spesa e la spesa all\u2019occupazione; si comprende, \u00e8 un\u2019impostazione del problema che esige un grande sforzo di riflessione, di volont\u00e0 creatrice. Partire dall\u2019uomo, cio\u00e8 dal fine, non dal danaro, cio\u00e8 dal mezzo.<\/p>\n<p>E\u2019 questa un\u2019impostazione secondo il Vangelo (perch\u00e9 una impostazione umana dell\u2019economia attira la benedizione di Dio e opera dei veri miracoli, incognita di ogni calcolo generoso!) ed \u00e8 anche un\u2019impostazione economicamente sana (perch\u00e9 tra l\u2019altro i danari per dar da vivere ai disoccupati bisogna trovarli necessariamente).<\/p>\n<p>Questa impostazione esige che il Ministro del Tesoro (o quello del Bilancio o quello delle Finanze) rovesci, per dir cos\u00ec, il suo modo usuale di considerare la finanza dello Stato e il bilancio dello Stato <sup>21<\/sup>; tale bilancio deve essere compilato con riferimento non pi\u00f9 al danaro ma al potenziale umano disponibile: tanti uomini da occupare, tanti danari da spendere. Deve diventare un bilancio a \u201cscala\u201d umana (Beveridge \u00a7182) <sup>22<\/sup>.<\/p>\n<p>Questo \u201crovesciamento\u201d, del resto, non \u00e8 poi cos\u00ec nuovo nella politica economica e finanziaria dei grandi Stati moderni: a parte gli Stati a struttura comunista, i grandi Paesi dell\u2019Occidente (dalla Gran Bretagna all\u2019America) costruiscono ormai i loro bilanci \u201canche se con graduazioni diverse\u201d in vista del pieno impiego e del pi\u00f9 alto tenor di vita della popolazione <sup>23<\/sup>.<\/p>\n<p>E allora in concreto cosa fare? Ecco, bisogna cominciare: chi ben comincia \u00e8 a met\u00e0 dell\u2019opera! Il Ministro del Tesoro lo sa, basta iniziare con poco per muovere molto: con appena duecento milioni di erogazioni effettive (a tutto dicembre 1949), il piano case Fanfani ha gi\u00e0 provocato investimenti effettivi, e quindi lavoro, per dieci miliardi di lire!<\/p>\n<p>Dove trovare le \u201cfonti\u201d, le \u201cbuche\u201d nelle quali stagna il risparmio? Vorrei fare queste domande: si pu\u00f2 sinceramente affermare che il fondo lire non avrebbe potuto costituire (e non lo pu\u00f2 ancora) \u201cintelligentemente manovrato\u201d una fonte preziosa di tanto lavoro produttivo?<\/p>\n<p>Una manovra veloce di trecento miliardi avrebbe potuto, in questi due anni, portare tanta acqua al terreno arso della nostra disoccupazione (per uno studio attento e non certo sospetto, cfr. Valerio in \u201cRivista di Politica economica\u201d, gennaio 1950).<\/p>\n<p>E poi c\u2019\u00e8 l\u2019altra faccia del fondo lire: quella dell\u2019impiego dei dollari Erp per l\u2019acquisto di attrezzature industriali: anche qui quale pigrizia e, cio\u00e8, quanto lavoro impedito e quanta produzione non ottenuta (dice Valerio p. 21: \u201cL\u2019Italia \u00e8, quindi, al penultimo posto, seguita solo dalla Germania per la quale sono evidenti le giustificazioni\u201d).<\/p>\n<p>Ancora: e quei 466 miliardi di <em>debitori diversi<\/em> (situazione Banca d\u2019Italia al 31 dicembre 1949) cosa rappresentano? Le famose valute pregiate? Ma non \u00e8 un assurdo questa euforia di crediti esteri mentre all\u2019interno facciamo languire, per mancanza di spesa e, quindi, investimenti, due milioni di uomini? Faccio mie questa parole pensose (E. Cambi in \u201cRivista bancaria\u201d, sett.-ott., p. 78 a proposito del non uso del fondo lire): \u201cConsiderata la disoccupazione che si lamenta e poich\u00e9 \u00e8 certa l\u2019esistenza di materiali, o in ogni caso sicura la possibilit\u00e0 di approvvigionarli, l\u2019utilizzazione dei messi finanziari, con risultati provvidi ed efficaci, si presenterebbe del tutto piana e naturale, oltre che necessaria. In sostanza esiste un importante, diremo fondamentale, strumento per dare, in varie forme, alla vita economica del Paese impulso e vigore, e non si usa o si stenta a usarlo. E\u2019 saggio?\u201d.<\/p>\n<p>Ancora: si pu\u00f2 sinceramente dire di avere \u201cinventariato\u201d tutte le banche nelle quali stagnano miliardi di risparmio inoperoso? Ha mai il Ministro del Tesoro avuto in proposito qualche colloquio con i dirigenti delle massime banche italiane che sono tutte, o quasi, dello Stato?<\/p>\n<p>Ancora: e il ricorso a prestiti esteri? E lo sfruttamento razionale del patrimonio demaniale? E il metano? Quante terre incolte, quanti beni inoperosi!<\/p>\n<p>Un buon amministratore mette a profitto ogni cosa per dar incremento alla sua azienda e lavoro ai suoi operai.<\/p>\n<p>Quante altre cose da dire: problema dei residui passivi, problemi delle aziende Iri, problema del Fim, dell\u2019Imi, e cos\u00ec via.<\/p>\n<p>Conclusione. Non \u00e8 serio dire: Non ci sono danari per fare investimenti e, quindi, per dare lavoro. Bisogna dire: Per trovare i danari bisogna dare una frustata energica a tutto l\u2019apparato economico finanziario dello Stato, bisogna svegliarlo dal sonno e dalla pigrizia in cui \u00e8 immerso, ricordandogli che a quel sonno e a quella pigrizia corrispondono: a) il disastramento morale di due milioni di disoccupati; b) una riduzione del reddito nazionale di almeno cinquecento miliardi all\u2019anno. E bisogna finirla con lo spauracchio che viene sempre messo innanzi per impaurire i gonzi: quello dell\u2019inflazione!<\/p>\n<p>Si sa, non bisogna fare inflazione; ma l\u2019inflazione \u00e8 una cosa seria, non \u00e8 quella cosa giornalistica che viene sbandierata ogni giorno.<\/p>\n<p>E infatti:<em> inflazione significa danaro senza cose, rappresentante senza rappresentato<\/em>; ma se le cose ci sono e c\u2019\u00e8 il danaro che le rappresenta, dov\u2019\u00e8 l\u2019inflazione? Se cresce la popolazione (e, quindi, la spesa) \u00e8 chiaro che deve crescere anche \u201ca parit\u00e0 di velocit\u00e0 di circolazione \u201cil volume del danaro che circola. <em>L\u2019inflazione c\u2019\u00e8 soltanto quando alla crescita della circolazione<\/em> \u201ca parit\u00e0 di velocit\u00e0\u201d <em>non corrisponde una crescita proporzionata della produzione<\/em>. E\u2019 cos\u00ec chiaro!<\/p>\n<p>E allora: se spendo un milione di lire per costruire un milione (anzi pi\u00f9) di case, o per bonificare un milione di terra, o per produrre un milione di energia, dov\u2019\u00e8 l\u2019inflazione?<\/p>\n<p>Il \u201cvuoto inflazionistico\u201d viene definito dall\u2019ammontare di moneta che la collettivit\u00e0 cerca di spendere&#8230; \u201cin eccedenza al suo reddito di piena occupazione e al di sopra del valore delle merci realmente prodotte\u201d (Di Fenizio, op. cit., p. 473).<\/p>\n<p>L\u2019inflazione, invece, la produce proprio la disoccupazione, perch\u00e9 disoccupazione significa, in ultima analisi, produzione mancata contro spesa fatta (per mantenere in vita i disoccupati): <em>cio\u00e8 danaro senza cose<\/em>!<\/p>\n<p>E infine non bisogna dimenticare una cosa essenziale del sistema finanziario attuale: i fenomeni non si producono pi\u00f9 ad arbitrio di questo o di quel Paese. Le monete sono ormai legate in un organico sistema di dimensioni mondiali: descrivono l\u2019orbita di un piano definito (orbita del dollaro a Occidente, del rublo a Oriente). E quindi, inflazione e deflazione non sono pi\u00f9 fenomeni che si operino \u201cautomaticamente\u201d: sono fenomeni provocati, negoziati, regolati. Il mercato della moneta \u00e8, ormai, esso pure regolato.<\/p>\n<p>I danari, anche se in proporzioni modeste, ci sono: ecco il punto di partenza. Si tratta di iniziarne il movimento e di manovrarlo opportunamente nel tempo. E che i danari ci siano \u00e8, infine, rilevabile inequivocabilmente da questo fatto semplicissimo: due milioni di disoccupati gravano annualmente, sul bilancio nazionale, per una somma che va dai 250 ai 300 miliardi (da L. 300 a L. 400 al giorno ciascuno): <em>questo \u00e8 un fatto che nessuna argomentazione economica, finanziaria, politica o metafisica pu\u00f2 cancellare<\/em>.<\/p>\n<p>IX.<\/p>\n<p>Ma tutto questo presuppone una cosa: che lo Stato si assuma questo compito nuovo di assicurare ai cittadini il lavoro (e il pane che ne deriva) e, quindi, di \u201cregolare\u201d adeguatamente, attraverso la spesa, la domanda di lavoro (Beveridge, \u00a7180; \u00a7372; \u00a731). L\u2019assunzione di tale compito fondamentale produce trasformazioni profonde nella struttura del governo in genere e in quella dei Ministeri finanziari (e della spesa) in ispecie <sup>24<\/sup>.<\/p>\n<p>Il governo diventa cos\u00ec davvero quello che gi\u00e0 san Tommaso preconizzava: l\u2019architetto del bene comune; il garante, per tutti, del lavoro e del pane.<\/p>\n<p>Questi mutamenti strutturali del supremo organo del potere esecutivo portano mutamenti strutturali in tutto l\u2019apparato amministrativo dello Stato: i congegni burocratici costruiti cento anni or sono e destinati a finalit\u00e0 di dimensioni estremamente piccole e totalmente diverse da quelle attuali non possono certamente portare il peso di compiti cos\u00ec nuovi e cos\u00ec vasti; ci vuol altro che \u201cl\u2019inchiostro nero\u201d ancora richiesto per firmare le quietanze del Tesoro!<\/p>\n<p>X.<\/p>\n<p>E infine: nell\u2019attesa che tutto questo avvenga bisogna provvedere alla immediata spesa dei dieci miliardi che spettano \u201cper l\u2019anno 1949-50 \u201cal Ministero del Lavoro per i cantieri di rimboschimento, cantieri scuola, corsi di qualificazione e riqualificazione. E bisogna provvedere all\u2019erogazione dei quindici miliardi gi\u00e0 maturati a favore del piano case e all\u2019erogazione di tanti altri miliardi gi\u00e0 stanziati e che stagnano nelle \u201csacche\u201d della burocrazia (lavori pubblici, agricoltura, trasporti, poste, marina mercantile).<\/p>\n<p>Spesa fatta, occupazione creata, produzione incrementata, sofferenze lenite, energie e ricchezza moltiplicate, benedizioni di Dio ricevute! Vale proprio la pena.<\/p>\n<p>XI.<\/p>\n<p>1) E\u2019 il governo persuaso che la disoccupazione, con la miseria morale che provoca, va combattuta come uno dei fondamentali nemici e delle fondamentali contraddizioni della societ\u00e0 cristiana?<\/p>\n<p>2) E\u2019 il governo persuaso che la disoccupazione costituisca uno sperpero economico che incide gravemente sul reddito nazionale e che, a lungo andare, produce anche inflazione?<\/p>\n<p>3) E\u2019 il governo persuaso che l\u2019eliminazione della disoccupazione presuppone un regolamento del mercato del lavoro da operarsi mediante una pianificazione della spesa (pubblica e privata) che esso solo pu\u00f2 compiere?<\/p>\n<p>4) E\u2019 il governo persuaso che nessun ostacolo di natura finanziaria pu\u00f2 e deve impedire il raggiungimento almeno graduale di questo obiettivo? Che i \u201cdanari\u201d in ogni caso non possono non esistere anche se \u00e8 certamente faticoso \u201ced esige sforzi intellettuali, volitivi e anche di preghiera!\u201d reperirli? Che se c\u2019\u00e8 un bisogno essenziale umano non pu\u00f2 mancare \u201cperch\u00e9 Dio esiste ed \u00e8 Padre\u201d il mezzo adeguato per soddisfarlo? Che questa proposizione dettata dalla fede \u00e8 perfettamente convalidata dall\u2019esperienza e dalla pi\u00f9 recente e vitale teoria economica?<\/p>\n<p>5) E\u2019 il governo persuaso che l\u2019assunzione di questo compito nuovo e cos\u00ec fondamentale importa un mutamento in certo senso radicale della sua politica economica e finanziaria, interna e internazionale? Che esso importa l\u2019elaborazione di un bilancio del Tesoro totalmente diverso per struttura e per finalit\u00e0 di quello attuale? Che esso importa un mutamento adeguato nella struttura del gabinetto e nella struttura dell\u2019apparato burocratico statale?<\/p>\n<p>6) E, infine, vuole intanto il governo procedere all\u2019immediata erogazione delle somme necessarie per sovvenire in qualche modo alle prime e inderogabili esigenze dei disoccupati?<\/p>\n<p>Ecco le domande precise che la povera gente fa al governo: se il governo pu\u00f2 dare ad esse una risposta positiva, allora la \u201ccrisi\u201d sar\u00e0 risolta e il governo \u201cattirando sopra di s\u00e9 le benedizioni di Dio e della povera gente\u201d far\u00e0 come il sapiente costruttore del Vangelo: costruir\u00e0 saldamente l\u2019edificio sopra la roccia (Mt. VII, 24-29) <sup>25<\/sup>.<\/p>\n<p>Se il governo dar\u00e0 ad esse una risposta negativa, allora la \u201ccrisi\u201d assumer\u00e0 dimensioni pi\u00f9 vaste e il governo far\u00e0 come lo stolto costruttore del Vangelo: costru\u00ec l\u2019edificio sulla sabbia, venne la tempesta e vi fu grande rovina (Mt. VII, 24-29).<\/p>\n<p>__________<\/p>\n<p><strong>Note<\/strong><\/p>\n<p>1.<\/p>\n<p>Che significa, infatti, che tutta la legge e i Profeti si riassumano nell\u2019unico comandamento dell\u2019amor di Dio e dell\u2019amor del prossimo? Che significa ama il prossimo tuo come te stesso? Vorrei essere io disoccupato, affamato, senza casa, senza vestito, senza medicinali? No, certo: e, quindi, questo <em>no<\/em> io devo anche pronunziarlo per i miei fratelli. Se io sono uomo di Stato, il <em>no<\/em>alla disoccupazione e al bisogno non pu\u00f2 che significare questo: <em>che la mia politica economica deve essere finalizzata dallo scopo della occupazione operaia e dell\u2019eliminazione della miseria<\/em>. E\u2019 chiaro! Nessuna speciosa obbiezione tratta dalle cosiddette leggi economiche pu\u00f2 farmi deviare da questo fine: devo sempre ricordarmi che il Vangelo non \u00e8 un \u201clibro di piet\u00e0\u201d [anche!]: esso \u00e8 anzitutto un \u201cmanuale di ingegneria\u201d [parabola del costruttore, Mt. VII 24-29], cio\u00e8 rivelatore delle leggi costituzionali, ontologiche dell\u2019uomo; le sole leggi che permettono una solida costruzione della vita personale, sociale e storica dell\u2019uomo. Tutta la liturgia quaresimale, con i continui riferimenti all\u2019Antico Testamento, \u00e8 incentrata attorno a questo pensiero salutare: digiuno, s\u00ec, ma ricordati che l\u2019essenza pi\u00f9 profonda del digiuno sta nell\u2019amore fraterno. <em>Frange esurienti panem tuum egeo vagosque induc in domum tuam<\/em>: spezza il tuo pane all\u2019affamato e d\u00e0 nella tua casa abitazione ai senza tetto [Is. 58, 1-9].<\/p>\n<p>2.<\/p>\n<p>Questo \u201cimpegno\u201d costituisce il nucleo vitale dell\u2019insegnamento dei Pontefici: da Leone XIII a Pio XII: nel messaggio di Natale 1942 il \u201c<em>misereor super turbam<\/em>\u201d \u00e8 posto come la stella orientatrice della ricostruzione cristiana. Si legga la meravigliosa pastorale 1946 del cardinal Suhard [<em>Essor ou d\u00e9clin de l\u2019Eglise<\/em>] ove l\u2019invito a costruire un \u201cmondo nuovo\u201d sul tessuto dell\u2019amore fraterno \u00e8 pressante e indilazionabile. Di una \u201c<em>r\u00e9fraction des v\u00e9rit\u00e9s \u00e9vangeliques dans le temporel<\/em>\u201d parla Maritain [<em>Humanisme integral<\/em>, p. 226 e sgg.]: e tutta orientata verso questo nuovo ordine fraterno \u00e8 la meditazione di Toniolo [<em>Indirizzi e concetti sociali all\u2019esordio del sec. XX<\/em>].<\/p>\n<p>3.<\/p>\n<p>Si mediti questo testo della Sacra Scrittura [Deut., XV, 4] a proposito dell\u2019anno santo ebraico: il Signore comanda a Israele: <em>Et omnino indigens et mendicus non erit inter vos, ut benedicat tibi Dominus Deus tuus in terra quam traditurus est tibi in possessionem<\/em>, che comando preciso! E siamo al tempo di Mos\u00e8. Poi Ges\u00f9 ha slargato infinitamente il comando estendendolo non solo agli israeliti [come in Mos\u00e8, ibid., XV, 3] ma a tutti gli uomini [Non c\u2019\u00e8 greco n\u00e9 barbaro ma <em>solo<\/em>Cristo, dice Paolo]. La benedizione di Dio, perci\u00f2, sopra una collettivit\u00e0 umana \u00e8 condizionata da questo dato di fatto: che essa temi e ami il Signore e che in essa non vi siano creature ridotte \u201cper via della disoccupazione e del bisogno\u201d allo stato di indigenza e di mendicit\u00e0. Le prime comunit\u00e0 cristiane erano caratterizzate proprio da questa assenza di miseria. Gli atti degli apostoli dicono con evidente gioia: <em>la moltitudine dei credenti era un solo cuore e un\u2019anima sola&#8230; e non vi era fra di loro nessun indigente<\/em> [<em>neque enim quisquam egens erat inter illos<\/em>] [IV, 32, 34].<\/p>\n<p>Attorno a questi temi della Sacra Scrittura \u00e8 polarizzata una delle pi\u00f9 vive opere di Gratry [<em>La morale et la loi de l\u2019histoire<\/em>]. Anche se i riferimenti economici in essa contenuti non sono accettabili, tuttavia il nucleo dell\u2019opera \u00e8 saldo: esso, in sostanza, addita ai cristiani la \u201cterza fase\u201d della loro opera nel mondo. Nella prima fase, essi hanno costruito l\u2019edificio sacro della teologia e hanno posto le basi di ogni costruzione futura; nella seconda fase, essi hanno \u201cscoperto\u201d il mondo fisico captandone le leggi e le forze per metterle al servizio dell\u2019uomo; nella terza fase [nella quale siamo entrati], essi devono \u201cscoprire\u201d il mondo sociale, devono captarne le leggi e le forze per costruirlo in modo che in esso vi sia davvero posto per una reale fraternit\u00e0 umana.<\/p>\n<p>Ebbene: la tecnica economica e finanziaria del pieno impiego nei grandi Stati moderni permette di realizzare con sufficiente ampiezza questo precetto divino; e ci\u00f2 senza intaccare le essenziali libert\u00e0 politiche, culturali, religiose, e anche economiche della persona umana. Si capisce: nessuna trasformazione di dimensione cos\u00ec vaste si opera senza scomodare la pigrizia mentale e senza toccare certe abitudini inveterate. Ma si pu\u00f2 dire con san Paolo:<em> fratres, hora est jam de sommo surgere<\/em>, \u00e8 ora di svegliarsi!<\/p>\n<p>La disoccupazione \u00e8 un problema in cui veri termini vanno ricercati in una visione integrale dei fatti economici: posto nei suoi veri termini esso appare non pi\u00f9 come un mistero insolubile [Beveridge, \u00a753, \u201cLa disoccupazione non \u00e8 pi\u00f9 un mistero senza speranza\u201d], ma come un problema la cui soluzione \u00e8 affidata alla \u201cvolont\u00e0\u201d di una politica economica meditata ed efficiente. Ho \u201cscomodato\u201d tanti scrittori per mostrare al mio lettore che le cose qui scritte non sono cose generiche o tesi nuove e affrettate; sono cose \u201cpossibili\u201d, tesi gi\u00e0 lungamente vagliate dalla meditazione scientifica pi\u00f9 vitale e pi\u00f9 moderna e gi\u00e0 sperimentate nella politica economica dei grandi Stati moderni.<\/p>\n<p>[Cfr. Marrama, in <em>Industria<\/em>, 1949, n. 3, ove \u00e8 documentata l\u2019influenza radicale del pensiero keynesiano nell\u2019economia anglosassone]. Si sa bene, l\u2019Italia non \u00e8 la Gran Bretagna o l\u2019America: ma se le difficolt\u00e0 di una politica del pieno impiego sono certamente aspre in Paesi poveri, come il nostro, questo non infirma la validit\u00e0 di tale politica; vuol dire che altro \u00e8 il limite, altro \u00e8 il graduale approssimarsi per tappe successive, al limite. Ma quel che \u00e8 necessario, per questo semplice graduale approssimarsi al limite, \u00e8 l\u2019accettazione di questa \u201cstella polare\u201d: accettare l\u2019itinerario, e sarebbe gi\u00e0 molto!<\/p>\n<p>Ma questa accettazione esige, almeno, una cosa: che gli uomini responsabili della politica economica abbiano il tempo di meditare su questi problemi essenziali dell\u2019economia e della politica contemporanea: che non vivano di frasi fatte, ma di riflessioni serie.<\/p>\n<p>4.<\/p>\n<p>In un testo del commentario alla politica di Aristotele [<em>Politica<\/em>, I], san Tommaso dice esplicitamente che \u00e8 <em>perfecta<\/em> quella <em>communitas<\/em> nella quale le cose siano cos\u00ec organizzate da permetter a ciascuno dei suoi membri di avere a sufficienza ci\u00f2 che \u00e8 essenziale per la vita [<em>illa erit perfecta communitas quae ordinatur ad hoc quod homo habeat sufficienter quid-quid est necessarium ad vitam<\/em>]: tale comunit\u00e0 \u00e8 appunto lo Stato [<em>talis autem communitas est civica<\/em>].<\/p>\n<p>5.<\/p>\n<p>Se la piena occupazione non viene conquistata e mantenuta, le libert\u00e0 non saranno sicure, perch\u00e9 per molti esse non avranno valore [Beveridge, \u00a7384].<\/p>\n<p>6.<\/p>\n<p>Leggere per tutti: <em>The Economics of Full Employment<\/em>, Oxford, 1948 (sei studi di Burchardt, Kalecki, Worswick, Schumacher, Balogh, Mandelbaum); Beveridge, <em>Relazione<\/em>, ecc., Einaudi, 1948 [Questa relazione \u00e8 stata largamente messa a profitto in questo articolo]; Di Fenizio,<em>Economia politica<\/em>, Hoepli, 1949, cap. XIX e segg. Le citazioni che sono cos\u00ec insistenti in questo articolo hanno un solo obiettivo: mostrare come il buonsenso della gente semplice non \u00e8 contraddetto, ma \u00e8 anzi convalidato, dall\u2019indagine scientifica pi\u00f9 aggiornata e intelligente.<\/p>\n<p>7.<\/p>\n<p>Per la Gran Bretagna dice Beveridge [<em>Relazione sull\u2019impiego integrale del lavoro in una societ\u00e0 libera<\/em> (la relazione \u00e8 del 1944) \u00a729]: \u201cMentre il maggior male della disoccupazione risiede negli effetti sociali e umani sui disoccupati e sulle relazioni tra i cittadini, la perdita puramente materiale di ricchezza materiale che essa comporta \u00e8 seria. Se le risorse di lavoro della Gran Bretagna non utilizzate tra le due guerre fossero state invece impiegate si sarebbe potuto, senza alcun ulteriore mutamento, aumentare la produzione totale della collettivit\u00e0 approssimativamente di un ottavo\u201d. E al \u00a7170 \u201cIn termini di produzione dell\u2019immediato dopoguerra, questo avrebbe significato un aumento di circa cinquecento milioni di sterline, ai prezzi prebellici, nel valore della produzione nazionale\u201d. Cfr. \u00a7161.<\/p>\n<p>Sarebbe utilissimo fare una ricerca intorno al \u201ccosto\u201d della disoccupazione italiana: quanto essa incide negativamente [produzione mancata: c\u2019\u00e8 proprio il danno emergente dato dalla spesa che i disoccupati devono fare per vivere; e c\u2019\u00e8 il lucro cessante, dato dal mancato aumento della produzione nazionale] sul reddito nazionale? Un calcolo approssimativo d\u00e0, per due milioni di disoccupati, una perdita nella produzione totale di non meno di seicento miliardi annui [circa il 10% del reddito totale annuo]: perdita non trascurabile davvero!<\/p>\n<p>Le osservazioni di Franchini [<em>Cinque tesi sul \u201cFull Employment\u201d<\/em>, \u201cPolitica economica\u201d, sett.-ott. 1949, pp. 898 e segg.] non possono non fermarsi davanti a questo fatto preciso: i disoccupati occupati producono cose: case, acquedotti, boschi, vestiti, prodotti agricoli, etc.: provocano, cio\u00e8, la \u201cpiena occupazione\u201d alla Keynes. Cfr. Di Fenizio, <em>Economia politica<\/em>, Milano, 1949, p. 472: queste \u201ccose\u201d aumentano la produzione nazionale ed elevano il tenore di vita di tutti. Il lavoro imita la creazione: porta all\u2019esistenza dei valori che, come quelli della creazione divina, arricchiscono di nuova luce il mondo dell\u2019uomo.<\/p>\n<p>Contro questo fatto cos\u00ec preciso ogni argomentazione si arresta: la tesi di Beveridge e dei teorici del pieno impiego \u00e8 valida, ha dalla sua parte l\u2019incontestabile saldezza dei fatti.<\/p>\n<p>8.<\/p>\n<p>Il fenomeno della disoccupazione era stato, in certo senso, ignorato dalla scienza economica classica: era stato, cio\u00e8 considerato sempre alla stregua di quei fenomeni \u201cnormali\u201d di cui si tesse il sistema dell\u2019economia \u201clibera\u201d. Per lungo tempo non vi fu che il richiamo accorato e violento dei cristiani e dei socialisti.<\/p>\n<p>Solo dalla prima decade di questo secolo sono stati iniziati studi e rilevazioni statistiche destinati a mettere il fenomeno in una luce viva: ma la \u201cscoperta\u201d scientifica dell\u2019insanabile contraddizione economica \u201coltre che morale\u201d insita nella disoccupazione \u00e8 un fatto molto recente, risale a Keynes [&#8230;una nuova era nella teoria economica dell\u2019occupazione e della disoccupazione si \u00e8 aperta con la pubblicazione, avvenuta nel 1936, dell\u2019opera <em>The General Theory of Employment, Interest and Money<\/em>, dice Beveridge, \u00a7120]. L\u2019intuizione della gente semplice e di buonsenso viene finalmente confortata dalla tesi scientifica: era cos\u00ec chiaro che si nascondeva un controsenso anche economico nel fatto tremendo della disoccupazione; il Vangelo, cos\u00ec semplice, parlava anche esso con tanta chiarezza!<\/p>\n<p>Purtroppo la soluzione di questo problema \u201ccos\u00ec fondamentale per la costruzione di una societ\u00e0 e civilt\u00e0 cristiane\u201d \u00e8 ancora ignorata da tanta parte della classe dirigente attuale, in Italia e altrove: la lotta contro la disoccupazione viene ancora fatta in modo negligente, episodico, assistenziale: i veri termini del problema [termini umani, termini economici e scientifici] sono ancora radicalmente ignorati: ci\u00f2 soprattutto per mancanza di meditazione.<\/p>\n<p>Tale difetto \u00e8, forse, la mancanza fondamentale della maggior parte degli uomini politici. La direzione suprema del Paese\u201d dice Beveridge, \u00a7246 \u201cdeve essere nelle mani di uomini non oberati dalla quotidiana routine, di vaste amministrazioni, di uomini capaci di decisioni rapide, ma che abbiano il tempo di leggere, di pensare e di discutere prima di decidere. E invece ci lasciamo ancora dirigere da metodi invecchiati, generici, di \u201ctattica\u201d parlamentare e di partito, ignorando che il nuovo mondo economico e politico \u201cnel quale le cose stesse, con la oro intrinseca evoluzione ci hanno introdotto \u201cesige piloti affinati dalla meditazione.<\/p>\n<p>Ci vogliono otri nuovi, perch\u00e9 non si mette il vino nuovo in otri vecchi.<\/p>\n<p>Si tratta di socialismo? Di comunismo? Di corporativismo? Di capitalismo?<\/p>\n<p>Si tratta di niente di tutto questo: si tratta soltanto di buonsenso economico oltre che umano e cristiano. Si tratta di dar lavoro a tutti e il pane quotidiano a tutti [Beveridge, che \u00e8 del resto un liberale, dice giustamente che la politica del pieno impiego supera la controversia fra socialismo e capitalismo, \u00a7272; \u00a747].<\/p>\n<p>9.<\/p>\n<p>E\u2019 necessario che il pilota [cio\u00e8 il governo] sia consapevole del viaggio e abbia sempre la volont\u00e0 di usare i comandi per mezzo dei quali soltanto pu\u00f2 arrivare a destinazione [Beveridge, \u00a750 e \u00a7275].<\/p>\n<p>10.<\/p>\n<p><em>Manifesto elettorale dei conservatori<\/em> in Gran Bretagna: \u201cNoi consideriamo il mantenimento del pieno impiego come il primo scopo al quale deve mirare un governo conservatore\u201d. <em>Manifesto dei laburisti<\/em>: \u201cScopo supremo che prospettiamo alla nazione \u00e8 quello di una piena occupazione operaia, di sicurezza del lavoro per tutti: in questo consiste la politica del laburismo\u201d. <em>Manifesto dei liberali<\/em>: \u201cNoi riteniamo che la macchina dello Stato pu\u00f2 essere adoperata per mantenere un elevato e stabile livello di impiego dei lavoratori, sulle direttive indicate nel Libro Bianco intitolato<em>Politica d\u2019impiego dei lavoratori<\/em>, pubblicato nel 1944, Libro Bianco che prospetta quel modo di affrontare il problema della disoccupazione sul quale tanto a lungo hanno insistito i liberali e che anche i conservatori si sono impegnati a patrocinare\u201d.<\/p>\n<p>11.<\/p>\n<p>Politica del New Deal di Roosevelt condivisa da Truman.<\/p>\n<p>12.<\/p>\n<p>Esportare anche gratuitamente [Beveridge, \u00a7301] \u00e8 uno strumento che pu\u00f2 essere essenziale per l\u2019occupazione della manodopera in un Paese. Anche la nuova politica di importazioni dall\u2019Europa, patrocinata da Hoffman, \u00e8 ispirata da questo principio: se l\u2019America spende dollari in Europa, mette l\u2019Europa in grado di acquistare prodotti americani: cio\u00e8 l\u2019Europa d\u00e0 lavoro all\u2019America, come l\u2019America d\u00e0, con le importazioni, lavoro all\u2019Europa.<\/p>\n<p>13<\/p>\n<p>Evidentemente la politica del pieno impiego \u00e8 un limite il cui conseguimento pu\u00f2 essere graduale, ed \u00e8 condizionato da tanti elementi interni (Cfr. Di Fenizio, op. cit., p. 472) [per es. \u201cpresenza di fattori strutturali nell\u2019economia contrari alla piena occupazione\u201d] e internazionali [secondo che la politica del pieno impiego ispiri o no la politica degli Stati]. Cfr. il recente rapporto delle Nazioni Unite sulle misure nazionali e internazionali sul pieno impiego [<em>National and Internationl Measures for full Emplyment<\/em>, 1949]. Le prospettive di successo, perci\u00f2, sono diverse secondo che si tratta di Paesi ricchi o di Paesi poveri. In questo senso le osservazioni di Franchini [Rivista cit., p. 900] e Marrama [<em>Teoria e politica della piena occupazione<\/em>, Roma, 1948, cap. XI] sono esatte. Cfr. Anche il \u201cfondo\u201d del \u201cSole 24 Ore\u201d, 11.3.1950 [<em>Un neo nella risposta di Fanfani<\/em>]. Beveridge, del resto, non ignora il peso di queste gravi difficolt\u00e0: \u201cIl perseguimento della piena occupazione non \u00e8 simile al volo guidato da un aereo secondo un\u2019onda radiodirettrice: \u00e8 una difficile navigazione, il cui corso deve essere guidato, manovrato tra correnti e forze mutevoli, imprevedibili e in larga misura incontrollabili\u201d [\u00a750; \u00a7275]. Quel che \u00e8 essenziale \u00e8 questo, che la politica economica e quella finanziaria di uno Stato sia finalizzata da questo obiettivo: proporzionare la spesa totale all\u2019occupazione. Gli uomini che vogliono lavorare e sono capaci di lavorare devono essere occupati.<\/p>\n<p>14.<\/p>\n<p>\u201cL\u2019occupazione dipende dalla spesa del danaro nei prodotti dell\u2019industria: quando l\u2019occupazione diminuisce, \u00e8 segno che qualcuno spende meno; quando aumenta, \u00e8 segno che in totale si spende di pi\u00f9\u201d [Beveridge, \u00a731; cfr. \u00a7120-126 e \u00a7180 e segg.].<\/p>\n<p>15.<\/p>\n<p>Cfr. \u201cLe analisi meditate di Burchardt sul rapporto che intercorre fra risparmio, spesa compensatrice e occupazione\u201d [in <em>The Economics of full Employment<\/em>, cit. p. 19 e sgg.].<\/p>\n<p>16.<\/p>\n<p>Dice il Burchardt [a p. 32]: \u201c<em>The recognition that the free play pf the market, that business left to itself, cannot be relied upon to produce and to maintain full utilization of the available labour represents a revolution in economic thought and has very far-reaching implication indeed<\/em>\u201d. [Il fatto di riconoscere che non si pu\u00f2 attendere dal libero gioco della concorrenza del mondo degli affari lasciato a se stesso che esso produca e mantenga una utilizzazione integrale della manodopera disponibile, costituisce una rivoluzione nel pensiero economico e ha certamente delle conseguenze di grande portata].<\/p>\n<p>17.<\/p>\n<p>La responsabilit\u00e0 di curare che la spesa complessiva pubblica e privata insieme sia sufficiente a suscitare una domanda atta ad assorbire tutta la manodopera che cerchi impiego deve essere assunta dallo Stato perch\u00e9 nessun\u2019altra autorit\u00e0 o persona ha i poteri richiesti.<\/p>\n<p>Nessuna impresa privata pu\u00f2 spaziare per tutto il campo dell\u2019industria o assicurare in ogni momento una domanda a un prezzo che copra i costi per tutto quanto l\u2019industria pu\u00f2 produrre. Nessuna impresa privata pu\u00f2 far s\u00ec che la finanza sia la sua serva e non la sua padrona. La spesa di ogni persona o autorit\u00e0 diversa dallo Stato \u00e8 limitata rigidamente dalle risorse finanziarie di quella persona o autorit\u00e0 [Beveridge, \u00a7180; cfr. 31]. Deve essere funzione dello Stato, in avvenire, quella di assicurare una spesa totale adeguata e per conseguenza proteggere i propri cittadini contro la disoccupazione in massa, precisamente come oggi \u00e8 funzione dello Stato difendere i cittadini contro gli attacchi dall\u2019esterno e contro i furti e la violenza all\u2019interno].<\/p>\n<p>18.<\/p>\n<p>Su questo articolo di Fanfani cfr. il \u201cfondo\u201d del \u201cSole 24 Ore\u201d [11.3.1950 e precedenti] e altra risposta. Il 17.3.50. Ma la sostanza dell\u2019articolo resta valida.<\/p>\n<p>19.<\/p>\n<p>Si ripresenterebbe nel futuro? E sia, ma, intanto, sarebbe sostanzialmente eliminato nel presente: il futuro \u00e8 sempre cos\u00ec carico di incognite: perch\u00e9 ad esempio gli Usa non potrebbero entrare nell\u2019ordine di idee economicamente e politicamente pi\u00f9 sano, quello di ispirare decisamente al pieno impiego europeo e, in certo modo mondiale, la loro politica mondiale [Cfr. Schumacher (F.O.) p. 178]? \u201cTutte le relazioni economiche dei vari Paesi tra di loro dipendono in primo luogo dal successo che ciascuno di loro ottiene nel realizzare un elevato e stabile livello di occupazione al loro interno\u201d. [Beveridge, \u00a7303].<\/p>\n<p>20.<\/p>\n<p>Beveridge, \u00a7738. \u201cDovremo considerare il bisogno, le malattie, l\u2019ignoranza e lo squallore come nemici comuni di noi tutti, non come nemici con i quali ogni individuo pu\u00f2 cercare una pace separata, trovando scampo nella prosperit\u00e0 personale e lasciando il prossimo nelle loro grinfie. Il significato della coscienza sociale \u00e8 che ci si dovrebbe rifiutare di fare una pace separata con i mali sociali. La coscienza sociale&#8230; dovrebbe guidarci a impegnare armi differenti per una nuova guerra all\u2019interno contro il bisogno, le malattie, l\u2019ignoranza e lo squallore\u201d.<\/p>\n<p>21.<\/p>\n<p>\u201cLa novit\u00e0 del nuovo tipo di bilancio annuale dello Stato sta in due circostanze: la prima, che esso dovr\u00e0 riguardare il reddito e la spesa della collettivit\u00e0 nel suo complesso e non soltanto le finanze pubbliche; la seconda, che esso dovr\u00e0 assumere come dato il potenziale umano del Paese e fare il piano delle spese in base a tale dato anzich\u00e9 alla considerazione delle risorse finanziarie. Il Ministro che presenta il bilancio, dopo aver valutato l\u2019ammontare delle spese che in una condizione di piena occupazione si ritiene potranno essere effettuate dai privati cittadini per il consumo e gli investimenti, deve proporre un ammontare di spese pubbliche che, insieme alle presunte spese private, sia sufficiente a realizzare la suddetta condizione, vale a dire <em>sia capace di occupare l\u2019intiero potenziale umano del Paese<\/em>. Questo \u00e8 il principio cardine [Beveridge, \u00a734].<\/p>\n<p>22.<\/p>\n<p>\u201cQuesta decisione capitale comporta l\u2019abbandono di due princ\u00ecpi fondamentali che nel passato hanno retto i bilanci dello Stato: primo, che la spesa dello Stato deve essere contenuta entro un importo minimo necessario per far fronte a bisogni inevitabili; secondo, che le entrare e le spese dello Stato devono ogni anno equilibrarsi. Entrambi questi princ\u00ecpi erano un sottoprodotto dell\u2019ipotesi di piena occupazione fatta dalla teoria economica classica. Finch\u00e9 si ritiene che vi siano forze economiche le quali assicurino automaticamente una domanda effettiva adeguata per tutte le risorse disponibili, lo Stato non pu\u00f2 prudentemente sobbarcarsi a impiegare per i suoi fini qualcuna di tali risorse senza privare del loro uso i privati cittadini. Ma una volta ammessa la possibilit\u00e0 di una domanda privata carente, lo Stato, se mira alla piena occupazione, deve all\u2019occorrenza essere disposto a spendere pi\u00f9 di quanto sottrae ai cittadini con la tassazione, per impiegare la manodopera e le altre risorse produttive che altrimenti la disoccupazione sciuperebbe\u201d [Beveridge, \u00a7182].<\/p>\n<p>23.<\/p>\n<p>Non pu\u00f2 dirsi davvero che sia stato costruito secondo questi criteri il bilancio di previsione del Tesoro 1950-51 presentato al Parlamento: siamo sempre alla struttura contabile, di ragioneria: tanto entra, tanto esce, tanto deficit! Ma la struttura di un bilancio statale non pu\u00f2 pi\u00f9 essere questa: deve essere quella di un \u201cpiano\u201d: come ha un piano l\u2019unit\u00e0 di consumo [la famiglia], come ha un piano l\u2019unit\u00e0 di produzione [l\u2019impresa], cos\u00ec deve avere un piano economico e finanziario integrativo e orientatore degli altri piani anche la massima collettivit\u00e0 politica [lo Stato]. Quello che si dice [in dimensione di \u201cmicroeconomica\u201d] delle singole unit\u00e0 economiche [Di Fenizio, op. cit., p. 65], \u201cOgni unit\u00e0 economica redige pertanto il piano suo, guardando entro di s\u00e9 e volgendo nello stesso tempo gli occhi al mondo che la circonda\u201d], si deve ripetere [in dimensione \u201cmacroeconomica\u201d] per lo Stato [o per la comunit\u00e0 degli Stati: ad esempio, il piano Erp]. Ora ogni piano ha un obiettivo centrale e ha obiettivi secondari coordinati al primo.<\/p>\n<p>L\u2019obbiettivo centrale del piano economico e finanziario dello Stato? La piena occupazione delle risorse produttive [e, quindi, al limite del pieno impiego della manodopera] al fine di garantire ai cittadini il lavoro e un dignitoso tenore di vita. Tutte le risorse del Paese devono essere mobilitate in vista di questo fine.<\/p>\n<p>Supponete una madre di famiglia che faccia il suo piano economico: come si regola? Proporziona il reddito al pane dei suoi figli. Come? Con tutti i mezzi possibili: entrate ordinarie e straordinarie, prestiti e cos\u00ec via: ma il pane per i figli deve essere trovato. Estendete questo principio allo Stato: il Ministro del Tesoro ha proprio questo compito: operare questo proporzionamento del reddito nazionale alla piena occupazione. Quindi: attivazione rapida di tutte le risorse, di tutto l\u2019immenso patrimonio statale [e il metano?] e manovra sapiente della moneta, all\u2019interno e nell\u2019orbita internazionale, al fine di realizzare questi grandi obiettivi umani politici ed economici.<\/p>\n<p>24.<\/p>\n<p>Un gabinetto proporzionato a una politica di \u201cpieno impiego\u201d suppone, dice Beveridge, \u00a7238, per le funzioni nuove che esso assume, tre Ministeri fra loro organicamente collegati: a) il Ministero della finanza nazionale, per stabilire la spesa; b) il Ministero dello sviluppo nazionale, il quale abbracci l\u2019intiero campo dei piani regolatori per la citt\u00e0 e la campagna, delle abitazioni e dei trasporti; c) il Ministero del Lavoro, che \u201cper l\u2019esecuzione dei suoi compiti deve seguire con continuit\u00e0 l\u2019occupazione e la disoccupazione: la sua esperienza deve formare la base della pianificazione del potenziale umano. Esso \u00e8 anche lo strumento adatto ad assicurare, con la sua azione e con la cooperazione delle imprese e degli operai, quella mobilit\u00e0 organizzata del lavoro, che \u00e8 la terza condizione della piena occupazione\u201d.<\/p>\n<p>25.<\/p>\n<p>Che un \u201cmovimento\u201d verso la spesa, verso un acceleramento del circolo monetario e, quindi, verso l\u2019occupazione, si sia iniziato, non si pu\u00f2 dire davvero. Anzi, confrontando i tre ultimi specchietti della situazione della Banca d\u2019Italia [31 dic. 1949; 31 gen. 1950; 28 feb. 1950] si nota, quasi a farlo apposta, un\u2019ulteriore contrazione del gi\u00e0 tanto contratto movimento monetario [seguire gli articoli di Bevione sul \u201cSole 24 Ore\u201d]. Indico solo tre voci: 1) la circolazione; 2) la massa delle valute estere (debitori diversi); 3) il fondo lire.<\/p>\n<p>Si confronti:<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/La-Pira.png\" rel=\"attachment wp-att-16243\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-16243\" src=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/La-Pira.png\" alt=\"La Pira\" width=\"459\" height=\"291\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/La-Pira.png 459w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/La-Pira-300x190.png 300w\" sizes=\"(max-width: 459px) 100vw, 459px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Non \u00e8 necessario essere grandi finanzieri o grandi economisti per capire che sottrarre altra acqua [moneta] a un terreno gi\u00e0 arso per mancanza di acqua [ribasso dei prezzi all\u2019ingrosso in agricoltura e non solo in agricoltura, (<em>Statistiche del Lavoro<\/em>, marzo-aprile 1950); inquietudine delle Borse; fallimenti; licenziamenti; volume di due milioni di disoccupati; tasso di interesse e cos\u00ec via] significa almeno questo: <em>fare aumentare la disoccupazione<\/em>. Settantatr\u00e9 miliardi di circolazione in meno [effetto della conversione dei buoni del tesoro?] significa, come dice Bevione, fare salassi all\u2019anemico [\u201cIl Sole 24 Ore\u201d del 15.3.1950]; e quella crescita di trenta miliardi del gi\u00e0 immenso ammasso di 640 miliardi di valuta? Non \u00e8 tutta occupazione impedita? E la crescita, anzich\u00e9 diminuzione, del fondo lire? Non sono altri trenta miliardi [oltre ai 160 gi\u00e0 stagnanti] sottratti al circolo e, quindi, al lavoro? Di questo devono persuadersi i compilatori della \u201csituazione\u201d: che ogni lira sottratta al circolo significa \u201cnell\u2019attuale situazione depressa dell\u2019economia italiana e del lavoro italiano \u201cproduzione diminuita e disoccupazione cresciuta: cio\u00e8 lacrime amare della povera gente. Su questi gravi difetti del circolo monetario si confrontino le note misurate di Cambi nell\u2019ultimo numero della \u201cRivista bancaria\u201d [gennaio-febbraio 1950 e gi\u00e0 nei precedenti del 1949].<\/p>\n<p>A proposito delle conseguenze che produce una contrazione della spesa totale, va meditata questa pagina cos\u00ec perspicua di J.E. Meade dell\u2019Universit\u00e0 di Londra [dal volume <em>Planning and Price Mechanism<\/em>, 1948, un capitolo del quale \u00e8 riportato in \u201cMoneta e Credito\u201d, 1949, n. 5]. Pare proprio una descrizione fedele della situazione italiana fine 1949-inizio 1950. \u201cNegli anni successivi al 1930 abbiamo avuto modo di valutare le dannose conseguenze di una deficienza della domanda monetaria totale di beni e servizi. Quando, per una ragione o per l\u2019altra, il volume totale del potere di acquisto monetario si contrae e<em> diminuisce quindi la spesa monetaria per beni e servizi d\u2019ogni genere, tutti i settori della produzione perdono, pi\u00f9 o meno simultaneamente, di rimunerativit\u00e0<\/em>. <em>Si iniziano licenziamenti di lavoratori e riduzioni nella produzione<\/em>. Il male si allarga a circolo vizioso. Una diminuzione di domande di camicie provoca una contrazione dei redditi dei camiciai, i quali potranno spendere meno in calzature: i calzolai si troveranno con meno lavoro e ridurranno la spesa per mobilio, e cos\u00ec via. Risultato finale: <em>una massiccia disoccupazione di risorse<\/em>. Il reddito reale della collettivit\u00e0 si riduce; il tenore di vita si abbassa, e non per necessit\u00e0 superiori, particolarmente nelle zone dove si addensa la disoccupazione; <em>energie produttive, invece, si sperperano nell\u2019ozio<\/em>. Ancora pi\u00f9 importante forse d\u2019ogni conseguenza materiale \u00e8 il disagio spirituale che nasce da quel senso di impotenza che sempre s\u2019accompagna a un\u2019inattivit\u00e0 forzata in un mondo di povert\u00e0. Misure debbono quindi essere prese \u201cne siamo tutti convinti \u201cper stimolare la domanda monetaria totale e impedirle di cadere al di sotto del livello necessario per sostenere un alto grado di produzione e di impiego, quando venga il momento \u201ce presto o tardi sicuramente verr\u00e0 \u201cin cui una deficiente domanda totale minacci di precipitare in una profonda depressione\u201d.<\/p>\n<p>Gli uomini che hanno in mano le leve di comando della moneta sono inviati a riflettere!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Letto su Appunti &nbsp; Giorgio La Pira L\u2019attesa della povera gente Cronache sociali, n. 1, del 15 aprile 1950. Tratto, con qualche modifica, da Federico Caff\u00e8, La dignit\u00e0 del lavoro, a cura di Giuseppe Amari, Castelvecchi, Roma 2014. La politica economica e finanziaria del Vangelo I. L\u2019attesa della povera gente (disoccupati e bisognosi in genere)? La risposta \u00e8 chiara: un governo a obiettivo, in certo modo, unico: strutturato organicamente in vista di esso: la lotta&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[2,6],"tags":[4233,4983,4984,4985],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-4dY","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/16242"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=16242"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/16242\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=16242"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=16242"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=16242"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}